giovedì 22 agosto 2013

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Alicia

A quei tempi, ricordo, frequentavo alcuni forum in cui i fruitori di servizi sessuali si scambiavano informazioni e, magari, erano alla ricerca di novita’ per la loro "collezione". "Fruitori di servizi sessuali" e' un modo meno crudo per definire quelli che pagano prostitute per fare sesso; il termine piu’ appropriato sarebbe "puttanieri". Internet mi serviva, soprattutto, per intrufolarmi nel loro mondo, cosi’ da incrementare il mio giro d’affari.

Percio’, non essendoci per me altro interesse che quello, dopo aver risposto ad un certo Francesco che aveva “postato” un thread che parlava d’innamoramento fra clienti ed escort, chiusi la sessione di Windows e spensi il computer. Avevo voglia d’altro; era un po’ di tempo che non sentivo la mia amica e collega Liz. L’ultima volta che l’avevo incontrata mi aveva parlato di una sua storia con un certo avvocato, dal quale sembrava essere molto presa.

- Ciao, come stai?
- Non va male… ma neanche troppo bene! - La voce di Liz era leggermente malinconica.
- Qualcosa non va? Problemi con lui?
- Problemi non direi; e’ sempre molto carino e gentile, pero’ sembra che abbia paura della situazione in cui si e’ cacciato. Sembra voler prendere tempo su tutto. Dice che parlera’ chiaramente con sua moglie, ma i giorni passano e non lo fa. Dobbiamo trovare un appartamento per stare insieme, ma questo non gli piace, quello e’ troppo piccolo, quell’altro non e’ nella zona giusta. Sinceramente non so che cosa pensare…
- Ascolta, ti dico io cosa fare; prepara la valigia e vieni a Venezia con me!
- A Venezia?
- Ho un appuntamento a Venezia, pero’ saro’ occupata solo per una notte. Potremmo passare insieme due o tre giorni di vacanza, come ai vecchi tempi, cosi’ lui capira’ che non stai sempre appiccicata al caminetto in sua attesa!
- Forse hai ragione. Lo chiamo e gli dico che staro’ via qualche giorno con te. Pero’ guidi tu!
- Che ci facciamo con l’auto a Venezia? Prendiamo il treno; penso io a prenotare anche per te. L’appuntamento con il cliente e’ per Sabato sera; potremmo partire Venerdi’ mattina e tornare Martedi’ o Mercoledi’… che ne dici?
- Perfetto! Allora ci sentiamo Venerdi’ mattina… grazie!

Ero certa che a Liz non sarebbe dispiaciuta affatto l’idea di passare qualche giorno lontana dai suoi problemi. Ero la sua piu’ cara amica. Quante volte avevamo sfilato insieme e dopo il lavoro, nella stessa camera, avevamo fatto l’alba raccontandoci cose. E anch’io sarei stata felice di stare qualche giorno con lei; in fondo era la mia unica vera amica. Di ragazze ne conoscevo tante, ma con nessun’altra riuscivo ad avere quella confidenza. Con gli uomini invece…

Nell’ipotesi migliore erano clienti gentili. Gli altri m’interessavano poco. Escluso uno… si chiamava Giulio. Con lui stavo bene, ma forse proprio perche’ ci vedevamo pochissimo. Viveva in Toscana. L’avevo conosciuto come cliente; usciva da una brutta storia e aveva bisogno di parlare… e di coccole. Mi aveva contattata sul Web, dopo che aveva visto il mio sito, e poi era venuto sino a Milano per incontrarmi perche’, mi disse, anche il viaggio e il cambiare ambiente, l’avrebbero aiutato a distrarsi meglio.

Aveva poco meno di cinquanta anni, anche se non li dimostrava. Ho sempre avuto questa particolare attrazione per gli uomini maturi. Gli altri, i trentenni ma anche molti quarantenni, mi sembravano tutti dei ragazzini; non sarei riuscita a stabilire alcun rapporto con loro. Invece con lui era piacevole parlare; era una persona splendida, comprensiva, generosa, ma sapevo benissimo che se fra noi si fosse creata una relazione piu’ stretta, sarebbe durata poco. Non avrei rinunciato alla mia liberta’ per nulla al mondo. Ma lui rispettava le mie scelte, ed anche il mio lavoro, cosi’ avevamo preso a vederci un paio di volte al mese, ed ogni volta con piacere.

Non era amore, ma con lui passavo sempre ore serene. Di Giulio mi piaceva soprattutto l’incredulita’ che aveva nei riguardi del nostro rapporto. In pratica, ogni volta che c’incontravamo, sembrava meravigliarsi del fatto che anch’io lo volessi rivedere ancora. Eppure nel suo lavoro era un uomo deciso e sicuro di se’; solo con me perdeva la scorza di sicurezza e questo suo aspetto mi piaceva molto. Mi sentivo importante, quasi adorata. Una volta tornata da Venezia, sarei andata a trovarlo. Avevo desiderio di un po’ d’aria fresca.

***

Oggi non so piu’ come sia, ma una volta, uscendo a piedi, metropolitana e quattro passi in centro, ci si accorgeva che Milano non era affatto la citta’ alienante che molti pensavano fosse. Era efficiente, ordinata, e offriva moltissimo a chi era in grado di conoscerla. Mi piaceva Milano, e mi sentivo un po’ milanese anche se non vi ero nata. L’agenzia per prenotare i biglietti del treno e anche un albergo a Venezia, stava proprio in centro, a cento metri dal Duomo. L’americano (cosi’ avevo ribattezzato il cliente) m’aspettava all’Hotel Gritti, ma per me aveva prenotato una sola notte. Percio’ avrei dovuto trovare un’altra sistemazione per i giorni da passare con la mia amica. Sulla porta dell’agenzia il cellulare squillo’. Era proprio Liz…

- Ciao… volevo dirti che non vengo con te. Cerca di perdonarmi, ma sapessi come l’ha presa male quando gliel’ho detto!
- Sono tutti uguali… non cambiano mai. E tu non dovresti mostrarti tanto debole…
- Si’, e’ vero… pero’ capisci! Io ci tengo a vedere come va a finire, e non voglio forzare la mano.
- D’accordo, come vuoi tu – dissi un po’ seccata – E’ un peccato perche’ saremmo state bene insieme. Vorra’ dire che ci si vede appena torno, d’accordo?
- D’accordo, ci sentiamo.

***

L’americano era un gran signore. Avanti negli anni, piu’ di sessanta, sicuramente, aveva il fascino elegante di chi era abituato alla ricchezza, ma che, tuttavia, non aveva mai avuto la necessita’ di ostentarla. Completo di Armani, leggerissimo dolcevita in tinta sotto, total look, mi accolse nella hall dell’hotel con un sorriso cordialissimo. Il suo inglese era eccellente, assolutamente privo dell’accento statunitense. Forse non era Californiano, come mi aveva scritto nell’email. Sembrava piu’ un Bostoniano. Conoscevo bene gli americani. La maggior parte dei miei clienti era proprio statunitense, ma a tutti rimproveravo una certa provincialita’ nei modi ed un approccio a volte troppo immediato ed amichevole. Quel cliente invece aveva quel tatto di eleganza tipico degli europei o almeno, parte di essi.

La sua email era stata piu’ che eloquente: lui e sua moglie, molto piu’ giovane, desideravano una escort per giocarci insieme e cosi’ mi avevano “scelta”. Da parte mia non c’erano problemi: il triangolo era qualcosa che intrigava anche me. Purtroppo erano rare le coppie che richiedevano quel tipo di servizio e, soprattutto, che potessero permettersi di pagare cio’ che chiedevo, che era ovviamente il doppio indipendentemente dal fatto che uno dei due “clienti” fosse di genere femminile.

- E’ proprio come nelle foto che ha sul sito web, signorina, complimenti! Mia moglie sara’ soddisfattissima di lei.
- Grazie, sono appena arrivata e avrei bisogno di salire in camera un istante, per cambiarmi e prepararmi.
- Con tutto il comodo, signorina… l’aspettiamo al ristorante per cena.

La camera era stupenda, come tutte al Gritti, d’altronde. Venezia e’ una città unica dove il passato sembra continuamente presente. Gli stessi specchi in quella camera, i mobili in stile, sembravano evocare dolcissimi amori di dame e cicisbei. Nel mio guardaroba mancava giustappunto un po’ di cipria e una parrucca, per rendere piu’ vera quell’atmosfera. Tuttavia mi truccai in modo leggero, cosi’ da non involgarire il mio viso zingaro, incorniciato dai lunghi capelli neri, ombreggiando appena le palpebre per far risaltare gli occhi, naturali e puliti, e con una tinta di rossetto non molto accesa sulle labbra.

Quando scesi nel ristorante, fasciata in un tubino nero con le spalline sottili, i sandali con tacco tale da farmi sfiorare in altezza il metro e novanta, percepii un attimo di palpabile silenzio. Molti sguardi, non solo di uomini, si impressero come marchi a fuoco su di me, mentre passavo fra i tavoli. In fondo alla sala, l’americano si era alzato sorridente per accogliermi.

- Lei e’ mia moglie Alicia!

Una bella donna, davvero! Forse un po’ austera, coi capelli nerissimi raccolti dietro la nuca, ed un filo di perle che, unico ornamento, staccava meravigliosamente sul suo abito, anch’esso nero. Ai lobi due meravigliose perle coronavano i lineamenti del suo volto. Non le si davano piu’ di trentacinque anni, ed anche ben portati. Una coppia bellissima. C’era pero’ nei due coniugi, ammesso che fossero tali, un senso di autocontrollo che oltrepassava cio’ che poteva essere intesa come buona educazione. Non era freddezza. Forse era troppa eleganza.

La donna mi conquisto’ quasi subito. Aveva braccia sottili e mani lunghe, e gli occhi erano i piu’ intensamente verdi che avessi mai visto, con un taglio felino che decisamente contrastava con la dolcezza del suo sorriso. E poi i denti che, bianchi come piccole perle, splendevano e riprendevano il colore dei suoi orecchini. Ogni tanto lo sguardo di Alicia si posava nei miei occhi, ed un paio di volte le sue dita affusolate si spinsero fino a sfiorare distrattamente le mie, quasi a voler testare la consistenza ed il calore della mia pelle.

La cena fu piacevole. Se non erano di Los Angeles, ed ancora oggi ho dei forti dubbi sul fatto che lo fossero, conoscevano comunque bene la citta’. Ma soprattutto, cio’ che subito ci accomuno’ fu che anche loro erano amanti dell’Italia. Non c’era città importante, artista o monumento, che non conoscessero, e dovetti dar fondo a tutta la mia erudizione per mantenermi al loro livello nella conversazione.

Quando arrivammo al termine della cena, e fu chiaro che di li’ a poco saremmo saliti in camera, provai quasi un senso di sollievo. Finalmente avrei giocato con le carte che conoscevo meglio. Ero abituata a personaggi colti e raffinati, ma quei due erano veramente tra i piu’ sofisticati che avessi conosciuto. Anche nei modi di farmi capire che saremmo dovuti passare all’azione, quella per la quale mi avevano “ingaggiata”, furono impeccabili. Lo stesso Anwar, il mio miglior cliente, imparentato con la famiglia reale araba, non sarebbe riuscito a trasmettere tanta compostezza.

- Signorina noi desideriamo ritirarci. Il nostro appartamento e’ il 304… se volesse raggiungerci sara’ un piacere continuare questa gradevole conversazione. - E si allontanarono dopo avermi salutata con un leggero inchino della testa.

Presi un po’ di tempo, per dar loro modo di prepararsi. Mi avvicinai quindi al bar e ordinai un Grasshopper con molto ghiaccio. Ho sempre adorato il gusto della menta prima del sesso. Lo sorseggiai con molta calma, poi mi avviai all’ascensore, entrai e spinsi il pulsante numero tre.

***

La porta della loro camera era stata lasciata aperta. Quando la richiusi alle mie spalle, lui era ancora completamente vestito, nel suo impeccabile completo, con quella giacca che, lunga, come sempre in ogni linea di Armani, esaltava la sua figura giovanile ed atletica. Lei invece era gia’ seminuda sul letto. Pensai: “Che cambiamento rispetto alla donna seria ed austera di pochi minuti fa!”

Portava un meraviglioso completo intimo in pizzo nero che faceva risaltare la bellezza del suo corpo dalla carnagione olivastra. Sicuramente aveva origini latine. Si era sciolta i capelli che le ricadevano morbidi sulle spalle, e i suoi occhi verdissimi brillavano di una luce particolare. Alicia si alzo’ dal letto ed elegantemente mi venne vicina, e le sue braccia mi accolsero cosi’ in un tenero abbraccio, occhi socchiusi e la bocca semiaperta in ricerca della mia. Percepivo i suoi capezzoli turgidi bucarmi la seta del vestito. Con delicatezza mi fece scivolare il tubino di dosso lasciandomi completamente nuda. Quando lavoravo, a meno che non fosse espressamente richiesto, non portavo mai niente sotto.

Prese a baciarmi su tutto il corpo, conducendomi a poco a poco verso il letto dove, distese sul fianco, ci sciogliemmo in un lungo abbraccio. Quando divarico’ le gambe per far aderire meglio il suo corpo al mio, le nostre mani poterono finalmente deliziarsi nella scoperta di ogni punto raggiungibile...

I momenti dell’approccio dei corpi, durante un primo incontro, erano anche per me i piu’ eccitanti, sia che il cliente fosse un uomo sia, come in quel caso, fosse una stupenda donna. Le sganciai il reggiseno che cadde, rivelando un seno morbido, con grandi capezzoli impertinenti. Lo sfiorai delicatamente, cosi’ come avrei sfiorato il mio... disegnando l’areola con le unghie. Poi, sempre piu’ insistentemente, continuai a straziarle delicatamente i seni, morbidi e sodi, che riempivano completamente le mie mani. Fu a quel punto che Alicia chiuse gli occhi e si abbandono’, con la testa all'indietro, avida di piacere... ansimando sempre piu’ forte. La mia lingua titillava le sue labbra e le massaggiava i denti, lisci e freschi, mentre lui, immobile e vestito, assisteva alla scena fumando una sigaretta.

In poco tempo Alicia si trasformo’ in un vulcano, ed anche io mi lasciai trasportare in quel gioco che mi piaceva troppo. Per un attimo pensai che l’avrei fatto anche senza che nessuno mi avesse pagata, ma subito scacciai quel pensiero malefico: una professionista non puo’ permettersi di farsi coinvolgere dal richiamo dei sensi; al primo posto nei suoi pensieri deve esserci il denaro, e solo dopo il sesso. Soltanto cosi’ che si riesce a diventare le migliori, non rischiando di perdersi, poi, nelle lusinghe e negli inganni di chi non aspetterebbe altro di vederci succubi dei desideri.

Ma la lingua di Alicia si muoveva sapientemente… troppo sapientemente. Sapeva dove andare e come muoversi. Morbida e lenta andava a toccare i punti giusti come solo le donne, certe donne a cui piacciono le donne, sanno fare. La testa riversa e gli occhi chiusi, ero gonfia di piacere e pronta a scoppiare. In quel momento del denaro, del mio lavoro, del motivo per il quale mi trovavo in quella stanza non m’importava piu’. Volevo solo esplodere di piacere, e l’uomo, che conosceva bene le capacita’ amatorie della moglie, scelse proprio il momento piu’ giusto per avvicinarsi e per entrare nel gioco. Tanto che, se non lo avesse fatto, sarei stata io stessa ad implorare di farlo.

Quando tornai nella mia camera, alcune ore dopo, ero esausta, svuotata, ma anche stranamente felice, e il sonno mi colse quasi immediato. Il mattino dopo mi alzai alle dieci. Alice non m’aveva accompagnata, percio’ ero indecisa se tornare subito a Milano o telefonare a Giulio. Scelsi la seconda soluzione.

- Ciao, mi va di vederti, lo trovi un po' di tempo per me?

Non avevo dubbi che, per me, avrebbe trovato tutto il tempo possibile, anche quello che non avrebbe avuto, dati i suoi numerosi impegni, ma mi piaceva comportarmi in quel modo; come se ogni volta che chiedevo di incontrarlo fosse dovuto ad una serie di strane coincidenze; come se ogni volta fosse un regalo deciso all’ultimo momento. Chiamai il portiere.

- Quando parte il primo aereo per Firenze? Grazie… mi prenoti un posto per cortesia, ed anche un motoscafo per l’aeroporto. Scendo tra venti minuti… molto gentile!”

Avevo pochissimo bagaglio e fui pronta in un attimo. Nella hall, chiesi al portiere i documenti consegnati la sera precedente e lui, insieme a questi, mi consegno' anche un pacchetto. Aprii il biglietto che l’accompagnava. La calligrafia era tutta femminile: “Wish you’ll remind me”. Non c’era firma, ma dentro il pacchetto trovai... i due orecchini di perle!

Tre ore dopo li sfoggiavo, in auto, con Giulio. Ed ancor oggi, quando li indosso, non posso fare a meno di ricordarmi di lei: di Alicia.

4 commenti :

Anonimo ha detto...

Bellissimo Blog, lo ho appena scoperto e ho sbirciato qua e la';
con calma lo esplorero' nella sua completezza.
Sono un Punter, giusto per esser "chiari".
Mi son trovato in questa tua affermazione:
"I momenti dell’approccio dei corpi, durante un primo incontro, erano anche per me i piu’ eccitanti" la magia della novita', l'esplorazione e la curiosita' rendono anche a mio avviso il "primo" approccio magico ed unico.

A

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Benvenuto "Punter".
Come hai fatto a giungere al mio blog? Frequentando qualche forum a tema. :)

Anonimo ha detto...

Grazie.
Sono iscritto e partecipo attivamente ad uno dei forum del settore, ma non e' da li che ti ho trovata. Stavo cercando un vecchio blog di un collega che leggevo anni addietro ed il tuo era linkato tra quelli che lui seguiva.
Non e' facile imbattersi in questo spazio virtuale, non se cio' sia voluto o meno.

Da ora in poi allora mi firmo
Punter.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Punter: le persone educate sono sempre le benvenute.
Curiosa di sapere a quale forum partecipi. Anni frequentavo Escortforum, che oggi e' pieno di virus se ci entri. L'altro che mi viene in mente (e di cui mi hanno parlato perche' avevano un thread su di me) e', mi pare, Gnoccaforum.

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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