mercoledì 10 ottobre 2012

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Autoreferenza e umilta’

"L'autoreferenza e’ un fenomeno nel linguaggio naturale o formale consistente in una frase o formula che si riferisce a se stessa direttamente, o attraverso qualche frase o formula intermedia, oppure mediante una qualche codifica semantica. In filosofia, si riferisce anche alla capacita’ di un soggetto a parlare o riferirsi a se stesso utilizzando in prima persona il pronome io". (Da Wikipedia)

Per un motivo o per un altro, la troppa autoreferenza, non va bene. E’ una questione di proporzioni, di quantita’, di concentrazione; e’ come lo zucchero nel the o nel caffe’. Purtroppo c’e’ gente che riesce solo a parlare di se’. Si trattasse anche della ricetta del tiramisu’, troverebbe sempre il modo di infilarci qualcosa della sua vita, del suo carattere, di quello che ama, sogna, immagina, crede. Non dico che non lo si debba fare, ma e’ cosi’ che iniziano quelle penose manifestazioni di autocelebrazione delle quali, in realta’, a nessuno importa una beneamata cippa, salvo poi assumere quell’espressione di finta comprensione che fa contento chi parla.

Tuttavia, chi lo fa se ne frega, perche’ cio’ che vuole non e’ tanto essere ascoltato, compreso, consigliato, quanto parlarsi addosso, in un soliloquio infinito il cui l’unico scopo e’ ascoltare se stesso. Nel web, nei blog soprattutto, questo fenomeno e’ abbastanza diffuso. Molto piu’ che nella vita reale. Anzi, si potrebbe dire senza timore di sbagliare che l’autoreferenza e’ la materia prima di cui molte persone nel web si avvolgono.

Un esperto nel campo della comunicazione ha stabilito una regola semplice da seguire se si vuole avere un blog che alla fine non sia troppo autocelebrativo, cosicche’ a chi ne e’ autore (o autrice) non accada quello che e’ inevitabile che accada: restare sulle palle a tutti. E’ la cosiddetta regola dell’ 1/ 10. Vale a dire che ogni dieci storie di interesse generale, che trattano di argomenti piu’ diversi, ci si puo’ infilare anche un articolo che parli esclusivamente di noi. In cambio del valore che comunichiamo con i nostri post d’interesse generale, infatti, chi legge sara’ felice di dedicarci un po’ del suo tempo (tesoro oggi preziosissimo) per ascoltare le nostre paturnie.

Come ho detto e’ una questione di dosi, ma non e’ sempre facile seguire questa regola, perche’ la voglia di parlare di se’, in molta gente, supera di gran lunga il rapporto di 1/10 e ogni tanto capita che si esageri, presi forse dalla bramosia di espandere il nostro “Io” oltre i confini del web, e quando ce ne accorgiamo, anche se spesso e’ troppo tardi, e’ quello il momento in cui si prova a riequilibrare. Ma se lo zucchero nella bevanda e’ troppo, e’ impossibile renderla meno dolce provando a tirarne via un po’, quindi l’unico modo e’ diluire la bevanda con qualcosa di meno dolce che attenui l’eccesso di zucchero, che e’ poi la metafora dell’autocelebrazione. Questa sostanza e’ l’umilta’.

"L'umilta’ e’ la prerogativa dell’umile. Nonostante esistano diversi modi di intendere questo termine nel quotidiano, una persona umile e’ essenzialmente una persona modesta e priva di superbia, che non si ritiene migliore o piu’ importante degli altri". (Da Wikipedia)

Ecco, a tal riguardo volevo dire, in tutta sincerita’, che mi capita difficilmente di esagerare nell’autoreferenza. Il motivo e’ che, in realta’, io sono una persona umile. Forse la piu’ umile al mondo, e se ci togliamo il “forse” e’ anche meglio. In quanto ne ho conosciute, io, di persone umili, ma nessuna che lo fosse quanto me. Si’, senza alcun dubbio io sono la persona piu’ umile che ci sia al mondo, e adesso che ci penso, non solo di questo mondo, ma dell’intero universo.

Se prendiamo infatti tutti i mondi esistenti nell’universo e li immaginiamo popolati da esseri viventi per i quali abbia senso riferirsi all’aggettivo “umile”, io risulterei senza dubbio piu’ umile rispetto a ognuno di essi presi singolarmente. Ma se anche le prendessimo tutte insieme, queste creature, sommando le loro piccole umilta’ individuali in un’unica gigantesca "Umiltona", la mia umilta’ risulterebbe ancora la piu’ smisurata.

Insomma, la mia e’ certamente l’unica, definitiva, incomparabile, indissolubile, indiscussa, umilta’ che si possa mai giudiziosamente considerare. In assoluto. Se esistesse Dio e la sua umilta’ si potesse misurare, la mia sarebbe sicuramente il doppio, o anche il triplo. Ma che dico il triplo? Il triplo non le renderebbe giustizia, alla mia umilta’… di fronte alla quale tutti dovrebbero inchinarsi.

(Sorriso)…

A pensarci bene, forse e' non e' tanto sensato aggiungere umilta’ ad un post autoreferente. Non ci si puo’ autoproclamare umili. L’umilta’ e' una virtu’ che implica il non potersene vantare, altrimenti diventa anch’essa una forma autoreferente di superbia e vanita'.

6 commenti :

Unknown ha detto...

perdiana, chiara....
mi sono talemnte eprso sulla pic in intestazione del post che non sono riuscito ad andare oltre.

sarà che a me i codini mi han sempre mandato fuori di testa......

ma cosa è questa cosa dell'umiltà?una gara?

mi sembra parente di quella "io so di non sapere"

(sorrisone)

wgul

marco ha detto...

Non vorrei mancare di modestia ma IO faccio un mitirosù buonissimo. Quando IO lo mangio da solo non l'ha mai criticato nessuno.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ unknown: ma cosa è questa cosa dell'umiltà?una gara? mi sembra parente di quella "io so di non sapere"

Una massima di Confucio dice: "Se incontrerai qualcuno persuaso di sapere tutto e di essere capace di fare tutto non potrei sbagliare, costui e' un imbecille".

Ecco, io credo che l'autoironia serva a volte ad attenuare questa tendenza che nel web e' molto frequente, proprio perche' si interagisce con persone delle quali non si sa quasi niente, ma che ci raccontano di tutto e si offendono se non le credi oppure se le prendi in giro. :)
Vorrei per un attimo andare off topic, ma neanche tanto: in cosa consiste la qualita' di cio' che facciamo? Perche' tutto cio' che facciamo o creiamo ha una sua qualita' intrinseca. Magari non e' un'altissima qualita', ma in ogni caso ce l'ha. Ecco: in che cosa consiste? a cosa diamo importanza quando, ad esempio, scattiamo una foto? Diamo importanza alla tecnica cercando di far risaltare la qualita' in base alla macchina fotografica che abbiamo? Ai soldi che abbiamo speso per acquistare la migliore sul mercato? Oppure la qualita' la condensiamo nello "scatto", inteso ome inquadratura, come luce, come taglio dell'immagine? O ancora per noi la qualita' sta nel fine di quella foto, cioe' se e' destinata a un determinato messaggio piuttosto che a un altro?
Ti che sei un fotografo, avrai gia' dentro di te la risposta, ma questa domanda riguarda tutto cio' che noi facciamo, non solo una fotografia, e va da un semplice post su un blog a quello che scegliamo di fare come professione o impegno nella vita.
Perche' ho fatto tutto questo discorso? Perche' penso che l'autoironia sia come una bella luce, o una bella inquadratura in una fotografia, e ritengo che chi sa sfruttare questa sua capacita' "a tutto campo", renda ogni cosa che fa di qualita'.


@ marco: Bellissima la battuta! Ne mandi un po' anche a ME di quel mitirosu'? :)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Il motivo e’ che, in realta’, io sono una persona umile."

Nei primi post che hai fatto su queto blog, ci avevi insegnato a diffidare di chi si presenta umile e quindi ci trovi tutti già vacinati al riguardo.

Ricordo che il saggio Bertoldo, che si fingeva umile, con la scusa di scherzare diceva la verità (un po' come quello che dice "sto mentendo" e quindi non si sa se dice il vero o no) e così riuscivava a dare dello stronzo al Re.

Ciao Davide


Alex ha detto...

Ciao Chiara,
credo poco nell'umiltà perchè si parte, giustamente, da basi diverse.


Maria Hu ha detto...

Con tutta sicurezza posso dire di essere più umile di tutti voi XD Ahshshah

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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