giovedì 2 maggio 2013

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Je suis tzigane et je le reste

Da piccola Anina viveva in clandestinita’. Oggi e’ una giovane donna che e’ riuscita, grazie a chi ha creduto in lei, ma soprattutto per il suo impegno, a cambiare la sua vita, trasformandola in un viaggio incredibile: da quando era mendicante per i marciapiedi di Lione ad essere finalmente ammessa alla prestigiosa Universita’ della Sorbona.

All'eta’ di sette anni, con la sua famiglia, Anina era arrivata in Francia dalla Romania e non parlava una parola di francese. Ha vissuto nei campi Rom, ha conosciuto l'esclusione, la discriminazione, il doversi nascondere e chiedere l'elemosina per le strade per riuscire a sopravvivere. Ma il suo destino e’ cambiato quando un insegnante, vedendola accattonare nelle strade di Bourg-en-Bresse, le ha porto una mano, e le ha offerto la possibilita’ di frequentare una scuola.

Rifiutata inizialmente dai suoi compagni di classe per le sue origini, ha reagito attaccandosi ancor piu’ allo studio. Lo ha fatto per una questione di orgoglio, per non soccombere, per dimostrare di non essere inferiore a nessuno, per non deludere chi aveva creduto in lei. E’ cosi’ che si e’ gettata anima e corpo sui libri, e questo l’ha portata a raggiungere traguardi che altri, meno motivati, a volte non riescono a raggiungere neppure durante i consueti anni di scuola, nonostante tutti gli impedimenti, culturali e linguistici che ha dovuto superare. Perche’ in modo intelligente Anina ha subito capito che lo studio, piu’ di qualsiasi altra cosa, l’avrebbe potuta aiutare a ritagliarsi uno spazio tutto suo, d’indipendenza e di dignita’, dove non sarebbe stata piu’ disprezzata per cio’ che era. Ed e’ quello che ha fatto.

Oggi, a 23 anni, la sua storia viene raccontata in un’autobiografia, “Je suis tzigane et je le reste”, scritta in collaborazione con il giornalista di RTL Frédéric Veille. Oggi, finalmente, da brillante studentessa Anina puo’ riscattarsi, e mitigare la vergogna di essere Rom che i suoi genitori le avevano trasmesso. Oggi, tutto quello che ha fatto per riappropriarsi della dignita’ che le era stata negata a causa della sua etnia, sta dando i suoi frutti. Nel mese di settembre, infatti, Anina e’ stata ammessa alla Sorbona e studiera’ per diventare magistrato: il suo sogno fin da quando era bambina. Perche’ come afferma lei stessa nel libro: "Il giudice e’ il portavoce del diritto, e della giustizia".

Questa storia di una persona semplice, povera, umile, partita svantaggiata in tutto, che non ha trovato l’aiuto dei soldi, o dei favori politici, o le strade preferenziali che vengono offerte solo a chi appartiene a una famiglia potente, e’ ancor piu’ emblematica e significativa di tante altre, perche’ dimostra che solo noi stessi, con l’impegno, la volonta’ e l’intelligenza, possiamo riscattare la nostra condizione, e migliorarla. Ed e’ per questo che Anina dovrebbe essere indicata come un esempio per tutte le giovani ragazze Rom, e non solo.

5 commenti :

rossoallosso ha detto...

sicuramente un esempio,ancor più il fatto che non rinnega le proprie origini.Le raccomando solo di non adagiarsi dato che,sicuramente da ragazza intelligente qual'è lo saprà,la lotta più dura inizia ora.

davide ha detto...

Caro amico Rossoallosso,

"sicuramente un esempio,ancor più il fatto che non rinnega le proprie origini.Le raccomando solo di non adagiarsi dato che,sicuramente da ragazza intelligente qual'è lo saprà,la lotta più dura inizia ora."

Vero. Una volta chi aveva studiato alla Sorbona trovava tutte le porte aperte, ora è più facile che trovi lavoro un bravo idraulico che un laureato alla Sorbona.

Anche se i cugini francesi stanno molto meglio di noi, pure loro sentono i morsi della crisi.

Però questa ragazza, essendo vissuta in un ambiente difficile, riuscirà a cavarsela molto meglio dei figli di papa cresciti nella bambagia.

Ciao Davide




Magnoli@ ha detto...

stupenda storia ...
un esempio per molti.

nivola ha detto...

"e mitigare la vergogna di essere Rom che i suoi genitori le avevano trasmesso"
Questa autoflagellazione, sinceramente, è una cosa che continuo a non capire.
E' sicuramente un'esperienza valida per tutti, uomini e donne. L'etnia, qui forse esalta di più il risultato, ma la vita da comunque a tutti un'opportunità e poi, con bravura, fortuna e incoscienza, ognuno deve riconoscerla e decidere se coglierla o meno.
E allora... un in bocca al lupo alla giovane Anina.
La Sorbona?... mi ricorda un cantante italiano sulle navi da crociera che ha fatto carriera nell'avanspettacolo. Aveva mentito anche lì (non si è mai laureato alla Sorbona).
ciao Klara

JT ha detto...

Non è mai una vergogna appartenere ad una classe sociale o vivere in determinate condizioni, vergognoso è chi giudica.
Cara Klara, quando si vive in un certo contesto, e tu dovresti insegnare, è la "tua" vita. Non è un problema di soldi o studi, sei abituato a quello, forse te ne accorgi solamente quando ne esci e vedi la differenza, in quel momento puoi dire, ma solo tu poi farlo, che hai vissuto diversamente.

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