giovedì 16 gennaio 2014

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La strada della escort

“Sei molto in gamba mia cara ad essere riuscita ad uscire dall'effetto "droga" che il mondo dell’escortismo da’. Io che l’ho fatto in modo molto soft, ma per diversi anni, interrompendo per vivere le mie love story, poi alla fine ho sempre avuto il desiderio di compiacermi nel desiderio altrui e di farmi pagare, e con un lavoro part-time come escort guadagnavo, come sai, benino. Ero giovane e bella e non c era la crisi. Adesso ho 40 anni e sono decisamente merce in saldo, ma in me la pulsione esiste ancora. Nel frattempo non ho trovato un lavoro regolare appagante pur essendo laureata; mi sono laureata con molto ritardo e lavorando come escort per pagarmi gli studi. E’ bello sapere che qualcuna ce l’ha fatta a riprendersi la vita e a dire un no secco e a smettere. Hai un carattere forte e tanta determinazione”.

Con queste parole, scritte da una persona che mi segue, alla quale vorrei assicurare che 40 anni non sono affatto un’eta’ da “merce in saldo”, inizierei a parlare di un argomento che – mi sono accorta – finora ho trattato pochissimo, in quanto concentrata soprattutto sulle ragioni che portano una ragazza a scegliere di prostituirsi e non sui motivi che, invece, la conducono, poi, a smettere.

E’ scontato dire che per ognuna e’ una storia a se’, ed e’ impossibile individuare, nella singolarita’ di ciascuna, le ragioni per cui si inizia un certo percorso e, quindi, di conseguenza, anche le ragioni che ci portano ad interromperlo. E’ possibile tuttavia evidenziarne alcuni aspetti interessanti che, spero, faranno riflettere sia chi da questo mondo ci e’ passato, in modo piu’ o meno marginale, sia chi, pur rimanendone distante, ne ha subito il fascino o ha sempre avuto curiosita’ di scoprirne i retroscena.

Quella della prostituta e’ una professione non comune, particolare, borderline, che in certi casi, come dice appunto l’autrice del messaggio, puo’ arrivare a dare gli stessi effetti della droga. Percio’, rinunciarvi, e rinunciare conseguentemente a tutto cio’ che si ottiene esercitandola – soldi, corteggiatori, ammirazione, trasgressione, consapevolezza di suscitare desiderio e quindi di rappresentare in molti casi il sogno erotico di una grande platea di uomini – non e’ facile. Tuttavia, cosi’ come quando all’inizio e’ indispensabile stabilire delle chiare regole d’ingaggio, fissando dei paletti e dei limiti da non superare, e’ necessario ogni tanto interrogarsi e individuare a quale punto del percorso siamo arrivate.

Molte si chiedono perche’ si dovrebbe interrompere l’estrazione dell’oro quando la vena aurifera non e’ ancora esaurita. E’ una domanda che, a suo tempo, mi sono posta anch’io, e la risposta e’ stata che scegliere di smettere quando ormai nessuno ci vuole piu’ e’ facile, anzi non si tratta neppure di una scelta; difficile e’ farlo quando sappiamo di essere ancora al top, quando ancora possiamo scegliere, quando sappiamo che stiamo lasciando qualcosa a cui teniamo, rischiando finanche di sbagliare. Se iniziare e’ quindi una dimostrazione di coraggio, e di intraprendenza, smettere diventa la dimostrazione che siamo in grado di vincere su tutto; persino su noi stesse.

Mi confido’ una volta un’amica: “Se si vuol lasciare un segno del nostro passaggio ed essere ricordate con nostalgia, si deve abbandonare al culmine della carriera e non nel momento del declino”. Aveva ragione. Infatti, se paragono, come spesso mi capita di fare, la prostituta con un’attrice, devo dire che mi hanno sempre fatto molta pena le vecchie attrici a fine carriera, che non si rassegnano al trascorrere degli anni, con le loro facce liftate e quei capelli eternamente tinti per celare la canutezza. E da questo capisco quanto sia amaro dover riconoscere di essere ormai fuori dai giochi, soprattutto per chi da giovane e’ stata bella ed ammirata. C’e’ pero’ anche chi preferisce lasciare anzitempo, cosi’ da essere ricordata al culmine della propria bellezza, e chissa’ che non sia questo il reale motivo che ha portato alcune famose attrici del passato a sparire totalmente dalla circolazione o addirittura, in casi estremi, a togliersi la vita.

Ci sono due momenti veramente importanti per chi fa la prostituta: quando si decide di iniziare e quando si capisce di aver piu’ nulla da dare o ricevere dal punto di vista professionale. Entrambi questi momenti hanno un loro perche’, una loro profondita’ umana, un loro dramma interiore, e possono essere oggetto di bizzarre elucubrazioni e analisi sociali, ma ci sono delle sostanziali differenze: l’inizio del percorso e’ sempre denso di grandi speranze ma anche di grandi paure, di molte perplessita’ ma anche di tanta spregiudicatezza. E’ il momento acerbo, dell’avventura, dell’incoscienza, il piu’ frenetico, in cui non si sa esattamente cio’ che si vuole; si sa solo che la condizione che viviamo non ci soddisfa e speriamo, anche con un passo azzardato, di cambiarla in meglio. Il momento della fine giunge invece con la maturita’, indipendentemente dall’eta’ anagrafica; cioe’ quando si pensa di aver ottenuto in parte le cose che desideravamo, oppure – ancor piu’ vero – quando ci rendiamo conto di aver raggiunto i limiti oltre i quali non possiamo o non vogliamo piu’ spingerci. E’ quindi una resa dei conti con noi stesse, un momento del bilancio, ponderato, pacato, di accettazione di cio’ che siamo riuscite a costruire (o forse a distruggere), ma anche di rassegnazione per non aver ottenuto tutto quello che avevamo sperato. Tuttavia, quando questo momento arriva, si prova un grande senso di liberazione e persino di soddisfazione, perche’ si sa in modo inequivocabile di avere un carattere forte ed essere dotate di grande determinazione.

Quando si prende una decisione che cambia totalmente la nostra vita, sia in un senso che nel senso contrario, e’ sempre un momento di grande forza. Ed e’ la consapevolezza di quella forza che ci rende appagate e ci fa dire: “Ecco, adesso che conosco questa vita, adesso che ne ho sviscerato il mistero, posso finalmente cambiare e dedicarmi a qualcosa di diverso, piu’ utile a me stessa o forse agli altri, a qualcosa di piu’ consono alla mia personalita’”.

Si’, il carattere e la curiosita’, sono “reagenti” importanti per questa alchimia che porta alla decisione di smettere, ma non sono gli unici. Abbiamo detto che anche l’eta’ e’ importante, e non solo quella anagrafica ma anche per quanto tempo abbiamo esercitato la professione. Come ogni cosa, alla fine, la ripetitivita’ delle situazioni fa perdere quello spirito d’avventura e d’incognito che ci affascina all’inizio; subentra la noia, e allora si sognano altre situazioni, che ci sembrano piu’ avvincenti, ma solo perche’ meno vissute. Quello che per altre donne rappresenterebbe la trasgressione piu’ assoluta, per chi fa la prostituta, e lo fa da molti anni, e’ simile al lavoro di un’operaia che si reca ogni giorno in fabbrica.

Ma oltre a cio’, una delle cose piu’ importanti (ed improvvise) che inducono a smettere, e’ l’incontro con una persona che ci sconvolge la vita; qualcuno di cui ci si innamora. L’amore e’ infatti una molla assai potente che fa scattare il meccanismo. E’ questo il motivo che spinge chi ha intenzione di esercitare il piu’ a lungo possibile ad evitare situazioni del genere. Non sempre e’ facile, perche’ l’innamoramento e’ imprevedibile e quando avviene non lascia scampo, ma frequentare clienti insulsi, spesso non attraenti, e quasi sempre gia’ impegnati, alla fine, di sicuro, aiuta a non cadere nella rete. Ciononostante puo’ capitare di incontrare chi ti fa perdere la testa, che diventa piu’ importante dei quattrini o di tutti gli amanti che potresti avere nel letto, e allora ti rendi conto di aver raggiunto il punto d’arrivo.

E’ il momento dell’incasso delle cedole che negli anni sono maturate, con la speranza di aver accumulato, sia materialmente che dal lato umano, un capitale sufficiente per vivere di rendita. I soldi se saremo state oculate non ci mancheranno (o quanto meno non faremo la vita delle povere disgraziate), e non ci mancheranno neppure gli affetti e le persone con le quali condividere le esperienze future; proprio perche’ la vita abbiamo imparato un po’ a conoscerla, e nel cinismo della professione in cui niente viene dato per niente, abbiamo anche assorbito l’altro lato della medaglia: il dare senza ricevere.

Certo il modo attraverso il quale questa conoscenza e questo accumulo di esperienze e di sicurezza economica e’ avvenuto, da molte persone viene ritenuto sporco, immorale, innaturale, perche’ non tiene conto delle reali esigenze dell’essere umano (dicono), ma chi puo’ arrogarsi il diritto di stabilire e decidere quali siano le esigenze di ciascuno e quale debba essere la morale condivisa? Non siamo fatti tutti allo stesso modo, la sostanza di cui siamo composti materialmente e’ la stessa, ma non pensiamo le stesse cose, non proviamo le stesse emozioni, non abbiamo le stesse paure, gli stessi dubbi, gli stessi tormenti interiori. In sostanza: e’ impossibile che interpretiamo la vita tutti quanti nello stesso modo. C’e’ chi non farebbe mai sesso per denaro e c’e’ chi invece lo farebbe (e lo fa) solo per denaro. In mezzo ci sta di tutto, in una gradazione infinita di grigi. L’importante e’ che nessuno soffra mai per causa nostra o quanto meno, se soffre, non sia perche’ l’abbiamo voluto noi.

Tornando pero’ ai motivi che ci portano a smettere, abbiamo individuato il carattere, la consapevolezza di essere giunte al traguardo che ci eravamo prefissate, l’eta’ e il voler uscire dalla scena da protagoniste e non da comparse, l’arrivo di nuove opportunita’ di lavoro piu’ redditizio o piu’ appagante, il giungere di un affetto importante (partner o figlio), ma anche la perdita di qualcuno che amiamo che puo’ farci entrare in crisi facendoci arrivare a riconsiderare tutta la nostra esistenza e ad interrogarci se quella perdita sia in parte dovuta, seppur marginalmente, al nostro stile di vita.

Ho buttato giu’ questi pensieri per rispondere all’amica che mi ha inviato quel messaggio, ma anche per dire a tutte le ragazze che mi scrivono ogni giorno, e che magari hanno intenzione di iniziare, per via della crisi o perche’ intravedono un modo facile per fare un po’ di soldi, che la strada della escort non e’ tutta in discesa come sembra e che, soprattutto, non va mai dritta fino alla meta. Quasi sempre e' impervia e si inerpica per sentieri che all’inizio neppure possiamo immaginare; puo’ persino interrompersi di colpo di fronte ad uno strapiombo che non lascia via d’uscita. Perche’ “l’effetto droga” non scompare mai del tutto, per nessuna. Anche se passano gli anni e le esperienze si allontanano sempre piu’ nel tempo, fino ad assumere una dimensione quasi onirica, sensazioni forti come quelle che si provano in certe situazioni sono difficili da dimenticare.

11 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

in tutte le professioni si continua a lavorare finchè non si trova un'attività che rende di più o che ci dà maggiori soddisfazioni.

Forse fare l'escort è un'attività che comporta un impegno personale particolare, per cui può aver senso smettere nel momento di massimo guadagno.

Ciao Davide

Anonimo ha detto...

Il mondo del meritricio da embo i lati crea una forte dipendenza, come una droga (confermo questo commento), ci permette a noi, e sicuramente anche a voi, di vivere in un modo che altrimenti non ci potremmo permettere; che siano i soldi o le fantasie poco importa.
Una vita al limite della realta', che una volta abbandonato rimane solo un costante ricordo, ricascarci e' facile una volta che si sa come fare.

Punter

Anna ha detto...

Ciao klara. Premesso che è difficile una risposta univoca, ma dal tuo punto di vista qual è il limite temporale entro cui una donna può esercitare dignitosamente? Io l'ho fatto a fasi alterne, un po' smettevo un po' lo facevo anche se pochi incontri perché sia psicologicamente che fisicamente non reggevo più di tanto, ma sempre dopo alcuni mesi di pausa c'era qualcosa che mi spingeva a fare degli incontri, oltre il denaro. Ora è da tanto che non ne faccio ma lo stesso impulso a volte mi prende (e comunque anche il bisogno di avere più denaro) ma ho 34 anni e seppur faccio sport e sono in forma comunque mi sento "vecchia" ! E avrei paura che ora a differenza di prima mi sentirei appunto come diceva la donna che hai citato "merce scaduta". O meglio avrei paura che gliuomini mi facessero sentire tale e quindi evito. Tu pensi che si debba assecondare l'eventuale pulsione o forse è meglio rendersi conto che c'è un limite temporale oggettivo? Scusa forse avrei dovuto scriverti in privato.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Anna: No. Non credo esista un limite temporale. Almeno non fino a oltre 40 anni e tu a 34 sei ancora giovane. E' questione di sensibilita' personale (cioe' quello che ti dice il tuo cuore e il tuo desiderio). Inoltre non a tutti i clienti piacciono le ragazze molto giovani. Una buona parte di loro amano accompagnarsi con donne piu' mature (dai 30 ai 40, appunto) purche' ovviamente siano in forma.

Anna ha detto...

Grazie per la tua risposta. Volevo aggiungere altre cose ma le ho cancellate per non abusare e trasformare il tuo spazio in un confessionale. Hai un blog molto interessante

Magnoli@ ha detto...

io mi sento merce in saldo a 35...

Jay.Gatsby ha detto...

Se una donna si mantiene in forma l'eta' non conta.
Quel che si perde con il passare degli anni si compensa con l'esperienza.
Fondamentale è avere personalità e carattere.
Se si è lavorato su questo, anche sull'intelletto, oltre che sul corpo, e' assurdo avere paura di un confronto con colleghe ventenni o su di li.
Certo, non tutti gli uomini sono uguali, qualche cretino ossessionato dalla perfezione si trova sempre, ma in fondo che importa?
Ciao Chiara, e' passato del tempo e sono stato un po' distratto....

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ben tornato, Gatsby.

Anonimo ha detto...

Beata te che hai fregato a tutti e ti sei presa i solo i soldi. Adesso te li puoi spendere come vuoi tu e non hai mai avuto problemi di nulla. E' inutile a dire, hai il pelo sullo stomaco e sei una macchina del sesso.

Martina

moreno mo ha detto...

Storie interessanti (se riesci a reperire le repliche)
Entrambe.
Ciao Lara

Moreno

moreno mo ha detto...

Il link di cui ho scritto sopra:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d4e3c68-ea53-428a-bc1d-61ea7f0e88f0.html

Ciao Klara

Moreno

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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