venerdì 2 agosto 2013

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Culo russo e tette francesi

L’unica cosa a cui Alice non si prestava era il sado-maso. O almeno cosi’ diceva anche se, poi, in seguito, si e’ saputo che con qualche cliente che la pagava piu’ degli altri talvolta recitava anche la parte della mistress. In ogni caso, non era quello il suo piatto migliore.

Una delle cose che di lei mi e’ rimasta impressa, in quella nostra conversazione durante il nostro incontro a meta’ fra il suo lavoro e il mio, e' stata una frase che, ancora, a distanza di moltissimi anni ricordo: “Puoi ottenere tutto quello che vuoi da una cortigiana… ma non cio’ che, almeno in parte, non soddisfi anche lei.”

Alice nel 1999 era una specie di mito. In quegli anni le modelle che arrotondavano facendo le escort erano considerate un vero lusso; solo pochi potevano permettersele e lei era fra le piu’ care ed esclusive. Percio' era pressoche’ impossibile che chi avesse avuto un bel po’ soldi da spendere e una particolare predisposizione ad un certo tipo di “collezionismo”, non l’avesse contattata almeno una volta. Il difficile, se mai, era ottenere un appuntamento, considerato il numero altissimo di richieste che le arrivavano.

Un mese prima l’avevo conosciuta di persona, per metterci d’accordo sui termini dell’intervista, e anche quell’incontro, avvenuto in un bar del centro di Milano, era stato abbastanza sofferto. Prima di ottenerlo avevo corrisposto con lei per circa sei mesi, senza arrivare mai a nulla di fatto, dati i suoi innumerevoli impegni. Aveva clienti da ogni parte del mondo, di entrambi i sessi. Due settimane prima del nostro incontro, aveva infatti trascorso dieci giorni su un’isola della Grecia in compagnia una bionda formosa che, se solo non fosse stata omosessuale - mi racconto’ -, sarebbe stata il sogno di molti uomini. "Non mi faccio problemi di sesso quando offro il mio servizio”, mi confesso’. “Per me, uomini o donne, o entrambi insieme, non fa alcuna differenza: sono tutti individui alla ricerca di qualcosa di speciale, ed io mi faccio pagare perche’ ottengano quello che desiderano, ecco tutto."

Il nostro incontro avvenne in un lussuoso hotel di Amsterdam. Gia’ sapeva che non ero uno dei soliti “clienti”, e che lo scopo vero di quel week end che avremmo trascorso insieme era quello di ottenere da lei un’intervista per scrivere un articolo sulla prostituzione d’alto bordo, della quale alla fine degli anni novanta, sempre piu’ spesso, si parlava in internet. “Extremely good looking courtesan…” c’era scritto nel suo sito, uno dei piu’ cliccati in assoluto, ed un week end con lei costava quanto sei mesi di stipendio di un normale impiegato.

Non era stato facile farsi accordare il budget dalla direzione della testata per la quale lavoravo. Per ogni uscita che faceva, che fosse per lavoro o per altro motivo, Alice voleva essere pagata: “Fa parte delle regole”, mi spiego’. Chi voleva incontrarla doveva per forza accettarle. Tuttavia ero convinto che quei soldi sarebbero stati ben spesi; un articolo che avesse parlato di quell’argomento avrebbe suscitato l’interesse di un pubblico sempre piu’ ghiotto di notizie che gravitavano intorno al sesso e alla trasgressione.

Quello che avrei dovuto fare sarebbe stato raccontare l’esperienza mettendomi nei panni di un cliente di Alice, e l’articolo, di conseguenza, si sarebbe scritto da solo, ma per rendere piu’ vero il tutto, lei avrebbe dovuto comportarsi con me come si comportava normalmente con qualsiasi altro dei suoi clienti, anche se mi spiego’ chiaramente come non fosse possibile riprodurre esattamente le situazioni, in quanto ciascuno era diverso e non tutti desideravano la stessa cosa.

Una volta in camera, la prima cosa che chiese fu di farsi un bagno, per rilassarsi. Quello che mi allarmo’ di piu’ fu la reazione che ebbi io di fronte al suo comportamento spontaneo e disinibito, e a tutto il tempo che restava nuda in mia presenza. Il fatto strano era che a sentirmi imbarazzato ero io e non lei. Mi chiesi se quell’imbarazzo dipendesse dal fatto che, probabilmente, ero represso. Di sicuro la mia non era una reazione normale. Con qualche prostituta c’ero gia’ stato, tuttavia sentivo che quella situazione era diversa dalle altre.

Mentre ci preparavamo per la cena che avevo prenotato al Supperclub, un locale famoso per la particolarita’ di avere un’ambientazione molto trasgressiva - sicuramente il modo migliore per condurre un colloquio con una cortigiana -, mi chiese: “Perche’ non ti fai una doccia?". Le risposi che avrei atteso fin quando lei non avesse terminato. "No, dicevo con me…", mi provoco’ lei. Cosi’ entrai anch’io nella cabina della doccia.

Fu lei ad insaponarmi e lavarmi tutto. "Questo e’ cio’ che farei se fossi con un cliente", mi confido’. "Raramente lo faccio entro la prima ora dall’incontro. Serve per prendere confidenza, a conoscere i nostri corpi, ma di solito ci vuole piu’ tempo perche’ accada. All'inizio c’e’ sempre un po’ di nervosismo, da parte di entrambi, perche’ sappiamo che di li’ a poco andremo a stare insieme in modo molto intimo. Pero’ poi, dopo, una volta rotto il ghiaccio, c’e’ un’intensa sensazione di sollievo, dico bene?"

Incontrare Alice era molto simile a qualsiasi altro tipo di appuntamento preso online, con le e-mail, le foto e le inevitabili telefonate per pianificare l’appuntamento. L’unica differenza era il costo: 5.000 dollari al giorno. Il sesso era garantito, ma il luogo in cui si sarebbe svolto l’incontro era piu’ probabile fosse il Grand Hotel di Monaco piuttosto che uno squallido appartamentino della periferia cittadina. Solo per farsi conoscere di persona, cioe’ per poterla soltanto vedere, si faceva pagare 1.000 dollari. "Io sono un bene di lusso: esclusivo, ma non proibitivo”, mi spiego’.

Snella, ma non magra, Alice si presentava al primo incontro quasi sempre senza trucco - solo un accenno di contorno per gli occhi - vestendosi come una normalissima donna elegante della classe medio alta. Non una bellezza delirante, ma talmente raggiante ed attraente da non aver mai trovato nessuno che, dopo averla vista la prima volta, l’avesse rimandata indietro. Alta, bionda, dalla carnagione molto chiara, e con gambe lunghissime tipiche delle ragazze dell’Est. “Culo russo e tette francesi”; Henry Miller, se l’avesse incontrata in una torrida estate in un caffe’ parigino, l’avrebbe sicuramente descritta cosi’.

"Alcuni uomini seducono manipolando, secondo una strategia tutta loro, talvolta complessa e intricata, mentre con altri tutto scorre liscio", mi spiego’ al Supperclub, mentre anticipavamo la cena con una coppa di champagne. "Una volta c’e’ stato uno che… beh, sono uscita dal bagno indossando della lingerie molto sexy e lui, appoggiandosi alla parete, con le braccia dietro la testa, mi fa: "Ok, io sono qui; fai con me quello che vuoi”. Di solito, pero’, la situazione e’ piu’ “reciproca” e i clienti fanno di tutto perche’ anch’io provi piacere. Credo che per molti di loro una donna come me rappresenti una sfida; una specie di test da superare per sentirsi veramente “ultra”. Ricordo una volta un tipo che l’unica cosa che ha voluto fare e’ stato sesso continuo per 45 minuti! L’ho soddisfatto facilmente, anche se personalmente non mi ha fatto provare nulla! Con un altro, invece, l’ho fatto per dieci ore… e mi e’ piaciuto cosi’ tanto che poi, dopo, e’ diventato il mio ragazzo. I migliori amanti sono quelli che hanno un ampio repertorio da offrire".

Alice mi disegno’ cosi’ chi erano i suoi usuali clienti; una combinazione di curiosi collezionisti di prostitute e di stagionati playboy. Molti lavoravano nel settore tecnologico, alcuni nella finanza o nelle proprieta’ immobiliari, altri nel cinema, nello spettacolo e persino (come me) nel giornalismo. Tutti propensi a sperimentare qualcosa di speciale, attratti da quell’offerta di alto livello che solo una manciata di ragazze in tutto il mondo era in grado di fornire. "Arriva sempre il momento della serata in cui cercano di impressionarmi. Parlano di quello che possiedono, oppure con frasi tipo: "Il mio amico Bill Gates qua… la mia amica Sharon Stone la’…” o cose del genere. Ma quasi sempre tutto cio’ avviene fuori contesto, e capisco benissimo che cercano solo di far colpo. La spontaneita’, invece, e’ l’atteggiamento piu’ attraente in un uomo".

Dopo la cena tornammo in camera e andammo a letto, pero’ non facemmo sesso. Forse la stanchezza o forse mi feci dominare dalla deontologia professionale. La mattina dopo ci recammo a pattinare sul ghiaccio - un incontro con una cortigiana di lusso solitamente comporta anche elementi di attivita’ non sessuale - poi un veloce pranzo prima di farci un giro per i negozi nel centro. E devo dire che fu li’ vedendola passeggiare elegante ed attraente, sui suoi tacchi miu miu e il suo mini abito azzurro, che ne restai affascinato.

"Ci sono quelli che da un incontro si attendono solo erotismo e sensualita’ e quelli che vogliono semplicemente farsi vedere in giro con una modella. A me non interessa il perche’ mi pagano; posso fare entrambe le cose", mi spiego’ mentre guardavamo le vetrine. "Una volta, a Miami, ricordo di aver fatto sesso orale ad un tizio mentre pilotava il suo aereo, cosicche’ ad un certo punto ci siamo trovati nella zona di turbolenza dove il mare incontra la terra. Credo che con quell’esperienza lui abbia migliorato di molto la sua capacita’ di pilotare gli aerei!", mi confido’ sorridendo.

“A certi clienti piacciono le cose strane, e soprattutto non vogliono una ragazza che mangia solo verdure biologiche o troppo schifiltosa, che si lamenta se deve fare sesso orale senza preservativo. Se pagano tanto e’ perche’ vogliono anche tanto: e’ un loro diritto, ed e’ mio dovere accontentarli. Altrimenti potrebbero pagarsi una per strada. Ci sono ragazze che hanno schifo a prenderlo in bocca, o addirittura che mettono i tappi nelle orecchie e la maschera per il sonno dopo aver fatto sesso. Alcune, addirittura, chiedono stanze separate. Ma si puo'? In questo modo si rompe tutto il feeling creato col cliente! Purtroppo la maggior parte delle donne che fanno la mia professione, vogliono mantenere le distanze fra loro e i clienti, mentre a me… non so se te ne sei accorto… piace l'intimita’”, mi disse ammiccando, quasi fosse un esplicito invito.

Non sentii alcun bisogno di replicare. Tornati in hotel le chiesi di fare un bagno insieme nella vasca idromassaggio. La ricordo mentre mi teneva la mano e mi accarezzava le ginocchia mentre stavamo seduti in acqua, a guardarci negli occhi e a discutere di argomenti che ormai, con l’intervista, non avevano piu’ alcuna attinenza. Eravamo quasi giunti alla fine del tempo concordato. Cosi’ decisi di mettere via il registratore, l’intervista, l’articolo da scrivere e tutta quanta la mia deontologia. Le ultime ore che ci mancavano per arrivare alla fine, le avrei dedicate a qualcosa di piu’ piacevole.

Dopo il sesso, che non e’ argomento di questo racconto, Alice si rannicchio’ dietro di me, accarezzandomi i capelli e continuando a parlarmi in modo dolce… ma io ero gia’ da tutt’altra parte, sognando jet privati di miliardari, spiagge di lusso nei mari tropicali e tutto un mondo che sarebbe stato fiaba per qualsiasi persona che non fosse stata una cortigiana da 5.000 dollari al giorno.

Mi lascio’ all’alba per prendere il suo aereo per Milano, ed io caddi di nuovo a dormire, col sorriso sulle labbra e per aver superato l’intervista piu’ costosa, ma anche piu’ eccitante e vantaggiosa di tutta la mia carriera.


Post Scriptum: la descrizione dei pensieri e degli stati d’animo del giornalista fanno parte, naturalmente, della finzione legata al racconto, in quanto non posso sapere cosa davvero passi nella testa di un uomo che si trovi in una situazione del genere, e quindi posso solo immaginare. Tuttavia, l’intervista e’ realmente avvenuta nei luoghi, nei tempi, e nei termini descritti.

2 commenti :

illustre1966 ha detto...

Bonjour
Ogni tanto ripasso convinto che ti sei stufata ed invece eccoti ancora qua con sti raccontini pruriginosi....
Altro che Berlusca: sei tu quella che NON MOLLA !

Ciao chiarè...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

E perche' dovrei stufarmi?

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

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