martedì 18 marzo 2014

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Casino Royale

Ieri, parlando del piu’ e del meno, e' venuto fuori per caso Dostoevskij, e questo mi ha fatto tornare in mente “Il giocatore”, e un'antica discussione con un'amica di tantissimo tempo fa, in cui si parlava di uomini e li si paragonava, appunto, a dei giocatori. Dicevamo che agli uomini piace azzardare con le donne, pero' ci sono quelli che vorrebbero sempre vincere. Mentre si sa che quando si gioca, e si rischia, e' facilissimo anche perdere.

Il contesto di quella discussione era diverso; eravamo due giovani e belle ragazze, ancora piene di vita, esuberanti, in cerca di avventura e, ovviamente, di uomini facoltosi amanti del "gioco". Perche' il gioco e' uno sfizio, non una necessita'; esattamente come uno sfizio eravamo noi per gli uomini.

Chi gioca alla maniera di chi se lo puo’ permettere, percio’, dovrebbe farlo con spirito leggero, sapendo che gli puo' andar male, ma senza dare troppa importanza se la sorte gli fosse avversa. Se invece dovesse rimpiangere la perdita, allora non si tratterebbe piu’ di un “piacere” superfluo della vita, ma solo del vizio di un povero disgraziato che aspira a qualcosa che non puo’ permettersi.

Ci sono uomini, pero', che non riescono a vedersi per quelli che sono; hanno un'immagine di se' artefatta ed edulcorata; non valutano bene fin dove possono spingersi; credono di essere 007, e sono convinti di affascinare una donna semplicemente dicendole che sono bravi a giocare. Molte cadono nella rete, e sono quelle che alla fine perdono sempre, perche' vengono considerate fin da subito "troppo facili", quindi poco interessanti e non abbastanza appaganti per l'ego smisurato di chi ha bisogno di catturare una "preda" che sia al suo livello.

Ma ci sono anche quelle che non ci cascano. Quelle che prima valutano se questi sedicenti James Bond possono o non possono frequentare il Casino Royale, e cercano di capire innanzi tutto quale possa essere il loro limite di puntata. Non si tratta di venalita’ ma di un metodo selettivo molto raffinato.

A questo gioco vince infatti chi non da’ troppo peso alla fiche che rischia, ma neppure considera la vincita fondamentale da raggiungere. Perche' vincere o perdere non gli cambia la vita. E se un uomo mira a conquistare una donna non troppo facile, sapendo che se riuscira' a conquistarla potra' veramente sentirsi come 007, allora proprio come 007 dovra' giocare: senza limiti, senza dar troppo peso all’eventuale perdita, ma neanche alla vincita, affrontando entrambe le possibilita’ con un sorriso a mezza bocca. Fregandosene.

Per tutti gli altri, quelli che hanno invece un vizio che non possono permettersi, gli 007 con un solo zero - anzi spesso senza neppure quello -, ci sono le macchinette al bar sotto casa. Il Casino Royale non fa per loro; e’ un luogo che non devono assolutamente frequentare se non vogliono sentirsi, oltre che perdenti, anche dei frustrati.

2 commenti :

veyron89 ha detto...

Sinceramente non mi è molto chiaro se il soggetto del articolo è la forma mentis che un'uomo dovrebbe avere quando tenta di sedurre una donna o la capacita sua e della sua amica di poter selezionare , gli uomini a cui vi accompagnate.

Se si dovesse sedurre una donna per una sola notte non converrebbe sembrare piuttosto che essere?

Un ultimo appunto , la deriva classista che chiude il pezzo mi sembra illogica un uomo conosce sicuramente i propi mezzi economici , tutta via non puo fare a meno di desiderare ciò che vede
e se ha il coraggio , tentare di farla sua.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Non e' una deriva classista. E' un mettere le persone davanti a uno specchio e guardarsi.
Che ciascuno, dalla mentalita' infantile, desideri tutto il desiderabile, non significa che poi la parte matura non debba rimettere tutto in ordine e rendere consapevole l'individuo che puo' avere solo cio' che e' in grado (con i suoi mezzi) di poter ottenere.
Anch'io desidererei volare, ma non mi butto dalla rupe con un paio d'ali fatte di piume e di cera.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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