venerdì 18 gennaio 2013

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Quello che c’e’ da dire sulle kommunalke, sui negozi a Venezia, e sul “Ce lo chiede l’Europa!”

Iniziamo col parlare della Kommunalka. Per una definizione precisa di questo termine rimando, chi conosce almeno qualche lingua, a Wikipedia. Comunque, per farla breve, le kommunalke (o kommunalki come in russo sarebbe giusto dire al plurale), si riferiscono a una forma particolare di coesistenza, di solito in grandi appartamenti in cui piu’ famiglie coabitavano, occupando ciascuna una camera (lo spazio privato), ed avendo in comune la cucina e il bagno.

Questo tipo di convivenza era molto diffuso in Unione Sovietica durante gli anni dello stalinismo: quando lo stato espropriava un appartamento piu’ o meno grande, lo assegnava a varie famiglie che se lo dividevano. Di questo mondo e del periodo in cui in Russia esistevano le kommunalke ne parla con sarcasmo, nei suoi racconti, lo scrittore Michail Michajlovič Zoščenko. Solo perche' possiate capire quale fosse il clima di convivenza, la cosa piu’ normale che poteva accadere in una kommunalka, dove le persone mal si sopportavano e si facevano ogni genere di dispetto pur di crearsi fastidio l'un l'altra, era quella di mettere manciate di sale nella pentola del brodo dell'odiato coinquilino, lasciata incustodita sui fuochi della cucina.

Perche’ parlo di questo? Solo per sfoggiare un po’ di cultura e presunzione? Oppure ne parlo perche’ da Zoščenko e dai suoi racconti si puo’ trarre qualche indizio di quello che oggi potrebbe rappresentare l’Europa? Ebbene, se potessi parlare alla stessa maniera di Metternich, direi che l’Europa, cosi’ come viene descritta e dipinta nell'immaginario collettivo e’ qualcosa che non esiste se non in quella fantastica visione utopistica che qualcuno vuol spacciare per realta’, ma alla quale, anche, dentro di noi un po' si desidera credere. L'amara verita’, pero', e’ un'altra, e cio’ che viene definita Europa non e' che un’espressione geografica sulla carta del mondo o tuttalpiu’, una semplice, banalissima, kommunalka.

Una kommunalka dove i popoli sono co-stretti a vivere nonostante non si sopportino. Una kommunalka in cui le persone hanno culture, ambizioni, valori e prospettive differenti. Una kommunalka dove, se e’ possibile, fare un dispetto al vicino diventa cosa normale. Anzi quasi automatica, dato che il vicino e’ spesso visto come quello che si e' sempre approfittato della nostra debolezza e che forse e' proprio per causa sua se noi stiamo male. Lo so che queste mie parole possono suonare “eretiche” a chi ha in mente quell’idea utopistica e fantasiosa dell’Europa dei popoli, in cui tutti vanno d'accordo e collaborano, di cui vi parlavo pocanzi, ma chi vi parla di solidarieta’, di convivenza e di un’Europa Unita, mente sapendo di mentire; perche’ e pagato per farlo oppure perche’ ha interessi specifici nel fatto che voi gli crediate.

Ma l’Europa e’ solo una kommunalka dove chi coabita i dispetti se li fa solo per cattiveria, invidia o rivalsa, oppure ci sono anche degli interessi economici dietro a questo farsi del male? Oggi si parla tanto di Germania che con le sue politiche di austerita’ e rigore, avrebbe fregato tutti, soprattutto i PIIGS, riducendo i governi nazionali al ruolo di meri esecutori di un progetto non deciso dai vari popoli europei, ma prestabilito dai soli tedeschi. Diamo dunque la colpa alla Merkel se in Italia c’e’ Monti che ha alzato le tasse, e la facciamo responsabile di tutto il male con cui oggi viene gestita la politica e l’economia italiana. Pero’, signori miei, vi siete mai chiesti una cosa? Da quando in qua un’azienda aiuta una sua concorrente a crescere? Se puo’ azzopparla, lo fa e non e’ perche’ sia cattiva, o cinica, o invidiosa, o rancorosa. Lo fa perche’ segue le regole del “libero mercato”. Quel famigerato “libero mercato” che avrebbe dovuto rendere tutti quanti piu’ ricchi e di cui gli economisti, ieri come oggi, si sono riempiti la bocca.

Faccio un esempio semplice; qualcosa che potrebbe capire anche una persona che di economia e di libero mercato non ne sa assolutamente niente. Supponiamo che si sia titolari di un negozio in una calle del centro di Venezia. Venezia, si sa, e’ una citta’ che si basa molto sul turismo e nel nostro negozio, ad esempio, abbiamo deciso di vendere le cose tipiche per turisti: souvenir, maschere, vetri di Murano, articoli tipici dell’artigianato veneziano. Adesso supponiamo che a pochi passi dal nostro negozio ve ne sia un altro, di un nostro concorrente, che vende su per giu’ le stesse cose. Le leggi del libero mercato imporrebbero che la nostra piccola sfida commerciale nella calle si svolgesse in un clima di libera concorrenza, basandoci sia sulla qualita’ che sui prezzi degli articoli che entrambi proponiamo, giusto? Adesso supponiamo che, ad un certo punto, il nostro concorrente assuma dei venditori bravissimi, di quelli che sono in grado di vendere il ghiaccio al Polo Nord, per dirla in modo semplice; persone abili, ammalianti, che conoscono e parlano ogni lingua, e che hanno una preparazione psicologica tale da non sbagliare mai l’approccio con un cliente. Questo farebbe si’ che il nostro concorrente avrebbe un vantaggio, del tutto legittimo, rispetto a noi, ed avrebbe molte piu’ probabilita’ di vendere i suoi articoli prima di noi, togliendoci di conseguenza fatturato e reddito. Cio' influirebbe sul nostro tenore di vita e questo ci farebbe sicuramente girare le gonadi, soprattutto se il nostro concorrente avesse anche maggiore creativita’ e fantasia della nostra nello scegliere gli articoli, oppure nel fare le vetrine e noi, magari di mentalita’ piu' rigida e schematica, non avessimo possibilita’ di adeguarci. Saremmo cosi’ costretti a subire passivamente (ahime’) l’evidente superiorita’ dell’altro e in breve tempo il nostro negozio fallirebbe, mentre il suo diverrebbe l'unico della calle.

Questo era lo scenario che non farebbe dormire un commerciante veneziano neppure se ingurgitasse un’intera boccetta di Valium per notte; li conosco bene i commercianti e so quanto siano sensibili in tema di "concorrenza". Tuttavia, adesso vorrei ipotizzare che per qualche motivo, noi si abbia la possibilita’ di influire su quelli che potrebbero essere i venditori nel negozio del nostro concorrente, anzi non solo i venditori, ma anche i direttori, i vetrinisti, gli amministratori. Cioe’ immaginiamo che per questo misterioso motivo che ci da' questa speciale facolta' di ingerenza, noi si possa decidere quale sara’ l’intero organico della societa’ del nostro concorrente. Gli daremmo la possibilita’ di prendere il meglio che c’e’ sul mercato? Gli daremmo la possibilita' di avere gli articoli migliori? Gli consiglieremmo le politiche di vendita migliori? Il personale, sia operativo che amministrativo, migliore? La domanda e’ pleonastica, lo so, ma serve ad allungare un po’ il post, e la risposta e’ semplicemente: NO. Se potessimo, sceglieremmo per lui il peggio sulla piazza: i venditori piu’ inesperti, i vetrinisti meno bravi, i direttori piu’ disonesti, gli amministratori piu’ incapaci e corrotti, tenendoci eventualmente per noi il meglio. Cosi’ saremmo sicuri che, grazie soprattutto a come sara' gestita male l'azienda del nostro concorrente, la nostra attivita' andra’ a gonfie vele. Anzi sara' lui a fallire mentre noi resteremo gli unici nella calle.

Adesso provate a chiedervi cosa accadrebbe se, invece che di negozi a Venezia, si parlasse di Germania e Italia. Sono certa che il senso di tutto questo post vi sara’ chiaro. Capirete inoltre anche perche’, fintanto che Berlino potra’ decidere quale sara’ l’organico delle aziende concorrenti, alla Germania non meritera’ uscire da un sistema nel quale e' il suo “negozio” a vendere di piu’. L’Europa sara’ pure una kommunalka, dove ciascuno a suo modo si detesta per varie ragioni o per antichi rancori, ma soprattutto nei momenti in cui l’acqua e poca e la papera non galleggia, la gente, tutta, che sia tedesca, italiana, francese o ungherese, tende a risolvere i propri problemi, prima di risolvere quelli degli altri, e uscire da questa kommunalka, significherebbe per la Germania trovarsi nuovamente la “calle” piena concorrenti, stavolta autentici e agguerriti, sui quali non avrebbe piu' alcuna ingerenza. E questo potrebbe essere davvero un guaio, soprattutto se questi concorrenti potessero anche decidere di abbassare i prezzi dei loro articoli in vetrina.


PS: a chi non si sentisse pienamente soddisfatto da quanto esposto, ed avesse ancora qualche dubbio in merito alle mie conclusioni, consiglierei la lettura di questo breve raccontino fantaeconomico, tanto per comprendere meglio quale sarebbe l’evoluzione della situazione europea qualora la Germania decidesse di abbandonare l’euro.

PPS: l’immagine, che pare non entrarci una beneamata mazza con l’argomento del post, e’ in realta’ tratta da un film francese del 2009, che si intitola appunto "Kommunalka". Del film non esiste una versione in Italiano, quindi non perdete tempo a cercarla; sottotitoli solo in inglese oppure in un severo magiaro.

39 commenti :

marco ha detto...

Beh...se è francese, ci sarà anche in francese

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Marco, hai ragione, in effetti non ci avevo pensato. E' che il francese tendo a dimenticarmi che esista perche' e' una delle poche lingue con le quali proprio non mi ci ritrovo. Neanche a "pelle". Un uomo che mi parlasse con accento francese mi farebbe lo stesso effetto del marzapane. Non saprei come spiegarti. Stucchevole. :)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

Quello che dici è in gran parte vero, ma c'è un punto che non mi convince.

Il rapporto tra Italia e Germania non solo concorrenza, ma anche anzi soprattutto, un rapporto cliente fornitore.

L'Italia è sempre stato uno dei principali sbocchi commerciali (come anche la Spagna, il Portogallo e la Grecia) dei prodotti tedeschi.

Quindi un fallimento di questi stati nuocerebbe gravemente alle esportazioni tedesche.

Quando l'Italia cresceva, negli anni 60, a ritmi vertiginosi a giovarsene è stata soprattutto la Germania che esportava enormemente in Italia.

Io non credo ai complotti, perchè quando è stato fatto l'euro la Germania non voleva che ci entrasse anche l'Italia. Non perchè avessero qualcosa contro di noi, ma perchè temevano di doversi accollare una parte del nostro colossale debito pubblico.

Alla fine la Germania ha accettato l'ingresso dell'Italia, ponendo però la condizione che la banca centrale non potesse aiutare i paesi deboli.

Ricordo che gli economisti neo keynesiani dicevano che una simile condizione, in caso di una grave crisi economica, sarebbe stata disastrosa per i paesi più deboli.

Ora le previsioni di questi economisti keynesiani si sono avverate al 100%, ma a quel tempo in Italia venivano considerati come delle cassandre sia a destra che a sinistra.

Ciao Davide


Chiara di Notte - Klára ha detto...

Il rapporto tra Italia e Germania non solo concorrenza, ma anche anzi soprattutto, un rapporto cliente fornitore.

Si'. Un fornitore che, se lo fa fallire, puo' acquistare per poco l'attivita' del cliente.

rossoallosso ha detto...

l'accostamento ci può stare anche se un pò forzato dato che gli obbiettivi erano e sono diversi

Chiara di Notte - Klára ha detto...

l'accostamento ci può stare anche se un pò forzato dato che gli obbiettivi erano e sono diversi

Non e' forzato. e' solo "semplice": Italia, Germania e Francia sono tre negozi di souvenir nella stessa calle veneziana. E gli italiani, i tedeschi e i francesi vivono sugli incassi del proprio negozio, non su quello degli altri. Anzi, di questi tempi, con la crisi e la penuria di turisti, la concorrenza si fa piu' serrata. L'unica differenza che c'e' fra Italia e Germania (oppure Francia) e' che mentre l'Italia non puo' influire sulle scelte politiche tedesche (quindi sul suo organico aziendale), viceversa la Germania puo' farlo nei confronti dell'Italia.

rossoallosso ha detto...

scusa Chiara sono stato poco chiaro,mi riferivo al paragone tra kommunalke ed europa.

per il resto dici bene,hai dimenticato solo una cosa,pure la germania ha un padrone,molto,molto grosso,così grosso che non si vede

davide ha detto...

Caro amico Rossoallosso,

"per il resto dici bene,hai dimenticato solo una cosa,pure la germania ha un padrone,molto,molto grosso,così grosso che non si vede"

A chi ti riferisci???

Ciao Davide

MarcoP ha detto...

Davide chiede: "A chi ti riferisci???"
Credo che rossoallosso (Scusa rossoallosso se rispondo per te, magari smentici o rettifichi... in effetti questa è la risposta che darei io) si riferisca al sistema capitalistico, ovvero il padrone di tutti coloro che vivono di quella somma di denaro (quando hanno la "fortuna" di ricevere questo biglietto di accesso molto limitato alle enormi risorse prodotte socialmente) che ricevono in cambio del loro tempo di lavoro, lavoro che nella stragrande maggioranza dei casi non gestiscono nei tempi, nei metodi, e soprattutto nella destinazione finale delle risorse e/o servizi che con esso contribuiscono a creare e a rendere disponibili. E questo, sia chiaro, indipendentemente dal fatto che facciano il manovale o il dirigente o che lo facciano in Italia invece che in Germania o in Grecia.
Indubbiamente chi vive di salario in Germania attualmente se la passa meglio che in altri luoghi d'Europa, e non solo, ma, in termini relativi, anche il lavoratore che vive in territorio tedesco, con l'Unione Europea ha perso potere d'acquisto. Questo solo per dire che la vera contrapposizione di fondo è quella di sempre della civiltà industriale: tra capitale e lavoro.
Il capitale in Europa si è riorganizzato da tempo e si è costruito una UE su misura, in tutti i suoi aspetti, (fino anche a una mitologia per rincoglionire il popolo) il lavoro no. Attualmente il lavoro subisce.

MarcoP

rossoallosso ha detto...

dici bene MarcoP,
che tradotto in soldoni a comandare sono le lobby e queste hainoi non hanno confini,solo la politica potrbbe tirare il freno ma si sono comprate pure quella

traminer ha detto...

Aggiungo un commento ad un post forse esaurito..
Sono molto d'accordo con Rossoallosso e MarcoP. Ma non ci vuole molto.
E aggiungo un tassello.

La cosa più demenziale che potrebbe succedere (e che sta succedendo ) è quella di vedere un problema in modo locale. Incazzarsi con Monti (come con il governo spagnolo, greco e di quanti altri stanno protestando nelle piazze in Europa in questo periodo) e anche con la Merkel o addirittura col popolo tedesco, è peggio che inutile. Perchè disperde energie, tempo e informazioni concentrandoli sui soggetti sbagliati. In questo senso è ottimo il paragone di Klara con la Komunalka. Prendersela con Monti e con i tedeschi è proprio come mettere il sale nel brodo di quegli altri che ci stanno sulle palle. Non dipende da loro se stanno lì, e non se andreanno via per questo. Ma tu col tuo gesto inutile e mal diretto avrai solo creato nuovi problemi che ti allontaneranno ancora di più dalla soluzione vera.

Cerchiamo piuttosto di capire come 20-30 anni di governi liberisti di centrodestra in USA ed Europa abbiano di fatto creato un'egemonia culturale oltre che politica che non vede nulla di male nella precarizzazione, nella privatizzazione, nell'impoviremento dello stato sociale e nell'aumento del divario tra ricchi e poveri.
E poi cerchiamo di scoprire (perchè al tg1 non lo dicono ma in rete lo trovi), come questi governi in tutti questi anni abbiano approvato una quantità impressionante di leggi e leggine spesso nascoste, che di fatto hanno consentito al mondo della finanza di espandersi fino ad impadronirsi dell'economia delle famiglie, degli stati ed al controllo dei governi.

E poi cerchiamo anche di capire che a questo punto non ci siamo arrivati per sbaglio. Anzi è proprio perché non ci sono stati errori, cose fatte male. Tutto il sistema ha funzionato veramente bene.
Solo che questo sistema è come un cancro, quando tutto funziona veramente bene, il paziente muore. Ma che 'cce voi fà, il capitalismo è così, mica lo controlli...
Saluti, Traminer

davide ha detto...

Caro amico MarcoP,

"Davide chiede: "A chi ti riferisci???"
Credo che rossoallosso (Scusa rossoallosso se rispondo per te, magari smentici o rettifichi... in effetti questa è la risposta che darei io) si riferisca al sistema capitalistico"

Mi sembra che il termine capitalismo venga utilizzato a vanvera.

Mi piacerebbe capire cosa è capitalismo e cosa non lo è?

Quali sono gli stati capitalisti e quali non lo sono? Ecc.

Vedo invece che il termine capitalismo viene utilizzato genericamente per indicare tutto quello che va male.

Il problema è che l'Italia va male, ma ci sono stati come il Brasile, l'India, la Cina ecc. che crescono a ritmi vertiginosi.

Se tutto è capitalismo c'è anche chi sta bene.

Per es. negli staterelli arabi che si afffacciano sul Golfo persico la gente vive senza lavorare grazie ai proventi dell'oro nero.

Per loro il capitalismo va molto bene.

Ciao Davide

giuseppe perani ha detto...

Sai che sono uno di quegli sciocchi utopisti che, avendo superato la preoccupazione del proprio orticello, nell'Europa ci credono.
Posso capire il tuo scetticismo anche solo per i motivi per cui l'Ungheria ha aderito all'UE.
Mentre l'Ungheria considera l’appartenenza al club europeo in termini economici, Italia, Francia e Germania – i cofondatori – considerano l’Unione europea un progetto politico nato sulle macerie della Seconda guerra mondiale.
Le nostre motivazioni vanno ben al di là di un calcolo meramente economico dei costi e dei benefici.
I vantaggi oltrepassano le frontiere nazionali: grazie al mercato unico, ogni cittadino europeo può vivere, lavorare, viaggiare e studiare liberalmente in tutta Europa (...presente quel progetto Erasmus di cui si parla tanto in questi giorni?). L’allargamento a sud e a est dell'Ue ha consolidato la democrazia in Spagna, Portogallo e Grecia e ha creato una zona di prosperità e pace in quell'Europa centrale e orientale che in passato era comunista (questo naturalmente me lo dovrai confermare tu).
Le riforme che l’Ue sta prendendo in considerazione per puntellare il progetto della valuta unica – per esempio l’unione bancaria e un budget separato per la zona euro – la cambieranno ancor più, radicalmente e irrevocabilmente.

Per quanto riguarda gli italiani...stavolta sono io che ti consiglio un libro, non particolarmente impegnativo ma carino: "Italiani di domani" di Beppe Severgnini

http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/6373_italiani_di_domani_severgnini.html


mentre per lo stucchevole accento francese... c'è anche di peggio frau Klara :)

http://www.youtube.com/watch?v=pWei-QygfPk

http://www.youtube.com/watch?v=zdIID_TGwhM

teofilo ha detto...

Ciao Chiara,
sono nuovo di qua.
Leggo e rifletto.
E' esercizio sempre utile riflettere e meditare sui clichè.
L'Unione Europea è il più incredibile e follem (poi spiegherò il perché) esperimento sociale moderno che stanno portando avanti le oligarchie che si trovano riunite in un sincretismo nuovo.
La moneta unica ne è lo specchio fedele.
Una moneta come l'euro che non poggia su una cultura coeva è un disastro e tu giustamente non manchi di farlo notare: popoli e culture diverse non possono coesistere in questo modo.
Il folle esperimento sociale viene da lontano.
E' il desiderio di superare il concetto stesso di stato nazionale e di mettere nelle mani di elite il governo.
La Germania si trova a gestire in posizione relativa di forza questo processo, ma non è della Germania la responsabilità.
Si rendono conto benissimo pure in Germania che non regge la situazione.
sono tutti con il cerino in mano.
Il sistema dell'Euro è l'altra faccia del liberismo finanziario e della globalizzazione.
Per questo si esalta la mano invisibile e la concorrenza.
Il libero mercato serve per migliorare la diffusione. Ma deve essere limitato. Perché serve a alimentare il benessere.
Spinto così com'è questo processo, mostra tutti i limiti, siamo alla follia di stati senza moneta, mercati sopra democrazie, cieco affidamento alla divinità della libera concorrenza; stiamo (limitandoci solo al caso del commercio) giungendo alla concentrazione del commercio in mano a pochi gruppi: ma non doveva servire ad alimentare il pluralismo e ampliare l'offerta?
Del resto, già all'indomani della grande crisi del 1929, ci fu un papa che scrisse una enciclica che è attualissima, Quadragesimo Anno, in cui si parla di:
- sfrenata cupidigia della concorrenza
- principio direttivo dell'economia:

89. Un'altra cosa ancora si deve procurare, che è molto connessa con la precedente. A quel modo cioè che l'unità della società umana non può fondarsi nella opposizione di classe, cosi il retto ordine dell'economia non può essere abbandonato alla libera concorrenza delle forze. Da questo capo anzi, come da fonte avvelenata, sono derivati tutti gli errori della scienza economica individualistica, la quale dimenticando o ignorando che l'economia ha un suo carattere sociale, non meno che morale, ritenne che l'autorità pubblica la dovesse stimare e lasciare assolutamente libera a sé, come quella che nel mercato o libera concorrenza doveva trovare il suo principio direttivo o timone proprio, secondo cui si sarebbe diretta molto più perfettamente che per qualsiasi intelligenza creata. Se non che la libera concorrenza, quantunque sia cosa equa certamente e utile se contenuta nei limiti bene determinati; non può essere in alcun modo il timone dell'economia; il che è dimostrato anche troppo dall'esperienza, quando furono applicate nella pratica le norme dello spirito individualistico. È dunque al tutto necessario che l'economia torni a regolarsi secondo un vero ed efficace suo principio direttivo. Ma tale ufficio molto meno può essere preso da quella supremazia economica, che in questi ultimi tempi è andata sostituendosi alla libera concorrenza; poiché, essendo essa una forza cieca e una energia violenta, per diventare utile agli uomini ha bisogno di essere sapientemente frenata e guidata. Si devono quindi ricercare più alti e più nobili principi da cui questa egemonia possa essere vigorosamente e totalmente governata: e tali sono la giustizia e la carità sociali.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Giuseppe Perani: I vantaggi oltrepassano le frontiere nazionali: grazie al mercato unico, ogni cittadino europeo può vivere, lavorare, viaggiare e studiare liberalmente in tutta Europa (...presente quel progetto Erasmus di cui si parla tanto in questi giorni?).

Infatti in Inghilterra si hanno tutti i vantaggi, come del resto si hanno in Ungheria. L'abbattimento delle frontiere non necessita una rigida appartenenza a un sistema sovrannazionale, magari gestito da chi e' piu' forte economicamente.


@ Teofilo: sono nuovo di qua

Benvenuto. Spero ti troverai bene. Letto il tuo ultimo commento e sono sostanzialmente d'accordo.

giuseppe perani ha detto...

Inghilterra?...Ecco, appunto oggi Cameron ha promesso il referendum per capire 'sti britannici nell'Eu se ci vogliono o non vogliono restare. Perché in effetti questi isolani che da sempre hanno remato contro devono finalmente dirci cosa vogliono fare...proprio perché è troppo bello prenderne solo i vantaggi. L'Ungheria, credo proprio sia molto più intelligente, ed a parte, un certo amore condivisibile per il fiorino, mi pare di ricordare che non usi il miglio come unità di misura, la pinta per scolarsi la birra e come tutti noi poveri cristi si guidi sulla destra!

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE90M00220130123

...per cui non ci pensare nemmeno, in Ue ci restiamo tutti!

MarcoP ha detto...

Ciao Davide.
Fai bene a chiedere precisione. Tento di essere più chiaro. Davide chiede: “Mi piacerebbe capire cosa è capitalismo e cosa non lo è?” Esempi.
Coltivare grano può sfamare, ma non è la finalità con cui si coltiva. Il grano si coltiva perché il suo valore di mercato supera in modo soddisfacente (per il soggetto che ha la possibilità di possedere e gestire le risorse necessarie per coltivare) il suo costo di produzione. Senza questa condizione, non si coltiva.
Le macchine liberano le persone da un lavoro usurante a parità di grano, ma la finalità con cui sono progettate costruite e usate non è la salute e il tempo libero delle persone bensì la riduzione delle persone impiegate (costi di produzione).
In breve, tutto è merce prima di essere qualsiasi altra cosa (compreso il lavoro, il denaro e il profitto stesso, il rischio calcolato su ogni tipo di produzione profitto o transazione) e ha senso di essere solo se rende, alla vendita, entro rischi accettabili, un valore più alto dei costo di produzione, e profitto superiore a quello del concorrente.
Mi sono riferito a questo modo di misurare la realtà e di farla, con "capitalismo", intendendo con "capitale" il soggetto decisore di cui sopra. Impiegare risorse per una finalità che non sia l’incremento del denaro investito per usare quelle risorse, è una "zona di non capitalismo".
Davide chiede: “Quali sono gli stati capitalisti e quali non lo sono?”. Questo modo di produrre risorse e vedere la realtà è globale; ma il tuo appunto è su altro: “il termine capitalismo viene utilizzato genericamente per indicare tutto quello che va male.” Provo a spiegarmi meglio.
Il soggetto del capitalismo (decisore e destinatario delle proprie decisioni) è una massa di denaro gestita da procedure, non un organismo vivente. Come già detto da altri, in assenza di “zone di non capitalismo” la “macchina capitalismo”, da mezzo per produrre risorse in abbondanza diventa una macina. Per questo, il capitalismo esiste concretamente come compromessi più o meno sbilanciati tra interessi del capitale (incremento indefinito), e della vita. Queste “zone di non-capitalismo” sono sempre esistite, costituiscono zone di contrapposizione ma anche di diritti effettivi.
La zona centrale è quella del lavoro (inteso in senso ampio), dato che nel capitalismo i diritti effettivi della persona hanno le dimensioni della sua retribuzione. Tra capitale e lavoro gli interessi sono contrapposti: “Salari e stipendi” è una voce di costo.
Parte di questo “costo” crea la seconda “zona”, il welfare. Per il capitale le pensioni sono spreco. Se il tempo e le facoltà di una persona non sono più merce sul mercato del lavoro è spreco fornire risorse per farle essere. Per il capitale, tempo e facoltà della persona dedicati in attività che non aggiunge valore alla merce o che non crea processi, organizzazione che riduca personale, o prodotti che alzino le vendite quote di mercato, è spreco, se retribuito e inefficienza se non viene utilizzato. Il genitore, lo studente, il malato, etc è merce difettosa, rischiosa, le strutture che si occupano di loro, senza profitto, spreco.
Il precedente commento voleva puntualizzare come la UE abbia aggredito queste due zone vitali di compromesso tra capitale e vita già prima della crisi, demolendo le specifiche “zone non capitalismo” nazionali, imponendo nei vari paesi uno standard di deregolazione delle norme sul lavoro e di smantellamento del welfare. Intanto, ha favorito la mobilità del capitale in un contesto di eterogeneità sociale ed economica dei diversi paesi UE, che offriva già ampie possibilità di abbassare i livelli salariali. Il tutto, bombardando con una retorica articolata (in questo trovavo la pertinenza con il post) la popolazione, con cui si vuole convincere le persone a vedere le cose dal punto di vista del capitale. Un movimento contrario di portata europea è attualmente senza organizzazione e impotente.
Ciao
MarcoP

giuseppe perani ha detto...

Giurin giuretto non aggiungerò nient'altro... solo questo e lo scrivo perché è il decimo anniversario della morte dell'Avvocato (di cui ero e sono un mostruoso estimatore) e questa è una delle sue frasi che ricordo con più piacere.

«Per essere italiani nel mondo, dobbiamo essere europei in Italia».

Giovanni Agnelli

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Mi piacerebbe capire cosa è capitalismo e cosa non lo è?

Sono d'accordo con quanto scritto da MarcoP. A tal riguardo, un articolo trovato oggi nel web:

http://tinyurl.com/amdefbm


@ Giuseppe Perani: «Per essere italiani nel mondo, dobbiamo essere europei in Italia»

E' troppo facile fare gli europeisti sfegatati con il culo degli altri. Fin quando si hanno quattrini da gettare via, grazie anche agli aiuti ricevuti dallo stato, si puo' dire tutto e il contrario di tutto.
Io, invece, non sono per nulla "europeista". Lo saro' soltanto quando l'Europa sara' "zingarista" (per usare un neologismo). Non mi piacciono i due pesi e le due misure: se vuoi che una minoranza ti rispetti, cara Europa, devi rispettare la minoranza. Allo stesso modo, se vuoi che come individuo ti riepetti, devi rispettarmi tu come individuo. Invece sento solo a parole intrise di ipocrisia. In realta' questa Europa non rispetta ne' minoranze ne' individui, ma solo lobby, caste, e chi ha tanti quattrini come appunto, le varie famiglie del capitalismo finanziario internazionale, coadiuvate dai leccaculi della politica e dell'informazione.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Sono d'accordo con quanto scritto da MarcoP. A tal riguardo, un articolo trovato oggi nel web"

Francamente io trovo un po' ingenue sia le argomentazioni dell'amico MarcoP, sia quelle dell'autore dell'articolo che hai citato.

Credo che la realtà sia molto più complessa di quanto l'hanno rappresentata gli amici sopraccitati.

Ciao Davide

MarcoP ha detto...

Ciao Davide,
Che la realtà sia sempre più complessa di qualsiasi sua descrizione è ovvio, ma è sempre utile tenere conto di questa ovvietà, e fai bene a puntualizzare questo aspetto. In effetti con 4000 caratteri circa bisogna essere sintetici, anche per non abusare dello spazio del blog, e la sintesi obbliga ad un’ulteriore approssimazione sulla realtà.
Ad esempio, quando dici: “Se tutto è capitalismo c'è anche chi sta bene. Per es. negli staterelli arabi che si affacciano sul Golfo persico la gente vive senza lavorare grazie ai proventi dell'oro nero. Per loro il capitalismo va molto bene.” è chiaro che stai approssimando riferendoti a una ristrettissima minoranza delle persone che vivono in quei territori. Sicuramente, per esempio, dalla “gente vive senza lavorare grazie ai proventi dell'oro nero” vanno esclusi gran parte degli iracheni http://www.osservatorioiraq.it/liraq-del-2012-%C3%A8-un-paese-estremamente-pericoloso
Ma questa imprecisione è un dettaglio, dato che l’affermazione principale è: “Se tutto è capitalismo c'è anche chi sta bene”, il che è una descrizione della realtà semplificata, se permetti, banale, ma conforme: in generale, l’attuale crescente prosperità di una ristretta cerchia di persone è un fatto incontestabile.
http://www.lettera43.it/economia/personal/29970/obama-il-reddito-dei-ricchi-a-275.htm
Le mie osservazioni (e quelle di altri commentatori, credo, cogliendo ciascuno aspetti differenti) volevano invece sostenere questa tesi:
“per la maggior parte delle persone al mondo, la possibilità di lavorare all’interno di diritti e tutele, di poter avere una retribuzione tale da avere lo spazio per seguire progetti propri con serenità è l’unico spazio di libertà possibile, e di sviluppo sostenibile. Questo interesse è contrapposto a quello del profitto. Pertanto è fondamentale tutelare questi spazi. La UE sta facendo il contrario di questo.”
E’ chiaro, che un’altra inevitabile approssimazione della realtà deriva dal fatto che il soggetto che la guarda ha interessi parziali su di essa. Il garzone del mattatoio ristrutturato e riorganizzato può descrivere nel dettaglio e anche ammirare l’efficienza e la razionalità della struttura in termini di minimizzazione delle risorse impiegate a fronte del tonnellaggio di carne spedita sull’unità di tempo, anche quando quella tecnologia lo avrà reso disoccupato. Il maiale invece non potrà mai né cogliere né questa razionalità in nessun caso, i suoi discorsi sul mattatoio saranno solo follia, irrazionalità, grida, gesti inconsulti, fastidiosi per il garzone, da nascondere al cliente e agli altri maiali.
Tuttavia l’inevitabile approssimazione di una descrizione della realtà non deve essere una scusa, e quando affermi anche: "Francamente io trovo un po' ingenue sia le argomentazioni dell'amico MarcoP, sia quelle dell'autore dell'articolo che hai citato." è chiaro che sostieni che le argomentazioni riportate siano inadeguate o difformi alla realtà a cui si riferiscono.
Avrei bisogno di sapere con più precisione dove trovi inadeguate e/o difformi queste argomentazioni.
Mi aiuterebbe a cogliere con più profondità la complessità della realtà.

Ciao

MarcoP

davide ha detto...

Caro amico MarcoP,

“È difficile dare una risposta obiettiva. In apparenza, non c'è maistato un accordo chiaro sulle implicazioni linguistiche, economiche,etiche e morali, cioè, sull'"economia politica" del capitalismo stesso. Un po' come un partito politico che tutti cercano di controllare, a prescindere dall'ideologia, la definizione di
"capitalismo" in un dato momento tende a riflettere i conflitti
contemporanei tra gruppi di interesse.”

Sopra ho riportato un pezzo di un articolo che evidenzia come
l’espressione “Capitalismo” sia alquanto mutevole.
Quello che io noto è che in genere il termine capitalismo viene usato
per designare tutto quello che è male. In pratica si tratta di una
specie di Babau su cui si scaricano tutte le colpe.

Sia ben chiaro che io non ho niente contro l’uso (a volte a vanvera) del termine capitalismo, però non credo che questo ci aiuti a capire come stanno effettivamente le cose.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ MarcoP: Avrei bisogno di sapere con più precisione dove trovi inadeguate e/o difformi queste argomentazioni.
Mi aiuterebbe a cogliere con più profondità la complessità della realtà.


Davide non puo' permettersi di essere preciso e dettagliato. Una delle sue piu' ricorrenti giustificazioni quando invitato ad argomentare meno superficialmente e': "L'argomento e' troppo complesso per essere trattato qui; ci vorrebbero pagine e pagine di spiegazioni".
E taglia corto.
Oppure scrive dei link in cui il suo solo sforzo e' di averli copia incollati dal web, ma chiedendoci di fare lo sforzo di andarceli a leggere.
Io lo chiamo "menare il can per l'aia".
Ricordo che una volta, a scuola, anch'io provai durante un'interrogazione a menare il can per l'aia. Ovviamente il giochino non mi riusci', il prof. era uno sgamato a cui nulla sfuggiva, e fu chiaro che stavo girando intorno a un argomento del quale conoscevo ben poco (n effetti invece di studiare mi ero dedicata ad altro). Ma essendo sempre stata dotata di una parlantina sciolta, mitigavo la mia ignoranza con la dialettica.
Ricordo che fu il voto piu' basso che sono riuscita ad ottenere in tutti gli anni al Ginnasio.
Adesso che potrei benissimo fare l'insegnante, certi meccanismi mi saltano chiari agli occhi. Faccio finta di nulla perche' questa ovviamente non e' una scuola, ma vorrei fosse chiaro che qua nessuno/a e' fesso/a, e che il menare il can per l'aia e' ormai trucco vecchio e ben conosciuto. :)
Questo senza togliere nulla alla simpatia di Davide. :)

MarcoP ha detto...

Non saprei Chiara, in effetti qualcosa da dire, Davide ce l’ha, e non stavo facendo lo stronzo (...non del tutto, almeno): per tutti, il significato delle parole e come toccano la realtà e “per chi” e “per fare cosa” è importante, ma lo diventa soprattutto per chi non ha e non avrà mai troppa presa sulla realtà e alla fine nemmeno su se stesso. Se Davide mi costringe a fare i conti con le parole che uso gli sono debitore, e tento di ricambiare.
Però forse mi sono lasciato prendere la mano (dalla tastiera) :).
Comunque Davide, se ancora non ti convince l’uso (approssimato) del termine capitalismo come razionalità del profitto, meglio di me sicuramente, te lo può spiegare gente del mestiere. Fidati, questi sanno perfettamente quello che dicono.
OHNO, Taiichi “Toyota Production System” 1978 http://www.einaudi.it/libri/libro/taiichi-ohno/lo-spirito-toyota/978880616995. pag 14 “in tutte le industrie, il profitto può essere ottenuto soltanto con la riduzione dei costi”; 95 “se la meccanizzazione è semplicemente usata per alleggerire i carichi di lavoro, essa finisce per rivelarsi troppo costosa e non deve essere usata. Il problema che abbiamo di fronte risponde ai nostri consueti parametri: come possiamo aumentare la produzione diminuendo i lavoratori?” Il resto è ancora più interessante, asciutto, chiaro, con poca retorica.
Per guardare la razionalità del produrre per il profitto all’opera, è comunque utile consultare materiale applicativo recente: http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_libro.aspx?id=15174 (uno a caso, ne trovi quanti ne vuoi) Qui la retorica comincia ad abbondare, ma è il lubrificante necessario per fare scorrere gli ingranaggi della macchina, quindi la retorica (ideologia) ne fa parte integrante e va valutata per “capire come stanno effettivamente le cose”.
Quanto al tuo notare che spesso “si parli male” di questa razionalità del profitto, qualche spiegazione forse la trovi qui. http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807171567.html?param_adf=808498
Però, vorrei condividere con te anche un momento di bellezza (spero ti piaccia):
http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=OTcTx1gPim4&feature=endscreen
Ciao
MarcoP

davide ha detto...

Caro amico MarcoP,

apprezzo quello che hai scritto, ma sono sempre più convinto che il termine "Capitalismo" è inutile.

Appena ho un po' di tempo entrerò nel merito di tutto quello che hai detto.

Intanto per restare al tema del post vorrei analizzare la crisi dell'euro zona per dimostrarti che dare le colpe al cosiddetto capitalismo non ha molto senso.

La crisi nell'euro zona è iniziata quando la Grecia si è trovata in difficoltà.

Sarebbe bastato un intervento modesto per salvare la Grecia, ma l'opposizione della Germania ha fatto degenerare le cose e la crisi si è trasferita a tutti i paesi più deboli dell'euro zona: Portogallo, Italia, Spagna e Irlanda.

Ora il comportamento della Germania non era dettato da problemi di "razionalità del profitto" ma da meschini interessi elettorali: in Germania c'è un forte pregiudizio verso i popoli del sud europa ritenuti fannulloni e cicale.

La "razionalità del profitto" non c'entra perchè per assurdo se la Grecia fosse fallita a risentirne sarebbero state soprattutto le banche tedesche che erano piene di titoli del debito pubblico greco, mentre le banche italiane ne avevano pochissimi.

Eppure la Germania ha fatto degenerare la situazione e alla fine ha consentito ad aiutare la Grecia dopo averla costretta a comprare un bel po' di armi tedesche.

L'Italia ha pagato senza chiedere niente i cambio (anzi la Grecia per comprare le armi tedesche ha disdetto le commesse di armi che aveva con l'Italia), nonostante le banche italiane non avessero in pancia titoli greci.

Quindi nel caso in esame dare la colpa al cosidetto capitalismo è fumo negli occhi, perchè tutto è dipeso dai meschini interessi elettorali della signora Merkel.

Ciao Davide

davide ha detto...

Caro amico MarcoP,

"Quanto al tuo notare che spesso “si parli male” di questa razionalità del profitto, qualche spiegazione forse la trovi qui."

Resto dell'idea che l'espressione "razionalità del profitto" sia solo un gioco di parole.

Quello che ritengo fumo negli occhi è dividere il mondo in buoni e cattivi.

Dare tutte le colpe alla speculazione, alle multinazionali e alla finanza non serve a niente.

Se le banche negli ultimi anni si sono messe a fare disastri la colpa non è del cosiddetto capitalismo, ma di politici criminali che hanno fatto delle leggi criminali sull'attività bancaria.

L'Italia nel dopo guerra è risorta grazie anche alle banche, che hanno finanziato le piccole imprese.

Ora si sono trasformate le banche in infernali casinò che anzichè aiutare le imprese e le famiglie, sperperano i soldi in operazioni finanziarie criminali.

Però la colpa non è del cosiddetto capitalismo, ma dei politicanti criminali che hanno permesso questo. Quindi andiamo a prendere i politicanti che hanno fatto questo disastro e puniamoli senza pietà.

Ciao Davide


Chiara di Notte - Klára ha detto...

Però la colpa non è del cosiddetto capitalismo, ma dei politicanti criminali che hanno permesso questo.

Scusa Davide, ma che discorso e' questo?
Quando si parla di Capitalismo (come di Comunismo) si parla di "sistema" nel suo insieme, quindi inclusi i politici che, in un sistema comunista sono politici comunisti e che quindi portano avanti politiche comuniste. In questo caso, i politici che accusi, sono politici forgiati nel capitalismo che hanno portato avanti politiche capitalistiche.
Non puoi separare le responsabilita': un sistema, capitalista, liberista o socialista che sia, e' sempre GESTITO da uomini. E questi uomini sono l'ossatura portante di quel sistema: i politici appunto.

MarcoP ha detto...

Scusa Davide, ma non puoi continuare a bollare come “gioco di parole” qualsiasi cosa che non ti garba. Profitto ha un significato operativo preciso, e razionalità indica il modo coerente con cui un soggetto agisce sulla realtà per conformarla ad un suo progetto. Ad esempio, si dice “razionale” il comportamento di un certo soggetto, quando questo comportamento è conseguente con ciò che si ritiene sia lo scopo di quel soggetto. Il modo con cui adegua i mezzi disponibili ai fini progettati fornisce una misura della razionalità. Questo, almeno, è il significato corrente del termine. Se poi vuoi spostarti sull’ermeneutica chiediamo a Chiara se apre un altro post… ma forse non è il caso. Io, ma anche tu, ti dovrai accontentare come tutti, dei significati correnti delle parole, le loro sfumature ondivaghe, del loro profumo e sapore che a volte, esperienze personali, suggestioni ci rendono gradevoli o sgradevoli anche quando non vorremmo, perché l’essere sensibili al profumo delle parole (una facoltà così bella, umana, in se) è anche una maledetta vulnerabilità alla manipolazione. Oggi più che mai. Oggi si dice “ottimizzare”, “sfida”, etc… e profuma. Deve profumare. Ottimizzare cosa? rispetto a che? rispetto a che cosa? In questo quadretto ( anzi, “scenario”) che ruolo ho io? Prova a fare queste domande ad alta voce (a lavoro, per esempio) o anche solo a fartele leggere in faccia e sei fritto all’istante. Tu vuoi precisione? Bene, restiamo alle definizioni operative allora, al contare e al misurare.
Già nel secondo commento ho tentato un'approssimazione sul significato del “termine inutile” descrivendo una razionalità (un modo di agire sulla realtà) con termini (profitto, salario, costi di produzione) che hanno un significato operativo ben preciso nella realtà (ovvero, ti dicono come misurarla) e prescindono da categorie quali bene, male, buono cattivo, babau e non babau. Comunque, sinteticamente, riprovo da un’altra angolazione evitando di usare quel termine. Un bilancio è un gioco di parole per te? No? Bene.
Se guardi un bilancio noterai che le cose più disparate sono associate ad un numero ed a una unità di misura (una valuta). La razionalità che guida questa misurazione segue una procedura ben precisa: il denaro che esce, deve rientrare entro un tempo finito con qualcosa di più e un rischio determinato (misurabile e misurato). Per fare questo, questa razionalità prevede che ogni cosa che abbia a che fare con l’uscita e l’entrata di denaro debba essere misurato in denaro. Anche il lavoro e la retribuzione non sfugge a questa misura, ma per di più, sta dalla parte dei costi. E i costi si trattano in un modo solo, secondo questo modo di agire sulla realtà. Così, che piaccia o meno, le persone devono fare i conti con gli interessi contrapposti che hanno con il soggetto decisore all’interno di questa razionalità, che spesso, a differenza di loro non è una persona fisica (fatta di carne) ma giuridica (risorse, procedure, denaro, interessi intrecciati dei soggetti più disparati). La UE si è dimostrata nei fatti un curatore degli interessi di questo soggetto già prima della signora Merkel e della crisi, ad esempio, con politiche di deregolamentazione del lavoro.
Comunque da quello che scrivi, credo che tu sia della generazione dei miei genitori, io ho circa 40 anni. Dopo tutta questa mia grafomania mi viene il dubbio che non si sta cogliendo il nocciolo della questione, ovvero quello che ci punge. I caratteri disponibili stanno finendo, ma prima volevo dirti che mai come in questi anni ho provato tanta stima e vabbè.. tenerezza (questo termine mi viene) per la generazione dei miei genitori.
Ciao
MarcoP

MarcoP ha detto...

Ciao Davide, Molte delle tue affermazioni sono quelle dei miei genitori, per questo ho chiuso il mio ultimo commento in quel modo. La cosa mi ha fatto pensare. Premetto che ora non ti cito per puro spirito di polemica: “sono sempre più convinto che il termine "Capitalismo" è inutile”
perché lo difendi tanto, allora?
“dare le colpe al cosiddetto capitalismo non ha molto senso (…) Quello che ritengo fumo negli occhi è dividere il mondo in buoni e cattivi. (…) Dare tutte le colpe alla speculazione, alle multinazionali e alla finanza non serve a niente. (…) Se le banche negli ultimi anni si sono messe a fare disastri la colpa non è del cosiddetto capitalismo (…)Però la colpa non è del cosiddetto capitalismo, ma dei politicanti criminali che hanno permesso questo. Quindi andiamo a prendere i politicanti che hanno fatto questo disastro e puniamoli senza pietà.”
“Quello che ritengo fumo negli occhi è dividere il mondo in buoni e cattivi.”
La questione dei buoni e dei cattivi, e quindi della “colpa”, Davide, è una questione che sollevi tu, non io, e dopo averla sollevata, proponi anche una soluzione.
“Però la colpa non è del cosiddetto capitalismo, ma dei politicanti criminali che hanno permesso questo. Quindi andiamo a prendere i politicanti che hanno fatto questo disastro e puniamoli senza pietà.”
Sarei disonesto se mi fermassi alle “contraddizioni”, quello che mi sembra di leggere, il succo, è volontà di difendere qualcosa, e non credo sia il termine “capitalismo” cosiddetto o meno. Credo che sia qualcosa di importante sul quale stiamo girando intorno. Comprendo anche che la mia insistenza su specifiche è oziosa perché non aiuta a capirci.
Mi sembra che “capitalismo” per te richiami “costruire dal nulla”, “lavorare per guadagnare non solo benessere materiale ma dignità”, “inventarsi un mestiere”, “una famiglia”, che la tua vita lavorativa (ma non solo), sia coincisa con quel periodo in cui l’Italia è decollata economicamente e che, giustamente, rivendichi tutto questo come tuo fino alle ossa, e all’Italia, che significa questo per te, le vuoi bene. La questione dei buoni e dei cattivi, o meglio di chi ha costruito e di chi senza il minimo rispetto saccheggia e distrugge è perciò, e giustamente, per te una questione seria. Non ti riconosci in quell’autocritica del link proposto da Chiara (…però la vignetta di Altan, ammetterai, è formidabile:) ) e non ho motivo di dubitarne.
Per finire volevo ribadire ciò che ho detto sull’esperienza di vita della tua generazione, e non credo di avere il diritto di fare il censore sui suoi limiti, le sue debolezze. Non è da me che devi difendere quell’esperienza, e credimi, non è retorica, la cosa più disgustosa che mi è capitato di sentire in questi anni, è sentir dire ai genitori che i figli non trovano lavoro perché sono fannulloni (bamboccioni, choosy, etcetc) e ai figli che non si trova lavoro perché i genitori sono privilegiati, si sarebbero "mangiati tutto" lasciando le briciole, etc... E continuare a sentirlo dire anche quando i genitori danno fondo ai risparmi di una vita di lavoro (privilegiato?) per cercare di garantire ai figli il tempo e la serenità per cercare un'opportunità di lavoro (certamente non privilegiato) nonostante i tagli all'istruzione, o le "nuove" politiche del lavoro, e i figli cedono il loro tempo, per garantire ai genitori una vecchiaia decente nonostante i tagli alla previdenza e alla sanità.
...Magari poi viene fuori che hai 15 anni e prendo una cantonata pazzesca :).

Ciao
MarcoP

Chiara di Notte - Klára ha detto...

... mi sa che lascero' (volentieri) questo spazio a Davide e MarcoP.
Cio' che io penso di economia e di sistemi sociali e' noto e ribattuto da anni, per cui ogni cosa dicessi sarebbe superflua. Ritorno a dire che capitalismo, liberismo, progressismo, fascismo, comunismo sono solo "parole" che identificano qualcosa creato da individui. Quindi si dovrebbe parlare di capitalisti, libersisti, progressisti, fascisti e comunisti. E questi possono essere sia imprenditori, politici, magistrati, burocrati, blogger, taxisti o qualsivoglia.
Va da se' che un politico fascista cerchera' di far approvare in parlamento leggi fasciste che rafforzino il fascismo. Al contrario un politico comunista fara' di tutto per rafforzare cio' in cui crede (o che piu' gli merita).
Stessa cosa vale per i capitalisti.
La colpa della crisi attuale e' senz'altro dei politici, ma soprattutto e' di quei politici che hanno trasformato l'economia in una roulette finanziaria in cui le vincite (fin quando ci sono state) se le sono intascate loro, mentre le perdite (adesso) cercano di farle pagare al popolino imbecille.
Io non so se questo sia "capitalismo", ma sicuramente se non lo e' ha comunque in comune con il capitalismo la deificazione del denaro e del profitto a discapito di altri valori dei quali, forse, ci sarebbe bisogno e andrebbero riscoperti.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Scusa Davide, ma che discorso e' questo?
Quando si parla di Capitalismo (come di Comunismo) si parla di "sistema" nel suo insieme, quindi inclusi i politici che, in un sistema comunista sono politici comunisti e che quindi portano avanti politiche comuniste. In questo caso, i politici che accusi, sono politici forgiati nel capitalismo che hanno portato avanti politiche capitalistiche.
Non puoi separare le responsabilita': un sistema, capitalista, liberista o socialista che sia, e' sempre GESTITO da uomini. E questi uomini sono l'ossatura portante di quel sistema: i politici appunto."

Secondo me poteva avere un senso parlare di capitalismo quando esistevano gli stati comunisti. Oggi gli stati comunisti sono scomparsi, tranne la Corea del nord che è uno degli stati più tirannici al mondo.

In quel contesto il termine capitalismo veniva inteso in contrapposizione al termine comunismo.

Ma adesso parlare genericamente di sistema capitalista comprendendo stati come le democrazie social - democratiche nord europee, gli stati ultraliberisti, le dittature africane, le teocrazie medio orientali ecc. non ha molto senso.

Era più correto il termine che usavi un tempo di CDA.

Forse sarebbe più corretto parlare di sistema economico globale senza aggiungere l'espressione capitalismo.

Dico questo perchè noto (non mi riferisco in particolare a te) che l'espressione capitalismo viene usata quasi come sinonimo di male.

Sia ben chiaro che io non sto difendendo il cosiddetto capitalismo, ma contesto solo la pratica manichea di scaricare tutte le colpe sul fantomatico capitalismo.

Ciao Davide

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,


"La colpa della crisi attuale e' senz'altro dei politici, ma soprattutto e' di quei politici che hanno trasformato l'economia in una roulette finanziaria in cui le vincite (fin quando ci sono state) se le sono intascate loro, mentre le perdite (adesso) cercano di farle pagare al popolino imbecille."

Su questo hai perfettamente ragione.

Però questo è stato possibile (prima in America e poi in Europa) da leggi criminali che hanno trasformato le banche in organizzazioni criminali.

Sopra ti ho fatto notare che l'Italia è risorta nel dopo guerra in gran parte grazie alle banche.

Però la vecchia legge bancaria che ha retto il settore creditizio in Italia fino agli anni '80, vietava alle banche di fare speculazioni e prevedeva sulle medesime severi controlli e sanzioni. Poi questa legge è stata buttata a mare da una legislazione che copia le leggi ultra liberiste dei paesi anglosassoni. Da lì sono derivati i nostri problemi.

Però dare la colpa genericamente al capitalismo non ha senso, perchè l'America e l'Europa prima di fare queste leggi criminali sulle banche erano genericamente classicate come stati capitalisti.


"Io non so se questo sia "capitalismo", ma sicuramente se non lo e' ha comunque in comune con il capitalismo la deificazione del denaro e del profitto a discapito di altri valori dei quali, forse, ci sarebbe bisogno e andrebbero riscoperti."

Mi sembra che tu definisci capitalismo la ricerca del guadagno e del proprio interesse. Ebbene tranne che in Paradiso gli uomini da sempre fanno il loro interesse anche se ipocritamente dicono il contrario.

Ciao Davide

davide ha detto...

Caro amico MarcoP,

"Comunque da quello che scrivi, credo che tu sia della generazione dei miei genitori, io ho circa 40 anni."

A dire il vero compio 53 anni fra un giorno.

"Profitto ha un significato operativo preciso, e razionalità indica il modo coerente con cui un soggetto agisce sulla realtà per conformarla ad un suo progetto"

A parte il profitto (che può venir inteso in più modi) il termine razionalità significa ragione, intelligenza, logica, buon senso ecc.

Se il capitalismo fosse retto dalla razionalità (non ha importanza se riferito al profitto o a qualunque altra cosa perchè la ragione non può essere limitata: non sarebbe vera ragione ma stupidità) dovremmo essere nel Paradiso perchè un soggetto razionale segue la ragione, logica e il buon senso.

Invece il mondo in cui ci troviamo non mi sembra retto dalla razionalità ma dal suo opposto la bestialità.

Un soggetto veramente razionale non farebbe mai una cosa stupida e irrazionale come la guerra. Eppure il mondo è pieno di guerre.

Con il tuo concetto un pensionato che amministra bene i suoi pochi averi, dovrebbe essere molto più capitalista di un grosso dirigente che amministra male i grandi capitali di cui dispone.

Ciao Davide

MarcoP ha detto...

Ciao Davide

"A dire il vero compio 53 anni fra un giorno."

Auguri di buon compleanno! :)

Con simpatia.

MarcoP

Alex ha detto...

pemrettimi Chiara, tanti auguri Davide e grazie della tua compagnia:-)

Flyingboy ha detto...

Mi aggiungo a Alex e MarcoP per augurare buon compleanno a Davide.

Auguri Davide!

davide ha detto...

Cari amici MarcoP e Alex,

grazie mille. Siete troppo buoni e sono commosso.

Io festeggio solo una volta all'anno il compleanno, mentre la nostra Chiara che è molto più furba festeggia tante volte il suo non compleanno.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Io invece faccio gli auguri a davide, riproponendo qui il suo primissimo commento in questo blog, che risale esattamente al 12/2/2007:


davide has left a new comment on your post "Trantatre cret... ehm... trentini":

"Cara Chiara sono un tuo fedelissimo ammiratore, però come trentino mi sento un pochino offeso per essere stato associato ai cialtronci dell'immondiziaio.

tanti saluti e un bacio

davide"

davide ha detto...

Carissimi ...

grazie a tutti di nuovo.

Certo che viene un po' di nostalgia a ricordare i gloriosi tempi antichi quando combattavamo contro i pisquani. Chissà che fine avrà fatto il nostro amico Ughetto?

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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