martedì 25 febbraio 2014

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Il coraggio di essere se' stesse

Ieri, un’amica, mi ha detto qualcosa che mi ha fatto riflettere. Mi ha detto: "A volte con le tue posizioni radicali ed estremiste potresti demoralizzare quelle persone che hanno invece bisogno di rassicurazione, di qualcosa che dia loro fiducia e forza e cosi’, occasionalmente e senza volerlo, potresti addirittura nuocere alla causa per la quale ti stai battendo.”

E’ una cosa che so bene: credo sia difficile, se non addirittura inconcepibile, per una donna che non abbia l’opportunita’ di vivere una condizione in cui non sia costantemente umiliata, maltrattata, resa succube da un sistema patriarcale, relazionarsi con me, il mio stile di vita, i miei punti di vista, i miei pensieri, e l’atteggiamento oltremodo sfacciato che ho nei confronti di molti argomenti.

E capisco che, mentre potrebbe essere alla ricerca di qualcosa che le dia forza e ispirazione, come quando parlo di diritti delle donne e della loro dignita’, lei potrebbe sentirsi estranea, ad esempio, al mio ateismo, oppure a cio’ che penso riguardo alla liberta’ sessuale, al diritto che ha ogni donna di gestire il proprio corpo, finanche di scegliere di fare la puttana.

So che spesso uso parole forti che per talune potrebbero risultare persino offensive, ma il punto e’ un altro: qui non si tratta del modo in cui io vivo la mia vita privata. Si tratta, in primo luogo, del coraggio che bisogna avere di essere se' stesse, e di esprimere questo coraggio in ogni occasione, soprattutto quando il mondo intero ci e’ ostile, e coloro che abbiamo accanto fanno di tutto per scoraggiarci ad intraprendere quella strada che, dentro di noi, sappiamo essere quella giusta.

Non ho avuto una vita facile, e non e’ facile neppure adesso, quindi vorrei che la principale fonte di ispirazione - o meglio di "provocazione", perche’ la parola "ispirazione", se fraintesa, potrebbe sembrare pretenziosa - per le donne che mi donano un po’ della loro attenzione fosse: se sono riuscita io a fare qualcosa, avendo contro tutto e tutti, per la mia etnia, per il mio orientamento sessuale, per lo stile di vita, per le scelte che ho fatto, e per le mie idee ribelli e anticonformiste, perche’ non puoi riuscirci anche tu, donna che senti di essere costantemente maltrattata ed umiliata? Se solo lo vuoi, puoi fare qualcosa; puoi liberarti, puoi porre fine alla tua condizione se ritieni di non poterla piu’ sopportare. E non facendolo a modo mio, ma a modo tuo. Non volendo essere me, ma volendo essere "te stessa".

Non sono perfetta, sono piena di difetti, ho troppe cose da gestire o forse troppo poche per l’enormita’ dei problemi che mi affliggono. Ho le mie esagerazioni, la mia rabbia, le mie esperienze personali (non sempre edificanti), le mie debolezze, i miei impulsi incontrollabili che sono spesso (e’ vero) controproducenti. E naturalmente, ho i miei momenti di follia. Ma cio’ che riesce a tenere insieme questa mia personalita’ difettosa, e a sostenerla, e’ che tutte queste imperfezioni sono autentiche e, soprattutto, sono palesi. Non cerco di nasconderle. Non le maschero per paura dei giudizi, delle considerazioni sociali, della prospettiva di essere ostracizzata e non accettata. Non faccio calcoli, non cerco di modificare i miei comportamenti, non abbasso i toni per apparire piu’ pacata e riflessiva, non manometto le mie parole e non modifico le mie opinioni per restare simpatica a chiunque. La forza di questa mia totale nudita’ interiore e’ evidente, cosi’ come e’ evidente anche tutta la debolezza che ad essa e’ legata.

Ad un certo punto ho dovuto fare una scelta che, in qualche modo, e’ stata egoista, e fra avere il coraggio liberatorio di essere quella che sono, oppure fingere di essere tutt’altra persona per tentare di cambiare il mondo, ho scelto di essere me stessa, fino in fondo. Probabilmente, non contribuiro’ a cambiare un bel niente, pero’ mi resta una grande soddisfazione, che sta tutta in cio’ che sono e saro’ sempre, sforzandomi di fare al meglio quello che faccio ogni giorno, o semplicemente, che sta nel sapere con certezza di essere vera, spontanea, genuina.

Pertanto non voglio essere presa a modello, perche’ non ho mai cercato di essere un esempio per nessuno. Cio' che ho fatto non e’ da imitare. Non voglio che il mio stile di vita, i miei pensieri e i miei comportamenti siano da adottare e seguiti alla lettera, ne’ ho mai avuto l’aspirazione che lo fossero. Ciononostante confesso che se c’e’ una cosa che desidero davvero, e’ portare le donne a trovare la loro vera “strada”, spontaneamente (e qui voglio prendermi la responsabilita’), lottando se necessario contro tutto e tutti, con coraggio e a dispetto di chi vorrebbe impedir loro di essere se' stesse.

11 commenti :

mor gri ha detto...

Credo che intendendola come una lotta delle donne "contro" la società in cui viviamo continuerà ad essere discriminatoria, potranno cambiare forse le percentuali di posizioni dominanti, potrà forse diventare una società femminista, ma non sarà altro che uno scambio dei ruoli , da vittima a carnefice.L'ennesima rivoluzione che significherà solo un cambio di chi tiene lo scettro del comando .
Credo che i cambiamenti veri avvengano con il confronto (non l'aggressione) fra posizioni differenti . Ritengo che se tutti esercitassimo il diritto al libero arbitrio anzichè accettare per giusti i vari dogmi che le fedi (politiche ,religose ecc.ecc) ci impongono , riusciremmo ad eliminare molte delle discriminazioni attualmente presenti enon solo a cambiare "padrone".
Saluti e continui......

enea88 ha detto...

E´ bello sapere che un blog, anche se non lo visiti per un po´ di tempo, conserva sempre quelle caratteristiche che te lo avevano fatto apprezzare. Ed e´ per questo che, leggendo il titolo e soprattutto quello che nel titolo non c´ e´, mi sono sentito a casa.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Ciononostante confesso che se c’e’ una cosa che desidero davvero, e’ portare le donne a trovare la loro vera “strada”,"

Credo sia un'ottima aspirazione.

Penso che tutti vorrebbero trovare la loro vera strada, ma in realtà la vita è fatta soprattutto di piccoli e grandi compromessi.

Ciao Davide

enea88 ha detto...

Se' stesse con l'accento, 'gnurant

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Non cestino il commento di Enea88 (come invece faccio con tutti gli altri suoi commenti) perche' e' occasione per conoscere un po' meglio la grammatica italiana. Soprattutto per me.

Riporto un link dove la risposta e' chiara: il "se" non richiede accento solo se e' seguito da "stesso" o "medesimo", al singolare. Mentre lo richiede in ogni altro caso.

http://dizionari.zanichelli.it/la-posta-del-professore/2012/11/26/se-stesso-con-accento-o-senza/

Per tale motivo vado a modificare (e ad accentare) il titolo di questo post.

davide ha detto...


Pregiatissima Chiara,


riporto qui sotto la risposta a quanto sopra.

In realtà solo se stesso va senza accento. Se' stesse è più corretto con l'accento.

Ciao Davide

"Sé stesso’: con accento o senza?
26/11/2012

Gentile Professore, ho un dubbio.

A scuola avevo imparato che ‘sé’ – pronome – vuole l’accento solo quando non è seguito da ‘stesso’, proprio per distinguerlo da ‘se’ congiunzione. Mi insegnarono quindi che la dicitura ‘sé stesso’ non è corretta. D’altra parte mi capita, sempre più spesso, di vedere scritto ‘sé stesso’ in testi letterari pubblicati da editori di indubbia qualità.

Quindi è possibile?

Grazie per la risposta,

Giulia.

Gentile Signora Giulia, le copio qui la voce ‘sé’ dallo Zingarelli nell’accezione a cui lei fa riferimento.
con valore rafforz. con ‘stesso’ e ‘medesimo’ (in questo caso può essere scritto anche senza l’accento; V. nota d’uso ACCENTO): si preoccupano solo di sé stessi; ha pensato solo a sé stesso; lo fanno per sé medesimi


In realtà i grammatici moderni consigliano ‘sé stesso’. La ratio di Dardano, Serianni e altri è che se anche fosse valido l’argomento di ‘se stesso’ perché il ‘se’ seguito da ‘stesso’ può essere solo pronome, resterebbero comunque ambigui ‘se stessi’ e ‘se stesse’ che potrebbero essere congiunzione + congiuntivi di stare.
I miei più cordiali saluti,

Il Professore"

rossoallosso ha detto...

che dire Chiara scrivi un interessante e condivisibile post e i tuoi commentatori vanno a disquisire sul "se" eppure l'argomento non è banale forse da ti aspettano argomenti di seSSO e non di genere.
Da parte tengo a considerare veritiero il commento di MorGri ma solo per quel concerne il "femminismo" così come concepito da tante donne che mirano a sostituire un genere al comando con altro senza cambiare nulla mentre lo scopo ultimo è azzerare la disparità di genere considerando solo quei bisogni che comporta la differente peculiarita come per esempio la maternita.

ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Buon giorno, Rosso.
No. L'argomento non e' banale, ma purtroppo il web e' popolato anche di disturbati mentali e stalker il cui fine e' quello di farsi notare, piu' che quello di discutere e relazionare.
Gente che probabilmente non ha relazioni di alcun genere se non quelle esclusive col proprio ego.
Tuttavia, i messaggi di questi tizi vanno a finire direttamente nella cartella spam e a volte neppure li leggo.

traminer ha detto...

Cara Klàra,
io capisco il dubbio della tua amica, ma la penso diversamente.
Secondo me quello che hai scritto riguarda non solo le donne ma tutte quelle persone, e sono tante, che vivono nel disagio di una condizione di inferiorità decisa da qualcun altro. Tu ne hai fatto una questione d genere, scelta più che giusta. Io però penso, per mia esperienza personale, a quei milioni di giovani, ormai adulti, che stanno vivendo un'esistenza precaria. Con la convinzione di valere di meno, di avere meno diritti, di dover avere meno aspettative perché a qualcuno fa comodo così. Così non chiedono, non pretendono, non disturbano. Ti sono grati per sei mesi di contratto, per poter fare un lavoro di cui altri si prenderanno il merito. Quanto assomiglia tutto questo a quella condizione di inferiorità accettata da tante donne per cui ti batti? Considera poi che nel mio campo la maggior parte di queste persone sono donne. Certo in un laboratorio di ricerca come in un'università, come in un call center ragazze e ragazzi non hanno un occhio nero perché hanno sbattuto nella porta o sono scivolate, ma la violenza si esercità in tanti modi quando uno ha il futuro di un'altro nelle mani...
L'analogia principale però è che si tratta per entrambe le categorie di una condizione non imposta tanto con la forza, con la minaccia, ma in modo assai più subdolo ed efficiente, col condizionamento. Condizionamento culturale, religioso, sociale, economico...Alla fine queste persone crescono nella convinzione di essere meno degli altri. Questo gli toglierà autostima, intraprendenza, spirito e potenzialità. E così finiranno davvero per valere meno degli altri.
Per esperienza con queste persone a nulla valgono le manifestazioni, gli slogan, le bandiere. Quelli che partecipano sono quelli che non ne avrebbero bisogno. Gli altri, le altre, non partecipano. Forse non credono che qualcosa possa cambiare, quanto meno non credono di poterlo fare loro.
Ecco, forse solo il confronto con chi quei vincoli non li sente, non li accetta, con chi ha il coraggio di essere quando tutti ti dicono che non sei, e magari anche il disagio che nascerà da quel confronto, potrà spingere queste persone a fare i conti con se' stessi, a capire che niente li separa da quella normalità che si sono negati. Solo per mancanza di coraggio.
Ettore

L'Angelo ha detto...

Ettore, le tue parole si addicono perfettamente al mio pensiero. Rispetto e condivido in linea di massima il pensiero di Klàra tuttavia come Ettore ritengo che l'argomento non possa essere ridotto ad una questione di genere. Il fatto è che anche io per esperienza personale non posso non condividere il senso del sentirsi “non se stessi” quando per forza di cose non si può cambiare la situazione nella quale ci si viene a trovare con speciale riferimento al mondo del lavoro. Sono precario da ormai molto, troppo tempo. Ingoio continuamente rospi per sopravvivere e tirare avanti dignitosamente ma non posso – ahimè -essere me stesso al 100% perché non posso permettermi di oppormi al volere di chi può condizionare la mia vita al momento. Forse, però a pensarci bene, non è corretto dire “non posso essere me stesso”, forse dopo tanto tempo mi sono rassegnato. Forse è da perdenti ma oggi credetemi non riesco proprio più a lottare per essere me stesso fino in fondo, almeno per quel che riguarda la mia condizione di precario che deve sopravvivere.

Anonimo ha detto...

Motan
Grazie Klàra per questo nuovo post, quando penso a te mi torna in mente la Kamala di Hesse in Siddharta... sei un po' musa ispiratrice.
Tutti cerchiamo degli spazi di libertà nelle nostre vite, qualche volta alcuni vi rinunciano, altri si accontentano di situazioni temporanee che quando passano lasciano un pò di amaro, altri seguono il sentiero delle proprie idee e sentimenti profondi che conduce nella vita a percorsi ignoti.
Epicurei, stoici o una via di mezzo?
Nessuno è in grado di giudicare il percorso di una vita, casomai si può commentare l'azione.
Riguardo al post di "L'angelo ha detto" meglio essere precari ma potersi guardare allo specchio tutte le mattine che avere un lavoro sicuro, stabile, ben pagato ma che si basa sullo sfruttamento degli altri.
E' più profondo e bello un sorriso aperto e sincero che un sorriso nervoso a denti stretti.
Nel portare a casa il pane non vi è nulla da vergognarsi. Trovo vergognoso chi si approfitta del bisogno altrui.
Con tutto il rispetto, mi spiace contraddirti ma non ti vedo perdente, adattarsi per sopravvivere è una delle regole base della natura.
Un esempio, duro, viene dal passato delle nostre famiglie, i nostri avi, indipendentemente da dove siamo nati, hanno dovuto ricostruire le loro vite dopo un conflitto o due.
Finchè nella nostra vita possiamo guardare negli occhi una persona e sorridere di cuore siamo uomini vivi.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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