domenica 16 giugno 2013

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Le cose che ho imparato

Non sono molte le cose che ho imparato; oltre a suonare la fisarmonica e a danzare, ho imparato quanto bastava per sopravvivere e cavarmela in un ambiente che, per una ragione o per l'altra, mi ha sempre considerata diversa, o indegna, o immorale, o strana, o comunque una minaccia per quelle certezze consolidate medio borghesi che tanto rassicurano gli animi dei benpensanti, e di chi occupa una posizione di prestigio in questa societa' costruita su misura per le "brave persone".

Non e' facile accettare una come me, lo so. Non e' facile ammettere che una zingara possa dimostrarsi piu' abile di tante rampolle della buona societa', oppure di tante figlie della piccola borghesia che, nei soldi, nelle conoscenze di famiglia, nella posizione sociale privilegiata e nel leccaculismo hanno sempre riposto le ragioni del proprio benessere. Quindi ho sempre cercato, per quel che ho potuto, di mantenere un livello basso, restandomene al mio posto.

Non e' disistima per me stessa, e non e’ neppure un modo (come ipotizza qualcuno che mi conosce poco) per autopunirmi per qualcosa di cui sento un'inconscia colpa. Ma da quel poco che ho imparato, ho capito che la gente ti detesta di piu’ quando si sente sovrastata. A nessuno piace sentirsi in posizione di inferiorita’, percio' essendo gia' alta di statura, preferisco occupare un gradino piu' basso quando devo fronteggiare qualcuno, proprio per evitare che nel disagio trovi le ragioni di un’irrazionale antipatia che inevitabilmente, potrebbe provare nei miei confronti.

So che non e' un atteggiamento comune il mio. Non sono molti quelli che preferiscono mantenere un livello sottotono. Soprattutto chi proviene dal fango, come me, una volta avuta la possibilita' di salire di livello, si riempie di altezzosita’ ancor piu’ di tanti altri; per rivalsa, vendetta, o altri motivi che adesso non mi sovvengono. E’ una cosa del tutto comprensibile, perche' a forza di soffrire col naso appiccicato alla vetrina della pasticceria, a guardare gli altri che si mangiano i dolci, una volta avuta la possibilita' di entrarci, in quella pasticceria, difficilmente, poi, si rinuncia a quel mondo. E ci si trasforma in dei veri e propri cagacazzo pieni di pretese e di boria.

Sono quindi poche le cose che ho imparato, in quanto di piu’ non me ne servivano, e fra queste, appunto, i pericoli che si annidano nell'ambizione, nel voler sovrastare gli altri, nella presunzione di essere migliori, ma ne ho imparata anche un'altra, ancor piu’ importante: l'ipocrisia. Qualcosa che mi era completamente estranea, fino a quando non sono entrata anch’io in quella "pasticceria".

Forse chi proviene dal fango non ha motivi per essere ipocrita: fin da quando si nasce si ha la consapevolezza di appartenere a quella categoria umana per la quale non ci sara' mai un riconoscimento di alcun tipo. Per quante docce ci potremo fare, resteremo sempre sporchi e puzzolenti. Per quanto onesti potremo essere, resteremo sempre dei ladri. Per quanti valori potremo coltivare, resteremo sempre moralmente inferiori. Feccia. Perche' le posizioni che occupiamo (le ultime) sono gia' state stabilite e ci sono state assegnate da molto tempo. E non esiste redenzione.

Ma ho imparato anche che chi piu' strilla, piu' si indigna, e piu' indica gli altri come "corrotti", "disonesti", "sporchi", "immorali", piu' porta in se' i germi di tutte quelle malattie che denuncia. E piu' le allontana da se', piu' cerca di esorcizzare i demoni che gli appartengono.

5 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"A nessuno piace sentirsi in posizione di inferiorita’, percio' essendo gia' alta di statura, preferisco occupare un gradino piu' basso quando devo fronteggiare qualcuno, proprio per evitare che nel disagio trovi le ragioni di un’irrazionale antipatia che inevitabilmente, potrebbe provare nei miei confronti."

Andreotti diceva sempre di essere una persona piccola e poco dotata, ma poi aggiungieva che comunque non riusciva a vedere nessun gigante attorno a lui.

Ciao Davide


nivola ha detto...

Dev'essere un piacere guardarti danzare e invidio chi se lo può permettere. Nel timore di prendere l'ennesima cantonata, ho guardato l'argomento (autoreferenziale). Mi è difficile immaginarti un gradino più in basso del tuo interlocutore, sarà per la tua "incommensurabile" autostima :), ma mi piace. Vedo che non si dimenticano le umiliazioni e ancora fanno male, anche a me pensandoti.
Temo che l'ipocrisia la troveremo sia dentro che fuori la "pasticceria" e scoprire questo angolo onirico che è riuscito a restarne immune mi ha fatto molto bene.
Ciao Klara

Anonimo ha detto...

Ciao Chiara,
pensa l invia di chi , nonostante una posizione sociale, si vede una ragazzotta belloccia arrivare :-)

Ho imparato che, quando non sei nessuno,tutti sono pronti a dare consigli (nella loro magnanimità),

Quando inizi a salire i gradini rischi di essere accoltellato....

moreno mo ha detto...

So che non e' un atteggiamento comune il mio. Non sono molti quelli che preferiscono mantenere un livello sottotono. Soprattutto chi proviene dal fango, come me, una volta avuta la possibilita' di salire di livello, si riempie di altezzosita’ ancor piu’ di tanti altri; per rivalsa, vendetta, o altri motivi che adesso non mi sovvengono. E’ una cosa del tutto comprensibile, perche' a forza di soffrire col naso appiccicato alla vetrina della pasticceria, a guardare gli altri che si mangiano i dolci, una volta avuta la possibilita' di entrarci, in quella pasticceria, difficilmente, poi, si rinuncia a quel mondo. E ci si trasforma in dei veri e propri cagacazzo pieni di pretese e di boria.


Gentile signora Klara dato che mi sembra troppo intelligente perchè possa far parte di quella categoria che si trasforma in altezzosi ecc. ecc. mi sorge una dubbio .E' umiltà , consapevolezza o tecnica di guerriglia?
il mantenere un basso profilo è usato dalle prede per non essere individuate ma anche dai cacciatori per meglio sorprendere la preda.
Saluti e continui....

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Non sta a me dirlo.
Qualsiasi cosa dicessi, potrebbe aprire un varco ad una contraddizione.
Se ad esempio dicessi che e' vera umilta', rischierei di apparire non umile.

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