venerdì 16 agosto 2013

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L’ultimo cliente

Anche quando riuscivo a prendere sonno, era comunque inevitabile che mi svegliassi all’alba. Mi veniva naturale, come se avessi dentro un timer, un allarme, che scattava proprio a quell’ora, precisa, qualunque fosse il momento in cui sorgeva il sole. Che dormissi, pero’, accadeva raramente e solo con quelli di cui mi fidavo. Altrimenti, con gli altri, me ne restavo li’, per ore, con gli occhi aperti a pensare alle cose piu’ strane, e ad attendere il momento in cui avrei potuto finalmente andarmene.

Una debole luce filtrava dagli scuri semichiusi dalla finestra, a formare sagome sbiadite e arabeschi che si animavano sulle pareti di quell’anonima camera d’hotel. Raccolsi dal pavimento il reggiseno. Allacciai il gancetto e lo girai portando le coppe sul davanti, infilai le spalline e assestai le mammelle con le dita. Poi afferrai le mutandine e le indossai come avevo fatto altre mille volte.

A piedi scalzi scivolai nella stanza da bagno e guardai l’orologio che non toglievo mai dal polso: segnava le cinque e quaranta. Non ci sarebbe stato il tempo di farmi una doccia per togliermi le tracce di sudore e l’odore di sesso che mi sentivo addosso. Ero di fretta. Alle sei e venticinque avrei dovuto essere in stazione per prendere il treno che mi avrebbe riportata a casa. Non volevo perderlo, percio’ rinunciai.

Una rapida sciacquata al viso per destarmi dallo stato di torpore in cui ancora versavo, complice anche il vino bevuto a cena la sera precedente. Sulla mensola dello specchio trovai un elastico e con quello mi legai i capelli, sistemandoli a coda di cavallo. Poi raccolsi la camicetta buttata scompostamente su una sedia e l'indossai, continuando, mentre l'abbottonavo, a scrutare in giro per la camera alla ricerca della gonna che alla fine intravidi, sgualcita e arruffata, in un angolo. Le scarpe le trovai sparse in giro; una era sul tappeto al lato del letto; l'altra, invece, era finita proprio sotto, tanto che dovetti chinarmi ed allungare il braccio per afferrarla. Le infilai e come moltissime altre volte, per andarmene, approfittai del fatto che il cliente stava ancora dormendo.

Prima d'uscire fissai lo sguardo nella sua direzione; aveva gli occhi chiusi e dormiva sereno. Guardare un cliente mentre dorme e’ molto diverso dall’averlo dentro, ma anche con lui, come con altri mille prima di lui, non c’era stato modo di conoscersi a fondo. E’ vero, ci avevo scopato. Lo facevo con tutti, faceva parte del servizio, e questo bastava farmi sentire a posto; come una che aveva svolto adeguatamente il suo compito e fatto bene il suo lavoro.

Che fossero belli, brutti, buoni o malvagi, non era importante. Quello che mi premeva, invece, era che fossero educati, gentili, e soprattutto generosi. Che fossero anche bravi a letto non era indispensabile; era qualcosa in piu’. Non lo pretendevo e neppure lo speravo, perche’ cosi’ era piu’ facile accontentarli, ma quando accadeva allora poteva esserci chi riusciva anche a far emergere quella parte di me che non tutti, pur pagando, riuscivano ad evocare.

Lui c’era riuscito. Era una brava persona; uno di quelli che, delle puttane, un po’ si innamorano e si creano l’illusione che anche le puttane, in fondo, si innamorino un po’ di loro. Gli avevo fatto vivere la notte in modo intenso, facendo sesso piu’ volte, prestandomi ad ogni gioco, non risparmiandogli niente e non negandomi in niente, nel modo in cui solo certe volte, e solo con qualcuno, ero capace di fare. Tuttavia, neanche a lui avevo comunicato che quella sarebbe stata la mia ultima volta.

Era una fresca mattina di fine estate. M'infilai il giacchino del tailleur, feci un rapido inventario del contenuto della borsa, e col cellulare chiamai un taxi che arrivo’ in cinque minuti. La citta’ a quell'ora era pressoche’ deserta. In auto tolsi la schedina telefonica che in tutti quegli anni mi era servita per quel lavoro, e la rimpiazzai con una nuova. Il sito web lo avrei fatto scomparire il giorno dopo. Per sempre.

8 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,


quando da noi impiegati pubblici qualcuno, in genere per pensionamento, lascia il lavoro si fa sempre una grande festa in onore delle collega che cessa il lavoro dopo tanti anni vissuti assieme.

La storia che hai raccontato mi mette un po' di tristezza.

Credo che noi puttanieri dovremmo oranizzare delle grandi feste in onore delle escort che abbandonano il lavoro, per ringraziarle di tutti i momenti magnifici che ci hanno regalato.

Ciao Davide

J.T. ha detto...

Ciao Chiara e buon ferragosto.
Raccontata bene ma con un gran senso di tristezza.

Anonimo ha detto...

sono anni ormai che non commento i tuoi post .... nel frattempo mi sono avvicinato al tuo mondo... bho chissà la vecchiaia forse... comunque si tratta dell'umiliazione più grande che un uomo possa subire.
Un caro saluto, Antonio

caldeparole ha detto...

È il primo post che leggo del tuo blog. Bello! L'amore per la descrizione dei particolari, per la descrizione degli ambienti e dell'atmosfera...sembra di caderci dentro...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Caldeparole: Grazie per la tua cortese visita. Ho notato che hai appena aperto un tuo blog personale. Ti faccio tanti auguri e spero ti dia tanto divertimento. :)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Antonio: purtroppo non mi ricordo di te. Ma se sei tornato vuol dire che hai trovato il mio blog interessante, e forse dentro ci hai trovato anche molte verita'.

Rodolfo Ragionieri ha detto...

Chiara molto bello triste, mi sono commosso (lacrima!). Come al solito scritto molto bene, sai dare subito l'atmosfera della situazione. Questo addio in punta di piedi da una parte della tua vita ha qualcosa che non riesco a definire, come il voltarsi indietro verso un luogo in cui non ritorneremo ma che è stato tuttavia qualcosa. Un addio solitario.

domenico ha detto...

Come ogni Tuo articolo, di quelli che ho letto, anche questo, se pur triste, si legge come un bel racconto. Credo che potresti scrivere un libro, sei molto intelligente, scrive bene, e di cose da raccontare ne hai abbastanza.

Domenico

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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