giovedì 12 luglio 2012

7
comments
La mia lunga avventura - L'inizio

Il giorno che scappai di casa, ricordo, pioveva. Non una pioggia intensa, solo una pioggerellina, fine, ma sufficiente a trasmettermi ancor oggi, quando ci penso, un'amara sensazione di malinconia. Solo mia nonna avrebbe potuto fermarmi se avesse voluto. Mi conosceva bene, Nagyanya, e sono certa che avrebbe saputo trovare le parole giuste per convincermi a desistere, ma non lo fece. Anzi, a suo modo m’incoraggio', e di questo le sarei stata grata per sempre.

Non avevo ancora compiuto i diciassette anni, ma anche se non avevo sviluppato del tutto quelle forme che in seguito sarebbero diventate appetibili per gli uomini, comunque avevo gia’ chi mi aveva messo da qualche tempo gli occhi addosso, e da qualche giorno persino le mani. Di quell’uomo non ricordo il volto. Per quanto mi sforzi, non riesco. L’ho rimosso, mescolato, mischiato, frullato, macinato insieme ai mille volti degli altri uomini che avrei incontrato in seguito, ma ricordo bene il suo odore; mi e’ rimasto indelebile e intenso nelle narici e, tuttora, ogni volta che ne sento uno simile in qualche suo simile, mi prendono i conati di vomito.

Inoltre, non posso scordare le sue mani, grosse e sudaticce, che cercavano di infilarsi dappertutto, sotto il vestito, per insinuarsi fra le mie curve appena accennate, a cercare la mia intimita', e poi il suo peso, addosso, che mi soffocava mentre io, sola, smarrita, impaurita, ma gelida come un blocco di marmo, non avevo neppure la forza di gridare. Perche’ anche se avessi gridato, a cosa sarebbe servito? La mia verita’ sarebbe valsa la sua menzogna.

Fin da piccola ero stata educata al silenzio e ad abbassare lo sguardo di fronte agli adulti. Un timore quasi reverenziale che scattava ogni qual volta mi trovavo di fronte a chi poteva esercitare su di me autorita'. Anche sui rapporti fra uomini e donne mi avevano inculcato strane idee: gli uomini hanno tutti quell’istinto li’ e sta alla donna non provocarli, neppure col modo di vestire. E se poi capitava che una ragazza subisse delle molestie, voleva dire che se l’era cercata, quindi era colpa sua. Mia madre aveva la paranoia riguardo a questo punto, cosi' mi costringeva ad agghindarmi come una collegiale in un istituto di suore. Sono certa che se avesse potuto fabbricare una cintura di castita’ e mettermela, non ci avrebbe pensato due volte. Aveva il terrore che qualcuno, cogliendo a tradimento la mia illibatezza, le facesse perdere il primato che s'illudeva di avere attraverso l’esibizione di una figlia perfetta.

Percio', mi metteva continuamente in guardia e m’intimava di stare attenta ai ragazzi del paese, caso mai a qualcuno di loro, trovandomi impreparata, fosse venuta la voglia di strapparmi le mutandine durante il tragitto da casa a scuola e viceversa. Poveretta! Se solo avesse saputo che il nemico ce l'aveva in casa, anzi, addirittura nel suo letto, tutto quello che sto per raccontare non sarebbe accaduto. Tuttavia, per anni mi sono chiesta se non sia stato in fondo un bene che il suo uomo abbia tentato di violentarmi, costringendomi a quella fuga.

Avevo provato comunque a dirglielo in mille modi che quell’uomo non mi piaceva, che aveva uno sguardo strano, che doveva mandarlo via, ma che forza di convincere poteva avere una ragazzina inesperta di fronte all’inganno del maschio sgamato e bugiardo, e all’ingenuita’ della propria madre con gli occhi foderati di salame? Era il suo uomo, e credo che lei gli volesse sinceramente bene, tanto da credere a tutte le frottole che lui le raccontava. Era bravo a convincere, ed era lui che le diceva come dovevo essere educata perche’ non si poteva mai sapere che cosa poteva passare per la testa di qualche mio coetaneo infoiato dagli ormoni. Assumeva gli atteggiamenti da papa', l'ipocrita, ma non era mio padre ed io lo detestavo. Lo detestavo da morire.

E lui sapeva che lo detestavo. Per questo, con la falsita’, cercava di mettermi contro l’unica persona in grado di difendermi. Ed io, a quei tempi, non ero abbastanza esperta, abbastanza brava con le parole, abbastanza astuta e machiavellica, come avrei dovuto essere perche’ mi si credesse. Ma un giorno lo sarei diventata, oh si’ che lo sarei diventata! E allora tutti avrebbero capito che non ero quell’isterica, gelosa della felicita’ della propria madre, per la quale quell’uomo cercava di farmi passare, ma era proprio lui a essere un porco fetente.

Sarebbero trascorsi molti anni prima che la mia casa mi vedesse rientrare dalla porta che, con rabbia, mi tirai alle spalle, e allora sarei stata ormai una donna… una donna diversa. Ma questa e’ gia’ un’altra storia. Il giorno che lasciai la piccola citta’ che mi aveva vista nascere, e salii su quel treno per la capitale decisa a non tornare mai piu' indietro, pero’, non avevo idea che sarebbe stato da quel momento che avrebbe avuto inizio la mia lunga avventura.

(Continua...)

7 commenti :

Paprika Jancsi ha detto...

La violenza che descrivi in questo post è la peggiore: dentro la famiglia, sui deboli... spesso produce esseri umani che sono bombe a orologeria destinate a esplodere o implodere. E non sempre si ha la forza di scappare o un modo per allontanare del tutto la sporcizia.
Mi è venuta in mente anche una canzone, Victims, dei Culture club.
Per fortuna che per la protagonista del racconto l'avventura continua e lascia intuire cose migliori.

Estrella_Marina ha detto...

Sono molto tristi queste cose, terribili, anzi. Perché non si dimenticano, lasciano il segno per tutta la vita. Ti abbraccio.

Kamala ha detto...

ma il mio commento a questo post non è arrivato???
Comunque anch'io sono scappata di casa a 17 anni, per modalità diverse e poi sono stata via poco. Ma anch'io ho trovato un maschio che facendo finta di prendersi cura di me per poco non mi violenta. Mi è venuta voglia di raccontare questa storia. Aspetto il seguito...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Paprika Jancsi: Per fortuna che per la protagonista del racconto l'avventura continua e lascia intuire cose migliori

Le cose migliori fanno parte della letteratura, come spesso le peggiori. La vita e' fatta invece di cose normali; ne' peggiori ne' migliori, dunque.
In fondo a ogni male c'e' una punta di bene, e viceversa. Non si deve mai giudicare un fatto in base a cio' che accade, ma si deve innanzitutto guardare a cosa ci porta cio' che ci accade. Chi non accetterebbe di vivere avventure, o subire disavventure, per arrivare ad avere quello che desidera? Il raggiungimento del sogno non fa parte della vita, ma fa parte di qualcosa che va oltre.
Per questo ho intitolato il lungo racconto, che postero' ovviamente spezzettandolo in molte parti, "la mia lunga avventura". Perche' proprio di avventura si tratta, che a volte puo' apparire persino letteratura. Ho aspettato molti anni prima di arrivare alla decisione di raccontarla, e cerchero' di non omettere niente di quello che mi ha portata ad essere cio' che sono stata e cio' che poi credo di essere diventata. Oggi posso farlo senza remore, poiche' molte delle persone che ne hanno fatto parte non ci sono piu', sono morte oppure disperse nei meandri dell'oblio, oppure incapaci di riconoscersi per l'impossibilita' di leggere in italiano.


@ Estrella Marina: non si dimenticano, lasciano il segno per tutta la vita

E' vero. Si resta marchiate in eterno e non e' facile spiegare a chi non le ha subite quanto difficile sia costruirsi una corazza. E ancor piu' difficile sia, poi, distruggerla.


@ Kamala: anch'io ho trovato un maschio che facendo finta di prendersi cura di me per poco non mi violenta. Mi è venuta voglia di raccontare questa storia

La leggero' con piacere.
I maschi che s'incontrano lungo la strada, fortunatamente, non sono tutti uguali, ma non e' detto che dai migliori, nascano per noi proprio le cose migliori.

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

già in passato avevi parlato di questi fatti. Quello che mi ha sempre stupito è che tua nonna, che era informata su quello che stava accadendo, non abbia convinto tua mamma a scacciare quell'uomo da casa vostra.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: tua nonna, che era informata su quello che stava accadendo, non abbia convinto tua mamma a scacciare quell'uomo da casa vostra

Il rapporto fortemente contrastato che c'era fra loro due non lo consentiva.

mozart2006 ha detto...

Chiara,
non passo spesso da queste parti ma ogni volta che lo faccio resto ammirato dalla forza espressiva della tua scrittura. Complimenti vivissimi!
Un saluto da Stoccarda.

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics