venerdì 14 giugno 2013

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La generalizzazione

“E’ una follia odiare tutte le rose perche' una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perche' uno di loro non si e' realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perche' uno e' fallito. E’ una follia condannare tutte le amicizie perche' una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perche' uno di loro e' stato infedele, buttare via tutte le possibilita' di essere felici solo perche' qualcosa non e' andato per il verso giusto. Ci sara' sempre un’altra opportunita', un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’e' un nuovo inizio.”   - Il Piccolo Principe -

Parlare per luoghi comuni e analizzare le situazioni in modo preconfezionato, tramite stereotipi e modelli che non possono essere messi in discussione, puo’ dare un’apparente sicurezza, ma col passare del tempo cio’ diventa il piu’ grande ostacolo all’evoluzione personale, perche’ ci rende limitati e ci impedisce di crescere. “I maschi sono tutti egoisti”; “Le donne tutte zoccole”; “Gli uomini belli tutti gay”; “I genovesi tutti tirchi”; “Gli zingari tutti sporchi e ladri". Non e’ difficile imbattersi in questo genere di affermazioni e ci sono volte in cui anche noi abbiamo la tendenza a guardare la realta’ semplificandola all’eccesso, suddividendola in categorie predeterminate.

Questo processo mentale si chiama generalizzazione. Si tratta di un “giudizio contenitore” che oltrepassa – senza vederla – l’individualita’ e le specificita’ di cio’ che in quel momento si sta giudicando. E’ un atteggiamento che abbiamo tutti, e talvolta puo’ rivelarsi anche utile (ci sono momenti in cui generalizzare serve dal punto di vista pragmatico: come ad esempio quando dobbiamo mettere in guardia i piccoli da alcuni pericoli, o quando sono necessarie comunicazioni snelle e veloci, oppure quando non si vuole scendere in profondita’ nei discorsi con qualcuno di estraneo), ma quando entra in quasi tutti i discorsi, quando diventa il nostro unico modo di ragionare, allora modifica sensibilmente la concezione che si ha del mondo esterno. Piu’ che uno strumento per semplificare cio’ che ci appare troppo complesso, diventa quindi un vizio mentale che ci fa completamente perdere di vista la realta’.

Ci viene insegnato da bambini a generalizzare, nei primi anni di scuola, quando impariamo a fare gli insiemi, e a dividere per gruppi. E’ un processo indispensabile del quale, da piccoli, abbiamo bisogno per affrontare la complessita’ dell’esistenza, ma e’ qualcosa che possediamo, in parte, gia’ fin dai primi mesi di vita quando, ancora inconsciamente, generalizziamo dividendo tutto in Buono (cio’ che ci nutre, ci scalda e ci protegge) e in Cattivo (ovvero il contrario). In seguito, poi, lo riproponiamo piu’ volte, quando classifichiamo le persone in “Grandi e Piccoli”, in “Maschi e Femmine”, in “Simpatici e Antipatici”, in “Amici e Nemici”. Poi, piu’ aumenta la nostra interazione col mondo, in “Bianchi e Neri”, “Eterosessuali e Omosessuali” e cosi’ via, gradino dopo gradino, fino a costruirci un’idea preconfezionata ed immutabile di una realta’ che alla fine si rivelera’ essere solo un castello di carte pronto a venire giu’ al primo scossone.

Ma generalizzare, anche se col tempo il suo abuso puo’ portare a forme patologiche gravi di incomunicabilita’, resta una tappa fondamentale della nostra esistenza. Soprattutto durante l’adolescenza, quando e’ uno strumento senza il quale non avremmo punti di riferimento. L’Io dei ragazzi in piena trasformazione, quando e’ ancora instabile, ha bisogno infatti di identificarsi e di identificare in modo netto, ed ha bisogno di modelli a cui appartenere o di non appartenere, per rafforzare la propria identita’. Questo spiega l’atteggiamento esasperato tipico degli adolescenti del “tutto o niente”. Gli stessi riti collettivi dei giovanissimi (come ad esempio i concerti di musica rock) si svolgono all’interno di un giudizio generalizzato che mitizza in senso positivo la rockstar, mentre sorvola su qualsiasi aspetto negativo o controverso.

Tuttavia, il processo di generalizzazione e’ utile solo se transitorio, finalizzato ad uno specifico obiettivo, o se limitato ad un determinato periodo della nostra evoluzione personale, perche’ se crescendo non lascia il passo ad altri e piu’ raffinati strumenti di analisi, allora generalizzare diventa un ostacolo nel rapporto col mondo esterno e nelle relazioni interpersonali, in quanto gli altri non vengono compresi e quindi non si riesce a immedesimarsi in loro, perdendo cosi’ occasioni di incontro che sono poi i punti focali intorno ai quali si svolge tutta la nostra vita.

Perche’ generalizzare significa avere un costante e inesauribile pregiudizio, e questo impedisce ogni sorpresa. Si rinuncia percio’ a una cosa o a una persona, ancora prima di viverla, conoscerla, fino a diventare schiavi del pregiudizio, intolleranti e diffidenti verso tutto e tutti. Persino nella relazione di coppia non si riesce a vivere davvero il partner non conoscendolo veramente per quello che e’, e nello standardizzare i suoi comportamenti si da’ loro dei significati che quasi sempre si rivelano errati e addirittura offensivi per l’altro.

Si puo’ scoprire se ne soffriamo di questa “malattia” semplicemente se ci prestiamo ad un'autoanalisi, avendo pero’ la massima onesta’ nel farlo, perche’ solo cosi’ possiamo iniziare a percorrere la via per guarirne. I sintomi sono palesi ed e’ impossibile non accorgersene quando, per esempio, ci riempiamo di pregiudizi negativi su qualcuno solo in base alla sua etnia, oppure ci facciamo influenzare da un segno zodiacale, dal luogo dove una persona vive, dal suo stato sociale o dal titolo di studio che ha.

Chi non ha mai pensato, magari senza volerlo, che i giovani di oggi siano tutti vuoti, oppure che le ragazze meno belle siano piu’ intelligenti, oppure che i politici siano tutti bugiardi e disonesti? Perche’ la generalizzazione e’ facile, e nasce da un bisogno di slogan, di certezze immediate, di verita’ forti da seguire. Nasce dall’esigenza di esibire un sapere e una sicurezza che non si ha, da un’ignoranza reale di fatti, da una non conoscenza delle cose e delle persone e, soprattutto, dall’influenza di una comunicazione massmediatica troppo superficiale e spesso volutamente fuorviante.

Quindi si cade nella grossolanita’ dei ragionamenti; le nostre conversazioni diventano sterili, banali, inutili, noiose, perche’ non riusciamo piu’ a cogliere la realta’ vera che si ha di fronte, e cio’ porta inevitabilmente all’arresto dello sviluppo psicologico causato dalla difficolta’ di elaborazione mentale, perdendo cosi’ il sentiero che conduce a nuove occasioni relazionali e, alla fine, peggiorando tutti i nostri rapporti esistenti.

Guarirne, una volta riconosciuto il fatto che ne siamo affetti, non e’ difficile, anche se la terapia richiede un certo sforzo. Quello che serve innanzitutto e’ conoscere meglio cio’ che classifichiamo. E’ utile dunque prestarsi ad un lungo periodo di full immersion (viaggi, letture, approfondimenti) in una di quelle categorie che pensiamo di conoscere, ma della quale siamo consapevoli di generalizzare, sia in senso negativo che positivo, iniziando a ritrovare attenzione per i dettagli, anche quelli che potrebbero sembrare del tutto irrilevanti. Qualsiasi cosa, ad un primo sguardo veloce e da lontano, infatti, appare diversa da come, invece, e’ nella realta’ se la esaminiamo nei dettagli. Accade quando osserviamo a lungo un quadro, una foto, oppure quando rivediamo per una seconda volta un film: la nostra percezione di qualcosa cambia all’aumentare della conoscenza che ne abbiamo.

Anche se, purtroppo, sempre piu’ ci accorgiamo come anche in quest’epoca, in cui sembra che la conoscenza sia alla portata di tutti, la facile generalizzazione resti l’unico standard con cui moltissima gente preferisce affrontare le problematiche complesse della vita. Forse la prima cosa da fare dovrebbe essere quella di liberarsi dalla pigrizia, fisica ma soprattutto mentale, che troppo spesso ci affligge.

6 commenti :

Enea88 ha detto...

"Questo processo mentale si chiama generalizzazione. Si tratta di un giudizio contenitore che oltrepassa – senza vederla – l’individualita’ e le specificita’ di cio’ che in quel momento si sta giudicando":

"Come si puo’ capire, pur essendo una miscredente, ci sono tuttavia moltissime cose in cui credo, e una fra tutte e’ che affidarsi alla Fede, qualsiasi Fede, sia come portare il cervello all’ammasso; una cessione incondizionata di liberta’ e di raziocinio; una resa totale con la quale le persone si affidano al nulla assoluto, e demandano ogni scelta e ogni giudizio a qualcosa di “superiore” la cui esistenza non puo’ essere dimostrata in alcun modo".

Toyo Perplesso ha detto...

Ciao Chiara,
concordo. Mi hai ricordato due post che avevo scritto qualche anno fa e che ti segnalo (forse li avevi già letti):
Pregiudizi e sopravvivenza
Modelli vs pregiudizi
Ciao e a rileggerti
Toyo Perplesso (ex Mister NixOS, pace all'anima sua...)

Artur Alla ha detto...

Complimenti per il blog molto interessante.
Sopratutto questo post mi piace moltissimo perchè questa è una delle cose che incontro tutti i giorno con le persone. Credo sia molto difficile far cambiare idea alle persone sulla generalizzazione ma penso che faccia parte del ignoranza e non sapere che siamo unici e ogni uno esprime solo se stesso e non una categoria.
un abbraccio e spero di vederti dal mio blog e rilegerti presto

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

quello che dici è giusto. Però generalizzare e fare di tutte le erbe un fascio è un istinto molto forte.

Anche chi proclama di non voler generalizzare tende poi, magari senza volerlo, a farlo.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ringrazio per i gentili commenti. :)

nivola ha detto...

Hai già ringraziato tutti per i commenti, spero di non essere fuori tempo massimo...
Non la vedo tanto una “malattia”, quanto una inconscia tendenza ad inquadrare ogni cosa ed esperienza in precisi schemi mentali. Questo ci permette di affrontare più facilmente l'estrema complessità del reale riunendo e organizzando in categorie. La “cura” è avere sempre ben chiaro che il suo fine non è la rappresentazione fedele della realtà, ma solo la semplificazione della stessa. Perché le nostre esperienze possono certamente presentare analogie, ma non sono mai del tutto identiche fra loro. La tendenza alla generalizzazione è subconscia in tutti noi e questo, non so quanto involontariamente, è molto determinato dalla informazione di massa, ma creare degli schemi mentali troppo rigidi ci impedisce, altresì, di accorgerci quanto la generalizzazione stessa non sia infallibile e può condurci a seri errori di valutazione. Mi ricorda tanto una persona che, da piccola, sia stata morsa da un cane, condizionando inevitabilmente le sue opinioni, le sue disposizioni comportamentali nei riguardi di questo animale e la generalizzazione la porterà ad avvertire un timore irrazionale ogni volta che sarà avvicinata da un cane.
Klara, non pensi che anche dividere l'amore in maturo e immaturo sia nient'altro che una generalizzazione?
Per cui, non tendendo alla generalizzazione, sono un uomo, sono bello e non sono gay.
Ciao Klara.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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