lunedì 29 ottobre 2012

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Antologia di Racconti brevi, anzi brevissimi

Sapete che esistono concorsi letterari nei quali chi si cimenta lo deve fare non solo scegliendo le trame piu’ accattivanti, la forma e i termini piu’ adeguati, ma anche raccontando le storie restando entro un limite stabilito di parole o di righe? Un limite talvolta molto basso entro il quale solo chi e' veramente abile riesce a destreggiarsi. Le parole diventano cosi' le onde sulle quali si deve scivolare, usando come tavola da surf una tastiera, una semplice matita o addirittura una vecchia ed obsoleta macchina da scrivere che nessuno, ormai, usa piu'. E posso dirvi che non e' facile concepire un racconto in cui, in poche righe, oltre alla storia ci sia dentro anche un messaggio, una morale o in ogni caso qualcosa per cui valga la pena, per qualcuno, perdere tempo a leggere cio’ che abbiamo scritto.

Personalmente non ho mai partecipato a questo genere di concorsi. Prima di tutto perche’, come ho confessato piu’ volte, non sono una scrittrice, ma anche perche’, ancor meno, potrei essere in grado di scrivere alcunche’ di apprezzabile in Italiano: una lingua che conosco bene, ma non alla perfezione. Problema non di poco conto considerata quella famosa mania che ho di voler fare tutto quanto al meglio. Tuttavia, resto sempre affascinata dalle sfide. Cosi’, per gioco, ho buttato giu’ una piccolissima antologia di racconti scritti con non piu’ di cinquanta parole. Spero che in ognuno di essi troverete qualcosa per cui sia valsa la pena leggerlo.


Racconto Autobiografico

C’era una volta una ragazza piena di difetti e di questo ne soffriva. Fin quando comprese una cosa importantissima: nella vita bisogna essere se stessi, accettandosi per cio' che si e'. Decise quindi di trascurare i suoi difetti che, pero’, col tempo peggiorarono. Fu cosi' che divenne una persona disgustosa.


Racconto Giallo

“Se Dio esiste, allora, oltre a tutto il resto, ha creato anche la morte. Quindi e’ Lui il piu’ grande assassino della Storia!”
Non appena formulo’ questo sospetto, il commissario Junot mori’ in circostanze del tutto naturali.


Racconto di Fantascienza

Questo racconto si svolge nel futuro. Percio’, momentaneamente, ancora non se ne conosce la trama. Provate dunque a rileggerlo piu’ tardi.
Ho detto piu’ tardi...

7 commenti :

Michele Cogni ha detto...

quasi tutti i concorsi per racconti cui ho partecipavano conteplavano un limite, in genere di caratteri :)

e di recente su face mi cimento in un gruppo di gioco-racconto a tema settimanale in cui il limite è 12 righe facebook (più o meno 10 righe standard) e in effetti concepire una storia un minimo accattivante e di piacevole lettura in così poco è una bella sfida...

(i tuoi minimicroracconti. come sempre, rivelano l'arguzia, fantasia e ironia che si legge sempre in te, e il mio ego ne è quasi invidioso ;)

marco ha detto...

Chissà se vivrò abbastanza per poter leggere il racconto di fantascienza.
Oppure mi basterebbe inventare una macchina del tempo e andare nel futuro a leggerlo. Magari poi portarlo nel presente, che rispetto al futuro sarebbe passato, e venderlo. Tanto tu non lo conosceresti ancora non essendo stato scritto nel presente e non ti passerebbe neanche nella testa di denunciarmi per averti rubato un racconto.
Attenta klara che lo spaziotempo del web è pieno di ladri. :-)

J.T. ha detto...

Autobiografica, gialli e fantascienza, non sarai una grande srittrice, però, riesci a far sorridere:-)

In questo contesto, penso sia più importante quello che una persona riesce a trasmettere che per come scrive.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ JT: In questo contesto, penso sia più importante quello che una persona riesce a trasmettere che per come scrive

E cosa trasmetterebbero i racconti?


@ Marco: Attenta klara che lo spaziotempo del web è pieno di ladri

Lo so bene. Come credi che abbia fatto io a scrivere quei microracconti?
Ho viaggiato nello spaziotempo e li ho rubati a chi li aveva scritti nel futuro! :)


@ Michele Cogni: rivelano l'arguzia, fantasia e ironia che si legge sempre in te, e il mio ego ne è quasi invidioso

Ma no...
Basta avere una macchina spaziotemporale che funziona. Non e' difficile. Scommetto che anche tu saresti capace di scrivere una storia in 50 parole o meno. Provaci. :)

Michele Cogni ha detto...

ah ne ho scritte parecchie da poche parole, molte sono nel penultimo post del blog ;)

Unknown ha detto...

geniale, more solito...

la settimana scorsa ho partecipato a questo seminario,
http://www.studiomainini.com/2011/10/scrivere-argomentare-persuadere/
(non far caso, alla pagina, ma è l'unico link decente che ho trovato).

bello, affascinante, interessante e illuminante per certi aspetti. come i tuoi microracconti.

e, seppur professionalemente orientato, saresti stata un'ottima docente :D

anche se CArofiglio è davvero un grande.
soprattutto come persona., prima che come giurista e scrittore.

un abbraccio

wgul

giuseppe perani ha detto...

Buongiorno bellissima Klára,

Ho letto d'un fiato i tuoi racconti, ...curiosi.
Mi è mancata un pò l'ansia di scoprire il colpevole nel racconto giallo, di solito sospetto del maggiordomo cinese, ma qui già alla prima riga capivo che era Dio.

C'è più pathos nel racconto di fantascienza, è vero che il futuro è ancora tutto da scrivere ma dacci un anticipo sui protagonisti.

Non riesco a ben capire l'autobiografia, che in quanto tale dovrebbe parlare di te.
Klára qualche difettuccio ce l'ha, questo di sicuro, ma mi pare che questo sia riuscita a darle un pizzico di fascino in più.
Sei sempre stata te stessa, è il tempo, e l'esperienza, che ti ha cambiata ed ora sei tutto tranne che disgustosa, direi piuttosto una romantica e amabile signora.
Un'autobiografia vera potresti sicuramente scriverla, ne hai di cose da raccontare. Ma non vorrei che poi non ci raccontassi i capitoli che ancora mancano, aspetta ancora un pochino.
Ho visto le temperature di Tokaj, fa freddino, mi raccomando non ti scoprire troppo.
Un abbraccio

ciao Klára.

Giuseppe

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

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