martedì 19 marzo 2013

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Il vestito rosso di mia madre

Il ricordo e’ vivido, anche se avevo appena cinque anni. Mia madre aveva l'abitudine di stare davanti a quella vetrina a guardarlo ogni mattina quando mi accompagnava a scuola. Potevo vedere nei suoi occhi quanto lo desiderava, e potevo anche leggere nei suoi pensieri mentre se lo immaginava, perfetto, addosso.

E’ sempre stata una bella donna, mia madre, e a quei tempi era davvero nella sua forma migliore; sarebbe stato bene su di lei. Non ho mai capito perche’ non lo abbia comprato. Tutto quello che so e’ che improvvisamente smise di prendere la solita strada per accompagnarmi all'asilo. Solo qualche anno piu’ tardi ne compresi il motivo: c’erano priorita’ piu’ importanti di un vestito.

Questo di privilegiare le cose pratiche, rispetto a tutti i sogni che potesse avere, e’ qualcosa che ha continuato a fare anche dopo, per tutta la vita. Quell’abito, fra l’altro, non era nemmeno costoso: non era di marca e neppure di altissima fattura. Era un normalissimo, modesto, abito rosso esposto in un semplice negozio della piccola citta’ dove sono cresciuta.

Le cose a quei tempi non erano facili per noi. Mia madre non proveniva da una famiglia ricca, e doveva combattere duramente, giorno dopo giorno, perche’ potessimo cavarcela dignitosamente. Per questo cercava di non alimentare troppo i suoi desideri. L’unica cosa alla quale non ha mai rinunciato e’ stata la mia educazione, anche se in gran parte a quella ha contribuito lo stato.

Odiavo la nostra situazione. Il fatto che per questioni di soldi, quando ero piccola, lei abbia dovuto reprimersi e calcolare ogni spesa perche’ non sempre i soldi bastavano per tutto e’ una cosa che, ancor oggi, quando ci penso, mi crea un groppo dentro la gola. Ciononostante non mi ha mai fatto mancare i giocattoli per Natale, le scarpe nuove per il compleanno e tutto quello che, egoisticamente, le chiedevo perche’ la maggior parte delle mie compagne di classe avevano. Per non parlare del pesante senso di colpa sulle spalle di una bambina capace d’intuire che le cose erano a dir poco difficili, ma non abbastanza consapevole da rendersi conto che la colpa non era sua.

Ma ora non piu’. Ora quell’odio si e’ dissolto ed e’ accaduto tanto tempo fa, quando mi sono resa conto che le circostanze svantaggiate nelle quali sono cresciuta sono state anche i miei piu’ grandi punti di forza nella vita. Mi hanno plasmata ed educata. In nessun altro modo avrei potuto imparare cosi’ in fretta a vivere, e tutto cio’ che mi sarebbe stato necessario per arrivare a fare quello che, poi, ho fatto.

E cosi’, oggi, devo ringraziare quelle cose per le quali una volta ero infelice. Sono grata di essere nata e cresciuta povera. Sono grata che non ci fosse neppure il telefono in casa nostra, cosicche’ erano libri il mio unico lusso. Sono grata a mia madre perche’ cuciva i vestiti che non poteva permettersi di comprarmi nuovi, ma desiderava che fossi sempre in ordine e mi sentissi speciale. Sono grata di tutto quello che lei mi ha dato fino a quando, ribelle, ho scelto di andarmene per la mia strada. Sola. E sono grata anche a quella solitudine, di non aver accettato di sposare un uomo ricco, di quello che ho fatto dopo, e anche di tutto cio’ che la vita mi ha tolto.

Come potrei definirmi oggi? Una donna che si e’ fatta da sola? Molti credono che sia cosi’, ma come posso mentire a me stessa e far finta di essermi fatta da sola quando ho avuto il vantaggio di essere stata amata e sostenuta da chi ha creduto in me? No, nel modo piu’ assoluto non mi sono fatta da sola. Cio’ che mi ha costruita, oggi posso dirlo, e’ stato l’amore che ho ricevuto e che ancora fluisce, forte, all’interno della mia famiglia.

Non fraintendetemi: anch’io amo le belle cose, non sono un’ipocrita, ma le belle cose che ho posseduto, da molto tempo, non sono piu’ essenziali per la mia felicita’. I miei genitori sono essenziali per la mia felicita’. Le mie sorelle sono essenziali per la mia felicita’. I bambini che danno gioia alla nostra casa sono essenziali per la mia felicita’. Gli uomini che di tanto in tanto mi capita di amare sono essenziali per la mia felicita'. E i miei amici, il mio lavoro, e persino voi che mi leggete.

Questo e’ cio’ di cui non posso fare a meno, e che fa la differenza tra quello che mi serve per vivere con dignita’, e tutto il resto a cui posso benissimo rinunciare. E pur avendo avuto la fortuna di essermi permessa molte di quelle cose che avevo desiderato nei miei sogni d'infanzia, e che per un certo tempo hanno fatto da contorno alla mia esistenza, oggi non provo piu’ piacere a possederle, ma provo solo la soddisfazione di essere stata in grado di aver fatto tutto da sola. Da questo deriva la mia gratificazione: non da cio’ che possiedo, ma dalle sfide che ho dovuto affrontare per rendere veri i miei sogni.

E’ su quello che faccio che si basa la mia fiducia, non su quello che ho. Percio’, sebbene a volte mi piaccia scherzare sull’argomento, non ritengo di essere fra quelle persone che hanno bisogno costantemente di comprare oggetti per sentirsi bene con se stesse. O almeno, oggi non e’ piu’ cosi’. Per essere felice, oggi, mi basta l’opportunita’ di avere davanti nuove sfide da affrontare e vedere realizzati gli obiettivi che mi prefiggo. Perche’ in fondo si puo’ vivere con meno, molto meno, di quello che pensiamo ci sia indispensabile, sollecitati continuamente da stimoli esterni che ci inducono ad acquistare cio’ che in realta’ non ci e’ necessario.

Una delle frasi che mi trovo spesso a dire a chi affronta con me questo argomento e’: “Le cose migliori nella vita non sono alla portata tutti, e non si possono acquistare coi soldi”. E’ sulle relazioni e le esperienze significative che si basa una vita felice perche’, dopo un certo momento, gli oggetti materiali, tutti, perdono di significato e tendono ad affollare quei bisogni emotivi che, invece, erano destinati a supportare, in quanto la roba non e’ nient'altro che un sostituto per i desideri immateriali piu’ profondi che non riusciamo a soddisfare.

So di essere fortunata perche’ ci sono persone che dormono per strada, che soffrono la fame, che non hanno i mezzi per vivere una vita dignitosa. Non sono insensibile a tutto questo e conosco bene la situazione di coloro che devono lottare per il pane quotidiano. Non sono dunque estranea alla sofferenza che si respira ogni giorno, dopo averla provata io stessa, sulla mia pelle. Tuttavia, se ho una piccola consolazione e’ che non ho costruito me stessa sulla miseria di qualcun altro. Non l'ho fatto ereditando, o rubando, o corrompendo, o cercando favoritismi. Ho lavorato duramente, e anche se a qualcuno il mio lavoro puo’ essere sembrato moralmente sporco e indegno, quel poco che ho posso umilmente dire di averlo guadagnato onestamente.

E se oggi trovassi il modo di poter tornare indietro nel tempo, entrare in quel negozio e regalare a mia madre quel vestito rosso che tanto bramava, rinuncerei a tutto pur di poterlo fare. Grata che lei sia ancora qui, con me, e per tutto l'amore mi ha dato nel corso degli anni. Perche’ sono stati i sacrifici che ha dovuto affrontare a permettermi di essere oggi quella che sono.

15 commenti :

Flyingboy ha detto...

molto.. molto bello. Grazie per averlo condiviso con noi.

giuseppe perani ha detto...

In questo devo essere sincero tanto ti invidio, benevolmente si intende. Hai la fortuna di averla ancora ed è moltissimo per chi la mamma non ce l'ha da molto, troppo, tempo. Penso che anch'io per quel che sono oggi molto ha dipeso da lei, sia per quello che mi ha insegnato, sia pensando che avrebbe dovuto essere orgogliosa di suo figlio se avesse potuto vivere.
ciao Klara

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Beh, ho ancora la fortuna di averli entrambi, i genitori, anche se uno e' distante.
Comunque so che in Italia oggi festeggiate il papa', e io me ne sono uscita con un post su mia madre!
Attendo a questo punto Davide che, mammone com'e', scrivera' il suo solito commento che potrei gia' dirti adesso come sara': "Pregiatissima Chiara, ti seguo da tanto tempo, ma vedo che parli solo di tua mamma, e quasi mai di tuo papa'" :)

giuseppe perani ha detto...

festeggiano anche S.Giuseppe... su...impegnati un pò :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

San Giuseppe?
Il biblico cornutone? :)

giuseppe perani ha detto...

Si... quello. San Giuseppe lavoratore lo festeggiano il 1° maggio, ma sai che io con quello non c'entro.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Attendo a questo punto Davide che, mammone com'e', scrivera' il suo solito commento che potrei gia' dirti adesso come sara': "Pregiatissima Chiara, ti seguo da tanto tempo, ma vedo che parli solo di tua mamma, e quasi mai di tuo papa'" :)"

Mi sembra una richiesta ragionevole. Ci hai parlanto tantissime volte della tua nonna e tante della tua mamma. Mai o quasi del tuo papà. Credo che come tuo vecchio lettore abbia diritto ad un piccolo post sul tuo babbo.

Scherzi a parte ho trovato molto interessante quello che hai detto.

L'altro giorno ho visto un film che mi ha turbato profondamente "I bambini di Cold Rock (The Tall Man)".

La tesi di questo film è che è giusto strappare i bambini alle famiglie povere per darli a quelle ricche. Credo che l'articolo che hai scritto dimostri in modo inconfutabile che è vero il contrario.

Ciao Davide

P.S. ha volte mi domando se tu riesci a leggere nel pensiero.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"San Giuseppe?
Il biblico cornutone? :)"

Quanto sei ignorante in materia di religione.

Giuseppe non può essere cornuto, perchè Maria è sempre rimasta vergine.

Ciao Davide

Anonimo ha detto...

Bel racconto...
Chi soffre ha una visione della vita completamente diversa da chi non ha problemi, sa cogliere le sfumature e si approccia in modo completamente diverso soprattutto nei confronti degli altri (questo in linea generale).

Unknown ha detto...

bello... mi riconosco in molti passaggi.

che sono poi il vero senso del vivere.

anche se poi, nell'attraversare la vita, contano le inclinazioni personali.
perché, ad altri, inizi così in salita hanno solo provocato brama di accumulo.

un abbraccio

wgul

bodyzen ha detto...

Grandi Donne quelle come tua madre..... purtroppo sono in via di estinzione, ma la fortuna e la gioia di chi le ha avute come Mamma sono ancora una testimonianza della loro grandezza.

Grazie di questo post.

AstarSceran ha detto...

<<"San Giuseppe?
Il biblico cornutone? :)"

Quanto sei ignorante in materia di religione.

Giuseppe non può essere cornuto, perchè Maria è sempre rimasta vergine>>

spiacente di dirvelo.... ma ignoranti tutti quanti. Indipendentemente che Maria fosse o no vergine, comunque Giuseppe non fu mai cornuto perchè a metterla incinta non fu un uomo, ma furono gli alieni con l'inseminazione artificiale

nivola ha detto...

La verginità di Maria è un dogma della chiesa stabilito nel secondo concilio di Costantinopoli nel 553, quindi un pò troppo posteriore per poter verificare. Oltretutto Matteo nel vangelo ci dice che Gesù aveva quattro fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo 13:55)e che aveva sorelle, ma non dice né i nomi né quante erano (Matteo 13:56).
Sulla verginità di Maria qualcuno potrebbe aver bleffato.

davide ha detto...

Caro amico Nivola,

"La verginità di Maria è un dogma della chiesa stabilito nel secondo concilio di Costantinopoli nel 553, quindi un pò troppo posteriore per poter verificare. Oltretutto Matteo nel vangelo ci dice che Gesù aveva quattro fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Matteo 13:55)e che aveva sorelle, ma non dice né i nomi né quante erano (Matteo 13:56). Sulla verginità di Maria qualcuno potrebbe aver bleffato."

Poichè non è l'oggetto del post non voglio dedicarci molto spazio.

La questione della verginità di Maria è un fatto secondario, perchè ciò che conta è l'intervento divino nella nascita di Gesù.

Su questo tutti i vangeli sono concordi.

Poi uno può credere o non credere (c'è anche chi sostiene che Gesù non è mai esistito) ma questa è un'altra questione.

Quello che trovo incredibile è che mi capita ogni tanto di trovare chi crede veramente che dietro i fatti narrati dalla Bibbia ci siano gli extra terrestri.

Ciao Davide

nivola ha detto...

Ciao Davide, so benissimo che non c'entra nulla con il post. E' che essendo deviato su quel pover'uomo di San Giuseppe cornuto biblico, un pò per solidarietà, mi piace pensare che dopo il primo incidente si sia rifatto. Anche se temo che arriverà qualcuna a dire "mater semper certa est, pater numquam".
comunque si, è meglio se torniamo al vestito rosso.
ciao

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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