sabato 28 febbraio 2015

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E' ora di scegliere la pillola rossa

Bene, ho riflettuto molto in questi giorni. Ho pensato alla vacuita' dei social network come Facebook, e come non sia utile trasportarvi troppo di cio' che possediamo. Da un momento all'altro ci possono sfrattare. Senza appello. Senza neppure una spiegazione. E li’ resta segregato, per sempre, tutto il tempo che abbiamo speso. Pensieri, immagini, relazioni: tutto sparisce in un batter d'occhio se solo qualcuno dai piani alti decide che tu non devi piu' starci.

I motivi non contano... ed il clima che si respira e' sempre piu' da tonnara; ti invitano a creare l’account, ti fanno restare per un po’, fin quando non diventa il tuo unico ambiente relazionale, e da quel momento in poi sei sotto controllo, ricattabile, perche' se ti disabilitano l'account perdi tutto. Non esisti piu’.

L’esistenza ad ogni costo, dunque, e la liberta' innanzi tutto. La liberta' di dire cio' che si pensa. La liberta' di pubblicare un'immagine di un'opera d'arte anche se mostra una tetta. La liberta' di essere se stessi e non cio' che loro (i piani alti) ti obbligano ad essere. Facebook e' il piu' potente strumento di controllo che oggi ci sia al mondo. Ha creato dipendenza piu' della droga e c'e' gente che senza Facebook non sarebbe piu' nessuno.

Io non ci sto! Ho visto come sia facile trovarsi con l'account disabilitato e senza piu' possibilita' di riottenere l'accesso. Per questo ho deciso di allontanarmi gradualmente da quel luogo. Lo faro' cercando di portarmi dietro piu' amici possibili. Riportarli qui, nel blog, dove posso garantire una completa liberta': liberta’ di pensiero, e liberta' di essere se stessi anche sotto falso nome.

Non m'interessa di leggere millantaduemila cazzate al giorno che passano nella timeline. Non m'interessa fare amicizia con gente assurda che non incontrero' mai nella vita. Non m'interessa sentire le loro lagne, ogni giorno, sempre le stesse. Non m’interessa di essere protagonista in quella macchina che macina tutto nello spazio di 24 ore. Desidero solidita'. Stabilita'. Sicurezza che domani potro' ancora accedere e ritrovare le mie cose come le ho lasciate, e non trovarmi di fronte a un anonimo avviso generato dal computer: "Il tuo account e' stato disabilitato".

Non voglio piu' sentirmi un'ospite in casa d'altri. Voglio essere padrona in casa mia, e se e' il caso esporre anche una copia del quadro "L'origine del mondo" di Gustave Courbet senza essere bloccata per un mese. Per questo motivo e' ora di scegliere la pillola rossa e uscire da quel mondo illusorio, mettendo in atto quello che avevo gia' anticipato in questo post. Piano piano, mi dissolvero' lasciando Facebook a chi ne ha davvero bisogno per sfogare le proprie nevrosi e le proprie frustrazioni che io, fortunatamente, credo di non avere.

Non spero che tanta gente segua il mio esempio; anzi, data la stupidita' generale, prevedo che dopo aver letto questo post in molti alzeranno le spallucce e continueranno imperterriti come sempre, nel menefreghismo generale e nell'indolenza che li contraddistingue. Tuttavia non scompariro' del tutto. Mi troverete, come sempre, qui all'indirizzo di questo blog o di un altro che potrei andare a creare in un futuro non molto lontano.

lunedì 16 febbraio 2015

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Il canto della sirena

In ginocchio, tengo le cosce avvicinate. Ho i glutei che si appoggiano sui talloni e le mie labbra, semichiuse, pronte a ricevere quello che, ormai, non riesce piu’ a star dentro ai suoi pantaloni.

Lo prendo in mano e lo stringo appena. E’ bello sentirlo crescere tra le dita, mentre mi lascio inebriare dal suo odore. Amo l’odore dell’uomo eccitato. Lo amo per infiniti motivi, ma soprattutto perche’ e’ l’odore del sesso, che mi permette la fuga, la liberta’, la beatitudine dell’oblio quando ho bisogno di quell’oblio. E se mi ubriaco di quell’odore, non esiste nient’altro. I ricordi, i sogni, i fantasmi del passato, tutti i problemi del presente… scomparsi. Divento una creatura di pura sensazione, puro desiderio. Divento me stessa.

"Rilassati", gli comunico senza parlare, semplicemente guardandolo negli occhi. "Devi solo godere".

Lo ha gia’ eretto quando inizio a leccarlo. Lo voglio lubrificare bene prima d’avvolgerlo con le labbra, piano, facendolo entrare con delicatezza, continuando ad irrorarlo di saliva e a stimolarlo con la punta della lingua, senza distogliere mai i miei occhi dai suoi, avidi di godimento.

E’ cosi’ che il calore della mia bocca s'impossessa del suo membro. Lo prendo tutto, fino in gola. E’ turgido e lo sento spingere sul palato. Non riesco neppure a respirare, ma non importa: a me piace cosi’. E quando mi ritiro, un sottile filo di saliva resta sospeso, a unire le mie labbra alla punta del glande. Poi lo avvolgo nella mano e lo massaggio con le dita rese scivolose dalla saliva, seguendo il ritmo delle natiche che, quasi a voler penetrare il vuoto, lui sospinge verso di me, mentre con l'altra mano gli comprimo delicatamente i testicoli, procurandogli una morbida sofferenza mista a piacere.

Quando mi afferra la testa per attirarla verso di se’, capisco che la mano non gli basta piu’, allora glielo riprendo in bocca, facendo scorrere le labbra lungo tutta la lunghezza dell’asta, succhiandolo, ed e’ sufficiente qualche ciucciata piu’ decisa, per portarlo a un passo dal godere. E’ la pressione nei suoi fianchi che monta sempre di piu' a dirmi che sta per venire. Cerca di trattenersi, ma non ce la fa…

Percepisco l’eiaculazione un attimo prima che arrivi. Gli esce un gemito, come per avvisarmi, ma io gia’ lo so. La sua testa e’ spinta all’indietro da una forza invisibile ed e' in quel momento che glielo ciuccio ancor piu’ forte, ingorda, e il suo gemito si trasforma in un sussulto violento, mentre il mio palato e’ inondato da fiotti caldi del suo orgasmo. E anche quando e’ tutto finito, lo trattengo in bocca, ancora un po’, insieme al suo seme… prima di deglutire.

Alzo lo sguardo e con un sorriso gli faccio capire che anche a me e' piaciuto. Tutto e’ avvenuto senza parole. In fondo, in certi momenti, le parole non servono a molto. Fin quando lui non rompe il silenzio. Chinandosi verso di me, sommessamente, mi dice: “Non so neppure come ti chiami…” ed io, passandomi il pollice sulle labbra, per togliere anche l’ultimo residuo rimasto, penso che anche stavolta dovro’ inventarmi un nome, tanto per soddisfare, oltre a certe voglie, anche la curiosita’. E ricordando quello che mi fu dato quando mi predissero che con la bocca avrei potuto far impazzire qualunque uomo, maliziosamente gli rivelo che mi chiamo… Sirena.

mercoledì 11 febbraio 2015

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Senza pudore

“Sono bagnatissima. Vedete?”
Aveva alzato la gonna e aperto le gambe il piu’ possibile. Per rendere lo spettacolo migliore, si faceva scivolare lentamente un dito sopra le mutandine, seguendo il solco umido formato dalle grandi labbra. Era eccitante farlo davanti a quei due ragazzi che l’avevano rimorchiata in quel pub. Uno era piu’ intraprendente, mentre l’altro sembrava essere piu’ timido. Tuttavia non erano i caratteri di quei due ad interessarle, quanto cio’ che tutti i maschi hanno tra le gambe. Non sapeva niente di loro. Non chiedeva neppure i nomi ai suoi occasionali compagni di gioco, e quella sera gliene erano capitati due. Cosi', nell’impossibilita’ di scegliere, dato che erano tutti e due molto attraenti, aveva deciso di essere democratica. D’altronde non le mancavano le qualita’ per soddisfarli entrambi.
“Ho anche il clitoride tutto gonfio. Chissa’ cosa dovrei fare…” incalzo’ continuando a stuzzicare.
“Avrei alcuni suggerimenti”, azzardo’ il piu’ timido, gia’ palesemente eccitato.
“Anch’io li avrei. Credo che le mie mutandine abbiano appena fatto il saluto alla mia passerina… ormai sono zuppe”, disse sfilandosele dai piedi e mettendole in borsetta.
“Invece il mio uccello vorrebbe tanto fare il saluto alla tua fica” disse il piu’ intraprendente intuendo che ogni formalita’, da quel momento in poi, sarebbe stata superflua.
“Siete proprio bravi a rimorchiare una donna, lo sapete? Se mi supplicate un po’, potrei anche lasciarvi fare il saluto a tutte le parti di me che desiderate”.
“Allora andiamo a scopare.” azzardo’ l’intraprendente. “Troviamo un’altra ragazza e facciamo una cosa a quattro.”
“Non mi interessa. Posso benissimo accontentarvi entrambi senza l’aiuto di nessuno”, disse lei ammiccando, continuando ad accarezzarsi il pube ormai nudo.
“Io ho bisogno di mettere l’uccello dentro di te nei prossimi cinque secondi, oppure moriro’” supplico’ quello che sembrava il piu’ timido, rivelando che non era affatto timido, ma solo piu’ taciturno.
“Oh, no, ti prego, non morire proprio adesso che la cosa sta prendendo una piega interessante. Pero’, se vengo a scopare con voi, promettete di impegnarvi a farmi godere facendo tutto cio’ che vi chiedero’ di fare?”
“Faremo qualsiasi cosa tu desideri”.
“Me la leccherete fino a quando non vi diro’ di smettere?”
“Anche tutta la notte!”, dissero i due quasi all’unisono immaginando che mettere la testa tra le gambe di quella donna sarebbe stata la cosa piu’ erotica della loro vita. Gia’ pregustavano il suo sapore acidulo sulla lingua, mentre l’odore del suo sesso eccitato, cosi’ femminile e cosi’ erotico, si sentiva anche a un metro di distanza.
“Pero’ mi porterete prima a cena…”
“Scegli dove, offriamo noi”.
“Ovvio che offrite voi. E poi penso che andare prima a cena potrebbe essere utile. Potrei aver voglia di cavalcare il vostro uccello per tutta la notte”.

Quella notte si era lasciata cosi’ riempire da due uomini, senza risparmiare niente a nessuno dei due. Non lo aveva fatto per loro. Lei non faceva mai niente per gli altri. Lo aveva fatto per se’. Solo per se stessa. E come ogni volta non si era mai sentita cosi’ sfrenata, cosi’ disinibita. Quando le accadeva di darsi in quel modo non era altro che un corpo che esisteva solo per essere usato per il piacere degli uomini. In quel momento perseguiva quello scopo come nei tempi antichi lo facevano le prostitute del tempio, che si concedevano a chiunque in nome degli dei. E quando era venuta, posseduta simultaneamente nei suoi due orifizi, l’orgasmo le aveva arpionato lo stomaco con artigli d’acciaio e lei aveva vibrato per quella che era sembrata un’eternita’ tra le braccia di quei due ragazzi. Non si era neppure accorta di loro due che le venivano dentro, tanto era persa nella propria estasi. Solo quando ormai giaceva supina sul letto, svuotata, aveva sentito i loro fluidi uscire fuori e gocciolarle lungo le cosce sulle lenzuola.
In quel momento aveva i loro occhi puntati addosso e sapeva che entrambi stavano aspettando la sua reazione. Quasi un verdetto. All’inizio si era limitata a respirare, con gli occhi socchiusi. Poi, dentro di lei era montata una poderosa ondata di emozioni e, per chissa’ quale motivo o per quale strana, meravigliosa, innominabile, ragione, si era messa a ridere. L’onda era ribollita fino alla superficie, rendendole il cuore talmente leggero che si sentiva come se si fosse staccata dal letto e avesse preso a galleggiare a mezz’aria. Poi altre due risate si erano unite alla sua finche’ una sinfonia di gioia non aveva riempito la stanza fino a farla scoppiare.

***

Irina lesse la scena fino alla fine, poi si lascio’ scivolare il libercolo dalle mani e chiuse gli occhi. Il suo clitoride gonfio pulsava sotto le dita e tutti i muscoli della schiena erano tesi come un elastico attorcigliato. Le immagini le affollavano la mente: i due uomini che si scopavano quella donna priva di pudore, lo strusciarsi dei corpi nudi, la mescolanza dei loro fluidi, e il sesso descritto nei dettagli, esploso prima nell’orgasmo e poi nella risata a tre…
Venne con vigore, girandosi sulla mano mentre le pareti vaginali si contraevano sul nulla. Allontano’ la mano dal pube e resto’ sdraiata sul letto ad ansimare.
Stepan le aveva fatto leggere quel racconto perche’ immaginasse di esserne la protagonista, perche’ imparasse il significato del termine “senza pudore”... ma sarebbe mai stata capace di arrivare a tanto? Si’ certo, si era eccitata nel leggerlo, si era masturbata, aveva goduto e l’alone umido sul lenzuolo lo dimostrava, ma sarebbe mai riuscita a diventare come quella donna, disinibita e soprattutto, capace di scollegare il sesso dal sentimento?
Quella li’ sembrava una vera e propria mangiatrice di uomini. Era bellissima, interessante, arguta, eloquente, intelligente, e scriveva racconti erotici. Oltretutto, pur senza dirlo esplicitamente, faceva intuire che le sue storie fossero vaghi riflessi della sua vita reale. Difficile credere che l’autrice potesse fare una vita piu' sregolata di quella dei suoi personaggi. Sarebbe stata una gran fatica. Eppure… eppure era cosi’ intrigante immedesimarsi in lei che era impossibile non subirne il fascino. Un nodo d’invidia le si aggrappo’ alla gola. Non avrebbe permesso che Stepan restasse deluso. Ce l’avrebbe messa tutta per diventare la migliore. Lo avrebbe fatto per Stepan… anzi no; lo avrebbe fatto per se’. Solo per se stessa.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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