giovedì 30 maggio 2013

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Ombre nella notte

Un’ombra si rifletteva e si dileguava, di tanto in tanto, distorta dalle increspature sull'acqua. Il vento spirava irregolare, ed io sedevo sulla riva ad osservare il calare del sole. Era il momento in cui tramonto iniziava a diffondere qualche sprazzo di tenebra fra gli alberi che tagliavano il cielo, pur senza squarciarlo del tutto.

Gli anni si rincorrevano, con foga, ma tutto restava immutato: il cielo, il fiume, la riva ciottolosa. L’aria, l’acqua e la terra, ma il fuoco del sole, quello, non riuscivo a piu’ sentirlo. Solo fremiti di gelo che mi si condensavano negli occhi di un azzurro sempre piu’ simile al ghiaccio, che nei giorni di tempesta sentivo tramutarsi in cristalli, impenetrabili, che non potevano essere scalfiti da alcunche’.

Era il mio tentativo di vivere, in qualche modo.

Durante il giorno, da lontano, osservavo le barche percorrere quel breve tratto di fiume abbracciato dal mio sguardo, ignare della mia presenza fino a quando si dileguavano, risucchiate dalle anse e dai vapori della nebbia. Percepivo che il tempo scorreva come l'acqua, e sapevo che l’intera esistenza altro non era che quella foschia che al mattino svanisce cosi’ improvvisa ed in fretta, da rendere impossibile ogni idea di immortalita’.

Tutto cio’ mi faceva ricordare che, una volta, qualcuno aveva scritto di persone che nella vita restano solamente ad osservare. Ed io mi sentivo proprio cosi’, una spettatrice, e spesso mi chiedevo se provassi del rimpianto per il tempo passato, ma la mia risposta era sempre la stessa: il mio tempo non era ancora giunto. Cosi’ i giorni mi scivolavano via, come scivolavano di mano i pesci quando cercavo di afferrarli nell’acqua. Non riuscivo mai ad agguantarli, pero’ restavo ancora li’ ad aspettarne altri.

Il sole andava ad adagiarsi, discreto, dietro le alte colline, salutando il giorno con, al suo seguito, una rossa scia di nubi fiammeggianti ed evanescenti. Qualche uccello inizio’ a schiamazzare, volando basso, quasi a sfiorarmi con le ali, ed un rivolo di vento mi si infilo’ tra i capelli, scompigliandoli: era la brezza della sera che mi alitava sul viso dove i riccioli ribelli si incollavano per l'umidita’, e gli orli dell'abito si agitavano irrequieti, aderendo alle parti inferiori del mio corpo.

La luce non era ancora scomparsa del tutto, che percepii la presenza di qualcuno. Mi resi conto di non essere sola, come desideravo. Scorsi l'ombra di un corpo esile, e quando l’ombra si fece avanti, potei associarle finalmente un volto: era una ragazza e sembrava avere circa vent'anni, anche se poteva trarre in inganno sull’eta’.

Al primo colpo d’occhio pensai che fosse magicamente uscita da una vecchia foto. Qualcosa dell’epoca in cui anch’io potevo avere piu’ o meno quell’eta’. La ragazza aveva persino un cappello di paglia, decisamente fuori moda, esattamente come avevo anch’io una volta, ad ampie falde che la brezza agitava lievemente.

Senza dire niente, venne a sedersi accanto a me; un lieve sorriso disegnato sulle labbra e gli occhi a perdersi nell'immensita’ che stava dipingendosi sempre piu’ di blu.

Il tempo, per un istante, si fermo’ e la riva del fiume si trasformo’ in quel luogo ideale e perfetto dove le anime potevano trovare ristoro, avvolte da una magica atmosfera in cui il tempo non ha modo di dettare limiti, lo spazio non puo’ imporre confini, e l'aria profuma di liberta’.

"Ciao", mi saluto’ la ragazza, ed io ricambiai il saluto, un po’ sorpresa.

Il vento aumento’ d'intensita’. Sentii un brivido di freddo attraversarmi tutta e d'istinto mi avvolsi le spalle con le braccia, mentre la ragazza prese a fissarmi, quasi con insistenza. Non riuscivo a nascondere un po’ d’imbarazzo. Ciononostante, pero’, quella presenza mi dava una piacevole sensazione, come di calore interiore.

Ritenni quindi fosse il caso di presentarmi. Poi, di fronte all'inaspettato silenzio della ragazza, mi scappo’ un: "E tu, non mi dici il tuo nome?".

"Preferisco di no", fu la risposta.

Mi stupii, e mentre ero sul punto di porle una nuova domanda, la ragazza mi anticipo’: "Perche’ si deve dare sempre un nome a tutto? Non sarebbe piu’ bello se un giorno mi ricordassi come ‘la ragazza del fiume’ o semplicemente come ‘un’ombra nella notte’?".

"Un’ombra nella notte?", replicai ridendo. "E’ cosi’ che ti piace farti chiamare? O forse ti diverti a spaventare le persone? Quanti anni hai?".

La ragazza mi fulmino’ con uno sguardo che riusci’ a scalfire perfino il mio. Era chiaro che non avrebbe risposto neppure a quella domanda; non intendeva far trapelare le sue sensazioni, ne’ fornire informazioni su di se’. Percio’ decisi di stare al suo gioco.

"Hai ragione, e’ meglio cosi’. Quindi neanche io ti rivelero’ i miei anni, e per una volta faro’ finta di non avere eta’", dissi ostentando un'aria sicura, anche se quella presenza si stava rivelando sempre piu’ enigmatica, e anche un po’ sinistra.

"Perche’?", riprese la ragazza. "Senti forse di avere un'eta’?". Il suo sguardo ora mostrava incredulita’ ed io mi sentii come smarrita. "Io non conto mai i giorni che passano", continuo’, "altrimenti il tempo mi sembrerebbe una gabbia. Preferisco invece sentirmi libera, anche dai limiti del tempo, cosicche’ tutto diventi possibile e piu’ facile: le idee, i sogni, o semplicemente tutto cio’ che talvolta pensiamo non possa accadere. Se dai al tempo il permesso di catturarti, allora poco a poco ti convincerai di esserne sua prigioniera, e la vita diventera’ una fortezza dalla quale non potrai fuggire. Perche’ il tempo in realta’ non esiste. Noi invece si’. Noi viviamo".

"E quali sono i tuoi sogni?", le chiesi allora interrompendola.

"Non faccio mai sogni impossibili, lontani dalla mia portata; non bisogna avere grandi pretese perche’ i sogni cambiano, come cambiamo noi, ogni giorno", rispose. "Anche se spesso si fa fatica ad ammettere che possano esserci dei limiti ai sogni. Cio’ che desidero e’ giungere alla fine della mia vita, convinta di aver fatto tutto quello che mi sono proposta di fare, senza perdere un solo giorno dietro ai sogni irrealizzabili, ma felice di aver lasciato una mia traccia in chiunque mi abbia conosciuta".

Le sue parole mi colpirono. Sapevo che quello che diceva, anche se mi bruciava dentro come l’alcol brucia su una ferita, era cio’ che anch’io probabilmente pensavo alla sua eta’, ma che per qualche ragione avevo lasciato scivolare nell’oblio. Percio’ decisi di non interromperla piu’, ed ascoltarla senza sentirmi obbligata, una volta tanto, ad essere io quella che doveva dare delle risposte. Accanto a quella ragazza mi sentivo libera.

L’ascoltai per tutta la notte, e lei mi parlo’ del suo desiderio di liberta’, della sua innocenza lontana e mai scalfita, dei suoi progetti, di cio' in cui credeva, e mi accorsi cosi’ di quanto ero cambiata io, e di come con gli anni mi fossi trasformata. L’ascoltai cosi’ tanto da perdere il senso del tempo, fin quando il grido dei primi uccelli mi desto' riportandomi alla realta’. Quasi mi stupii del repentino arrivo dell'alba: sembrava fossero passate solo poche ore da quando il sole era tramontato.

Dissi che dovevo tornare a casa, in fretta, ma quando feci per alzarmi, nella penombra, fui attratta dalla sagoma indistinta di un’altra donna, anche lei seduta come noi sulla riva, intenta ad osservare il fiume.

"Non siamo le uniche mattiniere", feci notare ironicamente.

"Lei e’ una prigioniera del tempo", disse la ragazza. "Da anni aspetta che qualcosa cambi nella sua vita e ogni giorno ripete le solite azioni: rispetta i soliti orari, frequenta le solite persone, assiste alle solite albe e ai soliti tramonti. Prima di morire non avra’ altro da ricordare se non il cielo, il vento e questo fiume, ma difficilmente si ricordera’ del calore del sole".

Sussurrai quasi a me stessa, con profonda amarezza: "Anch’io ho paura di restare prigioniera del tempo". Poi mi voltai per salutare, ma la ragazza gia’ non c’era piu’; era svanita. Perche’ e’ cosi’ che accade alle ombre nella notte, che come la foschia sul fiume si dissolvono al nascere del nuovo giorno.

6 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

racconto bello che fa riflettere. Mentre lo leggevo mi è sembrato di essere Dylan Dog (il mio personaggio preferito dei fumetti) che viveva una delle sue avventure spazio psico temporali.

Ciao Davide

traminer ha detto...

Bello! Klàra, con la fantasia sei sempre brava...:)
Deve essere affascinante trovarsi faccia a faccia con sè stessi a 20 anni (si, perché io l'ombra della notte la interpreto così, anche se magari è banale, anche se magari tu pensavi a tutt'altro, o anche a niente..). A patto però che tutto quello che ho fatto e soprattutto non ho fatto dai miei 20 sia rigorosamemte riservato, verboten per l'ombra... Sono sempre stato molto indulgente con me stesso per le cose fatte, per gli errori fatti, ma non per le cose non fatte, quelle non riesco a perdonarmele!

"..quindi neanche io ti rivelero’ i miei anni, e per una volta faro’ finta di non avere eta’"
E' vero, quando parli con te stesso, con la tua mente, non hai età. Sei semplicemente tu, senza riferimenti esterni, fuori dal tempo.
Bisogna leggere gli altri per capire sè stessi.. :)
Ettore / Traminer

Ciao Davide!

davide ha detto...

Caro amico Traminer,

"Ciao Davide!"

Grazie! Tanti saluti anche a te.

Ciao Davide

nivola ha detto...

Quali sono i tuoi sogni? te lo chiedo anch'io. Come te credo che sia giusto cercare sogni alla nostra portata, ma dobbiamo riservarci un solo sogno impossibile. Mi illudo di aver realizzato i miei sogni possibili. All'inizio mi sentivo appagato, ma poi ho capito che questo mi faceva prigioniero del tempo e capivo la mia età. Adesso ho un sogno impossibile, lo so che "probabilmente" è impossibile, ma non mi importa. Il solo fatto di averlo e crederci mi fa sentire più forte e più vivo. So di non essere prigioniero del tempo perché è dalla mia parte e mi può aiutare.
ciao Klara

nivola ha detto...

Sussurrai quasi a me stessa, con profonda amarezza: "Anch’io ho paura di restare prigioniera del tempo".

Sai Klara, mi sono chiesto se questa è una frase ad effetto per chiudere il post, o lo pensi veramente.

Buona serata ma dame

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Penso veramente ogni cosa che scrivo.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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