sabato 7 dicembre 2013

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La geisha - Prima parte

Sapeva di essere in gran forma, quella sera, fasciata in un tubino nero abbastanza corto da scoprirle le gambe, ma non tanto da farla apparire volgare; accollato sul davanti, pero’ aperto da un vertiginoso scollo posteriore che le lasciava quasi completamente nuda la schiena. Aveva preferito i capelli sciolti sulle spalle, apposta perche’ le dessero un’aria vagamente “zingaresca”; merito anche dei grandi orecchini a cerchio e dei voluminosi bracciali ai polsi. E poi il trucco che per l’occasione aveva marcato piu’ del necessario. A rifinire il tutto un paio di sandali, anch’essi neri e col tacco alto, che nel camminare la facevano ondeggiare come a mimare una danza, erotica e sensuale, che dava esattamente l’idea di come si sentiva dentro.

Dall’agenzia aveva ottenuto l’indirizzo. Era stata altre volte in quell’albergo che era decisamente il piu’ di lussuoso della citta’. Spesso vi aveva incontrato personaggi interessanti e persino famosi, ma la maggior parte di loro, come quasi tutti i ricconi alla ricerca di un facile svago, si erano dimostrati il piu’ delle volte piuttosto arroganti. D’altronde era quello il suo lavoro. C’erano, e lei lo sapeva, i pro e i contro, ma aveva imparato ad accettare sia gli uni che gli altri da quando, molti anni prima, aveva iniziato a vendere il suo corpo. Ciononostante, non riusciva a sentirsi sporca anche se sapeva bene quanto in fondo quegli uomini disprezzassero le donne che facevano il suo mestiere. A molti glielo leggeva negli occhi.

Probabilmente era stato per predestinazione che aveva preso quella strada. E’ una questione di indole, di carattere, di spregiudicatezza, ma soprattutto di forte pragmatismo; una dote che lei aveva sempre posseduto. Cosi’, molti anni prima, trovandosi, sola, a dover sbarcare il lunario, tentando di cavarsela in una citta’ estranea e in parte anche ostile, aveva deciso di scendere a compromessi e si era prostituita. L’aveva fatto per soldi, ovviamente, e non aveva neppure diciotto anni. Un corpicino niente male, risultato dei lunghi anni dedicati alla ginnastica agonistica, ma anche frutto della sua immensa passione per la danza.

Per arrotondare e mantenersi agli studi, si era fatta percio’ assumere come ragazza immagine e ballerina sui cubi in una discoteca, e fu proprio in quell’ambiente che conobbe chi, poi, l’avrebbe introdotta nel mondo del sesso a pagamento e della trasgressione. Di sicuro la gioventu’, il carattere ribelle e anticonformista, e l’incoscienza, l’avevano aiutata in quella scelta, che certamente non sarebbe stata facile per nessuno. Tuttavia, di una cosa era certa: se non fosse accaduto allora, sarebbe sicuramente accaduto prima o poi. Era inevitabile. Le puttane si portano addosso un odore particolare, inconfondibile, ed e’ impossibile che sfuggano ad un futuro che hanno segnato, cucito addosso fin da quando nascono e viene dato loro un nome. Ed il suo non lasciava alcun dubbio riguardo a quello che sarebbe stato il suo destino.

Di persona in persona, di conoscenza in conoscenza, di esperienza in esperienza, di citta’ in citta’, aveva imparato cosi’ a diventare una vera geisha, come amava definirsi. Dapprima senza troppe pretese, nei piano bar, per qualche centinaio di dollari ma, poi, frequentando le persone giuste, si era lentamente trasformata. Con la sua curiosita’ di apprendere sempre di piu’ e con la frenesia di risultare fra tutte la migliore, era evoluta, si era raffinata, diventando una mercenaria d’alto bordo. Perche’ questo in fondo era: una mercenaria. E come ogni mercenaria, disponibile e pronta a tutto in cambio di un adeguato compenso. Donna di piacere e di cultura che solo pochi pero’ erano grado di apprezzare pienamente, perche’ la maggior parte dei clienti la pagava solo per farsi un giro in giostra, e niente altro.

Quando aveva iniziato non conosceva gli uomini. Nessuno le aveva parlato di loro, della loro impulsivita’, la loro illogicita’, la loro propensione ad essere dominati dal desiderio e dalla ricerca del solo piacere fisico. Ed anche della loro violenza, a volte. Aveva percio’ imparato a farli godere gli uomini, certo, ma aveva imparato a conoscerli dopo, col tempo, a poco a poco. E com’erano diversi quando si presentavano nella veste di clienti! Quello che anche dopo molti anni, davvero, non riusciva a spiegarsi, era che spesso si presentavano come compassati gentlemen, sempre pronti all’adulazione e al complimento, ma intimamente, provavano un grandissimo disprezzo per le donne come lei. Dai loro volti, una volta che avevano scopato, trapelava chiaramente quello che realmente provavano.

Spesso si era chiesta il perche’ di tutto quel disprezzo che quasi sempre emergeva durante un incontro, e l’unica spiegazione che era riuscita a darsi era che, presumibilmente, quegli uomini si rispecchiavano in lei. Forse si portavano dentro qualche rimorso o senso di colpa, forse sentivano di essere sporchi, ma non lo ammettevano e proiettavano sulla ragazza che pagavano, che poteva essere lei o chiunque altra, la propria contraddizione. Nell’intento di nascondere a se stessi una debolezza, se la prendevano con chi aveva suscitato in loro il desiderio: la puttana.

In questo giro mentale assurdo, pero’, si illudevano di essere loro a sfruttare, ad essere padroni del gioco, quando in realta’ gli sfruttati erano loro. E forse era proprio questo che avvertivano, che bruciava dentro e che alla fine non sopportavano. Ma forse i motivi erano altri, diversi, molto piu’ individuali, molto piu’ nascosti nell’anima di ciascuno. Pero’ a lei non importava un bel niente; aveva imparato a superare il disagio, e nei momenti in cui faceva sesso con quegli individuim diventava un corpo senza anima. Non c’era bisogno di interrogarsi, non c’era bisogno di capirli; cio’ che contava erano i soldi che loro ogni volta le mettevano in mano. Solo i soldi. I clienti pagavano e lei li accontentava; quale altro rapporto avrebbe potuto essere piu’ chiaro ed onesto?

(Continua…)

2 commenti :

cooksappe ha detto...

paura!

Anonimo ha detto...

Interessante come alcune cose siano viste completamente in modo opposto dal cliente e dalla "pay"; penso che la verita' stia nel mezzo.
Curioso di continuare la lettura..

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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