martedì 27 agosto 2013

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Su come io sia arrivata ad accettare il mio piccolo seno ed una bocca troppo grande

Una volta, quello che volevo era essere perfetta. Volevo essere educata, molto educata, solo per impressionare con le mie buone maniere. Istruita, incredibilmente istruita, solo per sbalordire con la mia conoscenza. Intelligente, straordinariamente intelligente, solo per ottenere l’ammirazione di chi avevo intorno. In forma, superlativamente in forma, solo per stupire chiunque col mio aspetto. Una donna, insomma, che potesse fregiarsi del bollino di approvazione e di garanzia che determina il successo.

Una volta, dunque, volevo tutto: una pelle vellutata, un gusto raffinato, una mente vivace, un corpo mozzafiato, una parlantina sciolta, un carattere forte, delle gambe stupende, un sorriso sconvolgente, uno sguardo intrigante, una cascata di capelli, un ventre piatto, una conversazione interessante, dei pensieri affascinanti. E lo volevo solo per far piacere a qualcuno, genitori, parenti, amici, partner, cosicche’, rispecchiandomi nei loro occhi, in cambio avrei potuto amare anche un po’ me stessa. Almeno un po’...

Tuttavia non si sfugge ai propri difetti. Sfortunatamente ho continuato ad averne, fin troppi: un temperamento indomabile, un seno piccolo, una bocca troppo grande, un debole per la Nutella, un’incontenibile incoscienza, una costante paura di fallire, una risata fragorosa, un sedere un po’ abbondante, un inaccettabile daltonismo, un animo troppo sensibile, una fastidiosissima tendenza a sentirmi perennemente stanca, un inguaribile idealismo. Ma prima di tutto, l'idea ossessiva che con i miei difetti e con le mie imperfezioni, non sarei mai stata abbastanza.

Abbastanza per chi? Ancora me lo sto chiedendo, pero' un giorno e’ accaduta una cosa straordinaria: ho smesso di considerare gli altri. Ho smesso di ascoltare il loro giudizio. Ho smesso di preoccuparmi di cio’ che pensavano, e non ho piu’ sentito il desiderio di piacere sempre e comunque a tutti. E sapete qual e’ stata la cosa piu' sorprendente? E’ che non sono morta per questo. Semplicemente, di punto in bianco, mi sono stufata della mia perenne ricerca di “adeguatezza”, e di essere continuamente preda delle pressioni per essere sempre “perfetta”. In sostanza, non mi sono piu’ conformata alle aspettative di chi avevo vicino: genitori, parenti, amici, partner, chiunque… tutti svaniti. Si’. E insieme a loro e’ letteralmente scomparso cio’ che comunemente viene definito “desiderio di accettazione sociale”. E nello specchio, che prima mi terrorizzava, e’ rimasto solo il riflesso di cio’ che ero. Nient'altro che quello.

E’ cosi’ che sono diventata giudice di me stessa: l’unica in grado davvero di valutarmi. Ma non e' stato facile. Nonostante quella mia ossessione di piacere agli altri fosse svanita, dopo e’ stato anche peggio, molto peggio. Perche’ in me stessa ho trovato una critica ancor piu’ feroce, aspra, esigente, meno tollerante e meno incline al compromesso di chiunque altro prima. Ma almeno gli standard erano i miei, i riferimenti erano i miei, le aspirazioni erano le mie, cosi’ come lo erano i sogni, le speranze, i bisogni, le sfide e i desideri. Era tutto mio, e riguardava solo me.

Ed e’ allora che ho cominciato ad osare di piu’... sempre di piu’. E sono inciampata, e caduta, ma da ogni caduta ho guadagnato molto, e da ogni ferita ricevuta, da ogni lacrima versata, da ogni difetto che ho avuto il coraggio di mostrare, ho imparato qualcosa. Ho imparato che se volevo essere libera, veramente libera, dovevo innanzitutto liberarmi dal giudizio degli altri, e dovevo farlo da sola, senza l’aiuto di nessuno. Del “Cosa penseranno di me se ho fatto questo, o quello?”, oppure “Piacero’ di piu’ con i capelli portati in questo modo o nell’altro?”, oppure “Che diranno di me quando scopriranno che non sono quella che pensavano?” ho imparato a fregarmene! Ma ho imparato anche che sono proprio le persone che per prime ti applaudono quando dimostri di essere sempre al massimo, che per prime ti puntano il dito contro per ogni cosa che fai se, per caso, non sei piu’ all’altezza delle loro aspettative.

Si’, proprio loro, che ti sussurrano alle spalle e sparlano di te evitando persino di guardarti negli occhi. Fin quando ti rendi conto che, in fondo, la loro e’ solo invidia. Ti invidiano perche’ sei cio’ che sei, perche’ hai avuto il coraggio di fare quello che loro non avrebbero osato neppure concepire, e perche’ hai visto troppi colori, provato troppe sensazioni, vissuto troppe esperienze, che nessuno di loro, mai, potrebbe minimamente immaginare. E quel giorno ti penti amaramente per tutti i sacrifici che hai fatto affinche’ quelle persone avessero potuto avere un’illusione, cosi' da essere lusingate dalla tua vicinanza. Ma quando te ne rendi conto e’ troppo tardi: indietro non si torna, il tempo perduto non si recupera, e cio’ che abbiamo elargito con tanta generosita’ a chi non se lo meritava, non ci viene mai restituito.

Quindi non farti ingannare. Fin da subito non star dietro a quello che dicono di te. Sii dissacrante, rompi il muro dell’ipocrisia e fregatene dei giudizi altrui. Balla se hai voglia di ballare, urla se hai voglia di urlare, graffia se hai voglia di graffiare, se vuoi mostrare le gambe mostrale e se hai voglia di scopare, con chiunque ti vada, per qualsiasi motivo tu ritenga opportuno, fallo. Non esiste niente di sacro se non la tua liberta’. Ricordalo. Anche se tutti quanti si metteranno di traverso per ostacolarti, per impedirti di essere cio’ che vuoi essere, perche’ la tua liberta’, credimi, fa paura a molti, tu non starli ad ascoltare. Vai avanti come un treno e travolgili…

Una volta, ho iniziato uno stupido viaggio per sbalordire il mondo. Volevo farlo cercando di essere perfetta, ma ho capito che era tutto sbagliato. Ora, invece, sono orgogliosa dei miei difetti: del mio piccolo seno, della mia grande bocca, del mio sedere un po’ abbondante e di tutto il resto che, probabilmente, di me non va. Ma adesso sono finalmente me stessa. Sono io: imperfetta, disordinata, inadeguata. E non mi sono mai amata cosi' tanto.

giovedì 22 agosto 2013

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Alicia

A quei tempi, ricordo, frequentavo alcuni forum in cui i fruitori di servizi sessuali si scambiavano informazioni e, magari, erano alla ricerca di novita’ per la loro "collezione". "Fruitori di servizi sessuali" e' un modo meno crudo per definire quelli che pagano prostitute per fare sesso; il termine piu’ appropriato sarebbe "puttanieri". Internet mi serviva, soprattutto, per intrufolarmi nel loro mondo, cosi’ da incrementare il mio giro d’affari.

Percio’, non essendoci per me altro interesse che quello, dopo aver risposto ad un certo Francesco che aveva “postato” un thread che parlava d’innamoramento fra clienti ed escort, chiusi la sessione di Windows e spensi il computer. Avevo voglia d’altro; era un po’ di tempo che non sentivo la mia amica e collega Liz. L’ultima volta che l’avevo incontrata mi aveva parlato di una sua storia con un certo avvocato, dal quale sembrava essere molto presa.

- Ciao, come stai?
- Non va male… ma neanche troppo bene! - La voce di Liz era leggermente malinconica.
- Qualcosa non va? Problemi con lui?
- Problemi non direi; e’ sempre molto carino e gentile, pero’ sembra che abbia paura della situazione in cui si e’ cacciato. Sembra voler prendere tempo su tutto. Dice che parlera’ chiaramente con sua moglie, ma i giorni passano e non lo fa. Dobbiamo trovare un appartamento per stare insieme, ma questo non gli piace, quello e’ troppo piccolo, quell’altro non e’ nella zona giusta. Sinceramente non so che cosa pensare…
- Ascolta, ti dico io cosa fare; prepara la valigia e vieni a Venezia con me!
- A Venezia?
- Ho un appuntamento a Venezia, pero’ saro’ occupata solo per una notte. Potremmo passare insieme due o tre giorni di vacanza, come ai vecchi tempi, cosi’ lui capira’ che non stai sempre appiccicata al caminetto in sua attesa!
- Forse hai ragione. Lo chiamo e gli dico che staro’ via qualche giorno con te. Pero’ guidi tu!
- Che ci facciamo con l’auto a Venezia? Prendiamo il treno; penso io a prenotare anche per te. L’appuntamento con il cliente e’ per Sabato sera; potremmo partire Venerdi’ mattina e tornare Martedi’ o Mercoledi’… che ne dici?
- Perfetto! Allora ci sentiamo Venerdi’ mattina… grazie!

Ero certa che a Liz non sarebbe dispiaciuta affatto l’idea di passare qualche giorno lontana dai suoi problemi. Ero la sua piu’ cara amica. Quante volte avevamo sfilato insieme e dopo il lavoro, nella stessa camera, avevamo fatto l’alba raccontandoci cose. E anch’io sarei stata felice di stare qualche giorno con lei; in fondo era la mia unica vera amica. Di ragazze ne conoscevo tante, ma con nessun’altra riuscivo ad avere quella confidenza. Con gli uomini invece…

Nell’ipotesi migliore erano clienti gentili. Gli altri m’interessavano poco. Escluso uno… si chiamava Giulio. Con lui stavo bene, ma forse proprio perche’ ci vedevamo pochissimo. Viveva in Toscana. L’avevo conosciuto come cliente; usciva da una brutta storia e aveva bisogno di parlare… e di coccole. Mi aveva contattata sul Web, dopo che aveva visto il mio sito, e poi era venuto sino a Milano per incontrarmi perche’, mi disse, anche il viaggio e il cambiare ambiente, l’avrebbero aiutato a distrarsi meglio.

Aveva poco meno di cinquanta anni, anche se non li dimostrava. Ho sempre avuto questa particolare attrazione per gli uomini maturi. Gli altri, i trentenni ma anche molti quarantenni, mi sembravano tutti dei ragazzini; non sarei riuscita a stabilire alcun rapporto con loro. Invece con lui era piacevole parlare; era una persona splendida, comprensiva, generosa, ma sapevo benissimo che se fra noi si fosse creata una relazione piu’ stretta, sarebbe durata poco. Non avrei rinunciato alla mia liberta’ per nulla al mondo. Ma lui rispettava le mie scelte, ed anche il mio lavoro, cosi’ avevamo preso a vederci un paio di volte al mese, ed ogni volta con piacere.

Non era amore, ma con lui passavo sempre ore serene. Di Giulio mi piaceva soprattutto l’incredulita’ che aveva nei riguardi del nostro rapporto. In pratica, ogni volta che c’incontravamo, sembrava meravigliarsi del fatto che anch’io lo volessi rivedere ancora. Eppure nel suo lavoro era un uomo deciso e sicuro di se’; solo con me perdeva la scorza di sicurezza e questo suo aspetto mi piaceva molto. Mi sentivo importante, quasi adorata. Una volta tornata da Venezia, sarei andata a trovarlo. Avevo desiderio di un po’ d’aria fresca.

***

Oggi non so piu’ come sia, ma una volta, uscendo a piedi, metropolitana e quattro passi in centro, ci si accorgeva che Milano non era affatto la citta’ alienante che molti pensavano fosse. Era efficiente, ordinata, e offriva moltissimo a chi era in grado di conoscerla. Mi piaceva Milano, e mi sentivo un po’ milanese anche se non vi ero nata. L’agenzia per prenotare i biglietti del treno e anche un albergo a Venezia, stava proprio in centro, a cento metri dal Duomo. L’americano (cosi’ avevo ribattezzato il cliente) m’aspettava all’Hotel Gritti, ma per me aveva prenotato una sola notte. Percio’ avrei dovuto trovare un’altra sistemazione per i giorni da passare con la mia amica. Sulla porta dell’agenzia il cellulare squillo’. Era proprio Liz…

- Ciao… volevo dirti che non vengo con te. Cerca di perdonarmi, ma sapessi come l’ha presa male quando gliel’ho detto!
- Sono tutti uguali… non cambiano mai. E tu non dovresti mostrarti tanto debole…
- Si’, e’ vero… pero’ capisci! Io ci tengo a vedere come va a finire, e non voglio forzare la mano.
- D’accordo, come vuoi tu – dissi un po’ seccata – E’ un peccato perche’ saremmo state bene insieme. Vorra’ dire che ci si vede appena torno, d’accordo?
- D’accordo, ci sentiamo.

***

L’americano era un gran signore. Avanti negli anni, piu’ di sessanta, sicuramente, aveva il fascino elegante di chi era abituato alla ricchezza, ma che, tuttavia, non aveva mai avuto la necessita’ di ostentarla. Completo di Armani, leggerissimo dolcevita in tinta sotto, total look, mi accolse nella hall dell’hotel con un sorriso cordialissimo. Il suo inglese era eccellente, assolutamente privo dell’accento statunitense. Forse non era Californiano, come mi aveva scritto nell’email. Sembrava piu’ un Bostoniano. Conoscevo bene gli americani. La maggior parte dei miei clienti era proprio statunitense, ma a tutti rimproveravo una certa provincialita’ nei modi ed un approccio a volte troppo immediato ed amichevole. Quel cliente invece aveva quel tatto di eleganza tipico degli europei o almeno, parte di essi.

La sua email era stata piu’ che eloquente: lui e sua moglie, molto piu’ giovane, desideravano una escort per giocarci insieme e cosi’ mi avevano “scelta”. Da parte mia non c’erano problemi: il triangolo era qualcosa che intrigava anche me. Purtroppo erano rare le coppie che richiedevano quel tipo di servizio e, soprattutto, che potessero permettersi di pagare cio’ che chiedevo, che era ovviamente il doppio indipendentemente dal fatto che uno dei due “clienti” fosse di genere femminile.

- E’ proprio come nelle foto che ha sul sito web, signorina, complimenti! Mia moglie sara’ soddisfattissima di lei.
- Grazie, sono appena arrivata e avrei bisogno di salire in camera un istante, per cambiarmi e prepararmi.
- Con tutto il comodo, signorina… l’aspettiamo al ristorante per cena.

La camera era stupenda, come tutte al Gritti, d’altronde. Venezia e’ una città unica dove il passato sembra continuamente presente. Gli stessi specchi in quella camera, i mobili in stile, sembravano evocare dolcissimi amori di dame e cicisbei. Nel mio guardaroba mancava giustappunto un po’ di cipria e una parrucca, per rendere piu’ vera quell’atmosfera. Tuttavia mi truccai in modo leggero, cosi’ da non involgarire il mio viso zingaro, incorniciato dai lunghi capelli neri, ombreggiando appena le palpebre per far risaltare gli occhi, naturali e puliti, e con una tinta di rossetto non molto accesa sulle labbra.

Quando scesi nel ristorante, fasciata in un tubino nero con le spalline sottili, i sandali con tacco tale da farmi sfiorare in altezza il metro e novanta, percepii un attimo di palpabile silenzio. Molti sguardi, non solo di uomini, si impressero come marchi a fuoco su di me, mentre passavo fra i tavoli. In fondo alla sala, l’americano si era alzato sorridente per accogliermi.

- Lei e’ mia moglie Alicia!

Una bella donna, davvero! Forse un po’ austera, coi capelli nerissimi raccolti dietro la nuca, ed un filo di perle che, unico ornamento, staccava meravigliosamente sul suo abito, anch’esso nero. Ai lobi due meravigliose perle coronavano i lineamenti del suo volto. Non le si davano piu’ di trentacinque anni, ed anche ben portati. Una coppia bellissima. C’era pero’ nei due coniugi, ammesso che fossero tali, un senso di autocontrollo che oltrepassava cio’ che poteva essere intesa come buona educazione. Non era freddezza. Forse era troppa eleganza.

La donna mi conquisto’ quasi subito. Aveva braccia sottili e mani lunghe, e gli occhi erano i piu’ intensamente verdi che avessi mai visto, con un taglio felino che decisamente contrastava con la dolcezza del suo sorriso. E poi i denti che, bianchi come piccole perle, splendevano e riprendevano il colore dei suoi orecchini. Ogni tanto lo sguardo di Alicia si posava nei miei occhi, ed un paio di volte le sue dita affusolate si spinsero fino a sfiorare distrattamente le mie, quasi a voler testare la consistenza ed il calore della mia pelle.

La cena fu piacevole. Se non erano di Los Angeles, ed ancora oggi ho dei forti dubbi sul fatto che lo fossero, conoscevano comunque bene la citta’. Ma soprattutto, cio’ che subito ci accomuno’ fu che anche loro erano amanti dell’Italia. Non c’era città importante, artista o monumento, che non conoscessero, e dovetti dar fondo a tutta la mia erudizione per mantenermi al loro livello nella conversazione.

Quando arrivammo al termine della cena, e fu chiaro che di li’ a poco saremmo saliti in camera, provai quasi un senso di sollievo. Finalmente avrei giocato con le carte che conoscevo meglio. Ero abituata a personaggi colti e raffinati, ma quei due erano veramente tra i piu’ sofisticati che avessi conosciuto. Anche nei modi di farmi capire che saremmo dovuti passare all’azione, quella per la quale mi avevano “ingaggiata”, furono impeccabili. Lo stesso Anwar, il mio miglior cliente, imparentato con la famiglia reale araba, non sarebbe riuscito a trasmettere tanta compostezza.

- Signorina noi desideriamo ritirarci. Il nostro appartamento e’ il 304… se volesse raggiungerci sara’ un piacere continuare questa gradevole conversazione. - E si allontanarono dopo avermi salutata con un leggero inchino della testa.

Presi un po’ di tempo, per dar loro modo di prepararsi. Mi avvicinai quindi al bar e ordinai un Grasshopper con molto ghiaccio. Ho sempre adorato il gusto della menta prima del sesso. Lo sorseggiai con molta calma, poi mi avviai all’ascensore, entrai e spinsi il pulsante numero tre.

***

La porta della loro camera era stata lasciata aperta. Quando la richiusi alle mie spalle, lui era ancora completamente vestito, nel suo impeccabile completo, con quella giacca che, lunga, come sempre in ogni linea di Armani, esaltava la sua figura giovanile ed atletica. Lei invece era gia’ seminuda sul letto. Pensai: “Che cambiamento rispetto alla donna seria ed austera di pochi minuti fa!”

Portava un meraviglioso completo intimo in pizzo nero che faceva risaltare la bellezza del suo corpo dalla carnagione olivastra. Sicuramente aveva origini latine. Si era sciolta i capelli che le ricadevano morbidi sulle spalle, e i suoi occhi verdissimi brillavano di una luce particolare. Alicia si alzo’ dal letto ed elegantemente mi venne vicina, e le sue braccia mi accolsero cosi’ in un tenero abbraccio, occhi socchiusi e la bocca semiaperta in ricerca della mia. Percepivo i suoi capezzoli turgidi bucarmi la seta del vestito. Con delicatezza mi fece scivolare il tubino di dosso lasciandomi completamente nuda. Quando lavoravo, a meno che non fosse espressamente richiesto, non portavo mai niente sotto.

Prese a baciarmi su tutto il corpo, conducendomi a poco a poco verso il letto dove, distese sul fianco, ci sciogliemmo in un lungo abbraccio. Quando divarico’ le gambe per far aderire meglio il suo corpo al mio, le nostre mani poterono finalmente deliziarsi nella scoperta di ogni punto raggiungibile...

I momenti dell’approccio dei corpi, durante un primo incontro, erano anche per me i piu’ eccitanti, sia che il cliente fosse un uomo sia, come in quel caso, fosse una stupenda donna. Le sganciai il reggiseno che cadde, rivelando un seno morbido, con grandi capezzoli impertinenti. Lo sfiorai delicatamente, cosi’ come avrei sfiorato il mio... disegnando l’areola con le unghie. Poi, sempre piu’ insistentemente, continuai a straziarle delicatamente i seni, morbidi e sodi, che riempivano completamente le mie mani. Fu a quel punto che Alicia chiuse gli occhi e si abbandono’, con la testa all'indietro, avida di piacere... ansimando sempre piu’ forte. La mia lingua titillava le sue labbra e le massaggiava i denti, lisci e freschi, mentre lui, immobile e vestito, assisteva alla scena fumando una sigaretta.

In poco tempo Alicia si trasformo’ in un vulcano, ed anche io mi lasciai trasportare in quel gioco che mi piaceva troppo. Per un attimo pensai che l’avrei fatto anche senza che nessuno mi avesse pagata, ma subito scacciai quel pensiero malefico: una professionista non puo’ permettersi di farsi coinvolgere dal richiamo dei sensi; al primo posto nei suoi pensieri deve esserci il denaro, e solo dopo il sesso. Soltanto cosi’ che si riesce a diventare le migliori, non rischiando di perdersi, poi, nelle lusinghe e negli inganni di chi non aspetterebbe altro di vederci succubi dei desideri.

Ma la lingua di Alicia si muoveva sapientemente… troppo sapientemente. Sapeva dove andare e come muoversi. Morbida e lenta andava a toccare i punti giusti come solo le donne, certe donne a cui piacciono le donne, sanno fare. La testa riversa e gli occhi chiusi, ero gonfia di piacere e pronta a scoppiare. In quel momento del denaro, del mio lavoro, del motivo per il quale mi trovavo in quella stanza non m’importava piu’. Volevo solo esplodere di piacere, e l’uomo, che conosceva bene le capacita’ amatorie della moglie, scelse proprio il momento piu’ giusto per avvicinarsi e per entrare nel gioco. Tanto che, se non lo avesse fatto, sarei stata io stessa ad implorare di farlo.

Quando tornai nella mia camera, alcune ore dopo, ero esausta, svuotata, ma anche stranamente felice, e il sonno mi colse quasi immediato. Il mattino dopo mi alzai alle dieci. Alice non m’aveva accompagnata, percio’ ero indecisa se tornare subito a Milano o telefonare a Giulio. Scelsi la seconda soluzione.

- Ciao, mi va di vederti, lo trovi un po' di tempo per me?

Non avevo dubbi che, per me, avrebbe trovato tutto il tempo possibile, anche quello che non avrebbe avuto, dati i suoi numerosi impegni, ma mi piaceva comportarmi in quel modo; come se ogni volta che chiedevo di incontrarlo fosse dovuto ad una serie di strane coincidenze; come se ogni volta fosse un regalo deciso all’ultimo momento. Chiamai il portiere.

- Quando parte il primo aereo per Firenze? Grazie… mi prenoti un posto per cortesia, ed anche un motoscafo per l’aeroporto. Scendo tra venti minuti… molto gentile!”

Avevo pochissimo bagaglio e fui pronta in un attimo. Nella hall, chiesi al portiere i documenti consegnati la sera precedente e lui, insieme a questi, mi consegno' anche un pacchetto. Aprii il biglietto che l’accompagnava. La calligrafia era tutta femminile: “Wish you’ll remind me”. Non c’era firma, ma dentro il pacchetto trovai... i due orecchini di perle!

Tre ore dopo li sfoggiavo, in auto, con Giulio. Ed ancor oggi, quando li indosso, non posso fare a meno di ricordarmi di lei: di Alicia.

venerdì 16 agosto 2013

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L’ultimo cliente

Anche quando riuscivo a prendere sonno, era comunque inevitabile che mi svegliassi all’alba. Mi veniva naturale, come se avessi dentro un timer, un allarme, che scattava proprio a quell’ora, precisa, qualunque fosse il momento in cui sorgeva il sole. Che dormissi, pero’, accadeva raramente e solo con quelli di cui mi fidavo. Altrimenti, con gli altri, me ne restavo li’, per ore, con gli occhi aperti a pensare alle cose piu’ strane, e ad attendere il momento in cui avrei potuto finalmente andarmene.

Una debole luce filtrava dagli scuri semichiusi dalla finestra, a formare sagome sbiadite e arabeschi che si animavano sulle pareti di quell’anonima camera d’hotel. Raccolsi dal pavimento il reggiseno. Allacciai il gancetto e lo girai portando le coppe sul davanti, infilai le spalline e assestai le mammelle con le dita. Poi afferrai le mutandine e le indossai come avevo fatto altre mille volte.

A piedi scalzi scivolai nella stanza da bagno e guardai l’orologio che non toglievo mai dal polso: segnava le cinque e quaranta. Non ci sarebbe stato il tempo di farmi una doccia per togliermi le tracce di sudore e l’odore di sesso che mi sentivo addosso. Ero di fretta. Alle sei e venticinque avrei dovuto essere in stazione per prendere il treno che mi avrebbe riportata a casa. Non volevo perderlo, percio’ rinunciai.

Una rapida sciacquata al viso per destarmi dallo stato di torpore in cui ancora versavo, complice anche il vino bevuto a cena la sera precedente. Sulla mensola dello specchio trovai un elastico e con quello mi legai i capelli, sistemandoli a coda di cavallo. Poi raccolsi la camicetta buttata scompostamente su una sedia e l'indossai, continuando, mentre l'abbottonavo, a scrutare in giro per la camera alla ricerca della gonna che alla fine intravidi, sgualcita e arruffata, in un angolo. Le scarpe le trovai sparse in giro; una era sul tappeto al lato del letto; l'altra, invece, era finita proprio sotto, tanto che dovetti chinarmi ed allungare il braccio per afferrarla. Le infilai e come moltissime altre volte, per andarmene, approfittai del fatto che il cliente stava ancora dormendo.

Prima d'uscire fissai lo sguardo nella sua direzione; aveva gli occhi chiusi e dormiva sereno. Guardare un cliente mentre dorme e’ molto diverso dall’averlo dentro, ma anche con lui, come con altri mille prima di lui, non c’era stato modo di conoscersi a fondo. E’ vero, ci avevo scopato. Lo facevo con tutti, faceva parte del servizio, e questo bastava farmi sentire a posto; come una che aveva svolto adeguatamente il suo compito e fatto bene il suo lavoro.

Che fossero belli, brutti, buoni o malvagi, non era importante. Quello che mi premeva, invece, era che fossero educati, gentili, e soprattutto generosi. Che fossero anche bravi a letto non era indispensabile; era qualcosa in piu’. Non lo pretendevo e neppure lo speravo, perche’ cosi’ era piu’ facile accontentarli, ma quando accadeva allora poteva esserci chi riusciva anche a far emergere quella parte di me che non tutti, pur pagando, riuscivano ad evocare.

Lui c’era riuscito. Era una brava persona; uno di quelli che, delle puttane, un po’ si innamorano e si creano l’illusione che anche le puttane, in fondo, si innamorino un po’ di loro. Gli avevo fatto vivere la notte in modo intenso, facendo sesso piu’ volte, prestandomi ad ogni gioco, non risparmiandogli niente e non negandomi in niente, nel modo in cui solo certe volte, e solo con qualcuno, ero capace di fare. Tuttavia, neanche a lui avevo comunicato che quella sarebbe stata la mia ultima volta.

Era una fresca mattina di fine estate. M'infilai il giacchino del tailleur, feci un rapido inventario del contenuto della borsa, e col cellulare chiamai un taxi che arrivo’ in cinque minuti. La citta’ a quell'ora era pressoche’ deserta. In auto tolsi la schedina telefonica che in tutti quegli anni mi era servita per quel lavoro, e la rimpiazzai con una nuova. Il sito web lo avrei fatto scomparire il giorno dopo. Per sempre.

venerdì 9 agosto 2013

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Trasgressioni

Nonostante, ormai da molto tempo, non faccia piu' parte del mio vivere, ogni tanto mi vien voglia di scrivere della professione trasgressiva e borderline che ho esercitato. E’ vero che quello che una volta poteva sembrare al centro di ogni interesse, quando si decide di cambiare vita, lasciandosi tutto alle spalle, col tempo perde di valore; diventa nebuloso, lontano, e si dissolve come l’immagine finale di un film nel quale si consuma la vicenda che abbiamo vissuto. Eppure, per qualche strano motivo che non so spiegare, non desidero che questo accada.

Fra tutte le esperienze, che non sono state poche, la mia non breve avventura e’ stata certamente la piu’ significativa, sia dal punto di vista economico, poiche’ con essa ho raggiunto in un ragionevole arco di tempo i traguardi che avevo stabilito, sia dal punto di vista dell’accrescimento interiore. Proprio perche’ e’ da tale esperienza che ho potuto comprendere molti aspetti che le persone tentano normalmente di nascondere, ma che, tuttavia, non riescono a celare nei momenti in cui si sentono maggiormente libere di esprimerli. Parlo della personalita’ piu’ vera ed autentica che scaturisce quando si fa sesso.

Entrare in confidenza molto intima con qualcuno (uomo o donna che sia), seppur anche per poche ore, offre la possibilita’ di capire molto di lui o di lei. La mia affermazione puo’ sembrare una generalizzazione, ma non lo e’; quando le persone che si incontrano sono molte, moltissime, e le ore e le notti passate insieme a far sesso diventano tante da non poterle piu’ contare, si puo’ dire che l’esperienza e la conoscenza dell’intimita’ degli esseri umani, anche se non totale, riesce comunque a dare risposte a molte delle domande che ci poniamo, e ci permette di sapere quelle che sono le fantasie, le pulsioni, le passioni, i desideri che ciascuno ha, ma che non esprime per timore di essere giudicato, oppure perche’ teme di non essere compreso.

Con una puttana, invece, pare che tutto diventi piu’ semplice. Perche’ la prostituta e’ certamente la “donna disinibita”, che prende l’iniziativa con coloro che si sentono insicuri e, cosi’ facendo, assume il controllo della situazione, li mette a loro agio, dimodoche’ non debbano preoccuparsi d'altro, ma e’ anche la “donna comprensiva”, che li ascolta e li giustifica nelle loro fantasie, che talvolta possono essere anche difficili da confessare.

Perche’ la mente di tutti, e’ popolata da fantasie, e fra queste quelle sessuali sono le piu’ frequenti. Passioni, trasgressioni, tradimenti; nella nostra mente siamo liberi di viaggiare senza costrizioni ne’ preclusioni, creandoci mondi e situazioni dove realizziamo idealmente quello che, nella vita di tutti i giorni, non ci permetteremmo mai di fare. E’ per questo motivo che esiste il sesso a pagamento: per realizzare quelle fantasie che altri (anche i propri partner) giudicherebbero inopportune, immorali, spiacevoli. E’ cosi’ per molti uomini, ma lo e’ anche per molte donne.

Esiste, e’ vero’, un giro di prostituzione che serve a soddisfare la pulsione primaria, quella della semplice scopata fatta solo per smorzare la scarica ormonale del momento, ma in mezzo a tutto il lerciume che c’e’ dietro, in mezzo agli stereotipi fatti di puttane, vittime, papponi, in mezzo alla violenza e in mezzo a tutto il brutto con cui viene etichettato il sesso a pagamento, c’e’ anche il bisogno di chi vuole veder realizzate quelle fantasie che altrimenti, per incapacita’ o per vergogna, spesso vengono precluse. Le donne cosi’ si concedono al gigolo’ o al bel tenebroso incontrato per caso, placando la propria solitudine oppure, talvolta, tradendo il proprio coniuge per mera rivalsa o per insoddisfazione. Mentre gli uomini e’ da quando esiste il mondo che fanno sesso con le puttane per il loro primordiale istinto a penetrare ogni femmina, ma cercando allo stesso tempo di evitare troppo impegno dal punto di vista emotivo.

Ebbene, volete sapere in base alle esperienze che ho avuto qual’e’ la fantasia numero uno che hanno sia i maschi che le femmine? E’ quella di avere un rapporto sessuale a tre. Quasi tutti gli uomini che ho incontrato, per lavoro o anche per altri motivi, nell’intimita’ mi confessavano di non disdegnare, insieme a me, la presenza di un’altra donna. E questo me lo confessavano anche le clienti e le partner femminili: quasi tutte fantasticavano tra noi una terza persona. Era qualcosa di eccitante che, quando ne discutevamo, a letto, accendeva ancor di piu’ le nostre fantasie.

Quasi sempre sono riuscita a realizzare questo loro desiderio. La maggior parte delle volte si e’ trattato di accontentare uomini che avevano voglia di soddisfare due donne. Questo per loro rappresentava una sfida per la propria virilita’. Com’e’ scritto nel romanzo di Coelho “11 minuti”: “Un uomo non si considera un maschio quando ha un'erezione, ma nel momento in cui sa di dare piacere a una donna”. Immaginiamoci se riesce a farne godere due! Inoltre, alla sola idea di essere l'oggetto di quattro mani femminili, tutti perdevano completamente la testa. Senza contare com’era eccitante per loro vedere due donne che facevano sesso per poi, al momento giusto, subentrare nel gioco.

Ciononostante e’ molto raro che un uomo proponga un menage à trois alla propria compagna. Benche’ in molti abbiano dentro di se’ questo desiderio, la maggior parte, quando chiedevo perche’ non proponessero a chi viveva con loro cio’ che invece chiedevano a me, mi confessavano di temere che qualcosa del genere avrebbe potuto significare la fine della coppia. Infatti, come ho detto altre volte, se una coppia non e’ piu’ che affiatata (e vi assicuro che ce ne sono pochissime che lo sono seriamente, cioe’ che non temono la rivalita’ di una terza persona che, inserendosi in una relazione stabile, catturerebbe molta di quell’attenzione che, invece, la coppia e’ abituata a dedicarsi reciprocamente), cio’ potrebbe causare seri problemi. Primo fra tutti la sensazione di “far del male” al proprio partner, quindi sensi di colpa. Ma c’e’ anche un altro aspetto che ho scoperto essere un motivo per il quale gli uomini, soprattutto, evitano di chiedere alla propria partner di essere partecipe in questa loro fantasia: temono di mettersi nelle condizioni di dover subire da lei una richiesta similare, un contraccambio, con la differenza che nel letto pero’ ad entrare non sarebbe una seconda ragazza, bensi’ un uomo.

Realizzare certe fantasie con mercenarie, invece, non mette in alcun modo in discussione i sentimenti verso l'altro e neppure rende le persone soggette a dover ricambiare il proprio partner assecondandolo/a in situazioni speculari ma non piacevoli. Ed e’ questo uno dei motivi, presumo, per cui molti uomini preferiscono pagare una donna per lasciarsi andare completamente, e chiederle ogni cosa di cui abbiano desiderio, piuttosto che chiederlo alla loro compagna di vita. C’e’ una battuta nel film “Terapia e pallottole” che e’ esplicativa; Billy Crystal, ad un certo punto chiede a De Niro come mai sentisse la necessita’ di andare a puttane nonostante fosse "felicemente" sposato, e lui risponde: “Con mia moglie non potrei mai fare certe cose; quella e’ la bocca che da’ il bacio della buonanotte ai miei figli!”

Un’altra fantasia, praticamente gettonata in egual misura sia dagli uomini che dalle donne, ma difficilmente realizzabile, e’ fare sesso con uno sconosciuto o una sconosciuta in metropolitana, oppure nella toilette di un cinema. Non capita tutti i giorni, infatti, di trovare il tipo giusto per poterla realizzare, questa fantasia, e per gli uomini credo sia praticamente impossibile. A meno che non siano piu’ che attraenti e pieni d’iniziativa, ed abbiano la fortuna di trovare quella giusta che ci sta, che sia abbastanza attraente e allo stesso tempo anche tanto troia da prestarsi al gioco.

Una fantasia, stavolta quasi tutta al femminile e molto spinta, e’ invece quella di avere un rapporto selvaggio, arido e anche un po’ violento, dove tutto sia sesso; quindi in totale assenza di affetto. Meglio se legata e dominata. Questo, per una donna piacente e’ abbastanza facile ottenerlo. Oggi, col web, se non si tengono in conto i rischi che si corrono, che pero’ fanno anch’essi parte del gioco eccitante per chi ha voglia di scariche di adrenalina, di candidati disponibili se ne possono trovare a decine. Sono quelli che io chiamo “appuntamenti al buio”. Per gli uomini, invece, essere abusati, maltrattati, legati, sembra non rappresentare una fantasia diffusa, anche se esiste una discreta fauna di sottomessi, sadomasochisti o sedicenti tali.

Poter realizzare questo genere di trasgressioni senza dover pagare, non e’ che sia facile, soprattutto per gli uomini, ma per molti e’ proprio la difficolta’ ad essere l'aspetto piu’ intrigante. Cio’ che viene definito “il bello della sfida” e’ riuscire a “catturare” il tipo o la tipa giusta, senza pero’ cadere a nostra volta nella sua “rete”, in un gioco di seduzione e di potere dove solo chi e’ piu’ abile riesce a segnare “il punto” ed uscirne soddisfatto. A scapito di chi troppe volte ne esce col cuore completamente in frantumi.

A meno che a questo crudele gioco non partecipino solo avventurieri esperti; veri e propri professionisti della trasgressione. In tal caso il finale potrebbe trasformarsi anche in uno spettacolo pirotecnico ed imprevedibile dove, non raramente, nasce un forte legame da “compagni di avventure”. E le "prede", da quel momento in poi, diventeranno tutti gli altri.

venerdì 2 agosto 2013

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Culo russo e tette francesi

L’unica cosa a cui Alice non si prestava era il sado-maso. O almeno cosi’ diceva anche se, poi, in seguito, si e’ saputo che con qualche cliente che la pagava piu’ degli altri talvolta recitava anche la parte della mistress. In ogni caso, non era quello il suo piatto migliore.

Una delle cose che di lei mi e’ rimasta impressa, in quella nostra conversazione durante il nostro incontro a meta’ fra il suo lavoro e il mio, e' stata una frase che, ancora, a distanza di moltissimi anni ricordo: “Puoi ottenere tutto quello che vuoi da una cortigiana… ma non cio’ che, almeno in parte, non soddisfi anche lei.”

Alice nel 1999 era una specie di mito. In quegli anni le modelle che arrotondavano facendo le escort erano considerate un vero lusso; solo pochi potevano permettersele e lei era fra le piu’ care ed esclusive. Percio' era pressoche’ impossibile che chi avesse avuto un bel po’ soldi da spendere e una particolare predisposizione ad un certo tipo di “collezionismo”, non l’avesse contattata almeno una volta. Il difficile, se mai, era ottenere un appuntamento, considerato il numero altissimo di richieste che le arrivavano.

Un mese prima l’avevo conosciuta di persona, per metterci d’accordo sui termini dell’intervista, e anche quell’incontro, avvenuto in un bar del centro di Milano, era stato abbastanza sofferto. Prima di ottenerlo avevo corrisposto con lei per circa sei mesi, senza arrivare mai a nulla di fatto, dati i suoi innumerevoli impegni. Aveva clienti da ogni parte del mondo, di entrambi i sessi. Due settimane prima del nostro incontro, aveva infatti trascorso dieci giorni su un’isola della Grecia in compagnia una bionda formosa che, se solo non fosse stata omosessuale - mi racconto’ -, sarebbe stata il sogno di molti uomini. "Non mi faccio problemi di sesso quando offro il mio servizio”, mi confesso’. “Per me, uomini o donne, o entrambi insieme, non fa alcuna differenza: sono tutti individui alla ricerca di qualcosa di speciale, ed io mi faccio pagare perche’ ottengano quello che desiderano, ecco tutto."

Il nostro incontro avvenne in un lussuoso hotel di Amsterdam. Gia’ sapeva che non ero uno dei soliti “clienti”, e che lo scopo vero di quel week end che avremmo trascorso insieme era quello di ottenere da lei un’intervista per scrivere un articolo sulla prostituzione d’alto bordo, della quale alla fine degli anni novanta, sempre piu’ spesso, si parlava in internet. “Extremely good looking courtesan…” c’era scritto nel suo sito, uno dei piu’ cliccati in assoluto, ed un week end con lei costava quanto sei mesi di stipendio di un normale impiegato.

Non era stato facile farsi accordare il budget dalla direzione della testata per la quale lavoravo. Per ogni uscita che faceva, che fosse per lavoro o per altro motivo, Alice voleva essere pagata: “Fa parte delle regole”, mi spiego’. Chi voleva incontrarla doveva per forza accettarle. Tuttavia ero convinto che quei soldi sarebbero stati ben spesi; un articolo che avesse parlato di quell’argomento avrebbe suscitato l’interesse di un pubblico sempre piu’ ghiotto di notizie che gravitavano intorno al sesso e alla trasgressione.

Quello che avrei dovuto fare sarebbe stato raccontare l’esperienza mettendomi nei panni di un cliente di Alice, e l’articolo, di conseguenza, si sarebbe scritto da solo, ma per rendere piu’ vero il tutto, lei avrebbe dovuto comportarsi con me come si comportava normalmente con qualsiasi altro dei suoi clienti, anche se mi spiego’ chiaramente come non fosse possibile riprodurre esattamente le situazioni, in quanto ciascuno era diverso e non tutti desideravano la stessa cosa.

Una volta in camera, la prima cosa che chiese fu di farsi un bagno, per rilassarsi. Quello che mi allarmo’ di piu’ fu la reazione che ebbi io di fronte al suo comportamento spontaneo e disinibito, e a tutto il tempo che restava nuda in mia presenza. Il fatto strano era che a sentirmi imbarazzato ero io e non lei. Mi chiesi se quell’imbarazzo dipendesse dal fatto che, probabilmente, ero represso. Di sicuro la mia non era una reazione normale. Con qualche prostituta c’ero gia’ stato, tuttavia sentivo che quella situazione era diversa dalle altre.

Mentre ci preparavamo per la cena che avevo prenotato al Supperclub, un locale famoso per la particolarita’ di avere un’ambientazione molto trasgressiva - sicuramente il modo migliore per condurre un colloquio con una cortigiana -, mi chiese: “Perche’ non ti fai una doccia?". Le risposi che avrei atteso fin quando lei non avesse terminato. "No, dicevo con me…", mi provoco’ lei. Cosi’ entrai anch’io nella cabina della doccia.

Fu lei ad insaponarmi e lavarmi tutto. "Questo e’ cio’ che farei se fossi con un cliente", mi confido’. "Raramente lo faccio entro la prima ora dall’incontro. Serve per prendere confidenza, a conoscere i nostri corpi, ma di solito ci vuole piu’ tempo perche’ accada. All'inizio c’e’ sempre un po’ di nervosismo, da parte di entrambi, perche’ sappiamo che di li’ a poco andremo a stare insieme in modo molto intimo. Pero’ poi, dopo, una volta rotto il ghiaccio, c’e’ un’intensa sensazione di sollievo, dico bene?"

Incontrare Alice era molto simile a qualsiasi altro tipo di appuntamento preso online, con le e-mail, le foto e le inevitabili telefonate per pianificare l’appuntamento. L’unica differenza era il costo: 5.000 dollari al giorno. Il sesso era garantito, ma il luogo in cui si sarebbe svolto l’incontro era piu’ probabile fosse il Grand Hotel di Monaco piuttosto che uno squallido appartamentino della periferia cittadina. Solo per farsi conoscere di persona, cioe’ per poterla soltanto vedere, si faceva pagare 1.000 dollari. "Io sono un bene di lusso: esclusivo, ma non proibitivo”, mi spiego’.

Snella, ma non magra, Alice si presentava al primo incontro quasi sempre senza trucco - solo un accenno di contorno per gli occhi - vestendosi come una normalissima donna elegante della classe medio alta. Non una bellezza delirante, ma talmente raggiante ed attraente da non aver mai trovato nessuno che, dopo averla vista la prima volta, l’avesse rimandata indietro. Alta, bionda, dalla carnagione molto chiara, e con gambe lunghissime tipiche delle ragazze dell’Est. “Culo russo e tette francesi”; Henry Miller, se l’avesse incontrata in una torrida estate in un caffe’ parigino, l’avrebbe sicuramente descritta cosi’.

"Alcuni uomini seducono manipolando, secondo una strategia tutta loro, talvolta complessa e intricata, mentre con altri tutto scorre liscio", mi spiego’ al Supperclub, mentre anticipavamo la cena con una coppa di champagne. "Una volta c’e’ stato uno che… beh, sono uscita dal bagno indossando della lingerie molto sexy e lui, appoggiandosi alla parete, con le braccia dietro la testa, mi fa: "Ok, io sono qui; fai con me quello che vuoi”. Di solito, pero’, la situazione e’ piu’ “reciproca” e i clienti fanno di tutto perche’ anch’io provi piacere. Credo che per molti di loro una donna come me rappresenti una sfida; una specie di test da superare per sentirsi veramente “ultra”. Ricordo una volta un tipo che l’unica cosa che ha voluto fare e’ stato sesso continuo per 45 minuti! L’ho soddisfatto facilmente, anche se personalmente non mi ha fatto provare nulla! Con un altro, invece, l’ho fatto per dieci ore… e mi e’ piaciuto cosi’ tanto che poi, dopo, e’ diventato il mio ragazzo. I migliori amanti sono quelli che hanno un ampio repertorio da offrire".

Alice mi disegno’ cosi’ chi erano i suoi usuali clienti; una combinazione di curiosi collezionisti di prostitute e di stagionati playboy. Molti lavoravano nel settore tecnologico, alcuni nella finanza o nelle proprieta’ immobiliari, altri nel cinema, nello spettacolo e persino (come me) nel giornalismo. Tutti propensi a sperimentare qualcosa di speciale, attratti da quell’offerta di alto livello che solo una manciata di ragazze in tutto il mondo era in grado di fornire. "Arriva sempre il momento della serata in cui cercano di impressionarmi. Parlano di quello che possiedono, oppure con frasi tipo: "Il mio amico Bill Gates qua… la mia amica Sharon Stone la’…” o cose del genere. Ma quasi sempre tutto cio’ avviene fuori contesto, e capisco benissimo che cercano solo di far colpo. La spontaneita’, invece, e’ l’atteggiamento piu’ attraente in un uomo".

Dopo la cena tornammo in camera e andammo a letto, pero’ non facemmo sesso. Forse la stanchezza o forse mi feci dominare dalla deontologia professionale. La mattina dopo ci recammo a pattinare sul ghiaccio - un incontro con una cortigiana di lusso solitamente comporta anche elementi di attivita’ non sessuale - poi un veloce pranzo prima di farci un giro per i negozi nel centro. E devo dire che fu li’ vedendola passeggiare elegante ed attraente, sui suoi tacchi miu miu e il suo mini abito azzurro, che ne restai affascinato.

"Ci sono quelli che da un incontro si attendono solo erotismo e sensualita’ e quelli che vogliono semplicemente farsi vedere in giro con una modella. A me non interessa il perche’ mi pagano; posso fare entrambe le cose", mi spiego’ mentre guardavamo le vetrine. "Una volta, a Miami, ricordo di aver fatto sesso orale ad un tizio mentre pilotava il suo aereo, cosicche’ ad un certo punto ci siamo trovati nella zona di turbolenza dove il mare incontra la terra. Credo che con quell’esperienza lui abbia migliorato di molto la sua capacita’ di pilotare gli aerei!", mi confido’ sorridendo.

“A certi clienti piacciono le cose strane, e soprattutto non vogliono una ragazza che mangia solo verdure biologiche o troppo schifiltosa, che si lamenta se deve fare sesso orale senza preservativo. Se pagano tanto e’ perche’ vogliono anche tanto: e’ un loro diritto, ed e’ mio dovere accontentarli. Altrimenti potrebbero pagarsi una per strada. Ci sono ragazze che hanno schifo a prenderlo in bocca, o addirittura che mettono i tappi nelle orecchie e la maschera per il sonno dopo aver fatto sesso. Alcune, addirittura, chiedono stanze separate. Ma si puo'? In questo modo si rompe tutto il feeling creato col cliente! Purtroppo la maggior parte delle donne che fanno la mia professione, vogliono mantenere le distanze fra loro e i clienti, mentre a me… non so se te ne sei accorto… piace l'intimita’”, mi disse ammiccando, quasi fosse un esplicito invito.

Non sentii alcun bisogno di replicare. Tornati in hotel le chiesi di fare un bagno insieme nella vasca idromassaggio. La ricordo mentre mi teneva la mano e mi accarezzava le ginocchia mentre stavamo seduti in acqua, a guardarci negli occhi e a discutere di argomenti che ormai, con l’intervista, non avevano piu’ alcuna attinenza. Eravamo quasi giunti alla fine del tempo concordato. Cosi’ decisi di mettere via il registratore, l’intervista, l’articolo da scrivere e tutta quanta la mia deontologia. Le ultime ore che ci mancavano per arrivare alla fine, le avrei dedicate a qualcosa di piu’ piacevole.

Dopo il sesso, che non e’ argomento di questo racconto, Alice si rannicchio’ dietro di me, accarezzandomi i capelli e continuando a parlarmi in modo dolce… ma io ero gia’ da tutt’altra parte, sognando jet privati di miliardari, spiagge di lusso nei mari tropicali e tutto un mondo che sarebbe stato fiaba per qualsiasi persona che non fosse stata una cortigiana da 5.000 dollari al giorno.

Mi lascio’ all’alba per prendere il suo aereo per Milano, ed io caddi di nuovo a dormire, col sorriso sulle labbra e per aver superato l’intervista piu’ costosa, ma anche piu’ eccitante e vantaggiosa di tutta la mia carriera.


Post Scriptum: la descrizione dei pensieri e degli stati d’animo del giornalista fanno parte, naturalmente, della finzione legata al racconto, in quanto non posso sapere cosa davvero passi nella testa di un uomo che si trovi in una situazione del genere, e quindi posso solo immaginare. Tuttavia, l’intervista e’ realmente avvenuta nei luoghi, nei tempi, e nei termini descritti.

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