lunedì 13 agosto 2012

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Principesse sul pisello

Ho smesso di fare la prostituta per vari motivi. Quello che pero' mi piace assumere come determinante, e’ che a un certo punto mi sono accorta di aver raggiunto cio’ che avevo prestabilito quando avevo deciso di iniziare. Mi ero data, infatti, due limiti: uno materiale, di patrimonio che avrei voluto accumulare, e uno temporale, vale a dire un numero di anni massimo che avrei vissuto quell’avventura. Qualunque fosse stato il primo limite ad essere raggiunto, avrebbe fatto scattare il campanello d’allarme segnalandomi il momento di chiudere l’attivita’.

Non diro’ quale dei due limiti abbia fatto scattare quell’allarme, non ha importanza, l’importante e’ che sia stabilita invece l’esistenza di una regola, che per me vale per ogni cosa: quando decido qualcosa e mi pongo un obiettivo da raggiungere, rispetto quella decisione al costo di perderci anche in termini materiali e personali, perche’ non rispettare una promessa che faccio a me stessa, equivale a tradirmi.

Ma c’e’ un altro motivo, piu’ nascosto, meno evidente, che forse mi ha spinta a mantenere quella promessa. Durante i primi anni del 2000, il numero delle ragazze che si prostituivano utilizzando il web come veicolo per propagandarsi, si stavano moltiplicando a dismisura. Erano nate delle vere e proprie aziende che fungevano da “vetrine virtuali”, dove moltissime si mettevano in mostra, insieme ad altre, come in un supermercato, avvantaggiandosi dei (relativamente) bassi prezzi che i gestori di siti web di quel genere praticavano. E fu quando un gestore di uno di quei siti mi contatto’ proponendo anche a me di farne parte, che capii che ormai il periodo “avventuroso” e piu’ proficuo delle web-escort stava giungendo al termine. Di li’ a poco si sarebbe creata fra le ragazze una concorrenza mai vista, e cio’ avrebbe portato a un progressivo abbassamento di prezzi, qualita’ e ovviamente, anche di livello della clientela. Qualcosa per me inaccettabile.

Oggi e’ diventato normale, ma gia’ nel 1998 ero stata la prima in Italia a creare un sito web senza aver bisogno di intermediari di alcun genere, e prima ancora avevo lavorato nel giro “d’alto bordo” quando ancora di “escort” non parlava nessuno e il termine era conosciuto solo ai fruitori del servizio. I contatti avvenivano principalmente tramite passaparola, fra colleghe che si scambiavano i clienti, oppure per mezzo di agenzie “formalmente” di moda, ma che insieme alla classica attivita’ di ricerca di ragazze per sfilate o servizi pubblicitari, proponevano qualcosa di piu’ piccante, e anche di molto meno legale, a chi se lo poteva permettere. Erano tempi in cui il denaro in Italia non mancava, almeno nel ceto medio, e molti uomini d’affari, professionisti, imprenditori che avevano discrete possibilita’ economiche, non si lasciavano sfuggire l’occasione di provare dal vivo quello che la stragrande maggioranza dei maschi poteva accarezzare solo sulle pagine patinate di certe riviste per adulti. Internet non era ancora arrivato alla gran massa della gente e il telefonino era un oggetto che non tutti si potevano permettere. Percio’, prima del 2000, la clientela per le operatrici del settore era molto selezionata e le ragazze che utilizzavano il web, rivolgendosi esclusivamente a quel target, in Italia si contavano davvero sulle dita di due mani.

Erano, come me, quasi tutte non "indigene" e principalmente di provenienza est europea. Questo fatto puo’ stupire, ma non cosi’ tanto se si pensa a quale fosse (e a quale sia ancor oggi) la mentalita’ di certe prostitute italiane paragonata a quella di chi, invece, proveniva dalla Russia, dall’Ungheria, dalla Romania, dalla Bulgaria, dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia, o dalle regioni dell’ex Yugoslavia. Ricordo che quando giunsi in Italia, capii immediatamente le grandi possibilita’ che avrebbe avuto una devochka in un paese che, nonostante tutto, era ancora profondamente bigotto, minato da pregiudizi morali legati al cattolicesimo e popolato da uomini e donne che, sostanzialmente, non avevano mai risolto completamente il loro rapporto col sesso, tenendolo ancorato, cementato, indissolubilmente legato al sentimento e alla procreazione, e considerando una donna che lo faceva solo per quattrini come priva di dignita', magari un po' perversa o forse anche malata, “prodotto ignobile” per uomini che intimamente si vergognavano di un vizio che per alcuni era, pero’, come una droga.

Tutto cio’ ha ragioni profonde che piu’ volte ho cercato di sviscerare, e chi ha letto i miei post ha potuto farsi un’idea precisa di come la penso riguardo alla diversita’ di cultura sessuale fra una donna italiana e una donna, ad esempio, ungherese. E siccome le prostitute sono donne, al di la’ del carattere e della loro individualita’, non possono sottrarsi dal rispettare certi condizionamenti che, anche in modo subliminale, interferiscono in ogni aspetto della loro esistenza.

La contraddizione che si trovavano (e che forse ancora oggi si trovano) a vivere molte prostitute italiane era appunto racchiusa in quel postulato che imponeva loro di essere consapevoli di rinunciare alla dignita’ nel momento in cui facevano sesso per soldi. Pertanto, tutte si inventavano (e forse tuttora si inventano) una scusa plausibile quando dovevano spiegare, anche alle colleghe, quello che facevano. Scuse che non sto qui a elencare, ma che come fondamento avevano tutte la giustificazione che se lo facevano, lo facevano sempre per un motivo nobile e mai squallido, come invece la borsa di Chanel, le belle vacanze ai Caraibi, i vestiti firmati, la bella casa, l’auto sportiva e l’orologio di marca regalato al ganzo che viveva alle loro spalle. Quindi, le piu’ tiravano fuori penose storie di bambini, genitori privi pensione, mutui da pagare, fallimenti di aziende… uno strazio! Uno strazio soprattutto considerando quanto quelle donne mentissero a se stesse piu’ che a chi le ascoltava, millantando esistenze improbabili solo per far quadrare i conti con la propria coscienza, reputandosi sporche dentro, ma volendo apparire linde e senza macchia agli occhi del mondo, schiave dei loro sensi di colpa e dell’ipocrisia.

Ma non c’era solo l’ipocrisia a far da contorno. C’era anche un fottuto orgoglio che non faceva loro accettare che per avere la borsa di Chanel dovessero farsi scopare il piu' delle volte da qualche mostriciattolo. Le principesse sul pisello meritavano “altro”, secondo i loro parametri, e i clienti che non erano alla “loro altezza”, belli, colti, simpatici, e magari anche dei gran scopatori, li disdegnavano. Dicevano che avevano “ostacoli estetici” che non potevano superare. Capitava dunque che fossero delle gran troie con i pochi bei ragazzi che incontravano, forse piu’ troie di quanto possa esserlo la piu’ troia fra le prostitute ungheresi, ma non riuscivano a non fare la faccia schifata e neppure a recitare la loro parte da vere professioniste, quando dovevano andare con chi non gradivano esteticamente.

Si puo’ capire dunque perche’, per una abituata a tutt’altro, cioe’ a considerare quel certo mestiere per cio’ che realmente deve essere considerato, vale a dire uno strumento con cui accumulare denaro nel piu' breve tempo possibile, per cui se si vuol guadagnare molto, in modo costante e in pochi anni, si deve cercare di farlo al meglio, offrendo cio’ che la concorrenza normalmente non offre, doversi confrontare in un ambiente del genere, con colleghe-concorrenti con quel tipo di mentalita’, fosse come per una leonessa trovarsi in una savana piena di gazzelle a competere con delle innocue miciette abituate alla ciotola riempita di cibo in scatola al gusto di salmone, pollo o vitello.

Le principesse sul pisello, probabilmente, avevano confuso la prostituzione per un preambolo ad una notte di sesso e trasgressione, magari con progetti di matrimonio, con Viggo Mortessen o qualcuno come lui. Nella loro ignorante ingenuita’ non avevano capito che se si vuol sfondare in qualcosa, guadagnando abbastanza per potersi poi ritirare dopo pochi anni, senza diventare delle vecchie meretrici insoddisfatte, rancorose e piene rimpianti, oltreche’ di rimorsi, non si puo’ offrire cio’ che offrirebbe chiunque, anche la shampista coatta che abita al piano di sotto. Si deve andare oltre, superare gli ostacoli, soprattutto quelli che quasi nessuno riesce a superare, perche’ a saltare i trenta centimetri, sono bravi tutti, persino i bambini, e non si puo’ pretendere di essere pagate per qualcosa che tutte sarebbero in grado di fare. Come sarebbe assai improbabile che Viggo Mortessen, o qualcuno come lui, pagasse per quello che tutte gli darebbero volentieri gratis.

"Ogni volta che guardavo un’altra donna, subito pensavo a Germaine, a quel cespuglio ardente che lei mi aveva lasciato nel ricordo e che sembrava imperituro. Mi dava piacere starmene seduto sulla terrasse del piccolo tabac e osservarla mentre faceva il suo mestiere, osservarla ricorrere alle stesse smorfie, agli stessi trucchi, con altri, come aveva fatto con me. “Fa il suo mestiere!” questo pensavo, e con approvazione consideravo le sue trattative. In seguito, quando ebbi attaccato con Claude, e la vedevo ogni sera seduta al suo posto, il sederino tondo sconciato sul panchetto di felpa, provavo verso di lei una sorta di inesprimibile ribellione: una puttana – cosi’ mi sembrava – non ha il diritto di star li’ seduta come una signora, ad aspettare pudicamente che qualcuno le si avvicini, sorbendo intanto assorta il suo chocolat. Germaine invece era cacciatrice. Non aspettava che tu venissi a lei: sortiva a catturarti. Ricordavo benissimo i buchi nelle calze, le scarpe logore, sfiancate; ricordo anche come stava in piedi al bar e con un gesto di sfida cieca, temeraria, buttava giu’ un bicchierino forte nello stomaco e di nuovo fuori, di nuovo in marcia. Una cacciatrice! Forse non era gradevole il suo fiato greve, un fiato composto di caffe’ lungo, cognac, aperitifs, pernod e tutta l’altra roba che ingozzava fra l’una e l’altra, ma il fuoco di quella roba la penetrava, fino ad ardere giu’ fra le gambe, dove dovrebbero ardere le donne, e si stabiliva quel circuito che ti fa risentire la terra sotto i piedi. Quando se ne stava distesa con le gambe larghe e gemeva, anche se gemeva allo stesso modo per chiunque, era bene, era una debita mostra di sentimento. Non stava a fissare il soffitto con lo sguardo vuoto, o a contare le cimici sulla tappezzeria, ma parlava delle cose che un uomo vuol sentire quando monta addosso a una donna. Invece Claude… be’, con Claude c’era sempre un certo riserbo, anche quando si ficcava sotto le lenzuola accanto a te. E il suo riserbo mi offendeva. Chi vuole una puttana riservata! Claude era persino capace di chiederti di voltarti, quando si accosciava sul bidet. Errore! Un uomo quando brucia, quando brucia di passione, vuol vedere; vuol vedere tutto, anche come fanno a pisciare. E anche se e’ molto bello sapere che la donna ha un cervello, la letteratura che emana dalla carogna di una puttana e’ l’ultima cosa che conviene servire a letto. Germaine era nel giusto: era ignorante e lussuriosa, metteva nel lavoro il cuore e l’anima. Era puttana dalla testa ai piedi, e questa era la sua virtu’."

(Henry Miller – Tropico del Cancro)

6 commenti :

Tra cenere e terra ha detto...

Concettualmente impeccabile... Ti abbraccio bella!

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

quello che dici è in gran parte vero, però mi è capitato spesso di incontrare escort italiane che non erano meno professionali delle ragazze dell'est.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: però mi è capitato spesso di incontrare escort italiane che non erano meno professionali delle ragazze dell'est

Non ho detto che le donne (escort) italiane non sono passionali. Lo sono sicuramente piu' di quanto lo possa essere io. Dico solo che le mie colleghe di quel tempo, avevano questi problemi e si sentivano "bloccate" nel fare sesso, oppure lo vivevano come un momento di estremo schifo, quando avevano un cliente non esteticamente gradevole. Magari tu sei un bell'uomo, oppure hai altre doti per le quali ti apprezzano, e non hai mai avuto problemi.
Comunque, credo che il "blocco" fosse molto di natura psicologica. Secondo me non si accettavano in quello che facevano e trovavano il pretesto dell'ostacolo estetico per sentirsi a posto. Come dire: "Si' sono una puttana, ma una puttana che sceglie a chi darla". E questo forse le faceva sentire meglio, piu' simili a quell'idea di donna che volevano essere, ma che non erano.
Certi problemi, per quanto mi riguarda, invece, non li ho mai avuti. Non mi sono mai mentita da sola, non ho raccontato fandonie a me stessa. Ero pragmatica, realista, sapevo cio' che facevo e perche' lo facevo. Soprattutto non provavo vergogna o disagio, come non ne provo adesso. Il mestiere mi piaceva. Dal mio punto di vista, nonostante i mostriciattoli che capitavano, era piu' che gradevole e se tornassi all'eta' in cui decisi di farlo, lo rifarei senza pensarci due volte. Sapevo che non ero li' per innamorarmi dei clienti o per godere della prestazione sessuale, ma il mio compito era far star bene loro e magari sperare che qualcuno si innamorasse di me, in modo che diventasse mio "sponsor". Per questo potevo "pretendere" compensi anche molto alti. Perche' volevo far bene cio' che facevo e saltare piu' in alto che potevo. Piu' in alto di tutte.
Non so se sono riuscita a farlo, sicuramente no, ma almeno ci ho provato. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Tra cenere e terra: Grazie per la visita. Ho aggiunto successivamente, al post, un brano da "Tropico del Cancro" di Henry Miller. Credo possa dare spunti di riflessione. Lo aggiungo anche qui:

"Ogni volta che guardavo un’altra donna, subito pensavo a Germaine, a quel cespuglio ardente che lei mi aveva lasciato nel ricordo e che sembrava imperituro. Mi dava piacere starmene seduto sulla terrasse del piccolo tabac e osservarla mentre faceva il suo mestiere, osservarla ricorrere alle stesse smorfie, agli stessi trucchi, con altri, come aveva fatto con me. “Fa il suo mestiere!” questo pensavo, e con approvazione consideravo le sue trattative. In seguito, quando ebbi attaccato con Claude, e la vedevo ogni sera seduta al suo posto, il sederino tondo sconciato sul panchetto di felpa, provavo verso di lei una sorta di inesprimibile ribellione: una puttana – cosi’ mi sembrava – non ha il diritto di star li’ seduta come una signora, ad aspettare pudicamente che qualcuno le si avvicini, sorbendo intanto assorta il suo chocolat. Germaine invece era cacciatrice. Non aspettava che tu venissi a lei: sortiva a catturarti. Ricordavo benissimo i buchi nelle calze, le scarpe logore, sfiancate; ricordo anche come stava in piedi al bar e con un gesto di sfida cieca, temeraria, buttava giu’ un bicchierino forte nello stomaco e di nuovo fuori, di nuovo in marcia. Una cacciatrice! Forse non era gradevole il suo fiato greve, un fiato composto di caffe’ lungo, cognac, aperitifs, pernod e tutta l’altra roba che ingozzava fra l’una e l’altra, ma il fuoco di quella roba la penetrava, fino ad ardere giu’ fra le gambe, dove dovrebbero ardere le donne, e si stabiliva quel circuito che ti fa risentire la terra sotto i piedi. Quando se ne stava distesa con le gambe larghe e gemeva, anche se gemeva allo stesso modo per chiunque, era bene, era una debita mostra di sentimento. Non stava a fissare il soffitto con lo sguardo vuoto, o a contare le cimici sulla tappezzeria, ma parlava delle cose che un uomo vuol sentire quando monta addosso a una donna. Invece Claude… be’, con Claude c’era sempre un certo riserbo, anche quando si ficcava sotto le lenzuola accanto a te. E il suo riserbo mi offendeva. Chi vuole una puttana riservata! Claude ara persino capace di chiederti di voltarti, quando si accosciava sul bidet. Errore! Un uomo quando brucia, quando brucia di passione, vuol vedere; vuol vedere tutto, anche come fanno a pisciare. E anche se e’ molto bello sapere che la donna ha un cervello, la letteratura che emana dalla carogna di una puttana e’ l’ultima cosa che conviene servire a letto. Germaine era nel giusto: era ignorante e lussuriosa, metteva nel lavoro il cuore e l’anima. Era puttana dalla testa ai piedi, e questa era la sua virtu’."

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"Magari tu sei un bell'uomo, oppure hai altre doti per le quali ti apprezzano, e non hai mai avuto problemi."

Non so se sono un bell'uomo, però immodestamente posso dire di saper leccare la divina Paperetta con vera magia (per fortuna questa è un'arte che solo pochi eletti conoscono davvero).

Ciao Davide

J.T. ha detto...

Ciao Klara,
chissa perchè, ma sono sempre stato convinto che nella decisione di smettere, la tragedia dell torri gemelle, ha avuto importanza.

Da non frequentatore, lo preciso, la mia valutazione oggettiva comprende bellezza e provenienza e proprio la provenienza è il valore aggiunto.


Remake della fiaba la principessa ed il rospo (anche se un pò vecchia)

Una principessa, alla ricerca di un principe, trova un rospo e gli chiede:
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rospo: No, quello è mio fratello, per me ci vuole un pompino:-)

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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