sabato 19 maggio 2012

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Fino alla fine del mondo

La polizia egiziana spara sui manifestanti… in Libia si riunisce il nuovo governo, ma anche dopo la morte del dittatore continuano le proteste pro Gheddafi… rivolte anche in Yemen… La Grecia esce dall’euro, code infinite davanti agli sportelli bancari… in Italia scandali, corruzione, scioperi… in Ungheria la legge bavaglio uccide la libera informazione, mentre la disoccupazione e’ ai livelli massimi… continua il braccio di ferro fra le due Coree… il presidente iraniano ha dichiarato che Israele non e’ piu’ l’unica potenza nucleare della regione… i prezzi dei cereali e del petrolio sono alle stelle… c'e' il rischio di default per la Spagna…

Avevano detto che il mondo sarebbe finito il 21 dicembre 2012. La famosa profezia dei Maya a cui qualche ingenuo aveva pure creduto. E c'era stato chi ci aveva scritto persino un libro, sul quale avevano fatto addirittura un film. Un’operazione commerciale del valore di diversi milioni di dollari, ma ormai era chiaro che si trattava solo di una bufala.

No. Il mondo non sarebbe finito nel 2012, come non era finito nell’anno Mille e neppure nel Duemila. Nessuno ha il potere di prevedere la fine del mondo, la logica si fa beffe delle profezie di Nostradamus, e tutto l’allarmismo e’ destinato a finire, prima o poi, nel nulla. Esattamente come nel nulla e’ finita la storia del “Millenium bug”, il virus informatico che avrebbe dovuto distruggere il mondo cosi’ come lo conosciamo.

A Klára, le notizie che provenivano dai notiziari, pero’, non interessavano. Le ascoltava distrattamente, mentre beveva il the, perche’ i motivi che la inquietavano erano altri. Da giorni la malinconia le si era appiccicata dentro come il miele alle dita. Ed era qualcosa che non poteva togliere semplicemente lavandolo via con l’acqua come lo sporco.

Tutto stava andando a puttane. Il mondo stava andando a puttane. La vita stava andando a puttane. Tutto stava deteriorandosi ad una tale velocita’ che, se anche il mondo non fosse finito nel 2012, sicuramente sarebbero bastati pochi anni perche’ si trasformasse in qualcosa di profondamente diverso da quello a cui era affezionata: il mondo che aveva amato. D’altronde, penso’, non era la prima volta che si era trovata a vivere una situazione simile. Le era gia' accaduto, in passato, di vedere lo sgretolamento di un mondo: quello in cui era nata, quel giorno che a Berlino era crollato il muro delle ideologie.

Mise via i pensieri e si concentro’ sulle cose da fare. Non era un giorno qualsiasi. Si era alzata presto perche’ c’era da ritirare l’esito degli esami. Da quando il dolore le si era acutizzato, aveva deciso di fare dei controlli. Nei giorni d’attesa aveva perso il suo solito buon umore. Era diventata scontrosa, e aveva persino litigato con le sue sorelle per delle questioni di poco conto. Cose sulle quali, in altri momenti, avrebbe potuto tranquillamente glissare. Non le era mai successo prima di allora, pero’ sapeva che la causa del suo malessere interiore era solo quel pensiero che la preoccupava da giorni.

Inutile negarlo. Per la prima volta aveva pensato seriamente alla morte. Non a quella degli altri: alla propria. Aveva sempre avuto un’ottima salute. Alla salute ci teneva. L’essere stata una sportiva, l’aveva educata a coccolare il suo corpo in modo speciale, e questo l’aveva resa certa che non le sarebbe accaduto mai niente di brutto.

Non fumava, non straviziava e se beveva, si limitava ad un paio di bicchieri di buon vino a tavola. Calibrava la sua esistenza sullo star bene il piu’ possibile e la salute, fra tutte, era la cosa piu’ importante. Ma quel dolore, iniziato dal nulla, che nei giorni si era fatto sempre piu’ intenso, l’aveva messa in allarme. All’inizio aveva pensato che fosse qualcosa di passeggero, ma non era stato cosi’.

***


Al massimo due anni. Questo e’ il tempo che da' da vivere un cancro al pancreas. Le analisi erano chiare, era tutto li’, scritto nero su bianco, incontrovertibile. Klára sapeva che non v’erano errori e non v’era speranza. Si rese conto in un attimo di come l’esistenza fosse fragile e di come tutto nella vita si basasse soltanto su dei pilastri di vetro, nonostante gli sforzi compiuti, la sana alimentazione e la cura del proprio corpo. La cosa che la intristiva di piu’, pero’, era la sofferenza che avrebbe causato a chi le voleva bene. A chi avrebbe pianto quando sarebbe mancata.

Immagino’ di veder morire sua madre, e in un attimo si rese conto di quanto potesse essere terribile quella sofferenza. Poi l’amplifico’ piu’ che pote’ perche’, di sicuro, la sofferenza di una madre sarebbe stata molto piu’ forte se avesse visto morire una figlia.

Decise che non lo avrebbe confidato a nessuno. A nessuno. Avrebbe continuato a vivere come sempre, a sorridere come sempre, a lavorare come sempre, ad accarezzare come sempre, a fare l’amore come sempre. Fino alla fine. Fino all’ultimo. E nessuno se ne sarebbe accorto. Nessuno. E non si sarebbe sottoposta ad alcuna cura. Non voleva vedersi consumata, piano piano, in un letto di ospedale. Non avrebbe sopportato lo sguardo commiserevole delle persone e di disperazione di chi le voleva bene. Avrebbe vissuto cio’ che le restava con dignita’ e con forza.

D’altronde, la morte fa parte della vita. Si comincia a morire gia’ nel momento in cui si nasce. L’importante, penso’, era vivere il tempo regalato cercando di fare qualcosa di utile e di bello. E non poteva lamentarsi del tempo vissuto. Era stata fortunata. La Natura le aveva donato tutto quello che una donna avrebbe potuto desiderare. Non poteva certo pretendere di essere anche longeva. Sarebbe stato troppo.

Penso’ che in tutto cio’ ci fosse Giustizia. Quella vera. C’e’ chi vive la sua vita intensamente, traendone immense ricchezze, soprattutto interiori, e chi invece e’ destinato ad un’esistenza piu’ semplice, meno redditizia da ogni punto di vista. Era giusto che tutto fosse bilanciato. Le venne da ricordare una citazione dal suo film preferito, e trovo’ che era perfetta per quel momento: “La luce che arde col doppio di splendore brucia per meta’ tempo”.

Si’, anche lei aveva bruciato la sua candela da due parti, e anche lei aveva fatto cose discutibili per cui Dio non le avrebbe permesso di entrare in paradiso, ma che importava? Lei a Dio non ci aveva mai creduto, e non si sarebbe di certo prostituita, buttandosi nelle braccia di un’assurda Fede solo per salvare la sua anima. Se lo avesse fatto, avrebbe rinnegato cio’ che era stata, e forse avrebbe perso anche il senno.

Due anni. Se avesse vissuto anche la meta’ del tempo avrebbe potuto sistemare per bene ogni cosa. Si senti’ sollevata. Fece dei calcoli e si convinse che, in fondo, due anni non erano pochi. Cio’ che lei voleva era avere il tempo per fare tutto nel modo giusto cosicche’ chi, in qualche modo, dipendeva da lei, non avesse problemi.

Penso’ ai bambini, alle sorelle, ai genitori. Penso’ anche agli amici, alle amiche, agli amanti, agli ex amanti. Penso’ a tutti e si ripromise che, prima di andarsene, li avrebbe salutati uno per uno. Si’ perche’ poi sarebbe partita per fare cio’ che aveva sempre desiderato fare: assaporare il profumo dei geyser dell’Islanda, dare una carezza ai bambini di Sind, accovacciarsi sulla riva del mare dove sfocia il Kuban’, per rivedere ancora una volta il verde degli occhi di chi aveva amato. E poi, fare l’amore sotto la luna nel deserto.

Infine, come i salmoni, sarebbe giunta alla fine del suo viaggio. Ma prima di arrivare alla meta, fino alla fine del mondo avrebbe assaporato ogni singolo istante di quel breve percorso che, ancora, le sarebbe restato da vivere

***


Precisazione: questo racconto e’ frutto di fantasia. La situazione e’ totalmente inventata. Si tratta semplicemente di un esercizio di scrittura unico, isolato, che non ripetero’ mai piu'. Per una volta, ho voluto calarmi nei pensieri di chi sa di avere poco tempo da vivere, cosi’ da focalizzare quello che potrei provare io qualora accadesse a me. Chi si fosse preoccupato, dunque, si tranquillizzi. E’ vero che molta gente interpreta il web come estensione della realta’, ma posso assicurare che, stavolta, non e’ cosi’. Ho una salute davvero di ferro, la tengo costantemente sotto controllo, e sto benissimo. Tutto cio’, pero’, mi ha dato modo di comprendere alcune cose di me, e quali siano i miei reali desideri. Perdonatemi dunque per questo esperimento un po’ inquietante, lo devo ammettere, ma era una cosa che avevo voglia di fare, anche per comprendere le dinamiche che muovono le menti di certe persone che, nel web, annunciano la propria morte (senza pero' dire che inventano tutto), cosicche’ chi legge possa preoccuparsi, stare in ansia e soffrire. E’ una cosa terribile giocare in questo modo con le emozioni altrui, ed ho scritto il post anche per far capire a chi lo fa, e porta il gioco avanti fino alle estreme conseguenze, che ci sono altri modi, meno cinici e meno macabri, per attirare l’attenzione. Basta un po’ di fantasia, la voglia di comunicare qualcosa che possa far riflettere, e tanta, tanta, onesta’.

13 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

per poco non mi hai fatto venire un colpo.

Mi raccomando cura bene la tua salute perchè sai che abbiamo bisogno di te.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: per poco non mi hai fatto venire un colpo.

Mi raccomando cura bene la tua salute perchè sai che abbiamo bisogno di te.


Interessante punto di vista. Ho letto il tuo commento tutto quanto in un fiato, dall'inizio alla fine, e devo dire che le decine di concetti che esprimi mi danno modo di riflettere su una serie di cose che finora, in tuttala mia vita, non avevo voluto affrontare con sincerita'. Forse per timore di non poter dare una risposta alle questioni che ci attanagliano. Comunque grazie. I tuoi commenti sono sempre densi e molto costruttivi. :-)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

"e devo dire che le decine di concetti che esprimi mi danno modo di riflettere su una serie di cose che finora, in tuttala mia vita, non avevo voluto affrontare con sincerita'."

Capisco. Se dici che la tua mamma soffrirebbe tantissimo, prova ad immaginare quanto soffrirebbero i tuoi bambini. Questo è il concetto base. Volevo anche disquisire sul significato della vita e sull'atomica iraniana, ma mi sembrava un po' fuori luogo.

Ciao Davide

rossoallosso ha detto...

mi fai venire in mente quelle trasmissioni pomeridiane che usano il dolore per vendere meglio detersivi.
Il titolo ,Chiara ,basta e avanza ed allora tocca a noi far sì che la fine del mondo ci sia davvero

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Rosso: quelle trasmissioni pomeridiane che usano il dolore per vendere meglio detersivi.

Non conosco queste trasmissioni che dici. Non guardo mai la tv, quindi non so se nel mio paese esista qualcosa del genere.

davide ha detto...

Caro amico Rossoalloso,

"Il titolo ,Chiara ,basta e avanza ed allora tocca a noi far sì che la fine del mondo ci sia davvero"

Energie sprecate. Inutile darsi da fare per una cosa che succederà inevitabilmente. Nell'attesa della fine del mondo è meglio godersela il più possibile: vivere il doppio bruciando il triplo.

Ciao Davide

rossoallosso ha detto...

meglio così fai conto che non ho scritto nulla ;-)

traminer ha detto...

Cara Klara,
hai scelto di trattare un argomento di quelli di cui in genere si preferisce non parlare, come se non ci riguardasse tutti. In questo commento invece io mi esporrò un po', chiedo scusa per questo.
Io lo so che la morte fa parte della vita, perchè sono un biologo. E lo so che ci si ammala e si muore di cancro, perchè il mio mestiere è proprio cercare di capire come una cellula sana diventa un cancro. Ma quando alcuni anni fa un mio amico ha scoperto di avere il cancro (proprio al pancreas, guarda che coincidenza, lui però non ha avuto due anni di tempo ma pochi mesi..) con tutta la mia scienza e la mia filosofia mi sono sentito la persona più inutile del mondo. Ma ho imparato tantissimo.

Ho imparato che la cosa più importante e più necessaria che potessi fare per il mio amico è stata semplicemente di stargli accanto, di ridere, scherzare, parlare con lui come avevamo sempre fatto, di dargli sicurezza. Perchè quello che Klara avrebbe scoperto col passare del tempo e l'avanzare della malattia e inevitabilmente dei suoi segni esterni, è che la maggior parte delle sue conoscenze, dei parenti, sarebbe scappata impaurita dal proprio star bene al cospetto della malattia. O forse si sarebbe fatta vedere ma contorcendosi le dita e non sapendo cosa dire. Cosa che l'avrebbe fatta morire prima del tempo.

Poi ho imparato che in quei momenti, o meglio subito dopo, ti appare con una chiarezza cristallina ciò che è essenziale veramente e ciò che non lo è nella tua vita. E tu ti senti un coglione perchè deve succedere che qualcuno muoia perché tu possa capire le cose importanti della tua vita, e ti chiedi perchè non ci puoi arrivare anche da solo..
Purtroppo dopo poco tempo dai tutto per scontato di nuovo e torni a sprecare serenità ed energia per delle stronzate.
Tutto sommato ogni tanto potrebbe essere utile a tutti leggere una storia come quella di Klara, se servisse a mettere un po' d'ordine nella propria vita...
Saluti,
Traminer

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Traminer: hai scelto di trattare un argomento di quelli di cui in genere si preferisce non parlare, come se non ci riguardasse tutti.

Invece, vedo che sull'argomento "morte", la gente si accalca, sui giornali, nei programmi tv, cercando di sapere tutto il possibile... purche' sia quella degli altri. C'e' un effetto "show" nella morte al quale la gente non sa resistere, anche se poi, nell'ipocrisia, questo fatto e' inconfesabile, ma non e' il tema di questo post.
Il tema del post (e tu lo hai capito) e' la propria morte, e la sofferenza che ne deriva: non la nostra. Quella altrui, possibilmente da evitare.
Credo che nelle persone, la loro vera essenza, la si capisca dal modo in cui se ne vanno.
Parlando di me, ho voluto esprimere i pensieri che mi verrebbero in mente in tale situazione. Era solo un esperimento. Il fatto che il racconto riguardasse un evento drammatico invece di uno felice, e' solo marginale.

quello che Klara avrebbe scoperto col passare del tempo e l'avanzare della malattia e inevitabilmente dei suoi segni esterni, è che la maggior parte delle sue conoscenze, dei parenti, sarebbe scappata impaurita dal proprio star bene al cospetto della malattia.

Non credo. Credo invece che, dopo i saluti e senza rivelare niente, nessuno l'avrebbe vista piu'.

J.T. ha detto...

Son stato via qualche giorno, apro e leggo questo...
Chiara vai a c.....

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Chiara vai a c.....

Grazie J.T., avresti preferito non mettessi la precisazione finale?

J.T. ha detto...

No, hai fatto molto bene ad inserirla, per due semplici motivi:
il primo che mi avresti rovinato la giornata;
il secondo che mi avresti rovinato le giornate successive(:

e poi mi mancheresti....

Chiara di Notte - Klára ha detto...

No, hai fatto molto bene ad inserirla, per due semplici motivi:
il primo che mi avresti rovinato la giornata;
il secondo che mi avresti rovinato le giornate successive


Lo scopo di un racconto e' soprattutto quello di creare un'emozione. A volte mi e' capitato di far ridere, a volte ho fatto arrabbiare, a volte ho riempito i momenti di sensualita', oppure di sola tristezza. Stavolta e' stato il turno del "groppo alla gola", dell'angoscia. Se ci sono riuscita, sono contenta, ma tutto deve avere un senso. La precisazione, alla fine era doverosa, e ha dato il senso che volevo dare: un'emozione che doveva durare solo il tempo della lettura. Non un istante di piu', non uno di meno. Perche' fare durare l'angoscia anche solo un minuto di piu', avrebbe significato non aver scritto piu' un racconto, ma aver voluto "punire" i lettori con un gioco sadico. Roba piu' adatta a una disturbata mentale che a una creatrice di emozioni, quale mi piacerebbe essere considerata. :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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