giovedì 14 novembre 2013

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Flamenco - Quinta parte

In certe cose ho sempre indovinato. Difficile sfuggire ad un istinto che ho affinato nel tempo e con l’esperienza. Che lo faccia per soldi, o per trarne godimento, o per tutte e due le cose insieme, o per qualsiasi altro motivo, mi accorgo subito, fin da prima di finirci a letto, se qualcuno, uomo o donna che sia, puo’ essere partner adatto per farci una bella scopata. Lo capisco da piccoli dettagli: sguardo, mani, bocca, voce. Ma e’ soprattutto l’odore che quella persona emana ad indicarmelo. Un buon odore corrisponde quasi sempre ad un buon sapore, perche’, in fondo, fare sesso e’ come assaggiare un frutto ogni volta diverso, e devo dire che l’essere bisessuale mi ha permesso di assaporarne in grande varieta’. Uomini, donne, separatamente o anche insieme, singolarmente o in situazioni orgiastiche, a formare macedonie dai sapori particolari e mai riproducibili.

***

“Guarda e basta. E poi, se ti va di toccare, tocca… e se ti piace puoi anche assaggiarla”, le suggerii.

Non volevo forzarla troppo. La vedevo ancora titubante. Ashika non era la tipica lesbica rimorchiata in un pub, ma una ragazza etero con pulsione alla bisessualita’ che, probabilmente, si era fatta trascinare in una situazione della quale, seppur incuriosita, non era del tutto convinta. Ciononostante si calo’ fra le mie gambe. Aveva una gran voglia di conoscere da vicino quelle pieghe brune e rosa scuro che aveva intravisto quando mi ero mostrata nuda, ed aveva anche una gran voglia di assaporarne il profumo. Allungo’ incerta un dito, esplorando le labbra, gonfie, dal contorno leggermente frastagliato e umido. Procedette quindi con timidi toccamenti, facendo scivolare il dito nella fessura. Quando l’apri’ avvertii immediatamente il crescendo della pressione sessuale nel basso ventre, e il mio odore penetrante che inizio’ ad impregnare l’aria, tanto da coprire quello delle candele. Poi sentii il tocco della sua lingua.

Non tutte hanno un buon sapore. L’esplorazione con la lingua serve appunto a stabilirlo, per questo motivo leccare e’ la prima cosa che viene d’istinto anche a donne che non hanno mai avuto precedenti esperienze omosessuali. Quando una non piace, ogni desiderio si spegne, ma quando invece ci piace, il suo sapore diventa quasi un afrodisiaco. Ashika mi trovo’ gradevole. Da piccoli tocchi timidi, infatti, le sue leccate si fecero sempre piu’ decise e, sempre piu’ sfrontata, prese a passare la lingua su e giu’ fra le labbra dischiuse.

“Hai un sapore sexy”, mi disse fra una leccata e l’altra, mentre il mio umore le impiastricciava la bocca e il volto. Poi, come avevo fatto io con lei, inizio’ a spingere coi polpastrelli per saggiarne l’entrata. Alla fine ci infilo’ due dita.

Ogni sesso femminile, quando si cerca di penetrarlo, ha una momentanea resistenza, perche’ deve adattarsi a quello che entra. Non importa quanto sia lubrificato, o quanto sia abituato a ricevere oggetti di grosse dimensioni; esiste sempre e comunque un attimo in cui sembra essere troppo stretto, finanche per un dito. Ma dopo quella prima esitazione, almeno per cio’ che mi riguarda, ogni cosa viene avviluppata dalla carne umida.

Avvertivo le sue dita dentro di me, che lei muoveva nel modo che gia’ le avevo insegnato, mentre io inarcando i fianchi per favorirle la penetrazione, tacitamente le confermavo che era brava. Poi cominciai a muovermi cercando di farle capire qual era il ritmo che mi piaceva. Ogni donna ha il proprio. C’e’ a chi piace lento, a chi veloce. Il mio e’, appunto, come il Flamenco: all’inizio deve essere calmo, rilassante, per poi crescere di intensita’, ma gradualmente. Cosi’ le afferrai il polso e iniziai ad indicarle il ritmo giusto, come in una lezione di danza un po’ particolare.

Quando capii che stavo andando troppo oltre, e che non avrei resistito a lungo, la bloccai.

“Che c’e’? Sto facendo qualcosa di sbagliato?”

“No… sei bravissima. Pero’ ti voglio sopra di me quando vengo”.

Con una mano, anch’io iniziai a massaggiarmi, prima il seno, poi il ventre, il pube, mentre con l’altra mano andavo alla ricerca del suo sesso, infilandoci a mia volta due dita, riuscendo a massaggiarle la clitoride ogni volta che entravo e uscivo. Cosa facile, dato che era tutta bagnata.

“Prova anche tu a fare come me”, le dissi ansimando di piacere.

Ashika colse il messaggio e prese ad imitare i miei movimenti, cercando con le dita di entrare e uscire e, allo stesso tempo, stropicciarmi la clitoride. Cio’ che volevo era che provassimo entrambe la medesima sensazione, lo stesso identico piacere, per quanto fosse possibile. Quando infine mi accorsi, dalle contrazioni nella mia vagina che sarei giunta al traguardo prima di lei, tolsi la mano. In quel momento, improvviso, sentii l’orgasmo crescermi dentro ed esplodere; chiudendo gli occhi e reclinando la testa all’indietro, urlai spruzzandole sulla mano il mio succo bollente, e mi inarcai cosi’ tanto che la mia schiena si separo’ completamente dal letto, uno spasmo dopo l’altro.

Ogni orgasmo per me e’ cosi’: sublime. L’intensita’ di quella sensazione e’ incredibile; sento la tensione che si libera tutta in una volta e le contrazioni di piacere mi fanno quasi svenire. A stento mi rendo conto di urlare e sgroppare come un’ossessa. Poi, lentamente, la stanza smette di girare, e mi accorgo che lo scroscio che sento nelle orecchie e’ solo il martellare del mio sangue. Il corpo si trasforma in melassa, pesante, greve, ed ho la vagina allagata. Cala cosi’ il silenzio, interrotto solo dal mio ansimare.

Ashika resto’ per un attimo ad osservarmi, orgogliosa per essere riuscita a procurarmi un tale piacere. Sapevo che a vedermi godere in quel modo si era ancor piu’ eccitata e che aveva, a quel punto, voglia di venire. Glielo si leggeva sul viso.

“Non preoccuparti”, le dissi sorridendo. “Adesso e’ il tuo turno”.

Mi misi sopra di lei. Con lo sguardo languido, spettinata, dovevo sembrarle una perversa ninfomane, lesbica, che amava traviare le “brave ragazze”. Le alzai le gambe, le allargai, poi mi accucciai sulla sua fica, infilandoci dentro il medio e l’indice. Ripresi a scoparla al ritmo di prima. Mancava tanto cosi’, lo sapevo. Quando i fianchi le si sollevarono dal letto, e sentii la sua vagina distendersi e contrarsi a grandissima velocita' intorno alle dita, mi incollai con le labbra alla sua clitoride, leccando energicamente e facendo roteare la lingua intorno. La portai al culmine in quel modo, scopandola, leccandola, e succhiandola… rubandole un lungo gemito di piacere in un orgasmo che duro’ molto piu’ a lungo di quanto era durato il mio.

Mi alzai dal letto che lei sussultava ancora. Volevo versarmi dell’altro vino, per mischiarlo al sapore del suo piacere. Quando ritornai, mi acciambellai accanto al suo corpo, come una gattona, invitandola a fare un brindisi.

“E’ la tua prima volta, ed hai superato la prova a pieni voti. Benvenuta sull’isola di Lesbo!”

“E’ stato fantastico”, disse con un risolino, estasiata dalle lente pulsazioni che la facevano ancora tremare.

Si godeva il momento e non si preoccupava dell’importanza che quell’insolita situazione avrebbe avuto, poi, nella sua vita. Dopotutto anche per me era avvenuta la stessa cosa; anch’io fino alla prima esperienza con una donna avevo sempre creduto che a piacermi fossero solo gli uomini.

Per sempre restera’ nella mia mente, e nel mio cuore, il sorriso sardonico della “maestra” che all’inizio mi educo’ alle delizie di Saffo, colei che mi fece capire che la sessualita’ che avevo conosciuto fino a quel momento non era che una piccola faccia di un enorme diamante.

Ma questa e’ un’altra storia.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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