martedì 26 novembre 2013

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Emlékszem

Ero bambina, ma la fragranza della torta di mele accompagnata da una calda tazza di the verde bevuta tenendo lo zucchero fra i denti la ricordo ancora. Soprattutto, di lei, mi ricordo gli occhi. Le rughe profonde come la vita le segnavano il volto, ma gli occhi, quegli occhi, non potro' mai dimenticarli; inquietanti e al tempo stesso misteriosi, malinconici, ma anche gioiosi. Avevano il colore dell'acqua che scorre nel Tisza in una giornata primaverile: verdi smeraldo.

Mi ricordo che qualcuno diceva fosse una strega; parlavano di magie e sortilegi, e che quando era giovane aveva rovinato famiglie e matrimoni con le sue pozioni magiche. Ma l'unica cosa magica che le ho visto fare e’ stata di leggere le carte alla gente del paese che, ogni tanto, sempre piu' raramente, le faceva visita. E ricordo le fresche serate, quando ci sedevamo all'aperto e lei mi indicava il futuro; m’insegnava il significato degli arcani maggiori e di quelli minori, ed io restavo affascinata ad ascoltarla. Le sue storie assumevano sempre il sapore delle fiabe.

Nessuno ha mai saputo che origini avesse, ma i suoi capelli, neri, indicavano un sangue tzigano. Si dice che suo padre fosse un bracciante e che sua madre un’umile cameriera in una residenza di un aristocratico della zona. Si dice anche che, al tempo della guerra, la guarnigione militare fosse comandata da un maggiore di origine austriaca, e qualcuno racconta che lei ne fu l’amante fino al giorno in cui l'Armata Rossa giunse a "liberare" il popolo dal nazismo.

I soldati si ritirarono in una notte e lasciarono gli abitanti del paese indifesi ed impauriti, e quando i liberatori arrivarono a cercare i collaborazionisti, circa duecento ne furono catturati. Gli uomini vennero impiccati, le donne violentate. Lei era fra queste.

martedì 19 novembre 2013

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Vale piu’ un bel culo o una laurea?

Negli ultimi anni, in Italia, c’e’ stato il trionfo del velinismo e del nudo femminile. Di questo molte persone hanno dato, e continuano a dare, la colpa alle donne e alla loro ambizione di poter ottenere tutto utilizzando il proprio corpo. Ma il problema secondo me non e’ femminile. Non sono le donne le responsabili se, dalla scuola al mondo del lavoro, vale piu’ un bel culo della laurea. Tutto cio’ fa solo parte di un ambiente maschilista-talebano che ormai troneggia un po’ ovunque.

Per come la vedo io, una ragazza che raggiunge il suo obiettivo, e cioe’ successo e soldi, grazie al suo corpo non mi crea alcun scompenso di carattere morale. Anzi, come ben si sa e’ una cosa che anch’io ho fatto in passato. E alzi la mano chi tra le donne non rinuncerebbe al proprio stipendiuccio e ad un po’ di amor proprio femminile se gli mettessero sul piatto un milione di euro per mostrarsi sorridente. Ma anche un uomo, direi; non e’ cosi? Della serie: chi e’ piu’ scemo, la ragazza disinibita o chi le va dietro?

Sono problemi che una donna attraente vive ogni giorno, anche se non fa la prostituta. Anzi, forse li vive ancor di piu’ se i valori in cui crede sinceramente sono altri. Lo dico con franchezza. Io sono single, ho una laurea, un master, una specializzazione, un dottorato, e… anche un gran bel fondoschiena. Ecco, da sempre il mio primo impatto col classico "maschio" (a meno che non indossassi un bel burqa) e’ sempre stato il suo sguardo insistente sulla mia "qualita'" della quale non ho alcun merito, se non per la cura che gli dedico dal lato ginnico. Nonostante il mio quoziente intellettivo, la mia cultura, la mia ironia, e tutte le altre belle cose che credo facciano di me una persona attraente... ho sempre dovuto affannarmi non poco a parlar di politica, a ricostruire le tappe del disfacimento etico della nostra attuale societa’, a discutere dei massimi sistemi, di Canova, di Mozart, o di ogni altro argomento... la replica che ho sempre ottenuto, nel migliore dei casi e’ stata "Ah, sei pure intelligente..." e poi il tipico sorrisino. Nel peggiore uno sbadiglio annoiato.

E allora perche’ starsi tanto a sbattere per far breccia con la nostra parte “intellettuale” quando abbiamo a disposizione un’arma ben piu’ micidiale? Il mondo e’ quello che e’; ci vorrebbero secoli per cambiarlo, ed io non ho certo il tempo per attendere cosi’ a lungo. Tuttavia, ogni volta penso: ma davvero sono cosi’ poveri di spirito? Cosi’ poveri di argomenti? Assolutamente incapaci di confrontarsi su un terreno che non sia quello della schermaglia sessuale? O anche amorosa? E poi, tranne qualche valida eccezione, penso: "Sei solo un idiota!". E solo il cielo sa quanto vorrei essere smentita.

So anche che chi mi sta leggendo adesso, se di sesso maschile, avra' gia’ alzato il sopraciglio. Potrei metterci la mano sul fuoco, cosi’ come lui poserebbe con piacere la mano su un mio gluteo. Scusatemi se sono sfacciata. Percio’ mi chiedo: che cosa dovremmo fare? Perche' il problema sono fondamentalmente gli uomini; questo particolare tipo di uomini. Uomini che restano sempre dei bambini, anche se hanno cinquant'anni. Che cosa dovremmo fare con loro? Annegarli da piccoli? Gettarli dalla rupe Tarpea della selezione intellettuale? Far loro sistemare la cameretta gia' a sette anni cosi’ che capiscano che le parole "maschio" e “femmina” andrebbero sostituite primariamente con quella di "persona"?

E non e’ delle donne che mi preoccupo. Le statistiche ci danno sempre piu’ brave nei risultati, sempre piu’ agguerrite, piu’ flessibili, piu’ forti. E sempre meno fornite di scrupoli. Ma… come si fa a sopravvivere in una giungla dove gli uomini, davvero, sono cosi’ poco evoluti? Uno dei modi e’ appunto quello di ottenere cio’ che vogliamo sfruttando le armi che sappiamo di avere. E’ una questione di regole del mercato, di liberismo, di domanda ed offerta. Di bisogni e di beni che possono soddisfare quei bisogni. E quasi tutte noi, quando ci vestiamo un po’ sexy, siamo ben consapevoli di quello che facciamo. Sappiamo che quando passiamo davanti a qualcuno, anche al piu’ algido degli uomini, lui si sofferma ad ammirarci. Che male c’e’?

Ovviamente, come sempre, ho estremizzato. Pero’ talvolta anch’io non posso fare a meno di giudicare davvero orrendo, mortificante dell'intelligenza umana, un tale costume, un tale andazzo... ma poi, quando rifletto, mi accorgo di quanto sia ipocrita questo modo di pensare.

Detto questo, toglierei quindi del tutto l'accento dalle donne che lo fanno, e lo sposterei su ragioni e cause ben piu’ complesse e variegate. E, parlando di Italia, in particolare, sposterei l’accento sulla totale deriva di tutti i media italiani, dominati da oltre vent’anni di berlusconismo, che oltre a mortificare la politica hanno anche mortificato il costume e la cultura (o la non cultura) italica. E se poi prendiamo la tv, si apre addirittura un baratro. Ma anche se ci connettiamo con la pagina di un qualunque quotidiano sul web, a partire finanche da Repubblica, troveremo sempre una bella ragazza, possibilmente svestita, in bella vista. E chi le sceglie queste foto? Ovviamente un solerte giornalista... di sesso maschile, al quale la redazione avra’ consigliato: "Mettici una bella fighetta, che ci sta benissimo e attira l'attenzione".

In fondo i giornali non devono fare giornalismo; devono fare mercato; devono servire a creare consenso e soldi - regola della domanda e dell’offerta, ricordate? - e la richiesta di tette e culi e’ altissima. Si tratta di vendere, di soddisfare dei bisogni, di innalzare il numero dei lettori o dei telespettatori, mica di operare per il bene culturale e sociale del paese. E tutto perche’, per certe cose, gli uomini si comportano davvero come i bambini; si entusiasmano e cadono nelle tentazioni solo perche’ le vedono in tv. Sembra un luogo comune, lo so e mi vergogno persino a scriverlo. In sostanza, per molti e’ piu’ facile ragionare secondo il compartimento stagno della bella/scema oppure brutta/autorevole, quindi intelligente.

Bambini, si’… non si offenda chi si sente chiamato in causa. E la complessita’, signori miei, e’ bandita, ripudiata, sempre piu’ difficile da accettare, da comunicare, da vendere. Per cui, se mi recassi in laboratorio portando i tacchi a spillo, attirerei l'attenzione, ne sono certa; ciononostante non sarebbe per la scoperta di un vaccino, ma semplicemente perche’ ho pur sempre una bella caviglia. E’ accaduto, accade, e so di cosa parlo.

Pero’, se mi confido con un uomo, se gli spiego queste cose, se esprimo queste mie opinioni e affronto con lui un discorso del genere, il minimo che mi sento replicare e’ che sono acida, oppure che sono petulante e nevrotica perche’, magari, ho il ciclo. E festa finita.

giovedì 14 novembre 2013

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Flamenco - Quinta parte

In certe cose ho sempre indovinato. Difficile sfuggire ad un istinto che ho affinato nel tempo e con l’esperienza. Che lo faccia per soldi, o per trarne godimento, o per tutte e due le cose insieme, o per qualsiasi altro motivo, mi accorgo subito, fin da prima di finirci a letto, se qualcuno, uomo o donna che sia, puo’ essere partner adatto per farci una bella scopata. Lo capisco da piccoli dettagli: sguardo, mani, bocca, voce. Ma e’ soprattutto l’odore che quella persona emana ad indicarmelo. Un buon odore corrisponde quasi sempre ad un buon sapore, perche’, in fondo, fare sesso e’ come assaggiare un frutto ogni volta diverso, e devo dire che l’essere bisessuale mi ha permesso di assaporarne in grande varieta’. Uomini, donne, separatamente o anche insieme, singolarmente o in situazioni orgiastiche, a formare macedonie dai sapori particolari e mai riproducibili.

***

“Guarda e basta. E poi, se ti va di toccare, tocca… e se ti piace puoi anche assaggiarla”, le suggerii.

Non volevo forzarla troppo. La vedevo ancora titubante. Ashika non era la tipica lesbica rimorchiata in un pub, ma una ragazza etero con pulsione alla bisessualita’ che, probabilmente, si era fatta trascinare in una situazione della quale, seppur incuriosita, non era del tutto convinta. Ciononostante si calo’ fra le mie gambe. Aveva una gran voglia di conoscere da vicino quelle pieghe brune e rosa scuro che aveva intravisto quando mi ero mostrata nuda, ed aveva anche una gran voglia di assaporarne il profumo. Allungo’ incerta un dito, esplorando le labbra, gonfie, dal contorno leggermente frastagliato e umido. Procedette quindi con timidi toccamenti, facendo scivolare il dito nella fessura. Quando l’apri’ avvertii immediatamente il crescendo della pressione sessuale nel basso ventre, e il mio odore penetrante che inizio’ ad impregnare l’aria, tanto da coprire quello delle candele. Poi sentii il tocco della sua lingua.

Non tutte hanno un buon sapore. L’esplorazione con la lingua serve appunto a stabilirlo, per questo motivo leccare e’ la prima cosa che viene d’istinto anche a donne che non hanno mai avuto precedenti esperienze omosessuali. Quando una non piace, ogni desiderio si spegne, ma quando invece ci piace, il suo sapore diventa quasi un afrodisiaco. Ashika mi trovo’ gradevole. Da piccoli tocchi timidi, infatti, le sue leccate si fecero sempre piu’ decise e, sempre piu’ sfrontata, prese a passare la lingua su e giu’ fra le labbra dischiuse.

“Hai un sapore sexy”, mi disse fra una leccata e l’altra, mentre il mio umore le impiastricciava la bocca e il volto. Poi, come avevo fatto io con lei, inizio’ a spingere coi polpastrelli per saggiarne l’entrata. Alla fine ci infilo’ due dita.

Ogni sesso femminile, quando si cerca di penetrarlo, ha una momentanea resistenza, perche’ deve adattarsi a quello che entra. Non importa quanto sia lubrificato, o quanto sia abituato a ricevere oggetti di grosse dimensioni; esiste sempre e comunque un attimo in cui sembra essere troppo stretto, finanche per un dito. Ma dopo quella prima esitazione, almeno per cio’ che mi riguarda, ogni cosa viene avviluppata dalla carne umida.

Avvertivo le sue dita dentro di me, che lei muoveva nel modo che gia’ le avevo insegnato, mentre io inarcando i fianchi per favorirle la penetrazione, tacitamente le confermavo che era brava. Poi cominciai a muovermi cercando di farle capire qual era il ritmo che mi piaceva. Ogni donna ha il proprio. C’e’ a chi piace lento, a chi veloce. Il mio e’, appunto, come il Flamenco: all’inizio deve essere calmo, rilassante, per poi crescere di intensita’, ma gradualmente. Cosi’ le afferrai il polso e iniziai ad indicarle il ritmo giusto, come in una lezione di danza un po’ particolare.

Quando capii che stavo andando troppo oltre, e che non avrei resistito a lungo, la bloccai.

“Che c’e’? Sto facendo qualcosa di sbagliato?”

“No… sei bravissima. Pero’ ti voglio sopra di me quando vengo”.

Con una mano, anch’io iniziai a massaggiarmi, prima il seno, poi il ventre, il pube, mentre con l’altra mano andavo alla ricerca del suo sesso, infilandoci a mia volta due dita, riuscendo a massaggiarle la clitoride ogni volta che entravo e uscivo. Cosa facile, dato che era tutta bagnata.

“Prova anche tu a fare come me”, le dissi ansimando di piacere.

Ashika colse il messaggio e prese ad imitare i miei movimenti, cercando con le dita di entrare e uscire e, allo stesso tempo, stropicciarmi la clitoride. Cio’ che volevo era che provassimo entrambe la medesima sensazione, lo stesso identico piacere, per quanto fosse possibile. Quando infine mi accorsi, dalle contrazioni nella mia vagina che sarei giunta al traguardo prima di lei, tolsi la mano. In quel momento, improvviso, sentii l’orgasmo crescermi dentro ed esplodere; chiudendo gli occhi e reclinando la testa all’indietro, urlai spruzzandole sulla mano il mio succo bollente, e mi inarcai cosi’ tanto che la mia schiena si separo’ completamente dal letto, uno spasmo dopo l’altro.

Ogni orgasmo per me e’ cosi’: sublime. L’intensita’ di quella sensazione e’ incredibile; sento la tensione che si libera tutta in una volta e le contrazioni di piacere mi fanno quasi svenire. A stento mi rendo conto di urlare e sgroppare come un’ossessa. Poi, lentamente, la stanza smette di girare, e mi accorgo che lo scroscio che sento nelle orecchie e’ solo il martellare del mio sangue. Il corpo si trasforma in melassa, pesante, greve, ed ho la vagina allagata. Cala cosi’ il silenzio, interrotto solo dal mio ansimare.

Ashika resto’ per un attimo ad osservarmi, orgogliosa per essere riuscita a procurarmi un tale piacere. Sapevo che a vedermi godere in quel modo si era ancor piu’ eccitata e che aveva, a quel punto, voglia di venire. Glielo si leggeva sul viso.

“Non preoccuparti”, le dissi sorridendo. “Adesso e’ il tuo turno”.

Mi misi sopra di lei. Con lo sguardo languido, spettinata, dovevo sembrarle una perversa ninfomane, lesbica, che amava traviare le “brave ragazze”. Le alzai le gambe, le allargai, poi mi accucciai sulla sua fica, infilandoci dentro il medio e l’indice. Ripresi a scoparla al ritmo di prima. Mancava tanto cosi’, lo sapevo. Quando i fianchi le si sollevarono dal letto, e sentii la sua vagina distendersi e contrarsi a grandissima velocita' intorno alle dita, mi incollai con le labbra alla sua clitoride, leccando energicamente e facendo roteare la lingua intorno. La portai al culmine in quel modo, scopandola, leccandola, e succhiandola… rubandole un lungo gemito di piacere in un orgasmo che duro’ molto piu’ a lungo di quanto era durato il mio.

Mi alzai dal letto che lei sussultava ancora. Volevo versarmi dell’altro vino, per mischiarlo al sapore del suo piacere. Quando ritornai, mi acciambellai accanto al suo corpo, come una gattona, invitandola a fare un brindisi.

“E’ la tua prima volta, ed hai superato la prova a pieni voti. Benvenuta sull’isola di Lesbo!”

“E’ stato fantastico”, disse con un risolino, estasiata dalle lente pulsazioni che la facevano ancora tremare.

Si godeva il momento e non si preoccupava dell’importanza che quell’insolita situazione avrebbe avuto, poi, nella sua vita. Dopotutto anche per me era avvenuta la stessa cosa; anch’io fino alla prima esperienza con una donna avevo sempre creduto che a piacermi fossero solo gli uomini.

Per sempre restera’ nella mia mente, e nel mio cuore, il sorriso sardonico della “maestra” che all’inizio mi educo’ alle delizie di Saffo, colei che mi fece capire che la sessualita’ che avevo conosciuto fino a quel momento non era che una piccola faccia di un enorme diamante.

Ma questa e’ un’altra storia.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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