venerdì 20 settembre 2013

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Parliamo di gay e di lesbiche

Quello che e’ accaduto in questi giorni nel parlamento italiano, con la legge barzelletta sull’omofobia, mi ha fatto venir voglia di scrivere qualcosa sull’argomento. Tuttavia non vorrei ammorbare chi mi segue parlando specificatamente della legge, che’ se ne discute un po’ ovunque ed e’ un tema che, in fondo, non essendo italiana, non mi riguarda da vicino. Ma vorrei affrontare il discorso parlando di omosessualita’ e di come, da molte persone, questa venga vista. C’e’ infatti un diffuso pregiudizio che colpisce i gay e le lesbiche, soprattutto in paesi non molto progrediti dal punto di vista dell’educazione sessuale, dove tutto e' ridotto ai minimi termini, con un livello di ignoranza che supera ogni immaginazione, se si esclude cio' che la maggior parte della gente, soprattutto di sesso maschile, ha modo di imparare masturbandosi su Youporn; vale a dire la convinzione che gli uomini gay siano in realta’ donne intrappolate in un corpo maschile, e viceversa.

Anche se conosco molte persone omosessuali alle quali una "riduzione" della loro sessualita’ alla semplice mancanza dell’organo sessuale adeguato a cio’ che sentono di essere andrebbe benissimo, credo che per la maggior parte di chi sa di essere omosessuale, questa descrizione non solo sia imprecisa, ma rappresenti anche un insulto alla loro dignita’ di persone. E’ come se la gente affetta da questo genere di pregiudizio fosse in grado di vedere ogni cosa solo sotto l’aspetto del dualismo: maschio o femmina, bianco o nero, buono o cattivo. In questo schema, molti ritengono percio’ che l'omosessualita’ sia niente altro che una sorta di eterosessualita’ imprigionata in un corpo sbagliato: un’interpretazione che probabilmente, nella loro mentalita’ retrograda, li rassicura in quello che loro definiscono “normalita’” e “natura umana”, ma che niente ha a che fare con la realta’ e la natura stessa.

Vorrei dunque cercare illuminare queste persone, sempreche’ siano ancora in grado di vedere qualche bagliore: i gay non sono donne eterosessuali sotto copertura, e come tali attratti dagli uomini, ma che soffrono la scomodita’ di avere un pene e tutto il resto. Esattamente come le lesbiche non sono uomini eterosessuali nascosti, e come tali attratte dalle donne, ma che purtroppo si ritrovano ad avere un utero e un paio di tette. Questa semplificazione, assurda, mostra una grande ignoranza, per non parlare d’intolleranza e sessismo. Il discorso che viene fatto e’: “Non possiamo accettarti per come sei perche’ sei diverso/a da noi, cosi’ inventiamo una "soluzione" per adattare il tuo comportamento a cio’ che noi riteniamo “normale”, dimodoche’ possiamo sentirci meno turbati, infastiditi e disgustati, dalla tua esistenza in questo mondo che stabilisce che noi siamo i normali e tu l’anormale”.

"E’ maschio o femmina?" Questa e’ la prima domanda esistenziale alla quale ogni essere umano si trova di fronte mentre ancora e’ un feto nel grembo della madre incinta. Se il feto potesse sentire attraverso la pancia della mamma, e capire, si arrabbierebbe. Si arrabbierebbe perche’ gli sarebbe imposto di scegliere. E’ un paradosso, lo so; il feto non ha un cervello ancora completamente formato, non ha una personalita’, quindi non puo’ arrabbiarsi, ma e’ comunque la societa’ che gli impone una scelta. E non e’ che vi sia una serie di possibilita’ fra le quali scegliere. Non e’ che, se le viene chiesto, la madre possa rispondere: "E' un maschio, e’ una femmina, e’ un maschio ma e anche un po’ femmina, oppure una femmina che e’ un po’ anche maschio, transessuale, eccetera". No. Deve dire: e’ un maschio, quindi fiocco azzurro, oppure e’ una femmina e, di conseguenza, fiocco rosa. Punto.

Pertanto il feto deve decidere che cosa essere, o meglio, cio’ che sceglie di essere deve essere conforme alla decisione gia’ presa dalla biologia. Se il medico, nell’ecografia, nota una minuscola protuberanza tra le gambe, allora deve essere un maschio. Altrimenti si tratta di una femmina. Il resto non conta. Il destino e’ gia’ segnato e allo stesso modo, sono segnate le aspettative, i pregiudizi, i ruoli, le potenzialita’, i gusti, le sfide che questa persona non ancora nata dovra’ affrontare nella sua vita. Tutto gia’ deciso. Non esiste via d'uscita, e tranne rari casi, e’ una strada a senso unico di un destino che viene scritto nel momento dell’ecografia.

La pressione nei confronti dell’individuo che deve ancora nascere inizia da li’. Gia’ nel momento in cui e’ ancora una piccola massa informe nell’utero della madre, deve adeguarsi. Pero’ chiediamoci per un attimo: e’ davvero obbligatorio appartenere a un genere specifico in ogni momento e in ogni aspetto della nostra vita? E l'omosessualita’, o il transgenderismo, e’ una semplice devianza dallo stato preimpostato di "normalita’", o come pensano alcuni una malattia? E’ necessaria e inevitabile questa categorizzazione che uccide l’individualita’ delle persone, danneggiando in molti casi la loro salute (mentale e fisica) e la loro creativita’? Perche’ non si riesce a superare lo schema maledetto del “bianco e nero” accettando anche le molte sfumature di grigio, tra cui il gay, la lesbica, il/la bisessuale? Cosa occorre per superare questa voglia di etichettare e classificare tutto per sentirsi rassicurati nella propria “normalita’”?

Queste domande ricorrono spesso nei miei post, e sono da molti anni al centro del mio impegno, intrinsecamente legati a quel lungo viaggio che ho intrapreso fatto di interrogativi, apprendimento e scoperte. E sono domande a cui rispondere diventa sempre piu’ urgente, dato che la societa’ nel campo dei diritti umani mostra tutt’altro che un’evoluzione, quanto, invece, una lenta e costante regressione.

Di recente stavo parlando con un’amica, che e’ lesbica, quando ad un certo punto e’ passata vicino al nostro tavolo una ragazza che aveva un aspetto e un modo di fare molto mascolino, e la mia amica ha fatto un commento che per qualcuno potrebbe essere a dir poco sorprendente. Ha detto: "Quando vedo questo genere di lesbiche, vorrei non essere omosessuale. Io non sono lesbica perche’ mi sento o voglio apparire come un uomo, e non sono lesbica perche’ sono attratta da donne che si sentono o sembrano uomini. Sono lesbica semplicemente perche’, sessualmente e sentimentalmente, mi sento attratta dalle donne; e in particolare da quelle molto femminili".

Forse neppure io ho ancora ben chiaro cosa significhino i termini "femminile" e "maschile", anche perche’ sul tema della sessualita’ subiamo un condizionamento cerebrale fin da quando nasciamo. Ma quello di cui sono certa, avendo anch’io in parte pulsioni simili a quelle della mia amica, e’ che le lesbiche, se vogliono, possono anche vestirsi in modo maschile, oppure no. E’ una scelta loro, personale. Ma non hanno alcun bisogno di farlo semplicemente per dichiarare al mondo cio’ che sentono di essere, come una sfida lanciata alla societa’ dalla quale, probabilmente, si sentono respinte, al fine di celebrare la loro "differenza". Quelle che reagiscono cosi’, e che si prestano a questo gioco, finiscono per diventare parte integrante del meccanismo sessista e si riducono spesso a caricature o cliche’. Cosi’, mentre la mia amica parlava, tra me e me pensavo: non avrebbe piu’ senso, se raggruppassimo le persone in base alle loro preferenze sessuali, a seconda da chi sono attratte - dalle donne, dagli uomini, da entrambi -, trascurando completamente il loro sesso biologico?

Si’, avrebbe piu’ senso e farebbe molti meno danni. E tornando al preambolo iniziale, se veramente ci fosse bisogno di catalogare tutti con un’etichetta (cioe’, qualora l’etichetta sia necessaria, per quanto io personalmente pensi che non lo sia), allora perche’ non dire che una donna etero e’ in realta’ un uomo gay sotto copertura, intrappolato in un corpo di donna, e allo stesso modo un uomo etero altro non e’ che una lesbica nascosta che si trova intrappolata nel corpo di un uomo?

3 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Berlusconi, Putin: “Se fosse stato gay, nessuno lo avrebbe toccato con un dito”"

Come vedi c'è anche chi pensa che siano i gay che perseguitano quelli che amano la paperetta.

Scherzi a parte, credo che in fatto di sessualità chiunque (gay, lesbiche, etero, scambisti ecc.) siano liberi di fare tutto quello che vogliono, nei modi che gli pare e piace, purchè lo vogliano.

Ciao Davide

Anonimo ha detto...

«Se Berlusconi fosse stato un gay, nessuno lo avrebbe toccato con un dito»: lo ha detto Vladimir Putin al club di Valdai parlando della condanna del Cavaliere

ovvero: oggi in Italia ad essere per davvero perseguitati sono coloro che non appartengono ad una qualunque minoranza. Sono etero e mi faccio i fatti miei e sinceramente non mi frega niente di capire cosa passa per la testa di uno che non lo è, nella stessa misura in cui mi è indifferente la sua presenza o la sua assenza. Ma qui è lo stato che pianta grane perchè non sa più cosa inventarsi per mettere all'angolo e castrare il cittadino ed usa ogni questione che riguardi le minoranze per introdurre reati "di pensiero", cioè cose intangibili che nella realtà nemmeno esistono. Da oggi criticare i gay, i matrimoni gay, le adozioni gay e la kyenge+boldrini quando vogliono cancellare padri e madri e sostituirli con la dicitura genire1, genitore2, genitore3, etc è reato.

Lu ha detto...

Completamente d'accordo su tutto! Grazie per aver tradotto in parole i pensieri miei e di tanta altra gente che la pensa così.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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