giovedì 26 settembre 2013

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L’arte di vincere

“L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte”, pare abbia detto Simón Bolívar. Da tempo mi sono accorta, infatti, di un errore che in molti commettono: confondere l'avere successo col vincere. Come se vivere fosse simile a fare una guerra, e la vittoria qualcosa da perseguire ad ogni costo. Probabilmente, anzi, quasi certamente, e’ un errore che ho fatto anch’io. Poi, pur riconoscendo il valore che ha uno spirito combattivo, con l’esperienza ho capito che anche nel perdere ci si guadagna molto; esattamente come quando si vince.

Accade dunque che alcune volte nella vita si creda di vincere, quando invece stiamo perdendo ogni battaglia. Ci illudiamo di essere vincitori essendo stupidi, di strette vedute, ma quasi sempre veniamo sconfitti nelle discussioni. Ci illudiamo di vincere atteggiandoci a competitivi, eppure perdiamo il piacere della competizione. Per non parlare di quando siamo talmente arroganti che perdiamo il privilegio di essere umili, o autoritari al punto di perdere l’occasione per mostrarci fieri.

E’ accaduto anche a me. E mi viene da pensare a tutte quelle volte che sono stata troppo evasiva, perdendo cosi’ la fiducia in me stessa, e tutte quelle volte che sono stata poco concentrata, mancando alla fine il bersaglio. Molte, troppe, volte ho fatto cose solo per dimostrare che le potevo fare, perdendo cosi’ la sensazione di appagamento che avrei dovuto ricevere.

Siamo esseri umani, limitati ed imperfetti. Non siamo infallibili. Possiamo sbagliare e non sempre siamo in grado di riparare, ma che almeno i nostri errori non siano del tutto inutili. Che da essi, almeno, si possa trarre un insegnamento che poi, in futuro, ci aiuti a correggere la rotta. Per questo dico che il vero successo non sta solo nella vittoria, ma in quello che pensiamo di noi stessi, dentro di noi, e non nella considerazione che troppo spesso ricerchiamo negli altri.

Quante volte ho pensato che avrei potuto facilmente superare in astuzia i miei avversari ed ho perso facendomi superare da loro? E quante volte ho avuto dei dubbi sui miei amici e li ho perduti perche’ si sono sentiti traditi? Troppe volte. Come sono troppe le volte che ho dato fiducia a chi non se la meritava, e sono stata pugnalata alla schiena. E tutte le volte che ho creduto di essere invulnerabile, quando, invece, ne sono uscita gravemente ferita.

E poi ci sono le volte che sono stata inutilmente polemica, e mi sono presa uno schiaffo. E le volte che ho detto di no, volendo invece dire di si’, ed ho perso l’occasione di cambiare la mia vita con quel si’ mai detto. Ma anche quando ho detto di si’, volendo dire di no, ci sono state volte che sono stata delusa. Come quando ho scelto di autocontrollarmi, di non abbandonarmi, ed ho perso cosi’ l'amore.

Molte volte ho scelto di illudermi di aver vinto invece di riconoscere la mia debolezza, ed ho perso la mia verita’. Molte volte ho preferito la superficialita’ alla profondita’, la futilita’ alla sostanza, e ho perso la conoscenza. Molte volte ho preferito l’egoismo alla generosita’, ed ho perso cio’ che non ho piu’ avuto modo di donare a nessuno. Come quando ho voluto disperatamente cose stupide, inutili, o al di la’ delle mie possibilita’ e tutto cio’ che ho ottenuto mi ha regalato soltanto un senso di ridicolo, di vuoto, mentre per tutto cio’ che era fuori dalla mia portata, e che non ho mai avuto, ho solo sprecato il mio tempo, prezioso, avendo in cambio solo frustrazione.

Eppure, e’ proprio da tutto questo che ho imparato che si guadagna moltissimo anche quando si perde. Da ogni ferita, da ogni lacrima, da ogni caduta… si impara sempre qualcosa. Ed ho imparato, piu’ di tutto, che si e’ davvero forti non quando riusciamo a sconfiggere gli altri, ma quando riusciamo a sconfiggere noi stessi, avendo poi la forza di poter ricominciare da zero. Non una volta, non due volte, ma sempre, continuamente, instancabilmente. Senza aver paura di cio’ che ci aspettera’ domani, e senza rimpiangere cio’ che ci stiamo lasciando alle spalle.

6 commenti :

Anonimo ha detto...

Bellissimo :-)

Spirito Libero ha detto...

E' un post cosi' bello e vero che fa venire i brividi. Lo condivido in ogni parola. Sono in una fase di distacco d auna parte della mia vita passata (prostituzione) e sono ancora ferita da certe situazioni vissute e desiderosa di avere qualche rivincita. Alla fine pero', capisco che non serve a molto. Bisogna fare tesoro di tutto, anche di cio' che ci ha fatto soffrire per poterlo davvero superare.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Spirito Libero, mi ricordo di te... :)

nivola ha detto...

Trasformare una sconfitta in una vittoria e comprendere ed imparare dai propri errori non è da tutti. Qualcuno pensa sia naturale ma non è vero. Sei in gamba e lo so bene.
Ahimè, non è da tutti pure non ripeterli, talvolta. Lentamente, ma sto cercando di migliorare. :-)
Sei sempre splendida.
Ciao Klara.

Anonimo ha detto...

Questo è un post da incorniciare. Complimenti, davvero. Mi fa venire in mente un proverbio che fa più o meno così: "se non vuoi che la sconfitta sia inutile, non perderti la lezione". Ma tu l'hai spegato molto meglio. Riguardo le cose da fare e che non ho fatto, per rompere il circolo vizioso mi sono stampato una frase in latino e me la sono appiccicata di fianco la scrivania: "hic et nunc" (qui e ora). L'ho imparata da un grande combattebte.
Marco

Alberto ha detto...

"tutte quelle volte che sono stata troppo evasiva, perdendo cosi’ la fiducia in me stessa, e tutte quelle volte che sono stata poco concentrata, mancando alla fine il bersaglio. Molte, troppe, volte ho fatto cose solo per dimostrare che le potevo fare, perdendo cosi’ la sensazione di appagamento che avrei dovuto ricevere.
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Ed ho imparato, piu’ di tutto, che si e’ davvero forti non quando riusciamo a sconfiggere gli altri, ma quando riusciamo a sconfiggere noi stessi, avendo poi la forza di poter ricominciare da zero. Non una volta, non due volte, ma sempre, continuamente, instancabilmente. Senza aver paura di cio’ che ci aspettera’ domani, e senza rimpiangere cio’ che ci stiamo lasciando alle spalle."

Chiara, scrivo perchè la lettura del tuo post mi porta a chiederti un consiglio.
E' una cosa che va avanti ormai dal 2012, è un bel po' di tempo.
Te la faccio breve: dal 2012 una donna su un social network mi chiede l'amicizia e mi contatta poi telefonicamente perchè interessata ad alcune questioni. Abbiamo amici comuni, resta una cosa legata ad un interessamento per un argomento.
Lei non ha immagini, io non mi preoccupo poi molto. Io ho 40 anni, lei una 50ina.
Ogni tanto scambiamo qualche commento, niente di che, se non che pubblica qualche foto: lei è davvero una bella donna, molto carina, molto.
Va a finire che mi incuriosisco, comincia una fitta serie di messaggi, è coinvolta, telefonate, messaggi, foto, dediche.
Mi scrisse: quando un uomo è nei miei pensieri, non considero nessun altro.
Passò del tempo, senza che ci incontrammo mai, nonostante sia a non più di un'ora e mezza distante.
Finì che non la sentii più.
Adesso riappare ogni tanto, mi scrive messaggi carini ma senza mai affondare: sa che ha un ascendente su di me.
Ma non risponde alla mia richiesta di incontrarci, nè si fa più sentire.
La evito.
Ma di tanto in tanto come il cagnolino viene a farsi la pisciatina con un messaggino carino per assicurarsi che ci sono.
Fa così eppoi sparisce.
Ecco, mi manda in bestia questa cosa che esercita influenze poco positive su di me.
Come un adolescente mi manca questa realtà fisica.
In effetti, scrivendoti, capisco che è tutta una bolla di sapone.
Ma non capisco lei.
Probabilmente, è perchè è vanitosa - le scappò detto una volta notando che le sue immagini sono commentate da diversi uomini - e le piace sentirsi attorniata da adulatori.
Io aggiungo che è una rizza-cazzi, perdona il francesismo, che vuol tenermi vicino.
Stima le cose che faccio, ma non è interessata ad altro.
Tu che cosa mi consigli?
Di cancellarla definitivamente?
Ogni volta che appare un suo messaggio, mi sento turbato e non mi fa pensare alle cose di lavoro e mi confonde le idee.
Alberto

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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