martedì 23 luglio 2013

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Facebook e l’isola che non c’e’

Scrivere un post che ha per argomento Facebook, tentando di dire quello che ancora non sia gia’ stato detto, e’ quasi impossibile. Pero' confesso di essermi avvicinata molto tardi a questo social network, e ancora mi sto divertendo ad esplorarlo.

Facebook e’ qualcosa di completamente diverso dai blog ai quali ero abituata. Nei blog la comunicazione avviene in modo unidirezionale e tutto avviene secondo un ordine stabilito da chi del blog ne e’ autore o autrice. In Facebook, invece, e’ tutto molto piu’ complesso; i post e i commenti sono spesso mescolati fra loro e quasi sempre, nei discorsi si inseriscono persone che a loro volta inseriscono altri temi, tanto che, alla fine, del post originale se ne smarrisce il senso e tutto appare piu’ simile ad una chiacchierata informale.

In sostanza, dunque, mentre un blog tende ad essere ordinato nella sua struttura piramidale, al cui vertice sta l’autore o l’autrice, Facebook tende ad essere un ambiente orizzontale ma destrutturato, disordinato, a tratti caotico; forse piu’ adatto a questa diffusa repulsione verso le regole che sempre piu’ si avverte nella societa’ odierna.

A lungo andare il meccanismo, proprio per il suo intrinseco “anarchismo”, puo’ avere un certo fascino al punto da restarne stregati/e, fino a perderci intere giornate chattando di questo o di quello senza che, poi, dato il numero abnorme delle notizie e la moltitudine di persone con le quali si entra in contatto, alla fine non abbiamo ben chiaro di cosa esattamente abbiamo discusso.

La forma di comunicazione virtuale, per quanto abbia prodotto numerosi vantaggi (si risparmia tempo, e’ veloce, e lo scambio di informazioni avviene alla velocita’ di un “click”), ha pero’ tolto “spessore” alle discussioni, per cui tutto viene trattato in modo meno approfondito, ed anche con un po’ di diffidenza, in quanto e’ difficile stabilire chi ci sia esattamente dall’altra parte dello schermo. Soprattutto, nelle relazioni, si sente la mancanza di quel tipo di comunicazione definita “gestuale” (movimenti del corpo, espressione del viso, sguardo, eccetera); manca quindi la percezione della reale sincerita’ e preparazione di chi interagisce con noi.

E’ vero che, mentre chattiamo, si possono inserire tra le parole le faccine, quelli che chiamiamo emoticon, con le quali tentiamo di comunicare il nostro stato d’animo. Tuttavia questi piccoli espedienti non rappresentano minimamente la nostra vera espressione, postura o mimica facciale. Uno dei paradossi, in questa societa’ in cui il corpo e la fisicita’ sono importanti al punto che, per sentirsi adeguati, vorremmo essere sempre giovani, in forma, e in perfetta linea, e’ che e’ proprio il corpo il grande assente. In Facebook soprattutto, dove per molte ore della giornata le persone idealizzano lo stile di vita, il comportamento e il rapporto d’amicizia stesso, e dove ognuno cerca di dare il meglio di se’: simpatia, umorismo, citazioni colte, ma anche fotografie in cui mette in evidenza quelli che pensa siano i lati migliori da mostrare. Cosi’ tutti risultano belli, colti, affascinanti; anche coloro che non lo sono.

Facebook, e’ inutile dirlo, non rappresenta la realta’, ma un surrogato edulcorato di cio’ che vorremmo la realta’ fosse; non dobbiamo mai dimenticarlo. Lo si capisce subito gia’ nel momento in cui si usa il termine “amico” con leggerezza, a sproposito, in modo troppo semplice, affrettato, e la familiarita’ che spicca con persone mai viste e conosciute prima (se non in qualche foto che potrebbe anche essere rubata dal web), e’ ostentata in modo fin troppo esagerato. Forse il vizio che sta alla base di questo agire in modo “superficiale” e’ un’esasperante ricerca di colmare un vuoto interiore, o forse e’ solo l’esigenza di emergere da una mediocre solitudine.

Nella vita reale mai relazioneremmo come ci troviamo a fare in Facebook. Mai ci inseriremmo di prepotenza, senza chiedere il permesso, in un discorso fra due persone che non conosciamo. Mai commenteremmo lo stato d’animo dell’amico di un amico di un nostro sedicente amico che probabilmente non abbiamo mai guardato in faccia una sola volta. Mai ci prenderemmo tanta confidenza e tanta liberta’ verbale. Invece in Facebook tutto sembra consentito; anche la frase piu’ impudente puo’ essere scritta senza vergogna, e senza tener conto che, magari, dall’altra parte, accanto a chi la legge, potrebbe esserci chiunque a sbirciare cio’ che gli/le raccontiamo. Ma soprattutto Facebook non e’ vita reale perche’, come abbiamo detto, manca il “contatto”, il tono della voce, l’espressione, gli odori. E cosi’, tramite artifici autoreferenziali, diventa facile mostrarsi gradevoli, tanto che, alla fine, non si incontrano mai persone “comuni” come normalmente incontriamo ogni giorno per strada, con i loro difetti e le loro limitazioni umane, ma tutti, in questa ricerca esasperata di dare il meglio di se’, diventano filosofi, economisti, letterati, ed appaiono sempre buoni, comprensivi, equilibrati.

Avete mai visto qualcuno che inizia la giornata scrivendo sulla sua bacheca “Oggi vi odio!” oppure “Sono brutta, tirchia, cattiva, isterica e invidiosa”? Se ci fate caso nessuno vuol apparire negativo o se lo fa, e’ solo un trucco per attirare l’attenzione, per uscire dalla mediocrita’ e mostrarsi cosi’ piu’ “appetibile”.

In ogni caso e’ per tutti una recitazione. C’e’ chi lo fa sottilmente, chi lo fa in modo piu’ eclatante, ma la percezione di se’ in Facebook cambia; cio’ che conta non e’ quello che siamo, ma come vorremmo apparire. Il rischio, a lungo andare, e’ di avere sintomi di onnipotenza, a seguito dell’alternarsi tra un mondo concreto da cui si vorrebbe sfuggire e uno virtuale idealizzato nel quale vorremmo vivere, e tutto cio’ puo’ portare a conflittualita’ psicopatologiche o a crisi di insoddisfazione molto serie.

Ma per quale motivo tanta gente si iscrive a Facebook? Si puo’ dire che sia moda, ma la ragione vera e’, come gia’ anticipato, un diffuso senso di solitudine. Avere qualche centinaio di ”amici”, infatti, da’ l’illusione di non essere soli. Gli “amici” ci cercano, ci salutano, ci fanno sentire importanti, quindi ci fanno capire che esistiamo e che abbiamo un “valore”. Ma al tempo stesso ci controllano e anche noi possiamo controllare loro. Oltre alla voglia di apparire, esiste in Facebook anche una perversa voglia di indagare sull’altro. Tuttavia, un altro paradosso che emerge e’ che nonostante tutti facciano il massimo per mostrarsi, in realta’ nessuno li guarda perche’ ciascun e’ troppo impegnato/a a guardare se stesso/a.

Facebook ha dunque tante facce: puo’ essere strumento per spiare, controllare, giocare, ridere, informarsi e/o come abbiamo detto, crearsi un’immagine: un Grande Fratello in salsa casalinga che ci da’ visibilita’ e quindi appaga il nostro narcisismo, il bisogno che abbiamo di mostrarci, di essere apprezzati, e per alcuni di diventare persino famosi.

Prima di iscrivermi a Facebook ricordo che ne parlai con una persona, alla quale sembrava non mancasse nulla (di bella presenza, brillante, e con un’ottima posizione lavorativa), che mi confesso’ quanto trovasse confortante, la sera prima di andare a dormire, vedere quella spia rossa accendersi! Solo piu’ tardi ho compreso che si riferiva all’icona che si accende per notificarci che ci sono messaggi da leggere, e ci avverte percio’ quando qualcuno commenta un pensiero, una foto, o un link che abbiamo pubblicato. Credo che non vedere quella icona rossa accendersi possa essere per alcuni assai frustrante. Me ne sono accorta io stessa, in quanto vederla sempre spenta significherebbe che cio’ che comunichiamo non interessa a nessuno, aumentando ancor di piu’ il nostro senso di solitudine. Se leggiamo i commenti, poi, ci rendiamo conto come spesso non dicano niente di particolare, ma comunque li apprezziamo in quanto vanno a rafforzare il nostro ego.

Che cosa e’ dunque Facebook? Una moda? Una vetrina? Un divertimento? Un ambiente dove incontrare persone che ci fanno fare un sorriso? La piu’ grande agora’ virtuale di un mondo che possiamo modificare a nostro piacimento? Cio' che posso dirvi e' che per me e’ come l’isola che non c’e’. No so esattamente dove si trovi, pero’ so che ad abitarla sono milioni di Peter Pan, eterni “ragazzi” e “ragazze” di ogni eta’ che non vogliono mai invecchiare. Ed e' divertente osservare come il mondo continui a girare lo stesso, nonostante se ne stiano tutti li’, immobili, davanti ad uno schermo a discutere del nulla.

12 commenti :

Inneres Auge ha detto...

A discutere del nulla. Ottimo finale!
Come tutte le mode, prima o poi andrà in crisi. Ormai siamo passati dalla corsa agli armamenti a quella ai social network...

Anonimo ha detto...

bella analisi e belle riflessioni. more solito :o)
wgul

zefirina ha detto...

io ho iniziato a usarlo quando ancora in Italia era sconosciuto ai più, era addirittura solo in inglese, mi sono iscritta perchè per mia figlia che vive all'estero era più semplice aggiornare la parentela su quello che succedeva, e in effetti avendo fratelli, nipoti e figliolanza in giro per il mondo è più semplice far arrivare le notizie a tutti, in genere ci cazzeggio (scusa il francesismo) e va bene così, quasi mai uso i messaggi o la chat, ho già dato in altri luoghi e non mi diverte più
e poi è servito a farmi ritrovare amici che credevo perduti e che ora fanno di nuovo parte della mia vita

Fabrizio ha detto...

Principalmente, FB ha due caratteristiche:
1) come piazza virtuale, non è detto che scritti e immagini corrispondano alla realtà, la cosa può essere un giochetto innocuo o qualcosa di simile all'azzardo;
2) i profili presenti sono i più diversi, e così gli scopi e la presenza di chi c'è.
Forse, sono una persona eccessivamente strutturata, ma quando mi sono iscritto avevo ben chiaro perché lo facevo. Ho solo dovuto imparare un po' di "grammatica".
Se gli altri si perdono in smancerie o quadri di vita personali e la cosa non mi interessa, evito di rispondere e di perdere tempo. Se non la capiscono, basta cancellare quel contatto ("amico" mi suona ancora strano).
Quelli che restano (basta non farsi abbagliare dall'illusione della popolarità) sono le persone che interessano, e che sono contento di conoscere poi di persona.
Insomma, FB ha le sue regole, come dappertutto, ma l'importante è darsi delle regole proprie.

Anonimo ha detto...

Recuperare info su vecchie conoscente.
Mantenere i contatti a distanza sbirciando dal buco della serratura.
Null'altro.
Prosit
Gugge

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

riporto un commento di Gullich di tanti anni fa, riguardava un post sulle escort, ma che però trovo utile per comprendere quello che hai scritto in questo post.

Ciao Davide


"io trovo che l' aspetto più inquietante dei nostri tempi non sia tanto il se ed il perchè un uomo desideri o meno essere prostituta quanto il perchè un uomo tenda sempre di più a relazionare in forma astratta anonima e virtuale e sempre meno in forma diretta e personale.

Il boom della chat, dei blog, dei forum sembra aver accorciato enormemente le distanze ed aver messo in comunicazione esseri anche lontanissimi fra di loro; in realtà ha scavato solchi sempre più profondi perchè l'interfaccia relazionale è diventata il tasto e la parola anonima e scritta.

Un tasto che basta schiacciare per spegnere e cambiare quel mondo.

manca il sangue ed il sudore, il profumo e lo sguardo. manca tutta la comunicazione non verbale che è quella che da sempre ha fondato i legami fra esseri viventi... nel bene e nel male. l'amore e l'odio non si basano solo sui discorsi ma sulla fisicità.

trovo che il virtuale abbia un senso solo se è la componente sussidiaria di rapporti veri e vissuti, perchè a quei punti diventa un modo bello e moderno di continuare a vivere quei rapporti anche laddove e quando - per ragioni contingenti e concrete - si è lontani. diventa invece, imho, il segno inquietante di tempi dove all'incapacità di comunicare e di darsi si sopperisce con una confidenza ed un legame effimero e parziale fatto di castelli di parole e di bit che spariscono come si stacca la spina dal muro.

il grande successo dei siti di incontro si basa essenzialemnte su questo equivoco (rectius :) inganno ) di fondo... una effimera e potenzialemnte infinità di relazioni delle quali non è mai vera sino in fondo neanche una.

perchè poi le immagini e le aspettative che il cervello umano crea, in base ai propri desiderata, mai corrispondono alla realtà delle persone quindi quella splendida testa che ci affascinava nel web quando ci parla dal vivo e davanti ha una chimica che non è con noi compatibile e che scava trincee.

estremizzo ... ma non troppo.

ed in questa ottica Sl mi sembra una realtà aberrante e da evitare con cura.

del resto se qui sopra si legge di persone che scoprono il proprio sè leggendo un blog e vogliono emulare le gesta di chi questo blog tiene, posso pensare solo a due cose: Ad una solenne presa per il culo o ad una solenne forma di follia (se il termine sembra forte, possiamo sostituirlo con "profondo travisamento della realtà"). Nessuna delle due cose mi pare positiva.

gul"

Bibi ha detto...

Facebook...di seguito FB per comodità.
Strana la vita Chiara. Come sai non uso FB anche se ho un account. Siamo anche "amici" e ora anche kameo è mia "amica" grazie ai suggerimenti di FB.
Proprio a lei ho espresso in questi giorni la mia perplessità su questo sistema.
Trovo veramente idiota l'uso dei "like" e di tutte le altre stronzate di FB.
Realtà virtuale? Ma quale realtà..
C'è gente con migliaia di "amici" che manco conosce. C'è gente che non sa scrive su FB perché non sa che cazzo fare d'altro. Tutti alla ricerca dell'applauso (il like) per la foto più bella, per la stronzata più intelligente o divertente che hanno scritto..e ce ne sono veramente poche.
Hai ragione, nessuno dice "sono sporco, brutto e rutto"; eravamo già giunti a questa conclusione quando si parlava dei forum e di quanto fossero pieni di genii della finanza e fotomodelli roccosiffrididotati.
Ed è anche vero che chi lo dice..sotto sotto..lo fa per uscire dal coro..e parlo per esperienza personale in quanto l'ho detto e lo dico sempre : io sono uno stronzo e quindi gente avvisata..
Quindi..cos'è FB? Niente...è nulla...come erano nulla i forum, come alla fine sono nulla i blog.
A nulla servono perché alla fine come dici giustamente siamo tutti qui davanti ad uno schermo a discutere del nulla...come sto facendo ora.
a.y.s. Bibi

davide ha detto...

Caro amico Bibi,

"Quindi..cos'è FB? Niente...è nulla...come erano nulla i forum, come alla fine sono nulla i blog."

E' sempre un piacere quando ci vieni a trovare: dovresti venire più di frequente.

Non sono d'accordo co quanto hai detto. Naturalmente il virtuale deve essere solo una componente sussidiaria della nostra vita, perchè altrimenti potrebbe diventare come una droga.

Però una certa frequentazione del virtuale può essere utile. Nella vita reale si incontrano quasi sempre le stesse persone e si fanno in genere gli stessi discorsi. Per questo il virtuale, purchè non ci si dedichi troppo tempo, può contribuire a rendere la vita un po' più varia.

Ciao Davide


Bibi ha detto...

Caro Davide
Per prima cosa confermo che io sono stronzo e quindi ti dico: amico? ma se manco so chi sei e cosa fai? e se anche lo sapessi dal punto di vista virtuale da qui a chiamare qualcuno "amico"...ce ne corre. Al massimo, citando Bonvi, potrei considerarti "semplice conoscente" e già mi allargo troppo.
E poi..perché FB è sussidiario alla mia vita? Prima stavo male? Avevo problemi di identità? Soffrivo se nessuno pigiava un "like" o se non potevo far leggere al mondo le coglionate che scrivevo?
Considerare il virtuale "necessario" o "propedeutico" a qualcosa è una pirlata. Ho passato circa 15 anni della mia vita nel virtuale più totale come bibiebibo e ti posso dire che per fortuna ero già sufficientemente lesionato mentalmente altrimenti sarei andato fuori di melone. La dicotomia già insita nel nick mi ha permesso di superare quella ben più grave e contrastante tra virtuale e realtà. Da questo punto di vista la realtà virtuale è un ossimoro perfetto. Non ci può essere realtà nel virtuale e nella realtà non c'è nulla di virtuale.
Su una cosa hai ragione, nel virtuale si parla di cose fuori dalla realtà; normalmente se facessi un discorso del genere nel reale mi direbbero di andare da uno bravo...e anche molto.
a.y.s. Bibi
P.S. commento poco ma leggo; ho altri impegni idioti che mi assorbono e poi non vedo più un cazzo, sto diventando mezzo orbo e la prova visiva per i commenti mi mette sempre più in difficoltà.

nivola ha detto...

Klara, se sei arrivata tardi ad usare fb, devi ammettere di essertene poi presa una bella sbandata. Il mio approccio a fb è stato in due fasi. Nella prima, penso come tanti, l'avevo considerato come l'opportunità per ritrovare persone e amicizie "reali" dalle quali, nel tempo, mi ero allontanato e forse più per voyeurismo volevo ritrovare. Idea malsana, perché se c'era stato un allontanamento un motivo probabilmente c'era e pur avendone ricevuto l'amicizia su fb, se non si ha più nulla in comune o da dirsi, l'amicizia "reale" non ritorna. La seconda,...oltre ad album pubblico per accontentare il mio esibizionismo, la conosci. E' un intermezzo gradevole al lavoro, dove cerco di non arrabbiarmi troppo alle tue idee anarchiche, qualche riflessione e magari riuscire a sorridere alle tue uscite. Oltre naturalmente a cercare scuse per non fare regali ad una donna della quale non so nemmeno il nome :-) .
No, non credo alle amicizie di fb, eventualmente possono essere ricerche e desideri di amicizia, ma per conoscere una persona ci devo almeno mangiare insieme una volta e per esserci amicizia temo ci voglia ben altro. Desiderio di amicizia, sicuramente, ma se dal virtuale non ci si incontra nel "reale", alla lunga rischia di restare tutto un pour-parler.
Se dovessi trovarmi nella condizione di farlo, la crema alle rose vengo io direttamente a prenderla :-)

ciao Klara

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Grazie per essere intervenuti e per i vostri commenti, che fanno sempre piacere altrimenti perche' mai rendere pubblico il blog?
Posso dire che tutti avete ragione, chi in parte, chi in toto. E ribadisco qui: FaceBook (come del resto il Blog, oppure Second Life o altri ambienti virtuali, proprio perche' "virtuali" (come dice Bibi, ma condiviso da molti di voi), non e' realta'.
La realta' non potra' MAI essere virtuale ne', viceversa, la virtualita' potra' MAI essere reale.
Pur tuttavia a qualcosa tutto cio' serve. Non e' completamente una perdita di tempo. Anche se ciascun* "si disegna" come meglio crede (chi piu' simile a cio' che pensa corrisponda la realta', chi totalmente all'opposto), si possono conoscere molte cose della persona che sta dall'altra parte dello schermo.
Prima fra tutti la sua preferenza in fatto di "gusti". E' difficile millantare totalmente su quelli che sono i nostri gusti, e difficilmente si dichiarera' che ci piace qualcosa quando in realta' non ci piace affatto (mi riferisco alle foto, alle musiche, ai film, al cibo, all'abbigliarsi, ai gusti estetici nei confronti delle persone, eccetera).
Un'altra cosa che si scopre presto e' la capacita' che l'altro ha nel sapersi "relazionare". Voglio dire che se si e' stronzi, e' inutile far finta di non essere tali, perche in breve tempo cio' viene fuori; dai discorsi, dalle opinioni, dall'immagine stessa che si vuol dare di noi stess* e della nostra vita.
E' anche facile intuire quanto le persone siano generose oppure tirchie, diffidenti oppure ingenue, eccetera...
Insomma, nonostante si tratti di "irrealta'", qualcosa di noi, di autentico, vien sempre fuori.

davide ha detto...

Carissimo semplice conoscente Bibi,

"P.S. commento poco ma leggo; ho altri impegni idioti che mi assorbono e poi non vedo più un cazzo, sto diventando mezzo orbo e la prova visiva per i commenti mi mette sempre più in difficoltà."

Questo è un problema che ho anch'io: per non diventare orbo fra un po' dovrò limitarmi a leggere e non commentare.

Ciao Davide

P.S. Bonvi era un grande.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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