mercoledì 12 marzo 2014

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L’altra faccia della medaglia

Non sara' un post facile da scrivere, questo, ma e’ necessario; l'onesta’ intellettuale me lo impone. Proprio in questi giorni in cui si parla tanto di parita’ di genere, di sessismo, e di violenza fisica e verbale sulle donne, non possiamo solo vedere la faccia della medaglia che piu’ ci e’ congeniale, quella che avvalora le nostre argomentazioni, e ignorare completamente l’altra, che nonostante tutto e’ ben presente, anche se difficilmente chi appartiene al genere femminile ama parlarne: le donne non sono le uniche vittime di abusi e violenze. Anche gli uomini ne sono soggetti, esattamente allo stesso modo.

Da quando ho iniziato questo blog, di articoli sulle donne e sul patriarcato ne ho scritti molti, ricevendo un gran numero di commenti e messaggi privati a riguardo. Molti, ovviamente, sono di donne che sentono il bisogno di condividere le proprie esperienze di violenza e discriminazione, ma un buon numero di questi provengono anche da uomini. E’ pur vero che almeno la meta’ sono farneticazioni ed ingiurie da parte di maschilisti che si sentono offesi e smascherati dalle mie parole, ma l'altra meta’ e’ di tutt'altro tenore, e racconta di situazioni, a dir poco, strazianti e di abusi sopportati da quello che e’ considerato il sesso "forte". Abusi non sempre di natura fisica, ma anche e soprattutto psicologici che, sicuramente, hanno gli stessi effetti distruttivi di quelli fisici. Infatti, talvolta, una parola puo’ provocare un danno emotivo non meno nocivo di uno schiaffo sul viso. Questo, noi donne, l’abbiamo imparato nel modo piu’ duro.

A parte i messaggi che ricevo adesso, tramite il blog, pero’, tale problema l’ho sempre avuto presente. Cio’ che facevo una volta, mi ha permesso di raccogliere le confidenze intime di molti uomini; cose che non avrebbero confessato a nessuno, ma che invece raccontavano ad una puttana, forse cercando una valvola di sfogo psicologico dopo aver avuto quello fisico.

Ricordo in particolare un tale che mi ha raccontato di essere stato picchiato dalla madre per tutto il tempo che poteva ricordare. Da ragazzo doveva saltare la scuola per giorni di fila perche’ aveva i lividi sul viso che erano cosi’ evidenti da non poter essere in alcun modo mascherati. Qualsiasi pretesto era giusto perche’ sua madre lo picchiasse: un brutto voto, un commento impertinente, o sol anche l’aver lasciato la camera in disordine. Quando poi e’ cresciuto, portandosi dietro questo sentimento d’odio perenne, ha trasferito tutta la colpa su di se’. La tortura era finita solo quando suo padre, anche lui succube di quella figura femminile autoritaria e feroce, aveva finalmente preso posizione in sua difesa, ma aveva gia’ 18 anni e l’abuso emotivo aveva ormai lasciato il suo segno indelebile.

A 25 anni, aveva sposato una donna che amava teneramente, e dalla quale pensava di essere ricambiato, ma sfortunatamente, anche dalla moglie, ha dovuto affrontare un trattamento simile a quello subito in gioventu’. Perche’ da certe cose, se non si hanno gli strumenti psicologici per farlo, non ci si libera mai. La violenza domestica era iniziata subito dopo la nascita del primo figlio. Da quel momento lei aveva iniziato ad umiliarlo verbalmente davanti a tutti, prendendosi gioco di lui in ogni occasione, in modo crudele; non innocentemente, ma con determinazione e malizia. Lo faceva sentire inutile, ridicolizzava il suo lavoro e lo stipendio, e lo confrontava con il “successo” dei ricchi mariti delle sue amiche. Tanto che lui era diventato incapace di essere sessualmente attivo, aumentando cosi’ il suo livello di degrado, e peggiorando la sua gia’ scarsa autostima.

Piangeva spesso quando era solo, ma non c’era via d'uscita. Aveva provato a ragionare con la moglie, ma niente: era come se torturarlo fosse per lei un divertimento. Percio’, ben presto, si era reso conto di aver sposato una versione piu’ giovane di sua madre. Era per quel motivo che si era buttato sul sesso a pagamento; forse nella ricerca di una figura femminile cosi’ distante dalla madre e dalla moglie, da poter vivere qualche momento di piacere e spensieratezza. Gli consigliai di rivolgersi a un terapeuta, e sinceramente non so se lo abbia fatto o no, pero’ di storie simili a questa ne ho ascoltate un bel po’ da essere ben consapevole che degli abusi e delle violenze non sono vittime solo le donne.

Un diverso tipo di storia, ma abbastanza simile, e’ stata quella che ha vissuto un altro tizio che ho conosciuto. L’abuso che subiva (posso parlare al passato perche’ so che poi si e’ separato) era principalmente di natura sessuale. In sostanza, la moglie usava il sesso come strumento di ricatto ed estorsione, e come arma per ferirlo ogni volta che lui non si conformava a cio’ che lei voleva; non si accontentava mai di niente, e non aveva limiti nelle richieste che gli faceva. Ovviamente, presumo che esistesse in lui una forte componente masochista e che, probabilmente, i primi momenti con quella donna gli dessero anche un certo piacere. Ma che col tempo la situazione si era fatta sempre piu’ pesante da sopportare e lui si sentiva sempre piu’ umiliato e mortificato. Tanto che, alla fine, aveva scelto le puttane, perche’ almeno (diceva) con loro il rapporto era chiaro ed equilibrato. Comunque, piu’ volte mi ha raccontato di come la moglie lo umiliasse e lo facesse sentire inadeguato; quasi come se lei si ritenesse “un premio” che lui, per ottenerlo, doveva “pagare” in termini di dignita’. Oltretutto, come se tutto cio’ non fosse abbastanza, lei lo tradiva di continuo, neanche preoccupandosi di farglielo sapere, come per punirlo, come a volerlo umiliare ancor di piu’, fino a farlo sentire un evirato. Ogni volta che ci vedevamo, infatti, mi chiedeva se era riuscito a soddisfarmi. Era stato condizionato a ritenersi un “non-uomo”, mentre il vero problema era che aveva semplicemente scelto una donna priva di cuore.

Qualcuno potrebbe chiedersi perche’ abbia raccontato queste due storie, magari potrebbe anche accusarmi di parteggiare per il “nemico”, ma il motivo per cui l’ho fatto e’ che, per me, il nemico non e’ un genere; e’ un tratto della personalita’. Questa caratteristica e’ indipendente dal genere e non e’ correlata ad un orientamento sessuale, e’ trasversale, riguarda entrambi i sessi e puo’ essere riassunta in un solo termine: malvagita’ gratuita. Che e’ poi la necessita’ di umiliare, abusare o molestare un'altra persona al solo scopo di sentirsi superiori, piu’ forti, piu’ sicuri. E se e’ vero che gli uomini tendono ad avere questa malattia piu’ frequentemente delle donne, cio’ non cancella il fatto che anche le donne ne siano colpite piu’ di quanto si immagini. Mi pareva giusto sottolinearlo.

Ma c’e’ un altro elemento che rende le cose peggiori di quanto siano, ed e’ che gli uomini che subiscono questo tipo di maltrattamenti provano troppa vergogna a denunciarli, perche’ contraddicono troppo gli stereotipi di mascolinita’ ai quali sono legati. Quindi, invece di rivolgersi alle persone giuste, terapeuti in grado di sviscerare i problemi ed indicare loro le soluzioni, spesso e volentieri si rivolgono alle prostitute; forse nel tentativo di ritrovare (a pagamento) la “virilita’” che credono di aver perduto. C'e’ cosi’ poca tolleranza per gli uomini "poco virili " nella nostra societa’, che molti sono spesso costretti ad andarsela a comprare, in quanto quella che viviamo e’ una cultura talmente dominante che solo la forza e il controllo sono caratteristiche apprezzate, indipendentemente dal fatto che ad esercitarle siano gli uomini o le donne. E sempre piu’ spesso ci dimentichiamo che il mondo non si divide in uomini e donne, ma si divide in esseri umani e non-umani.

4 commenti :

Anonimo ha detto...

Bellissimo post complimenti sono pienamente d accordo con le tue argomentazzioni. Un saluto mara

Marcus ha detto...

Si confermo tutto. La violenza delle donne è sopratutto psicologica, che per quanto non materiale è distruttiva quanto quella fisica. La cosa grave è che viene sottovalutata da entrambe le parti in causa. I danni però ci sono, e vengono fuori a lungo termine.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

la violenza fisica è quasi sempre opera dei maschi. Purtroppo esiste una minoranza di maschi che tendono ad essere violenti.

La violenza psicologica è attuata da entrambi i generi. Però le donne in questo (essendo più profonde e meno superficiali dei maschi) sanno fare più male dei maschi.

Ciao Davide

Profumo di Dea ha detto...

E' diventata una virilità esibita con la violenza oppure ricercata nell'amante sia a pagamento e sia per affetto.
Conosco da anni un uomo che tradisce la moglie da sempre. Da quando erano fidanzati. Poi da sposati ed ora da cornuti e felici (diciamo così).
Vive con lei un rapporto di sudditanza; un tempo ne decantava le lodi poi dopo aver scoperto le corna, che lei gli ha messo sotto il naso, si è ridimensionato. O meglio! Ha smesso di farlo, anche perchè gli amici e le amiche gli hanno detto senza girarci attorno, che la sua unione era ed è finta, ma per tatto loro non hanno mai osato digli nulla.
E quindi tra le braccia di altre ha sperato di ricongiungersi con lei, ma le altre non vogliono paragonarsi ad una donna così.
Complimenti per i tuoi scritti.

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