lunedì 16 dicembre 2013

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La geisha - Seconda parte

Quando entro’, si accorse che era una grande suite composta da un grande soggiorno e almeno un paio di camere da letto. Si rese conto subito di non trovarsi nella tipica situazione a cui era abituata. Nei suoi incontri, di solito, aveva a che fare con una persona, al massimo due. Quella volta invece si accorse di essere arrivata ad una specie di party. C’erano circa una quindicina di persone, ed erano presenti anche altre donne; tutte prostitute come lei, probabilmente. Questo la rassicuro’. Trovarsi da sola in mezzo a troppi uomini, magari su di giri a causa dell’alcol, e talvolta anche della droga, non era una sensazione piacevole, anche se per certe cose veniva pagata profumatamente

Tutti ridevano e scherzavano senza alcun tipo di inibizione. Un uomo le venne incontro sorridendo. Alto, moro, portava la camicia sbottonata e si capiva che era decisamente ubriaco. Era lui il cliente, il "padrone di casa"; quello che l’aveva contattata tramite l’agenzia.

“Ecco finalmente la mia dolce pollastrella”, disse avvolgendola in un abbraccio. Puzzava di alcol, ma anche a questo aspetto poco piacevole di alcuni uomini si era da tempo abituata.
“Vieni piccola, vieni a far divertire il tuo paparino”, le sussurro’ lascivamente il tizio e senza neppure presentarsi, e continuo’: “Mi hanno riferito che sei la migliore di Milano, ed io prendo sempre il meglio, anche se mi costa una cifra!”

L'ultima frase la disse con strafottenza, alzando la voce perche’ gli altri sentissero. Era decisamente volgare, non certo la persona da accompagnare volentieri a cena, quindi meglio che tutto si svolgesse li’, nel chiuso di una stanza per quanto affollata di gente; persone che, probabilmente, non avrebbe mai piu’ rivisto in vita sua. Percio’ entro’ subito nella parte, e con atteggiamento provocante gli si strofino’ addosso, sfiorandogli il sesso con la mano, e constatando che gia’ manifestava la sua baldanza.

“Se sono cara ci sara’ un motivo, non credi?”, gli sussurro’ all'orecchio. “Comunque, tutto quello che vuoi, qualunque desiderio tu abbia, sono qui per te”. E senti’ il sesso di lui indurirsi ancora di piu’.

Come per valutare di aver speso bene i propri soldi, senza troppi preamboli, l’uomo le mise una mano dentro la scollatura sulla schiena, riuscendo a raggiungerle i glutei. Li palpo’, vorace, e sentendoli rotondi e sodi si rassicuro’ di aver fatto un buon acquisto. Cerco’ anche di baciarla sulla bocca, ma con mossa felina e con un sorriso, lei si scosto’.

Niente baci e’ una vecchia regola delle puttane, e non c’e’ neppure da chiedersi perche’ quasi tutte la osservino: il sesso e’ una cosa, il bacio un’altra. Ma una come lei poteva concedere tutto e accettare tutto, anche la lingua in bocca di qualcuno che non gradiva, ma lo faceva solo quando era necessario. Spesso le capitava di baciare, persino con passione, chi fin da subito trovava attraente, ed era anche una pratica che riservava ai suoi clienti piu’ fedeli, quelli che le davano tanti di quei soldi da permetterle uno stile di vita principesco. Tuttavia, se per scopare bastava pagare, per un bacio occorreva molto di piu’. Per prima cosa che un cliente non la disgustasse. E quell’uomo, per quanto non brutto fisicamente, era decisamente nauseante, sia per l’arroganza che per la volgarita’ che esprimeva in ogni minima cosa che diceva e faceva.

Un tizio, in un gruppo vicino, stava discutendo animatamente di qualcosa che pareva molto interessante: affermava che nessuna delle ragazze presenti sarebbe riuscita a prenderglielo tutto in bocca. La conversazione era concentrata sulle dimensioni del suo membro e sulla difficolta’ che, secondo lui, avevano le donne ad accogliere tutto quel “ben di Dio”. Sono i discorsi che gli uomini normalmente fanno quando hanno intenzione d’iniziare un’orgia o una gang bang, ma anche a questo era preparata. Aveva fatto ben di peggio nel corso della sua carriera.

“Beh”, non ci resta che verificare se hai ragione” propose a quel punto il padrone di casa. “Anzi scommetto un millino che la mia ragazza non avra’ difficolta’ a farlo”.

Poi, guardandola con l’atteggiamento di un addestratore circense che promette lo zuccherino al cavallo se riuscira’ ad eseguire l’esercizio, disse che se fosse riuscita a prenderlo completamente in bocca e a fare un pompino a quell’uomo davanti a tutti, avrebbe potuto trattenersi la vincita della scommessa. Non era una richiesta e neanche una proposta. Era un ordine, ma lei era li’ per quello. Se il suo prezzo era alto era proprio perche’, a differenza di altre, lei non aveva limiti. Con poca gentilezza venne quasi costretta ad inginocchiarsi davanti al tipo mentre, tutt’intorno, il gruppo di uomini e di donne incitava quel piccolo show improvvisato. Una situazione che avrebbe messo in imbarazzo ben piu’ di una puttana.

Ma non lei. Lei in quelle situazioni era lontana, distaccata da cio’ che faceva. Il suo corpo agiva, ma i suoi pensieri erano altrove. Una barriera psicologica che la sua mente creava ogni volta per superare il senso di umiliazione che certi clienti le infliggevano. Era cosi’ che aveva imparato a sopportare tutto: pensando ad altro, rimanendo distante dalla realta'. E mentre sbottonava abilmente i pantaloni, e li abbassava insieme ai boxer attorno alle caviglie di quell’uomo, pensava invece all’appuntamento dal dentista del giorno dopo, oppure a quell’abito delizioso esposto in quella vetrina del centro. Spero’ di trovarlo ancora, intanto che prendeva in mano il fallo e lo massaggiava un po’, con una breve sega, quel tanto per farglielo drizzare al punto giusto. Poi, incitata dalle grida degli uomini intorno a lei, inclinando leggermente la testa all’indietro, inizio’ ad inglobarlo, lentamente. Forse un paio di sandali sarebbero stati perfetti per quell’abito… e ormai lo aveva completamente dentro, con il glande che le affondava nelle tonsille. Che si sbrigasse pero’ a venire! E con entrambe le mani prese ad accarezzargli i testicoli, mentre leccava e gli succhiava l’uccello. L’uomo sembrava come impazzito e prendendola per i capelli inizio’ a spingerlo ancor piu’ in profondita’, senza alcun riguardo, fino all'esplosione finale che le si riverso agli angoli della bocca come una crema che lei, senza alcun pudore, si ripuli’ con la lingua e con un’espressione deliziata. Si’, con quei soldi della scommessa avrebbe comprato i sandali, penso’. Ogni tanto aveva bisogno di coccolarsi un po’.

“E’ proprio brava questa”, disse il cliente soddisfatto, vantandosi di essere stato lui a sceglierla. “Ho tanta voglia di aprirle questo bel culetto; chi e’ che mi vuole aiutare?” E la spinse verso una delle stanze da letto, accompagnato da altri tre individui ai quali brillavano gli occhi di concupiscenza.

Una delle regole era che una prostituta del suo livello non avesse titolo per rifiutare niente. Proprio niente. Era il denaro a fare la differenza, e se quella sera avesse dovuto concedersi anche a dieci uomini contemporaneamente, sarebbe stata solo una questione di prezzo.

(Continua?)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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