domenica 27 ottobre 2013

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Flamenco - Quarta parte

Che cosa pensa una donna quando per la prima volta bacia un’altra donna? Pensa di essere lesbica? Pensa di essere una depravata? Prova vergogna? Schifo? Cosa? Ebbene ve lo dico io cosa pensa, una volta arrivata al punto di non ritorno: “Cavolo! Ma perche’ non l’ho fatto prima?” E poi pensa a quanto sia diversa una bocca femminile da quella di tutti gli uomini che ha baciato fino ad allora. Perche’ si’, noi siamo diverse, e solo quando ci baciamo riusciamo a capirlo. Abbiamo tutte un respiro che sa di buono; di spezie, di aromi fruttati, oppure con note erbacee, indipendentemente da quello che abbiamo mangiato. Deve esserci qualche enzima nella nostra saliva che ne cambia l’odore e lo tramuta in qualcosa di assolutamente gradevole.

***

A quattro zampe sopra di lei, le avevo ordinato di chiudere gli occhi e Ashika aveva obbedito. In un attimo mi ero impadronita della sua bocca, calda, vellutata; sapeva di cannella e del vino che avevamo bevuto insieme. Mi spinsi con le labbra nelle sue e vi insinuai la lingua; volevo che si aprisse tutta, e intanto le tenevo la testa fra le mani. Pensavo ad una sua reazione timida, titubante, come quella che avevo avuto io quando, per la prima volta, mi ero trovata nella sua identica situazione, e invece restai sorpresa: implacabile, dimostrando di aver imparato la lezione, Ashika inizio’ a succhiarmela come se fosse la fonte di un nettare. Alla fine, quando staccai la bocca per prendere fiato, finalmente mi tolsi la voglia di passarle la lingua su quel neo che tanto mi aveva intrigata.

“Se non hai mai fatto sesso saffico e’ giusto che tu sappia una cosa”, le bisbigliai all’orecchio. “Nessuno sa fare sesso orale meglio di una donna… se vuoi te lo dimostro”.

Non riusci’ a parlare, era incapace di rispondere. La sentivo eccitata, voleva solo godere, ed era del tutto normale che fosse cosi’: se era arrivata fino a quel punto, era perche’ dentro le si era risvegliato quel lesbismo che sonnecchia in ogni donna, anche in quella che pensa di essere totalmente eterosessuale. Quante ne ho conosciute di donne che si credevano etero, persino sposate e con figli, che a certe cose non avrebbero mai pensato di poter arrivare…

Non accade ogni volta e non accade con tutte. Per capire che ci piace il sesso saffico si deve incontrare quella giusta. E’ un meccanismo biochimico che non e’ molto diverso da quello che si innesca quando si sente il desiderio per uomo, e forse in me Ashika aveva trovato la partner giusta per sperimentare qualcosa di nuovo che pero’, latente, era gia’ dentro di lei. Fatto sta che continuava a guardarmi, incantata, come quello fosse solo un bel sogno e non la realta’, magari pensando che di li’ a poco si sarebbe svegliata nel suo letto, con le lenzuola tutte bagnate del suo piacere. E invece no. Le avrei fatto capire quanto le mie parole fossero vere, e come, dopo, avrebbe misurato ogni leccata ricevuta da un uomo, sulla base di quell’esperienza.

Avevo i capelli che le accarezzavano la pelle, e le procuravano un piacere epidermico nuovo, tanto che le vedevo apparire la pelle d’oca, mentre i suoi capezzoli scattavano sull’attenti ogni volta che venivano sfiorati. Presi a scendere giu’. Con la lingua superai l’ombelico, lasciando lungo il percorso una scia di saliva. Poi, senza darle tempo di respirare, le aprii le cosce. Quando avverti’ il mio respiro sul suo sesso si irrigidi’, ma fu soltanto per un attimo, probabilmente agitata per cio’ che stava per accaderle. Poi la curiosita’ ebbe il sopravvento e la sentii rilassarsi.

Per arrivare alla clitoride, di solito gli uomini - almeno coloro che sanno esattamente dove si trova perche’ non tutti, fidatevi, lo sanno -, ci mettono pochi minuti. Sono pochi quelli che riescono a portare avanti i giochi troppo oltre. Quasi tutti pensano che una donna goda con la clitoride nello stesso modo con cui loro godono col pene. Invece non e’ cosi’. Per arrivare alla clitoride di Ashika ci avevo messo quasi mezz’ora, e adesso che ce l’avevo proprio li’, di fronte alla bocca, volevo leccarla subito. Eppure non lo feci e con la lingua iniziai, invece, ad esplorarla tutta intorno.

Ogni donna e’ differente. C’e’ chi ha le grandi labbra molto carnose e chi le ha quasi inesistenti, chi le piccole labbra le ha piccole ed interne, e chi invece le ha talmente pronunciate che fuoriescono, anche se non sono eccitate. Ma cio’ che piu’ di tutto differenzia il sesso femminile e’ la clitoride: le sue dimensioni, certo, ma soprattutto quanto fuoriesce dal piccolo prepuzio che la contiene. E poi c’e’ il colore, l’odore, il sapore. Ogni sesso femminile, come del resto quello maschile, e’ diverso, e quello di Ashika non era uguale a nessun altro. La sua farfalla era stretta, quasi come quella di una vergine: aveva piccole labbra molto sottili, tanto che dovevo andare a cercarle con le dita. Bagnate, nella luce fioca della stanza, brillavano come l’interno di una conchiglia rosa.

Vidi la perla della clitoride sotto il suo cappuccio di pelle… era di un rosso scuro e palpitava appena. Facendo attenzione, con molta cautela, vi posi le labbra. Al solo contatto quel pezzetto di carne marmorea si fece sorprendentemente duro. Lo sfiorai appena, con la punta della lingua, assaggiandolo bene, poi iniziai a girare intorno, senza mai toccarlo direttamente. A molte un tocco troppo deciso puo’ dare fastidio, e se stimolate intensamente in quel punto, senza un’adeguata preparazione che le ecciti al punto giusto, rischiano di provare tutto fuorche’ piacere. Mentre altre, invece, non riescono neanche a venire se non le si succhia con forza. Per questo ogni donna, piu’ di un uomo, ha bisogno di essere esplorata a fondo. Ed e’ il gioco che piu’ mi piace.

Mi accorsi subito che ad Ashika i miei tocchi, sempre piu’ decisi, non davano alcun fastidio, anzi da come gemeva sembrava li gradisse e ne chiedesse sempre di piu’, cosi’ presi a suggerle la clitoride, prima piano, poi sempre piu’ forte, a ritmo cadenzato, mentre lei, ormai completamente fuori controllo, aveva preso a dimenarsi, cercando di tenere il tempo con l’intensita’ delle sensazioni che stava provando.

“E’ troppo!”, ebbe appena il fiato di boccheggiare. Ed allora rallentai un po’, anche perche’ volevo infilarle la lingua, e baciarla come l’avevo baciata nella bocca. Con le dita le allargai la fessura e ci infilai tutta la lingua dentro, fin dove riuscii ad arrivare. Ci sono lesbiche che in questo sono davvero speciali; hanno delle lingue che potrebbero superare in efficienza il membro di un uomo mediamente dotato. Io purtroppo non ho una lingua lunghissima, percio’ le mie partner si devono accontentare di quel che passa il convento. Tuttavia, nessuna mai e’ rimasta insoddisfatta. E neppure Ashika lo fu; dai gemiti e dai suoi respiri, sempre piu’ frequenti e pesanti, fu facile per me capirlo.

In quei momenti, quando veniamo leccate in quel modo, nella nostra testa non esiste altro che la lingua che ci assapora, dentro e fuori. E quando poi la sentiamo spingere dentro, sempre piu’ a fondo, la sensazione diventa travolgente. E’ quasi sempre li’ che arriva l’orgasmo. Ma io non volevo che Ashika venisse. Non ancora. In quel momento ero gia’ soddisfatta di averle fatto sfiorare per un attimo il paradiso. Cosi’ indietreggiai, tolsi la lingua… ma solo per lasciar spazio ed infilarci due dita.

No, non ero piu’ delicata. Arriva il momento in cui la delicatezza deve lasciare il posto a qualcosa di piu’ rude e deciso. E’ cosi’ che io interpreto il sesso: un alternarsi di dolcezza e violenza dove alla fine, molto alla fine, il piu’ in la’ possibile, arriva il godimento sublime. Ed e’ cosi’ che mi piace, anche quando sono io ad assumere il ruolo passivo. Percio’ dalla morbida danza della lingua, passai alle potenti stoccate date con le dita. Sentivo i suoi muscoli contrarsi, segno che di li’ a poco sarebbe giunta all’orgasmo. Ancora una piccola spinta e sarebbe venuta. Sarebbe bastato un tocco in piu’, anche un soffio in piu’ sulla sua clitoride ed avrebbe goduto, ma non era quello che doveva accadere. Non subito, almeno. Cosi’ mi bloccai, lasciandola da sola, li’, sull’orlo del precipizio.

“Che fai? Non ti fermare, continua… ti prego, vai avanti…”

No, non mi sbagliavo: Ashika era davvero cio’ che significava il suo nome. Col tempo se ne sarebbe resa conto lei stessa di quanta passione, desiderio, e voglia di godere e far godere, avesse dentro, indipendentemente da chi fosse stato il partner. Maschio o femmina, che importanza puo’ avere in quei momenti che senti solo di voler esplodere? E lei in quel momento aveva voglia di godere, con me… ma avrebbe seguito i tempi e i modi che le avrei imposto io. Dopotutto, e’ chi ha piu’ esperienza che guida il gioco.

“Tesoro, se ti faccio venire adesso, dopo potresti avere troppa fretta di andartene. E invece ci sono moltissime altre cosette che ho voglia di fare con te… non vuoi entrare anche tu in confidenza con la mia fica?”

Glielo dissi in modo schietto, quasi sfrontato. Oltre a trovare eccitante l’uso di parole sconce in certi momenti, penso sia ridicolo misurare il linguaggio quando abbiamo la bocca e le mani impiastricciate dai fluidi di chi si sta rigirando in un letto con noi. Le cose vanno chiamate col loro nome e fica e’ il termine giusto quando abbiamo il sesso che brucia e sguazza ormai in un lago.

“Io non ho mai…”

“Suvvia, non dirmi che non ne hai voglia. Ho visto come mi guardavi, prima, quando mi sono mostrata nuda. Hai mai guardato un’altra donna cosi’? Ti sei mai fatta fare da una donna quello che ti ho appena fatto io? E non ti ho forse detto che avresti potuto vedere tutto, tutto, tutto? Devi solo fare a me cio’ che io ho fatto a te. Non dirmi che non ne sei capace.”

(Continua…?)

2 commenti :

Anonimo ha detto...

Questa serie di racconti erotici e' molto avvincente, ogni volta ci lasci sempre sul piu' bello e
cosi ogni giorno torno a vedere se hai pubblicato il capito sucessivo.

Mi piace proprio come scrivi, mi incuriosisce il tuo modo di vedere e vivere le cose.

La lingua di una donna e' anche molto piu' soffice e liscia di quella di un uomo. (sono etero, ma ho esplorato la mia sessualita')

Ultima nota, personalmente evito la digitalizzazione (da due anni ho solo rapporti "pay") proprio perche' e' una cosa un po' "spinta", invece il DATY si, quello mi piace molto praticarlo.

Un saluto,
Punter.

Anonimo ha detto...

Beh che dire. Piace anche a me questo racconto che lasci finire sempre quando invece si avrebbe la voglia di leggere ancora, di andare avanti. E te lo dice una etero che ultimamente avrebbe voglia di scoprire com'è il sesso fatto con un'altra donna..appunto per placare quella voglia e quella curiosità che fa parte di ognuno di noi. E in questo racconto io mi impersono un po' in Ashika che ha la fortuna di incontrare una donna che la guida in questa meravigliosa scoperta. Solo che io, al contrario di lei, devo ancora trovarla la mia musa :)

Eva

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