venerdì 14 marzo 2014

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Az utolsó tündér - L’ultima fata - Parte I

Quando ho ricevuto la prima proposta indecente avevo appena diciassette anni, e da tutti mi facevo chiamare Tündér. Ovviamente Tündér non e’ mai stato il mio nome, e’ sempre stato solo un soprannome, ma nel piccolo paese nel quale sono nata mi hanno sempre chiamata cosi’, fin da quando ero piccolissima a causa della passione smisurata che avevo per le fiabe.

“Tündi, sbrigati che’ fai tardi a scuola! Tündi, ti avevo detto di non andare nel campo a giocare! Guarda come ti sei conciata, Tündi! Tündi fai questo… Tündi fai quello”, e cosi’ avevo scelto di mantenerlo anche nella grande citta’ dove mi ero trasferita dopo quella che mia madre, ancora oggi, quando vuole rimproverarmi e farmela pagare cara, considera la mia scapestrata fuga da casa.

A Budapest vivevo in una stanza in Vénusz utca, in uno di quei palazzoni tutti uguali costruiti durante gli anni del socialismo reale, e la dividevo con la mia grande amica Anikó, un’altra ragazza di appena tre anni piu’ grande di me, anche lei fuggita da casa. Era stato il destino che ci aveva messe sullo stesso treno ed immediatamente avevamo legato, forse perche eravamo cosi’ distanti e diverse che, come sempre avviene, gli opposti si attraggono.

Anikó, a parte tutti i difetti che aveva, fra i quali un’inguaribile ingenuita’ che la portava a cacciarsi nei guai piu’ incredibili, aveva pero’ una qualita’ non comune: era di una generosita’ senza limiti. Probabilmente, per reazione a quella che era stata la sua vita, in cui tutto le era stato negato, finanche di proseguire gli studi, vedendomi sperduta e piu’ disgraziata di lei, per qualche strana ragione mi aveva presa sotto la sua ala protettiva, come fossi stata una sorella minore.

Cosi’, dato che in quel periodo non avevo un soldo, era lei che si occupava di pagare la camera e tutto il resto. Quello che faceva per guadagnare e’ superfluo che lo riveli; chiunque lo puo’ intuire. In ogni caso, era quasi sempre in giro, e spesso non tornava neanche a dormire. E quando la notte si fermava con qualcuno di particolarmente generoso, al mattino ritornava sempre con regali, vestiti, cibo, libri; tutto il necessario per tirare avanti, insomma.

La stanza, dato che era praticamente a mia disposizione, l’avevo riempita di libri di fiabe, gli unici, oltre a quelli di scuola che allora leggevo, ed avevo tappezzato le pareti di poster che ritraevano citta’ come Roma, Parigi, Londra, New York, quasi fossero finestre spalancate sul mondo; i luoghi dove avrei voluto essere, lontana da dove, invece, ero costretta a vivere. Il bagno pero' non c’era; quello era in comune con Madame Weiner, la proprietaria, ma c’era un piccolo fornello che, all’occorrenza, poteva essere usato per cucinare.

Di Madame Weiner ricordo la sua severita’. Avra’ avuto piu’ o meno quarant’anni, seppure a me sembrasse piu’ vecchia di quanto in realta’ fosse. Forse era vedova o forse non si era mai sposata, non l’ho mai saputo, e mi chiedo perche’, di lei, mi siano rimasti impressi solo questi pochi ed insignificanti dettagli. Un’altra cosa che ricordo bene, e’ che era molto attaccata al denaro, forse a voler sostituire gli affetti mancati con quello che per lei, probabilmente, rappresentava la solida sicurezza materiale. Per quel tugurio pretendeva ogni mese cinquemila fiorini.

Anikó provvedeva cosi’ all’affitto e alle provviste alimentari, mentre io, per contribuire in qualche modo e non sentirmi completamente di peso, mi ero assegnata le pulizie, sia della camera che del bagno, e tutte quelle mansioni che di solito toccano a qualsiasi casalinga. Nella cifra pagata erano comprese le spese sia per il gas che per la luce, ma per quanto riguardava quest’ultima, la regola tassativa di Madame Weiner era che non potesse rimanere accesa oltre la mezzanotte. Tuttavia, questo a noi ragazze non procurava alcun problema. Come ho detto la mia amica non tornava quasi mai la notte, ed io a quell’ora di solito dormivo, oppure tre giorni alla settimana ero in discoteca dove, sempre grazie ad Anikó, avevo trovato lavoro come ballerina animatrice.

(Continua...)

QUI: la II parte

2 commenti :

michelecogni ha detto...

Curioso di leggere come continuerà.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Guarda Michele che e' gia' continuato. Sono 4 parti. E il link alla seconda parte lo trovi alla fine della prima, che hai appena letto.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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