«La musica viene dall'anima e a chi non ha avuto fortuna, le canzoni che parlano d'amore, amore materno, amore tra amanti, rendono migliore la vita. E' stata la musica che ha fatto degli tzigani un popolo forte.»

lunedì 30 gennaio 2012

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...Ma, prima ancora, cominciammo ad essere puttane


Quando la bellezza abbandona il paese, allora significa che e’ arrivato il declino”. Una frase che ricordo bene, perche’ fu l’ultima che mi disse mia nonna quando me ne andai. E fu anche l’ultima volta che la vidi viva.

Abbandonare il proprio paese, talvolta lasciandosi alle spalle persone care che probabilmente non rivedremo mai piu’, credo che non sia accaduto soltanto a me. Oggi, a distanza di molti anni, posso dire pero’ che ancor prima di andarsene per il mondo, come zingare senza casa, in strada, in bordelli, in appartamenti fatiscenti oppure in lussuose camere di hotel, cominciammo ad essere puttane. Si’, ancor prima di entrare nel primo letto, lo eravamo gia’.

venerdì 27 gennaio 2012

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La genialata


Da qualche parte ho letto che il telefonino cellulare, per via delle onde elettromagnetiche, se viene usato troppo distrugge le cellule cerebrali, rendendo di conseguenza stupidi. E' una notizia, questa, che ho sempre citato per cazzeggiare, piu’ che altro scherzando e per irritare certi interlocutori italici un po' strafottenti, soprattutto abbinandola ad un'altra: che l'Italia e' nel mondo il paese con il piu' alto numero di telefonini per abitante.

mercoledì 25 gennaio 2012

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Come cucinare un ottimo gulyás, ovvero: a fare le cose si puo’ sempre imparare


Il gulyás o bográcsgulyás sta all’Ungheria come la pizza sta all’Italia oppure il sushi al Giappone. Nato come sostentamento per i pastori che si muovevano nelle grandi pianure magiare molti secoli fa, e’ sicuramente il piatto piu' popolare della mia terra. Per chi non lo sapesse, si tratta di una zuppa di manzo e verdure, cotta lentamente e a lungo, alla quale vengono aggiunte varie spezie. Fare il gulyás e’ abbastanza semplice, ma per farlo davvero buono sono necessari gli ingredienti essenziali cosi’ come la giusta tecnica, oltre naturalmente al talento culinario, quello che io non ho e di cui ho gia’ parlato nel post precedente [LINK].

Il primo riferimento al gulyás come piatto nazionale risale al 1859, ma nel dizionario ungherese la parola entra solo nel 1888.

lunedì 23 gennaio 2012

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L’arte culinaria che non ho, ovvero: come non cucinare un ottimo gulyás


La cucina non e’ mai stata il mio forte. Non ho mai amato molto spignattare, se non in particolari occasioni in cui il fine non e’ tanto quello di preparare del cibo, cosi’ per mangiare, quanto quello di donare qualcosa, dimostrando affetto con un linguaggio, credo, universale. Perche’ quando si vuol bene a qualcuno, non c’e’ niente di piu’ gratificante e intimo che preparargli appositamente una cenetta.

Pero’, a parte questa incapacita’ nell’arte della cucina della quale sono ben consapevole, sono sempre stata un’ottima forchetta. La Natura mi ha fatto dono di papille gustative assai sensibili, forse anche per compensare la difficolta’ che ho nel percepire i colori, ed e' per questo che ho sempre saputo riconoscere negli altri quel talento culinario che a me manca, sapendo cosi' valutare molto bene se un cio' che mangio e’ mediocre, o solamente buono, oppure eccellente.

giovedì 19 gennaio 2012

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Come un graffito su un muro


Talvolta puo’ sembrare che nel mondo non ci sia abbastanza spazio per contenere tutti i sogni, i desideri, le angosce e le paure con cui conviviamo: quattro mura che ci circondano dove spesso ci pare di soffocare. Tuttavia, a miliardi vaghiamo sperduti, seguendo strade tutte nostre senza sapere mai fino in fondo dove esattamente ci troviamo. Chi cerca scorciatoie, chi non trova vie d’uscita, chi sceglie di fare il missionario ai crocevia della vita e chi si ferma senza sapere il vero perche’.

Stanchi, scettici, disillusi. A volte ci sembra d’esser soli. Eppure le strade sono affollate, ma ciascuno e’ perso nei propri pensieri, disorientato dai propri perche’, banali o vitali che siano, ai quali non sa dare risposte.

martedì 17 gennaio 2012

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Web cam a Tokaj


Forse, leggendo il titolo, qualcuno avra' pensato che, dopo tanto tempo, questa misteriosa quanto vanitosa ungherese che da anni si nasconde dietro uno schermo, un mouse e una tastiera, possa aver preso finalmente la decisione di esibirsi in web cam per il piacere (o il dispiacere) degli occhi di chi legge il suo blog.

Purtroppo, anche se credo che mostrarmi in web cam potrebbe essere un esperimento interessante e persino divertente, e non e' detto che prima o poi non accada, non e' niente di tutto cio'. Il titolo inganna, lo so, ma anche se mi rendo conto di deludere molta gente, la dura verita' e' che si riferisce solo al fatto che, da qualche giorno, nella home-page ho messo il link alla web cam che riprende una piazza di Tokaj: Kossuth Lajos-tér (Piazza Kossuth Lajos).

lunedì 16 gennaio 2012

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Non essere umani


Chi stupra un bambino, non merita di essere chiamato essere umano.

Chi pratica la violenza fisica o morale sulle donne o su chiunque sia piu’ debole, non merita di essere chiamato essere umano.

Chi divide le persone basandosi su razza, classe, nazionalita’, colore della pelle o disabilita’, non merita di essere chiamato essere umano.

Chi odia, discrimina, giudica, distrugge e uccide in nome di una religione, di un’ideologia o di un'appartenenza etnica, non merita di essere chiamato essere umano.

Chi inquina l'aria, la terra e l'acqua del mare, non merita di essere chiamato essere umano.

sabato 14 gennaio 2012

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La leggenda del Bull's Blood


Dopo alcuni post in cui si e’ parlato d’intimita’ sotto svariate forme, oggi vorrei trattare qualcosa di piu’ leggero e meno arzigogolato, come a riprendere fiato dopo la maratona emotiva degli ultimi giorni. Parliamo dunque di vino; qualcosa che in parte mi riguarda essendo la regione in cui vivo e soprattutto la mia citta’, legata intrinsecamente ad uno dei vini piu’ famosi nel mondo. Stavolta, pero’, non parleremo del Tokaji, del quale piu’ volte abbiamo discusso in questo mio diario, ma di un altro vino ungherese la cui notorieta’ e popolarita’ e’ addirittura superiore.

In Ungheria, come forse anche in Italia, ci sono un sacco di storie che parlano di vino. Una delle piu’ interessanti ed anche piu’ curiose, e’ quella che riguarda il Bull’s Blood di Eger.

giovedì 12 gennaio 2012

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Voci di donne invisibili


Dare voce a chi e’ invisibile, non facendo necessariamente del web un luogo ove drenare compassione, ne' per creare psicodrammi ad uso e consumo di una platea di “guardoni” che si nutrono delle sventure altrui, ne' per esigere una pietistica considerazione per le proprie sventure, tante volte, troppe volte, inventate o sovrastimate per elemosinare una manciata di emozioni a basso costo, ecco come potrebbe essere un blog qualora si scegliesse di dedicarlo non a se stessi, in modo totalmente autoreferenziale come sfogo per facili piagnistei, ma agli altri. Cosicche’ ciascuno, poi, ne possa trarre un momento di svago, di stimolo intellettuale, oppure di arricchimento interiore.

lunedì 9 gennaio 2012

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Cinque sensi meno uno


Cinque sensi meno uno” mi hai detto che si chiama questo gioco. Mi hai detto anche che devi bendarmi, cosi' che i quattro sensi restanti siano esaltati. E io te lo permetto. Anzi, te lo concedo. Per la voglia di provare, forse, o per l'eccitazione nell'ignoto, curiosa di sapere cosa farai…

Nessuna luce filtra attraverso la seta che ho sugli occhi, ed e’ vero: ogni senso e’ adesso amplificato, accresciuto.

Udito… riesco a sentire anche i tuoi passi piu’ leggeri, e lo scricchiolio del letto che si abbassa quando ti siedi accanto a me.

Gusto… labbra morbide che mi baciano dolcemente, e io rispondo al bacio. Le nostre bocche si incontrano. Ti succhio la lingua.

domenica 8 gennaio 2012

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Solo per dire: grazie


Quando ti ho scoperta (intendo la tua persona e il tuo blog), ho avuto la stessa sensazione che da bambina avevo con le fiabe. Amo le cose che scrivi. Spesso mi rivedo in te, nei tuoi sogni, nelle tue gioie, nelle tue tristezze, nell'incessante ricerca d’indipendenza che permea da ogni tua parola, e nei principi che tenti ad ogni costo di diffondere. Voglio solo dirti grazie per quello che sei e per essere la mia (reale) favola”. (Email firmata)

mercoledì 4 gennaio 2012

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Il corpo di Tündér


Tündér ha occhi chiari e trasparenti. Chi e’ capace ad infilarle lo guardo quando lei non se ne accorge, puo’ anche arrivare a scivolarle dentro. Tündér ha mani che vivono di vita propria e il corpo e la testa che non sono mai andati del tutto d’accordo, che’ se si avvicinassero anche solo per un istante potrebbero provocare una scintilla da dare energia a Budapest per un'intera notte. “Sono completamente matta, lo so”, ti dice, e te lo dice ridendo quando racconta come alle volte si lasci percorrere da chi appena conosce, solo per cercare di ingannarsi e per convincersi che il tempo le si e’ fermato.

Si adagia sulla poltrona buttandosi all’indietro, stiracchiandosi, e la felpa che un po’ la rende goffa, si alza e le si scopre il ventre.

lunedì 2 gennaio 2012

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Vorrei tanto essere italiana

Quanto mi piacerebbe avere la bellezza, la classe, la salute, l’abilita’ e la carica sessuale di un’italiana. A volte, quando ci penso, mi prende male. Forse e’ questo il vero motivo per cui ogni tanto, stupidamente, scrivo certi post sarcastici che fanno emergere tutto il livore che provo e l’astio che non riesco a contenere…

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«Le ricerche dedicate alla condizione femminile in eta' antica si scontrano con un ostacolo che e' strutturale: l’assenza pressoche' completa di testimonianze che non siano mediate attraverso una prospettiva maschile, pur con alcune eccezioni, fra cui il caso di Saffo. Le donne antiche sono cioe' oggetto ma non soggetto di testimonianza. Da questo deriva il mio interesse per i discorsi maschili sulle donne, per la costruzione sociale e culturale degli stereotipi e dei pregiudizi relativi al mondo femminile, per la loro frequente assunzione a dogmi pseudo-scientifici e per la loro costituzione in una compiuta teoria della differenza sessuale»

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Il significato della vita

Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito: "Ci sono domande?". Uno studente gli chiese: "Professore quale è il significato della vita?". Qualcuno tra i presenti che si apprestava ad uscire rise. Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. "Le risponderò", disse. Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: "Ero bambino durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare luce - la verità, la comprensione, la bontà, la tenerezza - nei bui nascosti del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo, per me, sta il significato della vita."

Ecco cos'è il razzismo

Un giorno, in classe, durante un incontro sull’interculturalità, chiesi ai ragazzi di darmi una definizione del termine “razzismo”.
Subito, il più sveglio esclamò:
-Il razzista è il bianco che non ama il nero!
-Bene! Dissi. –E il nero che non ama il bianco?
Mi guardarono tutti stupiti ed increduli con l’espressione tipo: “Come può un nero permettersi di non amare un bianco?”.

(Kossi Komla-Ebri)
Libertà

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la libertà.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E' difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l'avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell'amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra è una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

(Spatzo)

Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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