martedì 25 novembre 2014

18
comments
Perche' abbandonero' Facebook

In queste ore ho avuto modo di pensare che, forse, e' il caso che io chiuda con Facebook. E' un ambiente (scusate) di merda. E mi riferisco soprattutto all'area frequentata da italiani, dove i saccenti abitanti del Bel Paese usano un’arena virtuale per sfogare frustrazioni, rabbie, gelosie, invidie, perfidia e tutto cio’ che di pessimo puo’ essere contenuto nel loro (ben misero) cuore.

Lo posso dire perche’, frequentando anche altri luoghi virtuali, piu’ internazionali, seppur anche altrove si discuta e si litighi, anche animatamente, la conflittualita' cattiva, livorosa, vendicativa, che ho notato fra (scusate ancora) gli italiani e’ qualcosa a cui non ero piu' abituata da molto tempo. A cio' si va ad aggiungere il sistema imperfetto di Facebook, che non garantisce alcuna regola certa e favorisce solo i piu’ fetenti dei suoi frequentatori.

A molti piace fare i filosofi. Cercano di sembrare disinteressati, “superiori” a certe cose, non intaccabili da cio' che puo' avvenire nei social network; ritengono che non sia importante e suggeriscono di non prendersela troppo. Per la verita’ anch’io, assai spesso, mi sono trovata d’accordo con loro, ma, a pensarci bene, e osservando bene i comportamenti dei piu’, mi sono accorta che questa sdrammatizzazione e' solo un alibi che tutti ci diamo, e che ci serve per non sentirci stupidi.

Quindi, non e’ tanto il blocco dell'account in se' a bruciarmi, che' quello (come si e’ visto) si puo’ creare e ricreare senza problemi, ma e’ la consapevolezza improvvisa di aver anch'io, con la mia attiva presenza, contribuito ad alimentare la materia fecale in cui tutti abbiamo sguazzato, contenti, facendo finta che ci venisse regalato qualcosa, perche’ era gratis, quando in realta' cio' che avevamo era solo frustrazione, angoscia, incazzatura, irritazione, amarezza.

E’ giunto il momento dunque di riappropriarmi di un’identita' virtuale svincolata dalle regole di chi e’ in grado di mettermi la museruola come se fossi un animale. Non sono una masochista e l'immagine che ho avuto di me, mentre cercavo di accedere all'account, cliccando compulsivamente per vedere se, casualmente, era sopravvenuto lo sblocco, con quel modo tipico di chi e’ dipendente da una droga, mi ha schifata. Mi sono fatta pena! E cio’ e’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Cosi’, come accadde con l'epoca dei forum, alcuni anni fa, quando a causa delle conflittualita' (sempre italiche) decisi di migrare sul blog, ho la forte sensazione che la mia esperienza nei social stia per concludersi. Anche se mi dovessero riattivare l'account, domani, dopodomani o fra un mese, non credo che il mio spirito sara' com'era prima. In queste poche ore ho avuto modo di riflettere mentre guardavo dall’esterno “l’acquario”, dove anch’io sguazzavo dentro. Ed ho visto cio' che siamo, come ci comportiamo; ho visto cio' che accade; ho visto come supinamente ci pieghiamo a quelle che sono delle vere e proprie angherie, solo per avere un briciolo di considerazione da chi neppure conosciamo, e ho capito che non era da me vivere chiusa in una boccia come un pesce rosso. Assolutamente no!

Magari ad altri sta bene cosi’. Magari altri sono piu’ masochisti, e si comportano, nei confronti di questo “mostro cerebrale” creato da Zuckerberg, come si comportano (probabilmente) con le loro mogli, i loro mariti: litigano, fanno scenate, tragedie greche, soffrono in modo bestiale, ma poi, alla fine li perdonano e decidono di restarci insieme. Dopo gli schiaffi e’ sufficiente un bacetto e un abbraccio per avere sollievo, fino alla prossima guerra. Tipico italico, mi verrebbe da dire! Ma io sono diversa. Io, quando capisco che non mi vogliono e un ambiente mi respinge, fuggo via, senza pensarci a troppo, per ricominciare altrove.

Come ultima azione in Facebook ho creato un gruppo (a cui si accede solo per invito), dove ho radunato un centinaio di persone selezionate nel tempo. Persone che ho avuto modo di valutare e sulle quali sarei pronta a mettere la mano sul fuoco riguardo alla loro onesta' intellettuale e correttezza, nonostante tutti abbiano le idee piu’ diverse e controverse. La considero la “crema” di Facebook; una piccola vittoria. Unico motivo di soddisfazione che oggi riesco ad avere.

martedì 18 novembre 2014

11
comments
Come leccare la patata senza rischiar di fare una pessima figura

Quante volte me l’hanno leccata? Sinceramente non ho tenuto il conto, anche perche’ sarebbe stato impossibile tenerlo. Tuttavia non sempre e’ stato piacevole. Anzi, la maggior parte delle volte, e’ stato tremendamente noioso. Ma quasi sempre, in quei casi, ero pagata per farmela leccare, e l’orgasmo gia’ lo raggiungevo quando ricevevo i soldi. Percio’, anche se spesso, per concludere velocemente, me ne inventavo uno finto, di certo non me ne tornavo a casa insoddisfatta.

Dal preambolo avrete capito che il tema di oggi e’ il cunnilingus, o piu’ comunemente conosciuto come “leccata di fica”. Ovviamente, nel trattare l’argomento, non manchero’ di parlare anche di me: di cio’ che mi piace, di cio’ che non mi piace, di cio’ che mi fa impazzire, oppure di cio’ che proprio non sopporto. So che siete dei curiosoni, e io voglio accontentarvi.

Del sesso orale, sia attivo che passivo, sia con maschi che con femmine, ne ho fatto quasi una specialita’ della casa, se non addirittura una passione, un hobby, e posso dire con estrema sicurezza che sono le donne, omosessuali o bisessuali, quelle che la sanno leccare meglio; per ovvie ragioni. Le migliori le ho trovate fra le non piu’ giovanissime, che’ la gioventu’, si sa, e’ anche sinonimo d’inesperienza, oltre che di scarsa capacita’ di apprezzare pienamente il sesso. Ciononostante devo confessare che anche fra gli uomini non sono mancati dei veri e propri fuoriclasse.

La prima cosa che si deve fare quando si lecca la fica e’ non imitare mai gli attori dei film porno, poiche’ il rischio e’ quello di far figure veramente ridicole. Nei film porno la sessualita’ viene interpretata principalmente dal punto di vista di chi guarda. E’ lo spettatore che si deve eccitare, e a nessuno importa se agli attori piaccia veramente cio’ che stanno facendo, nel modo in cui lo stanno facendo. Cio’ che conta, sul set, e’ che siano sempre ben esposti gli organi sessuali, che l’azione sia visibile, e questo costringe gli attori a concentrarsi piu’ sulle posizioni (talvolta innaturali) che sull’atto in se’. Quando leccate, invece, non potete (ne’ dovete) distrarvi. Non dovete mettervi in posa, non avete spettatori da accontentare, ma tutta l’attenzione deve essere rivolta solo al piacere della vostra partner. In quel momento lei sta abbandonandosi completamente a voi. Non deludetela, e non pensate ad altro che a farla godere.

La seconda cosa che dovete sapere e’ che ci sono fondamentalmente due tipi di donne: quelle che sanno come godere anche senza di voi, e quelle che non godono fintanto che non le fate godere voi. Se vi capitano le prime avete avuto fortuna; saranno loro che vi indicheranno, coi loro movimenti o addirittura dicendovelo esplicitamente, cosa fare, e non dovrete neppure faticare tanto per sentire il loro succo scivolarvi abbondante in bocca. Nel caso invece vi capitino le seconde, dovrete impegnarvi di piu’, ma non scoraggiatevi: se seguirete i miei consigli, sicuramente, riuscirete a vincere la gara.

Come partire? Ovviamente con baci leggeri. Usate le labbra inumidite prima della lingua. Sfiorate appena le grandi labbra, poi passate alle piccole. E’ essenziale che tutto si svolga in modo dolce, progressivo, senza accelerazioni brusche. Ed anche la leccata, dopo, occorre che sia liscia, costante, lenta, e che segua un ritmo preciso, in crescendo via via che il piacere della vostra partner aumenta. Preparatevi dunque a dover muovere la lingua per un bel po’, ed aspettatevi anche di sentirla dolorante molto prima che lei sia venuta. Tenete presente che, se di gara si tratta, non e’ certamente una gara di velocita’, ma piuttosto di fondo.

Uno dei metodi che molti usano (perche’ l’hanno letto in qualche articolo che riguardava quest’argomento) e’ quello di fare movimenti con la lingua in modo da mimare la scrittura di lettere dell’alfabeto. Cio’ puo’ essere finanche divertente e puo’ creare delle situazioni davvero interessanti, tipo: “Indovina che cosa sto scrivendo?” Ma alla fine il giochetto stanca, e dopo il cinquantesimo partner che glielo propone, una donna potrebbe anche trovarlo banale. Percio’, se colei con la quale avete a che fare non e’ una giovane ragazza con poca esperienza, desiderosa di farvi da allieva, evitate di riproporle il gioco delle letterine. Al limite, se proprio volete stupirla, cambiate un attimo e buttatela sul matematico, scrivendo delle equazioni di terzo grado, e lasciando che sia lei a dare la soluzione.

Non c'e’ niente di peggio di quelli che, una volta individuata la tecnica giusta per leccare, la cambiano di continuo, oppure modificano la velocita’, o la posizione della lingua perche’ temono che lei si annoi. E’ davvero una cosa irritante. Osservate lei, invece! Se vedete che le piace quello che le state facendo, continuate a farlo!!! Non modificate, non vi fermate, non inventatevi niente di nuovo. Le cose vanno bene in quel modo! Non date retta agli amici che vi dicono che e’ meglio provare i trucchi tutti nella stessa sessione.

Un giochetto interessante, meno colto ma assai meno banale, e’ quello di usare il caldo e il freddo. Una come me, che ama le sensazioni forti ed estreme, impazzisce. Attrezzatevi quindi con piccoli cubetti di ghiaccio da far scivolare intorno alla clitoride e nell'apertura vaginale. Oppure, se vi sentite esperti e temerari, potete usare la cera calda di una candela per farla gocciolare sul pube e nell’interno cosce, creando la sensazione opposta. Ma in questo secondo caso ponete molta attenzione a non far gocciolare la cera calda direttamente sulla sua fica o sulla clitoride, o rischiate di passare il resto della giornata al pronto soccorso: lei per piccole ustioni e voi per un occhio nero.

Ricordo un tipo che con me amava usare i cubetti di ghiaccio in un modo piuttosto raffinato. Ne preparava una tazza piena e me li infilava dentro uno per volta, come fossero palline Ben Wa. Dopo avermene infilati due o tre, iniziava a leccarmi e baciarmi la clitoride. Poi, una volta che il ghiaccio si era un po’ sciolto, succhiava fuori i cubetti, uno per uno, svuotandomi. E ricominciava. Si prova una straordinaria combinazione di freddo e caldo alla quale e’ difficile che non segua un orgasmo molto intenso.

Per quanto riguarda il sesso orale, comunque, e’ necessario che conosciate il livello di sensibilita’ della vostra partner. Noi donne abbiamo, nell’organo sessuale, qualcosa come cinque volte le terminazioni nervose che hanno gli uomini. Quindi, un’accentuata pressione, un movimento brusco, qualsiasi stimolo, tutto, e’ amplificato per cinque, e talvolta puo’ essere piu’ doloroso che piacevole. Io, ad esempio, sono iper-sensibile. Se qualcuno si tuffa con la faccia in mezzo alle mie gambe, attaccando la mia clitoride usando i denti, probabilmente riusciro’ ad avere ugualmente l'orgasmo (piu’ per il piacere dovuto al dolore, che’ sono un po’ masochista). Pero’, dopo, avro’ tutta la parte indolenzita per ore, o addirittura per giorni. E questo, per chi ama far sesso spesso e volentieri, e’ estremamente irritante!

Uno dei segreti e’ tenere la lingua morbida intorno alla zona clitoridea. Non induritela. Molte donne sono molto (troppo) sensibili e basta un nonnulla per far provar loro fastidio invece di piacere. Una volta che sono eccitate, un colpetto occasionale con la lingua ci puo’ stare, ma solo occasionalmente. Per il resto, niente lingua a punta rigida, bensi’ una lingua dolce e piatta che e’ sempre incredibilmente piacevole.

Per intensificare il piacere potete, con le dita, stimolare il punto G, che si trova dietro alla clitoride, all'interno della vagina. Arrivate a toccarlo arcuando le dita. Meglio se ne usate due, da introdurre non insieme ma prima una e poi l’altra, dopo averle adeguatamente lubrificate con la saliva. La stimolazione del punto G, se ben eseguita, con lenti movimenti circolari coi polpastrelli, e’ importante in quanto crea un orgasmo molto piu’ profondo e intenso. Considerate, pero’, che non tutte amano la penetrazione con le dita mentre succhiate loro la clitoride. Per alcune le due cose simultanee creano distrazione. Quando lo fanno a me, invece, si capisce subito che non vengo distratta: inizio a muovermi verso la lingua, e col sesso vado ad assecondare il movimento dei polpastrelli, e cio’ significa che entrambi, chi me la sta leccando ed io, abbiamo trovato il “punto esatto”!

Niente e’ piu’ erotico dell’essere tenuta aperta da mani di chi sai che in quel momento ti sta desiderando. Quindi apritele le piccole labbra. Cio’ vi da’ l’accesso diretto alla clitoride e vi da’ modo di poterlo “lavorare” nel modo giusto. Ma anche in questo caso, siate delicati. Si tratta di pur sempre di aprire delle piccole labbra vaginali, non di allargare le sbarre di una cella. Lo potete fare semplicemente usando due dita. Quando lo fanno a me, mi sciolgo ogni volta. Mi piace il momento in cui mi allargano le gambe, prendendole con entrambe le mani, per tenere le mie labbra aperte mentre me la leccano, iniziando dalle grandi e poi le piccole, quindi la clitoride, e la massaggiano con la lingua, all’inizio delicatamente, poi sempre piu’ velocemente fino a quando vengo.

Non partite subito affondando la faccia direttamente nel suo sesso. All’inizio usate solo la punta della lingua (tenuta morbida), e guardatela negli occhi. Gli uomini amano che li si guardi negli occhi mentre glielo succhiamo, e per noi e’ esattamente la stessa cosa. A me fa andare letteralmente via di testa!

Cominciate con i baci, e leggeri colpi intenzionali della lingua, facendola poi ruotare intorno alla clitoride, ma senza mai andarci direttamente sopra, all’inizio, poiche’ e’ un punto assai sensibile e bisogna che sia prima “preparato” adeguatamente. Questi preliminari servono a creare le condizioni affinche’ grandi labbra, piccole labbra, clitoride e vagina, siano in grado di assorbire solo piacere e niente altro, e cio’ puo’ avvenire solo se l’approccio e’ morbido e progressivo. A volte puo’ volerci molto tempo, ma piu’ tempo ci vuole, piu’ e’ lungo il godimento, e piu’ e’ intenso l’orgasmo quando arriva. Una cosa che mi fa perdere la testa e’ l’inserimento della sola punta di un dito nell’orifizio mentre mi stanno leccando. Solo la punta, solo una falange, muovendola appena, come se facesse il solletico. Tutto all’inizio deve essere delicato, percio’ non spingete il dito troppo energicamente. Deve essere solo un titillamento leggero, niente altro!

Qualunque posizione va bene. C’e’ chi preferisce essere leccata da dietro, o da sotto, stando in piedi oppure cavalcando la faccia del partner. Chiedete a lei come preferisce farlo e non sbaglierete mai. La posizione che preferisco io e’ quella classica, supina, sulla schiena, mentre chi mi e’ partner appoggia la testa sulla mia gamba e inizia a baciare, leccare, succhiare. A volte mi piace essere penetrata subito dalle dita, ed arrivare veloce all’orgasmo. Altre volte, invece, mi piace portare avanti il gioco per un tempo lunghissimo. Tutto dipende da chi e’ il mio compagno o la mia compagna, e qual e’ l’alchimia che c’e’ fra noi.

Una cosa importantissima: terminate sempre cio’ che avete iniziato, e una volta che avete trovato il punto caldo, state li’, dedicatevi a quello, non abbandonatelo, coccolatelo e titillatelo il piu’ a lungo possibile. Anche per un’ora intera se necessario! Piu’ sara’ lunga l’attesa, piu’ sara’ ripagata. Mantenere, dunque, un ritmo costante, in leggero crescendo via via che sentite aumentare il piacere della vostra partner. Da cosa lo capite? Dalla quantita’ di liquido lubrificante che secerne la sua vagina. Ricordarsi anche di mantenere la lingua rilassata; la lingua a punta e troppo dura sulla clitoride, l’ho gia' detto, invece di eccitare, in realta’ desensibilizza.

Tenete a mente che, se lei sta gemendo piu’ forte, non significa che vuole che improvvisamente aumentiate il ritmo, andando piu’ veloci, o che iniziate a succhiarle forte la clitoride. Cio’ che vuol dire e’ che le piace esattamente quello che le state facendo. Quando qualcuno mi sta facendo qualcosa che mi piace, di solito dico: "Non fermarti!" Che significa: "Non smettere di fare esattamente quello che stai facendo in questo momento!"

E’ estremamente eccitante farsi descrivere dal partner di che cosa sappiamo. Sentir che gradisce il nostro sapore, e che e’ qualcosa che non smetterebbe mai di assaggiare. Ananas, albicocca, anguria, ma anche sedano, prezzemolo, per non parlar di tutti i sapori abbinati al pesce; le donne hanno i gusti piu’ diversi. Se capita quello che ti piace, puoi starlo a mangiare tutto il giorno. Non per niente il termine inglese per il cunnilingus e’ “pussy eating”. Letteralmente: “mangiare la fica”. Quando la leccate dovete credere che sia la cosa piu’ buona che abbiate mai assaggiato. Pensate al vostro cibo preferito e fingete di mangiare proprio quello.

Dopo essere stata succhiata, mangiata, e gustata da centinaia di uomini e donne, posso dirvi che il modo migliore per scoprire cosa piace veramente alla vostra partner e’ quello di farla giocare con se stessa. Seguire dove lei vi porta, perche’ non si e’ mai uguali, e non sempre vogliamo le stesse cose. Ogni volta cambiamo A volte lo si vuol fare in modo rude, rasentando il sadomasochismo, mentre altre volte desideriamo essere semplicemente sfiorate dal tocco di una piuma, prima di esplodere nell’orgasmo. Cio’ che e’ noioso e’ la ripetitivita’; il ricalcare ogni volta lo stesso schema, fisso, immutabile. Cercate percio’ di sembrare ogni volta diversi e, se possibile, non ripetete mai con la stessa cio’ che avete fatto la volta precedente. Questo impegna le coppie non occasionali ad un maggiore sforzo, in quanto non e’ facile non ripetersi quando si fa sesso con la stessa persona innumerevoli volte. Parlarsi e confessarsi, senza pudore, le fantasie che si hanno aiuta a trovare la soluzione ad un’inevitabile “noia” dovuta alla ripetitivita’ delle situazioni coniugali.

Parlate con lei. Fatele i complimenti per come e’ fatta. Ditele che vi piace la sua fica; cio’ le rafforza la fiducia in se stessa, crea afflato sensuale nei vostri confronti, ed influira’ enormemente nella qualita’ del suo orgasmo. Anch’io preferisco i partner che indagano, e che oltre a esprimermi rassicuranti complimenti, mi chiedono se mi piace come me la leccano, cosicche’ possa aiutarli a trovare la combinazione giusta che mi fa schizzare di piacere, senza che mi debba preoccupare di ferire i loro sentimenti. Perche’ non tutti sono adatti a farsi guidare; molti non lo sopportano proprio. Sono quelli che cercano di avere sempre l’iniziativa per dimostrare alla femmina di “saperci fare”. Ma non sanno quanto sbagliano. Non siamo tutte uguali e non tutte reagiamo allo stesso modo se sottoposte agli stessi stimoli. A chi ha quest’attitudine al machismo, consiglio quindi di provare ad invertire qualche volta i ruoli. Capire cosa prova l’altro (uomo o donna che sia) e’ utile se non si vuol essere derubricati al ruolo di amanti banali ed insignificanti.

Evitare assolutamente di fare qualcosa che ci disgusta. Se non vi piace la fica che state leccando, se non vi piace il sapore che ha, se non vi piace com’e’ fatta e se, anzi, addirittura, vi fa proprio schifo, smettete subito. Al limite, se vedete che lei ha voglia di concludere, utilizzate le dita, un dildo, un ortaggio o qualsiasi altra cosa, ma non la leccate se proprio sentite che non vi piace. Se pero’ tutto si limita a una questione di sapore, avere a disposizione un ghiacciolo alla frutta puo’ essere una buona soluzione. Tenuto in bocca rende tutto piu’ gradevole e, inoltre, rende la lingua fredda che dona a lei una sensazione incredibile.

Altra cosa da non fare e’ usare i denti sulla clitoride (l’ho gia’ detto, ma conviene ripeterlo), a meno che non siate certi di avere a che fare con una masochista che gode del dolore. Alla maggior parte degli uomini non piace che gli si morda il cazzo, e lo stesso vale per noi e il nostro bottoncino.

Utilizzate tutta la faccia. Non c’e’ niente di piu’ squallido di una lingua esitante. Il mento che si sfrega sull'apertura della vagina, aggiunge piacere al piacere. Non fatelo pero’ troppo energicamente, o con la barba ispida, che’ rischiate di vederla schizzare, si’, ma non per lo squirting, bensi’ fuori dal letto per rivestirsi e tornarsene a casa sua! Non dimenticate di usare anche il naso (sara’ per questo che non mi sono mai piaciuti nasini troppo piccoli?). Per me e’ sempre una sensazione piacevolissima quando sento il naso che strofina la mia clitoride, e il respiro, con l’aria che esce sottoforma di gemiti, oppure che entra inalando il mio odore. E il rumore che fa, cremoso e morbido, sguazzando nel “bagnato”, riesce ad accendermi tutta.

Non esagerate pero’ con la saliva. Per lubrificare bastano le ghiandole di Bartolini e ci si sente meglio quando non abbiamo dentro un lago. Quindi non sbavate! E non leccate emettendo suoni come gorgoglii e roba del genere. E’ disgustoso!

Non dimenticatevi di baciare la clitoride ogni tanto. Fatelo con passione, dopo aver baciato a lungo le labbra della vagina, e succhiatela, ma non troppo forte. La maggior parte degli uomini, appena iniziano a succhiare, lo fanno come se dovessero tirarci fuori la vita, perche’ pensano che per noi sia meraviglioso, probabilmente credendo che la clitoride funzioni come il loro pene. Ma dalla clitoride non esce niente, e non c’e’ niente da aspirare. Sentirsela succhiare troppo forte, invece di farci godere, infastidisce e basta. Leccare, invece, e’ quello che dovete fare. La cosa piu’ importante e’ osservare la reazione che abbiamo. Se gemiamo e ci comportiamo in modo tale che e’ evidente che godiamo, continuate a fare quello che state facendo. Se ce ne stiamo distese e tranquille, senza mostrare alcun gradimento, significa invece che e’ subentrata la noia, e che dovete passare a qualcos’altro.

Anche giocare con la clitoride, dopo un po’, puo’ diventare noioso. Inoltre, dato che molte donne sono particolarmente sensibili in quel punto, il rischio e’ che il piacere si tramuti in fastidio. Percio’, quando vi accorgete che la vostra partner e’ bella calda, e pronta, trasformate la vostra lingua in un piccolo pene. Allungatela, rendetela dura, e usatela per scopare, entrando e uscendo. E’ questo il momento topico di tutta la leccata. E’ qui che si misura la vera abilita’ “leccatoria”. Piu’ riuscite a trasformare la lingua in un piccolo fallo, piu’ riuscirete ad allungarla e ad indurirla, piu’ la vostra partner si ricordera’ di voi. Se pero’ non riuscite a farlo, se avete una lingua che non si allunga e indurisce abbastanza, lasciate perdere. Ritornate a dedicatevi alla clitoride, al titillamento, al massaggio, e ad altri tipi di giochi.

Uno dei giochi che preferisco e’ quando sanno lavorarmi la clitoride secondo la tecnica orientale chiamata del “lucidare la perla”. Consiste nel prendere completamente in bocca la clitoride, come fosse appunto una piccola perla, senza pero’ succhiarla, e passarci sopra la lingua come un panno morbido, in un movimento circolare e molto leggero.

Ad alcune piace anche farsi stimolare l’ano durante la leccata. Ma la zona e’ alquanto rischiosa poiche’, spesso, tale gesto non e’ gradito oppure distrae. Il consiglio e’ quello di saggiare il terreno chiedendo a lei, e non andare avanti dando per scontato che le piaccia cio’ che le state facendo. Non ci vuole molto a domandare: “Ti piace se gioco col tuo culetto?” Sara’ lei a farvi capire se e’ il caso oppure no. Non vergognatevi. Non abbiate timore di dire qualcosa di sciocco. Lei apprezzera’. Fidatevi.

Cio' che piace moltissimo a me e’ quando la lingua scherza un po’ con le mie piccole labbra, e poi si sposta fino alla clitoride, concentrandosi li’. Il labbro inferiore del mio partner s’inumidisce dei miei umori, che colano intorno al perineo, e questo aiuta a lubrificare l’ano in cui, puo’ essere introdotto un dito.

Un altro modo di dar piacere e’ “ronzare”, emettendo una specie di vibrazione sulla clitoride mentre la si lecca, come farebbe appunto un vibratore. Per quanto mi riguarda, non c’e’ nulla che ami di piu’ di una lingua che mi lecca e due dita dentro di me. Non ha molta importanza se la lingua si muove avanti e indietro, da un lato all'altro, o in cerchio. Tutto cio’ che conta pero’ e’ che una volta scelto un metodo, questo non sia modificato. Dopodiche’ non ci sara’ neppure bisogno che le dita mi vengano spinte dentro perche’ sara’ il mio stesso sesso a risucchiarle. E se in quel momento la bocca viene usata abilmente, arrivo cosi’ rapidamente, e intensamente, all’orgasmo da lasciar sbalorditi tutti i miei partner.

Altra cosa che mi piace e’ parlare sporco e chiedere a chi mi lecca se gli piace la mia fica, e dire altre cose sconcissime che so che fanno esplodere la sua mente, facendolo eccitare ancor di piu’. E’ bellissimo, infatti, quando chi mi e’ partner geme di piacere mentre me la lecca. E piu’ geme, piu’ mi piace.

Non abbiate fretta. Ricordate che piu’ durera’ la leccata, piu’ esplosivo sara’ l’orgasmo. E voi volete quello, vero? Percio’ non dimenticate di essere pazienti. La realta’ non e’ come nei film porno - la maggior parte delle donne non hanno un orgasmo in un minuto o due - e come ogni cosa agognata nella vita, ci vuole tempo, e deve valer la pena di aspettare.

Pero’, se volete farla venire velocemente, focalizzate il vostro lavoro sulla clitoride. Gli uomini, di solito, vogliono leccare tutto e nel minor tempo possibile; sembrano dei cani affamati che si abbuffano sulla ciotola del cibo, ma questo non porta a raggiungere l'orgasmo velocemente. Fate invece come vi consiglio: concentratevi sulla clitoride con un movimento costante, circolare, e allo stesso tempo, infilatele uno o due dita nella vagina. Se farete entrambe le cose allo stesso tempo, lei raggiungera’ l'orgasmo quasi subito. Pero’ lasciate che a fare il lavoro finale sia la bocca e non le vostre mani. Un modo per farmi godere velocemente consiste nell’eseguire un movimento veloce della lingua, come quello che si fa dicendo "LA LA LA LA!", alternato da lunghe e profonde leccate con la lingua piatta. E’ una di quelle tecniche con le quali posso addirittura avere orgasmi multipli!

Chiedetele pure di dirvi quando sta arrivando all’apice, e una volta che vi dice "Si’, adesso!" non fermatevi; non modificate la tecnica o la posizione. Troppe volte, sul punto di venire, ho trovato chi, pensando di strafare, ha cambiato posizione oppure ha iniziato a muovere la lingua in modo diseguale, cosi’ la mia clitoride ha avuto gli spasmi, ma non sono arrivata a godere fino in fondo. E quando accade, mi arrabbio sul serio!

Quando lei e’ venuta, non significa che abbiate finito. Completate l’orgasmo dando alla clitoride un ultimo, leggero, massaggio usando solo le labbra, fino a sentire il piacere dentro di lei che defluisce e si placa. La donna ha una fase di risoluzione molto piu’ lunga di quella maschile che, invece, crolla rapidamente. Il piacere si protrae quindi anche dopo il raggiungimento dell’orgasmo, purche’ il suo organo sessuale venga trattato con delicatezza.

E con quest’ultima nota ho concluso. Sono certa che, qualora aveste avuto la convinzione che leccare la fica fosse cosa semplice e alla portata di tutti, dopo aver letto il mio lungo articolo, vi sarete ricreduti. Perche’ la verita’ e’ che siamo tutte diverse e a non tutte piacciono le stesse cose. Quello che magari ha funzionato con la vostra ultima conquista, potrebbe non andar bene alla prossima; ogni leccata e’ un’opera d’arte, unica e irripetibile. E adesso, dopo la teoria, avanti con la pratica!

martedì 21 ottobre 2014

3
comments
Censura contro la stupidita'

Non esiste alcuna censura contro la stupidita'?
E' un mondo malato quello in cui viviamo, e non sara’ proteggendo i nostri figli dalle cosiddette "immagini esplicite" che li aiuteremo a crescere equilibrati. L'unica cosa che dovremmo fare, invece, e' tenere lontana da loro l'unica cosa veramente dannosa: la VIOLENZA.

Quella si’; la violenza che molte volte fa parte dei loro giochi quando recitano a fare la guerra, quando usano giocattoli che riproducono di armi, oppure quando smanettano in videogiochi dove si vince “uccidendo tutti”. O anche quella violenza che solitamente vedono esibita da gente arrabbiata nei programmi televisivi, dove si dicono di tutto e di piu'.

Ecco qual e' l'unica cosa che crea, nei bambini, un cortocircuito: la violenza. Non certo qualcosa di cosi' naturale, innocuo, come la sessualita'; non certo le persone che fanno sesso; non certo una pornostar che si fa fottere o il culo di chi non ha problemi a mostrarsi nuda.

Non so dove abbiano studiato pedagogia questi preti spretati, le beghine, i perbenisti e gli ipocriti di questo mondo, ma la loro "laurea in insegnamento di vita" non vale una mazza, credetemi! Sono loro, infatti, i maggiori responsabili dello schifo quotidiano che ci circonda; mettono al mondo figli e li educano a diventare dei mostri, violenti, cinici, egoisti, assassini, frustrati e incapaci di far sesso. Futuri violentatori, omofobi, sessisti, razzisti. A loro immagine e somiglianza.

domenica 19 ottobre 2014

4
comments
Avvertenza sul contenuto

Considerato il clima di intolleranza e censura che aleggia anche in Google, spontaneamente ho deciso di settare il blog come "per adulti". Purtroppo e' una decisione che ho dovuto prendere, ben sapendo che ne avro' un riscontro negativo per quanto riguarda l'indicizzazione nei motori di ricerca.

Dopo aver visto alcuni blog, su questa piattaforma, bloccati in quanto ritenuti "pornografici", solo perche' contenevano post intitolati "Le piu' belle attrici di Hollywood" oppure a causa di qualche foto raffigurante piante grasse dove i cactus avevano una vaga forma fallica, ho deciso di attribuire a questo diario il suo reale significato; cioe' che non e' roba per bambini. Ne' per quelli piccoli, ne' per quelli diventati adulti, ma che (ahime’) sono rimasti bambini di cervello.

Sinceramente non so dove si stia andando e quale sia la direzione presa, in termini di liberta' d'espressione, da questa societa' orientata esclusivamente verso l'ostentazione del politicamente corretto, del buonismo ipocrita, e del moralismo piu' peloso. Pero', per non rischiare segnalazioni arbitrarie da parte di integralisti, intolleranti, sessisti, razzisti, e beghine dell'Esercito della Salvezza, ho provveduto a "mettermi in regola" da sola. Cosi' nessuno (spero) avra' piu' niente da ridire.

Sara' la schermata iniziale, dove si da' avvertenza sul contenuto, a tenere lontani i lettori? Non credo. Soprattutto se sono lettori di lunga data e affezionati. E magari, quell'avviso creera' un po' di "torbida curiosita' pruriginosa" nei nuovi. Vedremo come andra' a finire. Nel frattempo fatemi sapere (qui o in Facebook) se riscontrate problemi, se preferivate com'era prima o se, invece, a parte un click in piu' per approvare l'accesso, non vi crea ulteriore disturbo. Grazie.

3
comments
La censura e i nuovi schiavi

Anche in Google, dunque, stanno diventando bigotti, e lo stanno diventando come e piu' di quanto gia’ lo siano in Facebook. Non sono soltanto Zuckerberg e il suo staff, quindi, ad alterare arbitrariamente i canoni con i quali certi temi (immagini, argomenti, pensieri) vengono ammessi o censurati, ma sta diventando ormai un discorso generalizzato che coinvolge ogni multinazionale che abbia interessi nel Web.

Ci aspettano tempi tenebrosi, perche' quando c'e' un restringimento delle possibilita' di esprimersi, e tutto diventa censurabile a insindacabile giudizio dei censori, senza che esistano regole chiare su cosa e' ammesso e cosa no, cio' equivale anche a una regressione dal punto di vista sociale e culturale, e quindi ad un imbarbarimento generale.

Senza liberta' d'espressione, con la censura sempre piu’ incombente mascherata da "tutela dei minori", non esiste evoluzione del pensiero; non esiste cambiamento; non esiste affrancamento dai vecchi tabu' e dai pregiudizi. Senza la liberta' d'espressione l'essere umano resta bloccato, immobile, in uno status quo perenne, imprigionato in un loop mentale che non lo fa procedere oltre il punto in cui si e’ fermato.

C'e' da sorprendersi che alla testa di questo nuovo Medioevo ci siano proprio gli USA che, fino a non molti anni fa venivano portati ad esempio di liberta'? Gli stessi USA che con le guerre hanno esportato la democrazia cercando d’imporre uno stile di vita occidentale a certi popoli proprio rivendicando il fatto che quella gente non era libera? No, non c’e’ da sorprendersi, ma c’e’ da restarne profondamente amareggiati. Come sono mutati i tempi da quando Steve Jobs creo’ lo slogan “Think different”…

Ma anche noi abbiamo le nostre colpe. Siamo proprio noi, infatti, che lo abbiamo permesso e continuiamo a permetterlo: stando qui a utilizzare questi mezzi non facciamo altro che foraggiare quelli che, ormai, son diventati i nostri carcerieri. Ogni volta che ci scappa un click o digitiamo qualcosa, come anch'io sto facendo in questo istante, forniamo loro il nutrimento col quale diventano sempre piu’ forti.

Possiamo sperare di fuggire da questa prigione? Possiamo cambiare le nostre abitudini al punto di uscire da un sistema in cui veniamo costantemente controllati, censurati, instradati, condizionati a pensare (e a fare) quello che vogliono loro senza che ci sia lasciata la facolta’ di decidere? Fino a dove arriveremo prima di capire che siamo come topi in trappola?

Nel frattempo, pero’, mentre ci arrabbiamo, scriviamo post incazzati e li condividiamo sperando di essere ascoltati, recitando la parte di chi si ribella ma che sa di lottare contro i mulini a vento, i privilegiati se la godono, dato che a loro e' concessa ogni trasgressione; persino quella di ignorare le regole alle quali gli altri, i servi, si devono attenere.

Perche’ sono loro i carcerieri, sono loro che detengono le chiavi dei lucchetti coi quali, ogni giorno di piu’, incatenano l'umanita' entro i confini di quell’esistenza che essi stessi hanno progettato, perfetta e micidiale, affinche’ ai "nuovi schiavi" non sia piu’ lasciata alcuna possibilita’ di tornare liberi.

sabato 11 ottobre 2014

10
comments
Coming out

Vivere una condizione come la mia insegna molto; soprattutto a resistere alle discriminazioni. Come ogni cosa che non ci uccide, ci rende piu’ forti. Per questo motivo, sapere di rappresentare tutto quello per cui ci considerano indegni, oggetti di critica, se non addirittura disgustosi, al che al solo guardarci tutti si sentono ripuliti, almeno un po’, sia fuori che dentro, e' cio' che ogni persona dovrebbe provare sulla propria pelle. Perche' e’ solo cosi' che si capisce cosa sia la vera liberta'.

Una volta che tutti sanno chi sei, e quindi non senti piu’ di dover mentire, non hai piu’ neanche il dovere di mantenere coi tuoi comportamenti, spesso ipocriti, alcuna rendita di posizione acquisita.

Non devi piu' adeguarti agli altri per poterti sentir parte del loro clan. Non devi piu' fingere. Non devi piu' obbedire. Non devi piu’ temere ricatti o sputtanamenti.

Cosa c'e' di piu' ignobile, dunque, di una femminista dai gusti sessuali ambigui, atea, zingara, e che ha esercitato il mestiere da molti considerato il piu' ignobile del mondo? Non esiste niente che sia piu’ deplorevole. Tuttavia, maschilisti, perbenisti, bigotti, razzisti, sessuofobi, omofobi, integralisti di ogni genere, non possono niente contro di lei, perche' dentro di se' quella donna ha saputo costruirsi tutte le difese per respingere ogni attacco.

Solo una donna cosi' puo' guardare in faccia gli altri senza abbassare mai lo sguardo e senza il timore di essere ferita. Una donna cosi' e', come chi ha perso tutto, libera perche’ non ha piu’ nulla da perdere.

Scrivo questo perche’ oggi, undici ottobre, e’ la Giornata Internazionale del coming out (che non va confuso con l’outing), e che e’ quel processo che porta una persona a dire, piu’ o meno serenamente e dopo qualche travaglio interiore: “Si’, sono bisessuale, sono zingara, sono (o sono stata) prostituta. E non un problema”.

In un contesto culturale che descrive chi e’ “diverso” di volta in volta come rigetto divino, errore della natura, immorale, disgustoso, riusciamo ad usare finalmente le parole, le nostre parole, per creare uno spazio di Verita’ in grado di abbattere i recinti, le diffidenze, le discriminazioni e l’odio sociale, affinche’ l’ammissione di cio’ che si e’ contribuisca a creare quegli anticorpi necessari a non averne mai vergogna.

mercoledì 17 settembre 2014

6
comments
La vita

La vita non e' qualcosa che abbiamo "meritato". E' un caso. Una lotteria genetica che abbiamo vinto. Percio' se si ha la fortuna di essere nati, perche' uno specifico spermatozoo e' arrivato per primo a fecondare un determinato ovulo, una volta divenuti adulti dovremmo far qualcosa per meritare di essere al mondo. Non importa cosa, ma qualsiasi azione che non riguardi solo il proprio tornaconto e’ sicuramente una cosa giusta.

Forse non esiste uno scopo nel disegno dell'esistenza, ma non riesco ad accettare che tutto possa limitarsi soltanto alla possibilita' (per taluni il sogno) di far shopping nella via piu' modaiola del centro, o passare le vacanze nei posti piu’ esclusivi, o crescere i propri rampolli come principi ereditari, facendoli diventare tali e quali a noi.

La vita non e' l'azienda di famiglia tramandata per via dinastica, non e' uno scranno in parlamento utile solo per ricevere uno stipendio, non e' l'accumulare capitali nei paradisi fiscali godendo nel diventare sempre piu’ ricchi. Non e’ dunque il risultato delle furberie, piccole o grandi, di cui si puo’ essere capaci per salvare il nostro culo infischiandosene di tutto il resto.

Non e' vita quella di chi la spreca in facezie o di chi preferisce restare cieco per non essere disturbato dai tanti problemi che non lo coinvolgono. Quanta gente finge di non vedere per avere l'alibi di non poter agire, ma poi diventa iperattiva allorquando ci sono i soldi di mezzo? Quando puo' accaparrarne sempre di piu', arrivando finanche a fregare i piu' disperati, per non farsi mancare il superfluo.

Puo’ essere considerato "essere umano" chi non lascia dietro di se' altra traccia se non la propria meschinita', dimostrando di non essere degno di quella vita che ha ricevuto per puro caso? Per esserne davvero degni, del regalo che ci e’ stato fatto, occorre che resti almeno una testimonianza, anche piccola, del nostro passaggio. Qualcuno a questo punto obiettera’: “Restano i figli!”. Ma puo’ bastare?

Come puo’ bastare se a degli stronzi se ne sostituiscono altri piu’ giovani? Com’e’ che si evita di sprecare l’unica possibilita’ che ci e’ stata data se ci si limita soltanto a passare “il testimone”, senza aver fatto qualcosa di concreto che sia servita a migliorare le condizioni di chi, magari, ci e' completamente estraneo? Qualcuno col quale non abbiamo alcun legame, ma che ci renda consapevoli che non ci limitiamo solo a guardare, insensibili, le sue sofferenze, ma che siamo anche in grado di andare oltre il nostro egoismo.

mercoledì 27 agosto 2014

26
comments
Un vero maschio

Una particolarità di molti uomini, soprattutto latini, è quella di voler sapere se sono bravi a far sesso. Lo fanno usualmente, ma non basta: se per caso ci inizi una relazione, allora ti tartassano chiedendoti se, nel tuo passato, gli altri che hai avuto sono stati più bravi di loro...

Tutto si fa ancor più complicato se non sei una che ha vissuto l’intera vita in un paesetto di qualche migliaio di anime, ma hai girato il mondo e sei stata insieme a maschi (e femmine) di ogni nazionalità, prestanza fisica, livello culturale e sociale. E allora non sai mai cosa rispondere; se sei sincera rischi di ferirli perché per loro è importantissimo stare sul podio e occupare il primo posto - oltretutto, gli italiani sono anche molto "patriottici" da questo punto di vista -; se invece non dici la verità ti senti un po’ meschina, ma almeno eviti le discussioni infinite e i malumori che, nel rapporto, a causa di ciò, potrebbero persino portare a una rottura.

Quindi menti, spudoratamente. Lo fai perché sei pragmatica e sai che in fondo è a fin di bene: rafforzi la loro autostima e assumi quel ruolo, per loro indispensabile, che hanno sempre riservato alle mamme, le uniche che, fin da piccoli, li hanno abituati a stare su quel podio. Ma quando non hai più alcuna relazione e puoi finalmente dire la verità, allora te ne freghi se qualcuno si offenderà e ti accuserà di generalizzare.

Ebbene, lasciatemelo dire fuori dai denti: gli uomini in grado di soddisfare davvero una donna sono rari, quindi non sperate di rientrare tutti in quella categoria. E se, poi, da italiani, credete che basti il luogo comune del latin lover a far di voi degli splendidi esemplari da letto, le probabilità che vi rientriate sono addirittura minori, perché l'ottusità non gioca certo a vostro favore. Gli italiani, lo si sappia, fra tutti, nel sesso non sono certamente i migliori.

Magari vi è stato detto che siete bravi, bravissimi, insuperabili, e magari pensate anche che chi ve l’ha detto abbia rassicurato solo voi. Scordatevelo! Noi donne, per i motivi che ho appena esposto, mentiamo. Per molte di noi, infatti, è mille volte più importante avere una vita di coppia solida e tranquilla, senza troppe discussioni, piuttosto che uno splendido orgasmo. Il nostro genere è caratterizzato, molto più del vostro, dal pragmatismo.

E poi, se proprio non vogliamo rinunciarci, sappiamo che l’orgasmo ce lo può anche donare qualcun altro; non è difficile per una donna trovare l'occasione. Magari con un uomo verso il quale non proviamo alcun sentimento di tenerezza, né spirito materno, né senso di colpa qualora, parlandogli brutalmente in modo del tutto spudorato dei nostri desideri e di come lui potrebbe soddisfarli, dovessimo ferirlo. Qualcuno al quale non interessi salire sul podio, ma che sia già contento, semplicemente, per averci fatto godere. Un vero maschio.

lunedì 4 agosto 2014

16
comments
Le passioni della nuova Eva

Ho sempre avuto due passioni: il denaro e il sesso. Talvolta in quest’ordine, talvolta in ordine inverso, oppure senza un vero e proprio ordine. Continuamente, entrambi hanno condizionato la mia vita, concedendomi poche possibilità di cambiare e ancor oggi, lo devo ammettere, non ho mai smesso di amare il denaro, e il sesso che me lo faceva guadagnare.

Mi capita spesso di avere questi pensieri; mi vengono, di solito mentre mi guardo allo specchio, prima di uscire da casa, e ogni volta penso alle stesse cose. Tanto che la mia immagine riflessa credo si sia ormai annoiata di me, e di quest’aria da stronza che ho sempre avuto.

Comunque, sebbene non sia più giovanissima, sono ancora bella o quantomeno, obiettivamente molto carina e un tempo facevo la puttana. Sì, proprio la puttana, quella che la dava per soldi; quella che rendeva felici gli uomini che, se non avessero pagato, donne come me avrebbero potuto solo sognarle. Le escort. Oggi le definiscono così per distinguerle dalle prostitute di strada. Un bel termine anglosassone che sostituisce il genuino e più volgare “zoccole”. Anche se quando mi chiamavano zoccola non mi dispiaceva per niente. Anzi, era addirittura eccitante. Le escort: quelle che per un’ora in loro compagnia pretendono di essere pagate talmente tanto da non essere considerate nemmeno più delle puttane, ma professioniste esclusive e richieste.

Anch’io ero costosa. A volte ci penso e so che dovrei vergognarmi, ma non riesco a sentirmi in colpa per i soldi che ho spillato a quei poveretti che avevano il vizio della figa facile. Ce n’erano alcuni talmente assidui che, per loro, avrei potuto inventarmi persino una tessera a punti. Alla fine di ogni anno avrebbero potuto almeno ritirare un premio fedeltà; che so, un televisore, una batteria di pentole per la moglie tradita, o un set di valige per andare in vacanza con tutta la famigliola. Sì, avrei dovuto davvero pensare a qualcosa del genere, così da tranquillizzare un po’ la mia coscienza.

Come sono arrivata a fare quel passo me lo ricordo bene come se fosse ieri, e devo confessare che non è stato per niente difficile. Certe cose vengono naturali per chi è predisposta. E’ vero che ci sono quelle che il mestiere lo affrontano male: credono che darla via per soldi sia immorale, sporco, si sentono donnacce, ma nel mio caso non ci sono mai stati problemi: mi è sempre piaciuto darla sol’anche per godere, e quando oltre all’orgasmo mi sono ritrovata in mano un bel po’ di soldi, ho capito immediatamente quale sarebbe stata la mia strada.

Non fingete di non capire: non sono stata la prima né sarò l’ultima ad averlo fatto, e sappiate che sono molte le ragazze che la pensano come me. Lo so perché me lo confessano nelle mail che m’inviano ogni giorno. Mi dicono che non avrebbero alcuna difficoltà a prostituirsi perché i soldi e il sesso sono anche per loro un mix irresistibile. Magari si tratta addirittura delle vostre figlie, o sorelle, che forse già lo fanno anche se, per tanti, è meglio fingere di non saperlo. Inizia tutto da lì, sapete? Darla via senza sentirne il peso morale, senza temere il pregiudizio, fregandosene bellamente di ciò che dice la gente, e con la coscienza tranquilla di non far del male a nessuno. Inoltre, “una volta lavata e asciugata, la pare neanche usata”.

Studentesse, casalinghe, coniugate, single; persino chi non ha oggettivi problemi economici non disdegna di arruolarsi a questo esercito nascosto di mercenarie del sesso. Ciascuna ha i propri motivi, le proprie ambizioni, i propri desideri da realizzare, le proprie paure da superare. E per tutte arriva quella prima volta che resterà per sempre impressa nel ricordo. Per me è stata con uno splendido uomo con la faccia da bastardo sulla quale erano incastonati due meravigliosi occhi verdi. Aveva un profumo che non si dimentica. Era ricco, importante, potente, affascinante, intelligente, colto, simpatico, elegante, generoso. Mi ha conquistata in un istante, ed io l’ho voluto subito. Ci sarei stata anche senza soldi, ma pagare - mi disse - era il suo modo per essere corretto, per non avere legami, per sentirsi sempre libero. Da lui ho imparato l’onestà del disimpegno e la leggerezza che si prova quando non si hanno né debiti né crediti di alcun genere, con nessuno. Il denaro ha, infatti, questo potere straordinario: pareggia i conti, annulla le pretese, e ristabilisce un equilibrio.

Quando mi sono svegliata, la mattina dopo, sul comodino c’era una busta piena zeppa di banconote e un biglietto di ringraziamento. Col mio corpo avevo ottenuto in una notte quello che non avrei ottenuto in anno di duro lavoro. Mi ero divertita, avevo goduto e, oltretutto, venivo anche ringraziata! E’ da allora che ho deciso che gli uomini mi avrebbero pagata, tutti, in un modo o nell’altro. Tanto avrebbero provato sempre a scoparmi e, se gliela avessi data subito, comunque avrebbero pensato che ero una troia. Allora tanto valeva farmi pagare, e molto. Mi avrebbero apprezzata di più, e quella scopata se la sarebbero ricordata per tutta la vita.

E’ in questo modo che scopri di essere diversa dalle altre, di non essere come quelle che s’illudono che per essere giuste si debba aver seguito alla perfezione le istruzioni indicate sulla scatola di montaggio “La donna perfetta”. Fedeli, monogame, che quando la danno è solo per amore; femmine degne di un sonetto dantesco. “Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l'ardiscon di guardare”.

Quelle che scrivono di ciccini e micini, che disegnano fiorellini e farfalline, che declamano poesie dal gusto stucchevole che copiano da libri e da autori che non hanno mai letto. Quelle che se ti capita di osservarle dopo che la vita le ha bastonate un po’, dopo che qualcuno le ha usate e le ha lasciate lì con la bocca o le cosce imbrattate di sperma, senza soldi e senza orgasmo, ti accorgi quanto la loro dolcezza ostentata abbia in realtà un retrogusto amaro, e le scopri represse, astiose, annoiate, ipocrite, invidiose. “Invidiose di che, di una che fa la puttana?” ti dicono inalberandosi indispettite se glielo fai notare, ma poi corrono davanti alla tv a guardare l’ultima puntata di "Sex and the City" - ché non se ne perdono una -, sognando situazioni troppo oltre le loro possibilità, ed eccitandosi con fantasie che mai riusciranno a realizzare.

lunedì 28 luglio 2014

4
comments
Certi uomini… certe donne

Avevo un cliente. Abitava a Monza e lo incontravo ogni settimana. Nonostante non fossi proprio a buon mercato, veniva con me perché sapeva che non prendevo appuntamenti tutti i giorni e forse, per questo, sbagliando, mi considerava un po' meno puttana delle altre.

Ogni volta, alla fine dell'incontro, cadeva in depressione. Si vergognava di sentirsi schiavo di quel "vizio". Diceva che non poteva farne a meno, che ci provava a resistere, ma immancabilmente alla fine cedeva. Anche se credo che, una volta soddisfatto il desiderio, si pentisse soprattutto per i soldi che aveva speso. In realtà, come la stragrande maggioranza dei clienti, voleva apparire generoso, ma dentro era tirchio.

E così, tutte le volte, mi dovevo sorbire i suoi sermoni su come avrebbe potuto spendere meglio quel denaro, su come avrebbe potuto aiutare i poveri, su come considerasse quei soldi "gettati via" perché avrebbe potuto destinarli a finalità migliori, più edificanti. Ma la cosa più fastidiosa era che, immancabilmente, cercava di convincermi a cambiar vita, quasi fossi io il motivo per cui lui cadeva in tentazione. Io dovevo cambiar vita. Lui no.

Inutile dire che tutto questo avveniva solo dopo aver trombato. Mai prima. Oltretutto sapevo che il suo "vizio" non era limitato solo a me; negli altri giorni della settimana "si faceva" anche qualche altra mia collega, alcune ragazze d'appartamento, e un numero imprecisato di prostitute per strada. Lo avevo soprannominato "il monaco di Monza".

Ce n’era poi un altro che, quando doveva pagarmi, cercava sempre d’impietosirmi: mi raccontava storie penosissime, di guadagnare poco, di avere i bimbi piccoli, di non poter offrire loro le vacanze al mare. Poveretto! Però, nonostante tutto, non avrebbe mai rinunciato a consumarsi mensilmente metà dello stipendio con le prostitute.

Un altro ancora, invece, tutte le volte che era con me, rassicurava la moglie con le menzogne; le comunicava per telefono i suoi falsi spostamenti, le finte cene con i colleghi, i viaggi d'affari inesistenti, accompagnando il tutto con ipocriti complimenti: “Amore, tesoro, dolcezza mia”. Finché un giorno, tornando a casa prima del previsto, l’ha trovata a scopare con l’istruttore di palestra: un marcantonio di un metro e novanta, con abbondanti centimetri in meno di pancia, e qualche centimetro in più dislocato laddove i centimetri, per certe cose, servono davvero.

Sono tanti quelli che ho incontrato. Tutti diversi, ma a pensarci bene anche molto simili. Certi uomini; irreprensibili, ma solo di facciata, che sono certa ancor oggi mai confesserebbero di aver pagato per il sesso o tradito la compagna. Uomini che, però, fuori da quel letto dove tante come me li hanno incontrati, sarebbero pronti a trasformarsi in giudici spietati, per appiccicare a quelle donne, certe donne, etichette crudeli per farle vergognare di ciò che hanno fatto, e si convincano di essere sporche. Indegne.

mercoledì 23 luglio 2014

6
comments
L'amore

E' strano, ma è soprattutto quando sono lontana da casa, da sola, in una situazione che invoglierebbe alla trasgressione, alla libertà, e alla ricerca dell'avventura pura e semplice che, invece, penso all’amore. Penso a quell’alchimia che ci lega un'altra persona, fino a farla diventare la più importante nella nostra vita, e se esista un segreto per arrivare a incontrare l'anima gemella; qualcuno che si accorga di noi non per ciò che mostriamo esteriormente (perché quello, si sa, è il modo più semplice per farsi una bella scopata e nient'altro), ma che riesca a guardarci dentro in quel certo modo. Sì, proprio in quel modo lì… quello che ogni mattina, per il resto della vita, ci porterà a dire: “Sei tu”.

Sono stata amata, tanto, è vero e non posso negarlo, ma era amore o semplice desiderio? Amore o volontà di possesso? Amore o ossessione? Anche se le ho cercate a lungo, di sguardo in sguardo, di letto in letto, non ho mai trovato risposte a queste domande, però c’è una cosa che posso affermare con certezza: le modalità non sono mai state quelle che la mia anima richiedeva. Non era in quel modo che volevo essere amata, e così, negli anni, l'amore l’ho idealizzato, sognato, cercato, voluto più volte... ma alla fine l’ho solo rovinato.

Ché, poi, parlare d’amore con me non è mica facile. So di essere viziata, esigente, pertanto non riuscirei ad accontentarmi di qualcosa che non fosse almeno superlativo, ma più di tutto non sopporto le banalità, i luoghi comuni, le cose che tutti dicono e che infinite volte ho ascoltato. Perciò sono molti quelli che si sono dovuti arrendere per non aver fatto breccia nel mio cuore, tanto che per lunghi periodi ho preferito la solitudine al pensiero di legarmi a qualcuno che avrei guardato come un estraneo.

Che cosa significa questo? Significa che dentro di me c’è qualcosa che ha sempre saputo cosa voleva, che ha sempre intuito cosa fosse giusto chiedere e per cosa fosse giusto vivere. E poi, non lo nego, ci sono state tutte le soluzioni intermedie; quelle di cui a volte mi sono accontentata, quelle che a un certo punto hanno illuso il mio cuore di aver trovato ciò che cercavo. Qualcosa in grado di non farmi sentire sbagliata, feroce, insensibile e incapace di portare avanti una vita di coppia normale. Tutti scendono a compromessi, e l’ho fatto anch’io.

Tuttavia, innamorarsi, è come buttarsi da uno strapiombo con un elastico attaccato ai piedi: il cuore in gola, paura, brividi dappertutto, sensazioni... l’unica differenza la si vede alla fine della corsa. Dopo il tuffo violento nelle emozioni deve arrivare una mano che ti prende, e uno sguardo che solo tu riesci a decifrare, perché qualsiasi cosa dica sai che ha la risposta giusta. Altrimenti accade che quella mano che ti prende ti stringa, ti stringa, ti stringa... e ti soffochi, fin quando smetti di respirare.

Oggi mi chiedo se lo abbia davvero desiderato, l’amore, se ne abbia mai sentito il vero bisogno, se quel cercarlo non fosse invece un voler colmare un mio vuoto, placare una mia voglia, alleviare una mia paura, o soddisfare la mia autostima. Ma, poi, rispondo: "No, in realtà a me basta solo crogiolarmi nel pensiero".

domenica 13 luglio 2014

2
comments
La festa

Non mi sono mai piaciute le feste tra ex compagni di scuola. Non ho mai sopportato quelle che riguardavano me, figuriamoci quelle degli altri. Pero’, non so per quale motivo, Klaudia riesce sempre a coinvolgermi nelle sue cose, costringendomi talvolta a fare anche cio’ che realmente detesto.

Sara’ perche’ fin da bambina mi e’ sempre stata molto legata, ed io l’ho sempre considerata come la mia sorellina minore, e per questo, forse, non riesco a dirle di no. Tuttavia si puo’ immaginare con quale entusiasmo abbia accettato di accompagnarla ad una festa a casa di un suo ex compagno universitario; qualcosa per lei d’irrinunciabile, dato che si tratta del ragazzo sul quale, da tempo, ha messo gli occhi.

Naturalmente, quando non trova qualcun’altra che e’ disposta ad esaudire i suoi “capricci da adolescente troppo cresciuta”, nonostante abbia ormai trent’anni, resto solo io: unica candidata, che viene reclutata suo malgrado per l’evento.

Il motivo per cui non mi piace seguirla nelle sue uscite in compagnia, e’ che i suoi amici sono troppo giovani per me. Li vedo come dei bambini, non provo alcun interesse per i discorsi che fanno, e le poche volte che mi sono trovata ad uscire con loro e’ sempre stata una noia mortale. Ma c’e’ qualcosa di piu’: nel rapportarmi con questi ragazzi capisco di far parte di una generazione che con quella di Klaudia ha ben poco in comune; io sono cresciuta quando c’era ancora il comunismo, mentre lei, invece, neppure se lo ricorda quel periodo perche’ era troppo piccola. Certo non sono cosi’ vecchia da essere scambiata per sua zia, ma nemmeno cosi’ giovane da essere equiparata ad una coetanea. E la differenza non e’ tanto nell’aspetto fisico, quanto nel modo di pensare. I valori, gli interessi, gli argomenti, i desideri, tutto e’ diverso, e fra noi restano ben pochi punti di contatto.

Mi siedo sul letto e contemplo l’armadio. Sono indecisa su cosa indossare. Le mie scarpe, le mie borse, i miei vestiti; tutto quello che sono riuscita ad infilarci dentro nel tempo e’ li’, in bella mostra. Mi domando cosa cavolo mettermi per una festa del genere, piena di “ragazzi”, almeno dal mio punto di vista, e mi stramaledico per non essermi piu’ interessata di moda. Una bella contraddizione se penso a quello che era il mio lavoro di una volta.

Escludo il tubino nero che indosso per rimorchiare nei pub; troppo corto e mi lascia le gambe troppo scoperte. Escludo anche l’abito rosso con la gonna ampia; fa troppo gitana. Sai che cosa? Mi infilo un paio di jeans, un top semplice semplice, e cerco di mimetizzarmi il piu’ possibile. Evito quindi le scarpe col tacco e scelgo un paio di ballerine che’, altrimenti, potrei sentirmi come Gulliver dopo il naufragio sulla spiaggia dei lillipuziani. Si’, ma poi… chissenefrega! Non vado mica a cercare il principe azzurro!

L’amico di mia cugina, anzi la sua famiglia, abita sulle colline non distanti da dove vivo. E’ gente che se la passa bene e lo capisco subito dalla casa: una villa con la piscina e con un giardino immenso. Klaudia e’ gia’ li’ che mi aspetta e sventola la sua manina per farsi vedere. Sfodero un sorriso di circostanza mentre lei mi presenta il suo bamb… ehm, ragazzo. Per essere carino e’ carino, niente da dire: occhi verdi, capelli lunghi… pero’ vorro’ vederlo tra dieci anni. Ne ho conosciuti altri come lui; e’ il classico tipo che tende a mettere su pancia, e anche a perdere i capelli.

Fatte le dovute presentazioni, mi avvicino con l’aria di quella che non sa proprio cosa fare al tavolo del buffet. Un bel po’ di leccornie anti dieta, tutte deliziose, tutte ingrassanti, e il vino per fortuna non manca. Affanculo la linea!

Intorno c’e’ un sacco di gente: ragazze truccate come penso di non essermi mai truccata in vita mia, vestite, anzi svestite, in abiti succinti, tanto che penso di aver proprio sbagliato abbigliamento. Sigarette, qualche canna, e musica a volume altissimo. Ma e’ in questo modo che si divertono oggi? Penso: “Che palle!”. Poi, pero’, mi torna in mente quando a certe feste ci andavo anch’io, per lavoro o per sollazzo, ed erano piu’ o meno simili; anche allora c’erano alcol, sigarette, canne, e musica assordante.

Ho il mal testa; forse sono i troppi feromoni che aleggiano nell’aria. Preferisco uscire all’aperto. Il giardino non e’ male e ai lati della piscina ho intravisto giusto giusto un gazebo con un bel dondolo. Afferro un bicchiere di vino rosso e mi dirigo senza farmi notare in quell’angolino tranquillo, lontano dal frastuono. Il dondolo e’ davvero enorme e mi ci accomodo cercando di occuparlo tutto. E’ che la serata e’ davvero splendida; da qui sembra che in cielo ci siano piu’ stelle di quante se ne possano notare se si abita in citta’, dove la troppa luce le offusca. Oh si’! E’ questo che mi piace ed e’ anche il motivo per cui sono fuggita via dalla grande citta’. Bevo e guardo il cielo, mentre lui guarda me… fino a quando sento una presenza alle mie spalle.

“Sai che hai proprio dei bei denti?”

Non mi volto subito, ma capisco di trovarmi ancora una volta a fronteggiare l’ennesimo tentativo di approccio della mia vita.

“Bei denti? Che genere di complimento sarebbe questo? Sei per caso un dentista?” rispondo con aria svogliata.

Lui si mette a ridere, ma io non mi scompongo neanche un po’; sono senza scarpe, sbracata su un dondolo, con un bicchiere di vino in mano e forse, in effetti, potrei anche essere scambiata per una donna sola in attesa di qualcuno che la rimorchi.

E’ alto, ha gli occhi da bimbo, ancora innocenti, e il sorriso tipico di quello che le donne le fa soffrire. Mi si siede accanto. La scusa ufficiale e’ che alla festa si annoia; quella ufficiosa, invece - e me lo confida sussurrandomelo in un orecchio -, e’ che mi ha visto sorridere e si e’ innamorato dei miei denti.

Ci mettiamo a parlare. Anche lui, come quasi tutti gli invitati, e’ di famiglia benestante, figlio di un personaggio piuttosto conosciuto in citta’, totalmente disinteressato alla carriera pianificata dal padre ma, come tutti quelli che nella vita sono nati fortunati, arrivato in ogni caso al traguardo. Ha qualche problema di affettivita’, lo percepisco, ma non riesco ad inquadrarne il motivo. Mi ci vorrebbe piu’ tempo per capirlo, e la nostra conoscenza e’ troppo breve. In fondo, per quanto sia abile a scavare dentro le persone, non sono una psicanalista in grado di fare una diagnosi in pochi minuti.

E’ carino. Verrebbe la voglia di mettergli le mani tra i capelli, ma non posso farlo; non e’ per me. Ad un certo punto, senza preamboli, tenta di baciarmi, ma io mi sottraggo. Lui ci resta male. Prova a giustificarsi dicendo che in realta’ non voleva baciare me, ma i miei denti. Sorrido. Certo non ci sarebbe niente di male se mi arrendessi a questo bel ragazzo; l’ho fatto tante volte anche con chi neppure avevo scambiato una sola parola, pero’ questa volta non mi va. Percio’ gli sbatto subito in faccia la realta’.

“Non puo’ funzionare, neppure per gioco. Sei troppo giovane per me, ed io ho altro a cui pensare. Per cui, mio caro, io e i miei denti ti salutiamo”.

Lui resta li’, tra l’allibito e il deluso. Forse non gli capita tanto spesso di ricevere il due di picche. Io invece scappo via con un po’ di rimpianto per non essere riuscita a cogliere quel momento di tenerezza. Ho avuto paura. Paura di quello sguardo innocente contrapposto a quell’espressione da vero bastardo. Paura di cio’ che sarebbe potuto accadere. Non mi faccio prendere in giro da uno che ha almeno dieci anni meno di me; non rischio cosi’ tanto per cosi’ poco. E soprattutto non voglio passare per una donna che va alla ricerca del toy boy. Me ne vado dalla festa in un lampo, e senza neanche avvertire mia cugina.

A casa trovo Szanika. E’ ancora sveglia, e le racconto quel che e’ accaduto.

“Te l’avevo detto di non andare a quella festa di figli di papa’”, dice cercando di consolarmi. “Dai, vengo in camera tua, dormiamo insieme, cosi’ non ci pensi piu’”.

Szanika sa sempre cosa fare, sa sempre cosa voglio senza che neppure debba chiederglielo, sa sempre abbracciarmi come solo le vere sorelle sanno fare.

E’ mattina, ormai. Poco fa mi ha telefonato Klaudia dicendomi di aver lasciato il mio numero a un ragazzo tanto carino che ha insistito per averlo. Io quella li’ la strozzo. Giuro che un giorno lo faccio!

lunedì 16 giugno 2014

4
comments
Un’ottima annata

Non so se avete presente il film di Ridley Scott “Un’ottima annata” con Russell Crowe. Ebbene, ogni volta che mi capita di rivederlo, inevitabilmente, mi ricordo di quando ogni anno, a giugno, trascorrevo un paio di settimane nel sud della Francia, nella casa di un cliente circondata da vigneti profumati; una villa molto simile a quella dov’e’ stato girato il film.

Era sempre durante il periodo della sfogliatura, quando vengono tolte le foglie dai tralci cosicche’ i grappoli d’uva restino ben esposti al sole. Non si vedeva mai molta gente in giro, non era ancora stagione di turisti, e di solito faceva caldo. Si’, faceva sempre un dannato caldo!

Furono naturalmente i soldi il motivo che mi fece accettare la sua proposta la prima volta, ma ricordo anche perche’, poi, oltre che per quelli, ci sono tornata per tutti gli anni successivi: in quel posto stavo bene. Era un luogo che mi ricordava casa mia e riusciva a farmi ritrovare la serenita’ di cui avevo bisogno. Qualcosa che in quel periodo non trovavo spesso.

Cio’ che lui cercava era una donna da portarsi a letto, che pero’ non sembrasse proprio una mercenaria, almeno agli occhi dei piu’ curiosi. Pero’, oltre al sesso, voleva anche un po’ di compagnia e una buona dose di conversazione; qualcosa che gli mancava e che sua moglie - una bellissima donna dedita piu’ all’amore per se stessa che ad accondiscendere alle passioni del marito - probabilmente non riusciva a dargli.

Quando col taxi arrivavo alla sua casa, trovavo lui che mi attendeva all’ingresso, e per tutta la durata del mio soggiorno, non vedevo mai nessun altro, quantunque tutte le sere la cena fosse preparata in maniera impeccabile e la tavola sempre apparecchiata per due sul terrazzo. Anche i miei vestiti erano sempre lavati, stirati e piegati con cura e questo, evidentemente, mi faceva pensare a presenze che giravano per casa nei momenti in cui io ero affaccendata in altre occupazioni. Con molta probabilita’ una servitu’ riservata ed istruita affinche’ non mi fosse d’impiccio o mi creasse imbarazzo.

L’edificio era circondato da ampi portici dai quali si godeva una vista bellissima sulla campagna, e durante tutto il giorno mi svagavo inseguendo l’ombra ed il fresco, arrivando a sera ad incontrare il tramonto sul lato opposto della casa. Avevo a disposizione anche una grande libreria, i cui scaffali erano ricolmi di volumi di botanica, viticoltura, agronomia, e tutte quelle cose che mi riportavano alla mente gli anni passati a scuola, benche’ fossero in francese, una lingua che ho sempre amato per il suo suono, ma che non ho mai davvero imparato.

Ogni volta lo stesso rito: io che me ne stavo seduta sul dondolo con un bicchiere di the freddo accanto, e lui che arrivava, affaticato per la giornata passata nel vigneto insieme ai braccianti ad osservare la sua uva, con due bicchieri di rosso in mano. Quando si avvicinava sentivo il suo profumo, un misto di terra e di erba appena tagliata, e lo aspiravo forte. Lui sorrideva, ed io aprivo la bocca dove lui ci versava un po’ di vino. Chiudevo gli occhi, assaporavo ed iniziavo la mia lezione: “Sapore asciutto, vinoso, fruttato…”, e tutte quelle cose che proprio lui mi aveva insegnato.

Poi gli raccontavo un po’ di me, un po’ dei miei segreti, un po’ del mio corpo, un po’ dei miei desideri. Era convinto, infatti, che quella fosse la strada giusta per poter arrivare a capire qualcosa che gli sfuggiva, e in tal modo riavere il controllo della sua compagna. Risultato: per due settimane ogni anno, in estate, scopava con una donna della quale aveva imparato a conoscere corpo, pensieri, piaceri e sessualita’, e che in cambio gli chiedeva solo un po’ di soldi.

Io gli confessavo come mi eccitava essere baciata sul collo, o dietro le orecchie, mentre qualcuno mi masturbava, e lui eseguiva, silenzioso, sospirando di tanto in tanto per gli esiti di ogni nuova scoperta che faceva. All’inizio timido, quasi impaurito, ma nel prendere confidenza riusciva a stupire persino me per come, un po’ alla volta, fosse in grado di soddisfare ogni mia fantasia.

In una delle cantine, una volta che volle incontrarmi fuori dalla nostra solita stagione, riempi’ con grappoli d’uva un vecchio tino di legno e mi ci fece sdraiare dentro. Li’ facemmo sesso, mentre quel liquido rosso prodotto dallo strofinamento dei nostri corpi prendeva un sapore particolare. Allargando le gambe mi facevo scivolare dentro quell’uomo sapendo che, in quel momento, insieme a me stava scopando anche il suo grande amore: il vino, ed era come far sesso con due amanti che si insinuavano dentro di me, prepotenti, profumati, esigenti.

Cosi’, mentre lui sfogava nel mio sesso gocciolante quel suo desiderio, io gli stringevo le gambe intorno, in estasi. Non volevo che finisse mai, e anche quando si stancava lo aiutavo muovendomi un po’, oppure montandolo come un’amazzone. Ricordo ancora quei miei orgasmi e tutto cio’ che di me e di lui sarebbe stato poi imbottigliato in quella che lui stesso, in quell’occasione, defini’ “un’ottima annata”.

“Mia moglie non farebbe mai una cosa del genere”, mi disse alla fine.
“Glielo hai mai chiesto?”
“No.”
“E perche’?”
“Perche’ non mi capirebbe, ma forse dovrei farlo…”

Sara’ stata l’atmosfera, l’odore della terra e dell’erba che emanava, questa sua perversa passione per il vino, non lo so, ma quell’uomo, silenzioso e trascurato, e’ stato uno dei pochi capaci di godere veramente di me, e con me. Pagarmi per lui non era un problema e gli accordi erano chiari: a nessuno dei due sarebbe mai venuto in mente che potesse esserci altro. Forse e’ stato proprio questo che mi ha permesso di donargli sempre uno splendido sesso: la consapevolezza che non ci sarebbe mai stato un domani. Solo una busta con dei soldi e un arrivederci all’anno seguente.

Un giorno deve aver preso coraggio e chiesto a sua moglie di fare l’amore in un tino pieno d'uva. Forse lei gli ha risposto di si’ perche’, poi, non l’ho mai piu’ rivisto.

giovedì 12 giugno 2014

3
comments
Csókok

Mi piacciono i baci. “E a chi non piacciono?”, direte voi. Pero’ non avete idea di quanta gente ci sia in giro totalmente incapace di dare un bacio decente. Non che esista un metodo preciso, ma se decido di baciare qualcuno, significa che ho voglia di entrare un po’ nella sua anima. Anzi, per l’esattezza: voglio che mi si entri dentro.

Insomma, non e’ facile da spiegare, neppure per una che di baci ne ha dati e ricevuti a decine di migliaia, ma il fatto e’ che col bacio voglio rendere la persona partecipe della mia intimita’. Lo scambio di saliva e’ un gesto molto, molto, intimo, ancor piu’ che far sesso nel modo piu’ spudorato.

Mi e’ capitato infatti di scopare senza dare neppure un bacio - e’ vero, non sto mentendo -, ma mai di baciare qualcuno senza poi finirci a letto.

Percio’ la fretta, e una lingua ruspante che sembra volersi inerpicare lungo la mia cavita’ orale, forse alla ricerca di qualche tesoro nascosto, non fanno per me, grazie. Preferisco farne a meno! I baci mi piacciono morbidi, che facciano sentire ogni piega delle labbra, che se chiudi gli occhi senti un gran caldo e tutto un formicolio dentro; lenti, misurati, un po’ curiosi, e sparsi dappertutto.

In fondo non e’ un segreto: la chimica del bacio e’ fondamentale per saggiare la compatibilita’ con l’altro e misurare l’attrazione che si prova. Le sostanze che il nostro cervello produce in quel momento hanno effetti incredibilmente benefici sia sul nostro corpo che sul nostro stato d’animo, per cui ci sentiamo piu’ felici, disponibili, e inclini a togliere di mezzo ogni barriera. Prima fra tutte quella dei vestiti.

I baci piu’ belli, pero’, sono quelli indimenticabili. Quelli che te li ricordi anche a distanza di anni e, se ci pensi, senti ancora quel brivido scendere lungo la schiena. Perche’ quando ci si bacia, e lo si fa per davvero, si arriva a respirare la stessa aria. Aria che talvolta puo’ anche trasformarsi in parole d’amore.

sabato 17 maggio 2014

3
comments
Tradimento o adulterio?

La parola tradimento, per indicare che un coniuge, un partner o un compagno ha o ha avuto una relazione al di fuori del rapporto intimo che si stabilisce tra due persone, viene usata spesso impropriamente. Il tradimento ha, infatti, un significato molto piu’ ampio di quello limitato esclusivamente alla sfera coniugale, e si verifica in genere quando viene disattesa una fiducia incondizionata. Tuttavia, quando la gente parla di tradimento, lo intende quasi sempre come infrazione al patto di reciproca fedelta’ all’interno della coppia, ma tale comportamento dovrebbe essere definito piu’ correttamente col termine adulterio.

L’adulterio e’ percio’ una forma di tradimento, forse la piu’ diffusa, e da sempre viene considerato come qualcosa da condannare. Anche se, nel condannarlo, le diverse culture e religioni non sempre usano ed hanno usato la stessa misura per l’uomo e la donna. Quello maschile, infatti, e’ sempre stato maggiormente tollerato.

Nella Bibbia l'adulterio viene considerato un peccato, e indica un qualsiasi rapporto sessuale intenzionale di una persona sposata con altri che non siano il legittimo coniuge. E’ quindi l'infrazione della fedelta’ coniugale che viola il principio della santita’ della famiglia e del matrimonio, ed e’ considerato cosi’ grave da meritare la morte per lapidazione a cui partecipa l’intera comunita’. In ogni caso, anche se l’atto peccaminoso dovrebbe essere considerato allo stesso modo per entrambi i generi, la Bibbia stabilisce che adulteri siano solo la donna (gia' sposata o promessa in sposa) che tradisce, e l’uomo che si accompagna con lei. Mentre tutto cio’ non vale per un uomo (anche se sposato) che ha molte amanti, purche’ queste donne non abbiano alcun vincolo matrimoniale.

Anche nell’antica Roma l’infedelta’ coniugale da parte della moglie veniva considerata un reato gravissimo, punito con la pena di morte per mano del marito o dei familiari maschi. Percio’, in sostanza, il termine adulterio e’ sempre stato associato al tradimento femminile e non a quello maschile; una diversa stigmatizzazione che dal punto di vista antropologico e’ da ricercarsi nella mancanza di certezza di paternita’ nel caso della nascita di un figlio.

Questa interpretazione del tradimento coniugale femminile e’ stata a lungo rigettata con forza dai movimenti femministi che l’hanno considerata un prodotto del maschilismo, ed e’ per questo motivo che il termine adulterio, connotato come peccato e colpa, e’ oggi in disuso in buona parte del mondo occidentale. Cionondimeno trova ancora forza e accondiscendenza sociale laddove i diritti e la parita’ delle donne sono ben lontani dall’essere raggiunti.

A parte queste considerazioni storiche e sociali, le cause dell'adulterio sono le stesse di quelle di un qualsiasi tradimento; quando un accordo non puo’ essere piu’ mantenuto, da una parte o dall’altra, perche‘ vengono a mutarsi le condizioni iniziali in base alle quali quell’accordo era stato stabilito, si infrange il patto. Ma cio’ che distingue un normale tradimento da quello di coppia e’ che nel matrimonio ogni disagio e conflitto sono acutizzati, esasperati, ingigantiti, come se il vincolo del patto coniugale - e la presenza, spesso, dei figli - concedesse meno possibilita’ di fuga, quindi meno liberta’ di scelta per uscire dalla situazione.

L’unica via che resta e’ percio’ quella dell'adulterio; atto estremo che molti ritengono permetta di sopportare meglio la mancanza di scelte e possibilita’ all'interno della coppia. Ma tale liberta’ e’ solo apparente, perche’ spesso le persone coinvolte finiscono per trovarsi in un meccanismo di costrizione ancora piu’ perverso: non solo sono costrette a rimanere nella coppia coniugale per rispetto del vincolo e dei figli, oppure per la paura legata al cambiamento, ma, paradossalmente, sono anche costrette a rimanere all'interno della coppia adultera per salvare quella coniugale. Sembra un paradosso, ma non lo e’. Quanti matrimoni avrebbero i giorni contati se uno dei due coniugi non ricorresse all’adulterio per salvarlo? Molte volte e’ proprio il terzo incomodo, l’amante, che salva l'unione degli atri due, in quanto offre quel piccolo spiraglio di luce e liberta’ a chi, nella coppia, si trova maggiormente compresso dagli impegni e dai vincoli. E cosi’, spesso, quella adultera, diventa una vera e propria coppia parallela a quella coniugale, che ha persino una determinata condivisione e progettualita’.

Ma, come ho gia’ scritto in un articolo che affrontava piu’ o meno lo stesso argomento, anche in questo caso il modo in cui viene affrontato l’adulterio da parte maschile e da parte femminile e’ assai diverso, poiche’ la donna affronta e gestisce assai piu’ radicalmente dell’uomo ogni situazione che non contempli la monogamia.

Concludo con una lettera di un’anonima lettrice che, con le sue parole, ha fatto si’ che scrivessi questa breve riflessione sull’infedelta’ coniugale, soprattutto su come, da comportamento socialmente inaccettabile, possa diventare persino una valvola di sfogo per salvare l’unione di una coppia. Sempreche’ si riesca a scollegare il cuore dal proprio corpo; l’affetto e i sentimenti da tutto cio’ che deve restare soltanto fisicita’ e sesso.

“Non ha importanza chi io sia, ne’ quanti anni abbia, desidero solo raccontare qualcosa di me, perche’ sono stata responsabile in prima persona di un adulterio.

Ho un marito perfetto, e l’ho tradito. Ho vissuto quel momento intensamente e mi e’ capitato senza che io lo volessi. Ho conosciuto l’altro senza cercarlo, e non ha importanza come e dove sia accaduto. L'ho conosciuto e basta. Semplicemente, in modo casuale, e per una serie di circostanze imprevedibili sono caduta nel suo abbraccio. Ma quello di quando tradisci senza metterci sentimento non e’ un abbraccio che ti ospita. Ti desidera, e’ vero, ma non lo hai cercato e non ti ha cercata. Solamente ci cadi dentro e ti ritrovi nel vortice. Ti lasci andare e ti fai trasportare, ma non vuoi guardare; perche' il tuo cuore non deve vedere cio’ che piace al tuo corpo; perche’ talvolta e’ bello abbandonarsi e lasciare che ad agire sia solo il sesso; perche’ talvolta occorre spegnere il cuore, e godere delle sensazioni fisiche, vibrando di pienezza e di appagamento; perche’ e’ bello smarrirsi ed essere libera, ascoltando il corpo che urla di piacere.

Poi, una volta passato quel momento, ritorni a guardare le cose per quelle che sono, e non ti riconosci. Ricordi benissimo quel che e’ accaduto, ma avendolo scollegato dal cuore non ti rendi conto di quel che hai fatto; manca il senso di cio’ che e’ stato, e vuoi solo andartene via. Allora saluti e vai via! E non rimane alcun segno, non rimane nulla se non un’ombra, in quanto sai che la tua felicita’, quella vera, non passa da li’, ma da altre braccia.

Quando invece tradisci e ci metti anche il cuore, ne diventi schiava. Quando dell'altro non resta solo l’ombra ma inizi a ricordarti il suo sguardo, i suoi lineamenti, come si muove, la sua voce, non ti liberi piu’. Puoi provare a scollegare il cuore dal tuo corpo, che continuera’ come una marionetta a rimanere con colui che hai sposato, obbligato dagli impegni presi, ma il cuore volera’ via, per andare dall’altro, perche’ la forza del sentimento fara’ in modo che, vicini o lontani, presenti o assenti, il legame sia sempre ben teso e vibri in continuazione.

Cosi’ non fai altro che pensare all'altro, lo desideri, lo respiri, lo vivi, e smarrisci la pace. E quando non c'e' ti senti sola fino al punto d'impazzire, e vorresti non averlo mai conosciuto”.

(I tasmaniani, presso i quali l’adulterio era sconosciuto, sono oggi una razza estinta. - William Somerset Maugham)

domenica 27 aprile 2014

13
comments
Come essere indiscutibilmente noiosi e molesti su Facebook

E’ stato proprio a Pasqua. Mi stavo godendo la giornata quando ho avuto la malaugurata idea di accendere il computer ed entrare in Facebook. Fra le varie notizie ce n’era una di una persona che non avevo ancora valutato bene, essendo da poco entrata nella lista delle mie “amicizie”, ma che da cio’ che stavo leggendo ho immediatamente classificato come “particolarmente noiosa”.

Non sto a ripetere qui l’abbondanza di futilita’ che ho dovuto sorbirmi (tutti voi avrete un qualche esempio a cui riferirvi per immaginare cio’ di cui sto parlando). Roba da far venire il latte ai coglioni persino a chi di coglioni ne e’ priva. In sostanza un patchwork di idiozie buttate li’ alla rinfusa in cui l’argomento principale era esclusivamente la propria persona, speciale, unica, (e di seguito inserite qui tutti gli aggettivi gratificanti che vi vengono in mente), proprio come la sua vita, a differenza di quella dei suoi seguaci che, invece, sembravano essere tutti degli sfigati.

Alla fine di quella lettura incredibilmente istruttiva, mi sono accorta che la mia mano sinistra, quella che non tiene il mouse, era premuta contro la mia guancia e ne accartocciava vigorosamente la pelle. Probabilmente, per chi mi avesse vista in quel momento, avrei avuto la stessa espressione di chi fosse stata costretta ad assistere dal vivo a uno spettacolo orribile. E tutto mi e’ sembrato insopportabile, fastidioso, molesto. Ma la cosa piu’ terribile e’ stata di accorgermi che non esiste un rimedio a tutto cio’ se non chiudere tutto, spegnere il computer e farsi una bella passeggiata all’aria aperta.

Avrei dovuto farlo. Tuttavia, invece di prendere le distanze da quell’orrore, mi ci sono immersa ancor di piu’. Masochisticamente ho letto e riletto, affascinata quel modo in cui qualcuno riusciva a essere talmente noioso da non rendersene conto. E questo mi ha portata a riflettere su cosa renda fastidiosi certi comportamenti in Facebook, e sul perche’, invece, altri non lo siano affatto.

Pensando e ripensando ho stabilito che tutto si riduce a una regola semplice ed elementare: qualsiasi cosa in Facebook (ma anche in un blog, in un forum, o in qualsiasi ambiente d’interazione virtuale) risulta noiosa e molesta se gratifica principalmente l'autore (o l’autrice) e non offre alcunche’ di positivo a chi legge. E qui e’ subentrato il mio background scientifico. Esaminando piu’ approfonditamente il concetto, ho cominciato quindi ad analizzare prima di tutto gli elementi che distinguono cio’ che, per me, non risulta fastidioso, e sono arrivata alla seguente conclusione: per non infastidirmi, qualsiasi cosa mi trovi a leggere, deve appartenere ad una delle seguenti categorie:
  • interessarmi ed informarmi;
  • divertirmi.
Se in uno scritto trovo almeno una delle caratteristiche elencate, leggerlo non mi crea alcun senso di fastidio, perche’ mi offre qualcosa che mi arricchisce e migliora un po’ la mia giornata. Se si tratta di uno scritto interessante, il livello ottimale lo raggiunge quando riesce ad essere anche stimolante e originale, mentre se si tratta di qualcosa di divertente, allora e’ ottimo quando risulta spassoso. Non sono pero’ molti quelli che riescono a raggiungere tali obiettivi, per cui bisogna che mi accontenti anche di cio’ che e’ mediamente spiritoso che, almeno, non fa danni.

Successivamente ho esaminato i post che per me erano molesti, mettendomi io stessa in discussione, ripensando a cio’ che anch’io avevo scritto negli anni senza rendermi conto, forse, di aver infastidito qualcuno, e mi sono accorta che normalmente i post che considero noiosi e molesti sono viziati da almeno uno dei seguenti elementi:
  1. c’e’ il desiderio di costruirsi un’immagine. Si vuol plasmare l'idea che le persone che ci leggono hanno di noi;
  2. c’e’ narcisismo. Quello che veramente conta sono esclusivamente i nostri pensieri, le nostre opinioni e la nostra filosofia di vita. Riteniamo percio’ che la nostra persona e la nostra vita siano interessanti a prescindere;
  3. c’e’ bisogno di essere considerati. Tutto cio’ che vogliamo e’ attenzione e considerazione;
  4. c’e’ volonta’ di suscitare invidia. Ci aspettiamo che gli altri siano invidiosi di noi o di come viviamo;
  5. c’e’ solitudine. Ci sentiamo soli e cerchiamo consolazione nel virtuale. Quest’ultimo e’ il meno fastidioso fra i cinque elementi, ma assistere ad una persona che riversa la sua solitudine in questo modo e’ assai triste.
Il fastidio che si prova, dunque, a leggere approfonditamente certi post (o stati, come vengono chiamati in Facebook), andando alla ricerca con metodo quasi scientifico delle motivazioni e del perche’ vengono scritti, e’ per l’atteggiamento decisamente poco gradevole con cui alcune persone (inclusa la sottoscritta, non lo nego) diffondono la loro vanagloria, mischiata alla loro tristezza, che fa emergere non solo una profonda solitudine ed il bisogno che si ha di considerazione, ma soprattutto la futilita’ e l’inconsistenza della vita stessa. Un aspetto su cui nessuno vorrebbe mai focalizzare l’attenzione.

In base a cio’, ho estrapolato quelli che sono i difetti piu’ comuni che inquinano molti post che si leggono, e quindi elencato quello che bisognerebbe assolutamente evitare per non essere considerati noiosi e molesti.


La prima cosa e’ la vanagloria, vale a dire la compiaciuta ostentazione di qualita’, doti e meriti, che spesso sono solo presunti e assegnati con metodo autoreferenziale. E’ questo l'ingrediente principale che rende taluni comportamenti insopportabili, tanto che per spiegarlo meglio lo si deve suddividere in:

a): vanagloria smaccata del tipo "la mia vita e’ fantastica". Il senso e’ far sembrare meravigliosa la propria vita. Ci sono varie modalita’ per esprimerla e la formulazione delle parole usate e’ studiata per indurre gli altri ad avere di noi un’immagine ben precisa. La formula piu’ comune e’ buttare li’ la notizia sottoforma di domanda retorica, affinche’ la risposta sia implicita e scontata: “Indovinate chi si e’ appena recato/a all’agenzia di viaggio a prenotare una meravigliosa vacanza in Polinesia?”.

Le motivazioni principali sono sostanzialmente due: costruirsi un’immagine e suscitare invidia. Quindi, nel caso migliore, dato che siamo entusiasti della nostra vita, abbiamo bisogno di comunicarlo a tutti. Nel peggiore c’e’ la speranza che gli altri siano indotti a deprecare la loro vita e invidiare la nostra.

Si potrebbe a questo punto dire che, pur ammettendo di aver bisogno di comunicare la nostra felicita’ per un fatto che ci e’ accaduto (o che ci accadra’), non si capisce il perche’ di tutta questa necessita’ di sbandierarlo ai quattro venti, a tutti, anche a chi conosciamo soltanto superficialmente, per via virtuale. Per questo genere di cose, gli unici ai quali potremmo esprimere la nostra soddisfazione in modo da non essere fastidiosi, dovrebbero essere gli amici intimi, le persone di famiglia e altre figure per noi importanti, e per questo ci sarebbero la posta elettronica, i messaggi privati, le telefonate e le chiacchierate dal vivo; non certo dei post autoreferenziali dati in pasto a chiunque abbia una connessione internet.

Bisognerebbe capire fin da subito che il nostro effimero istante di autocompiacimento potrebbe essere assai fastidioso per le persone che non ci sono molto vicine che, poi, nel web sono la stragrande maggioranza.

b): vanagloria mascherata. E’ simile alla vanagloria smaccata di tipo a), ma e’ piu’ sottile, piu’ subdola, poiche’ viene espressa con manifestazioni di falsa modestia, oppure dissimulata da lamentela: “Mentre camminavo per strada, mi hanno fischiato dietro tre volte, e un’auto ha fatto quasi un incidente perche’ il conducente ha rallentato per guardarmi. A volte li detesto proprio, gli uomini!”

Anche qui le motivazioni principali sono il desiderio di costruirsi un’immagine e suscitare invidia, ma almeno esiste un livello di consapevolezza che ci induce a camuffare la vanagloria dietro qualcosa di apparentemente negativo. Anche se, spesso, la mancanza d’ipocrisia dei vanagloriosi piu’ sfacciati, puo’ risultare meno antipatica rispetto a quella di questo tipo.

c): vanagloria dell’intimita’ del tipo "ho una relazione favolosa”. Cioe’ una declamazione pubblica dei sentimenti che si provano per una persona in particolare o un aneddoto che esprime la perfezione del nostro rapporto con quella persona: “Grazie, Marco, per avermi regalato gli attimi piu’ belli di tutta la mia vita!”

In sostanza: “Vi informo che ho un fidanzato (o un caro amico), e con lui ho una relazione fantastica”. In questo caso le due motivazioni principali (costruirsi un’immagine e suscitare invidia) sono evidenti. Volendo, si potrebbe trovare in questo terzo tipo di vanagloria un intento meno deprecabile, che potrebbe essere il desiderio di rafforzare la relazione mostrando a tutti l'intensita’ dei nostri sentimenti verso quella specifica persona, invece di limitarci a comunicargliela in privato. Pero’, pensandoci bene, davvero vogliamo trascinare centinaia di persone nelle nostre smancerie perche’ non troviamo un modo piu’ creativo per superare i limiti che abbiamo nell'esprimerci?


Oltre alla vanagloria, un altro comportamento e’ la rivelazione incomprensibile: cioe’ l’intenzione di rivelare che nella nostra vita sta accadendo qualcosa di incredibile (positivo o negativo) senza pero’ chiarire alcun dettaglio.

Gli esempi sono semplici e sfido chiunque a giurare di non aver mai letto qualcosa del genere: “Basta! Da oggi ho chiuso con gli uomini!”. Oppure: “Non vi dico niente, ma domani potrebbe essere il gran giorno!”. La motivazione principale e’ unicamente il bisogno d'attenzione, ma la cosa piu’ divertente e’ leggere i commenti che seguono questo genere di post, osservando, poi, il modo in cui l'autore risponde. Sempre che risponda, perche’ non e’ detto che lo faccia, in quanto tanto piu’ a lungo dura il giochino, tanto piu’ il bisogno di attenzione viene soddisfatto.

Gli autori della rivelazione incomprensibile si dividono fondamentalmente in quattro categorie, due delle quali prettamente femminili:

a) la celebrita’: che rimane in silenzio e tratta i commentatori come ammiratori scalmanati. Li lascia commentare e non risponde mai a nessuno.

b) la fidanzata di mille persone: che risponde a tutti e nei suoi commenti spiega tutto per filo e per segno. Il che significa che fin da subito voleva parlarne pubblicamente, ma non voleva solo parlarne; voleva, soprattutto, che gli altri le chiedessero di farlo.

c) il (o la) protagonista tormentato/a: che risponde, ma mantiene perennemente il mistero motivando il suo glissare col fatto che la cosa lo rende triste e "non se la sente di raccontare".

d) la principessa adorata da tutti: e’ la versione gioiosa di chi ricade nel tipo c). Risponde, ma mantiene il mistero perche’ e’ una cosa talmente meravigliosa che non puo’ "dire nulla subito, ma presto lo scoprirete!".

In semplici parole si vuole galvanizzare ben bene i lettori, e lasciarli ad aspettate la grande notizia con il fiato sospeso.


Poi c’e’ la comunicazione banale, cioe’, letteralmente, l’aggiornamento su ogni banale attivita’ che compiamo, come ad esempio: “Fra poco in palestra, poi doccia, cena e seratina tranquilla davanti al computer”.

Le motivazioni principali di questo tipo di post sono il desiderio di costruirsi un’immagine, la solitudine, il narcisismo e, probabilmente, nel caso di Facebook l’ignoranza, vale a dire la convinzione che “aggiornamento di stato” significhi proprio aggiornare tutti su cio’ che stiamo facendo, momento per momento.

Mi sono quindi chiesta: che ci attendiamo quando scriviamo certe comunicazioni? Ci attendiamo forse sterili congratulazioni da un gruppo di semisconosciuti che non sono minimamente coinvolti nelle nostre banalita’?

“Vai in palestra? E allora? Chissenefrega!” verrebbe da rispondere. Ma per chi lo scrive e’ impossibile resistere all’impulso di comunicare agli altri cio’ che sta facendo, quindi significa che ne trae un beneficio.

Quale?

Sicuramente il costruirsi un’immagine, poiche’ se mi dici che vai in palestra allo stesso tempo mi comunichi, in modo subliminale, che tieni al tuo fisico e quindi che, probabilmente, dal punto di vista estetico non sei malaccio.

A rifletterci bene, pero’, informare tutti delle nostre attivita’ quotidiane non aiuta granche’ a plasmare la nostra immagine. O almeno la si plasma, ma forse non nel modo che abbiamo in mente noi. Per cui, se la motivazione non e’ il desiderio di costruirsi un’immagine, allora viene da pensare che possa essere il narcisismo; come se, per qualche strana ragione, solo perche’ si tratta di noi, anche i minimi dettagli della nostra vita siano interessanti per chi ci legge. Di conseguenza ci si illude di trasformarci in celebrita’, per cui gli altri dovrebbero essere ossessionati da tutto cio’ che facciamo, persino da cose totalmente insignificanti.

Ma non sono certa al cento per cento che si tratti di bisogno di costruirsi un’immagine o di narcisismo, e se le motivazioni non sono ne’ la prima ne’ la seconda, allora la pulsione non puo’ che essere la cugina triste del bisogno di considerazione: cioe’ la solitudine. Tuttavia, da un punto di vista psicologico, penso sia apprezzabile che il web dia alle persone sole l’opportunita’ di raccontare la loro giornata a qualcuno, e questi post non rientrerebbero nella lista dei molesti se non avessero (ahime’) l'effetto collaterale di ricordare che la vita e’ in realta’ priva di senso. Per tutti.


Ma uno dei comportamenti piu’ ricorrenti e’, senza dubbio, il messaggio privato espresso pubblicamente senza che ve ne sia motivo: “Mi manchi! Quand’e’ che ci vediamo? Ti aspetto alle tre!”

Che cosa puo’ motivare certi post, a parte l’immaturita’ di chi, pur reputandosi adulto, non capisce la differenza tra un post pubblico e un messaggio privato? A che serve sbandierare a tutti qualcosa che e’ destinato ad un’unica persona e che potrebbe esserle inviato in modo piu’ riservato?
  • Costruirsi un’immagine e farsi belli agli occhi degli altri?
  • Dare l'impressione di vivere una vita intensa e inebriante?
  • Mostrare a tutti che esiste una grande amicizia fra noi e il destinatario del messaggio?
  • Suscitare invidia negli altri e farli sentire degli sfigati?
  • Il pensiero di essere talmente famosi da considerare ogni aspetto della nostra vita sociale importante per il mondo intero?
Forse un po’ di tutto. Ciononostante, l'unica motivazione che, in un certo senso, posso giustificare e’ se il messaggio mira a suscitare invidia o gelosia in una specifica persona che probabilmente lo leggera’ (una vecchia fiamma o qualcuno che si detesta e che vogliamo stuzzicare). Questo tipo di malizia e’ cosi’ sottile che riesce persino a divertirmi, e il post perde gli elementi che lo rendono molesto per diventare, invece, qualcosa di sbalorditivo.


Un altro comportamento che non finira’ mai di stupirmi e’ quello che si ha quando si scrivono discorsi come se ricevessimo un premio Oscar ma senza che vi sia ragione. Mere manifestazioni d'affetto e di stima che non hanno alcun motivo evidente, e dirette a nessuno in particolare.

Mi riferisco a quei post come: “Volevo solo dirvi grazie. Il vostro sostegno e il fatto che siete in tanti a seguirmi significa molto per me. Senza di voi non sarei riuscita a fare quasi nulla di tutto quel che ho fatto in questi anni”.

Quando si leggono certe cose, c’e’ davvero da chiedersi: esiste davvero chi veramente sente una tale esplosione d'amore per tutti i suoi millecinquecento contatti in Facebook? E che cosa accadrebbe se, all'improvviso, quella stessa esplosione fosse nei confronti dei suoi migliori amici, o la sua famiglia? La esprimerebbe come? Scrivendolo a lettere cubitali su tutti i muri della citta’ oppure contatterebbe quelle poche persone privatamente, e con un messaggio molto piu’ personale e sincero?

Credo che il motivo per questo tipo di comportamento si riduca sostanzialmente al bisogno di essere considerati: "Ehi! Sono qui! Abbracciatemi!". Si ha bisogno di sentirsi amati e sappiamo benissimo che l'inevitabile risposta al nostro appello, saranno decine e decine di abbracci e pacche virtuali sulle nostre spalle.

L'unica circostanza in cui qualcosa del genere puo’ essere tollerabile (io pero’ sarei propensa ad evitarla sempre) e’ in occasione delle festivita’ (Natale, Pasqua, ricorrenze varie); quando, cioe’, tutto rientra nel perimetro di un grande abbraccio collettivo. Non a caso, infatti, e’ proprio durante queste occasioni che nel web la gente si scatena e ci si ritrova sommersi da una valanga di discorsi da premi Oscar.


C’e’ inoltre l'opinione straordinariamente ovvia. E’ quella che viene espressa in occasione di un evento speciale, e che abbiamo gia’ sentito milioni di volte. Di esempi potrei citarne a decine, ma i piu’ comuni sono del tipo: “Sono solidale col popolo uzbeko che lotta per il diritto alla liberta’. Tutti hanno diritto alla liberta’!” Oppure: “Il mio pensiero va a quelle persone che hanno perso i loro cari nel terremoto. Non ho parole per esprimere il mio dolore!” In questo gruppo rientrano anche tutti quei post relativi alle ricorrenze che, ogni anno, siamo costretti a sorbirci.

Le motivazioni principali che spingono a scrivere questo genere di post sono essenzialmente due:
  • il narcisismo, inserirsi cioe’ come una tessera nel mosaico dell’accadimento;
  • il desiderio di costruirsi un’immagine, come a voler dire: “Io sono il tipo di persona che, di fronte a certi fatti, ha questa particolare opinione/reazione".
Perche’ questi post sono fastidiosi? Prima di tutto perche’ non si sta dicendo niente di originale o interessante; quel particolare evento ha gia’ inondato l’opinione pubblica attraverso i media ed e’ gia’ stato ampiamente analizzato da ogni possibile punto di vista. Secondariamente si sta trasformando un evento, spesso tragico, in qualcosa che ci assegna una parte da protagonisti.

La tristezza che avvertiamo per un massacro o un disastro, non e’ una tessera fondamentale nel mosaico di quell’evento, e non c’e’ alcuna necessita’ di descrivere a tutti come appaiono i fatti guardati attraverso le nostre lenti. Soprattutto se le nostre lenti sono, spesso, soltanto dei vetri trasparenti, normalissimi, che non fanno intravedere niente di piu’, ne’ niente di meno, di quello che tutti hanno gia’ visto.


Arriviamo infine all’ultimo comportamento di questa lunga serie: la citazione illuminata. Cioe’ la perla di saggezza non richiesta. “Neppure la morte e’ da temere per chi ha vissuto con saggezza. - Buddha”. Oppure: “L'arte di vincere la si impara nelle sconfitte. - Simón Bolívar”. Ed altre cose del genere.

Costantemente, soprattutto in Facebook, ci si trova di fronte a chi vuole illuminarci con una saggezza copia incollata che non e’ sua, ma di qualcun altro. Il messaggio ha sempre un tono decisamente paternalistico e cio’ che sottintende e’: "Salve amici. Vedete? Io so quali sono i segreti della vita. Lasciate che l’insegni anche a voi cosicche’, come me, potrete raggiungere la saggezza e l'illuminazione."

Ora, io spero che tutti sappiano che l’unico modo per motivare davvero le persone non e’ declamare frasi prese dal web, bensi’ realizzare qualcosa di speciale in modo che la nostra impresa sia d’esempio e fonte d’ispirazione per gli altri. Per infondere ispirazione solo con le chiacchiere dovremmo essere cosi’ bravi in arte oratoria, e avere qualcosa di veramente originale da dire, da non dover dar prova sul campo di cio’ che diciamo. E questo non e’ ovviamente il mio caso, ne’ quello del 99,9% delle persone che passano il loro tempo in Facebook. Percio’, considerarci ispiratori di saggezza e illuminazione per il solo fatto che copia incolliamo citazioni trite e ritrite trovate qua e la’, alla fine non puo’ che essere un atto infinitamente patetico e palesemente narcisistico.

Ma oltre al narcisismo c’e’ anche un secondo motivo che ci spinge a scrivere questo genere di post, ed e’ la volonta’ di costruirci un’immagine. In realta’ desideriamo che gli altri si accorgano di quanto siamo saggi, illuminati, ed ammirino il nostro percorso spirituale.


Conclusione: sapete perche’ certi comportamenti non scompariranno mai? Perche’ nei social network non esiste una funzione opposta al “mi piace”, cioe’ il "non mi piace", e i piu’ non hanno alcuna voglia di mettersi a questionare su quanto cio’ che leggono faccia cagare. Per questa ragione, di solito, i post che ho elencato ricevono unicamente incoraggiamenti, e gli autori restano ignari del fatto che stanno fracassando le gonadi all’universo mondo.

In definitiva a cosa ha portato, quindi, questa mia analisi? Semplicemente a scoprire che le caratteristiche dei post noiosi e molesti non fanno che riflettere quelle che sono normalissime qualita’ umane. Tutti, infatti (me compresa) hanno bisogno di vantarsi ogni tanto, tutti hanno i loro momenti di debolezza, tutti hanno bisogno di considerazione, tutti si sentono soli e tutti. prima o poi, fanno emergere tratti caratteriali decisamente non gradevoli. Ed e’ a questo punto che dovrebbero intervenire le persone che ci vogliono bene.

Ma quello che da soli non riusciamo a comprendere e’ che tra i nostri millecinquecento amici in Facebook, solo pochi ci vogliono bene. Forse dieci, forse venti, e se fossimo particolarmente amabili potremmo arrivare persino a trenta. Sempre troppo pochi! Questo significa che la stragrande maggioranza delle persone che abbiamo “collezionato” nella nostra lista NON CI VUOLE BENE. E’ questa l’amara verita’. Ed ovviamente, a chi non ci vuole bene poco interessa della nostra giornata, della nostra vita, di cio’ che pensiamo, facciamo, desideriamo. Probabilmente non visita neppure troppo spesso la nostra pagina e, certamente, non vuole avere niente a che fare con i peggiori aspetti del nostro carattere. Percio’ lo spettacolo di noi che agiamo in base ai nostri bisogni emotivi, finanche egotici, non dovrebbe neppure apparire sullo schermo del loro computer, e dovremmo fare di tutto per evitare di farglielo vedere.

A questo punto sono arrivata davvero alla fine di questa noiosissima pappardella. Con cio’ ho ampiamente soddisfatto tutte quante le mie motivazioni, dal narcisismo, al bisogno d’attenzione, al riempimento del vuoto lasciato dalla solitudine, al desiderio di costruirmi un’immagine. Pero’, prima di prendervela con me ed insultarmi, scrivendo che cio’ che ho esternato in questo post fa cagare, fate un lungo respiro e valutate se anche voi non siate caduti almeno in uno dei tanti difetti che ho elencato, e domandatevi se, almeno una volta, anche voi non siate risultati molesti per qualcuno.

Bene: fra poco in palestra, poi doccia, cena e seratina tranquilla davanti al computer!

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics