giovedì 30 maggio 2013

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Ombre nella notte

Un’ombra si rifletteva e si dileguava, di tanto in tanto, distorta dalle increspature sull'acqua. Il vento spirava irregolare, ed io sedevo sulla riva ad osservare il calare del sole. Era il momento in cui tramonto iniziava a diffondere qualche sprazzo di tenebra fra gli alberi che tagliavano il cielo, pur senza squarciarlo del tutto.

Gli anni si rincorrevano, con foga, ma tutto restava immutato: il cielo, il fiume, la riva ciottolosa. L’aria, l’acqua e la terra, ma il fuoco del sole, quello, non riuscivo a piu’ sentirlo. Solo fremiti di gelo che mi si condensavano negli occhi di un azzurro sempre piu’ simile al ghiaccio, che nei giorni di tempesta sentivo tramutarsi in cristalli, impenetrabili, che non potevano essere scalfiti da alcunche’.

Era il mio tentativo di vivere, in qualche modo.

Durante il giorno, da lontano, osservavo le barche percorrere quel breve tratto di fiume abbracciato dal mio sguardo, ignare della mia presenza fino a quando si dileguavano, risucchiate dalle anse e dai vapori della nebbia. Percepivo che il tempo scorreva come l'acqua, e sapevo che l’intera esistenza altro non era che quella foschia che al mattino svanisce cosi’ improvvisa ed in fretta, da rendere impossibile ogni idea di immortalita’.

Tutto cio’ mi faceva ricordare che, una volta, qualcuno aveva scritto di persone che nella vita restano solamente ad osservare. Ed io mi sentivo proprio cosi’, una spettatrice, e spesso mi chiedevo se provassi del rimpianto per il tempo passato, ma la mia risposta era sempre la stessa: il mio tempo non era ancora giunto. Cosi’ i giorni mi scivolavano via, come scivolavano di mano i pesci quando cercavo di afferrarli nell’acqua. Non riuscivo mai ad agguantarli, pero’ restavo ancora li’ ad aspettarne altri.

Il sole andava ad adagiarsi, discreto, dietro le alte colline, salutando il giorno con, al suo seguito, una rossa scia di nubi fiammeggianti ed evanescenti. Qualche uccello inizio’ a schiamazzare, volando basso, quasi a sfiorarmi con le ali, ed un rivolo di vento mi si infilo’ tra i capelli, scompigliandoli: era la brezza della sera che mi alitava sul viso dove i riccioli ribelli si incollavano per l'umidita’, e gli orli dell'abito si agitavano irrequieti, aderendo alle parti inferiori del mio corpo.

La luce non era ancora scomparsa del tutto, che percepii la presenza di qualcuno. Mi resi conto di non essere sola, come desideravo. Scorsi l'ombra di un corpo esile, e quando l’ombra si fece avanti, potei associarle finalmente un volto: era una ragazza e sembrava avere circa vent'anni, anche se poteva trarre in inganno sull’eta’.

Al primo colpo d’occhio pensai che fosse magicamente uscita da una vecchia foto. Qualcosa dell’epoca in cui anch’io potevo avere piu’ o meno quell’eta’. La ragazza aveva persino un cappello di paglia, decisamente fuori moda, esattamente come avevo anch’io una volta, ad ampie falde che la brezza agitava lievemente.

Senza dire niente, venne a sedersi accanto a me; un lieve sorriso disegnato sulle labbra e gli occhi a perdersi nell'immensita’ che stava dipingendosi sempre piu’ di blu.

Il tempo, per un istante, si fermo’ e la riva del fiume si trasformo’ in quel luogo ideale e perfetto dove le anime potevano trovare ristoro, avvolte da una magica atmosfera in cui il tempo non ha modo di dettare limiti, lo spazio non puo’ imporre confini, e l'aria profuma di liberta’.

"Ciao", mi saluto’ la ragazza, ed io ricambiai il saluto, un po’ sorpresa.

Il vento aumento’ d'intensita’. Sentii un brivido di freddo attraversarmi tutta e d'istinto mi avvolsi le spalle con le braccia, mentre la ragazza prese a fissarmi, quasi con insistenza. Non riuscivo a nascondere un po’ d’imbarazzo. Ciononostante, pero’, quella presenza mi dava una piacevole sensazione, come di calore interiore.

Ritenni quindi fosse il caso di presentarmi. Poi, di fronte all'inaspettato silenzio della ragazza, mi scappo’ un: "E tu, non mi dici il tuo nome?".

"Preferisco di no", fu la risposta.

Mi stupii, e mentre ero sul punto di porle una nuova domanda, la ragazza mi anticipo’: "Perche’ si deve dare sempre un nome a tutto? Non sarebbe piu’ bello se un giorno mi ricordassi come ‘la ragazza del fiume’ o semplicemente come ‘un’ombra nella notte’?".

"Un’ombra nella notte?", replicai ridendo. "E’ cosi’ che ti piace farti chiamare? O forse ti diverti a spaventare le persone? Quanti anni hai?".

La ragazza mi fulmino’ con uno sguardo che riusci’ a scalfire perfino il mio. Era chiaro che non avrebbe risposto neppure a quella domanda; non intendeva far trapelare le sue sensazioni, ne’ fornire informazioni su di se’. Percio’ decisi di stare al suo gioco.

"Hai ragione, e’ meglio cosi’. Quindi neanche io ti rivelero’ i miei anni, e per una volta faro’ finta di non avere eta’", dissi ostentando un'aria sicura, anche se quella presenza si stava rivelando sempre piu’ enigmatica, e anche un po’ sinistra.

"Perche’?", riprese la ragazza. "Senti forse di avere un'eta’?". Il suo sguardo ora mostrava incredulita’ ed io mi sentii come smarrita. "Io non conto mai i giorni che passano", continuo’, "altrimenti il tempo mi sembrerebbe una gabbia. Preferisco invece sentirmi libera, anche dai limiti del tempo, cosicche’ tutto diventi possibile e piu’ facile: le idee, i sogni, o semplicemente tutto cio’ che talvolta pensiamo non possa accadere. Se dai al tempo il permesso di catturarti, allora poco a poco ti convincerai di esserne sua prigioniera, e la vita diventera’ una fortezza dalla quale non potrai fuggire. Perche’ il tempo in realta’ non esiste. Noi invece si’. Noi viviamo".

"E quali sono i tuoi sogni?", le chiesi allora interrompendola.

"Non faccio mai sogni impossibili, lontani dalla mia portata; non bisogna avere grandi pretese perche’ i sogni cambiano, come cambiamo noi, ogni giorno", rispose. "Anche se spesso si fa fatica ad ammettere che possano esserci dei limiti ai sogni. Cio’ che desidero e’ giungere alla fine della mia vita, convinta di aver fatto tutto quello che mi sono proposta di fare, senza perdere un solo giorno dietro ai sogni irrealizzabili, ma felice di aver lasciato una mia traccia in chiunque mi abbia conosciuta".

Le sue parole mi colpirono. Sapevo che quello che diceva, anche se mi bruciava dentro come l’alcol brucia su una ferita, era cio’ che anch’io probabilmente pensavo alla sua eta’, ma che per qualche ragione avevo lasciato scivolare nell’oblio. Percio’ decisi di non interromperla piu’, ed ascoltarla senza sentirmi obbligata, una volta tanto, ad essere io quella che doveva dare delle risposte. Accanto a quella ragazza mi sentivo libera.

L’ascoltai per tutta la notte, e lei mi parlo’ del suo desiderio di liberta’, della sua innocenza lontana e mai scalfita, dei suoi progetti, di cio' in cui credeva, e mi accorsi cosi’ di quanto ero cambiata io, e di come con gli anni mi fossi trasformata. L’ascoltai cosi’ tanto da perdere il senso del tempo, fin quando il grido dei primi uccelli mi desto' riportandomi alla realta’. Quasi mi stupii del repentino arrivo dell'alba: sembrava fossero passate solo poche ore da quando il sole era tramontato.

Dissi che dovevo tornare a casa, in fretta, ma quando feci per alzarmi, nella penombra, fui attratta dalla sagoma indistinta di un’altra donna, anche lei seduta come noi sulla riva, intenta ad osservare il fiume.

"Non siamo le uniche mattiniere", feci notare ironicamente.

"Lei e’ una prigioniera del tempo", disse la ragazza. "Da anni aspetta che qualcosa cambi nella sua vita e ogni giorno ripete le solite azioni: rispetta i soliti orari, frequenta le solite persone, assiste alle solite albe e ai soliti tramonti. Prima di morire non avra’ altro da ricordare se non il cielo, il vento e questo fiume, ma difficilmente si ricordera’ del calore del sole".

Sussurrai quasi a me stessa, con profonda amarezza: "Anch’io ho paura di restare prigioniera del tempo". Poi mi voltai per salutare, ma la ragazza gia’ non c’era piu’; era svanita. Perche’ e’ cosi’ che accade alle ombre nella notte, che come la foschia sul fiume si dissolvono al nascere del nuovo giorno.

mercoledì 22 maggio 2013

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Scrivania o letto?

"Una donna con una formazione professionale ha modo di passare piu’ tempo seduta ad una scrivania, a mentire a tanta gente, di quanto gliene sia necessario per mentire ad un solo uomo sdraiata su un letto". Lo ha scritto qualcuno - adesso non ricordo chi -, ma a volte non posso fare a meno di pensare a quanto sia vera questa affermazione.

Lo e' almeno qui, a Mosca, dove una ragazza, se giovane e bella, puo’ trovare un impiego presso una qualsiasi delle tante societa’ che affollano la capitale, e sbracarsi per otto, talvolta dieci, ore al giorno per uno stipendio mediocre, oppure mettere a frutto in altro modo le qualita' che la natura e la genetica, le hanno donato.

E’ vero che ci sono principi e valori dai cui non si puo’ derogare. I piu’ forti sono di natura morale, a causa dei quali oggi, anche in Russia, per il rigurgito della religione e della Chiesa ortodossa che si e’ sostituita di fatto al defunto comunismo, stiamo assistendo ad una stigmatizzazione nei costumi sessuali. Almeno in apparenza, perche’ e’ impossibile non percepire in tutto cio' quel retrogusto amaro dell’ipocrisia, per cui certe cose si fanno, ma senza che lo si sappia in giro.

In linea di principio, pero’, la tendenza per una bella ragazza resta quella di preferire il letto alla scrivania. E se ci si tuffa nella vita notturna dei locali a luci rosse, e’ facile incontrarne moltissime che si mescolano alla fiorente industria del sesso. L’importante, quando si entra allo Shpil'ka, o in uno qualsiasi dei numerosi night club dislocati in citta’, e’ di evitare i giudizi morali o, peggio, quel tipico atteggiamento di chi vuol portare il suo aiuto a chi, poverina, ha bisogno di essere “salvata”.

E’ cosi’ che ho conosciuto Tyra, nome ovviamente inventato, dal suono esotico come e’ esotica lei, meticcia di 19 anni, pelle scura e lineamenti delicati; le ragazze piu’ richieste dai puttanieri russi, sembrano essere infatti quelle che non hanno la pelle troppo chiara e i capelli biondi che, invece, sono riservate ai turisti e agli uomini d'affari soprattutto orientali.

Non ci sono andata ovviamente da sola in quei locali. Non sarei stata in grado di convincere i buttafuori (protettori sotto copertura e spacciatori occasionali) di lasciarmi entrare. Per l'occasione mi sono fatta accompagnare da un vecchio amico che ha "connessioni" nel settore, e lo ha fatto, seppur malavoglia, dietro mia esplicita ed insistente richiesta. In sostanza, l'ho usato sia come “guardia del corpo", che da “biglietto d’ingresso”. E cosi’ ho potuto visitare tre club diversi.

La cosa sorprendente e’ stata che, nonostante le ragazze fossero diverse, tutto sembrava esattamente la stessa cosa. E diro’ di piu’: persino la stessa cosa di quasi venti anni fa. Finanche i prezzi. Anche oggi, infatti, un cliente puo' acquistare una ragazza come Tyra per 500 dollari a notte, e non ci si deve scandalizzare per il termine “acquistare”: ogni ragazza che fa quel “mestiere” lo usa quando parla di se stessa. Ed e’ stata proprio lei che mi ha detto, non senza una punta d’orgoglio per me impossibile da non percepire, di essere fortunata perche’ e’ molto richiesta, e quindi puo' chiedere qualcosa di piu' delle altre che lo fanno per 200 dollari o anche meno.

Solitamente si tratta di ragazze che provengono dalle ex repubbliche sovietiche che fanno ancora parte della Federazione Russa, quindi non hanno bisogno di alcun visto, anche se hanno l'obbligo di essere registrate alla polizia che concede loro una specie di “permesso di soggiorno” qualora possano contare su una residenza permanente in citta’. Tyra e’ arrivata a Mosca sei mesi fa, e l’organizzazione per cui lavora ha pensato a tutto: a un posto dove vivere, a un ruolo nel locale e, naturalmente, a tutti i documenti necessari per risultare in regola.

Secondo un rapporto di Fondation Scelles, che combatte lo sfruttamento sessuale di esseri umani, sembra che ci siano piu’ di 40 milioni di prostitute in tutto il mondo, il 75% delle quali in eta’ compresa tra 12 e 26 anni. Ovviamente non solo donne; almeno uno su cinque e’ maschio. Tuttavia, non vorrei star qui a ripetere le solite cose, che ben si conoscono e delle quali scrivo ormai da anni. La coercizione, la violenza fisica e psicologica, lo sfruttamento sessuale, riguarda sicuramente la maggioranza di queste vittime, ma solo se il discorso lo si fa sull’intero pianeta, in quanto in molti luoghi le prostitute entrano nel settore con la forza dopo essere state violentate, minacciate, rapite da mafie, circuite da ruffiani, o dietro la minaccia che qualcosa di brutto potesse accadere alle loro famiglie. Ma non ovunque e per tutte e’ cosi’.

Nel caso di Tyra, infatti, non si puo’ parlare di costrizione. Magari e’ stata spinta sulla strada della prostituzione dalla poverta’ e dal bisogno, ma non e’ forse la stessa motivazione che spinge le persone verso mestieri anche piu’ umili e degradanti? Chi viene sfruttata in fabbrica per pochi rubli, non sta forse peggio di Tyra?

Se mai, se proprio si vuol trovare una colpa, allora questa colpa va ricercata nel disagio sociale e (scusate se ne faccio accenno) nel razzismo. Quindi nelle cattive condizioni in cui vivono tante persone, molte delle quali donne giovani e carine che, piuttosto di sopravvivere ad una vita da schifo, ghettizzate, ostracizzate, violentate e sfruttate in altro modo, preferiscono almeno prendersi una fetta del frutto del proprio lavoro.

La coercizione, difatti, puo’ prendere molte forme, e non e’ solo quella indicata da chi vorrebbe imputare il fenomeno alla sola questione “criminale”. La coercizione e' anche quella che la societa’ impone nei confronti dei piu’ deboli o, in molti casi, di chi e’ diverso per il colore della pelle, perche’ proveniente da un paese straniero. Tyra come impiegata o operaia sarebbe una ghettizzata per le sue origini meticcie. Come puttana, invece, e’ fra le piu’ richieste.

Ormai chi mi legge da tempo sa che ho sempre concepito la prostituzione come una scelta, quindi una "transazione privata aziendale" fra una donna e chi ne richiede le prestazioni sessuali, e non credo, come certe femministe particolarmente puritane, che la mia sia una definizione snob. E’ perche’ e’ cosi’ che l’ho vissuta io, con sincerita’ ed onesta’, ed e’ cosi’ che l’hanno vissuta quasi tutte le colleghe che ho conosciuto. E persino Tyra e tutte le altre ragazze alle quali ho chiesto perche’ lo facessero e come affrontassero il lavoro.

Nessuna di loro mi ha fatto pensare a una schiava. Nessuna di loro, neppure guardandola negli occhi (e vi assicuro che so leggerli bene gli occhi) mi ha fatto ipotizzare che facesse malvolentieri il suo lavoro. Nessuna di loro ha mostrato segni di violenza, ne’ fisica ne’ psicologica. Tutte avevano un lessico disinvolto, e avevano corpi perfetti, pance piatte, glutei scolpiti come solo chi ha modo e tempo per allenarsi in palestra ogni giorno puo’ permettersi di avere. Nessuna, dunque, mi e’ sembrata una vittima. Anzi ho pensato che le vittime, quelle vere, fossero in realta’ i loro clienti che, per certi vizi, come nel gioco, si rovinano spesso la vita.

Quindi smettiamo una buona volta di dire che il lavoro sessuale e’ sempre e comunque espressione della dominazione maschile, che e’ uno dei tanti strumenti di discriminazione che degrada la donna al ruolo di oggetto di puro piacere. Se e’ una scelta, dove sta la dominazione? Se a una donna piace essere considerata “oggetto di piacere” (a pagamento o anche no) dove sta la discriminazione? Eppure la maggior parte delle societa’, anche quelle in cui la prostituzione e’ legale, tendono ancora ostracizzare le ragazze che esercitano invece di occuparsi di chi, invece, e’ realmente responsabile se tante giovani ragazze sono costrette dalla logica, fregandosene della morale, a scegliere certi lavori piuttosto di altri.

Non si puo’ continuare a mischiare la parola prostituzione con quello che e’ il traffico di esseri umani o la schiavitu’, che e' tutt'altra cosa e riguarda ogni campo dell’economia, in quanto offre forza lavoro a basso salario non solo ai bordelli, ma anche alle ricche e potenti multinazionali. Ma come ben si sa, e’ l'etichetta “sessuale” a creare scandalo, disagio, orrore, e rende il mestiere piu’ antico del mondo una delle piu’ gravi violazioni dei diritti umani nella storia dell'umanita’. Mentre altrove la gente viene sfruttata e persino muore, per guadagnare qualche spicciolo producendo magliette per Benetton.

lunedì 20 maggio 2013

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Comunicazione di servizio da Mosca

Questo post, stringato, e’ solo per avvertire i lettori del blog che la mia assenza e’ dovuta al fatto che, attualmente, sono in viaggio e dal luogo in cui mi trovo (Mosca) non posso contare su una connessione adeguata e stabile per scrivere qualcosa di piu’ articolato. Mi spiace, ma dovra’ passare ancora qualche giorno. Pero’, appena saro’ di ritorno,lo faro’ sapere immediatamente.

Cio’ che mi ha portata nuovamente in Russia, e’ un motivo molto semplice: sto cercando una casa da prendere in affitto, in quanto prossimamente, per motivi di lavoro, mi ci dovro’ trasferire e non sara’ per un periodo tanto breve.

Naturalmente, degli impegni da affrontare, delle esperienze personali, e delle consuete riflessioni che di tanto in tanto mi capita di descrivere in questo mio diario, ne faro’ motivi per nuovi post. Come non manchero’, del resto, di scrivere saltuariamente anche qualche breve racconto (di fantasia o realta’?) per gli affezionati del tema erotico e non.

Un saluto, quindi, sperando con questo messaggio di aver rasserenato l’animo di chi, da alcuni giorni, non vedendo alcuna novita’ sul blog, forse era preoccupato che mi fosse accaduto qualcosa di spiacevole. Resto comunque in contatto (come posso e quando posso), con gli amici e le amiche in Facebook.

mercoledì 8 maggio 2013

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Ti amero'... fino ad ammazzarti

Non mi piace usare il termine femminicidio. Trovo inadatto e sottilmente ghettizzante dare il nome ad un delitto che riguarda un solo genere, cosi' come lo sarebbe un termine che si riferisse ad un'etnia, ad esempio "nerocidio" o "biancocidio", e come ho piu’ volte spiegato, sarebbe meglio che si parlasse di omicidi in cui le vittime sono donne.
Non vorrei sminuire il fenomeno, anzi tutt'altro, ma credo che questi crimini restino pur sempre delitti legati a motivi cosiddetti “passionali”, di gelosia, di ossessiva volonta’ di possesso dell’altro, di dominio e manipolazione del piu’ debole, ma che non siano solo e soltanto un’esclusivita’ (al negativo) femminile. Ci sono donne, infatti, assai piu’ forti, prepotenti, gelose, manipolanti, dominanti, violente, di quanto lo siano moltissimi uomini, e capaci di uccidere con ferma determinazione, come molte volte avviene.

Anche se, e’ vero’, in una societa’ fortemente patriarcale come quella attuale, della quale bisogna dire che sono spesso le stesse donne ad esserne complici, ignare oppure consenzienti, e’ piu’ probabile che le vittime siano da ricercarsi tra il genere femminile e i carnefici, invece, tra quello maschile. Preferisco dunque chiamarli, “omicidi di donne” oppure, impropriamente, in un modo da evidenziarne l’assurdo meccanismo: "Delitti le cui vittime sono donne che credevano di essere amate".

Uomini che uccidono le loro mogli, le loro amanti, le loro fidanzate, le loro ex, per ragioni in cui l’amore non c’entra assolutamente nulla, e gli episodi, in Italia, ormai, non si contano piu’. Ogni settimana sembra di assistere ad un bollettino di guerra. Presumibilmente ci sono ragioni culturali e sociali molto profonde alla base di tutto cio’; il maschilismo in primis che determina l’educazione che, fin da bambini viene dato a maschi e femmine, e che insegna loro che l’amore e’ accondiscendenza, e’ sopportazione, e’ rassegnazione, e’ sofferenza, e la stessa gelosia ne rappresenta l’evidente prova. Tuttavia credo che anche la crescente insicurezza nel futuro, la crisi economica che accentua questa insicurezza, ed una progressiva quanto inevitabile inversione dei ruoli, che porta le donne a comportamenti inaccettabili dagli uomini, ne aggravino la portata e le conseguenze.

Secondo le statistiche, in Italia il 48% di coloro che commettono questo crimine sono solitamente i mariti delle vittime, il 12% sono i fidanzati, e il 23% sono gli ex partner. Bisogna dire che questi omicidi non accadono solo nel Bel Paese. Ogni anno, nel mondo, ci sono migliaia di vittime immolate sull’altare di un nobile sentimento confuso con la possessivita’, la gelosia e la violenza, e anche in nome di un altro nobile sentimento, l’onore, che dagli uomini viene male interpretato per giustificare crimini orribili commessi quotidianamente in ogni parte del globo, in cui le vittime, ahime’, sono sempre le donne.

Donne che “osano” troppo; donne che vogliono scegliere cosa fare con il proprio corpo; donne che rifiutano le avances di quegli uomini che non accettano di essere rifiutati; donne che hanno il coraggio di lasciare i mariti violenti; donne che semplicemente dicono no, e il loro “no”, rappresenta l’offesa piu’ grande, perche’ significa non adeguarsi ad un ruolo sociale che, per la donna, dovrebbe essere sempre e solo quello di acconsentire. E subire.

La cosa che colpisce di piu’ riguardo a questi uccisori di donne e’ che normalmente si considerano persone buone. Spesso sono credenti devoti, che vanno in chiesa (o alla moschea) regolarmente, e che cercano di proteggere i valori e le tradizioni. Non e’ sorprendente che l’uomo che circa una settimana fa ha ucciso la propria moglie a Roma si fosse recato in Vaticano, lo scorso mese, solo per ricevere la benedizione del nuovo Papa?

Decine di migliaia di “omicidi di donne” avvengono dunque nel mondo. Decine di migliaia di uomini prendono le vite delle mogli, fidanzate, ex partner o semplicemente ragazze dalle quali sono attratti, solo perche’ queste donne, spesso, sono indifese… e quindi "piu’ deboli". Per non parlare, poi, degli stupri, degli sfregiamenti con acidi, degli abusi verbali e fisici, molti dei quali commessi nel nome dell’amore, dell’onore o di un qualche dio.

venerdì 3 maggio 2013

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Il sesso e’ un diritto

Quando s’incontrano quelli che cercano di limitare la nostra sessualita', e ci parlano di moralita' - che di solito queste persone calibrano sempre su se' stesse -, e' molto probabile che ci si trovi di fronte a chi e' disturbato e/o infelice, che compensa cercando di controllare la vita altrui tramite l’instillazione di sensi di colpa, tentando di farci sentire immorali e senza valori.

E’ questo un comportamento di cui sentono il peso soprattutto le donne che intendono ribellarsi al condizionamento che, per secoli, le ha snaturate al ruolo di oggetti (e non soggetti) di piacere, o strumenti procreativi al solo scopo di soddisfare le esigenze di una societa' improntata interamente sul patriarcato. Donne che vengono criticate, ostracizzate, isolate, rifiutate, insultate, da tutta quella parte di mondo cosiddetto "benpensante" che non accetta il loro andare fuori dagli schemi dettati dalla comune "morale condivisa".

Bisogna ricordare, invece, che ogni donna adulta, nell'ambito della propria liberta' individuale, espressa in modo che non crei un danno ad altri individui, ha determinati diritti che sono inalienabili, sui quali nessuno puo' porre un sigillo. Questo lo si sappia e lo si dica con forza a chi cerca di imporre, a suo modo, come dovrebbero comportarsi le persone per essere “adeguate”.

Pertanto, sia chiaro che noi donne:

• Abbiamo il diritto di vivere la sessualita’ come meglio preferiamo, praticandola in qualsiasi modalita', situazione, o gioco. Unica condizione e' che avvenga tra adulti consenzienti. Su tutto il resto, che riguarda solo noi, nessuno deve intromettersi.

• Abbiamo il diritto di toccare il nostro corpo come e quando vogliamo, perche' e' indispensabile sapere cosa ci piace e cosa no, oppure per darci piacere quando lo desideriamo. Questo e' importante anche per vivere meglio il sesso con altre persone, in quanto non si puo' godere pienamente la sessualita' se non si conosce il nostro corpo.

• Abbiamo il diritto di vivere il sesso con gioia, senza vergogna, senza sensi di colpa, senza pudori, senza imbarazzi, che sono niente altro che "spazzatura" con la quale il patriarcato sempre teso a controllarci tramite la religione, ci ha riempito la testa. Il sesso, quando fatto bene, e' una cosa meravigliosa, e dovrebbe produrre solo gioia e piacere.

• Abbiamo il diritto di stare bene nel nostro corpo, perche' e’ importante che il nostro corpo piaccia a noi stesse, e se ad altri non piace e' un problema loro. Troveremo sempre qualcuno al quale piaceremo. Chi ci scegliera’ non notera’ per primi i nostri difetti, ma solo i nostri pregi.

• Abbiamo il diritto di avere tutti gli orgasmi che vogliamo. Se i nostri partner non sanno darceli, parliamone con loro, esprimiamo liberamente quali sono le nostre esigenze, cosa ci piace e cosa no. E se ugualmente non sapranno farci godere, cambiamo partner senza dimenticarci che il piacere possiamo darcelo anche da sole.

• Abbiamo il diritto di usare ogni parte del nostro corpo per godere, perche' se una parte del corpo ci dona piacere, vuol dire che ha anche quello scopo - la Natura non crea le cose a caso -, quindi usiamola. Non esistono nel sesso parti sporche, o imbarazzanti, o contro Natura.

• Abbiamo il diritto di parlare di sesso, oppure di scrivere o esprimere la nostra sessualita’ sotto ogni forma espressiva possibile come e quando vogliamo. Non c'e' nulla di cui vergognarsi: la sessualita’ e’ la cosa piu’ vera e naturale che esista: sana, benefica, economica ed ecologica. L'unica cosa che non ammette e’ l'ignoranza, perche’ piu’ la si comprende, meglio la si vive. Se qualcuno si vergogna a parlare di sesso, e’ un suo diritto, ma in tal caso e’ anche un nostro diritto cambiare interlocutore, evitando di subire i giudizi di chi il sesso lo vorrebbe vedere relegato ad un ruolo di impudicizia o peccato.

• Abbiamo il diritto di coltivare ogni fantasia sessuale che desideriamo, anche la piu’ indicibile e scabrosa. Nei nostri pensieri nessuno puo’ metterci il naso, e non dobbiamo sentirci colpevoli o sporche perche’ pensiamo quello che la cosiddetta “morale comune” condanna. Pero’ ricordiamoci sempre che ci sono dei limiti a quello che si puo’ fare concretamente, e quello che deve restare solo una fantasia.

• Abbiamo il diritto di vivere la sessualita’ senza che questa conduca necessariamente ad una gravidanza Quindi scegliamo con cura i contraccettivi che piu’ ci aggradano, e allo stesso modo scegliamo partner che ci rispettino anche nella nostra scelta di non restare incinte qualora non lo desiderassimo.

• Abbiamo il diritto di vivere la sessualita’ senza che questa sia legata al sentimento. Non e’ indispensabile essere innamorate per godere di un rapporto appagante, e non sempre si puo’ avere tutte e due le cose insieme. Percio, se ci capita di far sesso con qualcuno solo per attrazione fisica o per necessita’ di godere, non sentiamoci in colpa. Pero’ siamo oneste con chi e’ il nostro partner: se non siamo innamorate, non lasciamoglielo credere.

• Abbiamo il diritto di fare sesso con chi preferiamo. Se ci piacciono gli uomini, le donne o entrambi, riguarda solo noi. Ugualmente se ci piacciono alti o bassi, magri o grassi. Non dobbiamo rendere conto a nessuno per i nostri gusti sessuali.

• Abbiamo il diritto di essere bene informate su ogni cosa che riguardi la sessualita’. Perseguire attivamente questo diritto e’ fondamentale. Quindi parliamone, informiamoci, sperimentiamo, condividiamo, perche’ l'ignoranza e’ l’unico vero pericolo. Se c’e’ chi afferma che "Di certe cose non si dovrebbe parlare", lasciamo che questo resti un suo problema.

In sostanza:

• Abbiamo il diritto di essere troie, puttane, porche, come e quando ci va. E se c’e’ qualcuno a cui non piace il nostro comportamento perche’ va contro i suoi principi puritani, ricordiamogli quello che scriveva Henry Louis Mencken: "Il puritanesimo e’ l'ossessionante paura che qualcuno, da qualche parte, possa essere felice".


PS: Questo post e’ rivolto soprattutto alle donne, ma per certe cose non esistono differenze di genere, e se qualche uomo desidera farlo proprio perche' lo ritiene giusto, glielo dono volentieri affinche’ possa farne buon uso.

giovedì 2 maggio 2013

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Je suis tzigane et je le reste

Da piccola Anina viveva in clandestinita’. Oggi e’ una giovane donna che e’ riuscita, grazie a chi ha creduto in lei, ma soprattutto per il suo impegno, a cambiare la sua vita, trasformandola in un viaggio incredibile: da quando era mendicante per i marciapiedi di Lione ad essere finalmente ammessa alla prestigiosa Universita’ della Sorbona.

All'eta’ di sette anni, con la sua famiglia, Anina era arrivata in Francia dalla Romania e non parlava una parola di francese. Ha vissuto nei campi Rom, ha conosciuto l'esclusione, la discriminazione, il doversi nascondere e chiedere l'elemosina per le strade per riuscire a sopravvivere. Ma il suo destino e’ cambiato quando un insegnante, vedendola accattonare nelle strade di Bourg-en-Bresse, le ha porto una mano, e le ha offerto la possibilita’ di frequentare una scuola.

Rifiutata inizialmente dai suoi compagni di classe per le sue origini, ha reagito attaccandosi ancor piu’ allo studio. Lo ha fatto per una questione di orgoglio, per non soccombere, per dimostrare di non essere inferiore a nessuno, per non deludere chi aveva creduto in lei. E’ cosi’ che si e’ gettata anima e corpo sui libri, e questo l’ha portata a raggiungere traguardi che altri, meno motivati, a volte non riescono a raggiungere neppure durante i consueti anni di scuola, nonostante tutti gli impedimenti, culturali e linguistici che ha dovuto superare. Perche’ in modo intelligente Anina ha subito capito che lo studio, piu’ di qualsiasi altra cosa, l’avrebbe potuta aiutare a ritagliarsi uno spazio tutto suo, d’indipendenza e di dignita’, dove non sarebbe stata piu’ disprezzata per cio’ che era. Ed e’ quello che ha fatto.

Oggi, a 23 anni, la sua storia viene raccontata in un’autobiografia, “Je suis tzigane et je le reste”, scritta in collaborazione con il giornalista di RTL Frédéric Veille. Oggi, finalmente, da brillante studentessa Anina puo’ riscattarsi, e mitigare la vergogna di essere Rom che i suoi genitori le avevano trasmesso. Oggi, tutto quello che ha fatto per riappropriarsi della dignita’ che le era stata negata a causa della sua etnia, sta dando i suoi frutti. Nel mese di settembre, infatti, Anina e’ stata ammessa alla Sorbona e studiera’ per diventare magistrato: il suo sogno fin da quando era bambina. Perche’ come afferma lei stessa nel libro: "Il giudice e’ il portavoce del diritto, e della giustizia".

Questa storia di una persona semplice, povera, umile, partita svantaggiata in tutto, che non ha trovato l’aiuto dei soldi, o dei favori politici, o le strade preferenziali che vengono offerte solo a chi appartiene a una famiglia potente, e’ ancor piu’ emblematica e significativa di tante altre, perche’ dimostra che solo noi stessi, con l’impegno, la volonta’ e l’intelligenza, possiamo riscattare la nostra condizione, e migliorarla. Ed e’ per questo che Anina dovrebbe essere indicata come un esempio per tutte le giovani ragazze Rom, e non solo.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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