martedì 28 agosto 2012

25
comments
Il primo “no”

Mi chiedi di accettare il tuo invito a cena,
e io rispondo “si”, perche’ mi va di conoscerti.
Mi chiedi di seguirti, dopo, a casa tua,
e io rispondo “si’”, perche’ gia' immagino che cosa ancora mi chiederai.
Mi chiedi se puoi darmi un bacio,
e io rispondo “si’”, perche’ hai un buon odore e non vedo l’ora di assaggiarti.
Mi chiedi se puoi toccarmi dappertutto,
e io rispondo “si’”, perche’ altrimenti non sarei arrivata fin qui.
Mi chiedi se mi piace farmela leccare,
e io rispondo “si’”, perche’ sento un fuoco dentro che ha bisogno di essere spento.
Mi chiedi di inondarti la faccia con la mia rugiada,
e io rispondo “si’”, perche’ tu veda quanto mi bagno quando sono eccitata.
Mi chiedi di prendertelo in bocca, tutto, fino in fondo,
e io rispondo “si’”, perche’ anch’io lo desidero e so di essere brava a succhiarlo.
Mi chiedi di non togliere la bocca quando vieni,
e io rispondo “si’”, perche’ mi eccita il gusto dello sperma.
Mi chiedi di darti la fica e poi anche il culo,
e io rispondo “si’”, perche’ non ho mai avuto alcun limite ne’ pudore.
Mi chiedi se voglio farlo senza,
e io rispondo “si’”, perche’ ho perso la testa e non riesco piu’ a ragionare.
Mi chiedi di arrivare all’orgasmo insieme,
e io rispondo “si’”, perche’ come te, adesso, sto per godere.

Mi chiedi… mi chiedi… mi chiedi. Mi chiedi di tutto.
E io rispondo “si’”, “si’”, “si’”. Sempre “si’”.
Poi, mi chiedi se possiamo rivederci ancora,
ed e’ cosi’ che ti prendi, come uno schiaffo, il mio primo “no”.

venerdì 24 agosto 2012

30
comments
Quando si parla di schiene, di massaggi, del bacio della farfalla e dell’arte del saper toccare

Vi siete mai chiesti quanti uomini ci sono che, quando hanno un rapporto sessuale con una donna, danno importanza alle zone erogene del suo corpo che non siano solo i capezzoli, la clitoride e la vagina? Qualora non lo sappiate ve lo dico io: pochissimi. E se per caso ritenete di rientrare fra costoro, potete anche evitare di proseguire oltre con la lettura, in quanto a voi non serve perdere tempo in cose che gia’ ritenete scontate.

Per tutti gli altri, invece, dico subito - anche se e’ superfluo che lo dica - che saper “toccare” e’ fondamentale per riuscire a portare una donna al piacere. Senza l’arte del tatto, infatti, il rapporto sessuale resta monco di qualcosa. Sono nozioni basilari che devono essere imparate se si vuol gustare con pienezza il momento di piacere che ci dona il sesso. Del resto, quando si trangugia un bicchiere di vino e non lo si assapora per bene, possiamo forse dire di essercelo gustato?

Pertanto mettetevi comodi, perche’ ancora una volta, fra le altre cose, vi parlero’ di me, di sesso, e di come mi piace farlo.

Mi piace farlo in modo che ogni parte del mio corpo sia accarezzata, toccata, sfiorata, titillata, sollecitata. Non ci crederete ma nell’atto sessuale non e’ che esistano solo culi, fiche, clitoridi e capezzoli. Ci sono parti del mio corpo che bramano piacere ne’ piu’ ne’ meno di quanto possono desiderarlo i miei genitali, ed esistono altrettante parti del corpo di un uomo, oltre al suo pene, che possono essere utilizzate per provocarmi quel piacere. Ad esempio, avete mai sentito accennare al “bacio della farfalla”?

Non parlo ovviamente del film che troverete facilmente facendo una rapida ricerca con Google, ma di quella pratica che consiste nel “baciarsi” con le ciglia. Forse resterete stupefatti, ma si possono utilizzare le ciglia per sfiorarsi, sulle guance, sulle labbra, o su altre parti del corpo piu’ sensibili. Questo e’ il bacio della farfalla e richiede, oltre che delicatezza, una grande abilita’ nel saperlo fare. Ma si puo’ anche, in modo piu’ grossolano, chiamare con lo stesso termine lo sfiorare le ciglia del partner con la punta della lingua, che e’ altrettanto piacevole e da’, seppur in forma molto piu’ lieve, quell’incredibile sensazione di fremito che spesso sentiamo dentro la pancia quando ci eccitiamo.

Esistono dunque tantissimi modi di amare toccandosi reciprocamente, ed innumerevoli sono le parti del corpo che possiamo usare per farlo. Le mani e le dita sono le piu’ comuni, le meno originali sicuramente, e anche le piu’ facili da usare, ma sono indispensabili per capire bene come calibrare il tocco, la pressione, il massaggio, il pizzicotto o il piccolo graffio. Questo ci fa capire qual e’ il punto limite della forza e della pressione tollerato dalla persona alla quale vogliamo donare piacere. Guai a superare quel limite, perche’ il passaggio dal piacere al fastidio puo’ essere spesso breve e improvviso.

Poi, c’e’ la lingua, che e’ in assoluto la protagonista del sesso orale. In essa e’ concentrata una grandissima carica erotica ed e’ per questo motivo che dovrebbe essere usata sulle parti genitali solo ad uno stadio avanzato dei preliminari e non subito. Ed e’ comunque piacevole sentirsela passare lungo il collo, sulle orecchie, sui seni, sulla schiena, sulle gambe, sull’inguine. Ma attenzione a come la usate e soprattutto alla quantita’ di saliva con la quale la irrorate. Esagerando potrebbe provocare anche disgusto e una diminuzione della carica erotica.

Ma la lingua, come sappiamo, non e’ tutto. La bocca ha anche le labbra e i denti. Le labbra che possono baciare e succhiare, e i denti che possono dare dei piccoli morsi, praticamente ovunque. Anche in questo caso, come con le mani, si deve calibrare bene il punto limite, volta per volta, azione per azione, evitando se possibile di fare troppe cose tutte insieme, per non confondere e mischiare le diverse sensazioni, altrimenti il rischio e’ di provocare fastidio invece di eccitazione.

In ogni caso, nella ricerca del piacere sessuale tutto e’ lecito. L’importante e’ che non ci siano imbarazzi tra i partner, e che non si tema di essere considerati ridicoli se si usano parti del nostro corpo spesso considerate inusuali, come i piedi, le ginocchia, il petto, i polsi, il naso, eccetera.

Personalmente, amo usare - e che, altrettanto, venga usata su di me - qualsiasi parte del corpo, senza preclusioni, e ritengo assai intrigante, oltreche’ interessante per ripeterci un’esperienza di sesso, chi in questa “arte del saper toccare” riesce a metterci un po’ di fantasia. L’importante e’, come ho detto, che si eviti quello a cui ho dato il nome di “effetto polipo”, vale a dire la stimolazione simultanea di piu’ zone erogene nello stesso momento. Infatti, non sempre stimolare piu’ parti del corpo contemporaneamente coincide con un maggiore piacere, e questo vale soprattutto per noi donne che', il piu’ delle volte, amiamo goderci piccole, semplici, sensazioni una alla volta. Anche se, in certe circostanze che anch’io gradisco, la stimolazione di alcune parti del corpo puo’ essere eroticamente collegata, come ad esempio clitoride e capezzoli.

Ci sono varie cose di cui gli uomini devono convincersi. Il sesso non e’ quello che si vede nei film porno; non tutto e’ finalizzato al raggiungimento dell’orgasmo mediante la penetrazione in ogni orifizio o un abile “lavoretto di bocca”. Soprattutto, l’erotismo maschile e femminile non sono speculari; esistono delle discrepanze notevoli che non possono non essere considerate. Noi donne amiamo molto di piu’ i preliminari, le coccole, le carezze, i giochi erotici, la fantasia, e meno la penetrazione che e’ si’ importante, ma e’ per noi solo l’atto risolutivo di un qualcosa che deve essere accaduto prima. Se manca quel “prima”, la penetrazione resta un momento sterile, privo sia di reale piacere che di molto altro.

Ho quasi certezza che, adesso, molti avranno annuito pensando che cio’ che sto dicendo e’ una banalita’ bella e buona, perche’ tutti lo sanno che ho ragione. Pero’, quanti sono davvero quelli che, durante l’atto sessuale, se lo ricordano? Quanti uomini, quando sono euforici d’eccitazione, e hanno voglia di godere frettolosamente perche’ in quel momento non comandano piu’ loro ma gli ormoni, danno davvero importanza ai preliminari piu’ di quanta ne diano al coito?

L’unica cosa sulla quale possiamo essere tutti d’accordo e’ che non devono esistere regole standard nei preliminari sessuali. Ciascuno ha i propri “evergreen” a cui tiene e con i quali riesce a soddisfare la propria partner, pero’, se posso permettermi un consiglio, qualora vi trovaste a farlo con me, sarebbe buona cosa che cominciaste da tutte quelle parti del mio corpo che sono meno erogene, diluendo cosi’ la mia carica sessuale, che’ non e’ proprio da sottovalutare. In piu’, dedicando tempo ad altre parti del mio corpo mi porterete in uno stato di profondo rilassamento. Che e’ poi quello che mi ci vuole per poter gustare pienamente il piacere sublime di quando alla fine giungera’ l’orgasmo. Un altro consiglio, e’ quello di spogliarmi senza avere fretta. Mi piace ricevere le prime carezze e i primi massaggi quando ho ancora indosso i vestiti. Per questo motivo, l’abbigliamento e la lingerie diventano importanti durante un rapporto sessuale e non vanno strappati via subito come se fossero solo d’impiccio.

Il difetto dei molti uomini che ho incontrato, e’ stato spesso quello di avere poca fantasia. A volte, per loro esistevano solo le zone genitali, e il resto non contava. Invece, nella massa dei tanti senza volto, spiccano quelli che hanno saputo darmi piacere ancor prima di farmelo raggiungere nel modo consueto, penetrandomi o leccandomi. Quelli che, sapendo quanto sia gradevole, si sono dedicati alla mia schiena, massaggiandola ora delicatamente, ora con una pressione maggiore, seguendo la colonna vertebrale dall’alto verso il basso, verso i glutei, e dal basso verso l’alto. E poi, alle spalle e alle braccia, massaggiandole una alla volta, senza dimenticare nemmeno un centimetro della mia pelle, senza trascurare il collo, la nuca e le tempie, il viso, gli zigomi, fino a raggiungere le mie labbra pronte ad aspettarli, baciando l’esterno della mia bocca, gli angoli e la lingua.

Se e’ vero - ed io so che e’ vero - cio’ che Coelho scrive nel suo “11 Minuti”, cioe’ che “un uomo non si considera un maschio quando ha un'erezione, ma nel momento in cui sa di dare piacere a una donna”, allora ogni uomo, anche colui che all’inizio di questo post si riteneva convinto di non aver bisogno dei miei consigli, ma che pero’ ha proseguito nella lettura per curiosita’, deve innanzi tutto riconoscere che per godere veramente, deve mettere al centro del proprio godimento l’eccitazione crescente della propria partner, ascoltando il suo respiro, controllando la sua carica erotica, cosi’ da darle l’impressione di avere il pieno controllo del suo piacere. E’ questa la sensazione sublime che permette a una donna, quindi anche a me, di abbandonarsi sempre di piu’ e affidarsi completamente alle sue capacita’ amatorie.

Precisazione per chi non avesse afferrato il riferimento alle “schiene” nel titolo. Questo post mi e’ venuto da scriverlo per via di una foto di Bettie Page che la mostrava di schiena. L’ho collegata, per una strana associazione di idee che poi tanto strana non e’, al fumetto “Chiara di Notte” di Bernet che a Bettie Page si ispira, e poi all’arte del saper toccare, pensando a come sia per me piacevole farmi massaggiare a lungo la schiena prima di una bella scopata; qualcosa che, credo, sia comune a ogni donna. La foto in alto mostra a sinistra Bettie Page e la sua fantastica schiena, al centro la schiena del mio avatar e a destra, la schiena di una sconosciuta. :)

giovedì 23 agosto 2012

1
comments
Ci sono giorni...

Oggi, vi sorbirete solo una vignetta e niente di piu'. Fra una cosa e l'altra, avevo un po' di tempo libero, non sufficiente per un post, ma abbastanza per cazzeggiare con le foto - eppoi, sono giorni che la connessione mi fa penare - e cosi' mi e' venuta fuori, quasi per gioco, questa cavolata assurda. Pero', confesso che ci sono giorni in cui mi sento davvero cosi'.

mercoledì 22 agosto 2012

14
comments
Le fasi della vita

L'ingenuita' che lascia spazio alla bellezza e alla sensualita', oppure al vigore, per poi mutare in maturita' ed esperienza. Nessuno ne e' immune, nessuno possiede il vaccino per una tale malattia, neanche le grandi dive. Neanche i re. Anche se, poi, non per tutti, queste varie fasi giungono puntuali alla stessa eta’.

In questo, nonostante le differenze e marchi di distinzione che ci piace attribuirci, e con i quali ci etichettiamo cercando di far emergere la nostra individualita' cosicche' tutti la notino, ciascuno sa di essere davvero uguale al suo simile, perche’ e’ impossibile sottrarsi a un destino che e’ ineluttabile e comune a ogni essere umano.

La diversita', se mai, sta in come utilizziamo il breve tempo che ci e' donato, e in quello che lasceremo, un giorno, quando arriveremo alla fine del nostro percorso. Perche’ e’ la qualita’ delle nostre azioni cio’ che ci contraddistingue e ci rende unici.

Soltanto noi, dunque, avendo deciso cio’ che abbiamo voluto essere, saremo in grado di stabilire la nostra particolare specificita' e il nostro vero valore; anche se, quando si faranno i conti, si dovra' annoverare fra le passivita’ del nostro bilancio qualche inevitabile rimorso e, magari, anche un bel po’ di rimpianti.

E alla fine, ci saranno quelli che sapranno di essere stati speciali. Qualcuno sara' in buona fede, nella convinzione di aver stilato un bilancio onesto, senza aver omesso niente. Qualcun altro, al contrario, sara’ cosciente di aver falsificato tutto, ad arte, solo per guadagnarsi un breve attimo di autocelebrazione.

Poi ci saranno gli altri, i tanti altri, quelli che non potranno che rassegnarsi per essersi arresi alla mediocrita’ e quelli che, invece, saranno totalmente inconsapevoli della loro completa inutilita’.

lunedì 20 agosto 2012

2
comments
Somiglianze

La prima volta - ero da pochi giorni giunta in Italia - fu il fotografo dell’agenzia per la quale lavoravo a dirmelo: "Se non fosse per i capelli diversi e per gli occhi chiari, potresti essere la sorella di Isabella Rossellini". A quei tempi, non avevo ben presente chi fosse Isabella Rossellini, ma dopo che mi rivelo' che era quella della pubblicita’ di Lancôme, un volto noto anche da noi all'Est, sebbene non avessi mai saputo il nome, lo ringraziai per il complimento.

In seguito, altre persone, amici, conoscenti, colleghe, clienti, in diverse occasioni, mi hanno accennato alla somiglianza, a parer di qualcuno straordinaria, che avrei con la famosa modella italo americana. Ovviamente, non parlo del suo fascino e del suo stile che, si sa, non dipende dai tratti somatici e che e’ per me irraggiungibile. Tuttavia, forse, e’ stato anche per questo motivo che ho superato il casting e sono stata scelta per lavorare in Italia nell’ambito della moda.

Oggi non so piu’ se ci sia ancora questa affinita’ di lineamenti. Gli anni passano, e col passare molti dei tratti della gioventu’ cambiano o vengono perduti. Devo dire pero' che mi fa uno strano effetto vedere le foto attuali di questa donna, ormai sessantenne, e mi piace immaginare che quando avro’ la sua eta’ saro’ come lei. Dopotutto, se a vent’anni ero pressoche’ identica, qualora questa somiglianza non sia svanita, non vedo perche’ cio’ che immagino non debba avverarsi.

Dicono che tutti abbiano, nel mondo, sette sosia. Per un bizzarro gioco genetico che non si riesce a spiegare, esistono persone che sono quasi identiche fra loro pur non avendo legami di parentela. Ebbene, io non so se questo sia vero, pero’ sono certa che per una volta, per un lungo periodo della mia vita, almeno nel mio caso, e’ avvenuto.

domenica 19 agosto 2012

13
comments
Cosi' accade fra i barbari

Fra i popoli barbari, come quello a cui io appartengo, le cose funzionano cosi': se si offende qualcuno allo scopo di ridicolizzarlo o umiliarlo, e poi in seguito si riconosce che gli si devono delle scuse, non basta scusarsi in modo frettoloso, con due frasette tirate via, cosi’ da chiudere in fretta il momento di disagio che si prova quando ci si deve scusare. Innanzi tutto, si deve portare il conto in pareggio. Di conseguenza, a nostra volta, dobbiamo ridicolizzarci o umiliarci, affinche’ questo dia soddisfazione a chi e’ stato offeso, e le scuse vengano in tal modo accettate senza che alcuno si senta debitore o creditore nei confronti dell'altro.

Questa maniera “barbara” con cui si porgono e si accettano le scuse, dove non basta semplicemente un “mi dispiace, non volevo” per chiudere la questione, ma richiede uno sforzo maggiore da parte di chi ha innescato l’offesa, cosicche’ anche lui provi sulla propria pelle cio’ che intendeva infliggere all’altro, deriva dal noto concetto orientale “occhio per occhio, dente per dente” a cui poco sono inclini gli italiani che, essendo piu' civilizzati, preferiscono invece, per ogni cosa, cavarsela col minimo della pena, seguendo preferibilmente il metodo del “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”.

Purtroppo, le cose stanno cosi’, e io non posso farci niente se e’ anche il mio modo di fare allorquando porgo o pretendendo delle scuse, nei casi in cui queste siano palesemente dovute. Nessuno e’ obbligato a frequentarmi, ma se lo vuol fare e vuol entrare in casa mia pretendendo rispetto, e’ regola sensata che si attenga, lui per primo, a rispettare i costumi che vengono imposti dalla mia cultura, ai quali non intendo in alcun modo rinunciare.

venerdì 17 agosto 2012

23
comments
Le ragazze di Mosca

A Mosca, la concentrazione di ragazze carine per chilometro quadrato e’ direttamente proporzionale al cattivo gusto che hanno - secondo quelli che sono i canoni occidentali e soprattutto italiani - nel vestirsi. Ma se si tralascia per un attimo la scelta dell'abito, che come sappiamo non fa il monaco e che e' un fatto del tutto culturale, di ambiente ed economico, ovunque ci si giri, a qualsiasi ora del giorno, in qualunque punto della citta’ ci si trovi, qui e’ possibile notare una tale quantita' di giovani donne attraenti che altrove non e’ neppure immaginabile, a meno di non essere in una localita’ esclusiva, frequentata da modelle e da uomini ricchi che, insieme alle auto potenti e costose, sono soliti esibire anche le loro ”conquiste" femminili.

Si badi bene che non sto affermando che all’est le donne siano piu’ belle che altrove - forse nello specifico non lo sono affatto - ne’ che le russe, come afferma una certa propaganda nazionalista fomentata dal governo, siano in assoluto le piu’ belle di tutte, ma solo che la bellezza e' piu’ diffusa, cioe’ il numero di ragazze che oggettivamente superano la media dal lato estetico, e’ di gran lunga superiore a quello che personalmente ho potuto constatare a Milano, Parigi, Londra, Berlino, Madrid.

Anche vivendo in queste citta', infatti, ho avuto modo di scattare per diletto moltissime foto, ma mai come adesso mi era capitato di poterne realizzare addirittura un collage. Il motivo per il quale nelle capitali dei paesi dell’est - anche a Budapest, Praga, Varsavia, Sofia, e’ piu’ o meno la stessa cosa, seppure non di questa dimensione - ci sia una cosi’ alta concentrazione di bellezza femminile, e’ per molti un mistero, oppure la questione viene liquidata con una semplice spiegazione che riguarda la genetica, senza addentrarsi magari in altri campi che potrebbero spiegare questo fenomeno.

Personalmente, dato che lo considero un po’ un hobby, all’estetica femminile e maschile ho dedicato gran parte del mio interesse, anche per la professione che facevo ed ho una teoria che afferisce sia alla genetica, sia al comportamento evolutivo che gli esseri viventi tengono, umani inclusi, quando si trovano a dover competere (o non competere) per la scelta del partner sessuale, e con cio’ sarei in grado di spiegare anche perche’ negli uomini russi - o dell’est in generale - non si trova la stessa corrispondenza estetica delle loro donne, essendo di solito poco attraenti, e decisamente surclassati dalla bellezza che in generale hanno invece i maschi latini.

Tuttavia, per il momento, di questa mia teoria tutta da dimostrare e con molta probabilita’ totalmente sballata, non ho intenzione di parlare. Adesso mi preme comunicare una cosa a cui sto pensando in questi giorni e che forse non fara’ felice qualche amica se per caso avra' occasione di leggermi: se una donna sente di non essere abbastanza sicura di se stessa, del proprio aspetto e teme i paragoni con le altre, e’ bene che eviti di venire in questa citta’, perche’ e’ quasi certo che tornerebbe a casa frustrata e inacidita. Ma, soprattutto, comincerebbe ad avere ogni genere di dubbio qualora il suo compagno iniziasse ad addurle bizzarre scuse di lavoro o altro per recarsi in Russia senza farsi accompagnare da lei.

mercoledì 15 agosto 2012

5
comments
Consigli

“Non è una presa per il culo. Voglio fare soldi facili. Sono una bellissima trentenne. Ho un solo problema, che pur essendo disinibita al massimo, credimi, divento una suora se uno non mi piace esteticamente. E qui entri in gioco tu. Ho un potenziale della madonna ma non so come affrontare l'ostacolo estetico. Se hai consigli te ne sarò grata per la vita.”

Consigli non ne do. L’ho ripetuto piu’ volte: evito di consigliare a chi vuol prostituirsi di farlo. Non che il meretricio sia un brutto mestiere. Per me non lo e’ stato, e secondo il mio personale punto di vista, se scelto coscientemente, in piena liberta’ e fatto seguendo con scrupolo determinate regole, e’ uno dei mestieri che, con facilita’, permettono di guadagnare in fretta una discreta quantita’ di denaro, senza peraltro dover sottostare a ricatti e umiliazioni piu’ di quanto possa accadere a una donna che sceglie di essere professionista in qualsiasi altro campo. Pero’, la legge italiana e’ molto rigida (e bigotta) su questo punto, e preferisco non incorrere nel benche’ minimo reato, magari cadendo nella trappola di un cavillo giuridico che, non essendo esperta in giurisprudenza, non sono in grado di conoscere.

Pertanto, non cerchero’ in alcun modo di convincere che con la prostituzione ci si possa arricchire a dismisura, e neppure che sia la professione piu’ facile del mondo, perche’ non e’ cosi’. Come ogni mestiere richiede impegno, dedizione, sacrificio, e per farlo al meglio ci deve essere persino passione. Percio’, prima di buttarsi incoscientemente in un’avventura che e' da molti ritenuta “borderline” e moralmente inaccettabile, e’ meglio capire prima se si hanno le capacita’ per poterlo fare senza dover un giorno far diventar ricco qualche psicanalista con i proventi delle nostre marchette.

Se ci si vuol cimentare in una prova del genere, facendolo da campionesse e non da mediocri, e soprattutto senza portarsi addosso, traumi, sensi di schifo o altro che possono minare la nostra vita, dobbiamo mettere da parte le insicurezze di non poter superare certi ostacoli, perche’ ogni avventura che porta alla realizzazione di cio’ che desideriamo e’ inevitabilmente costellata di ostacoli che devono essere superati. E’ cosi’ per tutto, e nel caso della prostituzione, il principale ostacolo che deve essere affrontato fin da subito e’ quello estetico.

E’ normale che, quando si scopa per godere, si scelga di farlo con chi ci piace, ma se l’obiettivo di una prostituta fosse quello di eccitarsi e godere, per quale motivo dovrebbe pretendere soldi in cambio? Per la “compagnia”? Ma non prendiamoci in giro! Certo, a volte capita che il cliente non voglia far sesso e desideri solo parlare, ma avviene una volta ogni tanto. Quasi sempre, tutti vogliono saltarti addosso fin dal primo momento che ti mettono gli occhi sulle tette, sul culo o sulle cosce, e con l’esperienza ho imparato che talvolta una scopata di pochi minuti puo' essere preferibile a doversi sorbire per ore le paturnie esistenziali di chi paga solo “per parlare”.

Quindi, cerchiamo di capire chi sono gli uomini che pagano per far sesso e perche’ lo fanno. Si pensa forse che chi caccia fuori la grana per portarsi a letto Alice (chiamiamola cosi’ la nostra prostituta di riferimento) sia uno strafigo galattico a cui nessuna donna resiste? Crediamo che sia uno cosi’ il tipico cliente delle prostitute? Si’, certamente, qualcuno cosi’ c’e’, ma sono casi rari, e se ci si prostituisse prendendo come cliente tipo Viggo Mortessen, o comunque qualcuno che ci fa bagnare le mutandine al solo sguardo, dopo pochi giorni ci si troverebbe a dover cambiare mestiere per assenza totale di “fatturato”.

Normalmente, quelli che pagano Alice, e la pagano bene, sono uomini che non riescono a portarsi a letto donne come lei con un semplice invito a cena. Spesso sono all’opposto di cio’ che farebbe eccitare Alice, e quelli che potrebbero convincerla a darla gratis sono davvero rari come i quadrifogli. Si tratta solitamente di uomini mediocri, insignificanti, talvolta bruttini, con fisici fuori forma, non eccitanti, oppure sono talmente pieni di problemi e fisime da essere insopportabili per chiunque stia in loro compagnia piu’ di dieci minuti.

Ci sono i colti e quelli che non lo sono, i simpatici e quelli che ti cascano le braccia ogni volta che aprono bocca, gli abili a far sesso e quelli che dovrebbero dedicarsi a tutt’altro. Insomma, in sostanza, sono uomini “normali” fra i quali si possono incontrare quelli piacevoli con i quali ci si puo’ anche divertire per un’oretta, ma c’e’ anche chi e’ talmente sgradevole da non aspettare che il momento che se ne vada.

E qui sta la capacita’ della prostituta di saper fare il suo mestiere. Perche’ con quelli piacevoli, simpatici, carini che sanno pure scopare, e’ ovvio che ci andrebbero tutte, anche senza farsi pagare, ma i soldi li puoi pretendere solo se riesci a superare gli ostacoli che altre, che non hanno capacita’, non sono in grado di affrontare. Perche’ bisogna ricordarsi di una cosa fondamentale: quando ci si prostituisce, in ogni campo e non solo sessualmente, nessuno ci obbliga a farlo, possiamo dire di si’ oppure di no, ma sono solo i si’ che fanno aumentare il nostro conto in banca.

"Mi ricordo di tutto, tranne che del momento in cui ho preso la decisione. Curiosamente, non avverto nessun senso di colpa. Prima, ero solita pensare che le ragazze andassero a letto per denaro perché la vita non aveva lasciato loro altra scelta. Ma ora mi accorgo che non è così. Io potevo dire di sì o di no, nessuno mi stava forzando ad accettare.
Cammino per le strade, guardo le persone: forse che avranno scelto ciascuna la propria vita? O non sarà che anche loro sono state "scelte" dal destino? La casalinga che sognava di fare la modella, il dirigente di banca che pensava di diventare musicista, il dentista che aveva un libro nel cassetto e avrebbe voluto dedicarsi alla letteratura, la ragazza che avrebbe tanto desiderato lavorare in televisione, ma ha trovato soltanto un impiego come cassiera in un supermercato...
Non provo nessuna pena per me stessa. Continuo a non essere una vittima, perché avrei potuto andarmene dal ristorante con la dignità intatta e il portafogli vuoto. Avrei potuto dare lezioni di morale all'uomo seduto di fronte a me, o tentare di dimostrargli che aveva davanti una principessa, e che sarebbe stato meglio conquistarla anziché comprarla. Avrei potuto assumere un’infinità di atteggiamenti, e invece, come la maggior parte degli esseri umani, ho lasciato che il fato scegliesse la rotta che dovevo prendere."

(Paulo Coelho - 11 minuti)

lunedì 13 agosto 2012

6
comments
Principesse sul pisello

Ho smesso di fare la prostituta per vari motivi. Quello che pero' mi piace assumere come determinante, e’ che a un certo punto mi sono accorta di aver raggiunto cio’ che avevo prestabilito quando avevo deciso di iniziare. Mi ero data, infatti, due limiti: uno materiale, di patrimonio che avrei voluto accumulare, e uno temporale, vale a dire un numero di anni massimo che avrei vissuto quell’avventura. Qualunque fosse stato il primo limite ad essere raggiunto, avrebbe fatto scattare il campanello d’allarme segnalandomi il momento di chiudere l’attivita’.

Non diro’ quale dei due limiti abbia fatto scattare quell’allarme, non ha importanza, l’importante e’ che sia stabilita invece l’esistenza di una regola, che per me vale per ogni cosa: quando decido qualcosa e mi pongo un obiettivo da raggiungere, rispetto quella decisione al costo di perderci anche in termini materiali e personali, perche’ non rispettare una promessa che faccio a me stessa, equivale a tradirmi.

Ma c’e’ un altro motivo, piu’ nascosto, meno evidente, che forse mi ha spinta a mantenere quella promessa. Durante i primi anni del 2000, il numero delle ragazze che si prostituivano utilizzando il web come veicolo per propagandarsi, si stavano moltiplicando a dismisura. Erano nate delle vere e proprie aziende che fungevano da “vetrine virtuali”, dove moltissime si mettevano in mostra, insieme ad altre, come in un supermercato, avvantaggiandosi dei (relativamente) bassi prezzi che i gestori di siti web di quel genere praticavano. E fu quando un gestore di uno di quei siti mi contatto’ proponendo anche a me di farne parte, che capii che ormai il periodo “avventuroso” e piu’ proficuo delle web-escort stava giungendo al termine. Di li’ a poco si sarebbe creata fra le ragazze una concorrenza mai vista, e cio’ avrebbe portato a un progressivo abbassamento di prezzi, qualita’ e ovviamente, anche di livello della clientela. Qualcosa per me inaccettabile.

Oggi e’ diventato normale, ma gia’ nel 1998 ero stata la prima in Italia a creare un sito web senza aver bisogno di intermediari di alcun genere, e prima ancora avevo lavorato nel giro “d’alto bordo” quando ancora di “escort” non parlava nessuno e il termine era conosciuto solo ai fruitori del servizio. I contatti avvenivano principalmente tramite passaparola, fra colleghe che si scambiavano i clienti, oppure per mezzo di agenzie “formalmente” di moda, ma che insieme alla classica attivita’ di ricerca di ragazze per sfilate o servizi pubblicitari, proponevano qualcosa di piu’ piccante, e anche di molto meno legale, a chi se lo poteva permettere. Erano tempi in cui il denaro in Italia non mancava, almeno nel ceto medio, e molti uomini d’affari, professionisti, imprenditori che avevano discrete possibilita’ economiche, non si lasciavano sfuggire l’occasione di provare dal vivo quello che la stragrande maggioranza dei maschi poteva accarezzare solo sulle pagine patinate di certe riviste per adulti. Internet non era ancora arrivato alla gran massa della gente e il telefonino era un oggetto che non tutti si potevano permettere. Percio’, prima del 2000, la clientela per le operatrici del settore era molto selezionata e le ragazze che utilizzavano il web, rivolgendosi esclusivamente a quel target, in Italia si contavano davvero sulle dita di due mani.

Erano, come me, quasi tutte non "indigene" e principalmente di provenienza est europea. Questo fatto puo’ stupire, ma non cosi’ tanto se si pensa a quale fosse (e a quale sia ancor oggi) la mentalita’ di certe prostitute italiane paragonata a quella di chi, invece, proveniva dalla Russia, dall’Ungheria, dalla Romania, dalla Bulgaria, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia, o dalle regioni dell’ex Yugoslavia. Ricordo che quando giunsi in Italia, capii immediatamente le grandi possibilita’ che avrebbe avuto una devochka in un paese che, nonostante tutto, era ancora profondamente bigotto, minato da pregiudizi morali legati al cattolicesimo e popolato da uomini e donne che, sostanzialmente, non avevano mai risolto completamente il loro rapporto col sesso, tenendolo ancorato, cementato, indissolubilmente legato al sentimento e alla procreazione, e considerando una donna che lo faceva solo per quattrini come priva di dignita', magari un po' perversa o forse anche malata, “prodotto ignobile” per uomini che intimamente si vergognavano di un vizio che per alcuni era, pero’, come una droga.

Tutto cio’ ha ragioni profonde che piu’ volte ho cercato di sviscerare, e chi ha letto i miei post ha potuto farsi un’idea precisa di come la penso riguardo alla diversita’ di cultura sessuale fra una donna italiana e una donna, ad esempio, ungherese. E siccome le prostitute sono donne, al di la’ del carattere e della loro individualita’, non possono sottrarsi dal rispettare certi condizionamenti che, anche in modo subliminale, interferiscono in ogni aspetto della loro esistenza.

La contraddizione che si trovavano (e che forse ancora oggi si trovano) a vivere molte prostitute italiane era appunto racchiusa in quel postulato che imponeva loro di essere consapevoli di rinunciare alla dignita’ nel momento in cui facevano sesso per soldi. Pertanto, tutte si inventavano (e forse tuttora si inventano) una scusa plausibile quando dovevano spiegare, anche alle colleghe, quello che facevano. Scuse che non sto qui a elencare, ma che come fondamento avevano tutte la giustificazione che se lo facevano, lo facevano sempre per un motivo nobile e mai squallido, come invece la borsa di Chanel, le belle vacanze ai Caraibi, i vestiti firmati, la bella casa, l’auto sportiva e l’orologio di marca regalato al ganzo che viveva alle loro spalle. Quindi, le piu’ tiravano fuori penose storie di bambini, genitori privi pensione, mutui da pagare, fallimenti di aziende… uno strazio! Uno strazio soprattutto considerando quanto quelle donne mentissero a se stesse piu’ che a chi le ascoltava, millantando esistenze improbabili solo per far quadrare i conti con la propria coscienza, reputandosi sporche dentro, ma volendo apparire linde e senza macchia agli occhi del mondo, schiave dei loro sensi di colpa e dell’ipocrisia.

Ma non c’era solo l’ipocrisia a far da contorno. C’era anche un fottuto orgoglio che non faceva loro accettare che per avere la borsa di Chanel dovessero farsi scopare il piu' delle volte da qualche mostriciattolo. Le principesse sul pisello meritavano “altro”, secondo i loro parametri, e i clienti che non erano alla “loro altezza”, belli, colti, simpatici, e magari anche dei gran scopatori, li disdegnavano. Dicevano che avevano “ostacoli estetici” che non potevano superare. Capitava dunque che fossero delle gran troie con i pochi bei ragazzi che incontravano, forse piu’ troie di quanto possa esserlo la piu’ troia fra le prostitute ungheresi, ma non riuscivano a non fare la faccia schifata e neppure a recitare la loro parte da vere professioniste, quando dovevano andare con chi non gradivano esteticamente.

Si puo’ capire dunque perche’, per una abituata a tutt’altro, cioe’ a considerare quel certo mestiere per cio’ che realmente deve essere considerato, vale a dire uno strumento con cui accumulare denaro nel piu' breve tempo possibile, per cui se si vuol guadagnare molto, in modo costante e in pochi anni, si deve cercare di farlo al meglio, offrendo cio’ che la concorrenza normalmente non offre, doversi confrontare in un ambiente del genere, con colleghe-concorrenti con quel tipo di mentalita’, fosse come per una leonessa trovarsi in una savana piena di gazzelle a competere con delle innocue miciette abituate alla ciotola riempita di cibo in scatola al gusto di salmone, pollo o vitello.

Le principesse sul pisello, probabilmente, avevano confuso la prostituzione per un preambolo ad una notte di sesso e trasgressione, magari con progetti di matrimonio, con Viggo Mortessen o qualcuno come lui. Nella loro ignorante ingenuita’ non avevano capito che se si vuol sfondare in qualcosa, guadagnando abbastanza per potersi poi ritirare dopo pochi anni, senza diventare delle vecchie meretrici insoddisfatte, rancorose e piene rimpianti, oltreche’ di rimorsi, non si puo’ offrire cio’ che offrirebbe chiunque, anche la shampista coatta che abita al piano di sotto. Si deve andare oltre, superare gli ostacoli, soprattutto quelli che quasi nessuno riesce a superare, perche’ a saltare i trenta centimetri, sono bravi tutti, persino i bambini, e non si puo’ pretendere di essere pagate per qualcosa che tutte sarebbero in grado di fare. Come sarebbe assai improbabile che Viggo Mortessen, o qualcuno come lui, pagasse per quello che tutte gli darebbero volentieri gratis.

"Ogni volta che guardavo un’altra donna, subito pensavo a Germaine, a quel cespuglio ardente che lei mi aveva lasciato nel ricordo e che sembrava imperituro. Mi dava piacere starmene seduto sulla terrasse del piccolo tabac e osservarla mentre faceva il suo mestiere, osservarla ricorrere alle stesse smorfie, agli stessi trucchi, con altri, come aveva fatto con me. “Fa il suo mestiere!” questo pensavo, e con approvazione consideravo le sue trattative. In seguito, quando ebbi attaccato con Claude, e la vedevo ogni sera seduta al suo posto, il sederino tondo sconciato sul panchetto di felpa, provavo verso di lei una sorta di inesprimibile ribellione: una puttana – cosi’ mi sembrava – non ha il diritto di star li’ seduta come una signora, ad aspettare pudicamente che qualcuno le si avvicini, sorbendo intanto assorta il suo chocolat. Germaine invece era cacciatrice. Non aspettava che tu venissi a lei: sortiva a catturarti. Ricordavo benissimo i buchi nelle calze, le scarpe logore, sfiancate; ricordo anche come stava in piedi al bar e con un gesto di sfida cieca, temeraria, buttava giu’ un bicchierino forte nello stomaco e di nuovo fuori, di nuovo in marcia. Una cacciatrice! Forse non era gradevole il suo fiato greve, un fiato composto di caffe’ lungo, cognac, aperitifs, pernod e tutta l’altra roba che ingozzava fra l’una e l’altra, ma il fuoco di quella roba la penetrava, fino ad ardere giu’ fra le gambe, dove dovrebbero ardere le donne, e si stabiliva quel circuito che ti fa risentire la terra sotto i piedi. Quando se ne stava distesa con le gambe larghe e gemeva, anche se gemeva allo stesso modo per chiunque, era bene, era una debita mostra di sentimento. Non stava a fissare il soffitto con lo sguardo vuoto, o a contare le cimici sulla tappezzeria, ma parlava delle cose che un uomo vuol sentire quando monta addosso a una donna. Invece Claude… be’, con Claude c’era sempre un certo riserbo, anche quando si ficcava sotto le lenzuola accanto a te. E il suo riserbo mi offendeva. Chi vuole una puttana riservata! Claude era persino capace di chiederti di voltarti, quando si accosciava sul bidet. Errore! Un uomo quando brucia, quando brucia di passione, vuol vedere; vuol vedere tutto, anche come fanno a pisciare. E anche se e’ molto bello sapere che la donna ha un cervello, la letteratura che emana dalla carogna di una puttana e’ l’ultima cosa che conviene servire a letto. Germaine era nel giusto: era ignorante e lussuriosa, metteva nel lavoro il cuore e l’anima. Era puttana dalla testa ai piedi, e questa era la sua virtu’."

(Henry Miller – Tropico del Cancro)

venerdì 10 agosto 2012

35
comments
Are you ready?

Stavo pensando che in Italia non state messi mica tanto bene in quanto a politica. Personalmente, sento di provare una certa simpatia per Beppe Grillo; mi piacciono le cose che dice, ma visto che in passato ho provato simpatia anche per altri personaggi che, poi, in seguito, si sono rivelati o dei coglioni o dei fetidi che hanno tradito le promesse fatte, stavolta ho difficolta' ad esprimere un giudizio spassionato, poiche' non vorrei sbagliare un'altra volta.

Pero', pensando ai dubbi che possono prendere chi in Italia deve scegliere il proprio candidato alle prossime elezioni (se ci saranno e Napolitano e i boiardi di stato non le faranno saltare con la scusa dell'emergenza data dalla crisi economica), dubbi che sono inevitabili in un paese dove ormai quasi tutta la classe politica ha dato prova di inettitudine, di disonesta', e anche di entrambe le cose, mi e' venuto da creare questa vignetta che, in un'unica immagine, esprime tutto cio' che vorrei esprimere.

Per fortuna, per un bel po' di tempo, non dovro' piu' pensare alle vicende italiane e ai guai che aspettano un paese che per tantissimi anni ho creduto fosse il migliore al mondo, sotto ogni punto di vista. Ma come dicono qui in Russia: "Prima o poi tutte le cose, anche le piu' belle, arrivano alla loro fine".

domenica 5 agosto 2012

16
comments
Papillon

Non so...

Ogni persona reagisce diversamente persino in situazioni che possono essere identiche. Tutti abbiamo obiettivi diversi, desideri, sogni, emozioni, che non sono mai uguali. Anche l'energia che ci mettiamo nel fare o non fare le cose e’ diversa. C'e' chi prende (metaforicamente) a testate i muri, ma ottiene solo di rompersi la testa e chi, invece, senza alcuno sforzo, li sfonda al primo colpo. Poi, c'e' anche chi, per timore di fallire, neppure ci prova.

Forse si tratta solo di fortuna, o forse esiste un modo particolare per colpire con la testa i muri senza farsi del male. Magari, e’ sufficiente che cambi l’angolazione, un minimo dettaglio, forse c'e' un trucco, un segreto non rivelato che permette a qualcuno di sfondare nella vita, mentre qualcun altro resta li', con la testa fracassata a piangersi addosso.

Non so...

Probabilmente dipende molto dal carattere, dall’educazione, dal modo in cui si cresce e soprattutto, dall’ambiente in cui si cresce. E non e’ qualcosa che riguarda esclusivamente il genere umano. Anche per gli animali e’ cosi’: ci sono dei lupi che, presi nella tagliola, non possono far altro che restare, immobili, a morire dissanguati perche' non riescono a liberarsi, e ci sono quelli che, invece, non si arrendono e lottano fino alla fine, troncandosi via la zampa a morsi pur di fuggire. Mutilati, ma liberi.

Non so...

E' che non ho mai sopportato gli obblighi, gli atti di forza, le angherie, le prepotenze, neanche quelle che talvolta mi sono state fatte passare “per il mio bene”. Da sempre detesto situazioni in cui mi si dice: "fai questo, fai quello"... perche’ immancabilmente c’e’ sempre qualcuno che vuol convincermi a fare cio’ che sostanzialmente desidera lui, innanzi tutto per il suo tornaconto e per il suo unico piacere. L’egoismo e’ forte in alcune persone.

Oh certo! Molte volte mi e’ stato detto che era per il mio bene! E scommetto che c’e’ stato chi persino era convinto di dirmelo per amore, perche’ stessi bene e non per farmi del male. E’ buffo, perche’ situazioni del genere le ho sempre chiamate proprio: tagliole d'amore. E mi viene da sorridere a pensarci.

Purtroppo, e’ piu’ forte di me: non mi adeguo all’errore, all’anomalia a tutto cio’ che non va. Se c’e’ qualcosa che in una situazione non mi torna, devo fare di tutto per capire e risolvere il problema. Non posso conviverci. Non posso accettarlo. Non posso far finta di niente. Il pallino mi gira nella testa. E gira… gira… diventa quasi un’ossessione e non ho pace fin quando non ho risistemato tutto come, secondo me, deve essere.

Sono testarda, spesso in modo odioso, ma forse e’ proprio per questo mio carattere che ho sempre raggiunto i traguardi che nella vita mi sono data. Ovviamente, ho avuto l’accortezza di non essere troppo avida, ne’ troppo ambiziosa. Sono stata attenta a mantenere gli obiettivi all’interno del “possibile”, senza andare mai oltre, senza strafare, senza montarmi troppo la testa, conoscendo bene le mie possibilita’ e dove potevo arrivare, scartando fin da subito tutto cio’ che sarebbe stato irraggiungibile.

Con un’unica eccezione, pero’: non mi sono mai rassegnata alle situazioni che mi opprimevano. Per quanto fosse difficile uscire dai recinti che mi sono stati costruiti intorno, come “Papillon” nel momento in cui mi sono sentita prigioniera non ho avuto pace, ho lottato per liberarmi e alla fine, per fortuna, furbizia o non so che, ho sempre individuato il varco per uscire dalla gabbia prima che questo si richiudesse.

E sgusciavo fuori, piu’ con la scivolosita’ di un’anguilla che con la potenza di un rinoceronte. Credo che molte al mio posto non l'avrebbero mai fatto, anzi ne sono sicura: molte non l’hanno fatto. Sono rimaste li', intrappolate, a crepare di amarezza, rassegnazione e rimpianti, magari piene di soldi a vivere nello squallore di una gabbia dorata, senza mutilazioni, ma con un corpo inutile. Quanta tristezza...

Non so...

Come ho detto, e’ probabile che dipenda da una diversa educazione o da una cultura che non e’ la stessa, oppure sono soltanto matta e ancora nessuno e’ riuscito a prendermi e a rinchiudermi in una cella imbottita. Pero’, anche se qualcuno lo facesse e riuscisse mettermi la camicia di forza, sono sicura che non mi rassegnerei e prima o poi, ancora una volta, riuscirei a riconquistare la mia liberta’. Perche’ non mi ci vedo senza un progetto da realizzare, senza un traguardo da raggiungere, senza una sfida da vincere, e so che se mi mancasse uno scopo e qualcosa in cui credere, morirei.

"Vivere senza tentare, 
significa rimanere col dubbio 
che ce l'avresti fatta."
Jim Morrison

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics