martedì 26 giugno 2012

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A presto

Bene, come sapete, mancano poche ore alla partenza. Un treno mi portera’ a Budapest, dove mi attende l’aereo per Mosca. E poi, da li', un altro treno per arrivare nel luogo in cui sono diretta. Devo dire che, anche se mi fingo tranquilla, un po' tesa lo sono, perche' cio' che andro' a fare in Russia riguarda un progetto a cui tengo moltissimo e al quale mi sto preparando da mesi con una dedizione quasi totale. Percio', anche se non ne conoscete i dettagli, comunque potete capire come mi sento, poiche' credo che abbiate, col tempo, imparato a conoscere questo lato non tanto bello del mio carattere, che non mi fa accettare di buon grado gli insuccessi e le cose mal fatte.

Spero anche che, durante la mia assenza che sara' abbastanza lunga, a casa non accada niente di grave per cui debba rientrare improvvisamente. Perche' quando si vive con molte persone, le probabilita' che qualcosa non vada per il verso giusto aumentano in modo esponenziale e oltretutto, entra in gioco tutto quanto il discorso emotivo. Se non si hanno molti legami, infatti, alla fine ci si preoccupa solo di noi stessi e di pochi altri, ma da molti anni ormai per me non e' piu' cosi'. Ho una famiglia che e’ diventata molto grande, e anche gli affetti col tempo si sono rafforzati al punto che la mancanza delle persone amate fa soffrire al solo pensiero. Qualcosa a cui non credevo di essere particolarmente vulnerabile.

Ovviamente, il blog subira' un breve stop, almeno per qualche giorno, fino a quando cioe' non mi saro' sistemata con una connessione stabile e decente. Per questo motivo, non sapendo quando esattamente potro' aggiornarlo, ho deciso di sospendere quelle sezioni che ero solita cambiare ogni giorno: il video musicale, la foto del "mi sento un po' cosi", e gli articoli della settimana. Il tutto sara’ ripreso non appena potro' collegarmi di nuovo a internet.

Beh, che dirvi ancora prima di andare? Posso approfittare di questa occasione per ringraziarvi, sia che siate lettori fedeli, ma anche chi e' arrivato qui per caso, e persino i troll e i trolletti che in tutti questi anni mi hanno derisa e insultata. E' facile comprendere che, in qualche modo, un po' importante lo sono stata anche per loro, altrimenti contro chi avrebbero potuto sfogare le frustrazioni?

Percio’, che sia stata un punto di interesse per chi ha voluto confrontarsi con modi civili ed educati, indipendentemente dal contrasto delle idee, oppure semplicemente un elemento di aggregazione per tante persone che altrimenti non si sarebbero mai potute conoscere, oppure finanche un parafulmine per chi ha voluto usarmi per mitigare la propria insoddisfazione con un ostentato quanto ridicolo senso di superiorita', ho comunque ottemperato al compito che mi ero prefissa: non rendere totalmente inutili le ore passate con me, in questo mio diario.

Un diario che a poco a poco e' si e' trasformato un concentrato di mille emozioni, desideri, speranze, esperienze che, non so con quanta consapevolezza o incoscienza, ho voluto dare in pasto a chi, forse, da cio' ha potuto trarne un po’ di nutrimento. Che sia stato nutrimento intellettuale, emozionale, erotico o di qualsiasi altro genere, poco importa; per una donna come me, saper di aver "nutrito" qualcuno, anche se si tratta di uno sconosciuto dall'altra parte del mondo, e' simbolicamente una sensazione impagabile. Per questo vi ringrazio, tutti, di cuore, nessuno escluso.

A presto.

domenica 24 giugno 2012

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Senza parole

Lo so, lo so bene che e’ tutta colpa mia. Sono stata io a dirglielo. Certo, ero un po’ su di giri quando mi sono fatta rimorchiare e per la verita’, anche un po’ incosciente ad accettare di venire qui a casa sua, ma gliel'ho detto perche’ e’ la verita’: mi piace da matti farmi sbattere su un tavolo, o su una scrivania.

Non so per quale motivo o se tutto cio' abbia a che fare con qualcosa di ancestrale e profondo che si annida dentro la mia psiche, ma mi eccita da impazzire starmene li’, aperta e indecente, stile segretaria porca, a farmi scopare, un po’ mezza vestita, con la gonna tirata sopra i fianchi, la camicetta aperta e il reggiseno abbassato quel tanto che basta per far uscire le tette. E poi, che ci posso fare? Farlo in questo modo mi fa godere sempre tantissimo e io quando c’e’ da godere non mi tiro certo indietro. Sempreche’ la situazione lo meriti.

Purtroppo, il problema e’ che non si puo’ mai sapere se la situazione lo merita fin quando non si arriva al momento in cui i giochi sono ormai gia’ fatti. E cosi’, me ne sto qui a cosce spalancate, distesa su questo cazzo di tavolino in stile finto barocco, che tra l'altro zoppica anche un po’ e come se non bastasse ha pure uno stramaledetto bordo tutto riccioli e ghirigori che mi si conficcano nelle chiappe ad ogni colpo, con uno che mi ansima addosso da quasi quindici minuti, ma che proprio non ce la fa a farmi arrivare alla meta.

Lui, poverino, ce la mette davvero tutta, intendiamoci. S’impegna tantissimo e per un paio di volte sono stata quasi sul punto di venire, ma poi, meh... sara’ che questa posizione e’ proprio scomoda, o sara’ che lui, malgrado tutto quello che viene detto in tema di misure, non e’ che sia particolarmente dotato, cosi' devo sforzarmi un casino per andargli incontro e va a finire che perdo la concentrazione. E poi, porca miseria, il rumore del tavolino che sbatte contro il muro non e’ che mi aiuti un granche’. Di sicuro, se il bordo di questo cazzo di tavolino scava nella parete un solco identico a quello che mi sta aprendo nei glutei, va a finire che fra un po’ ci ritroviamo a trombare nell’altra stanza.

E adesso, che cosa fa? Occavolo, povero ciccio, e’ troppo eccitato e deve tirarlo fuori il pistolino se non vuol venire prima di me. Scommetto che e’ uno di quelli che seguono alla lettera il “manuale del perfetto scopatore”: prima tocca alla donna, se no, come capita spesso, va a finire che dopo che l’uomo e' venuto, diventa arduo per la donna godere con l’attrezzo che si ammoscia.

Ecco, gia’ so cosa mi aspetta. Ora me lo ficca in bocca, sono sicura. Roba che in questa posizione, con la testa girata di lato, rischio anche di soffocare. Mmmh, pero’, dai, non e’ male. Ha proprio un buon sapore. Devo dire che in fondo mi piace questo mix di sapore mio e suo. E poi, e’ bello sentirlo che mi scivola fra le labbra, mi entra in bocca e io che lo succhio fino e farlo diventare duro, duro, duro...

Ehi! E’ per caso la sua mano quella che mi si e'infilata fra le cosce? Ecco, bravo, scopami un po' con le dita. Si’, toccami li’… si’, tesorino, si’... bravo… cosi’… enno’, cazzo! Che cosa fai, adesso? Ti metti ad invertire l'ordine dei fattori? Guarda che non sei qui per fare moltiplicazioni, sai? Se non fai tutto come si deve, per filo e per segno, il prodotto, poi, cambia. Eccome se cambia!

Niente da fare, eccolo che mi sbatte di nuovo. Sempre alla missionaria. Un po’ piu’ di fantasia no, eh? Deve essere la sua posizione preferita, oppure conosce solo questa. Adesso si piega su di me, e mi bacia. M’infila la lingua in bocca e mi sussurra deliziose oscenita’ all’orecchio. E’ stupendo. Adoro il linguaggio osceno in questi momenti. Vuoi vedere che alla fine ha capito cosa si deve fare con me? Mi scopa fino in fondo, mi riempie… eccomi… adesso vengo, amore, si’, dai... insisti… voglio godermela tutta. Mi sistemo meglio sul tavolo, ho la schiena fatta a pezzi da questo dannato tavolino finto barocco. Che c’e’, adesso? Qualcosa mi si sta infilando nella scapola! Una matita bastarda, proprio adesso che stavo per... ma tu non smettere, tesoro, non smettere…

Ma vaffanculo! Figurati se a questo non gli veniva voglia di strafare. Ora armeggia con le dita dalle parti del mio pertugio posteriore. Forse vuole aprire la strada al comunismo, come diceva sempre mia nonna quando voleva indicare con una metafora il sesso anale. Beh, caro… non che la mia strada non sia gia’ abbastanza aperta. Posso dirti che, decisamente, lo e’, e magari in un secondo momento, visto che non ce l'hai neppure tanto grosso, potrei fartela percorrere un po’ anche a te, ma adesso, in questa posizione, mentre mi stai scopando alla missionaria, suvvia’… diventa quasi un numero di alta acrobazia!

Appunto, come volevasi dimostrare, a forza di provare e riprovare, e’ andata a finire che il pisellino ti si e’ ammosciato ed e’ scivolato tutto fuori. Ovviamente, di farmi venire non se ne parla. Ti manca proprio il metodo, povero cocco. Guarda, se non fossi gia’ mezza ingrifata e non avessi perso tutta la serata con te, credo che ti mollerei qui, coi calzoni abbassati, a finire da solo, ma stasera mi sento buona, e voglio darti ancora una possibilita’. Ma non te ne approfittare, che inizio gia’ ad avvertire un po’ di noia.

Certo che, pero’, quando mi frughi dentro con le dita, sei proprio bravino. E ora anche l'attrezzo ti e’ ritornato in posizione ed ha pure la giusta consistenza. Ecco, infilalo di nuovo e sbattimi con forza. Scavami dentro un solco di piacere deciso e profondo. Continua cosi’, che mi sento magnificamente zoccola e disinibita. Prendimi dappertutto, dai, e non lasciarmi nessun buco inesplorato. Bella questa frase. Quasi quasi, adesso gliela dico e vediamo l'effetto...

Cavolo se gli fa effetto! M’infila anche le dita dell'altra mano in bocca. Devo andare di nuovo in apnea, ma ne vale la pena. Adesso vedi come te le succhio, le tue ditine prodigiose, e vediamo quanto ti ecciti. Io ormai sto andando fuori di me, e dentro di me nello stesso tempo. Mi sento solo piena, una zoccola piena di tutto, aperta, fradicia e vogliosa. Lo sento… ti sento, eccomi... manca pochissimo…

Ma allora e’ un vizio, cazzo di budda! Che fai, lo sfili un’altra volta? Non ti andava bene come stava procedendo? Non sentivi come scivolava bene? Sai che significa quando scivola cosi’? Ascolta passerottino, avrei una proposta: infischiatene del manuale del perfetto scopatore e facciamo che godi prima tu anche se io non sono venuta, ok? Cosi’ non se ne parla piu’, e quando mi sara’ passato questo intorpidimento ai muscoli delle cosce, con calma se ne discute. E poi, dopo che sei venuto, mi fai godere coi mezzi che ritieni piu’ opportuni, anche con una bomboletta di deodorante oppure di schiuma da barba, se ti va, o anche no. Perche’ se proprio non ce la fai, ci pensero' poi io, dopo, sotto la doccia, prima di andare a dormire. Ti assicuro che da sola non ho mai fallito un orgasmo.

No eh? Per te e’ diventato un punto d'orgoglio, ho capito. Non molli finche’ non ti dico che ho goduto, vero? E poi si dice che le donne fingono, qualche volta. Per forza! Lo fanno per sfinimento, lo fanno! Non si puo’ mica farsi sbattere all'infinito senza arrivare mai a nulla!? Alla fine, dopo un po’, una fa "aaah… oooh… uuuh…”, inarca la schiena, butta all’indietro la testa, socchiude gli occhi, arriccia le dita dei piedi, contrae la vagina, magari con qualche ritmica pulsazione e qualche sussultino tipico dell’orgasmo, e risolve il tutto con un bell’urlo liberatorio tipo “Godooo!!! Oddio, se godooo!!!” che non lascia alcun dubbio all'esperto trombatore che conosce il manuale a memoria. Dico bene, ciccino?

Adesso, che fai? Vuoi provarci con la lingua? Eppero’ si’, dai, perche no? Non mi dispiace vedere la tua testolina che si muove fra le mie cosce. Se non altro, posso evitare di guardare quella fronte sudata che hai, che ti fa tanto “atleta sotto tremendo sforzo agonistico che sta per battere il record del mondo”…

Oooh, finalmente l’hai capito! Ci voleva tanto? Bravo, leccami li’, ecco, stuzzicami con le labbra, e la lingua falla entrare, scopami appena, accarezzami dentro e fuori. Sento che mi sta salendo quella sensazione che conosco bene, quel fremito che mi piace tanto… mi trema tutto dentro... o e’ l’orgasmo che sta per arrivare, o hai la metropolitana che ti passa sotto casa, ma non m’importa. Ora proprio non m’importa. Continua cosi’. Riempimi di piu’, anche con le dita, adesso, e leccami, baciami, succhiami. Hai la bocca piena di me. Continua con la lingua sulla clitoride e spingi le dita dentro, piu’ in fondo che puoi, e toccami li’ in quel punto, cosi’, si’, si’, eccomi, amore... godo… godo… oddio se godo!!!

Bellissimo! Davvero bellissimo. In fondo, non sei stato malaccio, e un bell’orgasmo era proprio quello che mi ci voleva. Adesso, pero’, vedi di sbrigarti a venire anche tu, che’ mica posso stare qui tutta la notte. Domani devo alzarmi presto!

giovedì 21 giugno 2012

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Prima di partire per un lungo viaggio...

Sono giorni pesanti, questi, percio' mi si vede poco nel web. Giustappunto per il blog o poche altre cose. Arrivo alla sera talmente stanca, che non ho altra voglia se non quella di farmi una bella doccia, buttarmi sul letto e dormire, perche’ poi, al mattino, la sveglia arriva prestissimo e tutto ricomincia per un’altra giornata. Purtroppo, e' sempre cosi': prima di partire per un lungo viaggio, mi sottopongo a delle vere e proprie sfacchinate per mettere a posto tutte le cose che so di aver lasciato indietro.

Credo di non avervelo mai detto, e magari m’immaginate come una tutta precisina e sempre puntualissima nei suoi impegni, pero’ ho la pessima abitudine di accumulare un bel po’ di cose non fatte durante l’anno, e come sempre capita, e’ quando ormai non posso piu’ ritardarle che mi decido a portarle a termine, tutte insieme, con tutta l’urgenza possibile. E cosi’, le giornate di ventiquattro ore non mi bastano piu’.

Poi, stavolta, la mia assenza da casa sara’ piuttosto lunga. Si parla come minimo di un paio di mesi se non addirittura tre. Questo lo sapro’ solo una volta che saro’ arrivata a destinazione. Per questo, anche se la mia speranza e’ quella di poter tornare almeno per la vendemmia, la certezza non c’e’, e devo quindi fare in fretta a mettere tutto a posto prima della partenza, che e’ per il giorno 26. Ho percio' poco meno di una settimana per sistemare ogni cosa. Detesto partire sapendo di aver lasciato qualcosa a meta’, e questo vale per tutto!

Dove vado? Beh, ve lo posso anche rivelare: sto per andare in Russia e come vi ho detto staro' via per un po'. Ho gia’ tutti i visti pronti, il biglietto aereo (per il momento di sola andata), e le credenziali per poterci restare tre mesi, che e’ il massimo che viene concesso a chi in Russia non e’ residente. Il motivo di questo viaggio e della lunga permanenza, pero’, permettetemi di non dirlo. Ha, ovviamente, a che vedere con la mia attivita’ e con cio’ che ormai da anni porto avanti, oltre al fatto di conoscere la lingua russa alla perfezione. Tuttavia, dal momento che certi dettagli su quello che andro’ a fare potrebbero fornire indizi che non desidero fornire a chi non conosco bene, mi perdonerete se su questo argomento manterro’ il dovuto riserbo.

L’unica cosa che posso dire - che e’ anche il motivo per cui sto scrivendo questo post - e’ che una volta la’, potrei avere delle difficolta’ a collegarmi a internet, soprattutto nelle prime settimane. Comunque, spero di no. Spero di poter accedere in qualche modo e quanto prima ad un collegamento veloce per continuare, almeno in modo saltuario, ad aggiornare il blog e a tenermi in contatto con voi, ma al momento non ne ho la certezza di quando potro' farlo. Di sicuro, dovro’ munirmi di modem usb, cioe’ della famosa “chiavetta”, ma dal momento che non conosco l’effettiva copertura internet sul territorio russo, e siccome non staro’ proprio a Mosca, ma a molti chilometri di distanza, non posso dire adesso quali possibilita' avro di collegarmi.

Qualora non potessi collegarmi in alcun modo, non avrei altra occasione per dirvelo se non recandomi nella localita’ piu’ vicina, con la speranza di trovarvi almeno un internet point. Cosa non sempre facile, sia perche’ fuori dalle grandi citta’ la Russia e’ ancora un paese molto arretrato da questo punto di vista e quindi privo di questo genere di servizi, sia perche’ il motivo del mio soggiorno m’impegnera' moltissimo, praticamente per gran parte del tempo, lasciandomene davvero poco per gli svaghi.

Non siate percio’ in ansia se, dal giorno 26 in poi, per qualche tempo non avrete mie notizie. Se sara’ cosi’, sara’ solo per l’impossibilita’ che avro' di potervele dare. In caso contrario - e lo spero veramente - internet sara’ quasi di sicuro l'unico mio modo per tenermi in contatto col mondo e per passare un po' di tempo libero alla sera. Oltre a leggere, naturalmente.

Non credo, infatti, che nel luogo in cui andro’ potro’ contare su molti divertimenti, o avere l'opportunita' di conoscere qualcuno con cui passare il tempo nel modo che piace a me. E' dunque per questo che ho pensato di portare in valigia, oltre ad una buona scorta di libri, anche qualcuno dei miei giocattoli preferiti, sperando di non dover dare troppe spiegazioni in dogana. Se non altro, benche' le probabilita’ di poterci giocare con qualcuno siano piuttosto esigue - anche se uomo o donna, lo sapete, non e' che per me sia un problema - potranno sempre servire a rendermi meno noiosa qualche serata nel caso in cui non avessi proprio voglia di dedicarmi alla lettura.


PS: Il titolo del post doveva essere "In partenza" o qualcosa del genere. Poi, mi sono ricordata di questo pezzo di Irene Grandi, e allora...

lunedì 18 giugno 2012

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Post inutile

Oggi mi girano, mi girano, mi girano, mi girano, mi girano, mi girano, mi girano. L’ho scritto sette volte, ma potrei scriverlo anche settanta volte sette (volte), perche’ oggi mi girano. Mi girano davvero. Non potete nemmeno immaginare quanto mi girano. Oggi e’ uno di quei giorni in cui odio tutto, detesto tutto, mi da’ fastidio tutto e non sopporto nulla.

Oggi vorrei sterminare l’umanita’ intera, fare del pianeta Terra un luogo inadatto alla vita, renderlo radioattivo per sempre o completamente ricoperto d’immondizia e sterco. Oggi e’ uno di quei giorni in cui potrei invidiare persino Will Smith in “Io sono leggenda”. Solo che, molto volentieri, farei a meno anche del cane.

E se mi chiedete il motivo per cui mi girano, vi mando senza indugio affanculo, e vi dico subito che non sono cazzi vostri. Mi andava di scriverlo e cosi' l’ho scritto; questo e’ il mio blog e qui ci scrivo quel cazzo che mi pare e piace. Quindi, se mi va, ci scrivo anche di quando mi girano.

Mi sono rotta di essere sempre buona, paziente, comprensiva, condiscendente, generosa, equilibrata, matura. Basta! Ogni tanto mi rompo anch’io, sapete? Percio’, oggi, volenti o nolenti, mi dovete prendere cosi’ come sono: insoddisfatta, malmostosa, antipatica, insofferente, odiosa, insopportabile, indisponente. E se non vi sta bene, potete girare al largo e andare a farvi fottere da un'altra parte.

C’e’ chi ormai non ha piu’ alcun ritegno, e' privo completamente di etica ed ha una morale buona solo per pulircisi il culo. Ed io me lo pulisco con grande soddisfazione, sperando di essere per una volta accontentata e poter vedere finalmente questo mondo alleggerirsi della sua nefasta presenza.

Ecco, tutto questo per dimostrare che, se invece dei consueti post mi mettessi a scrivere delle stronzate del genere, prive di senso come questa, inutili sfoghi del cazzo che non conducono da nessuna parte e non interessano una benamata mazza a nessuno, come tanti fanno nei propri blog credendo di fare chissa' che, potrei riuscire a scriverne anche quattro o cinque al giorno, cosi' da sentirmi una grande blogger.

sabato 16 giugno 2012

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Chiavi di ricerca

Le chiavi di ricerca con cui la gente arriva qua, sono a volte davvero spassose. In testa a tutte ci stanno le solite “come diventare una escort” o “come fare la puttana” in tutte le loro possibili varianti, oppure “blog di troie” o “sesso con zoccole”, anche in questo caso in tutte le possibili combinazioni.

Ma com’e’ risaputo, e’ l’immarcescibile scoparsi una zingara, una fantasia erotica che molti hanno ma pochi confessano, che resta una delle chiavi di ricerca fra le piu’ usate. Sono percio’ queste le teste di serie, le prime in classifica, le parole che la gente piu’ spesso digita per arrivare al mio blog.

Tuttavia, le piu’ divertenti non sono mai le piu’ frequenti. Anzi, e’ difficile trovare piu’ di una persona a cui venga in mente di digitare stupidaggini come alcune di quelle che oggi sono state usate. Ad esempio come:

  • “contadina zoccola con cani” (zoccola lo posso anche capire, ma non ho capito a cosa gli servissero i cani, o perche’ fosse indispensabile una contadina; a volte certe fantasie mi spiazzano);
  • “mettere le palline ben wa” (chissa’ se la stessa ricerca la fa anche per mettersi le supposte);
  • “mi faccio una vecchia puttanona” (forse l’unico tizio che era giunto nel sito giusto);
  • “chiedere una escort e trovarsi la sorella” (ho immaginato la situazione; una volta, a una mia amica e’ capitato di essere arrivata all’appuntamento e di aver trovato suo padre. Era lui il cliente! Non vi dico chi dei due fosse piu’ in imbarazzo);
  • “in quale parte del mondo fanno vedere le tette le ragazze?” (ma dove cazzo vive questo qua?)
  • “fanno pompini e parlano al cellulare” (questo me lo dovrei proprio far insegnare. Davvero! E’ addirittura meglio di “camminare masticando la gomma”);
  • “cameriera disposta a fare la puttana” (mi ha fatto un po' di tenerezza, ma di questi tempi e per come vanno le cose, credo sia piu’ consigliabile alle puttane di fare le cameriere);
  • “escort libere gratis per godimento comune” (la crisi morde, l’acqua e’ poca e la papera non galleggia, anzi, in questo caso il papero, e lo si comprende anche dalle chiavi di ricerca).

Comunque, devo dire che una certa tenerezza me l'hanno fatta anche "mutanda spostata" - si', scritto proprio con il singolare -, "scopate da melanzane e citrioli" - si', scritto proprio con la "i" -, e "puttana ha letto" - si', proprio con la "h", che non si capisce bene se si tratta di qualcuno interessato alle mie letture oppure se abbia bisogno, lui, di ripetere le elementari -, ma la piu’ buffa in assoluto e’ stata “donne che fanno sesso con verdure gratis”. Ho capito cosi’ come qualcuno viva completamente al di fuori della realta’, e non si renda conto di come questa cosa non si possa fare gratis. E’ assolutamente impossibile!

Costui non ha idea di quanto costi oggi la verdura!

giovedì 14 giugno 2012

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Sogni

Stanotte ho fatto un sogno. Era un sogno strano, del tipo che non faccio mai: era un sogno nel sogno. In sostanza, non sapevo di sognare (e questo avviene in tutti i sogni), ma nel sogno mi addormentavo e sognavo, e sapevo quindi di sognare. Era come nel film “Inception”.

Non credo sia qualcosa di comune sognare in questo modo. Di solito, quando si sogna non se ne ha una vera coscienza, perche’ finche' siamo immersi nei sogni questi sembrano reali, ed e’ quando ci si desta che, ci si rende conto che stavamo sognando. Inoltre, via via che passa il tempo e ci si allontana dal momento del risveglio, il sogno svanisce e alla fine ce lo dimentichiamo del tutto. Stavolta, invece, non e’ stato cosi’: mi ricordo perfettamente tutto quanto in ogni dettaglio, e non accenna a svanire.

Non so se i sogni vadano a mettere l’accento su qualcosa di profondo nella nostra personalita’, nel nostro inconscio, nei nostri desideri. Probabilmente e’ cosi’. Per di piu’, a volte mi piace anche pensare che possano avere qualcosa di profetico. Su quest’ultima speranza, pero’, nutro i miei forti dubbi, anche se un po’… un pochino… magari… qualcosa di magico voglio credere che ci sia.

Nel sogno che ho fatto, comunque, proprio come in “Inception”, ero cosciente di sognare e potevo vedere ogni dettaglio come fosse reale. E come nel film, al solo desiderarlo potevo mutare quella realta’ a mio piacimento. Ero percio’ in grado di gestire il sogno come desideravo io. Dentro di me bastava dicessi: “Ecco, adesso voglio che appaia questo e quello”. E cio’ si realizzava. Un’esperienza sublime, non credete? Nel sogno ero “onnipotente”. Chissa’ cosa vorra’ mai dire questo in termini psicanalitici…

E poi, un’altra cosa bellissima, e’ che potendo cambiare tutto quanto come volevo io, dentro il sogno mi vedevo come quella che ero oltre quindici anni fa, e forse anche piu’ carina. Guardandomi allo specchio, infatti, mi compiacevo e dicevo fra me e me: “Certo che sono proprio bella!”. E a questo punto sono certa che quello che ho appena scritto dara’ ulteriore materiale su cui discutere per chi vorra’ cimentarsi in psicanalisi improvvisata.

Percio’, nel mio corpo di ventenne camminavo per le strade Firenze, una citta’ che amo e che conosco bene, modificando il sogno secondo i miei desideri, facendo apparire e scomparire cose e persone a mio piacimento. Ci puo’ essere un sogno piu’ bello di questo? No. Non credo possa esserci. E infatti, quando mi sono svegliata, non dal sogno dentro il sogno, ma proprio perche’ era mattina e mi attendeva la “ vera realta’”, un po’ mi e’ dispiaciuto. In ogni caso, proprio prima del risveglio, ricordo di aver chiesto ad una donna che indossava un bel turbante azzurro (dentro di me c’e’ la convinzione fosse azzurro in quanto nei sogni riesco persino a vedere i colori) di darmi dei numeri da giocare alla lotteria. Ha fatto in tempo a indicarmene soltanto uno. Peccato… peccato perche’ se fossero stati almeno tre, li avrei fatti giocare a qualcuno, e chissa’… forse sarebbero anche usciti.

Non credo a queste cose, non sia mai. Mia nonna, da “vera maga”, mi ha sempre insegnato che la magia non esiste e i sogni non sono altro che “attimi di fantasia” in cui viviamo le nostre fiabe interiori. Niente a che vedere dunque con le premonizioni e con l’arcano. Per cui, sono certa che anche se avessi ricevuto dalla donna in turbante tre numeri al posto di uno solo, le probabilita’ di vederli uscire nella lotteria sarebbero state esattamente le stesse di tre numeri totalmente inventati. Ma come diceva mia nonna: “Se anche sappiamo che e’ assurdo, pero’ crederci male non fa, perche’ non tentare ugualmente? Male che vada, le cose resteranno esattamente le stesse”.

Era una sognatrice mia nonna, di sicuro piu’ di me, ed e’ forse per questo che non ha mai voluto darmi retta quando le dicevo che nella sua filosofia c’era un punto debole. Perche’ non e’ vero che credere in qualcosa di assurdo non fa male. Fa male quando, poi, cio’ in cui avevamo riposto la nostra fiducia non si realizza, e quel dolore si chiama “delusione”. E’ quel dolore che porta le persone ad ammalarsi, e la malattia si chiama incredulita’ e mancanza fiducia. Una malattia molto grave che a lungo andare diventa cronica e soprattutto noi donne, si deve essere davvero molto fortunate nella vita per restarne completamente immuni.

lunedì 11 giugno 2012

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Footjob

Devo dire che l’ho sempre adorato. Beh, non proprio sempre. Quando ancora non sapevo cosa fosse, ovviamente no. Tutto e’ iniziato quando l’ho visto e toccato per la prima volta. E quando e’ accaduto, non ero piu’ una bambina. Anzi, si puo’ dire che fossi ormai quasi una donna. Quindi non sono una che in questo genere di cose puo’ definirsi precoce. Ma in seguito ho saputo rifarmi alla svelta del tempo perduto, ed e’ da allora che spesso mi capita di sentirmelo in testa, come un pensiero delizioso e costante.

In effetti, non oso immaginare altro che sia piu’ stimolante e che riesca ad accendere maggiormente le mie fantasie. Parlo di quello che gli uomini, certi uomini, soprattutto, hanno fra le gambe. Non amo il lessico volgare, quindi non aspettatevi che lo nomini, ma credo che la mia, nei suoi confronti, sia una specie di devozione. Una passione resa ancor piu’ intensa dal giorno che ho perso la verginita’, ma anche dopo, e che mi ha reso cio’ che ho fatto meno pesante e fastidioso di quanto accada in realta’ a chi, invece, lo gradisce poco o per nulla.

Tuttavia, ricordo che all’inizio non avevo alcuna intenzione di prenderlo dentro. So che detto da me ai piu’ puo’ apparire come un controsenso, ma c’e’ stato un periodo abbastanza lungo in cui la mia eccitazione sessuale trovava sfogo in orgasmi completamente al di fuori dagli schemi consueti.

Ricordo che quando frequentavo il Ginnasio, nella mia cameretta in affitto mi mettevo nuda col ragazzo che di volta in volta rimorchiavo, e glielo accarezzavo per eccitarlo, cosi’ da fargli raggiungere il massimo dell'erezione. Poi, iniziavo tutta una serie di giochetti: glielo afferravo e me lo passavo sui capezzoli, sfiorandoli con la punta fino quando diventavano duri e turgidi. Quindi, mi mettevo gattoni sul letto e lo pregavo di guardarmi e masturbarsi.

Anch'io mi masturbavo, osservandolo mentre se lo toccava, e mi bagnavo tutta. Forse sara’ stato perche’ quelle erano le mie prime esperienze, non so, pero’ mi ricordo che piaceri cosi’ frizzanti ed intensi, negli anni a venire, solo partner con una certa esperienza, oltre ad un’ottima dotazione, hanno saputo donarmi.

In ogni caso, volevo che il ragazzo mi guardasse da vicino, molto da vicino, e fremevo quando mi allargava il sedere con le mani per esporre quegli orifizi ancora inviolati. E dopo un po', lo facevo stendere pancia su, mi mettevo cavalcioni su di lui e mi strusciavo sul suo corpo, poi gli mettevo il sesso sulla faccia cosicche’ potesse odorarmelo e leccarmelo.

Non potete neppure immaginare come gli impiastricciavo il viso coi miei umori, e quando iniziavo a sentirlo vibrare e ansimare, mi inginocchiavo di fronte a lui, invitandolo a fare altrettanto. Ci mettevamo cosi’ l'una di fronte all'altro. Io glielo prendevo in mano e lo masturbavo, e lui faceva la stessa cosa con me, titillandomi la clitoride. In sostanza, ci davamo piacere a vicenda, e quel piacere era del tutto nuovo e diverso, rispetto a quello che molte volte mi davo da sola.

Quando mi sentivo vicina all'orgasmo, smettevo di farmi toccare perche’ non volevo godere in quel modo. Desideravo che godesse prima lui, allora cambiavo di nuovo posizione: mi rimettevo carponi e gli consentivo di mettermi il volto in mezzo ai glutei, mentre doveva continuare a toccarsi. Senza venire, pero’, perche’ quello spettava a me. Sarei stata io a farlo godere nel modo che piu’ mi piaceva.

Cosi’, mentre lui si masturbava, piano, io lo sentivo fremere e sussultare come uno stallone pronto a montare la femmina, e questa era una cosa che mi faceva andar via di testa. Sapere che avrebbe voluto penetrarmi e sverginarmi, mi eccitava in un modo indicibile e mi faceva bagnare ancora di piu’. Ma soprattutto mi eccitava sapere che quello che desiderava non glielo avrei mai concesso, ne’ a lui ne’ a nessun altro.

Per quelle mie prime esperienze, stavo bene attenta a scegliere sempre tipi abbastanza docili, persino un po' imbranati, che si facessero guidare da me. Ero io, infatti, che volevo condurre il gioco nel modo che piu’ preferivo. Una specie di vizio che avrei mantenuto anche dopo, seppur con modalita’ del tutto diverse, piu’ raffinate e meno ingenue.

Si’, perche’ nonostante tutto ero ingenua. Erano quelli i miei primi passi nel territorio del sesso, e ancora non conoscevo bene il potere che la femmina ha sul maschio quando i sensi prendono il sopravvento, ma non conoscevo neppure i rischi che si possono correre in situazioni del genere. Per questo devo confessare di essere stata a volte un po’ imprudente, perche’ se fra quei ragazzi che credevo remissivi, ce ne fosse stato qualcuno di violento che non avesse rispettato i miei patti, ho il timore che avrebbe potuto farmi molto male. Fortunatamente non e’ andata cosi’, ma se tornassi indietro non affronterei molti di quegli incontri con la leggerezza con cui li ho affrontati.

Comunque, non erano molti ad avere una grande resistenza nella situazione in cui li mettevo. C’era chi la sega la faceva durare per svariati minuti, ma alla fine, quando infilavano la loro faccia tra le mie cosce, arrivavano tutti al punto di non farcela piu’. Anche se non consentivo a nessuno di penetrarmi neppure con un dito, senza problemi mi lasciavo invece violare dappertutto dal naso e dalla lingua. Poi, quando il mio fortunato amico iniziava a gemere e sapevo che era ormai vicino al punto di non ritorno, facevo quello che ho sempre considerato il mio capolavoro: mi voltavo e glielo afferravo in mezzo ai piedi.

Seduta di fronte a lui, le gambe sollevate ed il sesso completamente esposto, coi miei piedi che lo masturbavano: mi piaceva farlo venire in quel modo. Credo che sia iniziata allora la mia passione per il footjob. Usare i piedi e non le mani, e’ esaltante. Mi fa sentire superiore, come se calpestassi e rendessi schiavo il mio partner. Giuro che ancor oggi, per quanto siano passati molti anni da quelle mie prime esperienze, non sono molte le cose che riescono ad eccitarmi cosi’ tanto come poter tenere fra i piedi qualcosa di bello, caldo, duro, pulsante, e poterlo masturbare. Forse sara’ stato anche per questo che ho sempre cercato di curare i miei piedi in modo quasi ossessivo, cosicche’ fossero sempre lisci, profumati e senza falsa modestia, estremamente attraenti.

Bastava pochissimo per farlo eiaculare, e sentirmi colare tutto lo sperma sui piedi, mi faceva letteralmente impazzire. Ma era quando lo costringevo a ripulirmi con la lingua, leccando il suo stesso seme, che anch’io arrivavo all'orgasmo. Mi infilava la lingua tra le dita dei piedi ed era in quel momento che immaginavo di essere la sua padrona. E’ cosi’ godevo.

giovedì 7 giugno 2012

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L’eiaculazione femminile

Fra i Batoro, un popolo del centro Africa, vige una societa’ matriarcale e una donna viene considerata adulta e pronta al matrimonio, solo quando, masturbandosi, riesce a emettere uno spruzzo di liquido che bagna un muro. Nella lingua di questo popolo, quel momento viene chiamato “kachapati", che significa appunto “spruzzare il muro”. Sono le anziane che insegnano alle giovani come arrivare a farlo tramite una tecnica che coinvolge sia la stimolazione del punto G, sia un sapiente controllo dei muscoli pelvici, poiche’ e’ cosi’ che si giudica se una donna ha goduto veramente: solo quando eiacula.

Questa eiaculazione femminile, nel gergo comune occidentale, viene chiamata squirting. Il termine deriva dall’inglese “squirt” che significa schizzo o spruzzo. E’ un fenomeno che riguarda una parte consistente di donne, ma per varie ragioni, nella societa’ a cui apparteniamo viene considerato un fenomeno da baraccone, un’anomalia oppure una patologia da tenere nascosta. Forse perche’ l’eiaculazione, per questioni legate alla societa’ fortemente maschilista in cui viviamo da millenni, viene considerata una prerogativa esclusiva del maschio, e quindi un “simbolo” determinante del potere patriarcale.

Eppure, esiste. Nonostante non se ne parli, esiste. Nonostante molte donne non sappiano di poter eiaculare come accade agli uomini e in quantita’ addirittura maggiore, esiste. E non si tratta di una scoperta degli ultimi tempi. Di tutto cio’ ne parlavano gia’ Aristotele, Galeno, l’anatomista Realdo Colombo e molti altri ancora. Quindi e’ un dato concreto che riguarda ogni donna. Tuttavia, le donne a riguardo conoscono ben poco, oppure hanno vergogna a parlarne.

E’ ormai cosa certa che all’interno della vagina, nella parte anteriore del collo dell’utero, ognuna di noi possieda una sua “prostata” che prende il nome di “ghiandole di Skene”. E’ formata da tante ghiandole dall’aspetto vagamente simile a quello di un corallo, che formano un tessuto spugnoso in grado di assorbire liquido che successivamente puo’ essere espulso all’esterno attraverso un condotto. La dimensione delle ghiandole di Skene e’ variabile e puo’ arrivare fino ai sei centimetri. Il condotto, anche se molto vicino a quello urinario, e’ una cosa a se stante e ha un suo orifizio, a volte due, a seconda dell’anatomia della donna.

Essendo purtroppo un argomento tabu’ e quasi sconosciuto, molto spesso l’eiaculazione femminile viene confusa con incontinenza urinaria, e questo provoca un notevole imbarazzo nella donna e talvolta un senso di disagio nel partner. Ma non e’ cosi’. Quando capita, non c'e' da preoccuparsi. Non si tratta di urina. Inoltre, questo liquido non ha niente a che vedere neppure con quello prodotto dalle ghiandole di Bartolini preposto alla lubrificazione della vagina, piu’ denso e vischioso, dal particolare odore che caratterizza il sesso femminile, e che in alcune donne puo’ anche essere prodotto in quantita’ considerevole. Le ghiandole di Skene producono, invece, un liquido che ha un odore tutto proprio e che e’ composto principalmente di acqua e zuccheri (glucosio e fruttosio), una piccolissima quantita' di urea e creatinina, e un antigene prostatico specifico. Non contiene ovviamente sperma e il suo colore puo’ variare dal bianco del latte alla trasparenza dell’acqua. Anche la quantita’ espulsa puo’ variare da poche gocce fino anche ad un litro!

Ci sono, in ogni caso, voci contrastanti riguardo alla possibilita’ che ogni donna possieda le sue ghiandole di Skene. Personalmente credo che ognuna di noi le abbia, come normalmente abbiamo un utero, una clitoride, un punto G, due seni, e tutto il resto. Quindi direi che sia normale possederle e un’eccezione non possederle. Tuttavia, qualora le si possieda, per arrivare ad eiaculare come avviene fra le donne Batoro, si deve imparare la tecnica e fare pratica. Lo squirting, a parte rari casi, non e’ qualcosa di automatico. E’ un atto volontario che puo’ essere deciso. Un atto che porta a conoscere il proprio corpo in modo molto approfondito e che cambia completamente la concezione che si ha del piacere e ovviamente le sensazioni che si provano con l’orgasmo.

C’e’ chi afferma che Ernst Gräfemberg, quando nel 1950 parlava del punto G, in realta’ si riferisse alle ghiandole di Skene. L'orgasmo vaginale, che si differenzia da quello clitorideo, sarebbe dunque attribuibile alla prostata femminile. Ma le ghiandole di Skene occupano un’area molto piu’ ampia di quella del punto G. Non siamo in presenza di qualcosa grande come una monetina, ma di centimetri e soprattutto se ne conosce perfettamente la collocazione. Quindi, punto G e ghiandole di Skene sono due cose completamente diverse, anche se collegate in quanto entrambe concorrono all’eiaculazione femminile durante l’orgasmo.

Insegnare qui la tecnica per arrivare a fare squirting, non e’ semplice e sarebbe persino ridicolo se mi ci provassi, esattamente come insegnare la masturbazione per corrispondenza. E’ una cosa che s’impara soltanto facendola, magari insieme a chi gia’ ne conosce la tecnica, cosi’ da farsi indicare esattamente come e dove toccare, premere, stimolare. Per donne omosessuali e’ piu’ facile trovare l'occasione per impararlo, ma anche in tal caso, prima di arrivare a espellere liquido, occorre tempo e pratica in quanto, come e’ risaputo, molte donne hanno difficolta’ persino ad individuare il proprio punto G.

Comunque, non ci puo’ essere squirting se non a seguito di un orgasmo vaginale. Per cui, essere in grado di fare squirting puo’ rendere notevolmente dal punto di vista economico qualora una donna desideri lavorare come professionista nell’ambito del porno, oppure in ogni altro campo in cui venga pagata per far sesso, poiche’ quando c’e’ lo squirting, non esiste possibilita’ di orgasmo simulato.

L’eiaculazione e’ accompagnata da un piacere molto intenso. Molto piu’ intenso di qualsiasi altro. E’ un orgasmo diverso da quello che se ne ricava dall’orgasmo clitorideo o vaginale. Sembra di non poter andare oltre a tanta intensita’ e non si vorrebbe mai che finisse. I momenti prima dell'emissione del liquido, provocano uno stimolo simile a quello di orinare, ma una volta arrivate al “punto di non ritorno” ci si accorge che non e’ pipi’ quella che sta per uscire: sia perche’ non esce dallo stesso orifizio, sia perche’ si ha la sensazione che il punto da cui ha origine e’ molto piu’ in profondita’. Descrivere questo "punto di non ritorno" e’ quasi impossibile, come descrivere l’orgasmo a chi non lo ha mai provato. Comunque, per dirla in modo semplice, e’ una condizione in cui si ha la capacita’ di mantenere lo stato di massima eccitazione e, in quel momento, ci si lascia andare arrendendosi proprio quando diventa incontenibile.

Chi non riesce a farlo, pero', si metta pure l’animo in pace senza sentirsi per questo incompleta nella propria femminilita’. Ogni donna vive la propria sessualita' diversamente e a suo modo appagante, e l’eiaculazione femminile, come ogni altra cosa che coinvolge la sfera del godimento, e' bene che sia vissuta da ognuna in modo totalmente personale. Sicuramente non tutte sentiranno la necessita’ di provare ad eiaculare, come non tutte sentiranno il bisogno di provare un orgasmo vaginale oppure di farsi penetrare analmente. Pero’, credo sia stato giusto parlarne, affrontando l’argomento tralasciando i tabu’, cosicche’ ciascuna possa scegliere, provare e sperimentare come meglio crede. Siamo tutte differenti ed e’ giusto che ogni donna scelga la sua strada, ma e’ anche giusto che, prima di farlo, abbia tutte le informazioni utili per poter scegliere. Perche’ posso assicurarvi di una cosa: non esiste un solo modo per godere, ma diversi modi, e che neanche chi ne ha provati di ogni tipo li conosce tutti fino in fondo.

domenica 3 giugno 2012

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Il punto G

Esiste il punto G? E’ una domanda che molte persone si fanno, particolarmente chi conosce poco il corpo femminile e fra costoro includo la stragrande maggioranza degli uomini, ma anche quelle donne che non si sono mai coccolate abbastanza, e che hanno frustrato la propria sessualita’ al punto di considerare la masturbazione come qualcosa di “sporco”, da non fare assolutamente, trascurando che e’ proprio con l’autoerotismo che, particolarmente noi donne, siamo in grado di conoscere come siamo fatte, capire cio’ che davvero ci piace, e soprattutto come ci piace.

Per questo credo che l’esistenza, o la non esistenza, del punto G, questo “sfuggente” centro del piacere femminile, possa essere un argomento interessante da trattare. E’, infatti, un tema che riesce a catturare l’attenzione un po’ di tutti, in quanto abbastanza pruriginoso da stimolare quel certo non so che di erotica curiosita’, ma non osceno, e scientifico quanto basta. Quindi, perfetto per dibattere e discutere, ripartendo ogni volta da zero senza mai arrivare a stabilire quale sia la verita’.

Per una come me, che non ha mai fatto mistero del suo interesse verso ogni sfaccettatura della sessualita’, e che piu’ volte si e’ divertita a stimolare le fantasie dei lettori cimentandosi in racconti che hanno descritto in modo particolareggiato piacevoli momenti di autoerotismo – che, come molti sanno, non disdegno per nulla - diventa quasi d’obbligo, prima o poi, dedicare un post a questo argomento, Cosi’ da svelare una volta per tutte uno dei piu’ grandi misteri dell’universo: le donne, hanno davvero questo misterioso “bottoncino” interno in grado di innescare un orgasmo cosi’ intenso da superare quello generato dalla stimolazione della clitoride? E se cosi’ fosse, quelle che non riescono a trovarlo dovrebbero sentirsi frustrate e incomplete?

Le domande sono di per se’ gia' esplicative di due cose: la prima e’ che la sessualita’ femminile, a differenza di quella maschile, e’ poco conosciuta. Sia dagli uomini che dalle donne, viene ancora considerata misteriosa, insondabile, nonostante si viva in un’epoca in cui ormai la scienza pare sia arrivata a dare una risposta quasi a tutto. La seconda e’ che cio’ evidenza ancora una volta l’oggettivazione della donna, la cui sessualita’ viene presa in considerazione solo se e’ funzionale a quella del maschio.

Per capire meglio questo concetto, proviamo un attimo a fare l’esperimento mentale che suggerisce la sessuologa inglese Petra Boynton nel suo blog: ribaltiamo la prospettiva e immaginiamo che da un secolo si stia ricercando il centro del piacere superiore negli uomini. Magari anche i maschi hanno diversi tipi di orgasmo, magari quello del testicolo destro e sinistro, e chi non li prova entrambi non e’ considerato sessualmente maturo, quindi incompleto. Per cui, avanti con gli studi, le interviste, gli articoli sulle riviste scientifiche, le autopsie sui membri maschili. Avanti col mettere in commercio libri di autoconoscenza, corsi vari di sessuologia, sex toys progettati apposta per accompagnare ogni uomo verso la propria completezza orgasmica…

Ditemi: sarebbe o non sarebbe ridicolo oltre che insultante per il genere maschile? Eppure e’ cio’ che avviene da un secolo per cio’ che riguarda la sessualita’ della donna, da quando Freud ha affermato che esistono due tipi di orgasmo femminile: quello vaginale - che il punto G innescherebbe - e quello clitorideo. E’ per questo motivo che e’ importante stabilire se il punto G esiste veramente, oppure se e’ solo qualcosa di mitico di cui tanto si parla, ma niente ha di reale. Un po’ come il mostro di Lockness che qualcuno afferma persino di aver avvistato, ma del quale nessuno e’ riuscito finora a provare l’esistenza.

Generalmente gli studi scientifici pubblicati su questo argomento hanno il grande difetto di basarsi solo su un piccolo campione, e sul criterio dell’autovalutazione che non e’ mai oggettiva. In sostanza, chi e’ intervistata risponde a domande del tipo: “Credi di avere un punto grande piu’ o meno come una monetina e sensibile alle pressioni sulla parete anteriore della tua vagina?”.

Nel numero di aprile di “The journal of sexual medicine”, pero’, Adam Ostrzenski, un professore dell’istituto di ginecologia della Florida, afferma di averlo individuato eseguendo l’autopsia di una donna di ottantatre anni. C’e’ stato subito chi ha detto che quel che ha trovato potrebbe essere un tessuto patologico, data l’eta’ avanzata della signora, e quell’unico elemento non puo’ confermare nulla. Ma tanto e’ bastato per riaprire la discussione su cio’ che da sempre e’ controverso: l’esistenza del duplice orgasmo femminile.

E’ pur vero che Erica Jong, famosa autrice di libri sulla sessualita’ femminile, una volta ha dichiarato: “Mi piacerebbe proprio incontrare Freud per chiedergli come abbia fatto lui, un uomo, a teorizzare questa distinzione. L’orgasmo e’ orgasmo e basta”. E su questo punto paiono darle ragione anche gli studi compiuti dai pionieri della sessuologia sperimentale moderna: William Masters e Virginia Johnson, che hanno monitorato migliaia di orgasmi arrivando alla stessa conclusione. Pare dunque che per gli studiosi il punto G abbia tutto l’aspetto di una percezione illusoria, proprio come la creatura che abiterebbe Lockness, per cui almeno noi donne dovremmo smettere di chiederci se ce l’abbiamo o meno.

Tuttavia, se lo chiedete a me, posso dirvi con assoluta certezza che il punto G esiste e su questo, che lo crediate o no, non ho dubbi! Pero’ e’ cosi’ divertente far finta di non saperlo. Fingere ingenuita' e lasciare ai maschietti pieni d’iniziativa il compito di cercarlo. Ovviamente, lasciando loro anche il piacere di trovarlo, perche' sono tutti cosi’ soddisfatti quando possono pensare di essere riusciti ad insegnarmi qualcosa che non conoscevo, facendomi godere - giurin giuretto - come mai nessun'altro prima.

Oppure, nei casi in cui mi puo' capitare di essere meno fortunata, considerata la difficolta’ che talvolta alcuni hanno a trovare persino la clitoride, che non capisco proprio come facciano a smarrirla, utilizzare qualcuno dei miei soliti giocattolini per trovarmelo da sola, libera di dedicarmi ogni volta un punto diverso, il mio preferito che’, volendo, posso avere tutto l'alfabeto a disposizione. Mentre eventuali leggende che vorrebbero il mio punto G situato esattamente alla fine della parola "shoppinG" sono, oltre che ridicole e obsolete, totalmente prive di qualsiasi fondamento. Anche se non impedisco mai a chi vuole cercarlo li', di fare almeno un tentativo.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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