giovedì 19 dicembre 2013

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A mesemondó

Con lei credo di avere molto in comune. Sicuramente gli stessi capelli e gli stessi occhi, per quanto il colore non sia esattamente uguale, ma cio’ che spero e’ che la Natura mi abbia regalato almeno un po' della sua fantasia. Nelle vesti di una Sheherazade solcata dai segni del tempo sarebbe stata perfetta. Sapeva far sognare i bambini come nessun’altra e le sere d’estate, sotto le stelle, ci riunivamo nello spazio di fronte alla casa che restava illuminato solo dal chiarore del fuoco.

C’e’ un’immagine che, nonostante il passare degli anni, resta impressa nel mio ricordo come una fotografia: piccoli e avidi di storie magiche, quando ancora la realta’ della vita era lontana dal quotidiano, stavamo seduti su un muretto che a noi bambini pareva altissimo perche’ non riuscivamo a toccare terra con i piedi. Dietro la sua sagoma, come il fondale di un palcoscenico, c’era il pozzo e sullo sfondo, lontano in mezzo alle colline, il fiume Tisza che, nelle notti serene, quasi luccicava riflettendo la luce della luna. E lei raccontava... ma non era solo un raccontare, il suo; partecipava alle storie e con le mani e le espressioni del volto mimava le emozioni dei protagonisti. A volte si alzava e gesticolando, s'appassionava a tal punto da sembrare un'attrice che recitava davanti ad una platea attenta.

Molte erano le fiabe, soprattutto quelle dei Fratelli Grimm che lei, con abilita’, modificava a suo piacimento cosi’ da farle sembrare sempre nuove. E a volte tingeva le atmosfere di gotico e trasformava i protagonisti in vampiri o lupi mannari. Una delle favole che meglio le riusciva era Biancaneve; specialmente quando entrava nella parte della Regina, che parlava allo specchio oppure, travestita da vecchia, quando offriva la mela avvelenata. Ricordo che in quel momento i suoi occhi balenavano fiamme e tutti avevamo paura. Io per prima; anticipando il momento cruciale, che gia’ conoscevo, ma che ogni volta mi spaventava, mi coprivo gli occhi con le mani. Pero’ lasciavo aperte un po’ le dita, curiosa, per assistere alla scena. La bocca aperta in una smorfia di stupore…

Credo di aver assistito al racconto di quella fiaba decine di volte, ma ogni volta lei la proponeva in modo diverso, modificando le situazioni cosicche’ i personaggi non mantenevano sempre gli stessi ruoli. A volte se li scambiavano, e la Regina diventava la buona, mentre i malvagi erano Biancaneve, i nani ed il Principe Azzurro.

Adesso, se mi siedo sullo stesso muretto, riesco ad appoggiare bene i piedi sul terreno. Esiste sempre il pozzo ed in lontananza fra le colline scorre sempre il Tisza. Ma non c’e’ piu’ il fuoco acceso che rischiara le serate, non ci sono piu’ i bambini che si coprono gli occhi per la paura, e non c’e’ piu’ lei. Anche se nelle notti stellate sento sempre il suono della sua voce che mi racconta quelle fiabe che nessuno ha mai sentito.

3 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

affinchè ciò che ti raccontava
Nagyanya da bambina non vada perso,
ce lo puoi scrivere su questo blog: i racconti per bambini fanno bene anche ai grandi.

Ciao Davide

ettore ha detto...

Cara Klàra, se questa fosse una pagina facebook metterei un bel "mi piace" al commento di Davide, e al tuo racconto. E invece non posso quindi devo scriverlo, mi piace. Perchè è vero, una fiaba ogni tanto non può farci che bene disintossicandoci per un po' da una realtà che talvolta è angosciante. In fondo i sogni servono a questo...
Dici che il muretto ed il pozzo ci sono ancora ma i bambini no. Però il tuo racconto è vivo, e non è disincantato, indulgente verso ciò che non si è più, ma trasmette lo stupore ed il divertimento della bambina. E mi ha fatto tornare in mente di come mio nonno mi terrorizzasse raccontandomi il lupo di cappuccetto rosso!
A volte penso che nel corso del nostro divenire affrontiamo tanti cambiamenti, diventiamo altro, ma certe porte alle spalle non ce le chiudiamo.
Ettore

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

anche se so che hai poca fede, ti faccio comunque tantissimi auguri di buon Natale.

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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