Poems

...di Joumana Haddad



Sono cosi'

Sono cosi’
non ho tempo per i rimpianti
gioco con i destini, mi annoio facilmente
prometto e non mantengo.

Inutile cambiarmi:
La certezza mi e’ estranea
per l’imbarazzo dell'amore
per l'immaginazione
perche’ sono devota
solo
all'indolenza.

Imprevedibili i miei appuntamenti
sono una fuga prima del tempo
un sole che non basta
una notte che mai si schiude
sono impetuosi sussulti tra la sete e il dissetarsi.

Sono cosi’
un silenzio per raccogliermi,
un lento terrore per disperdermi,
un silenzio e un terrore per curare una crudele memoria
non c'e’ luce che possa guidarmi:
Possiedo solo
i miei peccati.



Il ritorno di Lilith

Io sono Lilith, la dea delle due notti che ritorna dall’esilio.

Io sono Lilith, la donna-destino. Nessun maschio le e' mai sfuggito e nessun maschio desidera sfuggirle.

Io sono le due lune Lilith. Quella nera e' completata dalla bianca, perche' la mia purezza e' la scintilla della sua depravazione, e la mia astinenza l’inizio del possibile. Io sono la donna-paradiso che cadde dal paradiso, e sono la caduta-paradiso.

Io sono la vergine, viso invisibile della scostumatezza, la madre-amante e la donna-uomo. La notte perche' sono il giorno, il lato destro perche' sono il lato sinistro, e il sud perche' sono il nord.

Io sono Lilith dai candidi seni. Irresistibile e' il mio fascino perche' i miei capelli sono corvini e lunghi, e di miele sono i miei occhi. La leggenda narra fui creata dalla terra per essere la prima donna di Adamo, ma io non mi sono sottomessa.

… Io mi faccio l’amore e mi riproduco per creare un popolo del mio lignaggio, poi uccido i miei amanti per lasciare spazio a coloro che non mi hanno ancora conosciuta.

… Io sono la guardiana del pozzo e il punto di incontro degli opposti. I baci sul mio corpo sono le piaghe di quanti lo tentarono. Dal flauto delle due cosce sale il mio canto, e dal mio canto la maledizione si diffonde come acqua sulla terra.

Dal flauto delle due cosce si eleva il mio canto / e dalla mia lussuria sgorgano i fiumi. / Come non potrebbero esserci maree / ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso? / …

Io, i libri mi hanno scritta anche se non mi avete mai letta. Il piacere sfrenato, la sposa ribelle il compimento della lussuria che conduce alla rovina totale: sulla follia si schiude la mia camicia.

Quanti mi ascoltano meritano la morte, e quanti non mi ascoltano moriranno di rabbia.

Non sono ne' la ritrosia ne' la giumenta facile, piuttosto il fremito della prima tentazione.

Non sono ne' la ritrosia ne' la giumenta facile, piuttosto lo svanire dell’ultimo rimpianto.

Io sono la leonessa seduttrice e ritorno per coprire i sottomessi di vergogna e per regnare sulla terra. Ritorno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva.

Io sono Lilith / e ritorno dal mio esilio / per ereditare la morte della madre che ho generato.



A mia figlia

A mia figlia
quella che potrei avere / non avere mai.
Attesa, inaspettata,
voluta, temuta,
sognata, stretta tra le braccia
fatta di speranza, fatta di carne
vera, inverosimile
con mille nomi
ma sempre senza nome
nata,
non nata
amata nelle sue due foreste



Sono una donna

Nessuno puo' immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare e' ritornare
e ritornare e' indietreggiare,
che la mia debolezza e' una maschera
e la mia forza e' una maschera,
e che quel che seguira' e' una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinche' la mia liberta' fosse
una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione e' la mia volonta'!
La chiave della prigione e' la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e il mio desiderio non lo riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia liberta' sia loro proprieta'
e io glielo lascio credere
e avvengo.



Se

Se lo puoi contenere
allora non l’hai ancora trovato.
Se lo puoi restituire
allora non l’hai mai avuto.
Se lo puoi descrivere
... allora non l’hai ancora visto.
Se lo puoi spiegare
allora non l’hai mai capito.
Se lo puoi dire
allora non l'hai ancora vissuto.
Se gli sei sopravvissuta
allora non era reale.



Preludio degli specchi

M’insinuo nello specchio fino all'essenza
Fino all'essenza m’insinuo nello specchio.
Laggiu’, nell'utero dal quale affiorai, imparo il gioco della mia morte:
Chiudere gli occhi. Soffocare come uno sguardo dietro una finestra. Agonizzare. Tentare la fuga. Non essere in grado di fuggire. Fermare i battiti del mio cuore. Esalare l'ultimo respiro. Affidare la mia anima. Dissolvermi come vapore. Prendere coscienza (con la famiglia e i miei cari) della mia morte. Piangere la mia sorte con la famiglia e i miei cari. Osservare il mio cadavere con chi lo osserva. Pregare sul mio cadavere con chi prega. Invocare. Giubilare. Lamentare ad alta voce: "Donna, a chi lasci la tua famiglia? A chi lasci i tuoi figli e i tuoi cari?".

Ancora:
Lavare il mio corpo. Aromatizzarlo, profumarlo e decorarlo con l'henne’. Indossare il mio abito nuziale / abito ferale. Accendere una candela accanto alla mia testa. Giocare con la candela come una bambina. Vegliarmi. Dirigermi verso casa per dirmi addio. Avvolgermi, l'indomani, in un sudario di seta. Riscaldarmi i piedi in candidi calzini (attenzione a non dimenticare i calzini). Stendermi in una bara di legno incisa (che sia colorata: ho sempre amato il legno colorato). Incrociarmi le braccia sul petto (forse no, cosi’ non mi riconosco). Chiudere lentamente il coperchio della bara. Insultare il becchino per il cigolio. Uscire di nuovo. Andare in cucina e tornare con l'ampolla dell'olio. Ungere i cardini dell'involucro. Portare l'ampolla al suo posto, sulla seconda mensola dell'armadio alto, a sinistra. Stendermi di nuovo e chiudere il coperchio. Tremare per un po' nel buio. Abituare i miei occhi all'oscurita’ e l'oscurita’ ai miei occhi. Portare il feretro sulle mie spalle. Incedere lungo il corteo funebre. Accendere al mio passaggio le luci della strada per onorare il mio ricordo. Assistere al mio funerale. Sbadigliare durante la funzione e lamentarmi che sia troppo lunga. Piangere ancora la mia sorte. Chiedere perdono. Dirigermi verso la mia tomba. Svegliare la zappa sopita. Scavare un fosso nella terra. Scavare con piu’ forza e piu’ in profondita’. Seppellire con una corda la bara. Posare dei fiori (preferisco i tulipani gialli). Spargere della terra. Sotterrarmi bene. Ricoprire il fosso e livellare il terreno. Delimitare la mia tomba con una lapide di marmo incisa col mio nome e una frase dell'ultima (prima?) poesia. Porre delle corone di fiori sulla mia tomba (ripeto: preferisco i tulipani gialli).

Ancora:
Tornare a casa, estenuata. Dedicare tre giorni alle condoglianze. Mangiare alla salute della mia anima. Bere del caffe’ nero in onore della mia anima. Portare il lutto per trentatre’ giorni (per cortesia, non di piu’) Decompormi. Essere mangiata dai miei stessi vermi. Svanire. Fare visita alla mia tomba ogni mattina (non troppo presto, mi piace svegliarmi tardi). Cantarmi la buonanotte e chissa’ forse danzare con me stessa per distrarmi. Passare sulle soglie senza essere vista. Competere con me stessa senza essere vista. Tremare senza essere vista. Stare sul muro delle anime, sull'orlo del settimo precipizio, senza cadere.
Ricordare la luce, io, la lontana
Poi ricominciare
cosi’
fino
alla
fine
dello
specchio.



Albero azzurro

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto
e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite
e l'acqua impara a soffrire.

Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio nasce e si diffonde
a volte marea insolente
un'onda che corre senza fine
nettare che cola goccia a goccia
nettare piu' ardente di un tormento
un inizio che non si compie mai.

Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
generosa come un seno sognato
tenera come la vite che matura al sole
molteplice mi arrendo
finche' nasca l'albero del tuo amore
Cosi' alto e ribelle
Cosi' alto e tanto mio
Freccia che ritorna all'arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermera'.



Nella follia

Quando verra' il momento
Nella follia
Catturero' il firmamento e lambiro' le nubi
Prendero' in prestito la bufera
Lasciandomi alle spalle le lacrime zampillanti
Lacrime zampillanti
E me ne andro'.

Non inseguiro' l’equilibrio
Non soffochero' le grida
Danzero' sull’acqua
Dirigendomi verso l’altra sponda
Libera
O schiava
Non importa!
Guaderò il fiume.

Quando verra' il momento
farfalla notturna
Deporrò la dolcezza che ormai mi ha annoiata
Deporro' l’abito imbizzarrito invano
E daro' fuoco al passato
Per ritornare liscia come la terra vista da lontano
E girare da sola
Intorno alla luna.

Ridero' e le mie risate non saranno tristi
Non volero', camminerò
Accarezzero' la strada
Conversero' tutta la notte con il selciato
Faro' sgorgare la poesia dalle pietruzze
Il cielo piangera' e non mi preoccupero'
Il vento consumera' il mio cuore ustionato dall’amore.

Il commiato diventera' una cintura
Che cinge la mia rivoluzione
Stringero' tra le braccia la distanza, gli uccelli notturni, i tremanti vasi di fiori
Tutto quel che bevo lo riversero' sui miei difetti
Accogliero' nel mio sangue
una rosa che non ha ancora trovato il terreno in cui sbocciare.

Quando verra' il momento
alba senza rugiada
mi mostrero' con il viso rabbuiato
e seppelliro' i miei visi sereni
abitata dalla tenacia saro'
intrisa come il pane del tempo
noncurante delle briciole
diffondero' l’ombra luminosa sul mio essere
che faro' gocciolare come il dolce miele
punto dopo punto
bacio dopo bacio
affinche' si spenga sulla superficie del fiume
quella donna che ho serbato in me.



Ho un corpo

Ho un corpo che attende in fondo all'oceano.
Ho un corpo che e' come un vulcano,
Il cui cratere l'acqua lambisce
Affinche' non emetta piacere prima che l'amore arrivi.
Ho un corpo che non lo so.
Puo' essere un granello di sabbia
O un pesce rosso
Oppure una perla in una conchiglia.
Ma scopriro' il suo sapore
Con due labbra che bruceranno
E una lingua che se lo prendera',
E con la lava che ha un suono
Come entrare in Paradiso.

In fondo all'oceano,
Dentro a bolle di desiderio,
Ho un corpo per te,
E ho un domani e un'eternita':
Un domani in cui mi raggiungerai
E un'eternita' in cui aprirai la conchiglia

Lentamente,
Con tutta la lentezza che desidero
E tu ne sei capace.



Non mi ricordo

Non mi ricordo
Di essermi mai tolta i vestiti,
In pieno giorno,
Per un uomo
I cui occhi erano chiusi.

Non mi ricordo
Di essere mai stata saliva,
E lui il desiderato, il proibito;
Di essere stata l’affamata
E lui il letto impossibile;
Di essere stata conquistatrice
E lui la citta’ che resisteva.

Non mi ricordo, non mi ricordo
Di aver mai invaso un uomo come una tempesta,
E lui sia divenuto la finestra
Spalancata sulla mia debolezza,
O che mi sia avventata su di lui come una febbre
E la mia lingua abbia succhiato il suo delirio.

Sapevo che il corpo di un uomo sarebbe stato un viaggio
E il mio corpo un arrivo e un addio facile.

Sapevo che il cuore di un uomo sarebbe stato due mani
E il mio cuore una soffocata promessa
Mai mantenuta e una vittoria da raggiungere.

Sapevo che l'arrivo degli uomini sarebbe stato diluvio gentile
E la loro partenza provvisorie macerie
E che dimenticarli sarebbe stata l’illusione
Di una ribellione nel mio ricordo polveroso...

Non ho mai conosciuto un uomo
Che con l’amore spezzasse il cuore
Come una sicura tragedia.

Non ho mai conosciuto un uomo
Che mi trasformasse da Eva in donna.



Molte volte

Molte volte nella mia vita sono stata codarda, e ho perso la battaglia.
Molte volte sono stata stupida e gretta, e sono uscita sconfitta da una discussione.
Molte volte sono stata eccessivamente competitiva, e ho perso il piacere della competizione.
Molte volte sono stata arrogante, e ho perso il privilegio dell’umilta’.
Molte volte sono stata gratuitamente autoritaria, e ho perso il privilegio della giustizia.
Molte volte sono stata evasiva, e ho perso la fiducia in me stessa.
Molte volte sono stata distratta, e ho mancato il bersaglio.
Molte volte ho fatto le cose per dimostrare che potevo farle, e ho perso la sensazione di appagamento.
Molte volte ho sottovalutato i miei avversari, e ho perso.
Molte volte ho dubitato dei miei amici, e ho perso amici veri.
Molte volte ho dato fiducia a chi non la meritava, e sono stata pugnalata alle spalle.
Molte volte ho pensato di essere invulnerabile, e mi sono ferita gravemente.
Molte volte ho cercato inutilmente il conflitto, e ho preso schiaffi.
Molte volte ho detto di no pur volendo dire di si’, perdendo un”si’” che mi avrebbe cambiato la vita.
Molte volte ho detto di si’ pur volendo dire di no, e ho perso un no necessario.
Molte volte ho preferito l’autocontrollo all’abbandono, e ho perso l’amore.
Molte volte ho preferito l’illusione della vittoria al riconoscimento della mia debolezza, e ho perso la mia verita’.
Molte volte ho preferito la superficie alla profondita’, e ho perso la conoscenza.
Molte volte ho preferito l’egoismo alla generosita’, e ho perso cio’ che non avevo dato.
Molte volte ho voluto disperatamente cose stupide, vane, futili, giovanili e fuori dalla mia portata.
Le cose vane che ho inseguito e ottenuto mi hanno solo dato un senso di ridicolo.
Le cose fuori portata che ho inseguito e mai ottenuto, mi hanno solo fatto sprecare tempo e mi hanno lasciato un senso di frustrazione.
… E ho imparato, e ho guadagnato molto, da ogni perdita, da ogni ferita, da ogni lacrima e da ogni caduta.



Semplici ombre

Faccio finta che sono me stessa
Ma delle creature sconosciute vivono in me.
Occhi che non sono i miei vedono il mondo per me,
Ed altri corpi camminano con la mia vita.

Faccio finta che sono me stessa
Ma io sono nota per essere nascosta.
Nessuna delle mie miniere e’ stata scoperta
Ne’ i miei metalli lucidati.
Quello che appare di me
Sono semplici ombre che proiettate su di me
E agiscono per me.

Sono semplici idee che avete inventato per me.
Potete pensare che io viva qui,
Ma io non sono ancora arrivata, ne’ sto per arrivare.
Non c'e’ spazio per me per incrociarvi,
Nessuna luna per fissare un appuntamento,
Nessuna notte per discendere sulla luce del giorno.

Faccio finta che sono me stessa
Ma nella mia inesistenza io vago.
La pigrizia continua ad essere un invito,
Il caos sta ancora nutrendo le stagioni.
Il tempo non e’ ancora diventata tempo,
Ne’ le forme sono ancora divenute forme.
Le labbra sono labbra per natura,
E le nuvole non inseguono la loro pioggia.

Libera, scompaio nel mio miraggio.
Non ho identita’ da cui astenermi,
Ne’ un appartenenza che mi minacci.
Mi moltiplico fino a che i numeri sono stanchi
Ed io ne sono ignara come lo e’ il mare dei suoi nomi.
Nessuno mi chiama,
Nessuno mi conosce.
Solo le parole
Lentamente mi creano.

Faccio finta che sono con tutti voi
Ma altre creature vivono in me.
Se non sono ancora nata
E la mia illusione mi ha preannunciata a voi,
Questo e’ perche’ ho preferito essere un po’ in ritardo
Fino a quando arriva il mio momento
E quelle altre creature che sono stata scompariranno
E divento me stessa.



Nel parco giochi della mia testa

Per lungo tempo
Sono stata la loro lancia e il suo bersaglio
Fino a quando il grido del sesso
Ha riempito la mia solitudine.

Per lungo tempo
Non hanno saputo
Quando ho brillato con la mia precoce femminilita’
Sul letto della mia infanzia,
Quando ho imparato
A rubare i miei tesori per diventare ricca.
Per lungo tempo
Non hanno saputo
Quando il mio corpo si e’ addolcito con la lucentezza del suo miele
Ed ha trovato il suo stretto sentiero.

Per lungo tempo
Ho inventato arti e praticato istinti buoni per me
Quando ho giocato con loro nel parco giochi della mia testa.
Ho giocato a fare la civetta,
Ho flirtato e indugiato,
Mi sono trattenuta,
E ho ceduto.
Per un lungo, lungo tempo
Si sono seduti nella mia immaginazione
E li ho divorati
E loro non lo sapevano.


Guai se resta dietro

Saro’ sparsa sul tuo letto
Come impronte digitali di fuoco.
Saro’ impiantata nella tua notte,
E il mio giorno sorgera’ dalla tua anfora.
Conoscero’ le tue stanze col cuore parola per parola,
Ed i tuoi versi versi riga per riga.
Correro’ e correro’ in fronte a te,
E spingero’ la mano del vento per portarlo via.

La mia bocca si spostera’ dalla tua fronte al tuo collo,
Dal tuo collo al punto cruciale piu’ significativo,
E gettero’ i miei sogni sulle spalle
E tu mi lascerai vagare.
Esci fuori.

La terra sta crollando su di me
E non fuggiro’ in me stessa.
La lussuria desidera assaggiarmi
Ma non la condurro’ a casa mia.
Il mio abito sta divorandomi
Ma non caccero’ da sola.
Esci fuori.

Penetri la mia testa
E cosi’ mi velo con la mia fantasia, e ti inseguo.
Esci fuori. Non ti chiamero’ ancora per molto.
Vieni, aggrappati
E non sprecare la mia smania di vertigini.
Guai a te dal mio profumo
Se resta indietro
Ed io vado!



Canto di Salome’ figlia di Lilith

Non temo il diavolo
Perche’ egli mi sogna.
Quando chiudo gli occhi e mi dondolo allo specchio
mi vede.
Non mi spaventa il diavolo
E danzero’ sulle rosse ceneri di Erode
Berro’ il vino da una mano vergine
Bacero’ il mio amato sulla bocca
Per un'ultima volta
Affinche’ mi sorrida la morte.
Tu, mio amante perfetto,
domatore di iene, signore del deserto,
non senti la tua ghigliottina,
il mio cuore,
che ti chiama?
Giovanni, vieni
io sono la collana fidanzata al tuo collo reciso.
Vieni, battezzami con il sole che ti ha scurito.
Solo per te sono tornata:
lascia che il tuo sangue sprecato
ti mostri il cammino.



Identita’

Sono cosi’
non ho tempo per i rimpianti
gioco con i destini, mi annoio facilmente
prometto e non mantengo.

Inutile cambiarmi:
La certezza mi e’ estranea
per l’imbarazzo dell'amore
per l'immaginazione
perche’ sono devota
solo
all'indolenza.

Imprevedibili i miei appuntamenti
sono una fuga prima del tempo
un sole che non basta
una notte che mai si schiude
sono impetuosi sussulti tra la sete e il dissetarsi.

Sono cosi’
un silenzio per raccogliermi,
un lento terrore per disperdermi,
un silenzio e un terrore per curare una crudele memoria
non c'e’ luce che possa guidarmi:
Possiedo solo
i miei peccati.



Quando sono diventata un frutto

Quando nacqui mia madre mi mise all’ombra della luna
mi porto’ sul pendio di ogni montagna
Per lo spettro del silenzio e il rumore delle domande mi rese docile
Mi consacro’ a Eva dello stupore e della trasformazione
E mi impasto’ con il buio e la luce
Un tempio ai diavoli del paradiso
Entrai nell’oblio poi divenni consapevole
Straniera ebbi origine e nessuno si preoccupo’ dei miei pensieri
preferii disegnare la mela della vita su una pagina bianca
Poi ritagliarla e uscirne
Una parte di me vestita di rosso, un’altra parte di me in bianco
Non ero solo dentro e fuori del tempo
Perche’ ho avuto origine nei meandri celati
Prima di nascere pensavo
Di essere una massa abbondante
Di avere dormito a lungo
Di avere vissuto a lungo
E quando sono diventata un frutto
Ho appreso quel che mi attendeva
Ho detto ai maghi di prendersi cura di me
Allora mi hanno presa
La mia risata
Era
Bella
La mia nudita’
Azzurra
E il mio peccato
timido
Volavo sulle piume di un uccello e di notte diventavo un guanciale
Hanno gettato il mio corpo nei talismani
cosparso il mio cuore con il nettare della follia
Mi hanno recato un frutto e dei racconti
affinche’ io vivessi senza radici
E da quel momento vago da un luogo all’altro
Indosso una nuvola ogni notte e parto
Solo io mi dico addio solo io mi do il benvenuto
Volo per sentirmi libera non perche’ ho paura
Torno dal desiderio non dal fallimento
Tutto quel che voglio e’ vagare da un luogo all’altro per ardere dal desiderio
Quando l’ignoto mi conduce a se’
la mia costanza e’ il mare e nella mia unione v’e’ la tempesta
nell’amore non getto l’ancora nel porto
il mio corpo e’ il viaggio e la mia morte e’ fermarmi in un luogo
di notte lascio gran parte di me stessa
per abbandonarmi a un forte abbraccio quando ritorno
i miei fratelli gemelli sono la distanza e le isole
l’onda e la sabbia della spiaggia
il rifiuto e il desiderio voluttuoso della luna
l’amore e la morte dell’amore
durante le ore del giorno
esisto
la mia risata per gli altri il mio viaggiare per me
la sera tutto si trasferisce verso il luogo in cui abita il mio corpo
e ogni mattina il tutto mi risveglia dalla mia assenza
chi comprende il mio ritmo mi conosce
mi segue pero’ non mi raggiunge mai.



Che cosa significa essere sola?

“Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla lentiggine solitaria sulla mia spalla sinistra.
”Significa dimenticare di aspettare”, dice la lentiggine
”ed e’ questo quando la vita ti accade”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla singola goccia di scotch che lascio sempre nel mio bicchiere.
"Significa fermarsi troppo a lungo”, dice la goccia di scotch
”ed e’ questo quando inizi un’avventura”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo al sottile rivolo d’acqua che non asciugo mai tra i miei seni.
”Significa essere irragionevole e perduta", dice il rivolo d’acqua
“ed e’ questo quando e' il percorso ad arrivare dopo di te”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo all’unica finestra che trascuro di chiudere nella mia testa.
”Significa non porsi domande”, dice la finestra
”ed e’ questo quando sono le risposte che trovano te”.

”Che cosa significa essere sola?"
Chiedo alla bambina dentro la bambina dentro la donna.
”Significa correre libera e selvaggia”, dice la bambina
”e riscoprire la lupa che corre dentro di te”.



Non ho peccato abbastanza

Sono viva per errore
a dispetto di me stessa.
E per non annoiarmi
Ho consacrato le mie mani a intimi peccati.
molte porte ho amato e serrato
perche’ nessuno soffrisse la mia assenza.
Ho voluto sbagliare
per avere colpe da vantare.
A lungo ho camminato in compagnia delle ombre
a lungo ho sedotto piaceri
mai un miraggio che non abbia inseguito
mai un fuoco che non abbia rapito
ma non ho peccato abbastanza.
E passera’ lungo tempo
prima che pianga come dovrei
passerà lungo tempo
prima che impari a rovinare la mia vita.



Canzone d’amore

Le tue labbra nella mia sete
Il mio sale nelle tue lacrime

Il tuo seme nella mia bocca
Il mio capezzolo sinistro nella tua mano

Il tuo sguardo nei miei occhi
I miei capelli sul tuo cuscino

I tuoi sogni nella mia testa
La mia paura nel tuo abbraccio

La tua strada tra le mie cosce
Il mio fulmine nel tuo cielo

La tua carne sotto le mie unghie
I miei gemiti sulla tua schiena

Il tuo ruggito nella mia gola
Le mie ali nelle tue radici

Il tuo passato nel mio presente
Il mio presente nel tuo futuro

Tutto di me
In ogni goccia di te
Tutto di te
In ogni scintilla di me
Entrambi noi
Soli
ma per sempre intrecciati
Al di sopra del mondo.



Barca

La donna che aspetta
intuisce che quello che c’e’
non e’ quello che avrebbe potuto essere,
ma nemmeno quello che sara’.

La donna che aspetta
vede il segreto oltre il buio
il viaggio oltre il passo
il bacio oltre le labbra.
Vede se stessa
oltre la loro immagine
di lei.

La donna che aspetta
tocca quello che non possono vedere
canta quello che non possono sentire
e ogni giorno incide un sorriso nuovo
nella carne dell’alba.

La donna che aspetta
Ha il cuore nel palmo della mano
Offerto come una fontana di sangue.
Goccia dopo goccia,
Battito dopo battito,
sfida il tic tac del tempo
e avanza.

La donna che aspetta
Non si guarda dietro
Non si guarda davanti.
Si guarda dentro
E cresce.

La donna che aspetta
Invoca il vento, le stelle, i mari,
e culla nei suoi occhi
i sogni che fanno girare la terra.

La donna che aspetta
Sa che non e’ la barca,
quel che lei aspetta;
Ma che e’ la barca
che sta aspettando lei.



Rallenta

Rallenta, uomo impetuoso
non avere fretta
rammenda lentamente le tue reti.
Rallenta,
medesimi sono l'andata e il ritorno
il viaggio dell'acqua risale dalla fonte
e il mio corpo
-credimi-
Non fuggira’ il tuo diluvio
Quando l'attimo verrà.
Rallenta,
placa il tuo pugno
lustra la tua azzurra falce
conta le pallottole e i chiodi
soggioga la mia forza con la tua ostinata pazienza
e sconfiggi la mia cintura - nemica delle tue mani.
Rallenta, uomo irascibile
non aver paura
quello che credi sia un muro
e’ una porta
la cui chiave e’ la tua calma:
accrescila tua passione
accresci l'avidita’ della tua tavola
accresci la fiamma e l'affanno:
ti voglio esplosivo affinche’ tu esploda
e vendicativo, ti voglio,
per vendicarmi.
Preparati bene, leone assetato,
lascia che la terra ruoti piu’ velocemente
lascia che il desiderio sorprenda l'assenza
poi aspetta ancora
poi assali le mie aspettative
poi cuci lentamente l'oro delle tue stelle
sul mio petto.
Fuggi da me con vigore
estrai il mare dal mio sale
inumidisci senza bagnare
perche’ la schiuma
e’ l'essenza delle onde.
Rallenta
come una cicatrice scivola lungo la pelle
come una freccia innamorata dell'arco
come un occhio che vede se stesso.
Meta’ di me e’ già fuoco nella pupilla,
l'altra una sfera senza finestra,
e la terza veglia sulla tempesta.
Quindi rallenta, rallenta, rovina mia:
Sono troppo abituata alle occasioni perdute.



Duetto

- I tuoi occhi hanno acceso una luce strana nel mio sguardo…
- E’ perché hai svegliato il bosco, e i marinai del bosco.
- E’ tutto azzurro. Dove sono?
- Fra le mie braccia. Li’ dove il tuo fiume si accende.
- E questa luna sul mio collo?
- E’ la mia notte che vuole sigillare la tua pelle.
- Inizio?
- Inizia.
- E perche’ sbocci con le palpebre chiuse?
- Per vedere meglio la tua fretta spruzzare la mia attesa. Per udire le nostre labbra scollarsi.
- Tu ed io, volo di grida.
- Tu ed io, ali del poema migratore.
- Saro’ per te l’uccello e il cacciatore.
- Non mi vincerai: mi offriro' al tuo fucile.
- Lo piantero’ nel tuo cuore fino alla conquista.
- E’ solo perdendo che si merita il viaggio.
- Come arrivare? Tu hai il corpo numeroso dell’illusione.
- Perche’ arrivare? Sia la mano durevole dei fantasmi.
- Le tue cosce, portali del purgatorio dei pigri.
- Le mie cosce, sbarre della prigione che libera.
- Donna, ho sete, versati!
- Che i tuoi nomi ti dissetino: essi mi imperlano le labbra.
- Lascero’ i peccatori venire da te.
- Ma il violino rimane chiuso. Saprai sbottonarlo?
- Imparero’. Lo scuotero’ come un albero per far gocciolare le sue musiche sulla mia lingua. Lo lavorero’ come l’artigiano lavora il suo oro, come il depravato lavora la sua dannazione.
Lo imparero’.
- E mi farai tua, brigante?
- Sempre e mai.
- Adoro il brivido che strapperai dalla mia gola.
- Allora vieni… Il vino arretra senza di te.



Storie della finestra triste

La finestra triste mi dice
che l'uccello che ho sentito cantare
ieri
ha perso il suo albero
e sta distribuendo silenzio
per nutrire la sua memoria.

La finestra triste mi dice
che il mondo e’ una grande gabbia:
È tutta questione di vedere le sbarre,
è tutta una questione di ignorarle.

La finestra triste mi dice
che c’e’ solo una bocca
una parola
una lingua
e infinite urla.

La finestra triste mi dice
che ogni respiro e’ un taglio di rasoio
e la speranza non e’ altro che
vacuita’ scritta al contrario.

La finestra triste mi dice
che la luce vera, e’ dentro il pozzo
e devo scavarla fuori
dalla mia stessa oscurita’.

La finestra triste mi dice
Che non c’e’ alcuna finestra
ne’ sole
eccetto che nel mio cuore.



Miraggio

Il volto nello specchio e’ un miraggio
Il sussurro di una finestra aperta e’ un miraggio
L'idea che c'e’ stato un ieri e che ci sara’ un domani e’ un miraggio
Il movimento delle maree e’ un miraggio
Due labbra che si avvicinano sono un miraggio
Ogni risveglio di un vulcano e’ un miraggio
Cio’ che abbiamo nelle nostre mani e’ un miraggio
Quello che ci piacerebbe avere e’ un miraggio
Il colore dell’oblio e’ un miraggio
Essere in ritardo e’ un miraggio
Arrivare in tempo e’ un miraggio
Scrivere per dire e’ un miraggio
Non dire niente e’ un miraggio
Non essere soli e’ un miraggio
E scomparire, e ritornare, e perdersi, e poi ritrovarsi,
E combattere, e ottenere, e perdere, e morire,
E i desideri e i rimpianti,
E la febbre, e la necessita’
e il respiro dell’uomo che abbiamo amato
E il fuoco che divora il nostro stomaco,
E cio’ che noi seguiamo e che non ci segue piu’,
E quello che tocchiamo e che abbiamo voglia di toccare,
E stare in piedi,
E l'atto di camminare...

L'unica cosa che e’ reale e’ il silenzio.
Tutto il resto e’ solo polvere
da nascondere.



Dio

Dio e’ disposto a prevenire il male, ma non e’ in grado?
Allora non e’ onnipotente.
E’ in grado, ma non disposto?
Allora e’ maligno.
E’ sia in grado che disposto?
... Allora da dove viene il male?
Non e’ ne’ in grado ne’ disposto?
E allora perche’ chiamarlo Dio?



…di Amal Musa


Mami

Mi trasporto in punta di piedi
mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.
Reclamo la rivelazione,
le mie incisioni sono su pietra.
La mia immagine reca acqua alla sete
ed esche alla rete dei pescatori.
Trascorro i rintocchi delle campane della sera
scolpendo.
Dormo nella mia stessa ombra.
Indosso la mia natura beduina
quando sono stanca.
Entro in un giardino
che non mi istiga contro me stessa.
Amo la mia anima impossibile,
quella i cui piedi
sono ignoti alla terra.



Donna d’acqua

L’acqua non e’ scivolata verso di noi
ardendo con la violenza della sete.
Perche’ l’acqua segue le mie tracce
dimentica dei sui canali
e delle pianure alluvionali?
Perche’ non poggio il mio viso
sull’orlo dell’acqua
per sapere
come ha potuto nasconderci il suo colore,
come le abbiamo fatto perdere l’odore?
Perche’ non divento il segreto dell’acqua?
Perche’ non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell’estate?



Il Fuoco

Cingo i miei fianchi
per essere una tela che si allarghi nell’ora dell’ira
e che si ritiri quando mi acquieto.
Chiesi al fuoco che divampa dentro di me:
quale uomo puo’ sopportarmi
quale donna trovarmi amica
quale bambino che il mio stupore non possa uccidere
quale padre dare alla luce una simile a me
o quale nome contenere il mio aspetto
e quale verbo domarmi.
O fuoco
cosa ti spegne?
Una goccia sgorga da me
oppure
una fiamma che dentro mi brucia?



...di Martha Medeiros


A Morte Devagar

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza portera' al raggiungimento di una splendida felicita'.



... di Daniela Cattani Rusich


Canto Zingaro

Sono nata sulle rive del Sindh
avevo lunghi capelli neri:
mia madre mi lavo’ nel fiume,
mio padre canto’ una canzone triste.

Sono nata che arrivava l’inverno,
le capanne erano fredde;
ho teso la mano -la mia voce non diceva-
i gage’ volgevano lo sguardo altrove.

Ho camminato a piedi scalzi
e ballato sotto la luce di chon;
mentre i violini piangevano in silenzio
ho fatto l’amore sulla terra nuda.

Discendo da Cam - sono nera come la notte-
i vecchi al campo recitano strane poesie,
io leggo il destino e l’anima negli occhi
poi riprendo in silenzio il mio cammino.

Sono una Rom -figlia del vento-
la mia strada e’ lunga e faticosa,
ma sono libera di essere quel che sono:
la vita e’ andare verso dove non sai.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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