giovedì 1 gennaio 2015

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Sono quella che sono e faccio quello che posso

Tutti abbiamo piu’ personalita' oltre a quella che normalmente esibiamo. Le conosciamo, nell’intimo ne siamo consapevoli, e le gestiamo facendo emergere questa o quella a seconda delle varie situazioni, quando piu’ ci fa comodo. Anch’io ne ho almeno due, se non di piu', ma sicuramente me ne manca una: quella che molte persone considerano la piu' adatta nei giorni festivi di Pasqua, Natale o Capodanno. Io la definisco: "L’ipocrita affabilita’ verso il prossimo ostentata nelle ricorrenze".

Parlo di quella sdolcinatezza con cui ci si deve mostrare sempre "buoni", dediti alla felicita' propria e altrui, che manifestiamo tramite l’elargizione pomposa di stucchevoli auguri. E’ una roba, questa, che ho sempre respinto con tutta me stessa. Primo perche’ la ritengo rituale, quindi non sincera, ed io detesto tutto cio’ che odora di falsita’. Poi perche’ ho potuto constatare che le persone che piu' si mostrano buone, generose, dolci e comprensive, in realta’ sono quelle che, quando hai davvero bisogno di aiuto, sono le piu’ veloci a defilarsi.

E’ proprio in occasione di particolari festivita’ come quella di oggi che, percio’, mi piace tirar fuori la parte di me piu’ scomoda, piu’ asociale, meno simpatica. Cosi' posso finalmente ammettere di essere cinica, cattiva, egoista, dedita solo alla mia di felicita' e a quella di nessun altro, e me ne stracatafotto degli auguri, sia di farli che, soprattutto, di riceverli.

Se pensate che io sia acida, fredda e calcolatrice, avete ragione perche’, in effetti, e’ cosi'. Sono quella che sono e faccio quello che posso, ma la verita’ e’ che non mi va di recitare una parte che in certi giorni non sento mia: quella della buona, dolce, affidabile, comprensiva, accogliente, banale, noiosa, donnetta solo per essere fedele all’archetipo di “femminilita’” inculcato dalle fiabe con le quali, da bambina, hanno tentato di lavarmi il cervello. Se il mio atteggiamento mentale e’ pragmatico, duro e poco incline alle moine, e’ perche’ non mi sono mai fatta abbindolare dai discorsi, dalle facezie, dalle facili promesse e, soprattutto, dalla sdolcinatezza che viene esibita esclusivamente in determinate occasioni.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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