lunedì 31 dicembre 2012

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Ultimo post dell’anno

Ricevo messaggi privati ogni giorno, sia da donne che da uomini. Le donne chiedono consigli e informazioni su come fare per diventare escort. Sono donne che mi confessano di essere non piu’ giovanissime, ma comunque ancora attraenti, pero' disperate perche' non trovano lavoro e non sanno piu' come tirare a campare.

Ma ci sono anche ragazze giovani che, sapendo di piacere agli uomini, stanche di darla via gratis al primo stronzo incontrato qua e la’, non vogliono piu' condurre una vita (a loro dire) “miserabile”. Un concetto che per molte significa non potersi permettere l'ultimo modello di iPhone, le scarpe griffate, o non avere i soldi per l’iscrizione alla palestra o al centro estetico di lusso.

Sono messaggi, questi, ai quali raramente rispondo, e se lo faccio evito accuratamente di dare le informazioni che mi chiedono. Non voglio essere accusata di aver spinto una donna a prostituirsi. Anzi, sconsiglio sempre di affrontare tale avventura prima di aver maturato una reale consapevolezza di cio’ a cui si va incontro: una vita dove non c’e’ posto per l’amore, ma solo per il business, dove i sentimenti valgono meno del denaro. Una vita non certo adatta per chi non e’ nata e cresciuta in un determinato contesto dove si impara fin da molto giovani a doversela cavare da sole, in modo molto duro, e arrivare alla fine del giorno (non alla fine del mese) e’ talvolta un traguardo difficile da raggiungere.

Poi ci sono i messaggi che mi giungono dagli uomini. Anche questi hanno tutti un unico soggetto: in sostanza si tratta di richieste (esplicite o meno) di prestazioni sessuali. Qualcuno sarebbe anche disposto a pagare, pero’ meglio se le scopate fossero gratuite. Le richieste piu’ disgustose dal mio punto di vista, perche' maleodoranti di ipocrisia, sono quelle "velate" da incontri fatti per il puro gusto di conoscersi, in amicizia.

Che gusto ci sia a incontrare un tizio qualsiasi, mai visto e del quale non si sa assolutamente niente, che di certo non avra' l'aspetto di Vincent Cassel, ma piuttosto assomigliera’ a un nerd appesantito dalle troppe ore trascorse al computer, oppure a un marito in libera uscita in cerca di quel brivido che non riesce piu’ a ottenere dalla propria moglie, e’ per me un mistero. Pero’ mi chiedo se questi uomini che mi scrivono pensano davvero di essere unici nel loro genere, cioe’ i soli a farmi certe proposte, e se da cio’ io debba sentirmi addirittura lusingata per essere stata da loro scelta.

Ma non e’ tutto: mi chiedo anche con quale spirito e con quanta attenzione questi uomini abbiano letto il mio blog in cui piu’ volte ho scritto di aver chiuso da anni con la professione, e che non sono piu’ disponibile a incontri di tal genere. A meno che non cambi idea, e' ovvio, cosa che e’ sempre possibile che accada, ma quando e se avverra’ avro’ l’agenda - termine che sta andando molto di moda in questi ultimi tempi - talmente piena da potermi garantire incontri fino alla prossima fine del mondo.

A proposito, dato che anche stavolta il mondo non e’ finito secondo le previsioni dei Maya, mi trovo qui a scrivere l’ultimo messaggio di questo terribile 2012. Un anno davvero orribile da ogni punto di vista che, sono sicura, poche persone rimpiangeranno. Ciononostante, come ogni volta in cui si arriva al 31 Dicembre, chi ha un blog si sente quasi in dovere di scrivere qualcosa. Qualsiasi cosa, non importa l’argomento; anche la cazzata piu’ immane va bene.

Quindi, dato che ci sono, questo ultimo post del 2012 lo voglio dedicare a tutte le persone che mi scrivono le stesse identiche cose da anni, senza che abbiano ancora capito che da me non otterranno alcuna risposta se non la solita, immutabile, di sempre.

Alle donne che vogliono fare le escort dico: fate come me, come ho fatto io. Arrangiatevi. E' un libro che dovete scrivere da sole, e sarebbe un colpo basso se intervenissi io a scrivere la trama e il finale. E poi, ogni trama viene vissuta da ciascuna in modo differente, e quello che ho provato io nello scriverla a voi potrebbe non dare le stesse sensazioni. Quindi, se volete, se avete deciso con coscienza e ponderazione, aprite la prima pagina e iniziate a scrivere il vostro libro, senza copiare quello scritto da me.

Agli uomini, invece dico che e’ inutile che mi scriviate tentando gli approcci piu’ diversi, a volte dolci e comprensivi, a volte duri e diretti, nella speranza di arrivare scoparmi, a pagamento o gratis. Non funziona. Non sono piu’ in vetrina. Non sono piu’ un prodotto sullo scaffale. Non ho piu’ bisogno di vendere niente o, forse, nessuno oggi possiede la valuta giusta ne’ la somma sufficiente per comprarmi.

Come faccio a dirlo con certezza? Perche’ se dopo tutto quello che ho vissuto non lo sapessi, oltre ad essere una troia sarei una stupida o, peggio, un’ipocrita. E io, sebbene non neghi di essere troia - perche’ e’ vero, lo dicevo proprio ieri con un'amica: troie si nasce e io modestamente lo nacqui -, non credo di essere ne’ stupida ne’ ipocrita. Quindi, per cortesia, evitate i messaggi in cui mi chiedete: “Dove e quanto e cosa”. L’unica risposta che otterreste sarebbe: “Dove? La tua faccia. Quanto? Due. Cosa? Schiaffi.

Buon anno a tutti e che il nuovo che sta arrivando ci faccia dimenticare presto il vecchio.

giovedì 27 dicembre 2012

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Per caso

Quando ci rincontrammo, per caso, in una via del centro, era un freddo pomeriggio prima di Natale. Nessuno dei due avrebbe dovuto essere li'. Io, almeno, avrei potuto non esserci. Ero a Budapest occasionalmente. Ci ero capitata quel giorno, ma per quello che dovevo fare, avrei potuto anche sceglierne tranquillamente un altro. Poi, pero’, per fortuna o per sfortuna, esiste il caso che ha il potere di scombinare ogni logica e anche tutto cio’ che e’ verosimile.

Non ci dicemmo una parola. Pur essendo certi di esserci visti, facemmo finta di nulla, ma iniziammo a seguirci per un po’, nel percorso lungo un marciapiede cosi’ affollato da sembrare quasi deserto. Guardando le vetrine, come in un gioco di quelli infantili, mi nascondevo dietro alle spalle dei passanti o approfittavo degli ostacoli che, casualmente, mi nascondevano alla sua vista. Era gia’ buio, ma tutto era illuminato dalle magiche luci degli addobbi natalizi.

"E’ ancora piu’ bella". Probabilmente questo penso’ quando mi vide. Lo capii subito dal suo sguardo, ma forse lo penso’ soltanto perche’ non ero piu’ sua e, com’e’ risaputo, ogni cosa sembra migliore quando la si guarda da lontano; da una distanza che puo’ essere non solo nello spazio, ma anche nel tempo. E di tempo ne era trascorso…

"E’ un po’ dimagrito" pensai io che lo avevo sempre trovato un po’ sovrappeso, e non potei fare a meno di ricordare come mi aggrappavo alle sue morbide maniglie dell’amore quando insieme raggiungevamo l’orgasmo per poi, stanchi, stenderci l'una di fianco all'altro nel grande letto del suo appartamento.

Io, che camminavo davanti facendo finta, esattamente come lui, di non esserci visti, ad un certo punto mi fermai a guardare se era ancora dietro di me. C'era. Ed era ad un passo. Voltandomi me lo trovai praticamente di fronte. Abbandonai le braccia lungo i fianchi come in segno di resa, o forse anche di attesa, e cosi’ i nostri occhi si incrociarono volontariamente per la prima volta dopo tanto tempo. Lui si avvicino’ e, senza dire niente, accosto’ la sua guancia alla mia, come a volermi dare un bacio, come normalmente si fa tra parenti o fra amici di vecchia data. Solo che il bacio non me lo dette. Tenne la sua guancia appoggiata a lungo alla mia. Sentii cosi’ un calore intenso trasmettersi dal suo respiro al mio viso, e uscirgli lieve dalla pelle il suo solito profumo.

"E’ la fiamma del desiderio che ancora arde" pensai, e risi tra me e me di quel pensiero un po’ audace. E lui, quasi mi avesse letto nella mente, mi sussurro’ qualcosa all’orecchio. All’inizio lo disse con la voce talmente flebile che non riuscii a comprendere, poi lo ripete’: "Vieni con me".

E’ strano come a volte l’istinto si faccia gioco della volonta’. Non avevo mai pensato, nel caso ci fossimo incontrati di nuovo, di comportarmi in quel modo. Eppure lo feci: lo seguii tenendogli la mano come una bambina, camminandogli a fianco anche se, in realta’, era lui che mi trascinava; qualcosa che, mi resi conto in quel momento, non avevo mai permesso a nessuno. Neppure a lui quando stavamo insieme.

Immaginai subito dove volesse condurmi e cosa volesse fare. Non era difficile da capire, ma ricordai anche che la sua casa era lontana, dall’altra parte della citta’ e io, invece, sapevo che tutti e due avevamo voglia di sentire le nostre mani su nostri corpi subito, e assaggiare di nuovo la nostra saliva della quale non ricordavamo piu’ il sapore. Era una situazione strana, irreale, inconsueta persino per me, e sentivo che anche lui era confuso ed eccitato, come me, da quella strana atmosfera a meta’ tra la fiaba e la realta’. Nell’immaginare il suo cazzo eretto e pronto dentro i pantaloni, cominciai a dare spazio alle mie solite fantasie e mi accorsi che anche le mie mutandine stavano iniziando a diventare umide.

Si’, e’ vero: anche quando stavamo insieme facevamo certe pazzie. Il massimo del piacere e dell’eccitazione lo raggiungevamo proprio quando potevamo scopare nelle situazioni piu’ inconsuete. Per lui non so da cosa dipendesse, forse era solo per trasgressione, e un rapporto con il sesso totalmente scanzonato e privo di scrupoli. Per me, invece, era presumibilmente un retaggio ancestrale del primo orgasmo avuto, che avevo ricevuto proprio dalle mani di un ragazzo in una sala cinematografica, guardando un film. Non mi stupii, quindi, quando lo vidi entrare in un cinema, e dirigersi, deciso, alla biglietteria. Acquisto’ due biglietti per un film di cui non ci importava assolutamente niente. Pensai che nessun film, per quanto rumoroso, avrebbe mai potuto coprire con il suo sonoro cio’ che mi avrebbe stappato di bocca se mi avesse fatto quello che entrambi avevamo in mente di fare, ma una volta entrati nella sala, mi condusse verso la porta del bagno. Fui io a varcarla per prima, facendogli capire, cosi’, d’avere anch’io una gran voglia che accadesse quanto stava per accadere.

Ci fermammo nell’antibagno. Per chiunque non sarebbe stato certo il luogo piu’ appropriato per farci del sesso: avrebbe potuto entrare qualcuno in qualunque momento, disturbando e creando non poco imbarazzo. Ma per i nostri bisogni esibizionisti e perversi, invece, era il luogo adattissimo, con gli specchi che amplificavano la riproposizione della nostra immagine riunita. Mi abbraccio’ da dietro, affondando il viso tra i miei capelli e infilandomi le mani direttamente sotto la gonna, sotto la quale indossavo dei leggings per ripararmi dal freddo. Tenne per un po’ le mani all'incrocio delle mie cosce, una sopra l'altra, strette al monte di venere, saggiando con la punta delle dita il bordo delle mutandine che portavo sotto. E mentre lo faceva mi guardava nello specchio, osservando le mie pupille che diventavano sempre piu’ grandi, enormi, come sempre mi accade quando per l’eccitazione raggiungo il punto di non ritorno, nonostante l’espressione del mio volto non fosse per nulla cambiata: sempre a meta’ tra la provocazione e la noia del “gia' vissuto” che lui – lo sapevo bene – non riusciva a sopportare.

Guardandomi mentre lo guardavo con aria di sfida, sono certa che ricordo’ che era stato proprio per l'insopportabilita’ del mio sguardo che aveva lasciato che la storia tra di noi finisse. Il mio sguardo che, davanti a quello specchio, gli lacerava lo stomaco e gli gonfiava il cazzo. Mi fece abbassare la testa per non averlo piu' davanti agli occhi, poi bruscamente mi tiro’ su la gonna e giu’ i leggings insieme alle mutandine, scoprendomi il culo. Pero’ non si chino’ a baciarlo. Stavo appoggiata alla parete con i palmi delle mani, collaborando appena un po’, sporgendomi leggermente verso di lui, quando sentii che si slacciava cintura dei pantaloni. Inizio’ prima a colpirmi col palmo della mano, schiaffeggiandomi i glutei; all’inizio piano, poi sempre piu’ forte. Il suono dei colpi sulla mia carne, mentre mi sculacciava, si mischiava ai miei gemiti che erano un misto di dolore e piacere. Un dolore cosi’ forte da farmi avvertire il bruciore dei miei glutei che diventavano rossi, e un piacere cosi’ intenso da farmi sentire colare fra le cosce quella rugiada che sempre inumidisce il mio sesso quando sono pronta. E lui mi conosceva abbastanza da capire che era quello l’attimo che attendevo; mi penetro’ percio' con un solo movimento, deciso e profondo, sicuro di trovarmi gia’ bagnata e aperta.

Pensai che non ci eravamo nemmeno baciati, ma il ritmo dei suoi colpi mi fece perdere il filo dei pensieri e, con una mano, staccandola dal muro, iniziai a titillarmi la clitoride per aiutare ad amplificare quell'orgasmo che le sue spinte stavano trascinando in superficie, esattamente come per strada m'aveva trascinata in quel cinema. Mi alzo’ la testa tirandomi forte per i capelli proprio nel momento in cui si accorse che stavo per venire. "Apri gli occhi e guardami" mi ordino’, e quando lo feci si diverti’ a vedermi godere, mentre i nostri occhi si incrociavano nello specchio. Aspetto’ dunque che la gratitudine passasse dal mio sguardo, lasciando di nuovo il posto alla mia solita aria apparentemente gelida e sarcastica che tanto lo irritava, ma che anche lo eccitava, per lasciarsi andare a sua volta all'orgasmo.

A guardarlo in faccia nello specchio, mentre mi riempiva del suo seme, stavolta, fui io e in quel momento pensai: "Sono io la tua maledizione". Nessun’altra avrebbe saputo farlo godere piu’ di me; nessun’altra. Avesse girato l’intero globo, e scopato con tutte le donne del mondo, non avrebbe mai trovato un’altra come me. Lui questo lo sapeva, ed avrebbe maledetto il momento in cui, vedendomi andar via, avrebbe capito che sicuramente non ci saremmo piu’ rincontrati. Mai piu', neppure per caso.


PS: L'immagine scelta per il post non e', come alcuni malpensanti avranno immaginato, una mia foto sconcia ed esibizionista, ma si tratta di una modella famosa, Paz de la Huerta, beccata mentre, un po' fuori di se' a causa di qualche bicchiere di troppo, stava dando spettacolo del proprio corpo nella toilette del Cafe de Flore a Parigi.

sabato 22 dicembre 2012

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Solo Sesso

Stavo tornando a casa quando, passando - non tanto per caso - per il centro, chi ti trovo? Lui. Qualcuno adesso si domandera’, curioso, chi possa essere questo “Lui” che finora non ho mai menzionato se non marginalmente. Una figura che, in questi miei racconti-confessioni e’ apparsa una sola volta. Ebbene, Lui e’ un fotografo. Anzi, e’ “il fotografo”.

Ha lo studio proprio a pochi passi da dove c’e’ la fermata del bus che porta verso casa mia. Non che sia un fotografo eccezionale, sia chiaro. Non si tratta di un talento incompreso, ne’ di un novello Helmut Newton in quel di Tokaj. Cio’ di cui si occupa normalmente e’ fotografare eventi che avvengono stagionalmente nella mia piccola citta’: sagre, manifestazioni folcloristiche, spettacoli musicali o di ballo. A volte, pero’, si diletta anche in altri generi di fotografia, come paesaggi per cartoline, ritratti su commissione, servizi per matrimoni e, per sua passione personale, anche in qualcosa di piu’ “glamour”, tipo foto artistiche di nudo; le sue preferite e fra poco capirete perche’.

Se devo dire la verita’, le sue foto non mi piacciono affatto. Le trovo troppo elaborate, poco naturali, a tratti pacchiane, oppure sono io che non ci capisco nulla. Preferisco molto di piu’ quelle che, da sola, mi faccio ogni tanto utilizzando l’autoscatto. Pero’, a parte questo, il tipo ha delle doti non indifferenti nelle quali le sue capacita’ fotografiche non c’entrano un bel niente. Si puo’ dire che e’ veramente un bel ragazzo e tutte le donne gli mettono gli occhi addosso?

Si’, si puo’ dire. E si puo’ dire che anche a me e’ accaduta la stessa cosa; ricordo che fu proprio durante una di quelle feste in cui, in veste di coreografa, avevo messo su un piccolo spettacolo di ballo. Qualcosa di semplice, di molto paesano, come ogni cosa che avviene qui, ma in cui mi diletto ormai da molto tempo, essendo il ballo da sempre la mia passione non piu’ tanto segreta.

Sapete come io possa resistere a tutto fuorche’ alle tentazioni, ma se c’e’una cosa che me lo rende ancor piu’ attraente, almeno dal mio punto di vista che non e’ quello che puo’ avere ogni “brava donna” di questa bellissima e per niente ipocrita societa’ in cui viviamo, e’ che’ si tratta di un uomo felicemente sposato. Vale a dire che per una come me, che non vuole complicazioni di alcun tipo, soprattutto sentimentali, con i cascamorti che il giorno dopo iniziano con l’assillo da innamorati delusi, un uomo felicemente coniugato rappresenta un target preferenziale.

Con uno cosi’ niente melense manifestazioni di amore che non potrei ricambiare, niente stupide telefonate alle quali non saprei cosa rispondere, niente coccole sentimentali nelle quali mi troverei a disagio, niente promesse che non verranno mai mantenute, niente progetti che non verranno mai realizzati e soprattutto, niente piagnistei inutili qualora non avessi piu’ voglia di rivederlo. Niente di niente. Solo Sesso.

Non e’ un uomo perfetto?

So bene che alcune mie sorelle e amiche non sarebbero d’accordo. Molte, se non ci sono di mezzo i sentimenti, e tutte quelle pinzillacchere da innamorati di Peinet non riescono proprio a “lasciarsi andare”, ma chi mi conosce appena un po’, e sa come la penso, puo’ ben immaginare con quale e quanto gusto io, a un uomo cosi’, gliela abbia data.

A dire la verita’ non ricordo bene com’e’ che e’ iniziata la storia, e com’e’ esattamente che siamo finiti a letto. E’ probabile che alla festa abbia bevuto un po’ piu’ del solito, e quando bevo un bicchiere di troppo vado “leggermente” su di giri. Voglio dire che mi si allentano i freni. E siccome per me non esistono le mezze misure, quando dico che mi si allentano i freni, intendo dire completamente. Proprio completamente. E allora, a quel punto non sono piu’ in grado di resistere e arrivo a superare tutti i limiti. Non per niente quando ho parlato di Sesso, l’ho scritto apposta con la maiuscola, proprio per non confonderlo con quel “sesso” che invece faceva parte del mio business di una volta.

Da alcuni anni, avendo cambiato totalmente stile di vita, ambiente, attivita’ e tutto cio’ che potevo cambiare, nel mio vivere di ogni giorno mi “comprimo” negli abiti dell’irreprensibile signorina tutta impegno e lavoro, che’ solo a guardarmi, pettinata con i capelli raccolti a chignon e gli occhiali da insegnante, a nessuno verrebbe in mente di immaginarmi in situazioni che non fossero quelle tipiche di chi, almeno all’apparenza, si dedica completamente alla casa e alla famiglia. Ma se bevo un po’ di piu’, allora, cambia tutto: divento un’altra. Disinvolta, audace… persino troppo audace. Anzi decisamente troppo audace. In sostanza, perdo ogni pudore e ogni inibizione va a farsi friggere; con me un uomo, se vuole e ci sa fare, puo’ arrivare a ottenere tutto, veramente tutto. Sono fatta cosi’: “In vino veritas”. Mi bastano un paio di bicchieri e mi trasformo all’istante in un’autentica troia.

La cosa buffa e’ che ormai, conoscendomi, io tutto questo lo so. So come mi comporto se accetto di bere un bicchiere in piu', e quando lo faccio so bene come andra' a finire l’incontro. Quindi nel momento stesso in cui mi faccio versare il rosso nettare nel bicchiere, e’ il segnale che quella persona che ho di fronte mi va, e mi va di scoparci. Che ci posso fare? A un certo punto la situazione mi prende la mano e diventa piu’ forte della mia volonta’ di resistere. Non posso restare fredda e insensibile al desiderio che mi brucia dentro.

Ogni volta, poi, passata la piccola sbornia di vino e di sesso, mi riprometto di non rifarlo piu’, ma i miei propositi si infrangono l’occasione seguente che incontro una persona che mi piace, che ha un buon odore, che ha una voce in grado di ammaliarmi, che ha le mani giuste per accarezzarmi e la bocca giusta per altre cose. Cosi’ la volonta’ si sbriciola in mille pezzi, si frantuma, si scioglie diluendosi nel desiderio, che diventa forte facendo emergere la parte animale che mi vive dentro, e insieme ai vestiti faccio volare via anche quella patina fredda e falsamente disinteressata che, come uno scafandro, ogni giorno sono costretta ad indossare.

Ovviamente non tutti lo sanno. Non tutti sono al corrente di questa mia debolezza, anche se le voci, alla fine, in una piccola citta’ come questa sono impossibili da fermare. Quindi si puo’ capire come questo mio altalenare fra i due estremi mi ponga qualche problema: la gente pettegola ama ricamarci storie, ma io, sinceramente, me ne frego perche’ ad essere sincera, anche essere “chiacchierata” in fondo mi piace.

Qualcuno dice che dovrei farmi curare, perche’ non riesce a capire come possa piacermi. Purtroppo, e’ difficile da spiegare, ma ho sempre avuto questo “piccolo difetto”: ci sono cose di cui chi e’ sano di mente si dovrebbe vergognare, ma per me rappresentano una ragione in piu’ per esserne attratta: intimamente mi piacciono e ne vado anche un po’ fiera. Si chiama “esibizionismo” o forse e’ il mio modo per ribellarmi a uno schema ipocrita che la societa’ vorrebbe impormi. Era cosi’ vent’anni fa ed e’ cosi’ adesso: e’ il mio modo per dimostrare a chi mi circonda che sono diversa, e che non mi faccio imbrigliare, ne’ da un marito, ne’ da i dettami del perbenismo.

Quindi so bene che cio’ non contribuisce a dare di me quell’immagine di donna irreprensibile che dovrei avere, ma so anche che alla fine e’ questo mio modo di essere che mi ha sempre resa attraente e forse anche un po’ invidiata. E’ difficile per gli uomini (tutti) resistere al “profumo di troia”. Lo percepiscono da lontano, inconfondibile, e non esiste femmina piu’ desiderabile.
Incoerente, dunque; contraddittoria e portata a mutare continuamente atteggiamento. Passo dal freddo al caldo in un attimo, dalla dolcezza alla durezza con un battito di ciglia, da un sorriso accattivante ad uno sguardo gelido se solo qualcuno sbaglia a mettere una virgola cosicche’ fraintendo il tono del discorso; Passo cosi’ all’improvviso da un estremo all’altro, che disoriento chi mi sta di fronte. Per questo, dopo un po’, nessuno mi sopporta piu’. Ma all’inizio so bene che quello che faccio vivere e’ il paradiso.

Sono cosi’. Negarlo a questo punto della mia vita sarebbe non solo ipocrita, ma anche stupido, perche’ se si e’ in un certo modo, reprimerci per apparire cio’ che non si e’ non avrebbe alcun senso.

Ovviamente quello che ho detto avviene nel mio privato, cioe’ quando mi trovo a vivere relazioni in cui ci va di mezzo tutto quel mix di sesso, sentimento, bisogni, doveri che contraddistinguono ogni relazione seria, duratura, impegnativa, perche’ per tutto il resto, lo giuro, nella vita di ogni giorno, quando non mi trovo di fronte a relazioni del genere e tutto si svolge a livello non troppo profondo, mi comporto come la persona piu’ equilibrata e pacata che possiate mai aver conosciuto.

E’ quindi un problema legato alla relazione, e forse e’ anche per questo che preferisco avere questo tipo di rapporti “disimpegnati”, piuttosto che qualcosa di serio che, predestinato fin da subito alla fine com’e’, mi farebbe sentire ancor piu’ stupida qualora mi lasciassi convincere ad abbandonare questo mio modo un po’ incosciente e infantile di vivere.

Mia madre me lo dice sempre: “Klára, un giorno ti ritroverai nei guai se continuerai ad essere cosi’ incosciente”. Povera Mama, se solo sapesse in quali e quanti guai mi sono gia’ trovata in vita mia resterebbe di stucco; e se soltanto immaginasse fino a che punto si e’ spinta la mia “incoscienza”, se solo sapesse quanti pochi limiti mi restano ancora da superare, credo che inizierebbe a toccare tutti quanti i suoi amuleti nel tentativo di scacciare i demoni ai quali attribuirebbe la colpa di quelle che lei chiamerebbe “depravazioni”.

Tuttavia, per evitare spiacevoli conseguenze, malumori e patemi con la famiglia oppure chiacchiericci con i pettegoli, da molto tempo ho imparato a sfogare questa mia “vergognosa” attivita’ da ninfomane altrove, lontana da casa. Vado a Miscolc, a Nyíregyháza, oppure a Budapest, dove col treno ci arrivo in un paio d’ore o poco piu’. Gli uomini che incontro sono solitamente perfetti sconosciuti coi quali, dopo una notte di piacere, non voglio avere piu’ niente a che fare. A molti non ho mai detto neppure il mio nome e sono convinta che, nel loro ricordo, sono rimasta soltanto una povera matta ammalata di sesso.

In ogni caso, tornando a Lui, posso dire che caratterialmente e’ il tipo di uomo che ho sempre detestato: vanitoso, egocentrico, stronzo. Sa di essere dannatamente bello e fascinoso, e se ne approfitta. Non sono poche quelle che gli sono cadute nella rete, attratte anche dal suo mestiere, perche’ col pretesto delle foto “artistiche” riesce a convincerne diverse a “farsi fotografare”.

A volte penso a sua moglie, che sicuramente sa tutto, ma anche sopporta tutto. Non so esattamente che genere di rapporto ci sia fra di loro. Magari a lei va bene cosi’. Magari le piace sapere che il suo uomo e’ desiderato. Magari si eccita a sapere che puo’ portarsi a letto ogni donna che vuole. Non l’ho mai affrontato questo discorso; come ho detto non ho tempo ne’ voglia di entrare nelle questioni personali di chi scelgo per farci solo Sesso. In ogni caso, a me, una cosa del genere, sapere di avere un uomo che tutte desiderano, non dispiacerebbe affatto, e non le considererei corna se lui me le raccontasse. Al limite, non lo sposerei, pero’, ripeto, non ne sarei per niente offesa; anzi, mi ecciterebbe.

Comunque, sono fatti loro; suoi e di sua moglie, e a me, sinceramente, non interessa se lei lo sa e lo accetta oppure se, ogni volta, gli fa delle scenate. L’importante e’ che mi faccia godere e che il giorno dopo non mi riempia di messaggini insulsi.

Per quanto riguarda invece me, non ho mai capito bene fino in fondo perche’ abbia deciso di dargliela cosi’ facile. Di solito i tipi come Lui li evito. Detesto i boriosi, pieni di se’, che credono di essere loro a gestire ogni situazione. Il loro atteggiamento contrasta totalmente col mio carattere, che e’ esattamente uguale. Anch’io sono come loro, e due partner fatti allo stesso modo prima o poi si scontrano entrando in competizione.

La prima cosa che mi viene in mente riguardo alla mia disponibilita’ sessuale nei suoi confronti e’ che, quindi, in Lui vedo qualcosa di me: forse si tratta di quella piccola parte maschile che ogni donna, anche chi non se ne rende conto, si porta dentro. Non lo considererei attraente, infatti, se con le donne non ci sapesse fare. Esattamente cio' in cui credo di essergli speculare, e forse, come ho accennato, sono gia’ entrata nella fase “competitiva”, cosi’ voglio capire fino a che punto reggera’ senza farsi “irretire”, e quanto sara’ tosto da quel punto di vista. Ma a parte tutto questo, il vero motivo per cui mi piace e’ molto piu’ terra terra, molto piu’ materiale: e’ che a letto e’ davvero il massimo: “anatomicamente” e’ perfettamente combaciante con me.

Ne ho conosciuti tanti di uomini ed ho avuto moltissimi amanti; alcuni assai piu’ dotati di lui. Pero’ non e’ il cazzo la cosa piu’ importante in un uomo, bensi’ come lo sa usare e Lui e’ uno fra i pochi che siano riusciti a farmi (come dico io) miagolare.

Non e’ mai stato facile per me trovare un uomo che riuscisse a farmi venire piu’ volte di seguito, in un orgasmo dietro l’altro, facendomi perdere completamente la testa, il senso del tempo e dello spazio. Ecco, con lui e’ capitato esattamente cosi’ e adesso, ogni volta che lo incontro, alla fine non resisto alla tentazione di farmi un altro “giro in giostra”.

E poi - lo dico non negando di avere un brivido d’eccitazione mentre lo scrivo -, e’ un vero porco. Questo mi manda in visibilio perche’ ho scoperto che perdo la testa per chi riesce a far emergere quella parte di me che tengo repressa, fino a farla esplodere, quindi per chi sa farmi diventare davvero troia. Troia come non sono mai stata.

E’ una cosa strana quella che mi capita perche’ di solito, nella maggior parte dei casi, con gli uomini ho sempre avuto io il ruolo “dominante”: sono sempre stata io, cioe’, a decidere come, quando, dove e perche’. E senza accettare obiezioni o condizioni. Certo e’ capitato talvolta che mi sia fatta sottomettere, rendendomi disponibile a fare di tutto, ma l'ho sempre considerata una recita; qualcosa per dare sapore al gioco, perche’ in realta’ non e’ mai stata vera sottomissione, e non mi sono mai resa succube, ne’ di una personalita’, ne' di un membro, ne’ del denaro che qualcuno ha usato credendo talvolta di potermi comprare. Sono sempre stata io che, con decisione, ho tenuto in mano le redini di ogni situazione.

Invece con Lui e’ diverso: mi abbandono completamente e di tenere le redini non me ne frega nulla. Anzi, voglio che le redini le tenga lui. Non e’ piu’ dunque un gioco di ruolo: divengo davvero la sua schiavetta. Mi faccio legare, sculacciare, trattare male. E tutto cio’ mi piace da impazzire!

Comunque, senza troppi preamboli, mi chiede: “Che ci fai da queste parti? E’ un po’ di tempo che non ti si vede in citta’”.

Gli dico di aver fatto visita a Gizella (un’amica che ha un negozio proprio li’ vicino che vende prodotti cosmetici).

“Ah”, ride Lui ricordandosi che ci eravamo incontrati proprio in un’occasione simile. “Ed anche stavolta hai con te qualche crema scivolosa?” E me lo dice con quella sua solita espressione da satiro.

“No, no, niente creme stavolta” rispondo prendendo al balzo quella che mi era sembrata un’esca gettatami apposta perche’ abboccassi. “Pero’ credo che la situazione potrebbe essere scivolosa lo stesso”.

Siate sinceri, come si fa a far finta di nulla di fronte a certe tentazioni? In piena tempesta ormonale com’ero gia’ da alcuni giorni, e dopo un periodo non breve di astinenza forzata dovuta a certi problemi che mi portavo dietro da oltre un mese, una bella scopata multiorgasmica era proprio il rimedio giusto per rimettermi in sesto, sia fisicamente che psicologicamente. E nel suo sguardo luciferino c’era tutta quella proposta oscena che in quel momento, avevo proprio voglia di ricevere.

E poi, non potete capire: percepire forte l’odore di desiderio e di sesso che sprigionava, mi faceva bagnare le mutandine. Volevo annusarlo di piu’, da piu’ vicino, ed era un richiamo troppo potente, un languore che mi pervadeva tutta, come quando si ha una gran voglia di qualcosa. Come quando si ha tanta voglia di cioccolata e si sente un vuoto dentro che a tutti i costi ha bisogno di essere riempito. E la cioccolata era proprio li', di fronte a me, pronta ad essere scartata e mangiata.

E dato che avevo ancora un paio di ore libere prima che a casa iniziassero a preoccuparsi per me, gli ho chiesto se per caso aveva tempo di farmi qualche foto in studio, che’ negli ultimi giorni mi ero dovuta accontentare di fotografarmi da sola, con dei normalissimi autoscatti. E’ quello il nostro messaggio in codice, il segnale che significa tutto quello che, voi che state leggendo, maliziosi come siete, potete immaginare. Pero’ non sperate che vi racconti adesso com’e’ andata a finire, perche’ di certe cose intime non parlo mai volentieri.


PS: quello che avete appena letto e' un remake (un po' vero ma anche no) di qualcosa che avevo gia' scritto in un racconto-confessione di qualche tempo fa QUI.  Nelle piccole citta' le cose che accadono non sono poi cosi' molte, e spesso sono anche ripetitive.

venerdì 14 dicembre 2012

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Triangoli – 3 parte – Regole e consigli per gestirli al meglio

Prima regola: accettare solo situazioni in cui tutti si sentono a proprio agio.

Se torniamo a uno degli schemi descritti nel post di premessa [2F+1M(e)] formato da due donne e un uomo eterosessuale, nel caso in cui le due donne fossero eterosessuali, nel letto sarebbe sicuramente l’uomo ad avere la maggiore soddisfazione, l’unico a sentirsi effettivamente al posto giusto, quindi il piu’ avvantaggiato, mentre magari le due donne, da eterosessuali, non si troverebbero completamente a loro agio nell’interagire fra loro. Sarebbe dunque una relazione squilibrata a favore dell’uomo.

Nel post di premessa ho anche spiegato che il triangolo puo’ non essere (anzi quasi mai lo e’) un rapporto paritario, in quanto e’ la coppia base quella che inizialmente distribuisce le carte e decide se includere o no la terza parte, ma affinche’ ci sia soddisfazione per tutti i componenti, la parita’ non e’ necessaria: sono l’equilibrio e la stabilita’ gli elementi predominanti. Un modo semplice per rendere stabile il triangolo del nostro esempio, cosicche’ tutti abbiano, oltre ad un’adeguata soddisfazione sessuale, anche la sensazione di non sentirsi “fuori posto”, e’ che le due donne siano bisessuali: [2F(b)+1M(e)]. A parte che non e’ questo il solo motivo per cui e’ lo schema che preferisco, ma tenendo conto che un triangolo non e’ esclusivamente un episodio di sesso, ciascuno in base alle proprie esigenze e’ in grado di capire e scegliere la combinazione che ritiene piu’ equilibrata.

Importantissimo perche’ il triangolo si formi nel modo giusto, pero’, e’ che la coppia base funzioni bene ancor prima di aprire le porte al terzo elemento, e che entrambi i partner abbiano gia’ un rapporto stabile e senza problemi. E con questo voglio dire una relazione completa, appagante e sincera, in cui si fidano ciecamente l’uno dell’altra. Se cosi’ non fosse, il “gioco” si trasformerebbe presto in un catalizzatore dei problemi irrisolti della coppia base, e tutto finirebbe in un vero disastro.

Altra cosa sbagliata sarebbe iniziare un rapporto a tre solo perche’ uno dei due partner lo desidera, mentre l’altro lo accetta solo per rendere felice il primo. L’esperienza, anche in questo caso, sarebbe disastrosa: solo il tempo di far emergere le contraddizioni e le incomprensioni e la coppia base si frantumerebbe, lasciando amaro, delusione e disgusto, dove invece avrebbe dovuto restare benessere, godimento e piena soddisfazione.


Seconda regola: essere onesti fino in fondo.

Per quello che ho anticipato nella prima regola, conviene quindi che nella coppia base ci siano massima chiarezza, maturita’ e sincerita’; nessuno tenga dentro “cose non dette”, inconfessate, desideri e insoddisfazioni latenti. E’ per tale motivo che consiglio questa esperienza solo a chi non ha dubbi, neppure il piu’ piccolo e insignificante, sulla solidita’ del proprio rapporto di coppia. Prima di aggiungere un’altra persona in una relazione, e’ sempre bene affrontare con serieta’ l’argomento, sviscerandolo in ogni dettaglio, dicendosi tutto, ma proprio tutto, anche in modo diretto al rischio di apparire persino scortesi. Sono questi dettagli che fanno capire il livello di confidenza, i limiti della coppia e se i partner davvero non hanno problemi fra loro. Dato che il triangolo e’ qualcosa che rischia di rivoluzionare il rapporto, e’ bene che lo si sappia subito fin dall’inizio che dopo niente sara’ com’era prima. Non si devono affrontare certe cose con leggerezza, perche’ tali esperienze non sono mai leggere.

Pertanto, se lei e’ una donna a cui non dispiace invitare un’altra donna nel letto, ma magari non vuole che il suo uomo la penetri, e lui e’ un uomo che si eccita al pensiero di vedere la sua compagna che ha un rapporto lesbico, ma vuole ad un certo punto entrare a pieno titolo nel gioco e partecipare… ebbene, se una coppia e’ cosi’, ha bisogno di parlarne prima, molto prima che i vestiti inizino a volare per aria.


Terza regola: sempre coinvolgere e mai escludere.

Le intenzioni sono una cosa, i fatti un’altra. E’ come quando si parla, tanto per parlare, di provare un’esperienza estrema come saltare da un ponte con il piede legato ad un elastico. Tutto e’ facile a parole, ma i problemi nascono quando dalle intenzioni si passa, poi, ai fatti e ci si trova sul ciglio dello strapiombo. E’ li’ che i nodi vengono al pettine: quando si deve tradurre in pratica le intenzioni. Nel caso del triangolo, e’ nel momento in cui si prende la decisione di entrare tutti e tre in un letto.

Il sesso a tre non e’ come quello di coppia. La coppia segue spesso dei rituali condivisi, che sono talvolta ripetitivi e seppur di vario genere, alla fine, comunque, se la coppia funziona, soddisfano entrambi. Persino una sveltina di pochi minuti puo’ raggiungere lo scopo, per quanto ci possa essere l’esigenza egoistica del solo godimento, nel sesso a due e’ comunque impossibile non includere l’altro, anche se puo’ capitare di considerarlo solo dal punto di vista strumentale.

Il sesso a tre e’, invece, qualcosa di completamente diverso. Prevede un sacco di preliminari ed e’ importante che tutti si sentano coinvolti e nessuno escluso. A meno che qualcuno non abbia anche delle tendenze masochiste; in tal caso anche il sentirsi esclusi potrebbe portare una certa soddisfazione. Tuttavia, ogni aspetto che riguarda il percorso che porta al triangolo, che inizi come un episodio da club per scambisti, oppure che sia qualcosa di preorganizzato o di piu’ partecipativo come una relazione fra tre persone che scelgono di “unirsi” sessualmente perche’ sentono di avere questo forte desiderio, non si deve mai perdere di vista che e’ la coppia base da cui tutto inizia e se fate parte di tale coppia, un triangolo deve assolutamente includere il vostro partner d’origine. Una sua esclusione significherebbe che non avete rispettato le regole precedenti.

Un altro consiglio e’ che nessuno dei partner che compongono la coppia base abbia un “ruolo guida” sia nella scelta del terzo componente, sia nel letto, poi, per quanto riguarda la partecipazione sessuale. Nei triangoli ciascuno deve agire seguendo il proprio istinto e non seguire le istruzioni che qualcun altro intende imporre. A meno che, ripeto, non ci siano anche delle componenti sadomasochiste.


Quarta regola: scoprire che cosa vuole esattamente il vostro partner.

Quando siete ben sicuri di poter rispettare tutte le regole fin qui elencate, siete gia’ a buon punto e forse anche pronti per fare il grande salto. E’ quindi il momento di procedere per capire, prima di tutto, che cosa voi e il vostro partner cercate veramente in una relazione a tre. Per questo e’ necessario controllare che la terza persona sia complementare con quello che voi, come coppia base, avete deciso. Ricordo ancora una volta che nel momento in cui si scegliera’ di fare questo “salto”, il rapporto di coppia avra’ un’altissima probabilita’ di mutare: ci sara’ un legame in piu’ col quale fare i conti. Se questo non e’ ancora abbastanza chiaro, allora e’ meglio limitarsi a pagare una prostituta (o un gigolo’) per fare sesso a tre, ma in questo caso la strada non portera’ mai a quella che abbiamo denominato come "la fine dell’arcobaleno”, e tutto si limitera’ ad una semplice esperienza trasgressiva e niente di piu’.

Ci sono infatti coppie che vogliono provare l’esperienza senza che si creino dei vincoli con la terza persona. Non vogliono rischiare complicazioni e preferiscono considerare il triangolo come un “moltiplicatore” per il godimento dei sensi. In passato, quando facevo la prostituta, di coppie cosi’ ne ho incontrate moltissime. Erano coppie felici, affiatate, complici. L’unica cosa che desideravano era condividere un “giocattolo” nel letto. Era dunque logico che tutto si limitasse ad una normalissima esperienza non coinvolgente dal punto di vista affettivo ed emozionale. Questo distacco per alcuni e’ quindi ritenuto un bene: nessun coinvolgimento, se non marginale, e quindi nessun rischio di veder mutare i rapporti all’interno della coppia base. Tuttavia ci sono persone per le quali, invece, non e’ possibile immaginare una relazione a tre se non a lungo termine, perche’ altrimenti, in un banale gioco di sesso a tre senza coinvolgimento emotivo, non coglierebbero alcun tipo di interesse.

Comunque, qualunque sia il progetto della coppia base, sia che si desideri non coinvolgere la terza persona nella propria relazione, sia che si desideri includerla al massimo grado facendola diventare a tutti gli effetti un terzo partner per entrambi, tutto questo va discusso prima, poiche’ tutto deve essere ben chiaro ancor prima di decidere di agganciare qualcuno e portarlo nel proprio letto. L'ultima cosa che si puo’ desiderare (e questo riguarda ogni tipo di relazione, non solo il triangolo) e’ infatti avere una notte incredibile rovinata dal non avere le idee ben chiare su cosa fare dopo. Qualcosa del genere, accaduta anche a me, l’ho raccontata QUI.


Quinta regola: mettere i paletti per proteggere i propri confini.

Mantenere una separazione tra la vita normale e quella che e’ invece “la ricreazione” e’ fondamentale. Credetemi, se si prova a mischiarle si rischia di far diventare tutto troppo complicato, troppo veloce e la velocita’, quando si tratta di cose che coinvolgono sfere complesse come quella del sesso, puo’ mettere ansia. E l’ansia, in questi casi, e certamente la nemica numero uno.

Anche se e’ facile usare internet per accedere ad ogni tipo di relazione, incluso un incontro con uno sconosciuto al solo scopo sessuale, tutto cio’, senza che ci sia un’adeguata conoscenza, una conversazione vis-a-vis e una fiducia che si costruisce nel tempo, puo’ farci incontrare persone che poi si rivelano sbagliate, se non addirittura pericolose, col rischio di cacciarci in situazioni che alla fine si rivelano delle trappole. Con onesta’ devo dire che anch’io, qualche volta, ho provato a fare certe esperienze affidandomi ad internet, ma ho capito che per certe cose c’e’ bisogno di calma. Internet e’ un mezzo troppo veloce, troppo immediato, non da’ tempo di conoscere, di riflettere, e porta frequentemente a fare scelte sbagliate. Per cui sconsiglio vivamente di affidarsi ai social network o a qualcosa di simile per cio’ che e’ cosi’ particolare, cosi’ intimo come la composizione di un triangolo, sia nel caso si appartenga alla coppia base, sia per proporsi come terza parte.

I migliori sono i metodi classici: gli incontri fortuiti, soprattutto se ci si trova in situazioni di relax come ad esempio durante una vacanza o un viaggio. In ogni caso, che si voglia usare il web oppure il metodo classico, bisogna sempre stare attenti a quello che si dice in giro, a cio’ che si racconta, soprattutto a chi ancora non conosciamo. Non tutti sono portati a pensare bene. Non tutti sono portati ad accettare le diversita’ nei gusti sessuali altrui. Una cosa da fare e’ quindi evitare di esprimere confidenze troppo intime a chi, un domani, potrebbe rivolgercele contro, nei luoghi dove si lavora o si studia, o comunque che frequentiamo per abitudine. Meno la gente che abbiamo intorno e che incontriamo ogni giorno sa di noi e cio’ che facciamo, e meglio e’. Se cerchiamo un po’ di trasgressione, o sappiamo di avere desideri che non sono comunemente accettati dalla societa’ perbenista, come ad esempio voler essere parte di un triangolo, e’ bene che li realizziamo lontani da casa e che, comunque, non sia troppo evidente la nostra voglia di trasgredire con chi frequentiamo normalmente ogni giorno.


Sesta regola: avere sempre a disposizione il “pulsante del panico” da premere.

Serve sempre, non solo nei triangoli, per uscire dalla situazione quando si capisce di aver fatto un errore, quando la persona con la quale si sta facendo sesso non va bene, quando intuiamo che non e’ quella giusta e il rischio e' che tutto si trasformi in un disastro. I motivi che possono portare a premere quel pulsante sono moltissimi. Infatti, sono piu’ le situazioni che risultano sbagliate o confuse, di quelle che poi si rivelano essere giuste e perfettamente chiare; chi e’ andata a letto con centinaia di uomini (e donne), come ho fatto io, lo puo’ affermare con la massima sincerita’. In ogni caso e’ l'esperienza quella che ci da’ il segnale: maggiore e’ l’esperienza, prima ci accorgiamo, attraverso segnali che solo i nostri sensi affinati possono recepire, che qualcosa non va. Chi meglio di noi sa quando i paletti che abbiamo messo, il nostro confine, il limite che ci siamo imposti/e e’ stato superato?
Per me avviene quando:

  • Mi sento confusa e inizio a sentire quasi un senso di nausea.
  • Mi sento fuori posto e non so bene cosa stia facendo in quella certa situazione.
  • Mi prende la voglia di saltare fuori dalla finestra e dileguarmi.

Se siamo li’ per divertirci, ma si sente che qualcosa ci impedisce di farlo, che’ non riusciamo a rilassarci, allora significa che non ci stiamo divertendo affatto. Anzi, significa che stiamo in qualche modo soffrendo. Per questo si deve avere un metodo, semplice e diretto, per mettere fine alla sofferenza.

La coppia base, dunque, qualora uno dei partner non si sentisse a suo agio con la terza persona, dovrebbe mettersi d’accordo su una parola che in codice significasse “andarsene”. Allo stesso modo, nel caso foste la terza parte, ma vi sentite incerto/a, goffo/a, inadeguato/a, non fatevi scrupoli a dirlo. Questo lo consiglio soprattutto agli uomini che, trovandosi a letto con due donne, talvolta credono di aver raggiunto una posizione ideale dalla quale fuggire sarebbe considerato da pazzi. Pero’, alla fine, se sentono in non essere in grado di portare a termine il loro compito e non lo dicono, rischiano di uscire dall’esperienza ancor piu’ frustrati che non confessando subito la propria inadeguatezza. Non c’e’ niente di male nel dimostrare le proprie debolezze. Nessuno a questo mondo e’ perfetto e il fallimento di una volta aiuta a prendere atto dei propri limiti, e a comportarsi meglio e con maggior sicurezza la volta successiva.

Bene, si conclude cosi’ la mia serie di post, e di consigli dedicato a chi si sente portato/a verso questo genere d’esperienza. Inutile ripetere che, per me, il triangolo assoluto e’ l’unica forma di relazione veramente appagante; ancor piu’ della coppia, ma come ho detto piu’ volte, e’ un fatto del tutto personale. So che questo lungo discorso che ha preso lo spazio di tre noiosissimi post ha trattato un argomento complesso, che da qualcuno puo’ essere considerato persino inaccettabile, ma detto fra noi: che male c’e’ in tutto cio’? Un triangolo, in fondo, se il rapporto nasce nel modo giusto, secondo le regole che ho elencato, non e’ che un “allargamento” sentimentale e sessuale verso altre persone. E’ un’inclusione nella propria sfera senza che nessuno venga escluso, e cio’ non puo’ essere che considerato un fatto positivo.

Come considerazione finale posso affermare, con la massima sincerita', che in vita mia ho assistito a maggiore felicita’ ed equilibrio all’interno di relazioni plurime che nelle canoniche relazioni di coppia in cui ogni cosa diventa esclusiva proprieta’ dell’altro, che se ne appropria a volte in modo quasi morboso. Ed e’ proprio da cio’ che nascono le incomprensioni e i contrasti.

lunedì 10 dicembre 2012

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Triangoli – 2 parte – Considerazioni generali: oltre l’arcobaleno

In quanto a triangoli credo di avere una discreta esperienza. Basti dire che quasi tutti i rapporti di coppia (sia con uomini che con donne) che ho avuto si sono, poi, evoluti in esperienze a tre. Alcune sono state solo delle meteore, altre, invece, sono state delle storie serie e coinvolgenti, altre ancora hanno persino superato il limite dell’etica consentita nelle relazioni triangolari, fino al punto di modificare quella che era la coppia base da cui tutto era partito.

In pratica, come avete potuto capire, non mi sono fatta mancare nulla, soprattutto durante quello che chiamo il mio “periodo esplorativo” del sesso, cioe’ quando da brava ragazza, seria, timida e introversa, sono diventata, anzi sono stata trasformata (si’, oggi posso tranquillamente dirlo: trasformata) in una donna con tutti i requisiti per poter fare, poi, la prostituta.

E’ in questo “periodo esplorativo”, che non sono mancate ovviamente le esperienze piu’ trasgressive, a tre o di gruppo, sia quelle condite di calda passione e di cio’ che credevo fosse amore (e magari lo era), sia quelle in cui fredda, cinica e menefreghista, mi toglievo semplicemente la voglia di soddisfare il desiderio sessuale.

Una volta sono stata persino con un uomo che ha preso la verginita’ di una mia amica mentre io le tenevo la mano, per poi passare a avere un rapporto con entrambe. Ci tengo a dire che eravamo tutte e due gia’ maggiorenni. La mia amica era un po’ in ritardo coi tempi, perche’ pensava che non le piacessero gli uomini ma solo le donne. In seguito, ha saputo rifarsi alla grande, scoprendo proprio quella volta di non essere lesbica, ma bisessuale.

C’e’ stato chi, comunque, ha descritto il triangolo come il raggiungimento del punto che va oltre l’arcobaleno, il luogo dove si realizza ogni desiderio, dove la completezza diviene davvero completa ed ogni vuoto, sia sentimentale che sessuale, viene colmato. E’ dunque il climax, il culmine estremo, il punto di non ritorno, la cosa piu’ calda, intrigante ed eccitante che ci sia.

Per molti e’ irraggiungibile, forse per pudore, per via della propria morale o anche per paura, ma a chi non teme di mettersi in gioco, in modo totale, completo, assoluto, a chi ha sufficiente sicurezza e autostima, a chi non ha piu’ voglia di nuotare col giubbotto salvagente e vuol provare qualcosa di estremo, il triangolo, quando le condizioni lo permettono, puo’ diventare il “gioco” che svela gli aspetti piu’ sconosciuti della propria personalita’ e della propria sessualita’, esattamente come, magicamente, potrebbero essere svelati i colori dell’arcobaleno a chi e’ daltonico.

In definitiva, il triangolo e’ la fine della caccia, e a letto e’ momento in cui i sensi si accendono nella loro interezza; il sesso diventa un eccitante spettacolo pirotecnico al quale, una volta che hai assistito, non puoi piu’ rinunciare. Si puo’ paragonare a una droga, a un vizio, a qualcosa che ci rende succubi o dipendenti, ma si deve tener conto che non a tutti lo stesso spettacolo provoca le identiche sensazioni.

Cio’ che penso, in ogni caso, e’ “tre e non piu’ di tre”, perche’ gia’ in quattro si entra nel campo del caos orgiastico dove la troppa confusione rende il volume troppo alto per essere ascoltato. Si perdono i dettagli, le note fini, e come per la musica puo’ diventare fastidioso. Il segreto di tutto sta dunque nel perfetto equilibrio fra sollecitazioni fisiche e mentali, fra sensazioni ed emozioni, fra sesso e sentimento, e cio’ lo si ottiene soltanto usando le giuste dosi di ogni cosa, perche’ se si esagera, si perde l’effetto magico.

E’ superfluo a questo punto spiegare che “giuste dosi” e “perfetto equilibrio” sono concetti del tutto soggettivi che differiscono da persona a persona, percio’ modificabili secondo le esigenze di ciascuno. A me piace paragonare il sesso a un dolce: se va oltre le tre persone ha troppo zucchero e diventa stucchevole, mentre quando le parti sono soltanto due ho sempre la sensazione che manchi qualcosa. Tre e’ per me quindi il numero perfetto perche’, per quanto mi conosco e per quelle che sono le mie esigenze, e’ l’unica relazione in cui riesco a trovare equilibrio e stabilita’, come ho brevemente descritto nel post di premessa QUI.

In ogni caso, per spiegare certe cose, niente e’ piu’ efficace dell’esperienza diretta. Ovviamente mi rivolgo a chi avesse voglia (e modo) di provare sulla propria pelle. Perche’ quando una relazione triangolare e’ vera e non finta (la finzione e’ quella in cui, ad esempio, una coppia annoiata sceglie di provare un rapporto a tre introducendo un terzo elemento che pero’ e’ solo di passaggio o addirittura a pagamento, come ad esempio una prostituta), non ci da’ solo l’esaltante sensazione di aver trovato la fine dell’arcobaleno, ma puo’ lasciarci dentro anche delle cicatrici profonde.

Per questo e’ necessario conoscere e rispettare alcune regole, per evitare che questo “gioco” si trasformi in qualcosa che non sia una comunissima scopata a tre, oppure in un disastro totale. Il prossimo post vertera’ dunque sulle regole da seguire e qualche consiglio per saper gestire al meglio una relazione triangolare.


Qui la terza parte

sabato 8 dicembre 2012

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Triangoli – 1 parte – Premessa

Chiamati anche ménage à trois. Fa tanto raffinato usare il termine in francese, che e’ la lingua erotica per eccellenza (dicono), anche se io, come Jamie Lee Curtis nel film un “Pesce di nome Wanda”, mi eccito di piu’ a sentir parlare in italiano (cambiato con lo spagnolo nella versione italiana del film) oppure in russo.

In ogni caso, il ménage à trois (che a me piace chiamare triangolo) e’ una relazione che coinvolge tre persone invece delle classiche due della “coppia” stereotipata a cui la societa’ ci ha abituati; una combinazione accettata e inattaccabile dal punto di vista sociale, ma anche cosi’ granitica, noiosa, e priva di spunti di fantasia per chi della coppia, nella coppia e per la coppia, ha ormai sperimentato tutto o quasi tutto.

I triangoli possono essere di tre tipi:
  • a) solo sentimentali, dove c’e’ una forte interazione fra i tre componenti, ma senza le classiche implicazioni di natura sessuale;
  • b) solo sessuali in cui il coinvolgimento e’ solo a letto, ma le persone, poi, conducono una loro vita separata;
  • c) quelli che definisco “assoluti”, in sostanza delle vere e proprie relazioni che seguono dinamiche, sentimentali e sessuali, simili a quelle delle relazioni di coppia dove, pero’, i partner sono tre.

Da nessuna parte (eccetto che nel caso delle religioni monoteistiche) e’ stabilito che sia una cosa sbagliata, immorale, pericolosa, aberrante, scegliere di vivere un rapporto a tre. E’ qualcosa che coinvolge la sfera intima di ciascuno. Su questo punto ho fatto una ricerca esplorando tutti i campi, la Storia, l’Arte, la Filosofia, l’Antropologia, e molti altri ancora. La sola eccezione, come ho detto, la si ha nelle religioni monoteistiche, ma bisogna credere in Dio per sentirsi peccatori o peccatrici, e questo non e’ il mio caso.

Il triangolo quindi, da un punto di vista puramente immanente e non trascendente, non e’ ne’ innaturale, ne’ pericoloso, e neanche mette a rischio alcunche’. Per cui, per chi sente troppo stretto il limite di avere un solo partner, per chi ha fantasie che vanno oltre la coppia, per chi sente di poter dare molto di piu’ di quanto puo’ ricevere una singola persona, perche’ non accettare l’idea di una relazione a tre? E’ un comportamento che la societa’ condanna? C’e’ chi, senza addurre una specifica ragione logica, lo rifiuta o lo sconsiglia? Ecchissenefrega! Date retta a me: se ne avete voglia fatelo. Non rinunciate a qualcosa che desiderate solo perche’ qualcuno vi giudica oppure perche’ pensate che il vostro partner o la vostra partner non lo accetti. Probabilmente anche lui (o lei) pensa esattamente la stessa cosa, pero’ ha timore di confessarvelo. Dopodiche’, una volta stabilito che si vuol provare l’esperienza, e’ bene comprendere come funzionano le cose e quali siano le dinamiche all’interno di una relazione a tre.

Ebbene, la prima cosa da sapere e’ che e’ molto difficile che tale relazione sia perfettamente paritaria, anche se puo’ essere in equilibrio. Parita’ ed equilibrio non sono sinonimi. Un tavolino a tre gambe non traballa mai, ma il suo piano puo’ essere piu’ o meno inclinato da una parte. Nel caso di una relazione, quindi, prendendo ad esempio il nostro tavolino, il suo piano e’ maggiormente spostato su una coppia ben consolidata (che definiremo coppia base) la quale accetta l’inserimento dall’esterno di una terza persona. E’ la coppia che “accoglie”, che apre le porte della propria intimita’ a chi all’inizio e’ estraneo, ma che poco per volta, poi, andando a riempire quei vuoti che in ogni coppia sono inevitabili, riesce a modificare il piano del tavolino. Non so se l’esempio sia il piu’ azzeccato, ma e’ quello che e’ stato fatto anche a me quando, per la prima volta, ho accettato di provare l’esperienza che mi avrebbe aperto la finestra su un nuovo mondo di relazioni e anche di soddisfazioni, sia fisiche che mentali.

Ad ogni modo, comprendo che non sia semplice capire il concetto senza aver provato direttamente anche l’esperienza, pero’, per rendere meglio digeribile cio’ che andro’ a scrivere successivamente (in questo e nel prossimo post) e’ bene che inizi ad esemplificare con uno schema: denominiamo per semplicita’ con F e M, rispettivamente, la donna e l’uomo. Poi, classifichiamo con (e), (o), e (b) le tre pulsioni sessuali: eterosessuale, omosessuale e bisessuale. In questo modo potremo etichettare in base a delle sigle: F(e), F(o), e F(b), la donna eterosessuale, omosessuale, e bisessuale, e allo stesso modo, M(e), M(o), M(b), l’uomo eterosessuale, omosessuale e bisessuale. Gia’ da questo si puo’ capire come le combinazioni triangolari possano variare non solo a seconda del genere (2F+1M) oppure (2M+1F), ma anche a seconda di cio’ che puo' essere innescato dalla sessualita’ di ciascun componente.

Quindi, un triangolo formato da una coppia base [M(e)+F(e)] a cui viene ad unirsi una terza persona F(o), sara’ completamente diverso, ed avra’ esigenze completamente difformi, da quelle che puo’ avere un triangolo in cui la coppia base e’ composta da [F(o)+F(b)] a cui si unisce una terza persona M(e).

Il discorso rischia di farsi ingarbugliato, ma per renderlo di piu’ facile comprensione mi limitero’ d’ora in poi a parlare solo di quel triangolo che io reputo piu’ attinente alla mia esigenza, che in realta’ e’ duplice, anche se differisce di poco.
  • Il primo e’ quello che si potrebbe schematizzare cosi’: {[F(b)+F(b)]+M(e)}, vale a dire due donne bisessuali (che formano la coppia base) a cui si unisce, come terza persona, l’elemento maschile eterosessuale.
  • Il secondo e’ quello che si schematizza cosi’: {[F(b)+M(e)]+F(b)}, cioe’ la coppia base in questo caso e’ formata da una donna bisessuale e un uomo eterosessuale, a cui si unisce la terza persona, che e’ una donna bisessuale.

Come avevo anticipato, lo schema generale, sia nel primo che nel secondo caso, non e’ diverso: (2F+1M). Cio’ che cambia e’ invece la composizione della coppia base e questo, anche se puo’ sembrare di scarsa importanza, rappresenta un elemento fondamentale nel triangolo, perche’ e’ da come e’ composta la coppia base che vengono a determinarsi dinamiche particolari e completamente difformi nel rapporto a tre.

E’ logico che sia cosi’, in quanto un triangolo non e’ qualcosa che si esprime solo a letto, non e’ solo un’interazione fra peni e vagine, ma coinvolge anche altri aspetti dello stare insieme, che sono molteplici, a iniziare dal momento in cui ci si desta al mattino, a come si interagisce durante la giornata, a quelle che sono le aspettative, i compiti, le confidenze e anche le piccole (o grandi) rivalita’ e competizioni che si creano. Aspetti che esistono in ogni relazione che coinvolge due esseri umani, possono essere assenti in una relazione a tre? E soprattutto, quale puo’ essere la loro complessita’?

Tuttavia, lo scopo di questa premessa, non e’ quello di sviscerare ogni singolo dettaglio delle relazioni triangolari, ne’ quello di esaminarne ogni possibile combinazione, ma solo di introdurre cio' che sara’ argomento dei prossimi post: "Il triangolo: considerazioni generali" e “Regole e consigli per saper gestire un triangolo”.


 Qui la seconda parte

giovedì 6 dicembre 2012

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Inutile piagnisteo

E’ un periodo incasinato. Non ho la testa ne’ la voglia di dedicarmi a scrivere cose che richiederebbero almeno una piccola dose di spensieratezza. E quella non c’e’. Ho provato in tutti i modi, ma non c’e’. Quindi, per coloro che mi chiedono se va tutto bene, se i problemi si stanno in parte risolvendo, se le cose iniziano a migliorare, la risposta e’ gia' implicita in queste parole.

Tuttavia, pero’, continuo a leggere e pubblicare ogni commento che mi arriva, e a qualcuno rispondo pure, perche’ talvolta mi capita anche di averne voglia. Una cosa e’ certa: leggo con attenzione tutto quello che mi giunge per email, anche quello che mi viene inviato per via privata tramite il form di contatto; vale a dire i messaggi che non pubblico perche’ mi viene chiesto di non farlo, in quanto troppo personali.

Poi ci sono i commenti ai post. In questo momento sono i piu’ vecchi quelli che riscuotono la maggior attenzione; quelli che credevo ormai esauriti, dimenticati, ma che invece, a rileggerli, risultano sempre attuali e interessanti.

A tal proposito penso che a volte sia utile fare un piccolo break. Fermarsi, tornare indietro e rileggere quello che, in altri momenti e con spirito diverso, avevamo scritto; si riescono a comprendere davvero un sacco di cose in piu' e - cosa importantissima - si riescono a vedere sfumature e particolari che, in un primo momento, non avevamo notato. Perche’ quando si scrive sull’onda dell’emozione oppure, anche, quando si cerca di ragionare in modo ponderato, spesso focalizziamo tutto sull’argomento, e trascuriamo i dettagli che, invece, come colpi di pennello in un quadro, si notano solo ad un secondo colpo d’occhio.

Mi capita sempre cosi’: ci sono momenti in cui scrivo d’impeto, e allora sono fiumi di parole che in quella determinata occasione mi danno sollievo, perche’ solo scrivendo riesco a rendere piu’ chiara e accettabile qualcosa che mi e’ accaduta; devo sviscerarla fino in fondo per poterla digerire. Poi c’e’ quando, come se fossi un’altra persona, gli argomenti li tratto usando parole fredde, ciniche, quasi tecniche, e lo faccio di solito quando sono particolarmente calma; quando cioe’ posso permettermi il lusso della logica e della riflessione che mi danno modo di osservare il tutto col dovuto distacco.

E’ l’eterno altalenare fra i due estremi, e come nel pendolo e’ solo breve l'istante in cui mi sento davvero in equilibrio. Ma dura poco. D’altronde, sarebbe forse preferibile che il pendolo si arrestasse? E che senso avrebbe in tal caso un peso morto appeso ad un filo che non ondeggia piu’? Che senso avrebbe la vita? Come potremmo sapere cos’e’ il piacere senza il dolore, la felicita’ senza la tristezza, la luce senza il buio, l’emozione calda ed eccitante che ci crea il poterci dedicare a qualcuno, senza la freddezza egoista del menefreghismo che inevitabilmente a volte sentiamo dentro

Mi chiedo adesso: perche’ ho voluto scrivere tutto questo? Non era il tema del post (e adesso mi tocchera' anche cambiare il titolo). Non avevo infatti intenzione di parlare di me. Volevo solo comunicare a chi mi scrive in privato che, prima o poi, rispondo a tutti, e che se per caso c’e’ qualcuno che non vede arrivare una risposta e' perche', magari, dovrebbe andare a cercarla nella casella dello spam. Perche’ quasi tutte li’ vanno a finire le mie risposte, e in questo deve esserci, in forza di chissa' quale mistero, qualcosa di simbolico che sfugge a ogni regola.

Poi, le dita, chissa' perche', si sono animate da sole, e senza una ragione precisa, senza una volonta’ precisa, hanno iniziato ad andare per conto proprio. Lo so: loro cercano in tutti i modi di portarmi fuori strada e cercano di farmi scrivere quello che non voglio scrivere, ma adesso, tranquilli, le blocco subito e la smetto con questo inutile piagnisteo, che' non e' da me. Se m’impegno riesco a mettere al loro posto le persone piu' insistenti, figuriamoci se non posso farlo con le mie dita.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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