mercoledì 27 febbraio 2013

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Il femminismo e la mia generazione

Barbara e’ una donna emancipata: finanziariamente indipendente, colta, libera, attivista per i diritti delle donne e, soprattutto, fiduciosa nella sua forza e nelle sue capacita’. Eppure si offende quando viene chiamata femminista, perche’ nella sua mente la parola e’ associata a quell’aggressivita’ irrazionale della quale, dentro di se’, si e’ formata l’immagine. Un'immagine che non rispecchia quello che e’ il suo approccio alla vita, e il rapporto che ha con gli uomini.

Viktor confonde il "femminismo" con il "lesbismo", o meglio con una forma caricaturale e un po’ truce del lesbismo. Per lui, le lesbiche sono donne insane, nemiche della mascolinita’, che uccidono la loro femminilita’ per cercare di sostituirsi agli uomini in tutti gli aspetti della vita. E’, la sua, una visione ostile e completamente sbagliata del lesbismo; un altro modo per discriminare le persone in base alle loro preferenze sessuali. Nessuna delle mie amiche lesbiche, infatti, odia gli uomini, e certamente nessuna vuole "sostituirsi" a loro. Sono donne che, semplicemente, sono attratte da altre donne, sia sessualmente che sentimentalmente. Niente di piu’, niente di meno. Viktor se ne faccia una ragione.

Gizella, d'altra parte, e’ orgogliosa quando si definisce femminista. Se potesse, lo griderebbe in ogni occasione, ovunque. Eppure, anche se sostiene di credere nella parita’ con gli uomini, ammette senza vergogna che preferisce consultarsi con un medico di sesso maschile ogni volta che deve curarsi perche’ (dice) "si fida di piu’". Ma non e’ tutto: se scopre che il pilota dell’aereo sul quale deve volare e’ una donna, si innervosisce perche’ e’ convinta che "gli uomini siano migliori in alcuni settori", e questo non ha niente a che fare col patriarcato, ma (sostiene) "e’ un fatto evidente, che noi donne dobbiamo riconoscere".

Per quanto riguarda Daniel, invece, e’ quello che mi piace chiamare “uomo femminista”, e lo e’ sia nella teoria che nella pratica. Non solo crede che le donne siano uguali agli uomini e dovrebbero godere esattamente degli stessi diritti, in ogni campo, ma ha persino cresciuto i figli con le stesse sue convinzioni. Eppure, ogni volta che condivide il suo punto di vista con gli amici, soffre moltissimo perche’ loro lo deridono e gli dicono di “fare l'uomo", come se “fare l’uomo” significasse umiliare le donne e trattarle come degli accessori.

Questi pochi esempi mostrano come sia le femministe che le anti-femministe abbiano contribuito ad alienare il femminismo fino al punto di farlo apparire ridicolo o, peggio ancora, un vuoto slogan fatto di concetti ostili all’uomo, al quale ovviamente l’uomo reagisce malamente, giustificandolo col sentirsi aggredito. Ammettiamolo: la situazione di tensione tra i due generi talvolta raggiunge il punto in cui le persone si barricano dietro le loro fortezze di immagini stereotipate, concorrendo cosi’ ad aumentare le incomprensioni, e un’inconscia reciproca aggressivita’.

Spesso mi viene chiesto cosa ne penso del femminismo di terza generazione, il cosiddetto "postfemminismo", al quale molti mi attribuiscono di appartenere, ed io solitamente semplifico in questo modo: “Alcune accavallano le gambe per far contenti gli uomini (sono le donne che si considerano oggetti). Altre escludono gli uomini dalla loro vita (sono le femministe della vecchia guardia). Poi ci sono le femministe di terza generazione, e sono quelle che attraversano l’abisso, al fianco degli uomini.

Il femminismo di terza generazione, che ha avuto inizio nei primi anni novanta e che continua ancora oggi, ha messo in evidenza sia la varieta’ delle donne che la loro unicita’. Ha Abbracciato la diversita’ e l’ha plasmata. Ha ridefinito il ruolo della donna cosicche’ si riappropriasse del controllo della propria sessualita’. Ha combattuto contro le rappresentazioni femminili stereotipate e codificate dai media, cosi’ come ha combattuto il linguaggio usato per etichettare le donne. Ma, cosa piu’ importante, ha riconosciuto il diritto - e la necessita’ – del femminismo di trasformarsi negli anni, cambiando e adeguandosi ad ogni generazione. Questo nuovo femminismo esprime anche importanti idee nelle quali mi riconosco, come i diritti delle transessuali e il positivismo del sesso, essendo riuscito ad evitare le trappole in cui era caduta la seconda generazione di femministe, che respingeva le nuove correnti della sessualita’, cercando di domarle e addomesticarle.

Conosciuta anche come Movimento di Liberazione della Donna, la seconda generazione del femminismo (esplosa negli anni Sessanta e Settanta, mentre la prima generazione si riferisce al periodo del XIX e dell’inizio XX secolo), e’ stata quella che piu’ di tutte ha promosso l’eterna lotta dialettica tra i due sessi. Una "reazione" del tutto normale e comprensibile considerato il contesto storico e sociale in cui il movimento nasceva ed agiva, ma che oggi e’ diventata inutile e controproducente. Non tutti gli uomini, infatti, sono dei macho. E soprattutto, non tutte le donne, purtroppo, sono femministe, perche’ spesso sono proprio le donne che, consciamente o inconsciamente, contribuiscono a rafforzare il sistema patriarcale.

In ogni caso non e’ piu’ accettabile consentire atteggiamenti estremisti. Le ideologie intolleranti e dal forte sapore talebano, alla fine diventano offensive per tutti, uomini e donne, e impattano negativamente su ogni relazione umana, perche’ induce i due generi a radicalizzare le proprie posizioni, senza cedere terreno per la paura che l’altro si approfitti. Cosi’, per reazione e non sentirsi sopraffatto, l'uomo indossa il mantello del macho, diventando antagonista non solo nei confronti delle donne, ma anche verso il suo stesso genere, e la stessa cosa accade specularmente per le donne che demonizzano gli uomini. Il risultato di tutto cio’ e’ che queste due posizioni, pur percorrendo sentieri molto simili, non si incontrano mai; continuano con le loro traiettorie parallele, all’infinito, portando con se’ tutta l'energia e il dinamismo che potrebbero scaturire da un incontro tra uomini e donne in cui non vi fosse pregiudizio. Sono percio’ posizioni condannate all'animosita’ e alla delusione, in quella che puo’ essere definita un’eterna situazione di stallo.

Ovviamente, non sto negando gli enormi ed importanti traguardi raggiunti dal femminismo degli anni sessanta e settanta. Ogni donna deve molto a quel che e’ accaduto in quel periodo, anche se non l’ha vissuto. Senza quelle coraggiose guerriere, senza le loro lotte, i loro pensieri e i loro scritti, le cose oggi sarebbero molto diverse ed io non sarei la persona che sono. Senza di loro, il mondo sarebbe ancora piu’ miserabile e schifoso di quanto in realta’ non sia. E non e’ una generalizzazione, la mia, perche’ non tutte le femministe della seconda generazione erano "nemiche dell'uomo”. Tuttavia cio’ che vorrei dir loro e’: "Grazie, ma ora che ci avete aperto la strada, abbiamo il diritto di fare le cose in modo diverso”.

E’ quindi possibile trascendere la maledizione del femminismo piu’ ostile e fare propri i concetti del femminismo di terza generazione, senza bruciarsi nel processo? E’ possibile trasformare parole minacciose, se non addirittura d’odio, in una forza evolutiva di modernizzazione? Sinceramente, io credo di si’. E’ sufficiente che evitiamo gli errori in cui altre sono cadute e che ne evitiamo di nuovi. E’ sufficiente che coinvolgiamo gli uomini in questa battaglia, facendo capire loro che il femminismo non e’ un monopolio delle sole donne, e che, soprattutto, non li danneggia. Al contrario: una donna sicura di se’ puo’ essere di supporto per tutta l'umanita’; per non dire quanto sia attraente un “uomo femminista”. Dobbiamo dunque reinventare positivamente il termine "femminismo", cosicche’ ritorni nuovamente ad essere cio’ che realmente e’ ed e’ sempre stato: un sinonimo di dignita’ per ogni essere umano.

Percio’, niente battaglia dei sessi. Niente guerre infinite su chi debba avere il ruolo dominante. Forse e’ giunto il momento che noi donne ci accontentiamo di un pareggio e che iniziamo una buona volta a sfidare noi stesse.

11 commenti :

Blindsight ha detto...

anch'io non amo essere chiamata femminista quando mi attivo per un diritto che riguarda noi donne, forse perché ho vissuto quella seconda generazione in età adolescenziale, a roma e circondata soprattutto da maschie-camioniste, oltre alle intellettuali (m'hanno pure menato una volta perché dissi che io non ero contro il maschio, che mi piaceva essere donna, madre ma pure femmina..).
in aereo me ne frego chi pilota, basta che ci siano professionisti in cabina, idem sotto i ferri in sala operatoria, o altrove: mai fatte queste distinzioni, manco da piccola, mi ci hanno pure educata tra l'altro.
dov'era senonoraquando domenica e lunedì scorsi? mi aspettavo sitin di donne fuori ogni seggio, contro berlusconi e tutti quelli come lui, sai quante donne una volta in cabina, se fuori qualcuno gli avesse ricordato un po' di diritti e soprattutto il femminicidio, non lo avrebbero votato? perché non se li è solo comprati i voti, il problema qui è che molte donne italiane lo hanno votato in cambio di una tv trash qual'è mediaset, invece chi c'era? e solo fuori al seggio dove ha votato il simbolo del trash italiano? 3 femen che gridavano basta silvio, e che ne hanno prese tante che le femministe italiane secondo me dovrebbero nascondersi non credi?
per il resto condivido la tua proposta, ciao laura

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Laura Raffaeli: 3 femen che gridavano basta silvio, e che ne hanno prese tante che le femministe italiane secondo me dovrebbero nascondersi non credi?

Lo credo eccome. Per questo a volte mi trovo a discutere con chi stigmatizza il comportamento delle Femen, e magari le piu' accanite sono proprio quelle che si autodefiniscono "femministe". Pero' il loro femminismo si limita a un blateraramento con la tastiera, col culo comodamente adagiato sulla sedia.
Il peccato delle Femen? C'e' chi dice che siano "pagate" dal sionismo internazionale. Puo' anche darsi, ma questo non lo so e lo ascrivo al tipico atteggiamento complottista che molti hanno nel web. Una cosa sicura che so, pero', e' che se conosco bene le donne il loro peccato originale (per le femministe e le non femministe) sta soprattutto nelle essere delle belle ragazze che non hanno problemi a mostrare le tette. :)

Alex67 ha detto...

Un tempo ero vetero femminista, poi con il tempo sono diventato un convinto maschilista
Il motivo è uno solo: le donne la parità la vogliono finchè torna comoda, quando non fa più comodo vogliono la differenza...

Quella dei sessi è una guerra che è meglio vincere anzichè perdere, anche con la violenza, tanto è quella che fanno pure loro, quando possono

Tutto il resto sono solo pippe mentali

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Una cosa sicura che so, pero', e' che se conosco bene le donne il loro peccato originale (per le femministe e le non femministe) sta soprattutto nelle essere delle belle ragazze che non hanno problemi a mostrare le tette. :)"

Una cosa che ho sempre notato, è che una donna brutta non perdona mai a una donna di essere bella.

Naturalmente anche tra maschi ci sono tante invidie e lotte, ma non ho mai riscontrato quella cattiveria che talvolta ho visto fra donne. Te lo dice uno che lavora in un posto dove le donne sono in netta maggioranza.

Ciao Davide

Blindsight ha detto...

@davide: la stessa cattiveria c'è tra voi uomini, mi sembra che sia l'unico punto in comune tra i sessi questo della competizione e rivalità, sia che si tratti di misure delle nostre tette che di quelle dei vostri piselli.
@chiara: delle femen non m'importa chi le mandi, come non mi interessa sapere chi sostiene e paga senonoraquando, che si limita a spot (pure costosi e inaccessibili a tutte le donne disabili sensoriali italiane, vedi l'ultimo spot contro la violenza girato dalla comencini - quello con "ti amo, ti amo, ti amo.. non ti amo più" e per il quale un anno fa chiesi sottotitoli e audiodescrizione, visto che poi sotto lo stupratore ci finiamo più facilmente noi donne cieche e sorde che in italia siamo tantissime!).
qui si vive di spot, slogan e qualcosa nel web, nient'altro, so solo che le femen si spogliano anche per reclamare il diritto alla propria dignità, che proprio B. ha messo sotto le scarpe di ogni maschio italiano, vedi dalle sue tv al suo life style (dove di tette al vento ce n'è una quantità industriale), le "femministe" italiane di cosa si sono spogliate? cosa si sono tolte per far emergere una realtà agghiacciante quale la vita delle donne italiane? non dico di mettersi a tette all'aria, ma almeno un po' di tempo se lo potevano togliere e impiegarlo per ciò che ti dicevo prima (infatti nella regione lazio le donne sono pochissime pure stavolta, e alza la media M5S gli altri .. altro che rinnovamento!).
le donne italiane vanno rieducate, lo so di tirarmi addosso l'ira di tutte e tutti, ma è ciò che penso, da donna libera dentro a incastrata fuori, a differenza di tante donne italiane incastrate dentro e pseudolibere fuori (autentici prodotti del berlusconismo, purtroppo alla seconda generazione!).
non sono i maschi da rieducare, loro li educhiamo noi da quando nascono e succede questo su tutto il pianeta, siamo noi donne italiane che dobbiamo rieducarci, forse riusciremmo a crescere nuove generazioni di maschi autentici, e non questa banda di "matte isteriche" impauriti dalle donne, assetati di potere e di poltrone, incapaci di gestire una nazione dalle loro stanze piene di bottoni ma capacissimi di massacrarti se non hai un pisello).
le mamme italiane vanno salvate e recuperate, abolirei invece le mammaminkia italiane, quelle il cui mondo gira intorno a "figghiu mio" o "a figghia mia è chiù bella e tutte" (generazioni intere di aspiranti calciatori e veline da anni in coda per un casting, o avvocati e ministre - visto che in italia da un campo di calcio passi a un ministero, idem per una velina..- il massimo della goduria per una mammaminkia).
non possiamo non considerare queste mammaminkia, sono troppe e hanno pure cucciolato! :)
ovvio che il discorso è molto più lungo, però anche se non stata certo breve, ti ho detto come la penso sulle femministe italiane, sulle donne e i maschi italiani e sulle femen, ma è solo la punta dell'iceberg (hai visto presa diretta la scorsa domenica? da non perdere per capire meglio l'italia, le sue donne e i suoi governanti uomini, vedrai che non dico balle http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=3&day=2013-02-24&v=183865&vd=2013-02-24&vc=3).
ciao! laura

davide ha detto...

Cara amica Blindsight,

"@davide: la stessa cattiveria c'è tra voi uomini, mi sembra che sia l'unico punto in comune tra i sessi questo della competizione e rivalità, sia che si tratti di misure delle nostre tette che di quelle dei vostri piselli."

Probabilmente hai ragione. Però nella cattiveria delle donne verso altre donne noto un qualcosa di più che mi sembra di non cogliere far maschi.

Ciao Davide

giuseppe perani ha detto...


Non ho capito quale abisso insieme le donne e gli uomini devono attraversare.

Il primo femminismo è sicuramente quello più difficile e fondamentale, quello dei diritti civili Spesso, nello specifico dell'Italia, si fa riferimento al diritto di voto che alle donne è stato riconosciuto nel 1946 con il referendum per la Repubblica... senza ricordarsi però che quei maschilisti degli uomini se lo sono visto riconosciuto nel 1912 se avevano compiuto 30 anni, per cui tra due guerre mondiali e la guerra per “l'impero” nemmeno gli uomini italiani hanno realmente e liberamente determinato la loro storia fino al secondo dopoguerra.

Capisco negli intenti il secondo femminismo, molto meno nei modi. Il muro contro muro delle femministe nemiche degli uomini mi sembra eccessivo.

Credo che sia molto importante quello che definisci il femminismo di terza generazione, perchè ci sono ancora discriminazioni più o meno subdole da affrontare. Eclatante la violenza sulle donne, ma appunto esistono altre discrimazioni più striscianti. Dati per ormai acquisiti i diritti civili c'è ancora, parlo sempre dell'Italia, la difficoltà di realizzarli concretamente e concigliarli.
Un esempio è quello del lavoro (non per forza di carriera lavorativa) e della maternità quando sulla carta è ben definito. Dopodichè nel mondo reale alla richiesta di un part-time, per coniugare le due cose, ancora oggi magari non viene espressamente negato, ma la donna viene subdolamente invitata a starsene a casa con i suoi figli... (vissuto). Soprattutto in questo particolare momento le prime ancora a lasciarci il posto sono le donne...
Devo anche dire che questa discriminazione è fatta non solo da un uomo su di una donna, ma troppo spesso da donna a donna (vissuto). Ricollegandomi a quello che ha scritto Davide, riconosco alle donne un senso della competizione molto più forte che negli uomini, sarà per genetica o perchè da sempre abituate a dover conquistare ogni risultato. Sta di fatto che anche tra, a parole, amiche, due donne in competizione non si lesinano spregiudicatezze che gli uomini manco si sognano.
Questa “debolezza” è spesso sfruttata da uomini, ma anche da donne per un vantaggio personale.

Al di là delle ormai citatissime Femen, mi piace pensare che il nuovo Parlamento italiano costituito da più del 31% da donne (è la prima volta) sia un buon caso di “femminismo”... buon lavoro.

Ciao Klara.

omagmapur ha detto...

Inzomma, mi arriva sta mail stizzita in tempo reale che conclude in tutta risposta "lei può essere e pensare quello che vuole ...eccetera senza bisogno di dirlo a me. Tra l'altro, io non sento nessun bisogno che lei me lo dica."
Bhe, alquanto freddato negli entusiamsi per non dire amareggiato mi son messo a surfare sul web alla ricerca di qualcosa che smentisse o confermasse le mie sensazioni, e banalmente digitando "femminismo" mi son imbattuto nel tuo blog.
Blog profondo, variegato, leggero, destrutturante per il tuo tocco e quello di chi posta; confesso che leggendo quà e là mi son anche sentito a nudo, a volte in quanto maschio, spesso in quanto umano.
Grazie!

Ah, siccome sono una scimmia curiosa e sto cercando di trovare una mia via nel mondo unendo l' agricoltura (nella fattispecie apicoltura) e la fisioterapia-naturopatia muoio dalla voglia di sapere in che ramo dell' agricoltura hai messo radici, se si può dire!

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Alle curiosita' rispondo solo nelle sedi appropriate. Per il momento solo in FB e a coloro che hanno ottenuto nel tempo la mia fiducia.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ omagmapur: Blog profondo, variegato, leggero, destrutturante per il tuo tocco e quello di chi posta; confesso che leggendo quà e là mi son anche sentito a nudo, a volte in quanto maschio, spesso in quanto umano.
Grazie!


Grazie a te per essere passato di qui. :)

Marco ha detto...

Che grande articolo.
Propongo un aggiustamento terminologico, anche se il parallelo anche morfologico fra la parola "maschilismo" e quella "femminismo" resta.
Chiamiamo "maschilismo" il movimento per i diritti maschili, "femminismo" quello per i diritti femminili (che implicano la parità), "machismo" l'idea di superiorità dell'uomo e "suprematismo femminile" quella simmetrica della donna.
Ah se davvero si potesse fare politica linguistica dall'alto in basso come si programma un pc!

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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