sabato 9 marzo 2013

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Il giorno dopo

Il solo fatto che esista una Giornata Internazionale della Donna e' la palese confessione di un senso di colpa. E’ come dire: "Sappiamo che le donne sono spesso trattate come merda; sappiamo che non si sta facendo abbastanza per fermare la violenza, l'odio, l'oppressione, l'ingiustizia e le disuguaglianze a cui vengono quotidianamente sottoposte; cosi’ si e’ deciso di dedicar loro un intero giorno per festeggiarle”.

Donne di tutto il mondo, rallegratevi, or dunque; chi quotidianamente vi considera persone di serie B, per un giorno fara' finta di tenervi in considerazione, omaggiandovi, stimandovi a tutto tondo.

Per questo non ho mai tollerato l’8 marzo. Non solo perche’ e’ l'ammissione di questa colpa, ma perche' e' di per se' offensivo. E’ come se si volesse lottare contro la discriminazione usando un altro tipo di discriminazione: la donna separata dal resto dell'umanita', come una specie messa sotto tutela.

Da questa giornata, della quale immancabilmente ci si dimentica il giorno dopo, emerge quindi chiaro un concetto: la donna e’ una disabile che ha bisogno di stampelle per camminare. Percio’ una bella pacca sulle sue fragili spalle, dal momento che, si sa, ha bisogno di essere costantemente incoraggiata, protetta, aiutata, rallegrata, con tutte quelle sdolcinatezze banali intrise d’accondiscendenza ed ipocrisia.

L’8 marzo e’ il nostro giorno e dobbiamo celebrarlo, che ci piaccia o no. E’ fin dal giorno prima tutti quanti, da eminenti parlamentari a scrivani improvvisati su Facebook, si sperticano a indirizzarci una parola, un pensiero, un riconoscimento. Per non parlare dell’industria televisiva e pubblicitaria che ci dedica cartelloni a tutto campo per cantare le nostre preziose lodi. Persino i capi religiosi, nelle loro omelie, fanno a gara per non dimenticarsi di predicare affinche’ si onori “la costola obbediente” di Adamo. E cosi’ via, fino a che, con le coscienze placate, tutti possano finalmente dormire meglio la notte a venire.

Ed accade ogni anno, senza che nessuno si interroghi su una questione fondamentale: che cos’e’ che si celebra esattamente?

Che una donna su tre in tutto il mondo venga regolarmente picchiata o stuprata (secondo le statistiche delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne)?

Che fino al cinquanta per cento delle violenze sessuali vengono commesse contro ragazze che hanno meno di sedici anni?

Che per il trenta per cento delle donne la prima esperienza sessuale e’ fatta sotto costrizione?

Che centoquaranta milioni di ragazze e donne nel mondo subiscono mutilazioni genitali?

Che nel mondo ci sono piu’ di sessanta milioni di spose bambine, costrette a sposarsi e fare sesso con uomini piu’ anziani che non desiderano?

Che ogni anno quattro milioni di donne e bambine sono vittime della tratta sessuale?

Che circa un milione di donne e ragazze entrano nel mercato del sesso ogni anno?

Che una donna su due subisca avances sessuali indesiderate o altre forme di molestie sessuali sul luogo di lavoro?

Che ci siano ancora differenze nell'occupazione dovute al genere e discrepanze degli stipendi, anche nei paesi piu’ avanzati, cosicche’ le donne sono pagate meno degli uomini per fare lo stesso lavoro?

Che in molti luoghi esista ancora il delitto d’onore che si prende la vita di ventimila donne ogni anno?

Che il mondo della politica e delle istituzioni si pronunci ancora principalmente col testosterone?

Che in molte culture le donne sono ancora viste solo a scopo di riproduzione, e non hanno alcun diritto sui loro corpi?

Che molte donne ritengono che la violenza domestica sia giustificata in determinate circostanze e consciamente o inconsciamente, adottano un comportamento che rinforza il sistema patriarcale del quale sono esse stesse vittime?

Che in molte culture l'istruzione delle ragazze non e’ una priorita’, per cui le femmine vivono una situazione di svantaggio educativo?

Che esista l’aborto selettivo e in alcuni paesi vi sia una preferenza per i figli maschi?

Che la discriminazione sociale e giuridica nei confronti delle donne persista in tutto il mondo, e sia di ostacolo allo sviluppo?

Che ogni anno piu’ di mezzo milione di donne - circa una donna ogni minuto - muoiano a causa di complicazioni della gravidanza e del parto, il 99% delle quali nei paesi in via di sviluppo?

Che milioni di donne vivano in condizioni in cui vengono private dei loro diritti umani fondamentali, e tutto questo solo per il loro genere?

Allora? L’anno prossimo vorremo festeggiarlo ancora questo 8 marzo, oppure sara' meglio che lo trasformiamo in una giornata di lutto?

15 commenti :

Ermete ha detto...

sono pienamente favorevole alla parità nella gestione della famiglia. Vanno divise a metà le spese in comune. Se si è deciso che gli stipendi di entrambi vanno nella cassa comune vanno divise a metà anche le ore di lavoro, tenendo conto sia di quelle passate in fabbrica che quelle passate a fare le faccende domestiche. Se uno dei due lavora part-time recupera dedicando più ore a fare le pulizie in casa, fino ad eguagliare l'altro.
Se invece ogniuno si mette da parte il proprio stipendio vengono divise a metà le spese per la famiglia ed entrambi contribuiscono alle faccende domestiche in egual misura. Ma se uno dei due non ha i soldi per pagare la propria parte di spese deve essere facoltà dell'altro che deve sborsare anche parte dei propri risparmi richiedere che si sdebiti prendendosi carico anche di parte delle sue faccende domestiche.
Soluzione chiara e una volta per tutte per la parità in famiglia: un bel contrattino pre-matrimoniale e qualcosa di simile anche per tutte le coppie conviventi.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ommamma!
Sembrano i discorsi di mio nonno!
Ovviamente mio nonno era molto avanti coi tempi! :)

Ermete ha detto...

....anche mio nonno era molto avanti se è per questo. Ma magari i nonni di Tizio&Tizia no. Spero vorrai dare anche a loro la possibilità di mettersi al passo coi tempi. Poi se qualcosa è avanti o indietro coi tempi lo si rileva dai fatti reali quotidiani vissuti in prima persona, non da come li si sente raccontare. Ed inoltre oggi tutto ciò che è ovvio è molto al passo con i nostri tempi. L'idea del contrattino come succedaneo al buonsenso comune come inizio non mi sembra affatto male. Anche perchè proprio stando ai fatti, per i problemi grossi che ci sono in giro per il pianeta non posso farci materialmente nulla. Ma posso guardare se vicino a me ci sono situazioni di disparità che possono essere migliorate. E ce ne sono più d'una. Se dei due individui che formano la coppia uno passa metà della giornata al bar o a giocare al bingo e poi torna a casa e dice all'altro che si è fatto 10 ore di lavoro, che la parità prevede che i lavori in casa si fanno metà per ciascuno e poi al momento di pagare le spese gli sono rimasti guardacaso appena i soldi per le sigarette..... Questo sta succedendo in questo tempo e sono cose alla portata, poi quando abbiamo risolto questo, andando per gradi saremo maggiormente preparati a risolvere le grandi ingiustizie globali

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Capisco i tuoi problemi, ma questo cosa c'entra con quello che ho scritto io?
Forse il mio post e' un attimino piu' articolato e non riguarda la coppietta in cui lei sta a giocare a bingo e lui a lavorare 10 ore (o viceversa cosa alquanto probabile).
Io parlo di 140 milioni di donne mutilate nei genitali... riesci a metterle tutte in fila nella tua immaginazione? Io non credo.
Comunque questo spazio commenti e' fatto apposta perche' chiunque possa dire la propria. Sempreche' non ti trasformi in un Esau', che' altrimenti lo sai che cosa accade. :)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

la festa della donna non mi ha mai convinto e non credo che serva a molto.

Personalmente l'unica festa, relativa alle donne, che ho sempre apprezzato è quella della mamma. Almeno in quel caso puoi fare un bel regalo ad una persona a cui vuoi veramente bene.

Ciao Davide

Inneres Auge ha detto...

A me tutte le "giornate del" o "della" mi stanno qua. Hanno piuttosto una funzione commerciale o di pulizia momentanea delle coscienze. Il fatto che ci sia la giornata della donna è come se stesse a indicare una condizione di criticità perché si tratta di una specie in via di estinzione. Ovviamente non è così, perché la situazione anzi la condizione femminile è difficile in quasi tutto il mondo ma per fortuna non si tratta di una specie che fa storia a sé.

Anonimo ha detto...

che ne pensi di questo?

youtube /watch?v=8qGof6N1YwY

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Penso che non c'entra niente col post. Stavolta passi, perche' mi serve per dire che non ammetto piu' commenti OT. D'ora in poi tutto cio' che non sara' attinente al post (o al blog in generale) sara' cancellato, come ogni cosa provenga dal trollaggio.

Anonimo ha detto...

anche lì esiste la discriminazione, una ricerca italiana ha stabilito che l'80% o più delle vittime sono donne

Anonimo ha detto...

Per quel che mi riguarda non ho mai pensato ad un contratto matrimoniale.
Nel matrimonio ho solo pensato a dare tutto me stesso, accorgendomi, con il tempo, quanto una donna sia più furba e "cattiva" dell uomo che, peraltro, ha dato tutto quel che poteva...

PalomaBlanca ha detto...

L'unico strumento che può portare giustizia è la consapevolezza di ciò che è e di ciò che siamo e che siamo stati.
Ecco cosa ha causato il passaggio da una società umana inizialmente matriarcale incentrata sull'individuo più debole, in sintonia con i ritmi di vita naturale ad una società patriarcale, basata su una strutturazione gerarchica fintamente equa e invece dedita alla sopraffazione, molto più funzionale alla manipolazione delle masse e alla gestione del potere da parte di una minoranza elitaria che si comporta come un regista quasi invisibile dietro le quinte.

Il tutto raccontato in una tesi universitaria dalla dott.ssa Silvia Tonizzo dal titolo "I gufi non sono quello che sembrano"
Buona lettura!

http://tesi.cab.unipd.it/4254/1/I_gufi_non_sono_quello_che_sembrano.pdf

traminer ha detto...

Lo scorso 8 marzo ho preparato la colazione su un vassoio e l'ho portata a letto, dove mia moglie si stava svegliando. Come l'8 marzo 2012. E come tutti i giorni che sono venuti prima e dopo l'8 marzo di qualsiasi anno. Perché noi facciamo colazione a letto tutti i giorni, e l'8 marzo è il giorno che viene dopo il 7. A me non costa nulla mettere due tazze di té e dei biscotti su un vassoio, a mia moglie fa piacere e ad esser sinceri io ho scoperto che così faccio anche prima ad uscire di casa. Con buona pace di chi storce il naso perché si fanno le briciole...

Non abbiamo un contratto matrimoniale, cosa ci scriveremmo sopra? La suddivisione di soldi, pentole e lavatrici? I turni di aspirapolvere? Per quello abbiamo un equilibrio che si autoregola, se io cucino e lavo i piatti lei manda la lavatrice e stende il bucato. Il fatto è che la vita familiare è molto più di questo. La capacità di esserci, di sorreggere, di consigliare, di confortare, di criticare, la capacità di ascoltare, di dare e di chiedere aiuto, la capacità di dare sicurezza. Queste cose come le metti nel contratto? Però senza non c'è vita familiare anche coi cassetti pieni di soldi e di camice stirate. E queste cose non puoi averle senza un rapporto di parità, di stima, di fiducia e di rispetto reciproci. L'amore non c'entra. Si può amare l'altro/a ed arrivare ad usargli violenza. Ma se invece lo rispetti, non puoi fargli male.

E' giusto educare gli uomini al rispetto non solo fisico delle loro compagne, figlie e colleghe (le mamme sono le mamme, quelle non le tocca nessuno..), ma è anche necessario che le donne, quelle che possono, la smettano di accontentarsi di un rametto di mimose, di accettare una condizione di inferiorità loro per prime. Purtroppo ne conosco tante che lo fanno, per condizionamento culturale, o forse per mancanza di autostima. Dovrebbero reagire, se non per loro, almeno per aiutare quei milioni di donne di cui scrivi, che vivono in paesi e culture in cui il problema non è chi stira la camicia ma la possibilità di disporre della propria vita.
Questa cosa deve nascere dal basso e diffondersi, in maniera lenta ma irreversibile. E gli uomini dovrebbero partecipare non per "generosità", non come ci si iscrive al WWF per sentirsi migliori, ma perché non sanno quanto sia bello vivere con una persona che ti rispetta e non una che ti teme o ti sopporta..

Adesso però devo portare la vecchia strega a giocare a bingo, e nell'attesa faccio il solito giro lungo la statale....Tanto anche per quest'anno l'otto marzo è passato!
Saluti, Traminer

giuseppe perani ha detto...

Non credo che la giornata internazionale della donna sia la confessione di un senso di colpa... sarebbe forse troppo semplice.
E' la confessione che tutte le denunce che poni sopra ancora non hanno trovato una risposta. La giornata internazionale della donna è nata proprio come giornata di denuncia femminile per l'uguaglianza sociale, proprio per quei

giuseppe perani ha detto...

caspita... mi era rimasto un pezzo attaccato alla tastiera.


motivi che hai riportato,e la sua ragion d'essere oggi è che questa uguaglianza, ancora, è ben lontana dal realizzarsi. Interpretala a tuo modo ma non chiamarla festa, non lo è.
Lo sai che l'origine della mimosa come simbolo di questa celebrazione è italiana?

ciao Klara

traminer ha detto...

Un ultimo commento a post archiviato, ma magari qualcuno un giorno leggerà..
L'aspetto triste delle mimose dell'8 marzo è che la scelta della mimosa quale fiore povero facile da trovare a marzo, fu della recentemente scomparsa Teresa Mattei. Partigiana, iscritta al PCI fino a quando ne fu espulsa perché in dissenso con la politica filosovietica di Togliatti negli anni '50, da sempre impegnata nella tutela dei diritti delle donne, tanto che porta la sua firma in quando costituente l'articolo 3 della Costituzione Italiana:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."
E' triste che dopo 60-70 anni dalla scelta di un simbolo come volontà di riscatto, quel simbolo stia ancora li, troppo spesso pieno di polvere e senza i contenuti che avrebbe dovuto avere.

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A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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