lunedì 16 giugno 2014

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Un’ottima annata

Non so se avete presente il film di Ridley Scott “Un’ottima annata” con Russell Crowe. Ebbene, ogni volta che mi capita di rivederlo, inevitabilmente, mi ricordo di quando ogni anno, a giugno, trascorrevo un paio di settimane nel sud della Francia, nella casa di un cliente circondata da vigneti profumati; una villa molto simile a quella dov’e’ stato girato il film.

Era sempre durante il periodo della sfogliatura, quando vengono tolte le foglie dai tralci cosicche’ i grappoli d’uva restino ben esposti al sole. Non si vedeva mai molta gente in giro, non era ancora stagione di turisti, e di solito faceva caldo. Si’, faceva sempre un dannato caldo!

Furono naturalmente i soldi il motivo che mi fece accettare la sua proposta la prima volta, ma ricordo anche perche’, poi, oltre che per quelli, ci sono tornata per tutti gli anni successivi: in quel posto stavo bene. Era un luogo che mi ricordava casa mia e riusciva a farmi ritrovare la serenita’ di cui avevo bisogno. Qualcosa che in quel periodo non trovavo spesso.

Cio’ che lui cercava era una donna da portarsi a letto, che pero’ non sembrasse proprio una mercenaria, almeno agli occhi dei piu’ curiosi. Pero’, oltre al sesso, voleva anche un po’ di compagnia e una buona dose di conversazione; qualcosa che gli mancava e che sua moglie - una bellissima donna dedita piu’ all’amore per se stessa che ad accondiscendere alle passioni del marito - probabilmente non riusciva a dargli.

Quando col taxi arrivavo alla sua casa, trovavo lui che mi attendeva all’ingresso, e per tutta la durata del mio soggiorno, non vedevo mai nessun altro, quantunque tutte le sere la cena fosse preparata in maniera impeccabile e la tavola sempre apparecchiata per due sul terrazzo. Anche i miei vestiti erano sempre lavati, stirati e piegati con cura e questo, evidentemente, mi faceva pensare a presenze che giravano per casa nei momenti in cui io ero affaccendata in altre occupazioni. Con molta probabilita’ una servitu’ riservata ed istruita affinche’ non mi fosse d’impiccio o mi creasse imbarazzo.

L’edificio era circondato da ampi portici dai quali si godeva una vista bellissima sulla campagna, e durante tutto il giorno mi svagavo inseguendo l’ombra ed il fresco, arrivando a sera ad incontrare il tramonto sul lato opposto della casa. Avevo a disposizione anche una grande libreria, i cui scaffali erano ricolmi di volumi di botanica, viticoltura, agronomia, e tutte quelle cose che mi riportavano alla mente gli anni passati a scuola, benche’ fossero in francese, una lingua che ho sempre amato per il suo suono, ma che non ho mai davvero imparato.

Ogni volta lo stesso rito: io che me ne stavo seduta sul dondolo con un bicchiere di the freddo accanto, e lui che arrivava, affaticato per la giornata passata nel vigneto insieme ai braccianti ad osservare la sua uva, con due bicchieri di rosso in mano. Quando si avvicinava sentivo il suo profumo, un misto di terra e di erba appena tagliata, e lo aspiravo forte. Lui sorrideva, ed io aprivo la bocca dove lui ci versava un po’ di vino. Chiudevo gli occhi, assaporavo ed iniziavo la mia lezione: “Sapore asciutto, vinoso, fruttato…”, e tutte quelle cose che proprio lui mi aveva insegnato.

Poi gli raccontavo un po’ di me, un po’ dei miei segreti, un po’ del mio corpo, un po’ dei miei desideri. Era convinto, infatti, che quella fosse la strada giusta per poter arrivare a capire qualcosa che gli sfuggiva, e in tal modo riavere il controllo della sua compagna. Risultato: per due settimane ogni anno, in estate, scopava con una donna della quale aveva imparato a conoscere corpo, pensieri, piaceri e sessualita’, e che in cambio gli chiedeva solo un po’ di soldi.

Io gli confessavo come mi eccitava essere baciata sul collo, o dietro le orecchie, mentre qualcuno mi masturbava, e lui eseguiva, silenzioso, sospirando di tanto in tanto per gli esiti di ogni nuova scoperta che faceva. All’inizio timido, quasi impaurito, ma nel prendere confidenza riusciva a stupire persino me per come, un po’ alla volta, fosse in grado di soddisfare ogni mia fantasia.

In una delle cantine, una volta che volle incontrarmi fuori dalla nostra solita stagione, riempi’ con grappoli d’uva un vecchio tino di legno e mi ci fece sdraiare dentro. Li’ facemmo sesso, mentre quel liquido rosso prodotto dallo strofinamento dei nostri corpi prendeva un sapore particolare. Allargando le gambe mi facevo scivolare dentro quell’uomo sapendo che, in quel momento, insieme a me stava scopando anche il suo grande amore: il vino, ed era come far sesso con due amanti che si insinuavano dentro di me, prepotenti, profumati, esigenti.

Cosi’, mentre lui sfogava nel mio sesso gocciolante quel suo desiderio, io gli stringevo le gambe intorno, in estasi. Non volevo che finisse mai, e anche quando si stancava lo aiutavo muovendomi un po’, oppure montandolo come un’amazzone. Ricordo ancora quei miei orgasmi e tutto cio’ che di me e di lui sarebbe stato poi imbottigliato in quella che lui stesso, in quell’occasione, defini’ “un’ottima annata”.

“Mia moglie non farebbe mai una cosa del genere”, mi disse alla fine.
“Glielo hai mai chiesto?”
“No.”
“E perche’?”
“Perche’ non mi capirebbe, ma forse dovrei farlo…”

Sara’ stata l’atmosfera, l’odore della terra e dell’erba che emanava, questa sua perversa passione per il vino, non lo so, ma quell’uomo, silenzioso e trascurato, e’ stato uno dei pochi capaci di godere veramente di me, e con me. Pagarmi per lui non era un problema e gli accordi erano chiari: a nessuno dei due sarebbe mai venuto in mente che potesse esserci altro. Forse e’ stato proprio questo che mi ha permesso di donargli sempre uno splendido sesso: la consapevolezza che non ci sarebbe mai stato un domani. Solo una busta con dei soldi e un arrivederci all’anno seguente.

Un giorno deve aver preso coraggio e chiesto a sua moglie di fare l’amore in un tino pieno d'uva. Forse lei gli ha risposto di si’ perche’, poi, non l’ho mai piu’ rivisto.

giovedì 12 giugno 2014

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Csókok

Mi piacciono i baci. “E a chi non piacciono?”, direte voi. Pero’ non avete idea di quanta gente ci sia in giro totalmente incapace di dare un bacio decente. Non che esista un metodo preciso, ma se decido di baciare qualcuno, significa che ho voglia di entrare un po’ nella sua anima. Anzi, per l’esattezza: voglio che mi si entri dentro.

Insomma, non e’ facile da spiegare, neppure per una che di baci ne ha dati e ricevuti a decine di migliaia, ma il fatto e’ che col bacio voglio rendere la persona partecipe della mia intimita’. Lo scambio di saliva e’ un gesto molto, molto, intimo, ancor piu’ che far sesso nel modo piu’ spudorato.

Mi e’ capitato infatti di scopare senza dare neppure un bacio - e’ vero, non sto mentendo -, ma mai di baciare qualcuno senza poi finirci a letto.

Percio’ la fretta, e una lingua ruspante che sembra volersi inerpicare lungo la mia cavita’ orale, forse alla ricerca di qualche tesoro nascosto, non fanno per me, grazie. Preferisco farne a meno! I baci mi piacciono morbidi, che facciano sentire ogni piega delle labbra, che se chiudi gli occhi senti un gran caldo e tutto un formicolio dentro; lenti, misurati, un po’ curiosi, e sparsi dappertutto.

In fondo non e’ un segreto: la chimica del bacio e’ fondamentale per saggiare la compatibilita’ con l’altro e misurare l’attrazione che si prova. Le sostanze che il nostro cervello produce in quel momento hanno effetti incredibilmente benefici sia sul nostro corpo che sul nostro stato d’animo, per cui ci sentiamo piu’ felici, disponibili, e inclini a togliere di mezzo ogni barriera. Prima fra tutte quella dei vestiti.

I baci piu’ belli, pero’, sono quelli indimenticabili. Quelli che te li ricordi anche a distanza di anni e, se ci pensi, senti ancora quel brivido scendere lungo la schiena. Perche’ quando ci si bacia, e lo si fa per davvero, si arriva a respirare la stessa aria. Aria che talvolta puo’ anche trasformarsi in parole d’amore.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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