mercoledì 3 luglio 2013

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Morale ed etica: avrei anch'io qualcosa da dire…

Leggevo questo articolo e mi sono detta: "E’ ora che anch’io scriva qualcosa in proposito". Tuttavia, non volendo ripetermi sulle violenze perpetrate nei confronti delle donne, che’ di questo argomento ho gia’ scritto molto (anche se non e' mai abbastanza), ho scelto di concentrarmi sul concetto di morale; quella morale che obbliga la donna a sottostare a determinate regole se non vuole incorrere in giudizi, o anche in qualcosa di peggio. Perdonatemi dunque se nel post mi rivolgero’ principalmente alle donne, ma allo stesso modo potrei rivolgermi a chiunque, maschio o femmina che sia.

Credo fermamente che solo conoscendo noi stesse potremo essere libere e, solo essendo libere, saremo in grado di affrontare ogni problema ed ogni pericolo, incluso quello che deriva ogni giorno da una prevaricazione che quasi sempre vede nel ruolo di vittime solo le donne. E l’articolo che ho indicato all’inizio del post, ne e’ la dimostrazione palese: se invece di ragazzine in shorts e canottierina bagnata si fosse trattato di ragazzi, maschi, abbigliati allo stesso modo, un argomento del genere sarebbe stato forse esposto nei termini in cui e’ stato esposto? Oppure nessuno avrebbe avuto da scrivere alcunche', ne' da una parte ne' dall'altra, in quanto ritenuta una cosa del tutto normale?

La risposta a questa domanda soddisfa anche un’altra domanda che talvolta ci facciamo: il maschilismo e il sessismo che fin troppo spesso denunciamo e’ solo una nostra illusione, un pretesto per lamentarci quando non ne avremmo alcun motivo, oppure e’ qualcosa di talmente intrecciato con l’ipocrisia da non creare piu’ neppure una minima indignazione?

So che c’e’ chi su questo argomento ne fa una questione di religione, di fede, di predestinazione e di “natura” femminile, giudicata fin dall’antichita’ come inferiore e subordinata a quella maschile, ma non sara’ mai la fede in un dio a farci da scudo, bensi’ la fede nelle nostre capacita’ umane, soprattutto nella capacita’ di saper valutare cio’ che per noi e’ giusto, onesto, etico e cio' che non lo e’. Solo cosi’ saremo coscienti di vivere la nostra vera vita, imparando da cio’ che la Natura ci ha donato, utilizzando con coscienza e saggezza il nostro corpo e la nostra mente, per peregrinare, zingare, alla ricerca della nostra vera essenza senza alcun timore di essere giudicate.

Perche’ siamo esseri senzienti ed abbiamo la facolta’ di pensare, agire e sentire, senza costrizioni imposte da alcun chi o alcunche’, religioni e comportamenti morali compresi. E come esseri senzienti ci costruiamo, ogni giorno, una serie di valori che, in parte acquisiti dall’esperienza e in parte tramandati dalla nostra famiglia, a nostra volta, poi, tramanderemo ad altri. Tuttavia, come esseri senzienti abbiamo il diritto e talvolta l’esigenza, di mettere in discussione questi insegnamenti, questi valori, cosi’ da filtrarli, setacciarli, lasciando sedimentare solo quello che troviamo attinente al nostro piu’ autentico sentire: vale a dire cio’ che andra’ a costituire il nostro codice etico. Un codice molto differente da quello morale.

La differenza tra etica e morale e’ sostanziale e netta, e deve essere ben compresa perche’ queste due parole vengono spesso usate a sproposito per definire la stessa cosa, quando invece si tratta di due concetti totalmente differenti se non addirittura in contrasto fra loro. La morale riguarda infatti il comportamento che tradizionalmente applichiamo per definire le azioni associate al bene o al male, e i termini “bene” e “male” non hanno per tutti lo stesso significato; cambiano a seconda della cultura in cui si vive. La morale che decidiamo di avere, per essere accettata, deve cosi’ corrispondere a quella della societa’ in cui viviamo, che e’ poi l'insieme delle consuetudini che sono state elevate a livello di norme che forniscono un quadro di riferimento per l’intera collettivita’.

Tuttavia il concetto di moralita’, non essendo universale, varia nel tempo e nello spazio. In tempi antichi, ad esempio, certi temi come l'omosessualita’, il meretricio, la poligamia, oppure la nudita’ (ne cito solo alcuni ma potrei fare mille esempi), erano fenomeni che, dal punto di vista morale, venivano trattati diversamente da oggi, ed anche nell’epoca in cui viviamo sono trattati diversamente nelle varie culture che compongono la moltitudine di persone che abitano questo pianeta.

Tutti sanno infatti che a Sparta era “morale” eliminare chi nasceva malformato, cosi’ come la pedofilia era normale nell’antica Grecia, e la schiavitu’ e’ stata accettata e definita “morale” fino al XIX secolo. Concetti, come quello dell’eliminazione dei disabili, oppure delle spose bambine, o della schiavitu’, che in alcune parti del mondo, all’interno di determinate culture piu’ o meno estese ancora resistono, e sono considerati del tutto normali, anche se per noi e per la societa’ nella quale viviamo, sono e restano immorali. Questo perche’ a dettare le regole e’ la forza politica, religiosa o ideologica che riesce a imporsi su tutte le altre. E chi impone i suoi valori, impone la sua maniera di concepire la vita, il significato di bene e di male, cosa e’ giusto e cosa non lo e’. In sostanza: stabilisce la cosiddetta “morale condivisa”, e tutti devono adeguarsi se non vogliono essere tenuti a distanza in quanto “immorali”, e quindi pericolosi.

Si devono percio’ seguire le direttrici stabilite dalla morale condivisa senza discuterle. Solo cosi’, anche se saremo succubi di un indottrinamento e la nostra capacita’ di elaborazione critica e di libera scelta sara’ inevitabilmente repressa, potremo dire di essere “brave persone”. E’ questo il prezzo che dobbiamo pagare per essere accettate: avere una mente sequestrata, tenuta prigioniera da indicazioni esterne, anche se la nostra vera indole non si sentira’ di condividerle.

L'etica, invece, riguarda la morale da una prospettiva che e’ certamente umana, ma che tiene conto anche dei concetti di autonomia, bonta’, equita’, solidarieta’, e uguaglianza di genere, etnia e condizione sociale. L'etica si realizza quando un individuo esercita la sua capacita’ di pensare, e prima di agire si ferma per chiedersi il perche’ deve seguire una determinata regola. Il concetto chiave intorno al quale ruota l’etica di una persona, percio’, non e’ l’osservanza cieca delle regole, ma la liberta’ di decidere di volta in volta se accettarle o rifiutarle. E’ la liberta’ che diventa il discrimine tra etica e morale che, quindi, diventa sostanza dell'etica, cosi’ come la sottomissione e’ la sostanza della morale.

Se si vuol essere persone “etiche”, ed avvicinarsi a quella che e’ la nostra naturale indole di esseri senzienti, si deve pertanto essere disponibili, all’occorrenza, a divenire anche immorali, in quanto la morale non e’ qualcosa che puo’ essere agita nella completa liberta’; ha solo necessita’ di semplici esecutori, seguaci. Al contrario, l'etica ha bisogno di liberta’, ha bisogno di persone che pensino in modo critico, che discriminino, nel guazzabuglio delle norme e delle regole morali, unicamente quelle che danno la certezza che le azioni che si vanno ad intraprendere e determinati comportamenti, saranno giusti non tanto dal punto di vista del “sentire collettivo”, quanto dal punto di vista individuale, interiore. Ma allo stesso tempo, quando e’ necessario, che abbiano la capacita’ (e la possibilita’) di mettersi anche in discussione nel momento in cui intuiscono che, dando precedenza all’etica invece che alla morale, non stanno procedendo in modo corretto.

Come si puo’ realizzare tutto cio’? Innanzitutto cominciando ad escludere qualsiasi giudizio del tipo: “Questo e’ bene e questo e’ male”. “Bene e Male” sono due parole che usiamo spesso, ma non fanno altro che limitare la nostra capacita’ di espressione, di critica, di analisi, e rendono prigioniera la nostra indole (della quale la liberta’ ne e’ l’essenza) all’interno di rigide regole morali. Gli esempi che potrei fare sono molti: ma se volessi andare al fiume e farmi un bagno nuda, sotto la luna piena, cantando e danzando senza pudore, oppure avessi voglia di passare il mio tempo a scopare con due, tre, cinque uomini differenti, e magari anche qualche donna, solo perche’ in quel preciso momento e’ cio’ che mi va di fare e mi da’ piacere, credo che a nessuno dovrei dare alcuna spiegazione delle mie azioni, oppure sentirmi “in colpa” perche’ qualcuno ha detto che certe cose non si fanno…

I giudizi morali e le critiche impietose su quello che e’ il nostro modo di agire, solitamente ci portano a sviluppare sensi di colpa e frustrazione, e isolano la nostra parte piu’ vera in una prigione che andiamo a costruirci con le nostre stesse mani: ci creiamo un giudice interiore sempre pronto a puntarci il dito addosso, che provoca alla nostra parte piu’ sana, quella libera, gioiosa e creativa, un senso continuo di soffocamento e di peso esistenziale. Cosi’, ogni volta che avremo una spinta istintiva a fare qualcosa che ci va di fare (importante oppure solamente di puro piacere), e ci lanceremo con fiducia verso il mondo, con la certezza che qualcosa ci sosterra’, avremo qualcosa che ci prendera’ al laccio trattenendoci, castrandoci. Un meccanismo che, se ripetuto in continuazione, alla lunga limitera’ la nostra capacita creativa, la nostra indole naturale, la nostra spontaneita’, lasciandoci addosso le cicatrici di quelle catene che abbiamo creato dentro di noi.

Iniziare con l’abolire il giudizio sugli altri, e di conseguenza anche su di noi, e’ quindi fondamentale, senza pero’ escludere del tutto quella “voce giudicante” che ci proviene da dentro. Diamole ascolto. Del resto il suo scopo e’ quello di proteggerci, ma a volte e’ necessario risponderle: “In questo momento non mi servi”. Perche’ la liberta’, se veramente si vuole ottenerla, esige un prezzo da pagare: amarsi e rispettarsi per cio’ che si e’ e non per cio’ che gli altri (societa’, cultura, religione, morale) vorrebbero si fosse.

1 commento :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Siamo così convinti che mettersi il velo sia prigione e i minishorts siano libertà?"

Sopra ho riportato un pezzo dell'articolo del giornalista che hai citato.

Intanto trovo infame l'affermazione che se una donna veste in un certo modo si cerca lo stupro.

Quanto al vestire è giusto che ognuno vesta come vuole, purche non ci sia imposizione.

Ora io conosco ragazze mussulmane che vivono in Italia da anni e so che se non indosassero il velo rischierebbero punizioni da parte della propria comunità.

Mentre le ragazze che indossano i minishorts non le obbliga nessuno.

Tutte le ragazzine che frequentano i miei nipoti indossano quasi sempre dei minishorts da mozzafiato.

Nessuno le obbliga a farlo e anzi i loro genitori o mia madre le rimproverano, ma a loro piace così.

Sia ben chiaro che io non ce l'ho con la religione mussulmana e dico quello che vedo.

Del resto la religione cristiana non è sul punto meno punitiva. La Bibbia dice tantissime cose (dare ai poveri, porgere l'altra guancia ecc.) ma il clero ha sempre agito come se esistesse esclusivamente il sesto comandamento.

Ciao Davide

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