venerdì 7 settembre 2012

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L’ora del te

Ogni pomeriggio, verso le cinque, io e le mie sorelle beviamo il te. Vi chiederete cosa sia, ed e’ questo il problema, perche’ che cosa davvero beviamo non e’ chiaro affatto. Una cosa pero’ e’ chiara. Si accende il fuoco, si scalda l’acqua, la si versa in un pentolone panciuto con un coperchio, un manico e un beccuccio e ci aggiungiamo alcuni cucchiai di qualcosa color marroncino. Dopo un po’, prendiamo il pentolone per il manico e dal beccuccio esce un liquido che va a finire nelle tazze. C’e’ chi aggiunge zucchero, chi latte, chi limone, chi proprio niente, e poi si beve, facendo conversazione. Se qualcuno ci chiede che cosa stiamo bevendo, rispondiamo: “Un te!”. E in tal modo sembra che beviamo tutte e tre la stessa cosa. Invece no. Bisogna fare altre domande, andare piu’ a fondo, e allora si capisce. Anzi, allora non si capisce piu’ niente.

Quello che beve Zsanika, ad esempio, e’ un te con l’acca - un the, voglio dire. Il the con l’acca ha un profumo lontano, nel suo colore ocra si riflettono alberi intricati, e quando lo avvicini alla bocca sudi come se l’aria venisse a mancare, come se fossi sotto una tenda in una giungla umida e soffice, e tutto intorno si sentono strani rumori: forse il ruggito di una tigre, forse il fischiare di una serpe, uno sbattere d’ali, il brontolio di un tuono, chissa’. Quando bevi il the con l’acca ti viene una specie di torpore; il fumo che sale dalla tazza prende forme un po’ paurose e mentre le guardi non riesci a muoverti, perche’ le forme ti vogliono parlare e tu vuoi ascoltarle, e hai paura ma vuoi ascoltarle lo stesso. E forse loro, le forme paurose, non dicono nulla, ma quando hai finito di bere e’ come se qualcuno ti avesse raccontato una lunga storia, e non sai che storia fosse e neppure importa, ma sai che ti ha fatto star bene.

Mariska, invece, beve il te con l’accento - il te’, insomma. E il te’ e’ tutto un’altra cosa. Ha un sapore aspro e prepotente: ti sveglia e ti fa venir voglia di muovere mani e piedi, di correre per strada, di pedalare nella pioggia, di salire a piedi per un ghiacciaio, un passo dopo l’altro, lasciando orme profonde. E il rumore che fa e’ tutto diverso: si sentono schiocchi come di un tram a cavalli, fischi come di una vaporiera, urla secche a poppa e a babordo, colpi come di carabina, o di fuochi d’artificio. Quando lo bevi ti sembra di essere in treno e di stare per arrivare: la locomotiva corre piu’ in fretta che puo’, gli scambi ti sbattono di qua e di la’, una galleria, un ponte, un viadotto coprono il sole per un momento e poi te lo ributtano in faccia ancora piu’ forte, e un po’ ti fa anche male, ma non ti dispiace perche’ sai che cosa ti aspetta alla fine del viaggio. Sai che allora ci ritroveremo e si stara’ insieme, e poi si andra’ a spasso per il paese.

Poi, c’e’ il mio te, che e’ un te un po’ speciale: e’ il te con la a - un tea, dunque. Il tea con la a, e’ diverso dal the con l'acca e dal te’ con l'accento, e gia’ lo puoi capire da un dettaglio: si scrive tea, ma devi chiamarlo tii. Pero’ nessuno lo chiama cosi’ perche’ se lo chiami tii tutti chiedono: “Che cosa?” E allora, per comodita’, conviene non chiamarlo affatto. Nel tea ci intingi appena le labbra, e la tazza non la puoi tenere come ogni altra tazza; devi reggerla con l’indice e il pollice soltanto, sollevando le altre tre dita, tenendole pero’ in bella mostra. Quando bevi il tea e' come se un vento caldo e asciutto ti scivolasse addosso, e senti gli odori della campagna, dei girasoli a perdita d’occhio, delle corse attraverso i campi fino a quando ti finisce il fiato. E il rumore che fa e' quello dei tuffi incoscienti nei covoni di grano, di schiamazzi di bambini che ridono, e quando ti rialzi hai capelli tutti pieni di paglia. Ha il sapore della sera d’estate, quando guardi le stelle immerse nel blu profondo che quasi ti prendono i brividi, e hai voglia di calore e coccole, di coprirti e di rannicchiarti sotto le lenzuola come quando ti svegli all’improvviso e dalla finestra filtra il chiarore della notte.

Ogni pomeriggio, verso le cinque, io e le mie sorelle accendiamo il fuoco, scaldiamo l’acqua e la versiamo nel nostro pentolone con un coperchio, un manico e un beccuccio. Poi ci aggiungiamo qualche cucchiaio di qualcosa color marroncino, versiamo il tutto nelle tazze, ci sediamo, beviamo e conversiamo. Sembra che beviamo tutte e tre la stessa cosa, ma non e’ cosi’; se ce lo chiedete, alla fine lo capite. Anzi, non capite piu’ niente.


Post Scriptum. Plagiare quasi per intero una favola di Ermanno Bencivenga, adattandola al mio “tea”, era una tentazione troppo forte perche’ potessi resistere. Quando si parla di tea, di the o di te’, comunque si preferisca chiamarlo, scatta in me un riflesso condizionato. E infatti, non ho resistito. Spero dunque che mi perdonerete questo spudorato furto intellettuale, ma l’ho fatto proprio volentieri. Se non altro, sara’ servito a farvi conoscere un autore che forse non conoscevate, e che neppure io conoscevo prima che Xtc me lo facesse scoprire attraverso il suo blog.

8 commenti :

Magnoli@ ha detto...

pero' è stata carina la tua versione....buon serata ^_^

naimablu ha detto...

Be', un furto a fin di bene ;)
Spassoso il tuo adattamento, ora devo scegliere a quale tipologia della bevanda marrone appartenere...
che poi io la bevo bollente anche in estate, sarà grave?
Un saluto :)

ps: Bencivenga è un tipo simpatico, non se la prenderà a male ;)

Xtc ha detto...

E' bello trovare qui il mio amato Bencivenga, e per di più deliziosamente personalizzato :-)

Credo sia il libro che ho regalato più spesso, e vorrei farlo conoscere a tutti. Grazie per averlo presentato ai tuoi lettori. Buon fine settimana Chiara

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ringrazio chi ha accettato questa versione molto plagiata (di mio invero c'e' veramente poco) della favola di Bencivenga. In realta', in questi giorni non e' che abbia molte idee - sono in pieno periodo di rilassamento e di impegnarmi non ho molta voglia - ma non volevo lasciare a digiuno completo i frequentatori del mio "tinello con angolo cottura". Percio' meglio una favoletta plagiata che niente. Il plagio, a suo modo, ha uno scopo: far conoscere a chi non lo conosce, qualcosa che altrimenti non avrebbe mai scoperto, utilizzando un linguaggio che a volte puo' rendere il prodotto persino piu' fruibile.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"In realta', in questi giorni non e' che abbia molte idee - sono in pieno periodo di rilassamento e di impegnarmi non ho molta voglia - ma non volevo lasciare a digiuno completo i frequentatori del mio "tinello con angolo cottura"."

Questo è molto carino da parte tua.

Devo ammettere che non conoscevo Bencivenga, ma mi sembra che sia uno scrittore per cui vale la pena leggere i suoi libri.

Ciao Davide

P.S. all'amica Xtc ricordo (nell'eventualità che le cose si mettessero molto male) che la bacche che si raccolgono sugli Altipani Cimbri, sono molto più buone di quelle che si raccolgono sull'Altipano d'Asiago.

Xtc ha detto...

Il tinello con angolo cottura è un luogo privilegiato: gli ospiti discorrono, e nel frattempo, senza perderli di vista, si prepara questo e quello.
Ad esempio:
Davide, ammetto d'essere colpita dalla tua memoria. Prendi appunti?
Fa piacere essere ricordata con tanta precisione, inutile negarlo.

davide ha detto...

Cara amica Xtc,

"Davide, ammetto d'essere colpita dalla tua memoria. Prendi appunti?
Fa piacere essere ricordata con tanta precisione, inutile negarlo."

Poichè la tua nonna (come la mia) erano cimbre, mi fa piacere pensare che una persona intelligente come te è anche un po' mia parente.


Ciao Davide


Michele Cogni ha detto...

sembrerebbe davvero delizioso il tuo Tea ;)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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