martedì 26 novembre 2013

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Emlékszem

Ero bambina, ma la fragranza della torta di mele accompagnata da una calda tazza di the verde bevuta tenendo lo zucchero fra i denti la ricordo ancora. Soprattutto, di lei, mi ricordo gli occhi. Le rughe profonde come la vita le segnavano il volto, ma gli occhi, quegli occhi, non potro' mai dimenticarli; inquietanti e al tempo stesso misteriosi, malinconici, ma anche gioiosi. Avevano il colore dell'acqua che scorre nel Tisza in una giornata primaverile: verdi smeraldo.

Mi ricordo che qualcuno diceva fosse una strega; parlavano di magie e sortilegi, e che quando era giovane aveva rovinato famiglie e matrimoni con le sue pozioni magiche. Ma l'unica cosa magica che le ho visto fare e’ stata di leggere le carte alla gente del paese che, ogni tanto, sempre piu' raramente, le faceva visita. E ricordo le fresche serate, quando ci sedevamo all'aperto e lei mi indicava il futuro; m’insegnava il significato degli arcani maggiori e di quelli minori, ed io restavo affascinata ad ascoltarla. Le sue storie assumevano sempre il sapore delle fiabe.

Nessuno ha mai saputo che origini avesse, ma i suoi capelli, neri, indicavano un sangue tzigano. Si dice che suo padre fosse un bracciante e che sua madre un’umile cameriera in una residenza di un aristocratico della zona. Si dice anche che, al tempo della guerra, la guarnigione militare fosse comandata da un maggiore di origine austriaca, e qualcuno racconta che lei ne fu l’amante fino al giorno in cui l'Armata Rossa giunse a "liberare" il popolo dal nazismo.

I soldati si ritirarono in una notte e lasciarono gli abitanti del paese indifesi ed impauriti, e quando i liberatori arrivarono a cercare i collaborazionisti, circa duecento ne furono catturati. Gli uomini vennero impiccati, le donne violentate. Lei era fra queste.

3 commenti :

davide ha detto...

Illustrissima Chiara,

non so se quello che hai scritto è frutto della tua fantasia o è un fatto che ti ha raccontato la tua nonna, ma è un racconto che colpisce.

Non che in quello che hai detto ci siano cose inverosimili. Quando ho letto il libro tradotto dal mio amico poliglotta (nel sonno non siamo profughi di Paul Goma) di fatti come quello che hai raccontato (nella Moldova fra il 1940 e il 1945) ce ne erano molti.

Ciao Davide

Tra cenere e terra ha detto...

Mi piace, seppure non costantemente, lasciarmi trascinare dalle tue emozioni. Ti abbraccio...

Anonimo ha detto...

Ciao,seguo il blog da poco ti faccio i miei complimenti..non rispetto e non condivido le critiche che ti fanno,se pensi in un certo modo se parli in un certo modo se agisci in un certo modo sei libera di farlo, non ti nascondo che alcune cose non le condivido mi sembra che generalizzi,ma alla fine siamo ANCHE il frutto delle nostre esperienze...avverto sempre un velo di malinconia e cinismo(non poco)mi lascia sempre un pò amareggiato...resto dell' idea che uno dei blog più interessanti in circolazione a presto eric

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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