giovedì 6 febbraio 2014

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Részletek

Era quando giocavamo a scacchi che Stepan amava stuzzicarmi. Ero la sua Galatea e a lui piaceva tanto fare il Pigmalione. Ciononostante devo confessare che ancor oggi gli sono grata. Considerato da dove arrivavo e le prospettive che avrei avuto se non lo avessi seguito, forse senza di lui e cio’ che da lui ho imparato, non sarei qui a raccontarvi di me.

“…Se muovo il pedone in questa posizione, all’avversario inesperto potra’ sembrare una mossa priva di senso, ma sara’ proprio con questo pedone, il pezzo degli scacchi a cui molti non danno eccessivo valore, che daro’ "matto" in sei mosse”.

Gia’ dal tono della voce sapevo che non mentiva. Di solito era quello il momento della partita che chiamavo “la lezione”. Era anche il momento che preferivo; nonostante fossi molto giovane, non ho mai provato fastidio per il mio ruolo di allieva, ascoltatrice attenta alle cose che diceva.

“Il pedone e’ sottovalutato. C’e’ chi crede che la partita venga vinta con i pezzi piu’ importanti, le torri, la regina, perche’ sono grandi, massicci, e il loro potere sulla scacchiera, paragonato a quello che ha questo insignificante soldatino che solitamente viene inviato al massacro, e’ immenso. Ed e’ qui che molti compiono l’errore di valutazione. Come di fronte ad un affresco: subito si coglie la grandiosita’ della scena, le figure che sovrastano ogni altro elemento e che riempiono interamente lo sguardo, ma e’ nella miniatura, nel fine cesello, nel dettaglio, che si riconoscono i veri artisti e le vere opere d'arte. Le persone comuni sono portate a vedere solo cio’ che e’ pressoche’ impossibile per chiunque non vedere; notano cio’ che e’ banale, scontato e che alla fine si dimostrera’ perfino noioso, ma il vero intenditore non si soffermera’ alla superficialita’ dell’immagine, ed andra’ alla ricerca del dettaglio, ed in base a quello giudichera’ la qualita’ dell’opera. Sia essa un dipinto, una scultura, una sinfonia, uno scritto, oppure una donna.”

“Quindi ad una donna non basta essere solo bella e appariscente per superare il test di un intenditore?”

“Mia cara, la bellezza, lo sai, e’ soggettiva. “De gustibus et coloribus non est disputandum”; e’ una frase fatta, un luogo comune per spiegare che una tal cosa, in dato momento, stimola alcuni ricevitori che sono solo dentro di noi e in nessun altro. Quei ricevitori reagiscono, si eccitano, e ci fanno apprezzare cio’ che abbiamo di fronte. Ma che cos’e’ quella tal cosa che innesca il processo? Ha un nome? Per semplificare si parla di “insieme”; si dice che e' la concatenazione di tutti gli elementi a far risultare qualcosa gradevole, ma non e’ del tutto cosi’. In realta’ e' il dettaglio. E tanto piu' e' nascosto, tanto piu' e' invisibile al primo sguardo, tanto piu' agira' in modo subliminale al punto che non sapremo individuare il vero perche' qualcosa ci piace anche se, magari, non rispecchia i canoni classici della bellezza. Ti sei mai chiesta il motivo per cui ci sono donne che sono perfette sia di volto che di corpo, e che quindi avrebbero tutti i presupposti per essere considerate magnifiche, ma che in molti casi non riescono solo a risultare insipide? La ragione e' che manca loro quel dettaglio in grado di far scattare il meccanismo. E se noti bene, quasi sempre, si tratta di donne la cui “bellezza” si basa su elementi eccessivamente appariscenti, che tutti vedono al primo sguardo, ma che, esaminando a fondo, non sono sufficienti a soddisfare chi va alla ricerca del fine cesello.

Quando la “lezione” finiva, quando il concetto era stato espresso in modo chiaro, a quel punto Stepan si portava alla bocca il bicchiere di cognac che per tutto il tempo era rimasto sul tavolo ad attendere, come me, che terminasse, e dopo averlo a lungo annusato per assaporarne l’inebrianza, si bagnava appena le labbra. Non poteva essere considerato un bevitore; pochissime volte l’ho visto su di giri a causa dell’alcol. Lo si poteva considerare piu’ un fine assaggiatore, ed era cosi’ per tutte le cose; amava gustarle lentamente, molto lentamente. E sapevo anche che il suo messaggio era tutto li', in quelle semplici parole, e che sarebbe toccato a me un giorno estrarne il significato, come un’ulteriore tessera che avrei al momento opportuno incastrato in quel grande puzzle che e' la vita.

1 commento :

Stefano Airoldi ha detto...

Brava, bel messaggio. È il nostro dettaglio, quel qualcosa che ci rende unici agli occhi del mondo a custodire il segreto della nostra bellezza. Ognuno ha il suo elemento differenziante: è in fin dei conti quanto sostiene anche chi abbraccia la logica dell'alchimia. È un mistero il formarsi di un'attrazione, incomprensibile ai più eppure così naturale e ovvio per i due poli che si attraggono. Condivido anche io la tua visione della vita, in quanto cerco l'alchimia nella comunicazione. Anche qui, è una questione di dettagli. Ciao!

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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