domenica 1 dicembre 2013

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Otthon Vagyok!

La ragazza al check-in mi chiede il biglietto ed il passaporto, poi controlla sullo schermo del computer e domanda se preferisco un posto corridoio o finestrino.

“Possibilmente non in coda, e se e’ finestrino e’ meglio, grazie”, le rispondo.

Alzo la valigia e l’appoggio sul nastro trasportatore. Accidenti se e’ pesante! Spero solo di non aver dimenticato niente. Quando devo tornare a casa, qualche giorno prima, mia madre mi invia sempre per email un elenco di cose da portare con me. Lei la chiama la “Schindler's List”.

Faccio un rapido riepilogo mentale: quattro bottiglie di olio d’oliva, di quello toscano piccante che mi piace tanto e due di vino moscato, dolce, che invece non mi piace affatto, ma che pero’ mia madre adora. Poi formaggi di tutti i tipi con predilezione per il gorgonzola e il parmigiano reggiano da grattugiare, non nei barattoli. Un paio di bottiglie di Veuve Clicquot, sei confezioni giganti di Mon Chéries e sei di Pocket Coffee, oltre ad un’infinita’ di altre cose, tutte commestibili e dolciastre, che contribuiscono a portare il peso della valigia a ventotto chili!

La ragazza, imbarazzata, mi comunica che il limite di peso compreso nel costo del biglietto e’ soltanto di venti chili, ma ormai il dado e’ tratto; non posso certo mettermi a scolare le bottiglie di Veuve Clicquot; tanto meno quelle di Moscato, e se solo mi azzardassi a farlo con l’olio d’oliva vi lascio immaginare cosa accadrebbe.

“Quant’e’ la differenza che devo pagare?”

“Per otto chili sono centottanta euro”

Centottanta euro! Ben ventidue euro e mezzo per ogni chilo extra. Con quello che mi e’ costata la roba, piu' questa aggiunta non prevista, avrei potuto offrire un pranzo luculliano a venti persone. E sono pronta a scommettere che, se malauguratamente dovessero perdermi la valigia, la compagnia aerea non mi rimborsera’ neppure duecento euro.

Pago la differenza e mi avvio. Un serpente giallo si snoda sul pavimento indicando il percorso fino al controllo bagagli. Qualcuno, scrupoloso, lo percorre seguendo esattamente anche gli angoli retti. Ci imbarcano in perfetto orario.

Per tutto il viaggio un signore sulla cinquantina, al mio fianco, continua a parlarmi dei suoi affari, dei quali non m’importa assolutamente niente. Fingo di dormire, ma all’arrivo, al ritiro bagagli, me lo ritrovo dietro. Mi porge un biglietto da visita con il suo numero di telefono. “Qualora si sentisse di accettare un invito a cena”, mi dice. Gli faccio un sorriso di circostanza e lo ringrazio, rassicurandolo di farmi viva se e quando saro’ libera. Sollevo dal nastro trasportatore la valigia, e la trascino fin davanti al doganiere che non fa problemi.

I problemi li fa, pero’, il suo cane! L’animale abbaia verso di me e soprattutto verso la mia valigia. Non mi credono quando dichiaro di trasportare solo del cibo. Me la fanno aprire e troviamo il motivo dell’inconsueta reazione del cane; e’ il gorgonzola, quello piccante, del quale l’animale pare essere estremamente ghiotto. Cosi’ tutto si risolve velocemente. Richiudo la valigia e mi avvio all’uscita mentre il povero cane, guaendo, mi insegue con gli occhi, e con me vede dissolversi il prelibato gorgonzola.

All’uscita decine di volti tutti in attesa di qualcuno. Non riesco a distinguere subito mia madre, ma poi la riconosco. Mi viene incontro sorridendo. Anche stavolta e’ li' a prendermi con l’auto. M’abbraccia forte come se ci fossimo lasciate da qualche secolo. Poi mi guarda con occhi critici.

“Sei un po’ dimagrita…”

“Ho solo preso un po’ di sole andando a sciare”, la rassicuro.

“Ho preparato le polpette… quelle con aglio”, mi sussurra con tono complice. “Hai portato quello che ti ho chiesto?”

“La Schindler's List e’ al completo, mamma!”

Ci avviamo verso l’auto perennemente sporca di fango e di calcare bianco. Prima di salire, tolgo dalla tasca il biglietto da visita di quel tizio e senza neanche guardarlo, lo butto in un cestino.

Ha da poco smesso di piovere; la giornata e’ chiara, il cielo terso e di un azzurro che non si puo’ descrivere. Mentre il sole asciuga le ultime pozzanghere disseminate qua e la’ ci inoltriamo lungo la striscia d’asfalto, lasciandoci alle spalle gli enormi ed anonimi caseggiati, tutti uguali, dove da adolescente una volta vivevo, ribelle e solitaria, in quella citta’.

Durante il viaggio ascolto la lingua alla quale devo riabituarmi ogni volta. Mia madre mi racconta cose gia’ dette tante volte al telefono, fin quando imbocchiamo l’autostrada e davanti a noi si apre il panorama della campagna, pianeggiante, ordinata, immensa, a perdita d’occhio. E' sempre a questo punto che ho la sensazione di non essermi mai allontanata dai confini della mia terra. Ancora un paio d’ore prima di annusare di nuovo l'aria intrisa di quell’odore tipico, penetrante e dolciastro, misto di furmint, frutta matura e muffa che sempre mi fa ricordare le mie radici e che mi accompagna ovunque quando sono lontana.

E’ quasi sera quando oltrepassiamo il cancello. Percorrendo la tortuosa stradina ciottolosa, arriviamo nel piazzale di fronte alla casa dalle cui finestre esce un delizioso profumo di pörkölt di manzo. Ad attendermi ci sono le mie sorelle, e come ogni volta mi spunta una lacrima.

Sono a casa!

5 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

bello questo racconto, anche se ha ormai qualche anno.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

E' la rielaborazione, all'oggi, di un paio di post che trattavano lo stesso argomento, tagliati e cuciti per stare insieme. :)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"E' la rielaborazione, all'oggi, di un paio di post che trattavano lo stesso argomento, tagliati e cuciti per stare insieme."

Vero! Comunque sempre bello quando si ritorna nella propria casa dopo tanto tempo.

Ciao Davide


traminer ha detto...

Grazie anche da me, il racconto è comunque molto carino, semplice ma vissuto, reale.
A chi è capitato di dover spendere cifre esagerate per due bottiglie di vino in più in valigia capisce la felicità di quel ritorno, quel piacere di portare con sè sapori familiari che in poche ore diventano esotici.
E l'odore di casa, ogni casa ha il suo odore, che ti è tanto familiare che lo senti solo quando torni dopo un viaggio lungo. Ed improvvisamente torni te stesso, come se fino a quel momento fossi un'altro....

UnUomo.InCammino ha detto...

> Per otto chili sono centottanta euro

Stikatsi!

Hai descritto la bellezza ampia della tua terra natia.
Gli spazi allargano, espandono l'anima.
In Italia siamo (sempre più) stipati come sardine.
I magiari lo sono la metà e hanno una sana e meravigliosa decrescita demografica in atto.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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