venerdì 25 settembre 2015

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Il velo

Il velo, che copra la testa, o una parte del volto, e' solo un pezzo di stoffa, oppure e' qualcosa di piu'?
Oggi, nel clima nevrotico in cui si vive, spesso gli si attribuisce un significato non troppo positivo, finanche a considerarlo il simbolo della sottomissione femminile. Ma non e' sempre stato cosi'. In realta' l'uso del velo da parte delle donne, benche' nell'immaginario collettivo sia riferito sopratutto a quelle di religione musulmana, e' molto antico e piu' diffuso di quanto si pensi.

Dalla ricerca etimologica si possono gia' ricavare alcuni significati: coprire qualcosa con tessuto trasparente e fine, velare. I termini svelare, rivelare, ci indicano come la scoperta sia di per se' non una creazione ex novo, ma semplicemente un "alzata del velo" che copre la conoscenza dell'oggetto. La prima traccia dell'uso femminile del velo e' attestata, comunque, in un documento legale assiro del XIII secolo a.C. secondo il quale, indossarlo, era permesso esclusivamente a donne nobili, mentre veniva proibito a prostitute e donne comuni che dovevano girare a capo scoperto. In questo modo il velo distingueva non solo la classe sociale, ma anche la "non accessibilita'" della nobildonna allo sguardo comune. Tutt'altro che un simbolo di sottomissione, quindi. Anzi, l'esatto opposto.

L'uso del velo diventa poi piu' comune: come copricapo, per ripararsi dal vento, dal sole o dalla sabbia. Per indicare lutto o semplicemente per nascondere l'identita' di una donna che si reca ad un convegno amoroso. Puo' essere una sciarpa o un tessuto morbido e sufficientemente ampio da venir utilizzato in piu' modi. E se da una parte costringe la donna nobile a coprirsi dagli sguardi indiscreti del popolo, dall'altra diviene strumento di seduzione e fascino, come la Danza dei Sette Veli ci ricorda.

Strumento di seduzione o di protezione; simbolo di mistero e del sensuale gioco del velare e scoprire, il velo acquista anche significati esoterici ricordando che cio' che e' nascosto alla vista e' un bene prezioso che necessita un'adeguata attenzione e livello di conoscenza per poter essere scoperto. Un limite, dunque, che la donna pone tra se' e l'ambiente circostante, dichiarandosi accessibile o inaccessibile (agli sguardi come ad altro) a seconda del proprio stato d'animo. Nei pressi di Menfi, su quella che dovrebbe essere la tomba di Iside, c'e' una statua rappresentante una donna seduta su un trono e ricoperta da un velo nero. Sulla sua base, scritto in latino, si puo' leggere: "Io sono tutto cio' che fu, cio' che e', cio' che sara' e nessun mortale ha ancora osato sollevare il mio velo".

Le raffigurazioni di donne velate, con il loro simbolismo, abbondano nell'arco dei secoli. Finanche nel mondo greco la donna "onesta" comincia a velarsi per uscire, e questa situazione si riscontra in tutto il bacino del Mediterraneo. Nelle religioni monoteiste, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, il concetto di coprire la testa viene associato soprattutto a quello di "sacralita'": coprire la testa significa non subire influenze esterne e rimanere concentrati verso il divino. Coprire un oggetto sacro con un velo ha la stessa valenza; si usa coprirlo affinche' resti "puro".

L'uso del velo nella tradizione Cattolica era presente ancora negli anni '60 del secolo scorso: alle donne era vietato l'ingresso in chiesa se non avevano il capo coperto da un foulard, ed e' in uso ancora oggi per le suore di vari ordini tanto che la frase prendere il velo significa appunto consacrarsi. La tradizione Ortodossa, invece, obbliga tuttora le donne a recarsi nei luoghi di culto con la testa coperta. Ma anche le fanciulle che vanno spose portano un candido velo raffinato e sovente lunghissimo, che spesso copre il volto e che viene sollevato solo a cerimonia conclusa.

Nel Medioevo il velo continua ad influenzare la moda femminile. "Il velo e' l’acconciatura piu' comune. Copre i capelli ma lascia scoperto il viso. E' realizzato in lino, seta e cotone. Oltre alle caratteristiche intrinseche dei materiali, a determinare la pesantezza e il grado di trasparenza sono i differenti tipi di filatura e tessitura. Si passa da pesanti panni di lino e cotone, a mussole degli stessi materiali fino ad aeree ali di organza inconsistenti e quasi completamente trasparenti". Fino al XII secolo, le donne anglosassoni e anglo-normanne indossano veli che coprono interamente i capelli e spesso anche collo e mento. Solo a partire dai Tudor (1485), il velo diventa meno comune e viene sostituito dall'uso di cappucci. La veletta invece fa la sua apparizione nel XIX secolo e dura fino agli anni '20 riportando il gioco del vedo-non vedo: utilizzata come strumento di eleganza e seduzione o per coprire il dolore nei momenti del lutto.

Ci sono ancora molti tipi di usi e valenze legate al velo femminile, dai foulard di seta ammiccanti degli anni '50 ai complementi raffinati del sahari indiano, per citarne alcuni, ma il suo vero significato e' quello protettivo, fino ad indicare, dal punto di vista delle religioni monoteiste, anche cio' che merita rispetto perche' sacro, oppure, nelle prime societa' matriarcali, il rispetto e la sacralita' del corpo femminile allora libero di manifestare la propria completa bellezza. Aver fuso questo significato con quello di segnalare una proprieta' (del maschio) e una differenziazione di status, e' dunque una sovrastruttura di carattere tipicamente maschilista e patriarcale alla quale, ogni donna che voglia manifestare la propria liberta', dovrebbe opporsi ostentando, nel velo, il suo carattere primitivo ed originale.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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