giovedì 27 giugno 2013

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Cattivi consigli per “brave ragazze”

Quelle del mio sesso, spero, mi perdoneranno se le trattero’ come esseri razionali, invece di lusingarle per le loro affascinanti grazie, oppure considerandole come se non fossero capaci di stare da sole. Ma e’ ora di ribaltare un po’ qualche schema che’, a lungo andare, a forza di voler per forza apparire “brave ragazze”, si rischia di perdere di vista un elemento indispensabile se, oltre che donne, si vuol essere anche persone: la cattiveria.

Fin da bambine ci educano a fare le brave; le delicate principesse, le incantevoli fatine, i gigli immacolati, le simpatiche gattine, eccetera, eccetera, eccetera. Da sempre ci preparano ad essere pronte per quella figura maschile, il principe (che’ ancora nella mentalita’ diffusa l’eterosessualita’ e’ un fondamento inossidabile e guai ad ipotizzare che una bambina possa crescere lesbica o bisessuale), che un giorno si degnera’ di posare il suo sguardo su di noi, scegliendoci come fossimo dolcetti esposti in una vetrina di una pasticceria.

Vi piace questa situazione? A me no. Ho provato a spiegarlo a Julinka, mia cugina, che una sera stava bevendo qualcosa in un bar con alcune amiche. Un giovane, seduto ad un tavolo vicino, era rimasto guardarla in modo persistente per oltre mezz’ora. Julinka lo trovava carino, era compiaciuta per quelle attenzioni, ma non faceva niente piu’ che restare li’, ferma, in attesa che il giovane le si avvicinasse e le dicesse “ciao”; perche’ secondo lei questo e’ l’atteggiamento giusto che le “brave ragazze”, rispettabili, devono avere.

E invece no! Cosi’ e’ come le hanno (erroneamente) insegnato a reagire in una cultura in cui le donne devono sempre mostrarsi come prede. Cio’ non ha nulla a che fare con il rispetto di se’ e con la rispettabilita’; ha a che fare con gli uomini e con la loro necessita’ egotica di essere perennemente cacciatori. Ha a che fare con un modello comportamentale per cui la donna deve pazientemente attendere che la decisione la prenda qualcun altro, che ovviamente e’ sempre il maschio.

Julinka, per ribaltare gli schemi, avrebbe dovuto prendere lei l'iniziativa e andare da quel ragazzo, piuttosto che restarsene li’, passiva, ad aspettare di essere scelta come un oggetto in vetrina. Questo non avrebbe significato comportarsi da ragazza "facile", come le e’ stato ripetuto piu’ volte dai suoi genitori. Avrebbe significato semplicemente avere ben chiaro che cosa in quel momento le piaceva e, soprattutto, avere il coraggio di mostrarlo. Sono certa che quel ragazzo avrebbe apprezzato. Ma anche se cosi’ non fosse stato, se anche quel tizio fosse stato abituato a pensare che le ragazze che prendono l’iniziativa sono solo delle troiette, per Julinka non sarebbe stata una gran perdita. In fondo quale donna vorrebbe mai accompagnarsi ad un buzzurro che la pensa in tal modo?

Ma l’episodio di Julinka e’ solo uno dei tanti esempi che potrei fare. Anche alla mia collega, Terez, e’ accaduto qualcosa che puo’ essere attinente all’argomento, anche se la situazione era completamente differente. Terez era seduta in un ristorante e stava attendendo che arrivasse un amico che l’aveva invitata a cena. Purtroppo l’amico le aveva appena telefonato dicendole di essere rimasto bloccato nel traffico e che quindi avrebbe ritardato. Per l’occasione Terez aveva scelto d’indossare quello che viene comunemente chiamato un vestito estivo. Niente di volgare, solo un po’ sexy: leggero e aderente al corpo, che faceva risaltare le sue forme.

Un uomo, seduto ad un altro tavolo, vedendola sola, chissa’ che cosa ha pensato ed ha iniziato a guardarle con insistenza la scollatura e le gambe. Mi ha raccontato Terez che ogni tanto gli si poteva intravedere sulle labbra la smorfia di un sorriso compiaciuto e per questo lei si sentiva impacciata, nervosa… "sporca". Quello sguardo e quel sorriso beffardo la facevano sentire come un pezzo di carne in mostra sul banco di una macelleria. E in quel momento avrebbe voluto poter semplicemente scomparire.

E invece no! Cosi’ e’ perche’ ha imparato (erroneamente) a sentirsi a disagio in una cultura dove la condotta di una donna viene giudicata in base ai vestiti che indossa, ed e’ quindi ritenuta responsabile, qualora indossi un abito sexy, se diventa oggetto di molestie. Per ribaltare gli schemi, invece di voler sparire, Terez avrebbe dovuto mostrarsi lei stessa aggressiva, iniziando a guardare il suo morboso ammiratore con insistenza, cercando di imitare lo stesso sorriso compiaciuto. Un atteggiamento del genere, inconsueto, lo avrebbe fatto sentire come un oggetto sessuale a buon mercato, e con grande probabilita’ anche un po’ disorientato. Con certi tipi la tecnica dell’"occhio per occhio" funziona sempre ed e’ assai meglio (e molto piu’ divertente) di quella di porgere l'altra guancia.

Ma non sono sempre gli uomini i responsabili di situazioni in cui le donne si comportano in un modo che secondo la mia opinione e' sbagliato. Una delle mie sorelle, Melitta, ad esempio, un giorno stava entrando in una banca. Un uomo, che stava uscendo proprio in quel momento, le ha mantenuto aperta la porta per farla entrare, offrendole il passaggio. Tuttavia Melitta si e' sentita offesa! Ha guardato l’uomo in malo modo e non lo ha neppure ringraziato. Perche’? Perche’ Melitta non ha bisogno di nessuno che le apra la porta. Lei dice di essere indipendente e forte, esattamente come un uomo, e perfettamente in grado di fare le cose da sola. E’ cosi’ che, secondo lei, deve comportarsi una vera femminista!

E invece no! Cosi’ e’ come (erroneamente) alcune donne si comportano in una cultura in cui si diventa talmente diffidenti nei confronti degli uomini da non poter accettare da loro neppure un semplice gesto d’educazione. Ma una donna che meccanicamente si arrabbia perche’ lui le apre galantemente la porta non e’ una vera femminista. E’ solo una donna ossessionata, e la sua rabbia e’ cosi’ generalizzata contro tutti gli uomini che vede inimicizia e negativita’ anche in quello che potrebbe essere un semplice atto di gentilezza e cortesia. E cosi’ riesce a riflettere la propria ostilita’ sull'altro sesso, imputandogli ogni colpa. Ma tutto cio’ non ha nulla a che fare con quello che possiamo o non possiamo fare da sole. A nessuno, donna o uomo che sia, dovrebbe dispiacere un atto di gentilezza, tanto che anche una donna potrebbe tranquillamente aprire la porta a un uomo senza per questo sentirsi meno femminile. E io credo che siano molte quelle che ancora devono imparare a godere di un complimento senza considerarlo automaticamente una forma di sessismo. Tuttavia, allo stesso tempo, anche molti uomini avrebbero bisogno di imparare la differenza che c’e’ tra un commento o un gesto lusinghiero ed educato, e un atteggiamento sessista ed offensivo.

Ma e’ quello che vi diro’ su Aneska, una mia cara amica, che piu’ di tutto fa capire come ostinarsi ad essere “brave ragazze”, alla fine si tramuti in qualcosa di frustrante e offensivo, sia per la nostra dignita', che per quella di chi ci sta vicino. Aneska, a letto con il suo compagno, non scopa. Anzi, per essere piu’ precisa, dovrei dire che mentre lui la scopa, lei passivamente sta ad “osservare”. Non si eccita, non arriva mai a godere, pero’, comunque, geme e finge per compiacere il suo amante. Aneska, e’ convinta di essere frigida, ma "accetta" il sesso come un dovere. Lei dice che non ha bisogno di godere davvero, fisicamente, ma e’ felice se il suo compagno arriva all’orgasmo, perche’ a lei interessa che lui stia bene.

E invece no! Cosi’ ha imparato (erroneamente) a pensare in una cultura in cui il piacere di una donna e’ secondario; qualcosa in piu’ che se accade, quando accade, va bene, ma se non accade, in fondo, fa lo stesso; l'importante e' che l'uomo sia convinto, anche tramite la finzione, di averla soddisfatta e quindi di essere un grande scopatore. Il piacere di Aneska, invece, come quello di ogni donna, e’ indispensabile, essenziale, irrinunciabile, e il suo corpo merita di essere soddisfatto tanto quanto quello del suo compagno. Per ribaltare gli schemi, dunque, non dovrebbe esitare a parlargli, anche a costo di ferirlo, dicendogli in modo schietto e sincero che deve impegnarsi di piu' per far godere anche lei, senza temere la sua reazione, in quanto una donna non e’ un ricettacolo per il desiderio e lo sperma maschile.

Ecco, queste sono solo alcune situazioni in cui tante donne si trovano. Donne che per apparire “brave ragazze”, "buone", “pazienti”, "politicamente corrette", “comprensive” e tutto cio’ che e’ “rassicurante” per l’altro sesso, hanno reazioni sbagliate, frutto di un condizionamento culturale patriarcale e maschilista. Quando invece basterebbe ribaltare gli schemi per ottenere, probabilmente, la soluzione a molti problemi. Perche’ arriva il momento in cui bisogna dire basta; basta con la rassicurazione, basta col voler apparire “brave”, basta con tutto cio’ che e’ rassicurante per il maschio. Perche’ e’ necessario essere anche cattive se non addirittura inquietanti.

Il mondo ha anche bisogno di donne-streghe che "spaventino", e non solo di donne-principesse che rassicurino sempre e comunque. Donne che osino chiedere agli uomini quello che gli uomini non si aspetterebbero mai; donne che si propongano anche a rischio di essere respinte; donne che siano attrici di complimenti e di gesti galanti senza per questo sentirsi meno femmine; donne che parlino chiaro ed esigano di godere pienamente del sesso; donne che rifiutino di essere semplicemente scelte, ma che scelgano prendendo l'iniziativa e che non si accontentino di essere considerate soltanto oggetti di attenzione. Ma che anche, diversamente da Melitta, non interpretino l'indipendenza come ostilita’ o indifferenza verso l’altro genere.

2 commenti :

nivola ha detto...

Poi forse ritornerò con più calma.
Ma ora... Klara, se io lusingo una donna per le sue affascinanti grazie e le riconosco del fascino, non vuol dire che non la tratto come un essere razionale. Oltre ad essere razionale è anche affascinante, il che non guasta.
Mi piacciono le brave ragazze, soprattutto quando sono un pò monelle.
ciao Klara

moreno mo ha detto...

Buon giorno Klara
Io credo che il problema principale sia la mancanza di dialogo.
Se recitiamo ruoli fittizi, imposti dalla morale comune, è proprio perchè non riusciamo ad instaurare un rapporto diretto e sincero.
Non è vero che le donne ci piacciono "brave ragazze" ci piacciono troie, quando facciamo sesso una donna attiva è molto più eccitante e appagante di una che subisce senza alcuna partecipazione. E quelli che usano il termine troia come dispregiativo o stanno mentendo per rispettare arcaiche regole "morali", oppure non amano il sesso. Collaborare per giungere all'orgasmo della partner non è un sacrificio, è un piacere, vedere il corpo contorcersi, i muscoli irrigidirsi, sino a quell'attimo in cui dagli occhi sparisce ogni traccia di raziocinio sostituito da un vuoto di piacere animale è estremamente appagante. E non per l'ego, perche"che bravo scopatore che sono", ma perchè anche noi uomini mentre facciamo sesso con voi lo "sentiamo".
Se impariamo a parlare instauriamo una complicità che ci permette di esplorare modi diversi di fare sesso, che magari intrigano entrambi ma che, per paura di essere giudicati male, nè uno nè l'altra proponiamo.
Credo sia ora di dirlo onestamente:a noi uomini le donne piacciono troie, a voi donne( perlomeno a quelle che ho conosciuto) gli uomini piacciono porci.
Saluti
Moreno

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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