domenica 23 giugno 2013

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La violenza e’ odio, non e’ amore

Il titolo pare di una banalita’ disarmante, lo so, ma a quelle che dicono “Si’, mi ha dato uno schiaffo, pero’ lo ha fatto per gelosia perche’ aveva paura di perdermi, e cio’ significa che in fondo mi ama”, vorrei rispondere che la violenza, qualsiasi tipo di violenza, anche la piu’ piccola, anche quella che pare piu' insignificante, non e’ mai amore; e’ solo odio.
Un odio che puo’ essere attribuito alla gelosia, e’ vero’, ma non alla gelosia che viene usata come giustificazione, cioe’ la paura di perdere l’altro, bensi’ la gelosia per un ruolo privilegiato in una societa’ laddove solo per l’uomo - per il “Padre” come dice Freud - non deve esserci limite al godimento.

Al di la’ di ogni luogo comune e facili generalizzazioni, non e’ che sia molto chiaro, infatti, il rapporto che certe donne hanno nei confronti della violenza a cui, purtroppo e troppo spesso, sono soggette. Oggi non e’ difficile, se si leggono i giornali o si guarda la tv, o semplicemente ci si collega con Internet, venire a conoscenza del fatto che la violenza sia psichica che fisica sulle donne e’ in forte aumento, ma la percentuale di quelle che denunciano di esserne vittime risulta essere ancora molto bassa.

Dalle varie inchieste risulta che gli abusi, i maltrattamenti, le menomazioni e persino l’assassinio, nella maggior parte de casi, avvengono dentro le mura domestiche, all’interno delle famiglie, cioe’ laddove si concretizzano le piu’ intense e ravvicinate relazioni e dove, almeno apparentemente, le donne dovrebbero essere piu’ protette. Cosi’ veniamo a sapere che la violenza uccide piu’ del cancro e degli incidenti stradali, e ci sono paesi anche nel cosiddetto “mondo civilizzato”, come l’Italia ad esempio, in cui circa la meta’ delle donne in eta’ compresa tra i 15 e 60 anni hanno subito molestie di natura sessuale.

Ciononostante sono poche quelle che denunciano e molte quelle che perdonano, o sopportano. Perche? Qual e’ il motivo per cui le donne troppo spesso si fanno carico dell'aggressivita’ dei loro partner? Perche’ sono cosi’ disponibili a perdonare? Forse perche’ lo temono? Forse perche’ ne hanno pena? Forse perche’ pensano che siano comunque manifestazioni d'amore? Perche’ sopportano fino al punto di rischiare, prima o poi, di essere uccise, come molte volte avviene?

Si puo’ dire come, nel corso della Storia, la violenza sulle donne non sia mai venuta meno. Tuttavia, le lotte per i diritti, una maggiore consapevolezza della condizione umana e una maggiore attenzione a tutto quello che riguarda l’essere persona in termini di rispetto e di scelte, hanno fatto si’ che questa violenza sulle donne emergesse in tutta la sua portata. Potremmo rintracciarne le cause focalizzando l'attenzione su un aspetto che, nella societa’, sembra stia sempre piu’ declinando, cioe’ sul venir meno delle regole, e di tutti quei principi che nel contesto della cultura delle relazioni familiari fungevano da sostegni, disciplinando rigidamente i vari ruoli e le varie funzioni inerenti ai diversi componenti della famiglia; a iniziare dalla figura del padre che stabiliva senza diritto di replica i comportamenti e le modalita’ relazionali, mentre le donne, relegate al solo ruolo di madri, anche se perdevano (o rinunciavano) inconsapevolmente dal lato dell'essere anche donne, vale a dire persone con desideri al di fuori dell’esclusiva funzione procreatrice, acquistavano pero’ dal lato della minore responsabilita’ e quindi del sentirsi piu’ protette.

Per una donna sposarsi e diventare madre significava assurgere ad un ruolo di “intoccabile” e percio’ al sicuro da ogni fatto esterno alla famiglia che avesse potuto minacciarla. La violenza, quando si concretizzava, era solo se la donna non assolveva le aspettative e il ruolo che la societa’ le aveva assegnato: poteva essere ripudiata se sterile (o anche se non procreava figli maschi), e se tradiva veniva punita persino con la morte; il cosiddetto “delitto d’onore” che la legge in Italia fino a non molti decenni fa consentiva e che e’ tuttora presente nell’ordinamento giuridico di molti paesi nel mondo.

Poi, le grandi rivoluzioni del XX secolo e i grandi sconvolgimenti che hanno causato, hanno inciso non poco anche per quanto riguarda la questione femminile: vale a dire il diritto al voto, i movimenti femministi, il divorzio, l'aborto, e tutta una serie di questioni legate alla sessualita’ della donna e alla proprieta’ del suo corpo. Questa, che e’ stata una vera e propria "Rivoluzione culturale" ha condotto la donna ad uscire dal luogo che fino ad allora l’aveva protetta, le mura domestiche, e a liberarsi dal ruolo assegnatole per scoprire altri spazi d’azione in cui inserirsi, per cominciare a far sentire la propria voce nei vari settori della societa’. Se prima la donna era dunque relegata al solo ruolo di madre (o al massimo a quello di educatrice, come le maestrine), lasciando tutto il resto delle responsabilita’ al maschio, oggi assistiamo sempre piu’ ad un ribaltamento dei ruoli e alla rivendicazione di tutto quello che una volta era completamente fuori dalla portata femminile.

In questa destabilizzazione delle tradizioni e dei costumi, che porta la donna a prendere sempre piu’ coscienza di se’ e delle proprie capacita’ in ogni campo, l'uomo non ha analogamente avviato una sua “Rivoluzione culturale”, e forse neppure una seria riflessione. Rimanendo rigido nel suo ruolo di marito e padre ha visto cosi’ vacillare la sua posizione, non riuscendo piu’ a trovare un suo posto all'interno di questo mutato schema di rapporti fra i generi.

E’ una questione, questa, che pero’ non riguarda solo l’uomo, ma anche la donna che, trovandosi ancora nella difficolta’ di darsi un’identita’ precisa che la qualifichi come tale, e’ spesso costretta a arrabattarsi all'interno di compiti diversi (la famiglia, il lavoro, la vita sociale, la propria sessualita’), in un vortice difficile ed estremamente faticoso da gestire. Tutto cio’ fa spesso emergere sensi di colpa ancora dovuti a una latente fragilita’ legata allo stereotipo al quale, per millenni, e’ stata condizionata. Ed ecco quale potrebbe essere una delle cause del silenzio rispetto alle violenze che subisce; come se queste fossero il giusto prezzo da pagare per affrancarsi da ancestrali catene.

Cio’ che si puo’ dire e’ che, attualmente, all'interno della famiglia (e della coppia) i vari componenti sono sprovvisti di una bussola che dia loro un orientamento guida, cioe’ dei punti di riferimento su cosa oggi significhi essere uomini o donne, maschi o femmine, oppure mariti o mogli. Le donne che nella loro ricerca di un’identita’ hanno nel tempo, soprattutto a livello sociale, "invaso" gli spazi che per gli uomini erano come diritti sanciti e riconosciuti dalla posizione simbolica antropologicamente occupata fin dai primordi, hanno fatto scattare in questi ultimi una delle “passioni” piu’ comuni e piu’ facili da far scaturire nell'essere umano: l'odio. E l'odio inteso come “passione”, nel contesto appena descritto, si manifesta soprattutto in termini di gelosia: “Odio l’altro perche’ mi toglie qualcosa, mi deruba di tutto cio’ che ritengo mio; cosi’ invadendo i miei spazi, introduce una mancanza per me insopportabile”.

La violenza risulta di conseguenza il mezzo che l’uomo ha per eliminare "il rivale" - in questo caso “la rivale” - che tenta di mettere in discussione antichi e arcaici poteri supposti inalienabili. La compagna diventa per molti, percio’, la nemica da abbattere per ripristinare una posizione che essi ritengono appannaggio, appunto, dell’essere nati maschi. D'altronde, come ben si sa, il confine tra odio e amore, che e’ l’altra grande passione dell'essere umano, e’ estremamente sottile da sembrare, ad alcuni, totalmente inesistente. Ma solo chi e’ dotato di grande equilibrio e forza interiore, riesce a distinguere e a tenere ben separate queste opposte passioni .


1 commento :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

non si può che condividere quanto hai detto.

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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