martedì 30 aprile 2013

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Il fidanzato

Ricordo uno dei tanti “fidanzati” che ho avuto. Non era certamente quello che piu’ mi e’ rimasto dentro. Anzi, devo dire che, fra tutti, era decisamente il piu’ mediocre, tanto che di lui non riesco a ricordarmi piu’ neppure il nome. Tuttavia, in quel momento mi sentivo sola, e cosi’, quando lui si propose, piu’ per noia che per sentimento, gli dissi di si’. Ma fin da subito ebbi la sensazione che la storia non sarebbe durata che il tempo di una breve vacanza.

Fra l’altro, quel tipo non era neppure il massimo dal punto di vista di quei dettagli che piu’ mi attraggono in un uomo (e lascio a chi legge immaginare quali), ma come ho detto, quello era per me un periodo strano, difficile; mi erano accadute cose poco simpatiche, e forse, proprio a causa di cio’, non possedevo la ponderatezza necessaria per fare una scelta meno azzardata. Un errore che poi, in seguito, non avrei mai piu’ ripetuto.

Comunque, la relazione, come previsto, duro’ non piu’ di qualche settimana, anche perche’ dopo un inizio in cui mi era parso minimamente interessante, almeno sotto il profilo dell’intelletto, con i giorni seguenti avevo a poco a poco preso consapevolezza dell’inconsistenza di quell’uomo: incostante, vuoto, privo di spessore, che parlava tanto ma diceva poco, prometteva di tutto ma non manteneva mai niente. In sostanza: un’emerita testa di cazzo. Un affabulatore che sapeva vendersi bene all’inizio, ma che esauriva molto presto tutto quanto il suo “carburante”. Inoltre, era anche stupido; mi cornificava, e gia’ questo era il segno di quanto fosse idiota. Ma soprattutto credeva che io non me ne accorgessi, forse abituato alle tante cretine che aveva frequentato prima di conoscermi.

Pero’ di una cosa sono tuttora certa: nonostante i suoi tradimenti, fatti piu' per dimostrare a se stesso di piacere alle donne che per fare un torto a me, sia fisicamente che sessualmente io rappresentavo per lui il massimo, e ovviamente non voleva perdermi. Non e’ cosi’ semplice, infatti, ritornarsene alla polenta scondita dopo aver preso l’abitudine ai manicaretti. Cosi’ era tutto un susseguirsi di bugie, inganni, e scalate sugli specchi per non essere sgamato nelle sue patetiche quanto squallide tresche. Anche perche' di lui, in realta', non me ne fregava proprio niente.

Comunque anche l'orgoglio vuole la sua parte, e quando la mia pazienza arrivo’ al limite (praticamente quasi subito), resami conto del tipo d’uomo col quale mi ero messa, iniziai ad avere schifo sia di lui che di me. Percio' lo mollai senza pentimenti, senza rimpianti, senza rimorsi. Anzi, con una sottile vena di soddisfazione che, ancora, quando ricordo questo episodio, mi fa sorridere. Ma lui non la prese benissimo, e per mesi continuo' a tornare alla carica, tampinandomi in modo quasi ossessivo, cercando ogni pretesto per incontrarmi, con la qui presente che invece lo sfuggiva, per evitare di avere con lui ogni contatto. Fino a che, cambiando citta’, risolsi definitivamente la questione. E li’ ebbe fine la tormentata storia che vi ho raccontato.

Anzi, ad essere sincera non fini' del tutto, ci fu un piccolissimo epilogo perche’ anni dopo lo incontrai di nuovo, per caso. Si era sposato con una donna fisicamente non attraente, a suo dire, e neanche intelligente, ma estremamente autoritaria. In sostanza una ciofeca rompicoglioni che lo comandava a bacchetta e gli faceva fare tutto cio’ che lei voleva. Sembra che questo tipo di donna abbia un notevole ascendente su un determinato tipo di uomo, e non ho mai capito il perche’. In ogni caso, avemmo modo di parlarci per un po', da soli, e la prima cosa che fece fu di lamentarsi per la sua vita, per sua moglie che non gli piaceva e che lo controllava in tutto perche' non sgarrasse. Un poveretto che mi fece quasi pena.

Gli chiesi il motivo della sua scelta, chi glielo avesse fatto fare, e perche’ mai avesse deciso di sposare una donna cosi’, che era tutto il contrario di quello che, per quanto ricordassi, rientrava nei suoi desideri. A quel punto lui mi aggredi’, verbalmente, dicendo che tutta la colpa era mia, di quella scelta e della sua vita di merda, perche’ l’avevo lasciato.

Ecco, questa e’ la storia. Niente di speciale. E' una storia sciocca che non vuol dire assolutamente niente o, forse, al limite, puo’ far riflettere sulle dinamiche che, nella vita, fanno prendere determinate decisioni invece di altre, quando si e' mossi dalla spinta dell’irrazionalita’ piu' che dal buon senso. Pero’, a leggerla bene, da questa storia se ne puo’ ricavare anche qualche spunto per ragionare meglio su qualcosa di piu’ attuale, piu’ importante e meno banale dei miei inconcludenti “amori” di quando ero un po’ piu’ giovane e gli uomini mi correvano dietro.

6 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

il caso del tipo che hai citato è abbastanza frequente. Mi capita spesso di vedere uomini (anche donne però) che si sposano con persone con le quali poi non vanno d'accordo.

Non dico meglio soli che male accompagnati, ma prima di fare certe scelte che ti cambiano la vita sarebbe il caso di pensarci su almeno due volte.

Ciao Davide

nivola ha detto...

La verità... è che le donne le conosci solo dopo il matrimonio, sotto quel velo bianco che fa da bozzo la donna si trasforma geneticamente e, quando la cerimonia è finita, non è più quella di prima :-))).
Dario Cassini (comico) disse che il matrimonio è l'arte di risolvere in due i problemi che da solo non avevi.
Sto scherzando naturalmente, ma stamattina il cervello ha deciso di non lavorare. Ripasserò più tardi.
ciao ragazzi

nivola ha detto...

Mi è piaciuto particolarmente questo passaggio:
"Non e’ cosi’ semplice, infatti, ritornarsene alla polenta scondita dopo aver preso l’abitudine ai manicaretti", tesoro ma quanto ti stimi! :-)
E... se avesse sposato te? Sicura che per lui sarebbe andata meglio?Ci sono uomini che passano la vita a lamentarsi delle proprie mogli e poi non potrebbero mai farne a meno, anche di quelle autoritarie e rompicoglioni. Uno dei due le palle le deve avere e devo ammettere che sempre più spesso è lei che dimostra di averle. Non ti crucciare, se lui doveva finire così, un pochino se lo sarà pure cercato. Sul mio vocabolarietto delle elementari alla voce "fidanzato" c'è scritto: "chi ha scambiato la promessa di matrimonio"... l'hai davvero promesso tante volte?
ciao Klara


Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: "Non dico meglio soli che male accompagnati, ma prima di fare certe scelte che ti cambiano la vita sarebbe il caso di pensarci su almeno due volte."

Nessuna (credo) ci ha pensato piu' di quanto ci abbia pensato io. Tanto che ho avuto piu' fidanzati lasciati che mariti. :)


@ Nivola: "ma quanto ti stimi!"

Se non mi stimo da sola, e' difficile che qualcun altro lo faccia al mio posto. Diceva mia nonna che le cose che si ritengono importanti dobbiamo accudirle noi stesse, altrimenti il rischio e' che vengano gettate via.

"E... se avesse sposato te?"

Impossibile! Sono io che non avrei sposato lui. :)

"Ci sono uomini che passano la vita a lamentarsi delle proprie mogli e poi non potrebbero mai farne a meno, anche di quelle autoritarie e rompicoglioni."

Che ci siano uomini cosi', lo so bene. E sono anche molti considerato il numero di miei ex clienti che, fra un piatto e l'altro (ma anche durante), non facevano che parlar male delle loro consorti, dalle quali, poi, tornavano sempre con quel senso di angoscia tipico di chi si sentiva in colpa.
Purtroppo non sono un uomo e non ti so dire perche' cio' accada. So soltanto che come donna, io sono totalmente diversa: se una persona non mi va, col cavolo che ci resto per piu' di 5 minuti. E quando me ne accorgo, fuggo senza dare neppure spiegazioni.

"l'hai davvero promesso tante volte?"

Il matrimonio? Assolutamente no. Il termine "fidanzato" mi aiutava a distinguere certi uomini con i quali intrattenevo una relazione, dai clienti. Una mera formalita' lessicale.


"se lui doveva finire così, un pochino se lo sarà pure cercato"

In effetti e' quello che ho pensato anch'io. Fra l'altro, pensavo che questa mia storia, usata come metafora, potesse essere fonte di riflessione per qualche elettore convinto del PD che ancora crede che il matrimonio del suo partito col PDL sia stato per colpa di Grillo. :)

nivola ha detto...

Forse perché non ho votato per il piddi, della metafora non mi ero proprio accorto. Comunque adesso che me l'hai fatto notare continuerò maldestramente a fingere di non saperlo. :-)
ciao Klaretta

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"In effetti e' quello che ho pensato anch'io. Fra l'altro, pensavo che questa mia storia, usata come metafora, potesse essere fonte di riflessione per qualche elettore convinto del PD che ancora crede che il matrimonio del suo partito col PDL sia stato per colpa di Grillo.:)"

Brunetta dice che PD significa partito domato, naturalmente da Silvio.

Ai dirigenti piddini piace farsi dominare da un uomo virile come Silvio. Più Silvione gli sculaccia e più sono contenti.

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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